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BRAVA GENTE

DI ALBERTO PRUNETTI
Carmilla on line

[Pubblico queste righe con un certo ritardo rispetto alla loro stesura. Il lettore, pensando ai pogrom in corso contro i rom, non potrà non rendersi conto che la realtà si deteriora con più velocità della critica che cerca di descriverla. Mentre scriviamo di razzismo mimetizzato e di lessico dell’esclusione, la gente si attacca ai microfoni dei telegiornali vantandosi di aver lanciato una molotov in un campo rom. Non oso pensare di peggio per paura che accada.]
A.P.

“Non sono razzista, ma…” Quanti discorsi balordi partono da questa premessa? Quanti pregiudizi, quanti stereotipi, quanta biliosa aggressività muove da questo assunto? Nient’altro che una strategia retorica? Rendere esplicito il pregiudizio per giocare d’anticipo su un’eventuale contestazione e poi sparare giù il carico di banalità, che è banale proprio nel senso che è condiviso dal senso comune, è amplificato dai media, è asserito da presunti esperti delle dinamiche sociali?
Ogni giorno il ritornello sale d’un ottava. “I rumeni vengono qui per delinquere”, “le ucraine sono brave a fare le badanti ma poi si fregano l’eredità”, “i colombiani fanno i corrieri della cocaina”… un carico di generalizzazioni che si affaccia da titoli di giornali, da lanci televisivi di prima serata, supportati da esperti in sondaggi che gabellano quattro domande preformulate come un’operazione di statistica.

A seguito, “Rom, romeni, immigrati “clandestini”: Berlusconi e la teoria del capro espiatorio” (Carlo Gambescia) e “Diceva di chiamarsi Maria…” (Kelebek)
La verità è che nessuno si dice razzista ma… Di fatto, argomenta Giuseppe Faso in un piccolo e brillante compendio del razzismo dissimulato (Lessico del razzismo democratico, Deriveapprodi, 2008), oggi si dice etnia o cultura, ma si intende razza. Si dice integrazione — parola terribile, di per sé — ma si pensa assimilazione. O, verrebbe da aggiungere, espulsione e annientamento.

Formalmente oggetto d’interdizione, il razzismo si insinua nel linguaggio, strutturando una grammatica dell’esclusione sociale che si basa su espedienti retorici estremamente diffusi. Faso illustra alcune di queste pratiche, come i neologismi (es.: badante), gli slittamenti semantici (es.: degrado), le denotazioni improprie (clandestino, alfabetizzazione, disperati), le connotazioni spregiative (vu comprà, marocchino, extracomunitario).

Pratiche più che lemmi, appunto, nel senso che le parole si fanno azioni e strutturano la realtà, la segmentano e circoscrivono le vite di chi quelle parole le usa o se le trova, suo malgrado, appiccicate addosso. Motore primo di tanta misera retorica è sicuramente il sistema dei mezzi di comunicazione.

Imbrogliando le carte, urlando continuamente al lupo, soffiando sul fuoco del rancore italiota, della paura tutta provinciale verso lo straniero, soffocando l’immagine di un paese composto da tante culture e costruendo una presunta identità nazionale assolutamente fittizia e sicuramente deplorevole, i media hanno innescato il detonatore del linciaggio. In buona compagnia. Alla chiamata alle armi non si sono presentati solo leghisti mannari e xenofobi ultradecorati. La sinistra non poteva rimanere indietro e Veltroni, dalle pagine di Repubblica, mostrava comprensione per un cittadino impaurito colto da sindrome razzista. Ultimi ma in corsa, come il cavallo avvantaggiato del palio, arrivarono i campioni del razzismo colto. Quello che costruisce il migrante in termini di alterità culturale. Quello che non si sente sicuro a uscire di casa. Quello che chiede la certezza della pena.

Quanto alle elezioni, non potevano che spingere l’acceleratore del conformismo più becero, alimentando il cortocircuito tra la chiacchiera da bar e i programmi televisivi del pomeriggio, con conseguenti esplosioni a catena di luoghi comuni riprodotti come profezie che si autorealizzzano. Così la balordaggine della casalinga di Voghera si vede giustificata dallo sproloquio dell’opinionista di turno, che a sua volta cita l’avvinazzato opinionista del bar sport all’angolo, sdoganando una bischerata come credenza di un campione rappresentativo. Quel che pensano gli italiani, insomma.

