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BUSTE SOSPETTE, PROIETTILI ED ESPLOSIVO. EQUITALIA HA QUELLO CHE SI MERITA ?

DI SARA SANTOLINI
ilribelle.com

Nonostante gli attacchi vandalici a Equitalia sembrino poco più che un maldestro tentativo di screditare la lotta dei cittadini contro quello che è ormai il suo strozzinaggio legalizzato, a (quasi) nessun italiano ha fatto veramente dispiacere venire a conoscenza delle buste sospette recapitate all’azienda più odiata d’Italia. E meno trasparente.

Tutto il Paese sa che dietro la facciata della riscossione dei debiti si nasconde una s.p.a. che lucra clamorosamente sulla pelle dei cittadini. E, di solito, di quelli onesti e magari in difficoltà. Da Nord a Sud la protesta contro di essa non accenna ad attenuarsi, nonostante i giornali ci tengano a sottolineare un pubblico disdegno, per le buste intimidatorie, che nella realtà non esiste. Contro Equitalia non c’è gente che non vuole pagare quello che deve. Si tratta al contrario di cittadini che vogliono veder riconosciuti i propri diritti. L’azienda, che esercita la riscossione dei tributi sull’intero territorio nazionale, è accusata di ogni tipo di violazione delle norme inerenti il suo compito.

Innanzitutto è affetta da una lentezza amministrativa che sembra tutt’altro che non voluta, visto che lascia regolarmente aumentare gli interessi nonostante la colpa della tardiva notifica delle cartelle dipenda solo da essa. Tale inefficienza è tale da creare una vera e propria mancanza di comunicazione col debitore, che può trovarsi ad avere un’ipoteca sulla casa senza esserne a conoscenza, e che lo priva di fatto del diritto di ricorrere a mezzi legali per risolvere il problema. In secondo luogo gli interessi che applica sono praticamente da usura, al 9%. In terzo luogo Equitalia ricorre al pignoramento dei beni mobili e immobili dei debitori con una facilità e per delle cifre talmente modeste da incorrere nella sistematica violazione delle norme europee a riguardo, oltre che di quelle nazionali. E la situazione è talmente grave e palese che lo stesso Monti ha deciso di dare un minimo di segnale di cambiamento, con l’emendamento alla manovra “Salva Italia” che prevede sia lo Stato a stabilire la percentuale che Equitalia percepirà per il suo servizio, portandola al di sotto del livello attuale.

Intanto le associazioni cercano di fare più informazione possibile, e di dare ai contribuenti vessati dalle cartelle esattoriali un sostegno. Tanto più che l’azienda, da parte sua, fa orecchie da mercante. Come sottolineato da Marco Paccagnella, presidente di Federcontribuenti Veneto che ha organizzato una protesta oggi stesso contro l’azienda, «la risposta di Equitalia ad una richiesta di civile confronto è la barricata dietro gli sportelli». Inoltre «la società sembra aver male interpretato il senso delle festività natalizie, incrementando il numero di cartelle spedite ai cittadini». Che spesso, nemmeno a dirlo, hanno un intestatario errato o sono la richiesta di pagamenti non dovuti o già effettuati, forse inviati nella speranza che chi le riceve non abbia tempo, soldi o informazioni per gestire un ricorso o ancora abbia più paura di affrontare un pignoramento o un’ipoteca che volontà di far valere i propri diritti. E intanto l’azienda continua a inviare cartelle dubbie, mostrare inefficienza amministrativa, tassi di interesse altissimi, violazioni delle norme comunitarie e nazionali riguardo le modalità di pignoramento dei beni dei debitori. Dov’è lo sdegno per tutto questo?

Sara Santolini
www.ilribelle.com
22.12.2011

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Pubblicato da Davide

  • Tao

    caro beppe,
    sono vito e scrivo da bari. nella vita faccio l’avvocato e mi occupo principalmente di opposizioni contro tutti gli atti di Equitalia E.Tr.. posso assicurarti che un 30% degli atti di equitalia etr sono fatti male e annullabili poichè a volte illegittimi e contra legem.

