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CAMPANE A MORTO PER L' UMANITA’: LA CATASTROFE PETROLIFERA DELLA BP

L’ ATTENTATO DI TIMES SQUARE E LA FOLLIA DELL’ AGENDA IMPERIALE DEL PETROLIO

DI LARRY CHIN
onlinejournal.com

Di fronte alla fine dell’era del petrolio e al crollo sistemico, i leader dell’impero angloamericano si sono impegnati in giochi a somma zero sempre più violenti e palesemente futili per recuperare quanto rimane di un ambiente governativo ed economico corrotto.

L’impero in crisi

Dalla catastrofe della piattaforma della BP Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, il crollo dei mercati azionari, e dalle conseguenze sanguinose delle guerre fabbricate è chiaro che l’impero ha perso il controllo del suo stesso sistema criminale.


Come ha scritto Michael C. Ruppert nel suo libro del 2004 intitolato Crossing the Rubicon:

Ci sono molti fattori che devono gestire adesso i governanti dell’impero americano quando guardano la loro deludente mappa del mondo. Devono:

– Ripartire risorse in diminuzione tra i competitori, alcuni dei quali possiedono armi nucleari;

– Mantenere ed espandere il loro controllo sul gas e sul petrolio rimanenti per assicurarsi il predominio globale e mantenere l’ordine tra i cittadini dell’impero;

– Simultaneamente, devono gestire un sistema economico globale, reso possibile dall’energia da idrocarburi, che sta crollando ed in cui la crescente popolazione chiede più cose che possono essere fornite solo usando ancor più energia da idrocarburi;

– Devono riconoscere che non possono salvare la loro economia senza vendere più di questi prodotti;

– Devono controllare l’esplosione della domanda di petrolio e gas attraverso l’ingegnerizzazione di recessioni e guerre che frantumano le economie nazionali;

– Devono nascondere le prove che stanno sistematicamente saccheggiando la ricchezza di tutte le persone sul pianeta persino della loro stessa gente – per poter mantenere il controllo;

– Devono mantenere un sistema segreto di reddito per fornire abbastanza capitale in nero per il vantaggio militare; migliorare la loro posizione tecnologica, e finanziare operazioni segrete;

– Devono reprimere ogni dissenso ed evitare ogni esposizione alle proprie azioni;

– Devono convincere la popolazione che sono onesti;

– Devono sterminare abbastanza persone per poter mantenere il controllo dopo che le forniture di petrolio saranno diminuite al punto della fame energetica”.

Questo ordine del giorno, le sue tragiche conseguenze e infine la sua futilità, non sono mai stati più ovvi che negli eventi senza precedenti delle settimane scorse.

La Deepwater Horizon della BP: un “evento di estinzione”

L’esplosione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon e la risultante superfuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico è il peggior disastro provocato dall’uomo, e la più grande e abominevole azione di distruzione ambientale della storia.

Questa superbomba galleggiante rimane completamente fuori controllo, vomitando centinaia di migliaia di galloni di petrolio nel Golfo, espandendosi in direzioni che non possono essere previste, e diventando esponenzialmente peggiore ogni secondo che passa. Minaccia di inghiottire l’intero Golfo del Messico, l’intera costa meridionale e sudorientale degli Stati Uniti e del Mississippi, ed è sul punto di spargersi in tutti gli oceani del mondo. Gli animali, la vita dell’uomo, le industrie, le economie e i mezzi di sostentamento, tutte queste cose rischiano potenzialmente dei danni permanenti e la distruzione. È anche possibile che non si potrà più navigare nel Golfo.

Quello che è certo è che questa catastrofe, resa possibile dall’agenda dell’impero angloamericano — continuerà ad uccidere per generazioni, rendendo potenzialmente l’intero Golfo del Messico una zona morta.

Per settimane, la BP, i funzionari del governo e i media sono stati impegnati in una massiccia copertura, mentendo sull’indicibile entità reale del disastro, e mentendo sugli sforzi di bonifica e di contenimento. Secondo un portavoce di Greenpeace, non c’è mai stata una risposta efficace ad una fuoriuscita di petrolio, e la BP al presente non sta facendo altro che un “teatro di risposta”. Tutti i tentativi di contenere il geyser — ciascuno di questi una serie di teorie ed esperimenti falliti — sono stati futili ed inefficaci.

