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BUON 1998, SIGNOR PRESIDENTE !

DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.com/

“Che giovano a quell’uomo ottant’anni passati senza far niente? Costui non è vissuto, ma si è attardato nella vita; né è morto tardi, ma ha impiegato molto tempo per morire.”
Lucio Anneo Seneca

Ci domandiamo, signor Presidente, con quale stato d’animo s’avvicinerà alla sua scrivania – la sera del 31 di Dicembre – per inviare il messaggio alla Nazione. Ci chiediamo cosa proverà quando fisserà l’anonimo occhio della telecamera, quando i tecnici le diranno “Quando vuole, Signor Presidente, quando vuole.”
Sarà facile fissare il minuscolo occhio, appena luminescente, di quella telecamera e siamo certi che le luci saranno così ben posizionate da non darle fastidio alcuno.
Il discorso l’avrà preparato da tempo, assistito da esperti linguisti – siamo certi – e dunque già saprà quel che dovrà dire: avrete “limato” per giorni le frasi, scelto con cura gli aggettivi, adombrato qualche passaggio per avvertire dei pericoli incombenti, inzuccherato qualche perifrasi retorica – giacché risposte vere non ce ne sono, lei ne è cosciente – e sorvolato laddove nemmeno quelle palesemente false avrebbero retto.

Dovrà fare, in ogni modo, un bell’esercizio di rimozione per affrontare la telecamera – perché lei sa in quali, terribili gorghi sia precipitato il Paese – ma tanti anni di pratica da parlamentare la rendono certamente avvezzo a questi frangenti, i quali – con il trascorrere degli anni – dal suo privilegiato punto d’osservazione si sono trasmutati non più in marosi, bensì in semplici avvisi di tempesta. Con speranza di bonaccia.

D’altro canto – lassù, sul Colle e nel Torrino – non c’è onda che possa ghermire, vento che riesca a sferzare, tempesta che possa scalfire.

Com’ebbe a dire Demetrio Volcic, in un’apologia di Michail Gorbaciov: “Sarebbe potuto rimanere al suo posto per anni, appoggiandosi alla casta militare, e regnare su un mondo di speranze oramai spente. Invece…”
Non sappiamo quali tormenti galoppino nella mente di Gorbaciov, e – a dire il vero – manco sappiamo se esistano.
Non siamo qui per dare giudizi storici sull’ultimo Presidente sovietico – sono già in tanti a farlo! – ma solo perché ci sembra proprio che i vostri destini s’incrocino – in quelle sale che furono prima dei Papi e poi dei Savoia – in modo assolutamente incoerente, se cerchiamo parallelismi improponibili, ma di fatto esistenti, tangibili, nel momento stesso nel quale lei si siederà a quella scrivania.
Entrambi – da due punti d’osservazione assai differenti – con lo stesso dilemma: un Paese che non riesce più a trovare parole e mezzi, sintonie e propositi s’interroga, cerca risposte, bandoli di matassa, vie, vicoli, budelli, catacombe, scorciatoie, ponti e voli pindarici per capire il domani che l’aspetta.
Quello che scelsero i russi lo sappiamo: a ciascun suo destino.
E noi?

Cosa potrà raccontare agli italiani, che già non sanno, cosa potrà cercare di gettare nell’oblio, che già essi – per sopravvivere – non abbiano dimenticato, cosa ancora potrà inventare ed avvolgere con carta dorata e luminescente, che i suoi sudditi già non abbiano spacchettato e gettato nella spazzatura?
Già, sudditi: la parola che sfregia, che mai si vorrebbe pronunciare. Dopo 62 anni da quella Carta Costituzionale, il disastro è compiuto: nessuno sa più perché fu scritta, nessuno comprende perché sia così calpestata.

Come potranno, i genitori di Stefano Cucchi, affidarsi con fiducia ai magistrati, che già hanno decretato la “colposità” dell’atto e non la premeditazione per la violenza cercata ed ottenuta, a costo zero, perché esplosa nei confronti di una persona debole – peraltro, innocente, in quanto non ancora condannata! – che non aveva mezzi per difendersi da chi avrebbe dovuto difenderlo?

E Rudra Bianzino, rimasto solo a 16 anni con una nonna malata, dopo che il padre è stato ucciso in due giorni di galera – anche lui prima del processo! – e la madre è morta di crepacuore? Bianzino era stato sorpreso a coltivare delle piantine di canapa indiana: se fosse stato un parlamentare, avrebbe avuto suon di pusher pronti a soddisfare le sue necessità. Tutti gli italiani lo sanno: lei no?

E che Natale trascorreranno i genitori di Gabriele Sandri, nel sapere che l’assassino del loro figlio è sì stato condannato…ma sono le solite condanne che non generano mai un giorno di galera…al punto che Spaccarotella spera, addirittura, di riuscire a tornare nella Polizia! Certo, un simile “esperto” di balistica – non abbiamo mai creduto nella volontarietà dell’atto – merita proprio di continuare a maneggiare un’arma, sparando con una pistola di grosso calibro ad 80 metri di distanza e contando di sapere dove finisca il proiettile. Lo domandi al primo ufficiale dei Corazzieri che incontra al Quirinale, chieda cosa si può ragionevolmente colpire a quella distanza con un’arma corta. C’è da sperare di non trovarselo mai intorno, uno come Spaccarotella, nemmeno con una cerbottana fra le mai.

Casi limite? Lei dice casi limite?
Quanti sono stati i “casi limite” dal dopoguerra ad oggi? Centinaia. Ad Atene, per un solo morto, stanno mettendo a ferro e fuoco la Grecia: ecco, dove i greci sono cittadini e gli italiani sudditi. Il sovrano assoluto ha diritto di vita e di morte sul suddito, o sbaglio?
Potremmo anche compiere un atto vile, ossia dimenticare questa gente di fronte a quelle tombe, ad osservare la fotografia di chi – mai più – rivolgerà loro la parola. Mentre gli assassini gozzovigliano: magari, proprio mentre seguiranno il suo discorso. Forse, qualcuno di loro la sfotterà pure.