Il risultato di tutto questo, dai giorni successivi alla morte della signora Reggiani fino alle elezioni, è stata una situazione pesante e surreale, che produce migranti più impauriti e ricattabili e italioti sempre più spaventati e rancorosi, mentre le campane dei media tuonano a morto e le pratiche di libertà si restringono per tutti, in termini di mobilità, repressione, sanzioni. La scusa è sempre quella: l’emergenza. Un elemento, quello emergenziale, che sembra paradossalmente strutturale alla realtà italiana. Così l’emergenza migrazione si intreccia con quella della spazzatura, con quella degli stupri, del degrado, del bullismo, del terrorismo, delle stragi del sabato sera, dei lavavetri, dell’accattonaggio… e chi più ne ha più ne metta. L’importante è creare un polverone e sbrigarsi a buttar giù una legge. Quanto prima tanto meglio. Quanto peggio, in termini di politiche sociali, tanto meglio in termini di politiche repressive. Risultati che non possono che essere devastanti, e lo dimostra il caso delle migrazioni, in cui politiche bieche creano e alimentano quei fenomeni di clandestinità che pretenderebbero di combattere. Che importa se una pessima legge creerà problemi sociali? Tanto meglio. Sarà l’occasione per smuovere le acque, fare propaganda, accusare gli avversari politici di lassismo, per poi fare un’altra legge, peggiore della precedente. E via di questo passo, in un gioco vizioso che pretende di governare la realtà e che produce sempre più alienazione, paura e marginalità. Miseria per gli esclusi e paura per gli inclusi, insomma. O viceversa.

Fino a oggi. Il dado ormai è tratto e i veleni carichi di rancore in fermentazione non ci metteranno molto a incendiarsi, alimentando l’ennesima caccia allo straniero, al diverso, a quello che non appartiene alla tribù. Aspettando nuove leggi razziali e l’allungamento dei tempi di detenzione nei campi di concentramento dei migranti ci penseranno gli italiani, brava gente, a risolvere a modo loro le sfide del multiculturalismo. Almeno la pulizia etnica diventerà un dovere civico nel bel paese sommerso di spazzatura, con buona pace di sindaci e assessori che non potranno non complimentarsi con i cittadini, che in materia di lotta contro il degrado e tolleranza zero, sanno fare meglio e prima della polizia municipale.

Alberto Prunetti
Fonte: www.carmillaonline.com
Link: http://www.carmillaonline.com/archives/2008/05/002645.html#002645
15.05.08

Pubblicato da Davide

  • Tao

    ROM, ROMENI, IMMIGRATI “CLANDESTINI”: BERLUSCONI E LA TEORIA DEL CAPRO ESPIATORIO

    DI CARLO GAMBESCIA

    Davanti a episodi come l’incendio e il rastrellamento dei campi rom intorno a Napoli, avvertiamo sulle nostre spalle tutto il peso di una vita passata inutilmente a studiare i fenomeni sociali per capire e in certo senso migliorare la qualità della vita di tutti, iniziando dalla necessità di migliorare i rapporti fra le persone di cultura diversa.

    Per quale ragione questa stanchezza? Perché, soprattutto nell’Italia di oggi, sembra prevalere una sorta di regolarità o costante sociale “negativa”. Quale? Quella di indicare un capro sociale espiatorio come vittima da immolare sull’altare della pubblica sicurezza degli italiani. Rischiando – ecco il punto – di trasformare l’Italia in uno “Stato di polizia” e soprattutto di trattare le persone – tutte le persone a cominciare dai rom – come puri e semplici ostacoli, al normale “andamento” della vita sociale.

    Un esempio: sembra che a Napoli, dopo il rastrellamento di un campo nomadi e il trasferimento dei suoi residenti in apposito centro di raccolta (o di concentramento?), un rom con gravissimi problemi motori, sia stato abbandonato carponi su un giaciglio improvvisato, senza nessun aiuto o conforto…
    Si dirà, si tratta di un caso isolato… No. Noi invece crediamo che la situazione sia seria e che questo governo di destra giochi le sue carte proprio sulla creazione di un “capro sociale espiatorio” (rom, romeni, immigrati), come nemico interno, per ricompattare collettivamente gli italiani, intorno alla figura “carismatica” di Berlusconi, salvatore del “popolo” dall’ “invasione straniera”.

