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BREVE DIALOGO SULL'UNIVERSITA' E SULL' ITALIA

DI MARINO BADIALE
ariannaeditrice.it

A La vostra protesta contro la “riforma Gelmini” è sconfitta in partenza. Nel senso comune domina l’immagine dell’Università come luogo di corruzione. Le vostre proteste vengono viste dalla larga maggioranza come le proteste di “baroni” corrotti e fannulloni.

B L’Università è marcia perché è marcia l’Italia.

A E’ la solita banale scusa del “tutti colpevoli, nessun colpevole”. Non funziona.

B Non si tratta di scusare ma di spiegare. E’ importante capire perché l’Università è marcia per giudicare se le misure proposte sono adeguate.

A E secondo te non lo sono.

B Ovviamente no. Il marciume italiano ha vari livelli. L’Università non è il punto culminante. Dove si trova in Italia il livello massimo di marciume?

A Risposta facile

B Certo. Nella politica, nell’imprenditoria che ricava vantaggi dalla collusione con la politica, nel mondo dei media asserviti all’uno o all’altro dei grandi ladroni della politica e dell’imprenditoria. E da chi viene l’attacco alla corruzione universitaria e l’appoggio alla “riforma”?

A Altra risposta facile

B Esattamente dalla politica, dal mondo dell’imprenditoria, dai media. Il mondo dove si concentra il livello massimo e più ripugnante di marciume e corruzione in questo paese è esattamente il mondo dal quale vengono le proposte legislative dirette a raddrizzare la situazione dell’Università. Nasce spontanea la domanda: è ragionevole pensare che il marciume massimo di politica, imprenditoria e giornalismo italiani possa fare qualcosa per guarire il marciume medio dell’Università italiana?

A Detta così, la risposta sembra ovvia

B Lo è infatti. La risposta è che l’intervento nell’Università del mondo massimamente corrotto della politica, dell’imprenditoria e dei media non potrà che aumentare la corruzione e il marciume.

A Ma allora perché questa campagna contro l’Università? Per puro gusto di rompere le scatole?

B Perché per i signori della politica, dell’imprenditoria e dei media il problema non è che l’Università è corrotta. Il problema è che non lo è abbastanza.

A Questa è bella. Spiegati.

B Cercherò di essere breve. Parto da due citazioni

A Eccolo il professore

B Fatte a memoria, del tutto imprecise. Da qualche parte Bertrand Russell, parlando di non ricordo quale astratto problema filosofico, fa una battuta ricordando i numerosi vantaggi che ha il furto rispetto al lavoro onesto

A E quindi? Anzi, in omaggio al Lord inglese citato, so what?

B Sarai d’accordo anche tu che il furto presenta in effetti parecchi vantaggi rispetto al lavoro onesto. E’ pure ben noto che ha un solo, ma decisivo svantaggio

A Cioè il fatto che a rubare si finisce in galera

B Già. Se però in un paese si decide di ridurre al minimo il pericolo della galera, almeno per i grandi ladri della politica e dell’imprenditoria, il risultato sarà chiaro. Rimanendo solo i vantaggi del furto rispetto al lavoro onesto, vi sarà la proliferazione dei ladri. E a questo punto viene bene la seconda citazione.

A Un altro filosofo?

B No. Tanti anni fa, in un contesto che non occorre adesso ricordare, Beppe Grillo osservò in sostanza che in un paese in cui tutti sono ladri, nasce il problema “ma a chi rubano?”

A Riassumendo?

B Se vogliamo parlare del nostro paese, il succo è questo: essendo venuto meno il controllo di legalità sui potenti, vi è stata una tale proliferazione di corruzione e di corrotti da creare il problema di dove trovare le fonti per dare soddisfazione a tutti i corrotti. Specie in un momento di crisi economica come l’attuale. Ed ecco che si arriva all’Università.

