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CACCIA AL NERO

DI MARCO ROVELLI
nazioneindiana.com

[A Rosarno è in corso una rivolta di braccianti subsahariani. Ancora una volta qualcuno gli ha sparato contro, e loro si sono presi le strade. Ripubblico il capitolo di Servi in cui raccontavo della mia esperienza rosarnese. Dove, come si può leggere, quel che accade oggi non è che una conseguenza naturale degli eventi. Naturale e giusta.]

La sezione è ancora quella del Pci. Uno stanzone con del materiale vario accatastato in fondo, vicino alla porta, dall’altro lato un vecchio tavolo, alla sua sinistra una bandiera del Pci, aperta, dispiegata, e a destra una televisione. Davanti alla televisione, o meglio sotto, ché la televisione è poggiata su un ripiano a due metri da terra, è seduto un vecchio iscritto al partito. Gli siedo accanto, ai piedi una stufetta elettrica, e lui smette di guardare la tv, ci mettiamo a parlare, e mi racconta di quando il suo maestro se ne andò a Varese che lui aveva quattordici anni e gli aveva lasciato la forgia, e lui doveva sostenere la clientela di tutti i contadini della zona, e fare falci zappe e roncole per tutti.

La casa del popolo di Rosarno è intitolata a Peppe Valarioti, che ne era segretario nel 1980, quando lo ammazzò la ‘ndrangheta. A cinquanta metri da qui c’è anche una piazza che gli è stata intitolata: non lontano da quella piazza un paio d’anni fa hanno ucciso un ucraino che ripartiva per il suo paese con un pulmino, come d’uso i suoi connazionali gli avevano affidato i soldi da portare alle famiglie, quei soldi guadagnati nelle campagne raccogliendo arance e mandarini, conviene far così, mandarli col pulmino ché la commissione della Western-Union è più alta e il pulmino i soldi li porta direttamente a casa, ma le voci corrono, e in questa zona sono velocissime, tanto veloci che le cose qui si sanno prima che accadano, così l’ucraino lo hanno aspettato che era buio e stava per partire, dev’essere andata che gli si sono presentati davanti con una pistola e lui ha fatto resistenza, così la pistola ha declinato il suo verbo e lui è caduto al suolo, crepato, accanto al nome di Peppe Valarioti, crepato anche lui per una pistola mafiosa, in un ristorante, accanto al suo compagno sindaco Peppino Lavorato, che per festeggiarlo, la notte di capodanno dopo il suo insediamento, gli avevano regalato una pioggia di fuoco, cinquantanove attentati in una notte, fucili mitragliatori che sparavano contro le serrande dei negozi, contro i vetri del comune, contro i portoni delle case, e poi il botto finale, con Peppe Valarioti, giovane intellettuale, crepatogli in faccia, al tavolo di un ristorante, un’altra pietanza da offrire all’altare del sacrificio.Io ho paura, mi dice Giuseppe (c’è un’eccedenza di Giuseppi qui, almeno nei nomi la tradizione ancora resta), Ho paura perché non sono da solo, perché c’è la mia famiglia con me. Un giorno davanti alla sezione hanno appeso delle teste di vitello mozzate, e qui il senso di queste cose ce l’abbiamo chiaro.

Quando hanno ucciso Valarioti la gente aveva paura anche di pensare. C’erano trecentocinquanta iscritti alla sezione, allora, e dopo l’omicidio in questo stanzone erano in quattro. Uno di loro era il vecchio compagno che guarda la televisione, il vecchio compagno che tutti chiamano mastro Melo.

Avevo quattordici anni, dice mastro Melo, Non un mese in più non un mese in meno. E oggi a quello di trent’anni, anche di quaranta, lo chiamano “u’ figghiolu”. Ma quale figghiolu, dice mastro Melo, figghiolu ero io a quattordici anni, quello a trent’anni è vecchio! Oggi c’è corruzione, dice mastro Melo. Non mi piace affatto.

Rosarno, dove la famiglia Pesce che è la cosca più potente del luogo ha fatto pure l’impianto di condizionamento in chiesa, comincia da qui, dalla casa del popolo Peppe Valarioti, e proprio dietro l’angolo, affacciato su piazza Valarioti, c’è l’ambulatorio di Medici Senza Frontiere, dove forse era andato a visitarsi anche l’ucraino ammazzato lì vicino. Quelli di MSF, prima, stavano nel palazzo dell’Azienda Sanitaria Locale, ma poi li hanno cacciati, La cittadinanza non li vuole qui, dicevano, Hanno paura per l’igiene, le mamme vengono con i bambini e si trovano tutti questi neri, non è igienico, loro hanno paura, giustamente hanno paura. La paura è reciproca, signora mia. Solo che per i neri è elevata alla milionesima potenza.

Lo sport più praticato dai giovani di Rosarno è la caccia al nero. Dove “nero” non designa un subasahariano, ma indica indistintamente – senza discriminazione – un africano: di pelle scura o chiara è lo stesso. Il lunedì mattina, sugli autobus che portano a scuola, i ragazzi si fanno i reportage dei rispettivi pestaggi, sono motivi di vanto, di onore, a misurare il valore, tante croci sul petto. Ci sono delle tecniche, per linciare un nero. Anzitutto, evidentemente, essere in gruppo. Poi appostarsi nei luoghi strategici, dove sei obbligato a passare se vuoi andare da un punto all’altro del paese. Luoghi come via Carrara, via Roma, via Convento. Su via Convento, ad esempio, c’è un muraglione da dove si ha a portata di sasso chiunque passi di sotto. Ma anche sul corso (il corso, nei paesi come Rosarno, non ha un altro nome: è il corso e basta) – anche sul corso ci sono i presìdi, si aspetta che passi un nero per dargli la caccia. Appena due mattine fa, dice Antonino (ha i capelli alle spalle, un maglione colorato, un giubbotto di pelle scamosciato – “pure io quando cammino, mi sento dire drogato, frocio, come sei combinato…”), un ragazzino maghrebino correva, terrorizzato, lo rincorrevano in tre, con delle verghe in mano, l’ho fatto salire in macchina e l’ho portato via. E lo stesso ha fatto qualche tempo prima Giuseppe con un ragazzo algerino, a inseguirlo erano dei ragazzi più giovani di lui, avranno avuto dodici o tredici anni.

Io, quando li vedo passare, mi metto sul ciglio della strada, e lancio un sasso in aria, un bel sasso grosso, così gli faccio vedere che non ho paura, che sono pronto a reagire. Così mi dice Michael James, liberiano, che ho già incontrato all’ex zuccherificio di Rignano, vicino a Foggia, dove raccoglieva i pomodori, e che incontro di nuovo all’ex cartiera di via Spinoza, un posto che il miglior scenografo hollywoodiano saprebbe difficilmente restituire in tutto il suo scenario apocalittico, entri e ti trovi in mezzo a una cortina di fumo, e l’abbaglio di fuochi in mezzo a questo lucore tagliato da fasci di luce che entrano dalle feritoie del tetto coperte da plastica gialla ondulata, come fosse una cattedrale della desolazione, questa è la vera, realissima wasteland che nessuno spettacolo illumina, fuochi per cucinare accanto alle baracche di assi di legno inchiodate, con pareti di cartone e plastica e ancora cartoni a far da tetto, fissati da scarpe, sassi e stivali. Cumuli di terra. Rifiuti. Ethernit. Detriti. Laterizi.

Sul grande muro in fondo al capannone ci sono scritte, e numeri di telefono.Tra le scritte, Procrastination is a thief of time. By Goding King, Prisoner of conscience mess.

A giugno dell’anno scorso sono entrati nella cartiera, hanno bruciato le baracche, le fiamme sono arrivate fino al tetto. Un’altra volta dei ragazzini , “bad guys” hanno detto i ragazzi della cartiera, sono entrati in macchina nel cortile, Ve ne dovete andare, hanno gridato, agitavano le pistole, e anche stavolta le pistole hanno declinato il loro verbo ad altezza d’uomo, nessuno però stavolta è caduto sui detriti.