    Creare un “capro sociale espiatorio” e soprattutto tenerlo costantemente vivo, istituzionalizzando una situazione di allarme, introduce un elemento di controllo sociale molto forte. Il che favorisce la possibilità di recepire legislativamente, magari per decreto legge, l’idea di un pericolo sociale incombente. Dopo di che tutto potrebbe diventare possibile sotto l’aspetto delle attività di polizia (preventive e repressive). Nessuno di noi sarebbe più sicuro di conservare la propria libertà, magari in quanto “amico” di rom o stranieri “pericolosi”…. Stando alle ultime notizie, Maroni sarebbe favorevole a recepire l’idea di introdurre ronde miste esercito-polizia per una “migliore gestione dell’ordine pubblico”.

    I sorrisi “plasticati” del Cavaliere, il dolciastro sostegno di Veltroni al governo, l’intimidazione verso qualsiasi forma di opposizione vera (si pensi al caso Travaglio e al “consiglio” di Fini-presidente a Di Pietro, di valutare bene in futuro i contenuti dei suoi interventi parlamentari…), sono tutti segnali molto pericolosi. Soprattutto se collegati alla crescente istituzionalizzazione di un clima da “guerra civile” nei riguardi dello “straniero”, rappresentato come potenzialmente pericoloso. Una raffigurazione sociale, non di tipo descrittivo ma prescrittivo, che serve a spianare la strada al progetto della destra di introdurre, e in modo definitivo, il reato di immigrazione clandestina.

    Un quadro sconfortante che spiega certa stanchezza denunciata all’inizio del post. Nessuno ti ascolta. E soprattutto nessuno sembra sinceramente badare al progressivo imbarbarimento della società italiana. Si pensi solo a quel che è capitato in Sicilia alla dolce Lorena. Oppure a Erba…
    Il governo di destra, sembra fare leva anche su quest’ultimo fattore, per mantenere gli italiani prigionieri di una paura, che in realtà rischia di favorire solo i segreti giochi di potere dei “manovratori”, per citare Antonio Di Pietro.
    Che amarezza, povera patria nostra.

    Carlo Gambescia
    Fonte: http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/
    Link: http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/2008/05/rom-romeni-immigrati-clandestini-e-la.html
    16.05.08

  • alcenero

    Diceva di chiamarsi Maria… (1)

    Fissiamo bene chi è il Nemico del Popolo.

    Non si sa dove sia nata, né di chi sia figlia.

    Diceva di chiamarsi Maria. Ora dice di chiamarsi Angelica.

    E dice di avere quattordici anni.

    E’ “finita in comunità”, ed è pure scappata.

    Ora si trova in carcere, e non poteva finire diversamente.

    Sembra che non parli bene l’italiano.

    L’ultima incarnazione della Rapitrice Zingara [www.kelebekler.com] è quindi anche l’ultima incarnazione del principale prodotto del nostro mondo: il Rifiuto Umano.

    Il termine sembra poetico, ma non lo è: il concetto di rifiuto umano è la chiave per capire elementi cruciali del nostro tempo. Rifiuto: ciò che è stato scartato – rifiutato – , separato dall’utile, ciò che va a discarica.

    immagine di Bruce Dale [www.brucedale.com]

    Lasciamo perdere per ora la domanda, “ma voleva rubare un bambino o no?”: come la penso in linea generale su questa questione, l’ho già scritto più volte.

    Concentriamoci sul contesto, che riguarda tutti.

    Una folla di persone semplici ha reagito spontaneamente, circondando un giovane straniero: “Calci e pugni, poi una coltellata a una spalla”.

    Il fatto colpisce, perché non si trattava di un bersaglio legittimo. I media sottolineano infatti che il giovane accoltellato ha una casa e fa l’operaio, soprattutto è “rumeno e non rom“.

    La folla, a caccia di Rapitrici Zingare ha poi lanciato molotov contro diversi campi, mentre le massaie hanno fatto la loro parte, cacciando “due nomadi” che facevano la spesa in un supermercato. E così via.

    A questo punto, è interessante sapere che lo Stato, in qualche sua forma, è intervenuto:

    “Tutti i rom vanno sistemati in un solo campo, quello di via Malibran, e protetti da un cordone della polizia. Poco dopo il campo abbandonato viene dato alle fiamme”.

    Un Rifiuto Umano non ha un quartiere, ma un campo; e non ha una casa, ma una baracca.

    La differenza è cruciale, non solo in termini di comodità. Immaginiamo una situazione di tensione tra autoctoni trevigiani e operai pugliesi immigrati. Fin lì, con la fantasia, ci possiamo arrivare. Ma non possiamo nemmeno immaginare una situazione in cui le autorità pongano rimedio alla tensione, spostando, nel giro di poche ore, tutti i pugliesi in un unico quartiere e lasciando che il quartiere pugliese venga dato alle fiamme.