A Che non è questa grande fonte di soldi

B Certamente no, ed è appunto questo il motivo per cui finora era stata lasciata relativamente in pace. Ma adesso la corruzione si è talmente diffusa, sta diventando talmente difficile sfamare le voraci schiere dei cosiddetti “ceti dirigenti”, anzi “digerenti”, che anche i pochi soldi che girano all’Università diventano appetibili. Naturalmente, sono gli stessi motivi per i quali, dopo le grandi privatizzazioni degli anni ‘90, oggi si vuole privatizzare tutto il resto, a partire dall’acqua. Ma nel loro appropriarsi diretto dell’Università i “ceti digerenti” incontrano un problema

A Quale?

B Proprio la corruzione dell’Università tanto denunciata.

A Non capisco, spiegati: perché i corrotti della politica e dell’imprenditoria dovrebbero trovare un problema nella corruzione universitaria?

B Perché quest’ultima presenta caratteristiche in qualche modo “vecchie”. Prendi l’esempio classico dei concorsi

A Certo, con il barone che mette in cattedra moglie e figli

B Sono i casi meno importanti, perché relativamente ristretti. Il vero meccanismo deviato dei concorsi è quello del cattedratico che fa avanzare i propri allievi anche se di valore scientifico discutibile. Ora, si tratta naturalmente di un fenomeno negativo che incide pesantemente sull’Università. Ma si tratta anche di qualcosa di molto diverso rispetto alla corruzione “normale” della politica e dell’economia come ci viene descritta dalle cronache. Il meccanismo perverso che opera nei concorsi ha pur sempre la sua lontana origine in un‘idea, ormai distorta fino ad essere irriconoscibile, di cultura e di ricerca. L’idea è che faccio andare avanti il mio allievo perché la mia scuola è migliore delle altre, proprio sul piano del valore scientifico e culturale. Si tratta, ripeto, di un’idea lontana ormai sfigurata nelle pratiche accademiche. Ma in qualche modo persiste, sia pure in forma spettrale ed ectoplasmica, questa vaga idea che quello che si fa all’Università deve avere un valore scientifico e culturale. Ora, immagina il normale politico italiano che si trova ad avere a che fare con un ambiente di questo tipo, un ambiente nel quale permane un’eco, un ricordo deformato e irriconoscibile, di cultura, scienza e ricerca, e nel quale i meccanismi del potere devono comunque fare i conti con questo ricordo deformato

A Si troverà un po’ a disagio: anche solo un’eco lontana di “pensiero” e “cultura” dovrà apparirgli come un anacronismo. Mi viene da pensare a Cetto La Qualunque

B Il personaggio di Antonio Albanese, il politico corrotto, criminale, ignorante e violento? Cioè l’essenza della politica italiana odierna? Hai ragione, è un esempio che chiarisce. Metti allora Cetto La Qualunque che vuole entrare nei giri di potere dell’Università. Ovviamente si muoverà benissimo nei meccanismi di potere e di corruzione, che riconoscerà facilmente, ma

A Ma?

B Ma ad un certo punto della sua carriera accademica al povero Cetto La Qualunque sarà chiesto di dire qualcosa su un sonetto trecentesco o su un’equazione differenziale, e di fronte alla sua incapacità verrà sopravanzato nelle lotte di potere da qualcuno corrotto come lui ma capace di dire qualcosa, anche di scarso valore, su Petrarca o su Maxwell. In sostanza, il povero Cetto La Qualunque capirà che nell’Università la corruzione e il potere, certo presenti, hanno meccanismi relativamente diversi da quelli ai quali è abituato, meccanismi che egli avvertirà come antiquati, poco “moderni”, poco “innovativi”

A E quindi chiederà a gran voce una riforma che renda l’Università moderna e innovativa

B Cioè corrotta come il resto del paese, con gli stessi meccanismi e le stesse modalità. E verrà accontentato dalla Gelmini che prevede l’ingresso nei consigli di amministrazione delle Università di “esterni”, cioè di gente che non ha dovuto nemmeno una volta in vita propria dimostrare di saper dire qualcosa su Aristotele o su Newton.

A Bel quadro. Ma sai fare qualcosa d’altro oltre a criticare? Insomma, sai dire cosa si può fare allora per l’Università?