    Vi faccio un piccolo esempio:

    quando vi arriva una cartella di Equitaia E.Tr. sotto la voce del debito trovate la voce sanzioni per il mancato pagamento, in realtà non sono altro che interessi calcolati al 10% ogni sei mesi.

    E’ chiaro che non possono essere chiamati interessi perchè altrimenti dovrebbero considerarsi illegali in quanto usurai.

    Ebbene una sentenza della Corte di Cassazione del 2007 ha dichiarato illegittime quelle somme, o meglio ha dichiarato illegittima la richiesta fatta da Equitalia relativamente a quelle somme.

    e allora se la Corte di Cassazione ha dichiarato l’illegittimità di questa richiesta perchè Equitalia continua a richiederle e quindi molti cittadini continuano a pagarle?
    e soprattutto perchè nessuno ne ha mai parlato e mai ne parla?

    a tutti i lettori consiglio di informarsi bene prima di pagare oppure di consultare l’ASS.DAC (associazione a difesa degli automobilisti e consumatori a cui do volentieri una mano http://www.assdac.it – la consulenza è gratuita e non solo quella). non credo che monti eliminerà mai l’Equitalia però tramite le associazioni giuste si può, a volte, risolvere il problema.

    Grazie di esistere con il tuo blog

    Ciao e auguri di buon anno a tutti

    Vito Franco
    Fonte: http://www.beppegrillo.it
    2.01.2012

  • Affus

    LUIGI EINAUDI NEL LONTANO 1907 : LA FRODE FISCALE NON POTRA’ MAI ESSERE CONSIDERATA ALLA STREGUA DEGLI ALTRI REATI FINCHè LE LEGGI TRIBUTARIE SARANNO VESSATORIE E PESANTISSIME E FINCHè LE SOTTILI ARMI DELLA FRODE DIVERRANNO L’UNICA ARMA DI DIFESA DEL CONTRIBUENTE CONTRO LE PRETESE ESORBITANTI DEL FISCO .

  • sorvegliatospeciale

    Ho la netta impressione judicando dal criticismo di Beppe Grillo sullo scandalo Equitalia , ma anche sul caso NO TAV , che tanti giornalisti italiani sono incapaci di distinguere quando leggi e dicisioni governative tiranniche feriscosno la comunita’. Anche Time magazine ha discusso il caso no TAV , ma in Italia , successivi governi hanno ignorato e mandato i militari per sopprimere il volere della Val di Susa . La legge sull’ Equitalia fa schifo , ma nessuno si chiede quale sia la ragione che spinge poveracci a mandare pacchi bomba ? Sembra che , a priori , perche’ certe leggi sono state approvate da governi diventano quindi ” sacre leggi ” da osservare ad ogni costo senza criticare .
    Ogni forma di criticismo di leggi stupide e contraproduttive e’ considerato anarchismo .
    Sembra che certe persone vogliano evitare di essere bollate come anarchiste criticando leggi anacronistiche . E’ simile in certo modo al criticimo di Israele che viene
    mal interpretato come ” antisemitismo ” quando e’ invece anti Apartheid .
    Anche al tempo del duce, tanti cosi’detti giornalisti approvavano automaticamente le azioni criminali del governo . Sembra che siamo quasi allo stesso punto .

  • borat

    non voglio commentare , tanto si capisce benissimo come tutti la pensiamo

  • Nauseato

    Siamo d’accordo, ma perché TUTTO MAIUSCOLO … (?)

    Ad ogni buon conto, già almeno un 3 o 4 anni fa e figuriamoci ora, era facile calcolare che la cosiddetta “pressione fiscale reale”, ovvero il calcolo di tutte le varie voci dirette e indirette, oneri, bolli, canoni, imposte, tasse, contributi, … e via dicendo chi più ne ha più ne metta, quando si sommavano finivano ad arrivare abbondantemente oltre il 63%.