Dietro a quella telecamera, però, ci sarà anche F.G. il quale – dopo aver lavorato una vita – s’è visto ridurre la pensione a 400 euro, perché deve ridare allo Stato quello che lo Stato stesso aveva chiaramente promesso nel 1999 – quando F.G. passò dalle dipendenze delle Province allo Stato – con una norma chiarissima. Poi, nel 2005, con una “interpretazione autentica” di un articolo di legge del 1999, si rifà tutto da capo e devi renderci quei soldi: cosa vuol dire “interpretazione autentica”?!? E’ l’ultimo espediente per varare, sotto mentite spoglie, la retroattività del Diritto?
E se un futuro governo generasse una “interpretazione autentica” del referendum Monarchia/Repubblica del 1946? Come dice? Quella fu volontà popolare? Lo fu anche il referendum sul nucleare del 1987: cos’è, un’altra “interpretazione autentica”? Domani, qualcuno potrebbe interpretare “autenticamente” l’art 5: “La Repubblica è unica e indivisibile…” lei, cosa farà?
Già, possiamo anche dimenticarci di F.G. e rassicurarlo: “Eh, basta la salute…”, siamo certi che ha “rassicurato” allo stesso modo Mastella e signora, in piazzetta a Capri.
Dovremmo, però, rassicurare allo stesso modo gli altri 70.000 come F.G. giacché – per ben due volte! – la Corte Costituzionale ha sancito che sì, si può “rivedere” quando si vuole una legge, anche dopo anni, e quello che s’era promesso può essere in qualsiasi momento rimangiato.
Ricorda, per caso, nullum crimen, nulla poena sine praevia lege poenali? Qui non siamo in ambito penale, però, disconoscere nel 2005 quello che fu assicurato nel 1999…che ne pensa?
E questa vicenda – poco conosciuta – ritornerà più avanti, per capire cosa c’è dietro le varie “interpretazioni autentiche”, vere “perle” del Diritto, iperboli delle procedura.
Un altro pezzo di Costituzione è caduto nel cestino: osservi bene alla sua sinistra, è lì dentro, è l’articolo 25. Già che c’era, qualcuno ci ha ficcato anche l’articolo 2 del Codice Penale.

Se cercherà di sforzarsi, di mettere meglio a fuoco l’obiettivo della telecamera, dietro all’occhio magico scoprirà che ci sono centinaia di migliaia di truffati da un certo Tanzi, il quale – fra una falsificazione e l’altra di certificati di credito statunitensi – di dilettava nel circondarsi di pregevoli opere d’arte. Ora che le hanno scoperte, sono diventate “croste”: le vere “croste” le hanno negli occhi e nel cuore le persona che Tanzi ha truffato e che ora, per salvare un tizio di Arcore, vedranno cadere in prescrizione – o chissà in quale altra diavoleria giuridica – i loro diritti.
Osservi, presidente, osservi meglio, guardi ancora…

Là dietro, seduti nei salotti comprati a rate quando c’era ancora uno stipendio, ci sono decine, centinaia di migliaia d’italiani che hanno perduto il lavoro. Come dice? E’ la congiuntura internazionale? La truffa delle banche? La Cina? Il malocchio?
Ma, lei – e tutti quelli che l’hanno eletta all’alto scranno – non dovreste esser lì proprio per evitare che queste cose avvengano? S’accorge che – fiumi di parole a parte – stiamo precipitando? Che gli altri Paesi europei, salvo poche eccezioni, non se la passano male come noi?
Possediamo il 70% del patrimonio artistico mondiale e non lo usiamo, siamo (con la Spagna) l’unica penisola fertile del Sud d’Europa, e la nostra agricoltura langue. Dobbiamo aspettare che giunga un premio Nobel come Rubbia, per dirci che la politica energetica del governo è fallimentare? Che il mondo intero guarda oltre? Di chi la colpa? E’, come sempre, “d’Alfredo?”

Forse loro non ci saranno ad ascoltarla, non credo, perché sono giovani ed hanno di meglio da fare: almeno, come possono, come riescono a fare. Qualcuno, però, ci sarà perché è stato costretto a tornare a casa dai genitori e, suo malgrado, la osserverà distrattamente.

Sono la “generazione mille euro”: gente con diplomi, specializzazioni, lauree corte e lunghe, dottorati, ricercatori…i quali, il massimo al quale possono ambire, è che sia rinnovata loro quella schiavitù – senza più diritti, senza ferie, senza malattia, senza liquidazione, senza niente – dei mille euro. Fin quando durerà: poi, si tornerà a casa dai genitori. Finché ci saranno.
Lei, che militò in un partito il quale – almeno, così raccontavate – si piccava d’essere il difensore del lavoro, della dignità del lavoratore, cosa prova? Guardi meglio nell’obiettivo, Presidente, si sforzi. Poi, torni ad osservare il cestino: “c’è posta per te”? No, sono solo gli articoli 35, 36, 37, 38…della Costituzione, quelli relativi al lavoro, che sono finiti nella carta straccia, insieme allo Statuto dei Lavoratori.

Stia tranquillo, signor Presidente, gli italiani non saranno mai greci né francesi e né tedeschi: nessuno avrà il coraggio di ribellarsi apertamente. Gli italiani seguiranno fino in fondo il loro drammatico destino, giungendo all’abominio piuttosto che alzare la voce: sceglieranno fra puntare sul Superenalotto oppure agogneranno, brameranno di partecipare ad un talk show televisivo.
Fino a quando? Fino all’evidente disastro?
Con precisione non so quando arriveremo al disastro, però qualche idea ce l’ho.

Vede, signor Presidente, quello che lei non riesce a scorgere dall’alto del Torrino – forse c’è nebbia? è troppo lontano? – è che l’Italia ancora campa di ricchezza accumulata nei decenni “buoni”, quando c’era lavoro, si guadagnava, s’andava in pensione almeno un poco prima di morire.
L’Italia campa sulle pensioni dei genitori, su qualche rendita, sull’affitto di qualche appartamento ma non crea più nulla: non ha più idee, stimoli, certezze, speranze.
Fin quando durerà? Molti indicatori economici (il rapporto debito/PIL che “corre” verso il 120% è solo uno dei tanti) sembrano raccontare che di “fiato” n’è rimasto poco.
Per spiegarle come potrebbe finire, bisogna superare le pastoie che ci hanno condotto a spiegare gli ultimi eventi come “malcostume”, “protervia”, “indecenza”, ecc.

Berlusconi potrebbe essere accusato – tramite Dell’Utri – di concorso esterno in associazione mafiosa: reato, peraltro, non previsto dal Codice Penale, ma solo da una consuetudine giuridica attuata dalla Corte di Cassazione. Belusconi sarà mafioso?
I politici italiani di prima grandezza non sono mai “mafiosi” in prima persona: se vogliamo, Berlusconi sta a Dell’Utri come Andreotti a Salvo Lima. O, addirittura, come Mangano a Ciancimino: ci sono scale di valori per tutto, anche per la Mafia e per i politici.
Da sempre, si servono delle organizzazioni mafiose sul territorio per la raccolta dei voti: lo fecero democristiani e socialisti. Non neghi, Presidente, lo sa benissimo. Le dichiarazioni di Spatuzza sono poca cosa – concordiamo – ma su un punto sono precise ed indubbiamente veritiere: non pochi analisti politici, all’epoca, misero l’indice, stupiti, sul repentino flusso di preferenze che s’ebbe in Sicilia negli anni ’80 – decine di migliaia di voti che migrarono inaspettatamente, dalla DC al PSI – quando la Sicilia era rossa di sangue e Milano rossa “da bere”.
Negare dunque che il rapporto esista, significa esser semplicemente ciechi.
Altra cosa è stabilire se vi furono flussi di denaro dalla Mafia a Silvio Berlusconi, per le sue attività editoriali e, in seguito, politiche: mai, Berlusconi, comunicò da dove vennero le centinaia di miliardi (dell’epoca!) necessarie per entrare nel mercato immobiliare e delle comunicazioni. Sempre, s’avvalse della facoltà di non rispondere, in più occasioni.
Cosa c’entra questo con l’oggi? Aspetti e rifletta: intanto, ricarichi la stilografica. Oppure, telefoni a Tina Anselmi per farle gli auguri: magari, potrete parlare insieme della P2.