L’uso da parte della BP dei disperdenti chimici tossici è stato almeno in parte, un tentativo di oscurare l’orrore visivo della marea nera dalle telecamere di informazione. I disperdenti, di per sé estremamente tossici, hanno contribuito ad aumentare la tossicità della marea nera senza eliminare realmente alcun petrolio.

Secondo questa terribile analisi di un esperto, ciò che è visibile in superficie, già delle dimensioni dello stato del Maryland, potrebbe essere solo il 20 per cento della reale scala riportata del vulcano artificiale di liquame tossico. Gigantesche emissioni di gas naturale minacciano di esaurire l’ossigeno nelle acque del Golfo.

La quantità senza precedenti di petrolio che si sprigiona verso l’esterno — forse fino a quattro barili di petrolio al secondo — solleva inoltre delle questioni sulla reale grandezza dello stesso bacino. Citando la stessa analisi: “Questo è un vulcano di petrolio incontrollato che sgorga [con una pressione] di 70 000 psi, da un bacino grande quasi quanto il Golfo, con il consumo di trilioni stimati di barili di petrolio e gas. È questo deposito che mi fa ricordare alla gente di ciò che mi ha detto un geologo della Shell circa il deposito. Questa era la citazione “crisi energetica … , diamine! Abbiamo paura non avere più aria da bruciare”. Questo deposito è molto esteso. Copre un’area off shore di circa 38 000 km quadrati. Il gas naturale e il petrolio stanno fuoriuscendo dal deposito verso l’entroterra fino all’Alabama Centrale, alla Florida e persino fino alla Louisiana, quasi fino al Texas. Quello a cui stiamo assistendo adesso potrebbe non essere che una piccola parte di quello che potrebbe succedere se le cose andassero in pezzi, come può succedere in queste circostanze. Se questa cosa scoppiasse, potrebbe essere come il Caldera dello Yellowstone , ma a 1,5 km sotto il mare, da un’apertura di 400 metri, con fino a 150 000 psi di petrolio e gas dietro.

“Questo sarebbe un evento di estinzione”.

I memo che sono trapelati suggeriscono che i funzionari del governo fossero consapevoli del potenziale scenario da incubo. Lasceremo semplicemente che questo “succeda” con il passare dei giorni, delle settimane e dei mesi?

La BP, la Halliburton e la Transocean — notorie icone del “capitalismo dei disastri” — godono di legami forti e duraturi con i governi mondiali, e con le loro strategie petrolifere mondiali.

Entrambe le amministrazioni di Bush-Cheney e di Obama, e la Minerals Management Service (MMS) [sono] direttamente coinvolte nel consentire alla BP di far operare la Deepwater Horizon in modo irresponsabile, proteggendo la BP dai requisiti di regolazione. Tutto ciò nonostante il fatto che la BP avesse alle spalle una storia di irresponsabilità e disastri nota in tutta l’industria energetica.

Il caso implica Dick Cheney e il National Energy Policy Development Group (NEPDG), la “task force energetica” segreta di Cheney, che potrebbe aver fornito alla BP e ad altri giganti petroliferi una licenza per entrare in produzione con un percorso “fast track”, ovvero più veloce, senza le necessarie misure di sicurezza, e senza dare la giusta considerazione a potenziali fuoriuscite catastrofiche o a danni ambientali permanenti.

Quale punizione, se ce ne sarà una, dovrà affrontare la BP per aver reso l’intero Golfo del Messico una zona morta; per aver minacciato tutta l’umanità? Una serie di inutili udienze in cui i membri inetti e corrotti del Congresso aiutano i direttori della BP, della Halliburton e della Transocean a mantenere la loro innocenza, facendo concessioni per gli “errori”? Multe? Promesse che “non succederà più” mentre è in corso un’apocalisse?