    Detto questo, detto tutto.

  • Nauseato

    Da aggiungere quanto sia insopportabilmente odioso che se in un qualsiasi pagamento qualcuno non paga o paga quando gli pare, il creditore che non sia l’Ente pubblico abbia ben poco da poter fare.
    L’esistenza di un’Equitalia e dei suoi sistemi sarebbe al limite “accettabile” se CHIUNQUE potesse disporre dei medesimi strumenti di recupero crediti: non mi paghi il dovuto e non paghi alla scadenza stabilita ? Posso disporre degli stessi mezzi.

    Sì, esistono le agenzie di recupero crediti e le accolite di malavitosi … dai metodi convincenti. Ma non è questo il punto.

  • Tao

    ROMA – «Se Equitalia è diventata un bersaglio bisognerebbe capirne le ragioni oltre che condannare le violenze». Stavolta il messaggio di Beppe Grillo non era, alla lettera, particolarmente incendiario. Ma non è sfuggito alle condanne di rito degli avvistatori di terrorismo, velocissimi (dal Pd a Di Pietro al Pdl) ad accusare il blogger di «scherzare col fuoco». Ne è risultato un vuoto parafestivo riempito di facile agitazione. Tutto per un post di capodanno persino di buonsenso, accompagnato com’era da un invito a Monti a «rivedere il funzionamento di Equitalia». «Se non ci riesce la chiuda», aveva aggiunto Grillo al massimo dell’estremismo.

    Chiuderla sarebbe impossibile, visto che Equitalia non è altro che l’agente pubblico della riscossione dei tributi – un servizio a cui lo stato non può rinunciare. Ma radicalmente modificare sì, visti i casi di errori, interessi elevati, pignoramenti indiscriminati ai quali sono sottoposti i cittadini (dichiariamo qui un conflitto di interessi, chi scrive ha passato ore e denari per gli sportelli di Equitalia e ancora nuove cartelle incombono). Del resto esiste ormai da anni un movimento di critica aperta e pubblica alle pratiche di riscossione coatta, ci sono associazioni e siti internet, in Sardegna ci sono state occupazioni, proteste in qualche caso appoggiate dagli amministratori locali e c’è anche chi – azzardando un calcolo – ha contato in una sessantina le vittime (suicide) di Equitalia. Chi protesta non lo fa dunque con i pacchi bomba come quello che ha ferito il direttore generale della società il 9 dicembre scorso a Roma, gesto evidentemente da condannare ma Grillo questo lo fa, o con le vetrine spaccate (a Foggia) o annerite (a Modena) a capodanno. Chi protesta solleva un problema perché ha certamente ragione Monti quando dice che «Equitalia svolge una funzione essenziale per il funzionamento dello stato», ma è altrettanto vero che lo fa essendo costituita in forma di società per azioni (in mano pubblica) che oltre a ripagare la sua complessa struttura produce ogni anno degli utili, cioè un guadagno, grazie agli aggi sulle riscossioni. Che di un problema si tratti è evidente anche perché il volume delle multe e contravvenzioni che dai comuni passa a Equitalia non è indipendente dal taglio dei trasferimenti pubblici agli enti locali. Ormai da anni i sindaci sono costretti a chiudere i bilanci con i vigili urbani. Tralasciando altre assurdità come l’impossibilità per i contribuenti di compensare debiti e crediti con lo stato.