 

 

E se qualcuno fosse caduto, si sarebbe trattato di un regolamento di conti tra questa gente clandestina e dunque portatrice di colpa, gente che la propria innocenza deve sempre e solo dimostrarla. Come è successo quando hanno fatto in piazza la festa per la fine del ramadan, un vero e proprio gesto politico, un gesto forte, una manifestazione d’esistenza. A notte se ne sono andati a gruppetti, per non restare soli, ma qualcuno è stato costretto a fare un tratto di strada da solo, gli pareva che non ci fosse nessuno alle spalle, e invece sono sbucati all’improvviso, loro sì davvero uomini neri, clandestini, gli si sono parati davanti e gli hanno detto Negro di merda devi andartene di qua, e giù botte, il ragazzo (anche lui un nero di quelli chiari) è rimasto a terra, il viso coperto di sangue, qualcuno ha chiamato la polizia, e la polizia al nero chiaro gli ha detto, Ma tu che ci facevi in giro a quest’ora?

Il terzo giorno d’ospedale, il ragazzo, appena ha avuto un po’ di forze per alzarsi dal letto, è scappato. Ché il clandestino, per la legge, è lui.

Mi inoltro nella cartiera, cammino tra le baracche. Luogo di fantasmi. Fantasmi realissimi, però. Che stanno attorno a un fuoco e si cucinano un pezzo di carne. E’ tarda mattinata, e oggi non si lavora che fino a poco fa pioveva. Mi avvicino al fuoco, per scaldarmi. Un ragazzo mi saluta, ci presentiamo. Lui si chiama Charles, è liberiano. E’ venuto l’anno scorso col barcone, non parla ancora italiano. Qui aveva degli amici. Le sue venticinque euro a giornata, a cui vanno sottratte le due e cinquanta da dare al guidatore del pulmino, non riesce a guadagnarsele tutti i giorni. A volte sono solo tre in una settimana, a volte cinque. Dice che non vuole tornarci in Liberia, in Italia ormai si sta ambientando, ha da lavorare. Finita la raccolta delle arance tornerà a Castelvolturno, nel casertano, dove fa base. E dove ogni tanto riesce pure a trovare qualcosa da fare, nella campagna. Il suo amico che sta cuocendo la carne, invece, è togolese, è qui da un anno e mezzo, e anche lui fa base a Castelvolturno.

Esco dal teatro di fantasmi, nel piazzale.

Un ragazzo camerunense mi si avvicina, è disperato perché gli hanno rubato il portafoglio e dentro c’era il foglio di via. Non sa di preciso cosa sia, sa solo che è un documento, l’unico peraltro che attesti la sua esistenza qui,. Gli dico che non si deve preoccupare se l’ha perso, al limite è meglio così. Si fa felice d’un tratto, il volto risplende di un sorriso, Thank you! E’ sollevato, sa che non ha perso un’occasione, un rimpianto non gli sta più sullo stomaco, basta poco per riaprire il tempo…

Poi comincio a spiegare come funzionano le regolarizzazioni, e si forma un capannello. Nessuno sa niente. E tutti mi ringraziano, strano essere ringraziati per informazioni che dovrebbero scontate, e che per loro sono vitali. Poi mi raccontano dei loro problemi, siamo in trecento qui, e tutti senza documenti. “Ci mandano via con un decreto di espulsione, ma noi non abbiamo soldi, dove andiamo? E poi è assurdo che il comune ci fa docce e bagni, poi il giorno dopo arriva la polizia e ci lascia per strada, o nella migliore delle ipotesi ci prende i soldi dalla tasca.” Un ragazzo nero, lo sguardo teso, si fa largo con la voce e chiede di essere ascoltato. Mi chiamo Mohamed Bashir, dice, vengo dal Niger.

“Ho bisogno di aiuto.” Parla un po’ in inglese e un po’ in italiano. “Sono un musulmano, sposato a una cristiana. Do you understand what i’m telling you?

My foliodivia is here, I can give you right now! Ma se io torno, muoio. Ho trent’anni. I can die anytime, I don’t care, ‘cos I’m tired.”

Mia moglie è morta, dice. “Lei mi disse che non poteva sposarmi se non ero cristiano. Io volevo questa donna, e avrei fatto qualsiasi cosa che potesse soddisfarla. Così mi sono convertito. Because of my woman. Hanno avvelenato il cibo: i miei genitori, tutta la mia famiglia, sono stati loro. Hanno avvelenato mia moglie e mio figlio.”

Mi mostra l’orecchio accartocciato – they beated me – ed è evidentemente dovuto a una ferita. Ha anche una cicatrice vistosa sul labbro. “Sono venuto via dal Niger lo scorso anno, poi sono stato quattro mesi in Libia. Sono sbarcato a Pozzallo, poi mi hanno portato a Trapani. Lì mi hanno fatto l’intervista per l’asilo. Ma me l’hanno negato. Quando sono uscito da lì sono andato a Palermo, al centro di Biagio Conte. Ho avuto un contatto con un avvocato, ma voleva quattrocento euro per il ricorso, e io non li avevo. Ma io al commissioner che mi faceva l’intervista gli avevo spiegato tutto.

Mi aveva anche chiesto se so cos’è la comunione. Yes: the bread is the body of Christ and the wine is the blood of Christ. …and the glory of god. Io non posso più essere un musulmano. Io ho chiesto al commissioner di cambiare nome, non più Mohamed Bashir, ma un nome cristiano. Ha rifiutato. I don’t worry, I can die anytime, I give my life to God.”

Telefono subito all’avvocato, la mia amica Alessandra, gli espongo il caso.
Ed è dura dire a Bashir “There is nothing you can do”. “Ok, I go back to Niger.” E’ dura sostenere il suo sguardo che mi oltrepassa e va a infilarsi in un vuoto che solo lui sa. E’ dura vederlo girarsi e rientrare nel teatro dei fantasmi.

 

 

Quando ripassiamo dalla cartiera, nel pomeriggio, Bashir mi saluta. Ma il suo sguardo è spento, l’espressione incupita, cammina a testa bassa.

Prima di scendere a Rosarno avevo telefonato a Michael James, il liberiano incontrato a Rignano, dove ci eravamo scambiati i numeri, anche perché gli avevo promesso di informarmi a che punto era la sua domanda per lo status di rifugiato. Mi aveva detto che al tempo della mia discesa non ci sarebbe più stato – invece lo trovo dentro la cartiera. Quando mi vede mi si fa incontro con un cinque. Ma come, gli dico, Non dovevi già essere partito? Lui risponde con un sorriso, Ho trovato lavoro tutti i giorni quest’anno! – e chi se l’aspettava. Ehi che cappellino, gli dico. E’ un cappellino da baseball rosso e bianco con una foglia di marijuana sul davanti. Ma ho smesso di fumare, dice, anche le sigarette, guarda qui. E mi fa vedere un dente, marrone dal fumo. Eh, il nervoso dice… Mi racconta che a Monrovia era un taxi driver, e che i suoi genitori sono scappati da qualche parte in Ghana ma non sa dove.

Poi racconta che molti dei suoi amici stanno andando in Spagna, che proprio ieri un suo amico gli ha telefonato, lavora in campagna, come qui, ma guadagna quaranta euro al giorno. E poi molti altri vanno in Inghilterra, e Andama, quello che era con lui a Rignano, è riuscito ad arrivarci, nascosto in un camion, e adesso lavora in una piccola azienda. Ci vado anch’io, dice, appena ho un po’ di soldi per il viaggio.

“Devi avere i soldi anche per pregare – dice. Se hai i soldi allora preghi e dici, Grazie Dio! Se non li hai, la tua mente non riesce a pregare, e allora dici, Oh Dio perché mi hai punito…”

Quando ci salutiamo, con un abbraccio, fa l’ultima invocazione: “Dio dei documenti!” Non riesce a pregare Dio, ma invoca un dio che potrebbe salvargli la vita.

Qualche settimana fa nella cartiera c’era anche Philip, un ragazzo ghanese. Me ne racconta Antonino. Al nord aveva avuto problemi con lo spaccio, e qui lavorava nei campi. Stava andando dal padrone a riscuotere la paga, lo accompagnava un amico con la sua auto. Un trattore esce da una stradina laterale d’improvviso e colpisce l’auto, che resta danneggiata. Che facciamo adesso? Il signore del trattore sembra disponibile, venite cinquanta metri più avanti, lì sulla destra c’è la campagna mia, ci fermiamo e parliamo. Ma appena all’ingresso del fondo, quello prende un badile e li colpisce sulla testa. L’amico riesce a scappare, Philip resta tramortito a terra, sul bordo della strada, finché una macchina passa e, guardandosi bene dallo scendere per aiutarlo vedendolo tutto sanguinante con uno squarcio sulla testa, chiama la polizia. Un’ambulanza lo porta in ospedale, dove gli danno dei punti di sutura, e insieme la polizia gli consegna il foglio dell’espulsione.