Solo il costo economico può potenzialmente far cadere un’economia mondiale che già barcolla sull’orlo del collasso. I prezzi del petrolio saranno sconvolti per decenni.

È un’amara ironia che la Deepwater Horizon, che solo settimane fa era considerata come l’ultima grande speranza dell’impero, rappresenterà invece il suo suicidio.

Tuttavia, persino mentre il megavulcano di liquame tossico inghiotte incessantemente più geografia nelle settimane e nei mesi a venire, i leader dell’impero si rifiutano ancora di fermarsi.

L’amministrazione Obama ha concesso 27 nuove autorizzazioni alle grandi società petrolifere dopo l’esplosione della BP, permettendo loro di intraprendere nuove trivellazioni ed esplorazioni, senza il dovuto riesame ambientale — nel Golfo del Messico.

Il climate and energy bill di Kerry-Lieberman, approvato dal Congresso negli scorsi giorni, prevede altre trivellazioni offshore nel paese, insieme al “carbone pulito” (una frode e un mito, perpetrato dall’industria del carbone, che il Congresso e l’amministrazione Obama continuano a spingere).

Più “guerra al terrorismo” per più petrolio

Mentre nel Golfo del Messico ha luogo una calamità non voluta, continua il caos programmato del petrolio nel Medio Oriente ed in Asia Centrale.

Non è chiaro se lo sventato attacco di Times Square è stato un atto tentato di “reale” terrorismo o vendetta, un incidente sotto falsa bandiera, un doppio o triplo gioco fatto da agenzie di intelligence rivali, o una completa fabbricazione.

Mentre i particolari del caso contro il presunto attentatore Faisal Shahzad rimangono nelle mani delle fuorvianti forze dell’ordine e degli ufficiali americani, il fallito attentato fornisce all’amministrazione Obama l’occasione per una doppia propaganda. L’amministrazione ha ora il pretesto per espandere la “guerra al terrorismo” in Pakistan, in Waziristan e in Iran, e di rafforzare ulteriormente la sua posizione sulle più grandi forniture di petrolio e di gas rimaste del Medio Oriente e dell’Asia Centrale. È stato inoltre una diversione per distogliere l’attenzione dal cataclisma della BP nel Golfo del Messico e dal crollo dei mercati azionari.

Le connessioni di Shazad con la CIA e l’MI6 destano immediatamente dei sospetti: “un uomo arrestato in Pakistan in connessione con l’attentato di Times Square, che aveva viaggiato con il presunto attentatore Faisal Shahzad è membro di un’organizzazione terroristica che è controllata dall’MI6 britannico e dalla CIA”.

“Jaish-e-Muhammad, il gruppo che emerge ora in connessione con l’incidente di Times Square, è stato fondato da Ahmed Omar Saeed Sheikh, il trafficante di denaro del 9/11 che ha consegnato $100 000 dollari dagli Emirati Arabi a Mohammed Atta su richiesta del generale Mahmud Ahmed, allora capo dell’ISI. Mahmud Ahmed, l’uomo che ha ordinato a Ahmed Omar Saeed Sheikh di finanziare gli attacchi contro il Pentagono e il World Trade Center, si incontrava con il repubblicano Porter Goss e il con il senatore democratico Bob Graham a Washington DC la mattina del 9/11 . Nei giorni prima e dopo l’attacco, Ahmed si è inoltre incontrato con il capo della CIA George Tenet, come pure con l’attuale vicepresidente Joe Biden, che era allora presidente del Senate Foreign Relations Committee [comitato per le relazioni esterne del senato].

“In un articolo sul coinvolgimento di Jaish-e-Muhammad nell’omicidio di Daniel Pearl, che stava investigando sull’ISI, il Pittsburgh Tribune-Review ha riportato che il governo pakistano ‘crede che il potere di Saeed Sheikh non venga dall’ISI, ma dalle sue connessioni con la nostra stessa CIA’”.

