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CALCIO,TIFOSI E INCIDENTI. ORA BASTA. PERCHE' NON APPLICARE AL MONDO CALCISTICO IL CONCETTO DI DECRESCITA ?

DI CARLO GAMBESCIA (BLOG)

Ogni anno, appena riparte il campionato di calcio, ricominciano subito gli incidenti… E così si assiste al solito copione interpretato dagli stessi attori: tifosi teppisti che spaccano tutto, se non fanno di peggio; governo che dirigna i denti; polizia che ribadisce di avere pochi mezzi; società calcistiche e federazione che si girano dall’altra parte, facendo finta di nulla. Dopo di che tutto ricomincia come prima…
E noi qui a fare sociologia di una specie di baraccone dei pubblici divertimenti, dove c’è chi guadagna miliardi, e chi pur di andare alla partita s’impegna l’orologio d’oro del nonno.

Basta con le analisi. Proponiamo di applicare il concetto di decrescita al calcio. Meno squadre, meno soldi ai giocatori, meno partite, più attività sportiva di massa, e nelle scuole, a cominciare dai più giovani.
Già sappiamo però che nessuno prenderà in considerazione questa nostra modesta proposta per prevenire, per dirla con il grande Berto. Per quale ragione? Perché il mondo del calcio, così com’ è oggi strutturato (dalle società ai tifosi) è un potente narcotico sociale. Sappiamo di non dire nulla di nuovo. Ma spesso le cose vere sono quelle più banali.
In primo luogo, il sistema preferisce che il giovani più esagitati puntino, diciamo così, i fucili verso gli stadi, che non verso il Palazzo d’Inverno. Gli incidenti negli stadi, tutto sommato, sono il male minore. Tradotto: sempre meglio della rivoluzione.

In secondo luogo, altra cosa scontata, intorno al mondo del calcio girano enormi interessi economici (si pensi solo alla questione dei diritti televisivi ). In certo senso il calcio va a braccetto con il capitalismo più speculativo e probabilmente mafioso. Come mai certe società che sembrano sempre sull’orlo del tracollo, non falliscono mai? Dove prendono, società calcistiche (apparentemente) in crisi, i soldi – e tanti – per acquistare quei “campioni” che poi riempiono gli stadi e rimettono così il moto il circolo narcotizzante del calcio?
Basta, qui ci vuole una cura dimagrante. Il calcio deve decrescere. Perciò non solo consigliamo di non andare più allo stadio, ma anche di tenere spento il televisore nelle ore clou (tutte praticamente) di ogni domenica.
Insomma, perché non ridurre o addirittura tagliare le risorse economiche che alimentano un vergognoso baraccone divertentistico come il calcio, al servizio del più corrotto potere politico ed economico?

Carlo Gambescia
Fonte: http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com
Link: http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/2008/09/calcio-tifosi-e-incidenti.html
2.09.08

Pubblicato da Davide

  • fengtofu

    LO SPORT, OPPIO DEI POPOLI. Forse Karl Marx modificherebbe così il suo famoso aforisma sulla religione, ci fosse oggi. Ricordo che lo scrissi su un tema a scuola, al tempo dell’omicidio poliziesco di centinaia di studenti a Mexico ’68, pre-olimpiadi, e per quei morti nessuno pagò. L’analisi di Gambescia è ottima, la proposta tanto giusta quanto surreale, data la stupidità televisiva imperante e dilagante, ed oserei dire, anche più che televisiva. Il calcio è proprio la rivalsa, la metafora della guerra per milioni di frustrati, a volte anche privilegiati ma pur sempre depressi, o frustrati o almeno sognatori bisognosi di qualche sfogo adatto al loro livello (basso) di coscienza e di giudizio. Bello proprio perchè impreciso, volubile e sorprendente, imprevedibile come gli affari e i conflitti umani, anche le guerre. La mostruosità peggiore che l’ha degenerato tanto è da cercare nelle somme abnormi di denaro, vomitate sui campi verdi in modo massiccio da quando ci ha fatto il suo ingresso Al Tappone col suo Nosferatu di fiducia, quello che parla di format del campionato come fosse un palinsesto TV, e pretende miliardi per i diritti. Certo, dovremmo in massa rifiutare le pay TV del Merdoch finanziatore sionista ed il patetico digitale terrestre del cavaliere trapiantato, ma di fatto quelli dotati di tanta pur minima sensibilità son già quelli che non se ne curano, del calcio e degli altri sport odierni, tutti egualmente assassinati dal dio denaro dei capitalisti cui officiano anche altri fedeli, che credono ancora che l’economia sia tutto. Le rivolte e il teppismo dei tifosi sono assai meno sporchi dei lerci giochi dei signori dello spettacolo.

  • psicofab84

    “il sistema preferisce che i giovani più esagitati puntino, diciamo così, i fucili verso gli stadi, che non verso il Palazzo d’Inverno”.
    Gli stadi sono diventati serbatoi per le frustrazioni dei giovani, megacontenitori dove l’illecito diventa lecito. Mi ritrovo molto in questa tua affermazione.
    Il nichilismo istituzionale e morale portato dal capitalismo più sfrenato, ha reso orfane queste nuove generazioni: a partire dalla scuola, a finire al lavoro che non c’è. Il paterno perde totalmente la sua funzione correttiva e superegoica nelle coscienze degli individui; la formazione dei giovani è a partire dalla materia più inutile: playstation, ipod, mcdonald’s… Questi strumenti, così affascinanti, conducono le coscienze lontano dalle coscienze. Il materialismo cede il posto al sociale, proprio perchè il sociale non funziona, non esiste. La norma (=che rientra nel normale) è relativizzata.
    Questi sono i sogni delle lotte comuniste degli anni ’70? Dove sono finite le relazioni? Dove sono gli ideali? Dove i valori? Mi sembra, purtroppo, che l’unica istituzione che regga il colpo ( e che reggerà ancora per poco) sia proprio la Chiesa. Nella sua imperversante ipocrisia, tenta di ristabilire un ordine morale che anni fa era alla base relazionale delle persone (indipendentemente dal credo e dalla politica), ed oggi viene a mancare anch’essa.
    Cosa fare?!?!?!?