Philip non ha voluto far denuncia, per paura di quello che l’aveva picchiato. Non si sentiva protetto per farlo, né sentiva di avere qualche chance per avere giustizia. Del resto la polizia non aveva proceduto nemmeno alla denuncia d’ufficio.

La polizia, agli abitanti della cartiera, si era fatta conoscere nel gennaio 2006 arrivando con le camionette, facendo uscire tutti e disponendoli in fila sul bordo della strada. Trattati con i guanti, nel senso che tutti i poliziotti avevano i guantini da infermieri, e il messaggio che passa è quello di infezione. Quando all’indomani del blitz Antonino era entrato nella cartiera, aveva incontrato chi aveva la macchina spaccata e gli erano state portate via le chiavi, chi diceva che i poliziotti gli avevano preso le borse con dentro telefonino e documenti, chi diceva che gli avevano preso cento euro. Tutto era stato sfondato, le baracche dove dormivano, le porte del bagno, un televisore con la parabola unica ricchezza, i due piccoli chioschi interni al luogo, e anche le stanze dove si esercitava la prostituzione. Perché questi sono come eserciti di uomini, e come tutti gli eserciti di uomini non manca mai il battaglione delle donne che vendono piacere.

La cartiera non è l’unico luogo abitato da questi braccianti. Ce ne sono almeno altri cinque. L’ex fabbrica della Rognetta, il ponte dei maghrebini, il ponte dei neri, il casolare della Fabiana, il casolare in collina dei senegalesi. Ci vado con Antonino e Giuseppe, che distribuiscono vestiti.

Se alla cartiera ci sono solo subsahariani, alla Rognetta ci sono anche egiziani, marocchini, tunisini. Mi fermo a parlare con un egiziano di Alessandria che è stato due anni e mezzo a Milano, abitando in un appartamento con molti amici nella zona di Loreto, facendo il carpentiere. Dopo l’obbligo del cartellino voluto dal decreto Bersani ha avuto grosse difficoltà per lavorare, finché è stato trovato in metropolitana, dove oltre alla multa gli hanno dato il foglio di via. Così ha deciso di scendere. Solo che se lavorando tanto a Milano riusciva, col padrone che aveva, a guadagnare anche 120 euro al giorno, adesso non supera le 25. E in Egitto ha una moglie e due figli da mantenere.

Alla Fabiana c’è un casolare isolato dove ci stanno regolari. Lui si chiama Michael, è del Burkina Faso dove ha moglie e tre figli, e quando gli nomino Marcella della Campagna Tre Titoli si stupisce, Come fai a conoscerla! Poi, condividiamo anche un altro nome – onorato non solo dai burkinabé: quello del presidente Thomas Sankara, rivoluzionario e martire.

Ci sono quelli più fortunati che stanno in affitto, per la maggior parte esteuropei, otto persone per stanza, anche cento euro a persona. Una manna per i padroni di casa di qui, dove gli affitti sono molto bassi. Gli esteuropei tendono spesso a risiedere sul territorio per tutto l’anno, un po’ meno i maghrebini: negli ultimi anni sono rimasti in meno ad abitare in queste zone, e qualcuno dice che dietro a questo decremento c’è la mano della ‘ndrangheta. Si tratta di due tipi di migrazioni differenti, del resto: la maggior parte degli esteuropei viene con la famiglia, le donne cercano posto come badante, ma lavorano anche nella raccolta (non solo le arance, ma anche le fragole nelle serre di Lamezia, o le cipolle a Tropea); i maghrebini invece – le cui case si riempiono a rotazione, per far festa con tè alla menta, violino e tamburello – sono giovani soli. I subashariani, poi, sono legati al circuito della stagionalità, e arrivano a Rosarno tra ottobre e novembre. Come Michael, come Charles.

Rosarno veniva chiamata Americanicchia, una volta, quando i braccianti della Jonica ci andavano a lavorare, e i grandi commercianti amalfitani e napoletani aprivano negozi, empori. Oggi la ‘ndrangheta si è mangiata tutto, si sta comprando le terre stabilendo i prezzi con minacce e intimidazioni, il mercato delle arance e dei mandarini è in mano a un oligopolio criminale, le cooperative dei produttori a cui i singoli agricoltori devono rivolgersi sono legate con le mafie, e sono loro che gestiscono il denaro dell’integrazione dell’Unione europea, il cui sostegno non era indirizzato alle strutture o alla qualità del prodotto, ma al prezzo: questo ha favorito truffe organizzate su vasta scala (le cosiddette “arance di carta”). Così, si trovano agrumeti ovunque, a Rosarno, anche dove dovrebbero essere gli alvei di fiume, riempiti appositamente per strappare incentivi europei.

Come mi racconta Peppino Lavorato, l’ex sindaco che era al ristorante con Valarioti quando venne ucciso, i nuovi agrari, soppiantando i baroni, sono diventate le cosche – che si sono arricchite col traffico di droga e di armi, e hanno fatto investimenti in attività immobiliari al nord sia d’Italia che d’Europa. Gli investigatori stimano che l’80% della cocaina d’Europa arriva dalla Colombia attraverso il porto di Gioia Tauro, insieme a consegne di Kalashnikov e Uzi, e il commercio è controllato dal centinaio di famiglie delle cosche.

I capitali accumulati, poi, vengono reinvestiti. Immobiliari e finanza anzitutto. Ma anche gli anelli più bassi della catena mafiosa riescono a reinvestire: Don Giuseppe Demasi, referente dell’associazione Libera in questa zona, mi racconta, quando lo vado a trovare a Polistena nella sua canonica, che molte persone legate alla ‘ndrangheta e che lavorano nell’edilizia si sono spostate al nord, tra Reggio Emilia e Modena, una zona piena di affiliati. Hanno un piccolo capitale accumulato che reinvestono in quel modo, utilizzando manodopera e distribuendo lavoro, e possono farlo in territori dove possono godere di una sostanziale anonimità.

I migranti sono l’anello debole di questa catena: è anzitutto su di loro che si riversa la crisi generalizzata prodotta sul territorio dall’egemonia criminale (che ovviamente non esita a usarli al gradino più basso della catena, per spaccio o prostituzione). Un latifondista ha raccontato a don Giuseppe che la ‘ndrangheta stabilisce anche la paga giornaliera dei migranti, che impone una sorta di calmiere: Tu non puoi dare più di questi soldi, dice all’agricoltore. La crisi generale del settore ha aumentato la concorrenza sul mercato del lavoro per i braccianti immigrati, dell’est Europa o africani. I subsahariani – i neri più neri – sono quelli che ci hanno rimesso di più, e lavorano di meno.

La cifra normale per una giornata di lavoro è di 25 euro, ma trattandosi di clandestini capita più o meno regolarmente che qualche caporale non paghi. C’è chi fa parte di una squadra in maniera continuativa facendo riferimento a un caporale “compaesano” e – per la maggior parte – c’è chi cerca lavoro giorno per giorno, trovandosi prima dell’alba sulla strada principale di Rosarno, radunandosi per gruppi “etnici”: i maghrebini, i rumeni e i bulgari, i rom (rumeni anche loro, ma a distanza), i subsahariani. Come Michael.

Sono le cinque di mattina, sul lungo viale.

Davanti all’International Phone Center c’è un gruppo numeroso di marocchini. Sono quelli che, per la pelle chiara, hanno più facilità a trovare lavoro.

Più avanti un gruppo di Craiova, un signore anziano, con un berretto tipico, è in Italia con la moglie da un anno e mezzo: dice che sono qui da tre mesi ma lavorano poco, una giornata a settimana per 25 euro. Ho già conosciuto diverse persone di Craiova, e sono rom. Gli chiedo se anche lui lo è. Risponde con un sì sottovoce, come se fosse sorpreso di essere scoperto, e in quella voce che si abbassa risuona la paura. I rumeni, suoi connazionali, sono a distanza.

Più avanti parlo con un tunisino che è qui da 17 anni, ed è regolare. Dice con orgoglio di gestire una squadra di sessanta persone. Io dò di più degli altri, dice, 32 euro al giorno. I miei sono solo marocchini, tunisini, algerini – gli altri non mi piacciono. Ma oggi la mia squadra non lavora perché piove, per me va bene, allora vengo a reclutare altri lavoratori.