Altri fattori sospetti comprendono la presenza di forze speciali immediatamente sulla scena, e i “misteriosi uomini bianchi” apparsi su riprese video, che inizialmente si credeva avessero preso parte all’attentato. Secondo le prime notizie della CNN, “un video ottenuto da un turista nella zona mostra una persona che apparentemente corre a nord su Broadway, mentre un altro video riprende un uomo stempiato con i capelli scuri che si toglie la camicia e la mette in un sacchetto prima di sparire dalla vista della telecamera, che era dentro un ristorante”.

Indipendentemente da come si svilupperà l’attentato di Times Square, “la guerra al terrorismo” è un’operazione segreta perpetua ideata per giustificare una guerra perpetua e un nuovo conflitto di risorse senza fine.

Come è stato notato [nel libro] di Michel Chossudovsky “War on Terrorism”, “il significativo sviluppo dell’ ‘Islamismo radicale’ dopo l’11 settembre, in Medio Oriente ed in Asia Centrale, è coerente con l’agenda segreta di Washington. Quest’ultima consiste nel sostenere, piuttosto che nel combattere il terrorismo internazionale, con il piano di destabilizzare le società nazionali …” Letteralmente tutti i fronti del “terrorismo islamico” nel mondo — Al-Qaeda, i Talebani, ecc. — sono manipolazioni della CIA e dell’ISI pakistano (una branca della CIA) e sono stati nutriti per anni con il sostegno del governo americano.

Il governo americano ha finanziato i militanti talebani, e ha comprato i disertori
di varie fazioni tribali, mentre al tempo stesso Washington condanna i “risorgenti” Talebani.

La cronaca iniziale dell’attentato di Times Square dei media principali ha collegato Shahzad al leader talebano Hakimullah Mehsud, fratello dell’ex capo talebano ucciso Baitullah Mehsud.

La cronaca successiva è stata piena di informazioni contraddittorie, da citazioni di Mehsud che prometteva nuovi attacchi sugli USA, a smentite, controsmentite, speculazioni, e confusione, che diventa persino più complicata quando si tracciano eventi recenti che coinvolgono Mehsud e i talebani risalendo a due anni fa.

Qari Zainuddin, il rivale talebano di Mehsud, è stato ucciso con un’arma da fuoco alla fine del 2009. Zainuddin, che si era separato dalla fazione talebana di Mehsud, è stato accusato di essere un collaboratore di Al-Qaeda.

All’inizio del 2010, sette agenti della CIA sono stati uccisi da militanti che presumibilmente vendicavano Baitullah Mehsud, che era ritenuto da troppi un alleato di Al-Qaeda ed un collaboratore della CIA, collegato all’assassinio di Benazir Bhutto.

Altri Pakistani accusati di avere connessioni dirette con Shahzad sono stati arrestati nel Massachussetts. Sebbene “non sia chiaro se fossero dei complici intenzionali o semplicemente degli innocenti cambiavalute”, la stessa connessione con il Pakistan potrebbe rivelarsi sufficiente per gli scopi dei guerrafondai di Washington.

L’FBI ha inviato degli agenti in Pakistan. L’amministrazione Obama e i membri del Congresso come la senatrice Dianne Feinstein, alla tipica maniera post-9/11, si lamentano dei “fallimenti dell’intelligence” e promettono una sicurezza nazionale ancor più aggressiva. I legami “certi” con il Pakistan, il Waziristan, l’Iran, ecc. saranno usati come foraggio per il prossimo attacco militare.

L’ora finale

I segni sono chiari e inevitabili: l’impero angloamericano sta esaurendo il tempo e il petrolio, e l’umanità stessa ha pagato il prezzo più alto.

Dalla guerra e il caos, dalle crisi finanziarie catastrofiche, o il megadisastro nel Golfo del Messico che potrebbe infine rendere tutto il resto inutile, gli eventi sono andati ben oltre la capacità dell’impero di controllarli o di nasconderli in qualche modo.