    Con la mossa di “sistemare” i Rom – parola non casuale, i rifiuti sono per definizione oggetto dei nostri provvedimenti – siamo passati dal livello indistinto della folla, al livello istituzionale.

    Infatti, Repubblica oggi inserisce il microcosmo di ciò che è successo a Napoli nel macrocosmo di ciò che succede in Italia e in tutta Europa: nelle stesse pagine, leggiamo che:

    1) A Milano, “per l’emergenza zingari“, il prefetto (né destra né sinistra, lui è lo Stato) ha ricevuto la nomina a “commissario straordinario per i rom”.

    2) Il governo di destra dell’Italia richiama un regolamento che vorrebbe escludere automaticamente i Rifiuti Umani: per vivere in Italia, devi avere un reddito minimo.

    3) Il ministro degli interni di destra dell’Italia progetta di aumentare il tempo di detenzione nei Centri di Permanenza Temporanea – fantastico ossimoro – fino a 18 mesi.

    4) Il governo di sinistra della Spagna fa qualcosa di analogo: aumenta i termini di “internamento dei clandestini” da 40 a 60 giorni.

    5) Il presidente di sinistra della provincia di Milano, Filippo Penati, espone il proprio progetto:

    “zero campi rom: i rom non vanno ripartiti, bisogna semplicemente farli ripartire“.

    E’ una battuta chiara, efficace e a modo suo memorabile.

    Da Wikipedia [it.wikipedia.org], apprendiamo che il profeta della pulizia etnica Filippo Luigi Penati è

    iscritto sin da giovane al PCI, negli anni Ottanta inizia a dedicarsi alla funzione di pubblico amministratore nel suo comune di residenza, Sesto San Giovanni, città alle porte di Milano dalla tradizionale forte presenza operaia.”

    Questo esponente del Partito Democratico, che governa con una giunta sostenuta anche dalla cosiddetta “sinistra radicale”, ha dunque alle spalle un mondo del tutto diverso da quello di oggi: l’operaio di Sesto San Giovanni poteva essere sfruttato, ma non era certo un Rifiuto Umano. E quindi Penati riceve – come è giusto – il plauso dei leghisti e di Alleanza Nazionale.

    6) Dal comune di Firenze, da sempre di sinistra, arriva un “regolamento”: “non solo lavavetri”, i divieti occupano 45 pagine fitte.

    E’ importante tornare al concetto di microcosmo e macrocosmo, perché la responsabilità è ovunque e da nessuna parte.

    Si sa come sono i napoletani“, qualcuno dirà. Bene, la notte del 10 maggio, è stata lanciata una raffica di molotov [sucardrom.blogspot.com] contro un campo di Rom polacchi a Novara. Dai fuoco, al buio, a baracche in cui dormono in trenta, e trenta ne puoi ammazzare. Solo che le molotov si sono spente sul terreno acquitrinoso: a volte è bene vivere dentro una palude.

    E quello che troviamo tra la “gente”, lo troviamo anche tra i politici e quindi tra le istituzioni.

    Non lo troviamo tra tutti i politici, ma lo troviamo tra tutti gli schieramenti.

    Sono abituato a prendermi ondate di insulti da identitari di sinistra, quando dico che destra e sinistra non significano quasi più nulla.

    Ma è così nei fatti.

    Il presidente “rosso” della provincia di Milano e il sindaco “nero” di Roma [kelebek.splinder.com] sicuramente assumeranno posizioni diverse su tante piccole cose. Avranno uno stile diverso e si vestiranno in modo diverso.

    Ma assumono posizioni identiche di fronte al più grande problema dei nostri tempi: l’Emergenza Rifiuti Umani.

    Mentre dentro uno stesso schieramento, si possono trovare i malvagi ma anche i giusti.

    Cinque consiglieri comunali del Partito Democratico hanno redatto un documento che chiede la cacciata dei Rom da Napoli (li manderanno a Milano?).

    Non so nulla dell’assessore alle politiche sociali di quel comune, Giulio Riccio. Presumo che anche lui sia del Partito Democratico, o da quelle parti.

    Però commentando il documento dei suoi colleghi, Giulio Riccio ha dichiarato: “Mi vergogno di essere italiano”.