Incontro anche dei nigeriani, loro abitano a Napoli e mi chiedono notizie sulle leggi sull’immigrazione, vogliono sapere se una sanatoria la fanno o no. Macché nuova legge, gli rispondo.

I pulmini arrivano, si sale in fretta e in fretta si riparte. La donna che sta seduta davanti è rumena ma ha l’accento napoletano. Che cazzo guardi guaglio’? Sul parabrezza una busta di pane e il giornale Business. Sui sedili di dietro, giovanissimi maghrebini.

Sono clandestini, senza di loro le arance resterebbero sugli alberi. Di loro hanno bisogno i padri nei campi, ma di loro hanno bisogno anche i figli per prenderli a sassate, che nelle loro figure espiatorie trovano il bersaglio ideale della loro cultura modellata dalla mafiosità, che di sacrifici si nutre, come Peppe Valarioti sacrificato su un tavolo di ristorante, quella mafiosità che fa cultura, che sempre più spesso fa rispondere, alla domanda Cosa vuoi fare da grande? – Il boss.

Marco Rovelli
Fonte: www.nazioneindiana.com
Link: http://www.nazioneindiana.com/2010/01/07/caccia-al-nero/
7.01.2010

Pubblicato da Davide

  • Tao

    “Troppa tolleranza con i clandestini”. L’ha appena detto il ministro per il razzismo maroni, riferendosi ai fatti di Rosarno. Secondo l’eccelso ministro, inoltre, la grave colpa dei clandestini sarebbe anche quella di aver alimentato la criminalità. È vero che l’Italia è stata troppo tollerante, ma questo è un paese che gira al contrario e non possiamo scordarlo.

    Abbiamo tollerato da sempre che esseri umani venissero trattati come schiavi, fatti vivere come bestie, sfruttati come muli da soma, gettati via dopo morti come spazzatura nelle discariche abusive. Abbiamo tollerato il silenzio calato sulla morte di migliaia di esseri umani morti e inghiottiti dal mare, spesso ripescati a pezzi dalle reti dei pescatori. Abbiamo tollerato leggi razziali vergognose che avrebbero dovuto suonare come schiaffi alla memoria del passato troppo recente per essere ignorato.

    A Rosarno gli schiavi dell’agricoltura, costretti a vivere peggio delle mucche nelle stalle, sono scesi in piazza perché qualche ignoto e civile occidentale ha pensato bene di usare esseri umani come bersagli mobili, e magari solo per noia e divertimento ha sparato loro con un fucile. Inaccettabile per il ministro che potessero ribellarsi, e la soluzione è vicina, rassicura.

    La parola soluzione detta da uno come maroni, mette i brividi. Ricorda altre soluzioni finali di cui davvero nessuno avrebbe più voluto sentir parlare. E non è esagerato il paragone, se si pensa ai respingimenti alle frontiere, che provocano la sparizione di centinaia di persone delle quali si sa poco o nulla; della loro sorte ancora meno. Sappiamo solo che finiscono in qualche lager nel deserto libico, e nulla di più, da quando l’Italia per gestire meglio il problema delle immigrazioni ha comprato la pace con al Libia, stipulando un mutuo ventennale.

    Noi siamo la civiltà superiore occidentale, capace di ridurre uomini in schiavitù per rincorrere l’arricchimento personale, ma siamo anche capaci di guardare al negro come all’unico responsabile delle nostre disgrazie, sia essa la sicurezza o la povertà. Avremmo potuto comprenderlo all’inizio, quando si vedevano le mani nere pulire vetrine, o distribuire l’asfalto sulle strade, sturare pozzi neri o pulire pavimenti. Ma in fin dei conti, all’epoca, c’era chi dinnanzi a queste figure provava un certo senso di superiorità guardando le sue mani senza calli e i suoi vestiti puliti. Il tempo, il falso neoliberismo, e l’indifferenza hanno fatto il resto: uno schiavo costa meno di un operaio.

    Non dovrebbe essere difficile comprendere chi sia il nemico, e soprattutto gli schiavi non dovrebbero restare soli a combattere a Rosarno. La loro schiavitù ci ha reso tutti schiavi.

    Rita Pani (APOLIDE)
    Fonte: http://r-esistenza-settimanale.blogspot.com/
    8.-01.2010

  • buran

    Gli unici che si ribellano nel territorio della ndrangheta, quando tutti gli indigeni o sono complici, o conniventi, oppure chinano il capo. Gli hanno sparato e giustamente si incazzano, almeno dimostrano di non avere paura. Io sono coi neri al mille per cento.

  • TizianoS

    L’episodio di Rosarno mi ricorda in qualche modo le tre guerre servili romane, la prima con Euno, la seconda con Salvio, la terza con il più famoso Spartaco, avvenute dal 136 a.C. al 71 a.C. in Sicilia e in Campania.

    Le guerre servili ebbero per teatro l’Italia romana a causa delle durissime e crudeli condizioni di trattamento riservate a enormi torme di schiavi che i proprietari terrieri, siciliani ed italici, sfruttavano per la coltivazione dei latifondi, per la pastorizia, nelle cave e nelle miniere.

    Dopo tanto riempimento di bocca di “progresso”, “libertà” e “democrazia” in Italia meridionale si stanno ricreando, non dico le stesse, ma certamente simili anacronistiche dure e crudeli condizioni di vita per torme di disgraziati negri. E le rivolte ne sono una prevedibile reazione.

    Almeno presso i romani non era considerato per niente onorevole combattere una guerra contro gli schiavi, ma l’Italia contemporanea ha perso anche questa sensibilità (vedi il comportamento di Maroni).

  • redme

    ..ho fatto un sogno: i neri e i disoccupati locali che vanno a fare una “passata” d(a)i padroni dei pomodori….

  • mendi

    Qualche ora e poi arriverà il sussidio di disoccupazione e la cittadinanza onoraria per i prodi africani. I più robusti saranno impiegati nella rottamazione auto.

  • myone

    E’ ora di finirla di mangiarci sopra con questi extracomunitari,
    E LO DICO SOPRATUTTO A CHI CI MANGIA CON L’ INFORMAZIONE
    I DISCORSI, INTERNET, PROGRAMMI E DISCUSSIONI A NO FINIRE.
    I piu’ emarginanti sono proprio chi l’ informazione la fa’ e l’ inculca.

    Non c’e’ lavoro nemmeno per gli italiani
    Gli itlaiani stessi sono oggetto di speculaizone e precariato nel vero senso della parola
    Meta’ del lavoro e’ gestito dalle cooperative, che no sono altro che la gestione degli schiavi “madre patria”
    Si accettano miliaia e miliaia di persone senza richiederle, lasciandole poi in situazioni da fare schifo
    Si aumenta la criminalita’ degli irregolari
    Si aumenta la speculazione e lo sfruttamento degli “italiani per bene” delinquenti ingnoranti e cafoni DOC

    Detto o non detto comreso o frainteso;

    Gli immigrati devono entrare con RICHIESTA, dopo che alla richiesta non ci sono italiani disposti al lavoro se ce ne sia
    Sia italiani che extra devono essere pagati bene, avere un alloggio garantito, e avere diritti totali

    Chi e’ fuori da questa prassi e’ un delinquente, un clandestino, e non si deve permettere nulla di nulla.
    E chi sgarra paghi, e di brutto

    E se volete fare bene a questa gente, comuniate dal governo che eleggete, dove,
    amministrando e gestendo soldi pubblici, vanno nei paesi loro e gestiscano lavoro e buon vivere, senza mediazioni.

    Chi avesse qualcosa da dire, si metta in lista per ricevere a casa sua un extra con famiglia,
    gli dia lavoro casa e lo regolarizzi…. perche’……

    a parole siamo tutti capaci di dare il culo con il culo degli altri.

    Provare per credere.

    E io dissi una volta, aspettate che le scorie del sociale si facciano piu’ grosse,
    e vedrete se la tolleranza e la non curanza di questo problema, non insorgera’, sopratutto con la matrice “paese di merda w l’ islam w la distruzione, gente cogliona”.

    E fra i primi coglioni, metteteci quella razza di asini che vivono in italia, che si fanno chiamare italiani,
    che fra’ cafoni, spreguidicati, mentecatti, usano gli altri come animali.
    Cominciate a buttare a mare quelli, e che se li prenda Gheddafi, che ne avrebbe tutti i diritti.