Stranamente – e questo è innegabile – il governo Berlusconi sta colpendo la Mafia siciliana in modo pesante: mai, un governo della Repubblica ha osato tanto. Un nuovo “prefetto Mori” del Ventennio? No, a nostro avviso, la verità è ben altra.
Oggi, la Sicilia non ha più governo regionale: dopo inenarrabili alchimie e vicissitudini, il Presidente Lombardo si sta arrampicando sui vetri per rimettere in piedi qualcosa che assomigli ad una giunta. Berlusconi è preoccupato per la Sicilia? Per la regione che gli fornisce pressoché totale consenso, che esprime ministri, sulla quale può contare come in nessun altro luogo d’Italia?
No, non ci sembra che a Palazzo Chigi ci si strappi le vesti e nemmeno osserviamo “corrieri” che – di lungo in largo – accorrano per riportare “pace e serenità” fra l’elettorato. Ci sembra, anzi, di cogliere quasi disinteresse: ci sentiremmo di puntare qualcosa su un profondo dissidio fra i (probabili) antichi mentori siciliani e gli attuali epigoni. Berlusconi fa comizi a Milano, non scende in Sicilia.

Nel frattempo – speriamo di non annoiarla, Presidente – il governo cerca di far quadrare i conti di Finanziarie sempre più “creative”: addirittura, si prelevano 3,1 miliardi dal TFR dei lavoratori INPS per gettarli nella fornace dei disastrati conti pubblici. Mai s’era vista una cosa del genere, nemmeno con il grande “creativo” democristiano, Cirino Pomicino. Prendere soldi dei lavoratori per finanziare la spesa corrente?!? Alla faccia del Bicarbonato di Sodio! Replicherebbe un suo illustre conterraneo.
Quando e come saranno resi quei soldi ai lavoratori? Lo domandi a Tremonti, ma stia attento: la risposta potrebbe causarle un gran mal di testa. Sa, è un “creativo”.

Ci sono poi le quisquilie, come lo “strano ri-finanziamento” del cinque per mille, con prelievo dai proventi dello Scudo Fiscale…e per che cosa? Per destinarli al Ponte sullo Stretto. Presidente, ci faccia capire: uno strumento – il cinque per mille, appunto – creato per finanziare le associazioni assistenziali (Onlus) e la ricerca…che viene “ri-finanziato” per poi “estrarre” 470 milioni di euro e destinarli al Ponte?
Quanti, di quei soldi, torneranno indietro – sotto forma di finanziamenti per la progettazione e le “consulenze”, se non proprio tangenti – nelle tasche (a questo punto private) di chi ha “finanziato”?
Fra parentesi, questi “per mille” sembrano quisquilie, ma sono una nuova forma di tassazione, proprio un bel “mettere le mani nelle tasche degli italiani”, ma da borseggiatori. Otto e cinque per mille, fanno l’1,3 per cento dell’IRPEF: sono centinaia di euro. A capoccia.
Sul resto c’è poco da dire; mentre una plateale incompetente dichiara di varare una riforma della scuola, la scuola non esiste quasi più: otto miliardi prelevati dalla scuola, i quali finiranno per due terzi nella contabilità generale, sono una mazzata che metterebbe a terra un bue. Tanto per chiarire, l’andazzo oramai è questo: dove non c’è più un assistente tecnico si chiude a chiave un laboratorio, quando un termosifone perde acqua lo si chiude e si sta al freddo, i ragazzi aspettano un supplente 15 giorni. Abbiamo la classe docente di gran lunga più vecchia d’Europa e mancano idee per il futuro: a meno di ritenere “futuro” il pedissequo ritorno “all’impianto Gentile” del 1923. Sai che futuro.

A fronte di queste (ed altre) emergenze, il comportamento di Silvio Berlusconi parrebbe, a prima vista, sconsiderato: rastrellamento di fondi ovunque, disinteresse per piani a medio e lungo termine, addirittura scarso interesse per l’elettorato. Prendere tempo sembra il diktat, e non solo per le questioni processuali.
Perché Berlusconi dovrebbe “prendere tempo”: in vista di che cosa?
Non sbuffi, Presidente, perché sarà lei a dover affrontare quella telecamera, non noi: rifletta, corregga. Nell’attesa, cambi un aggettivo. Oppure, scambi due confidenze con Ciampi.

Sono partite le “grandi manovre” per le elezioni regionali le quali, più che “fare i conti” c
on l’opposizione, definiranno nuovi equilibri all’interno della coalizione di centro-destra. Già, “coalizione”, composta però da tre anime: lo zoccolo duro dei berluscones di Forza Italia, la sparuta pattuglia ancora fedele a Fini e la Lega. Già, la Lega.
Per la Lega si prefigura uno scenario assai favorevole: non sappiamo in quante regioni riusciranno ad esprimere un presidente, ma in quasi tutte le regioni del Nord ci saranno loro nelle “stanze dei bottoni”, a gestire la politica ed il fiume di denaro che genera.
Si dà il caso che il Ministro per le Riforme (riteniamo “Costituzionali”, giacché non si tratta certo della riforma delle uova di Pasqua) – Umberto Bossi, lo ha nominato lei, ricorda? – abbia recentemente dichiarato:

“La Padania sarà libera con le buone o con le meno buone…non c’è nessuna crisi nel rapporto con Berlusconi perché se da soli si arriva prima, alleati si va molto più lontano” (14 Settembre 2009).

Strano ministro per le “riforme”: un tizio che usa come un libretto da scarabocchiare la Costituzione di uno Stato che vorrebbe distruggere! Un lupo a guardia degli agnelli? Proprio lupus in fabula, è il caso di dirlo.
La Lega Nord sa benissimo che un federalismo che potrebbe accontentare il suo elettorato – ossia portare i redditi del Nord ai livelli europei a scapito del resto d’Italia – non passerà mai in Parlamento: il referendum del 2006, per ricordare un solo esempio, non passò anche perché la Sicilia (totalmente “berlusconiana”) votò contro compatta.
Fanfaluche? Sogni ad occhi aperti di Bossi?

Rifletta, Presidente, rifletta: è stato recentemente obbligato a scendere in campo per difendere la Chiesa Cattolica, il famoso “paragone” Tettamanzi = Imam.
Anche queste sono facezie, roba da teatrino della politica? No, qui non siamo al Bagaglino.
La religione cattolica può essere osservata da più punti di vista: certamente – e questa è l’accezione che potremmo definire “più colta” – riporta meno ai simboli e più ai principi. L’universalità del pensiero religioso conduce la Chiesa Cattolica a scendere in prima fila per difendere i diritti delle altre religioni: difendendo gli altri – ad essere riduttivi – difende se stessa. Ricorda, per caso, Papa Giovanni Paolo II quando affermò che, “piuttosto che non credere in niente, anche un altro credo…”?
Qui, ci sono significati più sfaccettati, ma un plafond comune conduce a riconoscere carità e fratellanza come valori universali. E’ l’unica accezione, nella quale viene inteso il Cattolicesimo?