    La reazione a Grillo da parte del presidente di Equitalia (e direttore dell’Agenzia delle entrate) Attilio Befera è stata assai netta: «La battuta non fa ridere, gli imbecilli mettono le bombe, occorre difendere gli uomini che fanno il loro dovere al servizio della collettività». Ma che Grillo stavolta non abbia abbaiato alla luna lo dimostra non tanto il numero dei commenti al suo post (che è sempre alto, era così anche quando recentemente ha dato del golpista a Monti per poi elogiarlo subito dopo), ma il tono di generale condivisione. La rabbia contro Equitalia non a caso non si è fermata sul blog del comico genovese, ma ha riempito tutti i siti che hanno dato notizia della polemica, anche quelli in genere più ingessati o filtrati. E qualcuno tra i politici disposto a riconoscere che le ragioni di questa rabbia vanno indagate alla fine c’è stato, persino tra i dipietristi, persino tra i berlusconiani. «Equitalia è diventata una sorta di sicario delle imprese e delle famiglie italiane» ha detto la vice presidente dei deputati Pdl. Nessuno le ha dato della terrorista.

    Andrea Fabozzi
    Fonte: http://www.ilmanifesto.it
    3.01.2012

  • edo

    Avete guardato bene il simbolo equitalia? Cazzo, dove ci sono i soldi c’è sempre quella gente o il loro simbolo!
    Detto questo, la strategia delle attuali elites è quella di stressare la gente per mandare il cervello in default. Chi è stressato non può concedersi che la pura sopravvivenza… e non è detto che ci riesca, perchè rimane la PAURA di perdere pure quella.

    Per chi vuole andare oltre la sopravvivenza consiglio la visione ATTENTA del documentario di Bruce Lipton.

  • lucmartell

    L’illustre governo in carica,tecnici formati e riconosciuti a livello internazionale ci hanno ripetuto più volte fin dall’inizio del loro percorso che la loro azione di governo si sarebbe basata su EQUITA’-LIA (con il vigliacco consenso della classe politica)…la chiesa ha un debito enorme nei confronti dello stato Italiano..chissà se le banche (unicredit) in testa che sono dietro equitalia,andranno a bussare dal buon papa-razi,per recuperare un pò di soldini?…se gli pignoreranno qualcosa dell’ENORME PATRIMONIO pontificio per recuperare i denari?..o se invece sarà l’Italia a SVENDERE il proprio patrimonio PER NON FAR PAGARE GLI AMICI??!!…io la risposta già la sò!!
    Non starò a fare gli esempi dei grandi mascalzoni italiani,colletti bianchi IMPUNITI!! che rubano 100,e se!..se! presi pagano 1 (o legalmente 0,4) …mi limito a far notare che uno sparuto numero di casi dove sono state danneggiate le sedi eque di equitalia (che sarà LAUTAMENTE RISARCITA tramite assicurazioni) sono definiti ATTI TERRORISTICI!!!! …mentre,in tanti casi distruggere il lavoro di una vita,se non di generazioni,di gente che è in difficoltà economiche viene considerata una “applicazione” della democrazia…della legge!!… ma chi ci crede?? …l’EQUITA’ è un altra cosa!!! …sig. Monti l’EQUITA’ è un altra cosa!!

    Saluti a tutti:Lucmartell.

  • consulfin

    non riesco a seguirti: cosa indicherebbe il logo? e chi è “quella gente”? ciao

  • edo

    Il simbolo è formato da due triangoli equilateri che tendono a formare il simbolo della bandiera israeliana…