    E per ultima cosa, rispetto per le persone che vivendo in paesi e situazioni cosi,
    devono avere la liberta’ e il rispetto di vivere, dove ne extra e ne malavitosi e ne cafoni,
    gli devono rompere l’esistenza.

    Ascoltavo in tv pairetti e stronzate varie. Che schifo, ci fanno i baget con le solite sinfonie da salotto.
    Epurate pure sta gente da niente, frullatrice del niente che porta al niente di piu’ ancora.
    che merda di mondo, davvero. Vomitateci sopra, non farete altro che un bene all’ umanita’.
    quella che non c’e’, e che verra’, se verra’.
    Altrimenti, non verra’ mai, visto l’ ingorgamento fognario che esiste, persiste, e si accumula di giorno in giorno.

  • Tetris1917

    1 Nero di quelli equivale a 20 italiani medi, se vogliamo a 100 leghisti medi. E’ sono largo con i peninsulari e padani

  • cirano60

    E’ vera la notizia che la “forza pubblica” abbia saggiamente rinunciato proprio alla forza visto gli avversari che aveva di fronte? Ubi major minor cessat, proprio come le legioni di Crasso quando affrontarono Spartaco, esempi fulgidi di coraggio virile come quando bastonavano al G8 di genova ragazze indifese; qui no eh parate le chiappe visto i manganelli neri che dovreste affrontare!!

  • myone

    Bravo, perche’ non basta puntare il dito sul marcio, loro, di conseguenza, la cosa che imparano e applicano prima di tutte, e’ il capo’. Dopotutto, la loro terra eì piena di condizioni del genere.
    Tutto il mondo e’ paese, ma qi da noi, non si vorrebbe qusto paese, anche se e’ zeppo di italiani da mandare all’ estero, tanto per conformarli a quello che sono.

  • myone

    E pensare che nell’ apprendimento della cultura romana si e’ convinti che si espandevano, portavano il commercio e la democrazia, a tal punto che tutti diventavano cittadini romani, volevano solo le tasse, regolavano il rigore civile della legge, e peccato che furono tagliati e scomparvero per 4 rudi barbari.

    Maroni segue una linea, e guai lasciarla andare, ed ha ragione.
    Ha ragione come prassi, ha ragione come metodo, ha ragione in virtu’ di una logica che; non si puo’ aprire le porte a tutti senza che siano chiesti, otimizzati, e abbiano le possibilita’ decenti per viverci.
    Se volete proporre una nuova soluzione, a orde di persone che entrano e che si trovano gia’ qui e che si accumuleranno fra i tanti disagiati ancora di piu’, a meno che non rovesciate valanghe di soldi che vanno impoverire pure chi la scama di italiani, proponete, ma state almeno zitti.

    Perche’ non vi prendete una famiglia a carico porgendogli lavoro e casa?
    Vediamo fra il pensare-dire-e fare- quanta differenza fa’ e fara’.

  • myone

    si fa’ sempre presto a parlare, molto meno a capire.
    se sei clandestino, e la spunti con lavori iniqui, scampala.
    se non c’e’ altro da fare, vattene. Non rompere i maroni.
    Nessuno e’ capace di porre rimedio a questa piaga,
    non sanno garantire lavoro e sicurezza algi italiani… figuriamoci a disperati non legalizzati,
    dove sono arrivati senza richiesta di lavoro, senza offerta di lavoro, dove non sono in regola con documenti, dove non hanno lavoro e ne casa.
    Certo che si capisce cme stanno e che male hanno addosso, ma il punto primo,
    e’ chiudere la valvola che alimenta questo male, e far si, che questo male, non diventi un male piu’ grosso, in nome di una giustizia, dove,
    il fatto di esserci a questo modo, non ha nemmeno il diritto di farsene voce, a tal punto, di creare sommossa e recare disturbo e danni.
    Dai le cose le sappiamo bene, finitela di fare demagogia, che fa schifo.

    Sentivo una meridionale di palermo, 36 anni, cantaca come la callass davanti a un ministro.
    Manca qui manca la, non abbiamo questo e quello, chiude e richiude, ho due figli,
    e via via che si alzava la voce del do’ di petto e del mi dell’ io politico,
    aveva gia’ tutta la partitura delle solite note del tema musicale dell’opposizione, sembrava una gazzetta di partito
    e santos_de_ora, che si remenava il pacco, sbavando e ridendoci sopra.
    Mi e’ piaciuta la risposta; ma lei, che parla tanto, che cazzo ha mai fatto nella vita, e cosa cerca o fa adesso?
    Ci sono infinite richieste di qui e di la’, ma chi fa’ cate, chi non fa e pretende, bla bla blattera e basta.
    E qui, siamo in un’ itlaia, di fanfaroni balbuzzienti, che a forza di dire, hanno la lingua spappolata, ma non muovo no il culo nemmeno per loro.
    Figuriamoci per gli altri.
    E gli altri, stanno sempre 1) nella comodita di avere, 2 nel tolgierli se non glie la danno.

  • myone

    Gia’, e te ne vanti? Quelli, a gisuta ragione in parte, verranno anche da te, fosse che le circostanze gli e le favoriscano la dinamica.
    Vediamo che farai te, e quanto lo saprai prendere o sopportare il manganello.
    Certo che la forza pubblica ha desistito se cosi e’, e ha fatto bene, perche’ loro hanno diritto di manifestare la loro sconcia dimensione di vita, lasciata cosi da altri che li sfruttano, e da uno stato che non gli garantisce nulla.
    Ma loro non hanno chiesto permesso per entrare, non sono stati richiesti, e quindi, devono per forza maggiore, o stare o andarsene.
    Dopo tutto, lo stato non garantisce nulla ne algi itlaiani, oltre i conti,
    e meno meno che a miliaia di italiani e stranieri, che fanno i barboni a giro per le citta’ italiane.
    E sono molti, dove, con pochi metri quadri di abitazioni popolari, almeno gli renderesti la vita meno dolorosa.

    Se permetti che ne arrivino altri, basta dirlo, e non avrai nemmeno da lamentarti, perche’ avrai da fare direttamente con loro, basta solo un po’ di tempo, quando aumenteranno, e quando si aggregheranno per colore, razza, e religione.
    E hanno ragione. E allora diresti; azz, poco incisivi siamo stati.

  • myone

    ah ah che tetris che sei. Te che non sei ne fra questi e ne fra quelli, ce ne valgono mille per quelli come te?
    Lascio stare ogni diritto e ragione e polemica, anche e sopratutto per parte loro,
    ma molti non hanno capito il senso profondo e rozzo dei padani, cosa che, voi cercate di chiarire a discorsi, dove, siete i primi a fare casino e a non risolvere nulla, ma solo a criticare, dire, e poi svanite nel nulla.
    E se fosse fra teste calde, ancora i padani di ragione ne hanno a iosa, e no di parte, ma nel gisuto, dove le cose dovrebbero senza mettere in mezzo il razzismo, essere diverse.
    Ma dicevo, fra teste calde, le teste dei neri sono piu’ leonide di quelle degli italiani, perche’, o fanno gli schiavi, o di essere italiani o no se ne fregano proprio, volendo solo stare, e stare bene, e non parlo di quelli che sono nella cacca.
    E non parlo per chi lavora e si e’ integrato avendone possibilita’, il che, rimangono sempre piu’ forti come modo e carattere, ma te lo sogni che abbiamo almeno un po’ di come sono le quelita’ di queli che si chiamano italiani, e non tutti gli itanliani sono itlaiani, ma sono piu’ neri dei neri.
    Fatto sta’ che, quelli che conosco io, e stanno 7 a 3 di quelli che lavorano, hanno casa, macchine, e vestiti IN, perche’ questa e’ la loro veduta della vita, e sono pieni di ori, mentre le loro donne, sfregiate, vanno a battere ogni sera con acqua e gelo che sia.
    e se dovessi avere a che fare con loro, sono peggio delle teste calde marocchine. Provare per credere. E parli con uno che, non e’ ne razzista, ne leghista, ne rosso e ne nero, ma con i piedi per terra.