B Poco o niente. Se avessimo di fronte dei veri politici, non una massa di nullità incolte e corrotte, si dovrebbe discutere di quale evoluzione abbia portato a quei meccanismi distorti ai quali abbiamo accennato, e per questo occorrerebbe ridiscutere cosa siano cultura e scienza nel nostro mondo. Ma è un compito di altri tempi, meno plumbei degli attuali. Adesso occorre protestare nei modi possibili, sapendo che la lotta contro la “riforma”, come dicevi prima, è molto probabilmente destinata alla sconfitta. Bisogna saperlo, come bisogna sapere che in generale potranno essere sconfitte le singole proteste contro questa o quella iniziativa degli attuali corrotti ceti dirigenti. Ciò che occorre veramente, oggi, è inquadrare le singole proteste, generate dalla crisi sempre più profonda del paese, in una lotta di liberazione nazionale.

A Nientedimeno

B Nientedimeno. Niente si potrà salvare di questo paese, né l’Università né altro, se non vengono cacciati via la totalità degli attuali ceti dirigenti della politica, dell’economia e dei media.

A Chiedi una specie di rivoluzione

B Non una specie. Una vera rivoluzione.

Marino Badiale
Fonte: www.ariannaeditrice.it
Link: http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=33952
4.08.2010

Pubblicato da Davide

  • Nauseato

    “Una laurea honoris causa in Scienze della Comunicazione a Umberto Bossi, per chiara fama da parte dell’università dell’Insubria, nella “sua” Varese. Sponsor autorevole dell’iniziativa – secondo la Prealpina, il quotidiano varesino che ne ha dato notizia lo scorso 30 luglio – è addirittura il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Mariestella Gelmini. Che avrebbe telefonato direttamente al rettore dell’Insubria, il professor Renzo Dionigi.”

    http://www.unita.it/news/italia/102102/gelmini_una_laurea_per_bossi

    Mi pare non occorra aggiungere altro.

  • amensa

    bellissimo “pezzo”. una fotografia perfetta della nostra bella società .
    deve sprofondare ancora un po’ nella crisi (se abbiamo toccato il fondo , cominciare a scavare) questo nostro paese affinchè la gente capisca finalmente chi sono i suoi veri nemici.
    altro che rumeni, albanesi o marocchini.
    la nostra peste ce l’abbiamo in casa. E’ brutto generalizzare, ma oggi provare a distinguere “chi si salva” è un esercizio da certosino. dei bei pentoloni di soda caustica, e poi potremo esportare sapone marca “governo italiano”, e saponette “parlamentari italiani”, e bagno schiuma “giornalisti italiani”, e infine per panni , piatti e stoviglie, sapone liquido “imprenditori italiani”.
    ahhhh l’ho detta!! è liberatorio poter almeno sognare !!

  • ottavino

    Ecco un altro che se la prende con i politici. D: Ma chi li ha messi lì i politici? R:La democrazia. Se si decide un uomo=un voto, questo è il risultato. D: E com’è che accade? R: Il voto è un meccanismo che permette ai deboli e agli ignoranti di nominare il più forte. E’ un’asta pubblica. Chi viene battuto per ultimo, quello più forte che ha offerto di più, si porta via la bella schiava, questo come in tutte le vecchie società in cui regna la forza. Ma chi viene eletto dagli ignoranti è il più forte degli ignoranti, null’altro.

  • okinawa

    Saggezza Ottavino. !

    Ma chi viene eletto dagli ignoranti è il più forte degli ignoranti, null’altro.

  • Tetris1917

    questo articolo, mi fa venire in mente, un piccolo saggio al corredo del quarto libro del Capitale. Elogio del crimine. Eccone un assaggio

    Il delitto e la produzione

    Un filosofo produce idee, un poeta poesie, un pastore prediche, un professore manuali ecc. Un delinquente produce delitti. Se si esamina più da vicino la connessione che esiste tra quest’ultima branca di produzione e l’insieme della società, ci si ravvede da tanti pregiudizi. Il delinquente non produce soltanto delitti, ma anche il diritto criminale, e con ciò anche il professore che tiene lezioni sul delitto criminale, e inoltre l’inevitabile manuale, in cui questo stesso professore getta i suoi discorsi in quanto “merce” sul mercato generale. Con ciò si verifica un aumento della ricchezza nazionale, senza contare il piacere personale, come [afferma] un testimonio competente, il professor Roscher, che la composizione del manuale procura al suo stesso autore. Il delinquente produce inoltre tutta la polizia e la giustizia criminale, gli sbirri, i giudici, i boia, i giurati ecc.; e tutte queste differenti branche di attività, che formano altrettante categorie della divisione sociale del lavoro, sviluppano differenti facoltà dello spirito umano, creano nuovi bisogni e nuovi modi di soddisfarli. La sola tortura ha dato occasione alle più ingegnose invenzioni meccaniche e ha impiegato, nella produzione dei suoi strumenti, una massa di onesti artefici.