Per la gran parte degli italiani – mezzi agnostici, credenti a rate, fai da te religioso, ecc – la comunanza religiosa s’esprime anch’essa con un’identificazione, molto diversa, però, rispetto a quella del Card. Tettamanzi.
Qualcuno l’ha definita una Chiesa non solo pre-conciliare, ma addirittura pre-illuminista, ossia privata delle temperanze necessarie per vivere in un contesto relativista e multietnico. E che l’Europa s’avvii – semplice demografia – a diventare ancor più multietnica, è assodato.
E’ il resuscitare una Chiesa perduta nei secoli della Riforma e della Controriforma, un credere cieco, quando le scritture erano tutte in Latino ed il volgo non sapeva nemmeno leggere!
Di quella Chiesa restano i simboli: croci, campanili, campane, effigi. Basta ed avanza.
Domandiamoci: quanti – oggi che le Scritture sono ampiamente tradotte – le leggono? Quanti, per contrappeso, identificano la loro appartenenza affidandola semplicemente a dei simboli?
Se la croce o la campana sono tutto ciò che rimane di un passato religioso, l’antico ricordo, la nostalgia per un credere almeno sincero – più sentimenti e meno chiacchiere – è ovvio che nulla deve sostituire quei simboli, pena la totale perdita d’identità. Ergo, niente minareti.
Sul fronte politico – meno che mai religioso – si tratta di un formidabile mezzo per condurre all’identificazione univoca genti che hanno smarrito il senso della fede, utilizzando quel simulacro soltanto come mezzo per sorreggere interpretazioni totalmente acritiche della realtà. Così fu per la chiesa tedesca durante il nazismo – tollerata, ma solo se non disturbava i laicissimi nazisti – e per quella italiana, il famoso “credere, obbedire, combattere”. Cambiano i tempi, i mezzi, ma il fine…

Inanellando, uno dopo l’altro, una serie di “valori” – unico obiettivo il denaro, il Nord “dissanguato”, il “pericolo” dell’immigrato incombente, la propria cultura “saccheggiata” dal minareto, gli “sfaccendati” dipendenti pubblici, ecc – ecco pronta la velenosa pozione, l’alchimia sopraffina pronta a spingere le menti verso la direzione desiderata.
Non è nulla di nuovo: un copione già visto ed osservato in tutte le sue, possibili sfaccettature.
Siamo al 1988 dell’era jugoslava, signor Presidente: se n’è accorto? Ha sentito parlare di “ronde”? Ah, certo, associazioni di cittadini per la vigilanza, per “proteggere”…e bla, bla, bla…
Quando mai, una forza politica che vuole creare una milizia, lo urla ai quattro venti?
Come dice? Che l’attuale quadro normativo…
A questo penseranno le future “interpretazioni autentiche”: lei sa benissimo – da uomo di legge – che una volta passato un principio lentamente, ma inesorabilmente, si trasformerà in consuetudine. Vede? Tutto serve, anche quella che sembra una innocua (non per i lavoratori!) sentenza della Corte Costituzionale.
E Berlusconi?

Ma, Presidente, apra gli occhi: quando e come si decide, nelle istituzioni? Il Parlamento, salvo quando ci sono leggi inviate per l’approvazione dall’esecutivo, non ha nulla da fare, al punto che Fini lo chiuse per una settimana.
A Palazzo Chigi? Nei Consigli dei Ministri? E quando mai: tutti si lamentano – a microfono spento, ovvio – della scarsa “collegialità”.
Tutti gli accordi politici di una certa rilevanza vengono presi durante le famose “cene” ad Arcore fra Bossi e Berlusconi: poi, i “galoppini” Brunetta, Alfano, Gelmini, Sacconi…ricevono gli ordini e, a Belgr…pardon, a Roma, eseguono.
Una delle ultime esternazioni di Berlusconi è stata proprio la conferma, se ancora qualcuno aveva dei dubbi: in caso d’elezioni anticipate, andrà con la Lega “Chi se ne frega di Fini: noi e la Lega, possiamo vincere ugualmente”. Vede?
Ricorda, per caso, che Berlusconi – prima di fondare Forza Italia – soppesò per qualche tempo d’entrare direttamente nella Lega, per prenderne in un secondo tempo le redini? Poi, decise di mettersi “in proprio” ma – dal 1995, dopo lo “strappo” con Bossi – i destini dei due partiti hanno viaggiato dritti filati come due binari.
Di queste cose non si deve parlare, non si devono ricordare, perché non fa comodo.
Nel frattempo, per il volgo c’è tanto da discutere e da motteggiare: i miracolosi capelli del premier, le escort, le veline e tutto l’ambaradan del gossip, Bondi che duetta con Crozza…ma sì, lasciamoli divertire…
Va in Europa a raccontare che “ha le palle”, l’attimo dopo veste la camicia nera e così esalta gli ex nonsopiùcosasono della ex Alleanza Nazionale e quelli…giù con i saluti fascisti! Lo scambiano per Mussolini, i poveretti! Poi fa “cucù” in giro per l’Europa, le sue barzellette, le mignotte…ogni giorno bisogna inventarne una fresca, tenerli occupati…

Per quelli che si ritengono più astuti, invece – con dichiarazioni alla stampa, oppure usando i giornali “di famiglia” – ogni tanto la “sparano” grossa. Maroni comunicò urbi et orbi che esisteva il traffico d’organi destinato ai trapianti. Qualche giorno di subbuglio, una scazzottata verbale sui giornali e poi…dimenticatoio. Nei giorni scorsi, invece, “Il Giornale” (proprietario Paolo Berlusconi) ha dichiarato che l’emissione di denaro deve essere pubblica, non a carico dei privati. Nazionalizzeranno la Banca d’Italia? Ma va là…
Quali sono, invece, le cose delle quali non p
arlano mai?

Mentre tutti seguivano i vari teatrini – chi in platea, chi in galleria – la Lega Nord disponeva con cura i suoi pezzi – dall’interno delle istituzioni italiane! – con calma, tessera dopo tessera: prima una legge elettorale “porcata” per cacciar fuori dal Parlamento gli “indesiderati” e, nel contempo, impedire – di fatto – la creazione di nuove aggregazioni dal basso, dal vero corpo elettorale. Quindi l’acquisto – non troviamo altro termine per definirlo – dei vertici sindacali, per frantumare il poco che rimaneva e mettere all’indice le frange che, ancora, credevano nella dignità del lavoro.
Quindi la marginalizzazione e l’umiliazione della cultura: la scuola privata di mezzi per renderla inefficiente. E, quindi, inoffensiva. I fondi per la ricerca sempre stornati, al punto d’usare il 5 per mille per il Ponte di Messina!
Poi le leggi per marginalizzare gli immigrati, per punire in modo abnorme chi fa uso di droghe…ora la Chiesa, che deve essere “devitalizzata”, privata della sua essenza e mantenuta come vuoto involucro, uno zombie del terzo millennio.
Oggi, quel percorso è quasi compiuto: come i perfidi alieni di “Independence day”, le forze si stanno posizionando in campo, ciascuna al suo posto, pronte per l’assalto finale. Berlusconi s’opporrà? E perché dovrebbe farlo?