  • consulfin

    Contro Equitalia non c’è gente che non vuole pagare quello che deve. Si tratta al contrario di cittadini che vogliono veder riconosciuti i propri diritti.” Non c’è dubbio. Io però aggiungerei anche un’altra categoria di persone: chi, molto semplicemente, non è in grado di pagare.
    Quando il reddito ti permette a stento di accoppiare il pranzo con la cena, è facile accumulare multe, inps, bolli auto, per importi tali che poi ti trovi a dovere all’esattore decine di migliaia di euro: a quel punto, è una mia esperienza diretta, ti rendi conto che non ne uscirai tanto facilmente. Anche perchè quella cifra non è ferma ma lievita continuamente. E ti rendi conto anche di un’altra cosa: non ti senti disonesto ma hai sulle spalle una sorta di cappa che ti toglie la libertà proprio come si fa con i reclusi. Non puoi usare la macchina, su cui è stato messo il fermo amministrativo, non puoi disporre dei tuoi beni. Se hai una casa, ti puoi trovare per strada da un momento all’altro. Non ti senti disonesto perché non hai rubato niente. Solo che proprio non ce l’hai fatta a versare tutti i contributi e, contemporaneamente, a mangiare, pagare l’affitto, pagare la benzina, la manutenzione dell’auto (che, più la usi e più si rompe ma se non la usi non riesci a rimediare neanche quel poco che riesci a guadagnare)…
    Se fossi disonesto avresti un sacco di soldi e nessuno te li toccherebbe perchè… non saresti neanche un evasore. Non è un evasore, infatti, chi ha la possibilità di impiantare la propria società in paradisi fiscali. Non è evasore chi ha la residenza a Montecarlo, anzi! ad inseguirlo non è la guardia di finanza ma una manica di puttanoni (maschi e femmine) pronti “a leccar le ossa al più ricco e ai suoi cani”.
    Chiedersi perché le amministrazioni si accaniscono contro il comune cittadino, il quale deve sgobbare e pagare fino all’ultimo centesimo senza sgarrare di una virgola, credo sia inutile. A mio avviso si tratta di una combinazione di elementi anche difficile da identificare. Sicuramente c’è la volontà di una parte NON produttiva della società di vivere a spese della parte che produce e che, proprio perché intenta a produrre, non ha tempo, strumenti ed energie per opporsi.
    Sarebbe giusto pretendere il pagamento fino all’ultimo centesimo del dovuto, ma dovrebbe esserci un corrispettivo. Se lo stato si facesse carico del problema degli alloggi, del problema dei trasporti pubblici, se, in altri termini, mettesse il cittadino nelle condizioni di affrancarsi il più possibile da una condizione di moderna schiavitù, se si partisse da una condizione di PARI OPPORTUNITA’ (a proposito, che fine ha fatto questo argomento? era apparso brevemente durante una stagione politica ormai lontana per poi essere completamente abbandonato) sarebbe giusto pretendere un contributo da tutti. Ma, finché il reddito è falcidiato dalle spese indispensabili, come è possibile pretendere da chi non può. E, ancora, che senso ha caricare sanzioni proibitive sugli importi dovuti?
    Un piccolo esempio da una cartella che ho sotto mano: pagamento con un anno di ritardo del diritto annuale per l’iscrizione alla camera di commercio di roma: importo del diritto = 88 euro; ritardato pagamento = 1 anno; sanzione pecuniaria più interessi (3,24%) = 30,61; diritti di notifica = 5,88. Tenuto conto che sono passati tre anni dal periodo di imposta pagata in ritardo si può calcolare spannometricamente un ricarico annuo del 10,46% se si esclude il diritto di notifica, del 12,25% se si considera quest’ultimo che fanno un ricarico complessivo, rispettivamente del 34,78% e del 41,46% . Il calcolo è approssimativo e fornisce un risultato inferiore a quello reale in quanto non è stato considerato che gli 88 euro sono stati pagati con un solo anno di ritardo anzichè con tre (come invece è stato considerato nei calcoli di cui sopra). Ora io mi chiedo: quale imprenditore privato (che non usi la lupara) ha la possibilità di investire 100, rientrare dell’intero capitale un anno dopo e, tre anni dopo, incassare una somma aggiuntiva di 34,78 se non di 41,46?

  • consulfin

    in effetti c’è anche il colore! mi sembra però una forzatura.

  • Tao

    La guerra di sguardi lividi e carte bollate che gli italiani hanno ingaggiato da anni con Equitalia non ha nulla a che spartire con i gesti criminali di chi in questi giorni, nonostante le smentite della Storia, vuole farci credere che le ingiustizie si guariscano evocandone la madre: la violenza.

    La guerra di cui ci occupiamo qui è una guerra fra poveri, anzi, fra impoveriti (le finanze individuali contro quelle pubbliche) ed è il sintomo di un’emergenza nazionale che precede e spiega tutte le altre: il rapporto fra i cittadini e lo Stato.