    Il delinquente produce un’impressione, sia morale sia tragica, a seconda dei casi, e rende così un “servizio” al moto dei sentimenti morali ed estetici del pubblico. Egli non produce soltanto manuali di diritto criminale, non produce soltanto codici penali, ma anche arte, bella letteratura, romanzi e perfino tragedia, come dimostrano non solo La colpa del Müllner e I masnadieri dello Schiller, ma anche l’Edipo [di Sofocle] e il Riccardo III [di Shakespeare].

    Il delinquente rompe la monotonia e la banale sicurezza della vita borghese. Egli preserva cosi questa vita dalla stagnazione e suscita quell’inquieta tensione e quella mobilità, senza la quale anche lo stimolo della concorrenza si smorzerebbe. Egli sprona così le forze produttive. Mentre il delitto sottrae una parte della popolazione in soprannumero al mercato del lavoro, diminuendo in questo modo la concorrenza tra gli operai e impedendo, in una certa misura, la diminuzione del salario al di sotto del minimo indispensabile, la lotta contro il delitto assorbe un’altra parte della stessa popolazione […].

    Le influenze del delinquente sullo sviluppo della forza produttiva possono essere indicate fino nei dettagli. Le serrature sarebbero mai giunte alla loro perfezione attuale se non vi fossero stati ladri? La fabbricazione delle banconote sarebbe mai giunta alla perfezione odierna se non vi fossero stati falsari? Il microscopio avrebbe mai trovato impiego nelle comuni sfere commerciali (vedi il Babbage) senza la frode nel commercio? La chimica pratica non deve forse altrettanto alla falsificazione delle merci e allo sforzo di scoprirla quanto all’onesta sollecitudine per il progresso della produzione? Il delitto, con i mezzi sempre nuovi con cui dà l’assalto alla proprietà, chiama in vita sempre nuovi modi di difesa e così esercita un’influenza altrettanto produttiva quanto quella degli scioperi (‘strikes’) sull’invenzione delle macchine. E abbandoniamo la sfera del delitto privato: senza delitti nazionali sarebbe mai sorto il mercato mondiale? O anche solo le nazioni? E dal tempo di Adamo l’albero del peccato non è forse in pari tempo l’albero della conoscenza?

    Il Mandeville, nella sua Fable of the Bees (1705), aveva già mostrato la produttività di tutte le possibili occupazioni ecc., e soprattutto la tendenza di tutta questa argomentazione: “Ciò che in questo mondo chiamiamo il male, tanto quello morale quanto quello naturale, è il grande principio che fa di noi degli esseri sociali, è la solida base, la vita e il sostegno di tutti i mestieri e di tutte le occupazioni senza eccezione […]; è in esso che dobbiamo cercare la vera origine di tutte le arti e di tutte le scienze; e […] nel momento in cui il male venisse a mancare, la società sarebbe necessariamente devastata se non interamente dissolta”. Sennonché il Mandeville era, naturalmente, infinitamente più audace e più onesto degli apologeti filistei della società borghese. (K. Marx)

  • Altrove

    “B Ovviamente no. Il marciume italiano ha vari livelli. L’Università non è il punto culminante. Dove si trova in Italia il livello massimo di marciume?
    A Risposta facile B Certo. Nella politica, nell’imprenditoria che ricava vantaggi dalla collusione con la politica, nel mondo dei media asserviti all’uno o all’altro dei grandi ladroni della politica e nell’imprenditoria.”