Il premier sa che non potrà mai consegnare alla Lega Nord un federalismo che sia una secessione mascherata – il referendum confermativo non passerebbe mai – inoltre, Berlusconi si trova impastoiato con i suoi mille problemi giudiziari: veri, falsi, presunti…non ha importanza. Di fatto, è sotto scacco.
Se Berlusconi non appoggiasse il piano secessionista della Lega, nei confronti delle istituzioni italiane avrebbe ben altro atteggiamento: non andrebbe di certo a Bonn a mostrare i muscoli e ad infangare l’Italia e le istituzioni. Probabilmente, manderebbe in avanscoperta il solito Gianni Letta con qualche spiegazione credibile per ricomporre, cercare accordi, una fuoriuscita onorevole, accordi a termine, altro…ma – mai – getterebbe la spada nella contesa. Perché, signor Presidente, non potremmo definire in altro modo le sue ultime “esternazioni”.
Domandiamoci, allora, chi è Silvio Berlusconi?

E’ un imprenditore, il quale ha il centro dei suoi interessi proprio a Milano: certo, con la secessione potrebbe perdere ricchezza, quote di mercato, affari, ecc, ma – se non dovesse riuscire a fermare gli attacchi contro la sua persona (non c’interessa dirimere se giustificati, ingiustificati, ecc) – per lui sarebbe la fine.
Potrebbe tentare, ultima spiaggia, le elezioni anticipate ma, anche qui, non avrebbe la certezza di farcela (nel senso di poter poi controllare una maggioranza schiacciante): spostato l’asse del PD verso sinistra, potrebbero rientrare in gioco anche gli elettori della sinistra estrema con alleanze meramente elettorali. E poi, cosa farebbero gli uomini di Fini? E Casini, che sembra chiamare l’adunata?
Insomma, Berlusconi si troverebbe a dover affrontare delle difficili elezioni, non la “passeggiata” del 2008.
Può anche darsi che lo faccia, che sia obbligato a farlo, ma la “ferrea” alleanza con Bossi – il treno rapido verso la secessione – gli consentirebbe di salvare capra e cavoli: sottrarsi alla giustizia italiana utilizzando proprio la “leva” secessionista, preservare le sue aziende ed i suoi interessi economici, portandoli fuori d’Italia, nella futura Padania, ossia nel “Lombardo-Veneto”. Non le ricorda qualcosa, signor Presidente, quel termine?
Gli interessi del premier messi in “cassaforte” – in un diverso Stato! – ed il coronamento del sogno della Lega: come potrà notare, gli interessi di Berlusconi e della Lega Nord coincidono perfettamente. E spiegano anche il sostanziale “disinteresse” per quel che sta avvenendo in Sicilia.

Potremmo pensare che quelli presentati siano scenari di fantapolitica ma nessuno, in Jugoslavia nel 1988, riteneva credibile quel che sarebbe successo pochi anni dopo. In Bosnia, persino quando iniziarono a circolare le colonne corazzate, i più si ricredevano “Ma no, sono soltanto manovre della JNA, dell’Esercito Jugoslavo…del nostro esercito…”
L’Unione Europea potrebbe benedire la secessione, giacché ogni possibile tentativo per “salvare” la nave Italia, che sta affondando, verrebbe gradito: non si può salvare l’intero bastimento? Beh, almeno il carico…
Le grandi corporations sarebbero le prime a gioire, poiché ogni dissoluzione di stato nazionale aumenta il loro potere di ricatto, ovvero produrre senza pastoie di nessun tipo (vedi Thyssen) ed a prezzi da fame.

Quando si cita l’esempio jugoslavo, si finisce per credere che gli eventi debbano per forza svolgersi nello stesso modo: non è necessario, per una secessione, che esista il corrispettivo italiano della linea di difesa “Vukovar-Karlobag”…chissà, una “Pisa-Ancona”…no, questo è cadere in parallelismi senza senso.
Anche il modello Ceco e Slovacco potrebbe tornar utile: le forme non le conosciamo e, in tutti i casi di secessione, ogni Paese ha avuto le sue. Più o meno sanguinose, più o meno feroci.
Quel che conta, sono gli interessi convergenti verso una scelta, non i mezzi mediante i quali viene poi attuata.

Nel caso jugoslavo – siccome c’era un diffuso apparato cooperativo – fu necessario, per le corporation ed i grandi poteri internazionali, distruggere la socialità stessa di quel Paese. Il caso italiano è diverso: da noi, è su base geografica che vogliono intervenire.
La “salvezza” dell’apparato produttivo del Nord sarà l’ennesima svendita, questa volta al grande capitale tedesco e centro-europeo in genere, e le fabbriche si riempiranno un’altra volta di moderni schiavi, italiani e stranieri. Sì, forse ci sarà qualche soldo in più, ma non per molti e con la totale perdita della sovranità.
Non fu forse il vero fondatore della Lega Nord – il sen. Miglio – un grande “amico” dell’allora Bundesbank? Della Banca Centrale di uno Stato il quale, in silenzio e senza destare clamori, “girò” gli armamenti “ereditati” dalla ex Germania Est in Croazia?

Siamo al 1988 jugoslavo, Presidente, se ne renda conto: non c’è tempo da perdere! Cosa aspetta, dopo esser stato pubblicamente insultato di fronte all’assemblea dei parlamentari europei del PPE?
Per fare che? Per procedere, immediatamente, per attentato alla Costituzione – sono loro stessi ad ammetterlo, a fregiarsene! Ci sono tutti gli elementi per farlo! – poi per manifesta incapacità in campo economico. Infine, meno importante, per essere moralmente inaccettabili: non è la loro moralità in discussione, bensì la credibilità italiana che finiscono per distruggere.

“E che c’entro io?”
Come, signor Presidente, lei non c’entra nulla? Beh, ci scusi e tanti saluti: credevamo che lei fosse la suprema autorità della nazione.
L’uomo che potrebbe – art. 88 – mandare a casa questa pletora d’incompetenti, dissoluti menefreghisti che siedono in Parlamento:

art. 88. Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse. Non può esercitare tali facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato.

Mentre nella Costituzione esiste un preciso articolo (90) che spiega i termini nei quali può essere messo in stato d’accusa un Presidente della Repubblica, molti si chiederanno perché non esista una procedura d’impeachment nei confronti del Primo Ministro: perché è prevista, con lo scioglimento del Parlamento, dall’art. 88!
Se i costituenti avessero desiderato “temperare” quel potere, l’avrebbero precisato: invece, a parte la clausola degli ultimi sei mesi di mandato, nulla!
Lei potrebbe, semplicemente, chiamare i due Presidenti delle Camere – “sentirli”! Senza obbligo alcuno! – e poi dire loro, semplicemente: “Grazie, Schifani. Grazie, Fini”. E basta. Non ha altri obblighi, e nessuno potrebb
e sollevare la minima obiezione!
Perché i costituenti non posero limiti, affidando – riconosciamolo – una terribile responsabilità sulle spalle del Presidente? Perché, nel caso un Capo del Governo fosse giunto a controllare la politica come un despota, ricattando la sua maggioranza in Parlamento – ieri con le squadracce, oggi con le TV – il Presidente doveva avere i mezzi per impedirlo. E, oggi, vasti settori della società italiana sono perplessi, attoniti, stupiti da tante volgarità e da una politica assente per i bisogni degli italiani.