    Secondo il manuale di educazione civica che prende polvere da decenni nelle nostre librerie, i cittadini sono lo Stato. E le tasse, di conseguenza, lo strumento per finanziare se stessi. Non pagarle rappresenta un atto di masochismo. Ma in Italia non è così. Per un italiano lo Stato è altro da sé, è un vampiro arrogante da buggerare più che si può. Di solito viene identificato con la casta costosa, pletorica e inefficiente dei politici, con il treno sporco e perennemente in ritardo dei pendolari, con il funzionario pubblico che digrigna i denti al di là dello sportello, complicandoci le cose facili e non semplificandoci quelle difficili.

    D’altro canto, per un funzionario pubblico il cittadino italiano non è il suo datore di lavoro, ma un postulante. Non il comproprietario dello Stato, ma un suddito. L’effetto di questa estraneità reciproca, rimasta grosso modo inalterata dai tempi delle invasioni barbariche, si riverbera sulla relazione cruciale fra chi paga le tasse e chi le riscuote. Il contribuente considera Equitalia un taccheggiatore. Equitalia considera il contribuente un evasore.

    Equitalia detesta il contribuente perché sa che egli farà o ha già fatto di tutto per fregarla. Perciò gli starà addosso con i metodi dell’inquisitore, applicando senza un briciolo di buon senso quelle leggi che le consentono di pignorare la casa e l’auto a chi non possiede nient’altro per lavorare e quindi per pagare le tasse. L’agenzia agirà come se avesse sempre ragione e quando la giustizia le darà torto si rifiuterà di riconoscerlo fino all’ultimo grado di giudizio, confidando nella stanchezza del cittadino, che pur di non spendere altri soldi in tribunale accetterà di pagare in forma scontata una somma che non avrebbe dovuto pagare affatto.

    A sua volta il contribuente ritiene che Equitalia si accanisca contro di lui perché è piccolo e nero, mentre i grandi patrimoni vengono risparmiati e coloro che portano i soldi all’estero o mettono le proprietà immobiliari all’ombra di società di comodo non correranno mai alcun rischio. E’ portato a considerare veniali le sue colpe, anche quando ci sono, e sproporzionata la reazione della controparte.

    Questo stato d’animo è aggravato, o forse addirittura determinato, dalla mancata percezione dell’interesse comune. La maggioranza degli italiani è convinta che le tasse riscosse da Equitalia non serviranno a pagare i servizi essenziali, ma a ingrassare i soliti noti, perciò vive l’evasione come una forma di autodifesa invece che come una diserzione sociale. In realtà i servizi, anche se pessimi, ci sono e ce ne stiamo accorgendo adesso che cominciano a scarseggiare. E ci sono anche gli evasori: quelli grandi, certo, ma pure i piccini, che la latitanza dei grandi non rende meno colpevoli.

    Quando si parla di cartelle esattoriali ogni italiano diventa doppio. La sua parte A applaude all’irruzione delle Fiamme gialle negli alberghi di Cortina durante le festività natalizie, a caccia di ricconi esentasse. Ma la parte B solidarizza con gli abitanti di Cortina che dal prossimo Capodanno rischiano di perdere la clientela e quindi il lavoro. In genere questa parte B è particolarmente sviluppata quando l’azione invasiva dello Stato lambisce le nostre tasche. Quando invece tocca quelle degli altri, rifulge al massimo splendore la parte A. Una schizofrenia che raggiunge livelli di autentico interesse scientifico in una certa sinistra radicale a cui ha appena dato voce Beppe Grillo. Quella che invoca uno Stato cane lupo, da aizzare addosso agli evasori, tranne poi lamentarsi se il cane lupo Equitalia sbrana tutto ciò che fiuta.

    Massimo Gramellini
    Fonte: http://www.lastampa.it
    4.01.2012