Larry Chin
Fonte: http://onlinejournal.com/
Link: http://onlinejournal.com/artman/publish/article_5882.shtml
17.05.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.orga cura di MICAELA MARRI

Pubblicato da Davide

  • Tao


    CAPITALISMO ULTRA’

    DI MARIO PIANTA
    ilmanifesto.it

    Che ingenui: pensavamo che il crollo del 2008 – che ha dimezzato le borse e precipitato l’occidente nelle più grave recessione dagli anni Trenta – segnasse la fine di trent’anni di neoliberismo. I mercati e le banche private erano stati salvati allora dai 700 miliardi di dollari scuciti dal presidente Bush, e sono stati salvati ora dai 900 miliardi di euro di Unione europea e Fondo monetario. Ma il soccorso pubblico ai disastrati della finanza privata ha ridato vigore all’offensiva del «libero mercato», la speculazione attacca gli stati, la spesa pubblica diventa il colpevole. Quasi ovunque la crisi sposta la politica a destra: il capitalismo è nella sua fase ultrà. Negli Usa, unico grande paese con un governo che estende l’intervento pubblico, il partito repubblicano del Maine, per le elezioni al Congresso – come notava Paul Krugman sul New York Times – ha un programma «antistatalista» che chiede l’abolizione della Federal Reserve (la banca centrale Usa) e del Ministero dell’istruzione. In Grecia la crisi finanziaria – seguendo le imposizioni di Bruxelles e Washington – è tutta pagata da spesa pubblica e salari, avviando l’economia alla depressione. In Germania Angela Merkel chiede rigore e rinunce. In Gran Bretagna, rendere più piccolo lo stato è uno dei pochi punti di accordo della coalizione tra conservatori e liberaldemocratici.

    In Europa il Rapporto Monti rilancia le promesse mancate del «mercato unico». In Italia a guidare l’offensiva sono gli editoriali del Corriere della sera, mentre il ministro Tremonti prepara tagli a stipendi pubblici e pensioni, e progetta condoni per l’abusivismo. Le contromisure ragionevoli – controllare la finanza, un’imposta sui patrimoni, tasse ambientali – non hanno la forza politica di farsi sentire.

    Per il capitalismo ultrà, è l’occasione per riportare indietro – agli anni Trenta, appunto – l’orologio della storia, per cancellare l’idea che esistano diritti sociali e beni comuni, che scuola e salute siano servizi da offrire a tutti, non da vendere a pochi. Per far dimenticare gli anni in cui gli orari di lavoro diminuivano e i salari permettevano una vita dignitosa.

    E’ la storia già raccontata da Naomi Klein in Shock economy (Rizzoli, 2007). Il capitalismo ora funziona con stati di emergenza. Se non sono colpi di stato (l’America latina da Pinochet in poi) o guerre (Iraq, Afghanistan, Israele), sono disastri ambientali o crisi finanziarie. Sono occasioni, costruite con cura, per colpire la democrazia, spostare poteri, allargare i mercati, assicurare i profitti. E per costruire – proprio attraverso le emergenze, e il loro uso mediatico – il consenso anche tra quell’80 per cento di cittadini che viene espropriato e impoverito. Nel nostro piccolo, abbiamo avuto Genova 2001, grandi opere e terremoti che hanno travolto i diritti e creato affari e corruzione, Draquila e la Protezione civile di Bertolaso. La farsa l’abbiamo già vista, la tragedia questa volta potrebbe venire dopo.

    Mario Pianta
    Fonte: http://www.ilmanifesto.it
    20.05.2010

  • Dellaccio

    Sembra proprio l’inizio della fine…
    http://www.silviodellaccio.it

  • ilnatta

    Chissà cos’ha da dire l’ambientalista David De Rothschild sul disastro che ha combinato l’azienda di famiglia..

  • helios

    “…..è chiaro che l’impero ha perso il controllo del suo stesso sistema criminale……”
    è chiaro che questo non è un impero ma sono solo dei criminali impuniti.

    “….gli eventi sono andati ben oltre la capacità dell’impero di controllarli o di nasconderli in qualche modo. …”
    la notizia bella è che si sono sporcati a casa loro. Che si ripuliscano senza dare la colpa a nessuno questa volta. E se sono sporchi di petrolio un motivo c’è e che se lo ricerchino dentro loro stessi.