  • pablobras

    Onore alle parti in lotta…indigeni e immigrati. Entrambi lottano per il proprio benessere e la propria sopravvivenza.
    Mazzate allo Stato italiano che a permesso di arrivare a tanto.
    Nemmeno uno di quegli uomini affricani sfruttati come schiavi doveva essere li.
    Il lavoro prima agli italiani che a milioni non ce l’hanno, specialmente i giovani. E soprattutto rivalutare il più nobile dei lavori, il contadino vero come da tradizione. Il bracciante agricolo un uomo vero……”…con la loro sobrietà, la forza delle loro braccia nude, abbronzato dal sole, e la loro feroce resistenza al lavoro e alle fatiche, rappresenta … una solenne lezione di virilità[78] »Le varie fasi del processo di malattia e morte sono precisamente dimostrate, e portano un nome che li riassume tutti: urbanismo e metropolitanismo, come spiega l’autore …. La metropoli cresce, attirando persone dalla campagna, che, tuttavia, non appena esse sono urbanizzate, diventano – come la pre-esistente popolazione – sterili. I campi tornano a deserto, ma quando le abbandonate e bruciate regioni si diffondono, la metropoli è catturata alla gola: né la sua attività, né le sue industrie, né i suoi oceani di pietra e cemento armato possono ristabilire l’equilibrio che ormai è irrimediabilmente rotto: si tratta di una catastrofe[79] »…il nonno aveva ragione su tante cose….su quasi tutto.
    Sempre e solo il profitto schifoso a determinare tutti gli eventi planetari.
    Basta…..!!!!!!!….la vita è un altra cosa.

  • myone

    Gia’, l’ italia e’ la banca delgi ammortizzatori sociali e dei paraculi,
    dove si sprecano e buttano valanghe di soldi, ma a garantire lavoro e vita equa, quello no, mai, lo si fa’ solo a tavolino e davanti a numeri.
    Ma le condizioni e la gente, non e’ un numero, e la realta’ e ‘ sempre un’ altra cosa.

  • myone

    Quello ci vorrebbe, ma anche i pomodorai, campano, ricordatelo, anche se, sono filgi di puttana, ma solo per salvarsi il culo.
    Poi, io li manderei dai padri storici dei pomodori, personaggi che hanno lavorato alla cirio, e se la sono lavorata.
    Si, quelli che hanno fatto questo e altro, per far si che le cose siano cosi e rimangano cosi.

  • myone

    Sono queste situazioni che mostrano tutta la realta’ che viviamo ogni giorno,
    dove quando escono, si vedono limiti e incapacita’, davanti ai problemi veri.
    Il resto, bla bla bla bla, sia da una parte che dall’ altra, e’ come il falo’ della befana, va’ tutto in faville e cenere.
    E’ come un’ intero paese che litiga sulla merda e chi l’ ha fatta e chi la deve tolgiere che si continua a pestarla,
    e nessuno la toglie. Questa e’ l’ italia, sopratutto quella che parla e peggio ancora, quella che pensando, pensa di parlare e di dire qulcosa, contribuendo a lasciarla cosi, e farla andare peggio.

    Leggevo di gheddafi. Non avrei fatto nessun affare con quel sporco religioso marcio.
    Anzi, avrei fatto come ha fatto regan, nel momento che schiavizza persone che spennano prima e dopo, quando partono e quando ritornano.
    Perche’… con certa gente, l’ affare la politica, la leccatina, non e’ un modo per convertirli, ma per plagiarli al peggio che gli si vuole davanti alla faccia, farli credere che non sia piu’. Ma e’ tutta ipocrisia.

    Bombardate i governi da dove vengono questi profughi, instaurate governi bianchi, come al tempo delle colonie, e anziche’ sfruttargli, dategli le possiblita’ che campino dove vivono, in linerta’ e dignita’.
    Altroche’ discorsi, e gente che si allarga nella loro miseria e disperazione.
    Bianchi di merda.
    E tiranni di colore di piu’ merda ancora.
    (non censuratemi e non denunciatemi, sono parole sante. E’ verita’)
    PS non sento mai un politico o blatterone di ogni risma, che dica mai la verita’ delle cose.
    Tutti le mistificano e le occultano, altrimenti, non ci sarebbero bnella saga del circo degli eunuchi infinocchiati.

  • cirano60

    da come ti esprimi presumo che non sei italiano forse un immigrato che ha imparato
    la peggiore retorica italiota;come si fà a giustificare la violenza di migliaia di scalmanati che si divertono a terrorizzare gli abitanti che non hanno nessuna responsabilità per le loro condizioni di vita ; le cause sociologiche ed economiche di questa situazione vanno ricercate altrove ma penso che non si può più tollerare la violenza di questa gente. quindi l’unica soluzione , che il governo italiano volente o nolente dovrà considerare, è quello del rimpatrio forzato nei loro paesi di origine . caro mione ormai siamo quasi in guerra e non c’è posto per persone come te che pescano nel torbido , per quanto riguarda i manganelli sai bene dove sistemarli eventualmente anche con l’aiuto di tua madre.

  • TizianoS

    Il dilemma romani/barbari è vecchio, e devo dire che il declino di Roma cominciò quando cessò la sua capacità di assimilare alla propria cultura gli altri popoli e di rinnovarsi con forze fresche. La diffidenza impediva di riconoscere il sincero desiderio di tanti barbari di essere accolti e di poter divenire romani, e di valutare correttamente la collaborazione degli stessi barbari.

    Comunque questi immigrati extracomunitari lavorano, e fanno lavori per i quali gli italiani sono totalmente assenti.

    Poi la legge sull’immigrazione esiste e si chiama Bossi-Fini, ma è fatta per un paese civile, non per un paese in mano alla mafia come l’Italia.

    Eliminare la mafia dovrebbe essere il compito dei legislatori, dopo di ciò qualunque legge sull’immigrazione potrà pure andare bene.

    L’ineffabile ministra Mara Carfagna ha detto che è a fianco degli italiani, ma soltanto dalla parte di coloro che fanno fino in fondo il loro dovere di cittadini, denunciando lo sfruttamento della mano d’opera straniera. A Rosarno dove sono gli italiani che denunciano lo sfruttamento ? Sfido chiunque a trovarne UNO. E se lo fa, farà la fine dei personaggi citati in questo pregevole articolo di Mario Rovelli.

    E parlando di valanghe di soldi, ricordo piuttosto l’assurdità delle pensioni facili per gli stranieri «ricongiunti» (governo Prodi) che a febbraio 2007 con un decreto ha allargato le maglie dei controlli per i parenti degli immigrati, alleggerendo i criteri di ammissione delle domande di assegno sociale. Tale assegno sociale sulla carta è vincolato alla residenza sul territorio italiano: ma succede che il percettore «torna a casa» e continua a incassarlo pur non avendone titolo.

    Si danno gratis soldi a chi non ha fatto un giorno di lavoro in Italia e si trattano come animali lavoratori effettivi.

    Quanto a prendete una famiglia a carico porgendogli lavoro e casa questa è l’imperativo categorico di migliaia di imprenditori italiani del Nord e del Sud che preferiscono l’extracomunicario all’italiano. Si è mai chiesto perché ?

  • maristaurru

    Sempre in questi casi mi chiedo come mai si permetta il crearsi di ghetti.

    Non è difficile capire che degli operai immigrati, sotto pagati, che vivono precariamente in abitazioni di fortuna, resteranno isolati , vivranno nel degrado, portando inevitabilmente il degrado a contatto degli autoctoni, provocando reazioni di rigetto.

    Non so se non è voluto, in questo modo si divide e si perpetua lo scontro fra diverse culture. E’ questo che si vuole? temo di si. temo che gli interessi economici di chi vuole riempire il paese di simil/ schiavi, vogliono si che gli schiavi siano divisi dal resto della popolazione ed invisi al resto della popolazione. Dovessero tutti insieme ragionare e capire: si perpetua quello che hanno fatto con noi per 60 anni; divisi gli uni contro gli altri e nessuno che pensava al bene comune , e ci hanno scippato il Paese.

  • nessundorma

    In Italia c’è bisogno della caccia al nero senza se e senza ma.
    Da non confodere con la caccia al negro…
    Chi lavora in nero, sia italiano o straniero, ruba.
    Le tasse servono anche per aiutare chi il lavoro lo ha perso.
    Per due colpi di pistola ad aria compressa hanno devastato un paese.
    Hanno distrutto le macchine e le vetrine di chi come loro è vittima delle mafie.
    Se proprio se la dovevano prendere con qualcuno, dovevano farlo con chi li opprimeva e li sfruttava, non con altri innocenti.
    E’ stata una vigliaccata e un errore. E gli errori si pagano
    Chi pagherà i danni visto che è giuridicamente impossibile chiedere i danni ad un clandestino?