Lei, Presidente, potrebbe mandarli a casa con un’avvertenza: se non cambiate subito la legge elettorale con una semplicissima legge proporzionale (l’abbiamo avuta per decenni: perché da quando ci hanno messo mano tutto precipita?) – e date modo a nuove formazioni politiche di soppiantare le vecchie – io l’art 88 ve lo sparo a raffica, a ripetizione. Siamo certi che si darebbero una calmata: lei, ci perderebbe qualcosa? Dobbiamo ricordarle, ancora una volta, che l’art 88 non le pone limiti in tal senso?

Ah, già…il rischio d’ingovernabilità, la “necessaria continuità”, il “salto nel buio”…ma…perché, oggi saremmo “governati”? Dobbiamo proprio morire di questa “continuità”? E quali timori possiamo avere per i salti nel buio, giacché ogni provvedimento governativo – da molti anni – non è altro che improvvisazione?

Lei, signor Presidente, non si trova in situazioni analoghe a quelle che affrontarono i suoi predecessori: l’Italia è il regno dei levantini in politica, della confusione, spesso del malgoverno. Tutti i suoi predecessori cercarono – con scarso successo, purtroppo – di rammentare i vantaggi della coesione, della positiva socialità, della fratellanza.
Oggi, invece, lei si trova di fronte ad una situazione nuova: non è più una vicenda di equilibri interni, di moralità…no, oggi, qualcuno sta scientemente lavorando – all’interno delle istituzioni! – per distruggerle e, domani, frantumare il Paese. Attenderà, silente, che qualcuno in camicia nera e fazzoletto verde venga a scacciarla?

Di là delle proprie opinioni politiche, il plafond di valori costituzionali sotto attacco non è negoziabile in nessun modo, poiché mette sotto scacco le basi della democrazia e del vivere civile: purtroppo per la sua persona, lei è l’unico in grado di fermarli. Decida, prima che sia troppo tardi: la Storia, inevitabilmente, la giudicherà.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com/
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2009/12/buon-1988-presidente.html
13.12.2009

Articolo liberamente riproducibile nella sua integrità, ovvia la citazione della fonte

Pubblicato da Davide

  • dana74

    stai tranquillo Bertani.
    Governeranno i Mario Draghi, le lobby stile Fare Futuro di FIni con la fam Caltagirone (Casini), i SOros di turno che applicheranno il Trattato di Lisbona in Italia, non ne sei lieto?

    I Montezemolo ed i Della Valle triplicheranno gli stipendi, si dedicheranno alla decrescita ed all’ambiente, mica come Silvio il distruttore…

  • Lif-EuroHolocaust

    Va bene: affondiamo Berlusconi… Poi? Tutti zitti (sul Britannia)? No, perché s’è visto con Bush. Tutti contro Bush. Lui è sparito politicamente. Poi? Nulla. Che doveva succedere? Come dite? Perché mai dovremmo tenerci Berlusca? Non è la domanda. La domanda giusta è “come salvare l’Italia e gli italiani”? E la risposta non è “cacciare Berlusconi” (indipendentemente dal fatto che sia meglio o no cacciarlo).

    Tempo fa chiesi sul forum di CDC su un ipotetico dopo-Berlusconi. Ovviamente per lo più non si aveva alcuna idea. Come potrebbe averne una generazione di puttane al soldo (culturale, politico, spirituale) di nazioni ed ideali stranieri? Ripeto: non frega a nessuno di Mister B. Il punto è che dopo B. non c’è nulla, non perché B. sia qualcosa, ma perchè oltre non c’è realmente nulla. Poco serve mostrare gli errori e le scelte sbagliate del governo di centro-destra. Gli ultimi 17 anni li conosciamo tutti e sappiamo bene, B o non B, che l’Italia è stata svenduta per completare un processo di spossessamento della Nazione. Quindi, B o non B, dov’è la politica “ideale”? Dov’è il leader auspicabile? Dov’è il progetto nazionale? E dov’è la politica estera? Fini? Bersani? Di Pietro? Vendola? Chi e cosa?

    E stiamo a preoccuparci di “camicie nere” e “fazzoletti verdi”… Mai di emigranti in Svizzera…

  • myone

    HO il fiatone ma sono arrivato in fondo. Il tuo articolo Bertani sebrerebbe sacrosanto, e lo e’ in tanti aspetti, ma e’ pure una bella masturbazione al vento.

    Volendo, se tira giu’ berlusconi e affini, chi ci metterebbe? Rimangono Casini Di pietro Rutelli Dalema Fassino riesumeranno Prodi e Veltroni, e faranno tornare alla ribalta chi si p0ensa sia estinto ere fa’.
    E allora, che prospettive si aspetterebbe a confronto del tutto elencato e da risolvere? Io direi, peggio che peggio.Non c’e’ altro. Nulla di nulla.

    Allora tutto quello che dovrebbe essere la soluzione, diventerebbe la complicazione piu’ di prima e peggio di prima. Non c’e’ via d’ uscita e ne di soluzione.

    Vero che si vorrebbe piu’ gisutizia, e cita casi, purtroppo sporadici, ma non e’ un fondamento da minare il fondamento stesso, perche’ la giustizia c’e’ ma non la si applica, sopratutto per quanto riguarda non tanto l’ ordine, ma quella sociale, dove da ricchi stiamo andando allo gogna della specualzione, e dobbiamo tirarci dentro la poverta’ per stare a galla, nella ideologia del produrre e del far alzare un giro criminale di prendi e dai da far paura.

    Capisco che berlusconi e’ preso di mira per i suoi scansa processi e di come e’ diventato cosi, ma chi lo vorrebbe spodestare, portera’ il peggio, quel peggio che si critica e condanna come preconcetto e di fatto, ma dove in luogo di esso o di essi, il peggio e’ garantito.

    Per il TFR, si che e’ una mossa di sempre, perche’ il fondo pensioni e’ da qualche decennio che on esiste piu’, ed e’ tenuto in vita dalle entrate annue dello stato, mentre l’ ammontare totale con interessi vari che dovrebbe ammontare a non so quanto, se lo sono pappati gia’ da lungo tempo.

    Se la lega riuscira’ come asserisce ad avere l’ intento realizzato di secessione e distaccamento, (dove berlusca andra’ in esilio salva condotto), da quelle parti se l’ hanno atteso questo momento, e’ pur colpa del rimanente dell’ italia, in tutti i sensi, sia per speculazioni che per inerzia collettiva, e so’ che non e’ cosi per il normale cittadino, ma per l’ insieme di cose e’ cosi.
    Se la padia sia, sarebbe anche una cosa non propio rammatica, perche’ darebbe vita a un’ altra identita’ di vita nuova, dove il riorganizzare un nuovo stato con moneta propria, e tenerdolo a livello equo propio, lo si potra’ costruire con le risorse propie che non sono poche, tolgiendo quella politica e quella classe burocrata avulsa e parassita, donando cosi un nuovo stato di cose, modello di una nuova nazione o stato indipendente, dove, a poverta’ presunta e controllata iniziale, si potrebbe creare un’ ottimizzazione dove inquinamento, rispetto della natura, lavoro a misura umana, e tanto altro, troverebbe realizzazione. Non e’ una buona possibilita’?
    La padania, continuerebbe l’ iter del gia’ corrotto globale, e si sfascera’ ugualmente arrivando al gia’ concepito che sara’. Non e’ soddisfazione?