    Cari A e B, il livello massimo di marciume si trova nella domanda e non nell’ offerta dato che è la domanda a detrminare l’offerta… Questa è una risposta facile, la vostra al contrario è conveniente, non facile. Bere un bicchier d’acqua è facile, incolpare gli altri è conveniente e anche rassicurante. La sola differenza tra voi e il mondo dell’imprenditoria è qualcosa che si misura in metri cubi. E’ una differenza sottile di limitatezza e circostanza. Esatto, è la quantità…

    Altra considerazione con l’aiuto di russell… e grillo…: In un paese in cui tutti sono ladri, 1) Che cazzo ci stai a fare? 2) tutti sono ladri… no? c’è altro da aggiungere? dove sono quelle persone oneste che vengono derubate? Se si rubano fra ladri, a me che me frega? Chi viene derubato è automaticamente un ladro allora?

    Grazie per gli spunti, A e B, V vi saluta. Scriverò un manifesto dal titolo: Aspettando la rivoluzione…

    p.s.: L’altro titolo del manifesto potrebbe essere: Ma la rivoluzione che vi avevo chiesto?

  • martiusmarcus

    Badiale e Bontempelli mi fanno una grande tenerezza (come tutti “gli uomini di buona volontà” che si rimboccano le maniche di fronte alla catastrofe planetaria della Modernità). Dispongono di una lodevole conoscenza di Marx e di buone frequentazioni culturali. Riescono quasi sempre a produrre critiche condivisibili e suggestive al Gran Moloch delle Merci che tutti ci attanaglia. Ma quando si tratta di andare sul concreto? Lì casca l’asino. Sfido chiunque a leggere un loro articolo e a non entusiasmarsi nella prima parte e non farsi venire il latte alle ginocchia nel finire la seconda. Indefessi si lanciano a spada tratta nella difesa della Sacra Costituzione Italiana (che Dio l’abbia in gloria insieme a tutte le MagnaMagna Charte del globo terraqueo!). Oppure – come qui Badiale in veste solistica – vanno a schierarsi dietro la trincea più indifendibile che l’Italia annoveri dopo la Giustizia: l’Università. Chiunque abbia avuto la sventurata e autodidatta idea di prendersi una laurea riconosce la …erda accademica per averne l’inconfondibile tanfo ancora indelebilmente intriso sulle proprie vibrisse. C’è qualche laureato in grado di smentirmi?
    La considerazione più ridicola che hanno fatto è in un altro post, di critica alla decrescita felice, alle quali Pallante ha risposto con l’intelligenza cristallina che gli è propria. In soldoni, gli hanno detto: “Ma allora sei un reazionario?”. E Pallante ha risposto: “Embe’ E con questo?”.

  • martiusmarcus

    Badiale e Bontempelli mi fanno una grande tenerezza (come tutti “gli uomini di buona volontà” che si rimboccano le maniche di fronte alla catastrofe planetaria della Modernità). Dispongono di una lodevole conoscenza di Marx e di buone frequentazioni culturali. Riescono quasi sempre a produrre critiche condivisibili e suggestive al Gran Moloch delle Merci che tutti ci attanaglia. Ma quando si tratta di andare sul concreto? Lì casca l’asino. Sfido chiunque a leggere un loro articolo e a non entusiasmarsi nella prima parte e non farsi venire il latte alle ginocchia nel finire la seconda. Indefessi si lanciano a spada tratta nella difesa della Sacra Costituzione Italiana (che Dio l’abbia in gloria insieme a tutte le MagnaMagna Charte del globo terraqueo!). Oppure – come qui Badiale in veste solistica – vanno a schierarsi dietro la trincea più indifendibile che l’Italia annoveri dopo la Giustizia: l’Università. Chiunque abbia avuto la sventurata e autodidatta idea di prendersi una laurea riconosce la …erda accademica per averne l’inconfondibile tanfo ancora indelebilmente intriso sulle proprie vibrisse. C’è qualche laureato in grado di smentirmi? La considerazione più ridicola che hanno fatto è in un altro post, di critica alla decrescita felice, alle quali Pallante ha risposto con l’intelligenza cristallina che gli è propria. In soldoni, gli hanno detto: “Ma allora sei un reazionario?”. E Pallante ha risposto: “Embe’ E con questo?”.