  • myone

    amicos non ti rispondo in italiano, perche’ sarei pesante, quiandi continuo sul sull extratario.
    Ho risposto in rima a chi ho risposto, e poi leggi pure altre cose che ho detto.
    Per via di mamme, lascio stare, argomento senza novita’.

  • myone

    Concordo sul tutto.
    Chiediamoci anche perche’ le imprese italiane sono a decine di miliaia all’ estero, e arrivano anche a sbancare dove sono per trasferirsi in cina.
    Sento l opposizione che si basa sempre sulla legge bossi fini per giustificare il casino immigrazione, mentre te la giudichi per persone civili. Allora vale un po’, se si vuole scampare al peggio.
    Prodi? vomito il mangiare di natale. Quello della cirio? Dove amministrava gli extra fra commesse e varie?
    Conosco extracomunitari che hanno pensione nel loro paese, portano figli e parenti qui, ricevono sussidio sulla busta paga per i figli, e prendono pure aiuti, e il rimanente della famiglia, oltre che a uno o due, lavorano in nero. capit?
    Ma io dico: come e’ possibile che chi ci amministra, che la sanno sempre lunga, inciampano nel niente, e serve una rivoluzione per arrivare a quello che e’ e sarebbe lineare e logico?

  • airperri

    La cosa piu’ strana e’ che prima di leggere questo articolo su Donchisciotte, avevo appena finito di leggerne diversi riguardo gravi e recenti ingiustizie di alcune ditte italiane verso impiegati italiani.
    E adesso la rivolta degli immigrati. Fatti venire in Italia ma poi in questa situazione trattati da schiavi. Ecco il paradosso.

    Evidentemente si sta tutti male qui in Italia..

    Mi sembra che questo paese assomigli sempre piu’ al medioevo.

    Che mi devo aspettare nei prossimi mesi? Inquisizione?
    arance a 6 euro al kilo e benzina a 3 euro /litro?
    O la mia vicina di casa che chiama il fabbro e si fa fare un bel ponte levatoio?

  • Rossa_primavera

    Fatti venire in Italia e poi trattati da schiavi,scrive lei giustamente:si e’ mai domandato appunto di quale parte politica e’ la responsabilita’ di questa situazione da guerra civile,chi li ha fatti venire in Italia appunto?
    E con quale scopo?Le risposte sono abbastanza lapalissiane.

  • Rossa_primavera

    Purtroppo si sta avverando cio’ che da molti era stato prospettato:una guerra civile in piena regola.Una guerra civile tuttavia piuttosto nuova,che ha pochi precedenti nel passato,non piu’ una lotta tra chi ha e chi non ha,tra capitalisti e proletari,tra ricchi e poveri,tra sfruttatori e sfruttati,bensi’ una vera e propria guerra tra poveri,tra chi ha poco e chi non ha invece nulla,come e’ accaduto in precedenza a Pantelleria,sempre per questioni legate all’immigrazione clandestina,e a Napoli dove invece la popolazione locale insorse contro un campo di zingari nel quale venivano nascoste,secondo gli abitanti,delle donne che avevano cercato di rapire dei bambini.Nel caso calabrese i locali insorgono contro i disagi e la distruzione portate da chi a sua volta e’ insorto per chieere una vit piu’ digniotosa.La contraddizione risiede nel fatto che in apparenza entrambe le cause sembrano avere ottime ragioni,quella dei cittadini calabresi di non esporre a pericoli le loro famiglie e i loro beni,quella dei migranti di avere un trattamento piu’ dignitoso.Allora vorrei fare a tutti voi una domanda che viene spontanea:vale di piu’ il diritto di chi non ha il pane di cercare di procurarselo ad ogni costo,anche con danni alla poolazione indigena,oppure vale di piu’ il diritto di chi ha poco,magari solo quel pezzo di pane,e fa di tutto per difenderlo?Si poteva evitare questa situazione e se si,di chi sono le maggiori responsabilita’?Uno stato deve tutelare prima i propri cittadini oppure deve difendere sempre e comunque i piu’ deboli?

  • airperri

    Penso che uno Stato dovrebbe tutelare i propri cittadini ( e qui mi sembra che in Italia non sia proprio il massimo, anche se c’e’ di peggio nel mondo). Lo stesso Stato pero’ dovrebbe offrire anche la possibilita’ a chi, straniero, ne ha bisogno, di poter lavorare e integrarsi nella societa’, previo controllo di requisiti base e successivamente di permettere ad un immigrato una vita decorosa. In fondo noi italiani siamo stati tra i primi immigrati in quasi tutto il mondo.
    Io ho vissuto per alcuni mesi in Australia (severissimi), UAE (paghi e sono dei gran paraculi), Brasile (caos amministrativo che migliora dietro eventuale corruzione), Costa Rica (paghi , sono lenti e alla fine qualcosa funziona).
    Qui in Italia (e parlo da italiano) mi sembra che sia tutto il contrario di tutto…
    E poi l’informazione stile tg.com che generalizza e disinforma.
    Purtroppo prima li hanno fatti entrare denigrando la fazione opposta. Adesso li hanno regolamentati-ghettizzati.
    Ora anche il popolo non ci capisce piu’ nulla, dato che tra tasse, mafie, bollette, mutui ecc. non sa con chi prendersela se non con l’eventuale anello della catena ancora piu’ debole.
    Il problema per me e’ il Parlamento, loro si’ che sono marci e che dovrebbero prendere un bel barcone e divorarsi tra di loro come dipinse Gericault ne ‘La zattera della Medusa’ !

  • Rossa_primavera

    Lei scrive giustamente:previo controllo dei requisiti dibase.Le persone di cui sopra tali requisiti non li hanno perche’ sono tutti irregolari o immigrati clandestini che dir si voglia.Sono cioe’ entrati in uno stato sovrano in violazione di una legge regolare del medesimo,legge regolarmente votata dal parlamento regolarmente eletto,controfirmata dal presidente della repubblica e giudicata costituzionale dagli organi di vigilanza appositi,una legge del resto perfettamente in linea con quelle vigenti negli altri paese della UE.E’ vero che noi italiani siamo i primi immigrati nel mondo ma e’ altrettanto vero che abbiamo sempre dovuto uniformarci,giustamente,alle leggi del paese ospitante.Non si capisce perche’ dunque adesso,non dovremmo pretendere lo stesso rispetto delle nostre leggi sull’immigrazione da chi viene nel nostro paese.Una volta poi che uno e’ in regola coi requisiti deve godere di tutti i diritti di cui gode un cittadino italiano,voto compreso,a mio avviso da subito per gli immigrati regolari che pagano le tasse:no taxation without rappresentation recita un vecchio broccardo sassone che a me pare equo.

  • topol

    tutto come da programma. Disgregazione totale. Colpo di grazia all’Italia come Nazione, (ma toccherà a tutta l’Europa).
    Chi veramente faceva gli interessi dell’Italia e degli italiani, è stato assassinato nel 1945 da chi aveva chiaro in mente il proprio obbiettivo.

  • materialeresistente

    E già fino al 45 era bello andare in Africa a colonizzare. Proprio bei tempi e nobili obiettivi.
    Ma una parola contro i padroni ed i caporali che sfruttavano anche prima del 45 (come adesso)?

  • maristaurru

    I danni dovrebbero pagarli tutti quegli infami che hanno permesso che le cosche la facessero da Padrone importando carne umana a caro prezzo, ammonticchiandola letteralmente in locali fatiscenti.

    I danni li dovrebbero pagera tutti quegli imbecillotti che senza tagionare inneggiavano ad aprire le porte a tutti ” che è tanto nobile”

    i danni li dovrebbero pagare i politici imbelli, il sindaco del paese che ha permesso il formarsi di un ghetto, da irresponsabile, e i così detti imprenditori schiavisti.

    Ma se mai è più facile che per fare stare calmi gli Italiani di calabria, i danni in qualche modo li paghiamo noi pecoroni dalla fiscalità generale.

  • Eli

    Quello che mi stupisce è che noi italiani non ci ribelliamo ai governi che ci fanno vivere in un paese incivile e razzista, dove è tollerato essere sfruttato e trattato come schiavo, dove si incita all’odio razziale (il Partito dell’Amore!Sic!), in cui la Gelmini, con le sue ultime direttive sulla scuola, suggerisce un comportamento ghettizzante. Questo ci fa vivere nell’insicurezza. E non c’è esercito o polizia che tenga: se non c’è accoglienza ed inserimento, siamo tutti seduti su di una polveriera.