    Che dira’ Berlusconi? Che l’ Italia e’ come tutte le altre nazioni dell ‘ europa e del mondo, fra le piu’ democratiche, dove lui e il suo governo sono legittimamente eletti. Che melgio di cosi non si puo’ o si potra’. Che l’ atto subito e’ di una persona non tanto stabile. E che il tutto ancora gravita e tende a destabilizzare governo e nazione per colpa dell’ opposizione. Che quello che ha fatto (lui) nessuno si e’ mai sognato di fare, ed e’ vero, mentre quello che ha fatto e che e’ stato il sogno di tanti, lo ha fatto ma in un altro modo, che voi solo lo presumete, ma che non e’ cosi.

    Se poi si vuole vedere come tutto stereotipato e vecchio, come sono i temi di contrasto sociali e di identita’, quando c’erano queste identita’, òa gente viveva meglio, e se si sentiva piu’ povera di questioni, diatribe, politiche, ladri e vari, era perche’ come oggi, si sente povera di argomenti, di vita, e zeppa di troiate borghesi.

    Insomma, non c’e’ mai fine al dire e ridire. Quello che ci immaginiamo noi e lei, e’ vero e sacrosanto, ma non so’ se la gente comune ne e’ certa e ne e’ consapevole e lo vuole, a volte per non dire spesso, gli si farebbe pure torto se cosi fosse.

    Chi andra’ per noi? Chi ci sara’ per noi? Non c’e’ la minchia di nessuno a come la vediamo noi.
    E se ci fosse, metterebbe le mani sul tutto di altri, privati o ricconi che siano, e metterebbero il cambiamento pure nei comuni mortali, che sarebbero i primi a innalzare ghigliottine e patiboli, perche’ mi creda Bertani, e’ facile a dirsi e a predicare, ma la folla, a farla cambiare, e’ dura, e a far del bene alla fine sbalgi sempre e alla grande.

    E poi un ultima cosa , poi chiudo, veda gia’ quante miliaia di pagine qui in questo sito solo, chi ce lo fa fare a chiedere ancora produttivita’ per creare sostanza e posti di lavoro per dare al sistema danaro perche’ garantisca il tutto ancora quando siamo succubi di strutture e infrastrutture che spingono fuori dal lecito e dal bisogno quando il lecito e il bisogno l’ abbiamo gia’ coperto e basta ridimensionarlo e ridistribuirlo nel modo gisuto sapendo che abbiamo vincoli e legami internazionali con strutture che ci obbligano per tante cose di sistema a far si che tutto questo non sia e che fra poco non sarammo piu’ padroni in casa nostra quando lo siamo o lo eravano e ce lo siamo svenduto a cretinate bestiali?
    Un passo indietro mai, tanti avanti verso il dirupo si. E mi sembra che. i discorsi non si scostino a cose nuove, ma che tutti e tutto volgiano sempre cavalcare il medesimo cavalloimbizzarrito di sempre.

    Ok, ci sono ideee e volonta’ per spartire melgio soldi vari e far andare meglio il tutto, ma su che sistema? E su quali regole? Quelle che ci sono , sappiamo gia’ da quanto tempo ci sono e come vengono usate. Quale speranza che sia diverso ci sara’ E poi ancora, Chi andra’ per noi? Non – c’e’ – propio – nessuno.

    Berlusca, e’ l’ ultimo baluardo di stabilita’. Dopo Lui, sognatevelo sia il meglio che il diverso, se non propio in senso stretto, il peggio.
    Dara’ fastidio, lui, sara’ pure vulnerabile e tanto, ma chi per lui, lo sara’ cento volte di piu’, sopratutto a sapersi che, si dovra’ e si deve far i conti con un globale che si chiama europa, usa, e contaminazioni varie.

    Se l’ italia volesse uscire dal tunnel, dovrebbe separarsi dal rimanente del mondo, dovrebbe separarsi nella staticita’ e accettare i cambiamenti interni in tutto, e dovra’ separarsi dal modo di vivere che ha sempre avuto e che pensa di continuare in melgio nel peggio. Dovra’ separarsi dalla mentalita’ di ora e di conseguenza dai personaggi di ora….. ma chi manderamo che superi e sopravvanzi a tutto questo e lo tenga in mano e lo riconverta al meglio. A volte, serve tenere la “pazzia” che non si tollera ma che ci si e’ fatta come callo, che non accettare scommesse folli che sono pazzia allo stato puro.
    E tutto gravita su un uomo, ecco a come siamo ridotti. Significa che non c’e’ nulla, nemmeno a chi lo vorrebbe sostituire o destituire.
    E’ melgio che stiamo calmi, che siamo ormai dipendenti e asuefatti da ogni scurengia, e di volta in volta, il mondo traballa sul niente e sul tutto, e quello di ieri non e’ piu’, e quello di domani puo’ essere sempre il peggio.

    Chi andra’ per noi? NIET !!!!

  • myone

    Scrivevamo in contemporanea. Berlusca non e’ propio il problema, no nlo e’ mai stato. Se lui e’ nella foto iparagonato al duce, per i lezioni, allora tanti altri possono stare bene a braccetto con tanti personaggi silenziosi e sormioni che hanno calcato la scena mondiale e di cui si leggono i nomi nella storia, rossa o nera che sia.
    Quello che si sono svenduti gli italiani e i loro politici, e’ il pensiero, la reale gestione della vita, partendo da essa, e non da tante altre troiate fatte di soldi e di stupefacenti idee e meccanismi, ovvio…. tuti calcolati al fine che pareva loro, e dato come pasto ai tutti.

  • myone

    comunque sia o come la pensiate, per ora e’ doveroso dire

    onore a berlusconi e rispetto, perche’ un atto cosi non lo merita sia come persona che come rappresentate di cio’ che e’.


    … cominciate ad andare da tutti gli altri che senza avere questioni personali, hanno usato l’ abuso su tutti gli italiani, e cominciate a prenderli a sberle. E se avevano una funzione su un sistema che era sbagliato o che richiedeva cosi, non fa nulla, perche’ le cose le hanno fatte e non si devono nascondere. Forse alla fine, ci ritroveremmo per questi motivi, a prenderci a sbarle fra di noi, perche’ appartenenti a questo e a quello. Ecco dove si arriva, quando il caos e’ civile.

  • TizianoS

    Condivido in pieno il commento di dana74, perché è centrato, ed è breve.