  • Malas

    “Per due colpi di pistola ad aria compressa hanno devastato un paese. Hanno distrutto le macchine e le vetrine di chi come loro è vittima delle mafie. Se proprio se la dovevano prendere con qualcuno, dovevano farlo con chi li opprimeva e li sfruttava, non con altri innocenti. “…..si hai ragione ma perchè non ragionano un po’ questi negri? Che ingrati….oltreutto che li fanno lavorare, loro come reagiscono? Distruggendo tutto. Che cattivi.

  • idea3online

    Purtroppo hanno usato violenza verso persone vittime come loro. La rabbia ha accecato la ragione. Dovevano assolutamente evitare di colpire i cittadini, ma avrebbero dovuto solo protestare senza violenza.
    Certamente le loro condizioni, la loro vita…striscia la notizia lotta per aiutare i cani nei canili, a volte vediamo situazioni assurde, aiutare dei cani schiavizzati….e tutti siamo pronti a dire che coraggio striscia la notizia….mentre da anni e anni uomini neri, negri, africani, uomini ed esseri umani come noi a somiglianza di Dio, vivevano in un “canile” a cielo aperto, e nessun, nemmeno striscia la notizia è stata capace di liberarli. La violenza e la rabbia hanno rotto la rete della “gabbia” invisibile e stretta.

  • A_M_Z

    “Gli immigrati devono entrare con RICHIESTA, dopo che alla richiesta non ci sono italiani disposti al lavoro se ce ne sia
    Sia italiani che extra devono essere pagati bene, avere un alloggio garantito, e avere diritti totali

    Chi e’ fuori da questa prassi e’ un delinquente, un clandestino, e non si deve permettere nulla di nulla.
    E chi sgarra paghi, e di brutto”

    mah… assurdo.

    Finchè non si capisce che le migrazioni sono un fenomeno economico come si può esprimere un parere?

    Lei probabilmente non l’ha capito perchè il suo ragionamento con una logica e retorica basilare pur funzionando non raggiunge nessun risultato se non aumentare il muro tra le due fazioni create ad hoc: tutti dentro e tutti fuori e lavorare.

    1)E’ vero; chi non può essere ammesso se ne stia fuori.
    Superare una linea di terra immaginaria creata dall’uomo è un crimine penale? Essendo l’isituzione Stato una creazione umana e l’essere clandestino non è un reato pericoloso la sanzione amministrativa e il forfait sulla cittadinanza mi sembrerebbe la cosa più adeguata.
    2)Come la mettiamo con lo sfruttamento e l’infiltrazione politica in ogni meandro delle loro istituzioni?
    Esistono degli stati da cui gli “immigrati” provengono e la loro storia non è tutta rose e fiori anche per merito delle nostre Istituzioni.
    Quindi se “loro” sentissero il bisogno di spaccare teste in occidente avrebbero tutte le ragioni del mondo. Invece fuggono dalla loro terra e lavorano da schiavi per mandare i soldi a casa.

    3)le migrazioni sia all’interno degli stati che tra stati e stati sono un fenomeno economico: frutto del sistema economico. Sistema in cui viviamo tutti e potrebbe pure accadere in un futuro che a partire con la valigia di cartone potremmo essere noi che scriviamo in questo momento.
    Inutile girarci attorno. E’ un fenomeno economico e come tale va analizzato e osservato. Cosa che nessun politico, nessun giornale, nessuna persona sta facendo da 200 anni.

  • myone

    Io non debbo giustificare l’ immigrato, e non voglio fare l’ immigrato.
    Con il benessere che c’e’ e i soldi che si fabbricano, si dovrebbe almeno far si che ogni persona vive dignitosamente dove vive. Stop.
    Nessuna giustificazione ne per chi emigra ne per chi ci specula e su nessuna legge che non regoli questo.
    Quando tutti stanno bene, un mese di vacanza dove vuoi contraccambiata, ne dovrebbe essere di regola, e gratuita.
    E se vuoi cambiare stato, cambia casa e podere con un altro, e vai, sentendoti cittadino di questo mondo, ma a casa tua, anche se scegli di farla altrove.
    Ma non devi cambiare per guerra, disagio, poverta’, o avventura da disperato, in un altro paese che la disperazione te la garantisce a vita.

  • A_M_Z

    Può essere più chiaro?

    Che significa ciò che ha scritto? E’ italiano?
    Davvero , non capisco che parte vuole tenere. OK, lei non è italiano, è un immigrato?
    A quanto pare il benessere non è abbastanza se succedono fatti di questo tipo, non crede?

    Il capitalismo ha come prima funzione regolare la scarsità dei beni.
    Il mondo non è una cornucopia di “benessere”.

    Benvenuto sul pianeta terra.

  • prodomo

    Interessante il reportage, ma una frase in particolare (non a caso posta in conclusione) lo rende illuminante: “senza di loro le arance resterebbero sugli alberi”.
    Ecco, credo che quest’idea risulti organica e funzionale al potere costituito più del vomito razzista che ha inondato il paese. Un esempio lampante di come la sinistra cosiddetta istituzionale e i sindacati cosiddetti dei lavoratori abbiano perso pure le mutande rincorrendo le scorregge di Confindustria…
    Insomma, ‘sti negri puzzano un po’ ma dai, in fondo sono UTILI.

  • prodomo

    InneggiaVANO, appunto. Poi è arrivata la panacea, il sigillo di tutte le porte, la soluzione definitiva aka legge Fini-Bossi (o Bossi-Fini, tanto se ne litigano ancora la paternità). Nel 2001.

    C’era ancora la lira quando questi imbecillotti inneggiavano.

  • stonehenge

    Aggiungo una sola cosa a tutto ciò che avete scritto:
    Perchè questi nuovi schiavi neri non si ribellano in egual modo nei loro paesi d’origine mandando a casa corporations,governi militari e sfruttatori vari?
    Mi rispondo: forse perchè qui in italia sanno che un minimo di legalità rappresentata da quel che rimane delle istituzioni c’è, e quindi manifestano la loro rabbia.

  • idea3online

    L'”arancia” quando è spremuta sino alla buccia non ha altro sistema se non quello di fare allontanare la mano pesante che spreme sino alle ossa. Dai loro paesi scappano per colpa delle corporations, nei loro paesi avviene la prima “spremitura d’arancia”, loro scappano convinti che in Italia troveranno mani meno abili a fare le spremute, il caso vuole che i poveri raccolgono arancie, e come le arancie vengono spremuti, però quando la mano pesante avida di guadagno tocca l’osso stanco dall’oppressione ecco che il dolore fa scattare la molla verso la libertà.

  • modo16

    Grazie per la sincerità. Ho letto in diversi articoli ancora gente che testualmente afferma che i lavori che nessuno vuol fare li fanno i neri et similia,, ergo il poveraccio sevre..Evito di raccontare la mia storia e quelle di miei simili(per rispetto verso myone) ma, a coloro che sono barricati ancora nella concezione utilitaristica dell’extracomunitario vorrei invitarlo a fare un due passi in friuli o in veneto(non in campania). Non scendo ovviamente alla logica del razzismo conseguente a tale situazione cosicchè il mio bersaglio non sarà più nè il politico nè il nero ma chi, pur essendo italiano, ostina a vederli ancora come una razza da proteggere facendo discorsi buonisti a loro dedicati. Ma agli italiani nella merda chi li fa i discorsi buonisti??Come dicevano i latini?mors tua vita mea?

  • bgfra

    E’ italiano , ma lo capiscono bene solo quelli che sanno cosa vuol dire essere in difficoltà (ad esempio quelli che devono mantenere una famiglia numerosa ed il fratello di 47 anni disoccupato con due figli, ad esempio….)

  • bgfra

    Chiaro che leggere un simile articolo fà star male, ma ormai ci stimao indurendo anche noi, ormai diventa una questione di sopravvivenza, non a caso i piu’ generosi sono quelli che grqndi problemi non ne hanno.
    O chi ha talmente ben organizzato la proprio vita da vivere con due euro (0,001%) oppure studenti vari, statali col posto tranquillo , con poca gente a carico e quant’altro (senza offesa per nessuno, so benissimo che ci sono statali con tanto di famiglia da mantenere che arrivano a malapena a fine mese, pero’ almeno da un punto di vista occupazionale stanno ranquilli, e oggi non è poco)