  • eresiarca

    Tutti questi che “grilli parlanti” si guardano bene dall’impegnarsi in politica.
    Vogliono la fine di Berlusconi, e poi? Sì, poi l’Italia in mano a personaggi ancor più servi dello straniero, che procederanno a ritmo serrato con l’ultima fase dello spezzatino-Italia?
    Ma quando la si finirà di limitarsi a vedere tutto in un’ottica di “politica italiana”? La “politica italiana” non esiste! Berlsuconi, paradossalmente, è semmai l’unico che da molto tempo ha fatto un po’ di “interesse nazionale”.
    Gli altri? Mr Kippà Fini? D’Alema, il bombardatore all’uranio impoverito? Casini, il genereo Caltagirone? Tonino Lo Sbirro?
    Ma per favore! Il dramma è che dopo Berlusconi non c’è più nulla.

  • eresiarca

    Dimenticavo: la solita foto che accosta Berlusconi al Duce la dice lunga sulla ‘lungimiranza’ di chi l’ha scelta. Ci sono stati fior di articoli sul paragone tra i due, tra cui uno molto profondo di F. Lamendola (andare all’archivio di “Arianna”), ma qua si fa ancora finta che B. sia il “nuovo Duce”…

  • idea3online

    Questo gesto deve far riflettere a tutti noi. Adesso i poteri di qualsiasi colore, per intimidire l’avversario non useranno più sistemi diretti, esempio il duello corpo a corpo dell’antichità….ma con i media, internet, tecnologia invasiva..entrambi i concorrenti possono usare questi strumenti per gestire la volontà di tutti noi, se in continuazione ci viene ripetuto che Berlusconi è l’uomo lupo che vuole mangiare a cappuccetto rosso, si sa che se una bugia viene ripetuta infinite volte la stessa può diventare una verità nella mente degli individui martellati dai media.
    Questa è una sconfitta per noi uomini, cadere nella trappola della propaganda e diventare “strumenti tecnologici” nelle mani del potere mediatico iniziando ad odiare il finto lupo cattivo per volere salvare…salvare chi……nessuno, dico a tutti i lettori non permettiamo alla nostra mente che odi altri in modo impulsivo, in modo reattivo, in modo indotto, non permettiamo che la ripetitività delle critiche rivolte a un uomo tramite il potere dei media ci inducano a diventare strumenti nelle mani di entrambi i concorrenti.

    Le rivoluzioni hanno un inizio, indottrinare il popolo medio/basso offrendogli un nemico, dopo iniziare una campagna calunniosa ripetitiva sino alla nausea, infine qualcuno disperato agirà convinto di punire il pseudo-nemico. In poche parole il popolo è facilmente manovrabile. A tutti noi esseri umani spetta l’onore di non cadere mai nei circoli di odio reattivi, indotti, mediatici.

  • Bubba

    non pochi analisti politici, all’epoca, misero l’indice, stupiti, sul repentino flusso di preferenze che s’ebbe in Sicilia negli anni ’80 – decine di migliaia di voti che migrarono inaspettatamente, dalla DC al PSI – quando la Sicilia era rossa di sangue e Milano rossa “da bere”.
    Negare dunque che il rapporto esista, significa esser semplicemente ciechi.

    Eh sì, è evidente. La mafia controlla i voti al sud. E’ così vero che lo hanno ripetuto i vari Buscetta contro Andreotti, e i procuratori di Palermo l’hanno sostenuto in tribunale. Salvo poi scoprire che quell’anno la DC aveva addirittura guadagnato voti anzichè perderli. Gran forza di dirottare i voti che aveva la mafia, eh sì… è evidente.

    Nessuno si può spiegare la cosa col fatto che gli analisti avevano sbagliato e che i voti del sud non sono manovrati.

  • Niko

    per quanto odi la figura di Berlusca,devo dire che mi ritrovo appieno anche io in quel commento…magari fosse lui il problema dell’Italia!!..purtroppo le lobby massoniche nn sono un pagliaccio di Arcore..

  • brunotto588

    Sul fronte della politica interna, Bertani, poco c’è da fare se non raccogliere le inevitabili conseguenze di quanto altre teste ed altre mani hanno già stabilito, se non raccogliere le inevitabili conseguenze del fatto che militarmente siamo venduti agli Usa ed economicamente a Bruxelles … che vuoi che faccia, parbleu, un presidente del consiglio se non doversi adeguare a quanto già scritto da altre mani, mani che si chiamano Prodi, Draghi, Soros, De Benedetti e Repubblica, Padoa Schioppa, lo stesso Napolitano, ed altre più nascoste e potenti dietro di loro ??? Cosa ti aspetti proprio da Napolitano, che queste cose le vuole ??? Cosa potrebbe realmente fare Berlusconi per cambiare uno stato di cose già predeterminato ???

    Sul piano della politica estera, invece, rimane una minimale possibilità di movimento, di eludere un completo stallo futuro attraverso accordi che, evitando i cavilli dei giuristi del Trattato di Lisbona ed Europeismi vari, possono forse ancora donarci un minimo di quel potere decisionale così usurpato su tutti i fronti …
    Una minima, strettissima zona franca che forse potrebbe salvarci le chiappe in futuro, un futuro ormai deciso per l’ Italia da quanti sopraddetti, un futuro di Africa.

    Non sono un entusiasta di parte: non ho posizioni preconcette, ma appunto per questo riesco ancora a dare a Cesare quel che è di Cesare.

  • joegallo

    Quante parole……, e che foto!
    Sarebbe molto utile per Lei e per noi che Lei si prodigasse a postare tra le due immagini, una bella raccolta di foto, completa di nomi e cognomi, di tutti i Presidenti del Consiglio intercorsi tra i due raffigurati, allora si che dovrebbe scrivere la Bibbia.
    Un salto Joe Gallo

  • Truman

    Un presidente del consiglio che rappresentasse gli italiani governerebbe a loro favore oppure si dimetterebbe.
    Un massone, amico di mafiosi e proprietario di una grande azienda, farebbe gli interessi della sua azienda, della mafia e della massoneria.
    Non è difficile vedere le scelte fatte.

  • Truman

    Dopo di Lui il diluvio universale.

    Mi sembra di averla già sentita.

  • Truman

    Infatti Mussolini fu colpito al naso, non alla bocca.

  • radisol

    Comunque, nella scelta della foto non credo c’entri nulla Bertani ….

    Berluskoni va cacciato, su questo non ho il minimo dubbio…… e prima possibile …. per il dopo sono ben cosciente che, come diceva De Andrè, “non esistono poteri buoni” …. ma questo è un altro discorso … chi lottò per cacciare il fascismo non credo avesse idee chiarissime sul dopo …. e comunque, qualunque ne avessero, non credo siano state perfettamente realizzate …. anche chi ritenne di abbattere il regime sedicente comunista in Urss nel 1989 non credo avesse in mente per il futuro nè l’ineffabile Eltsin nè quegli impresentabili gemelli polacchi e più in generale nemmeno il liberismo esasperato che ora regna in molti paesi ex “comunisti” …. ma la storia funziona così …. ha sempre funzionato così …. quando un regime è arrivato è semplicemente arrivato … ed anche se c’è la quasi certezza che venga sostituito da un altro regime, non necessariamente migliore, questo non cambia il corso della storia …