    Fonte: http://kelebek.splinder.com/
    Link: http://kelebek.splinder.com/post/17099179/Diceva+di+chiamarsi+Maria…+%28#17099179

  • alcenero

    Diceva di chiamarsi Maria… (3)

    Dunque, Repubblica ha commissionato un sondaggio [nigeldickinson.com] [www.repubblica.it] all‘IPR Marketing, un’agenzia che lucra sul bisogno che hanno venditori/politici di sapere minuto per minuto, i consumatori/cittadini come lo vogliono il caffè.

    Dal sondaggio, emerge che il 4% degli italiani considera che i Rom siano esseri umani; e il 68% vorrebbe che venissero espulsi “dal paese tutti i Rom.”

    In altre parole, due italiani su tre – la signora del piano di sotto con il cagnolino nero, l’edicolante e la zia Carmela – vorrebbero che chiunque sia nato in certe famiglie scomparisse dalla faccia almeno della sua terra.

    Accantoniamo subito la tentazione di sentirci meglio degli altri, noi 4%. “C’è tanto egoismo in giro“, sospirano i luogocomunisti di sinistra, godendo infelicemente della propria superiorità.

    Quando un individuo fa il serial killer, lo possiamo condannare.

    Quando i due terzi della popolazione si convertono in potenziali serial killer, i giudizi morali non servono più. Serve capire, perché vuol dire che siamo di fronte a una trasformazione generale della società e dei rapporti umani senza precedenti a memoria d’uomo. Che non riguarda affatto solo l’Italia.

    Ci vorrebbe un lungo dialogo socratico per arrivarci; purtroppo Internet è il luogo dove anche i rapporti filosofici sono da una botta e via. Però proverò lo stesso a dire la mia.

    Intanto, guardiamo il sondaggio, perché la sua stessa costruzione ci rivela un’enormità di cose.

    A me viene da dire che l’autore delle domande contenute nel sondaggio deve essere un titolista di Libero appena licenziato per manifesta indegnità.

    Però le domande che questo immane imbecille pone si adeguano perfettamente alla psiche dell’italiano medio. E quindi, attenzione, non è un immane imbecille, anzi.

    Il titolo del sondaggio è, “IL PROBLEMA DEI ROM E DEGLI EXTRACOMUNITARI IN ITALIA“.

    Proprio così.

    jdeneshaRoma2 [nigeldickinson.com] [www.flickr.com]

    Romà slovacchi, fotografati da Julie Denesha [mzansiafrika.blogspot.com]. Tipicamente, sappiamo come si chiama la fotografa, ma non i fotografati

    Prima di tutto, colpisce l’uso del termine Rom. Lo uso perché è linguisticamente corretto.

    Però so che è anche politicamente corretto: “zingaro” è una brutta parola, dicono. E a Repubblica sono di sinistra e politicamente corretti.

    Ora, noi sappiamo che i termini politicamente corretti non servono a nulla, finché il loro contenuto continua a suscitare ribrezzo.

    “Cimitero”, “campo santo” e tanti altri termini sono tutti eufemismi, ma continuiamo a fare le corna ogni volta che ci passiamo davanti.

    Il neologismo “colf“, con tutta la sua aureola di buone intenzioni, suscita oggi gli stessi sentimenti che suscitava una volta “servetta”, perché pulire i cessi degli altri resta comunque umiliante.

    Il creativo dell’IPR Marketing può usare la parola politicamente corretta, ma capisce perfettamente che il contenuto vivente della parola Rom indica sempre la forma estrema, nel nostro paese, di Rifiuto Umano.

    [nigeldickinson.com]

    E così gli viene spontaneo scrivere “Il problema dei Rom“. Proprio come scriverebbe, “il problema dei rifiuti a Napoli”. Il Rom, dal momento in cui viene legato stretto nella sua culla di legno, da quando gli tagliano i capelli al suo primo compleanno, è un Problema. E’ un Rom-problema, e tocca agli altri trovargli una soluzione, si spera finale.

    Oltre a essere Problemi Ambulanti, i Rom sono un certo numero di famiglie, delle più diverse nazionalità e religioni, di lontane discendenze indiane. Non fanno parte di nessuna organizzazione, non hanno alcuna ideologia strutturata, non hanno nulla a che fare con la politica. E non sono nemmeno particolarmente legate tra di loro.

    Però hanno in comune alcune regole rigorose per sopravvivere nelle discariche in cui il capriccio della nascita li ha fatti scivolare, e che permettono loro di non cadere nel degrado dei barboni atomizzati.

    In maggioranza, questi umani-problema che vivono in Italia sono cittadini italiani, proprio come il signor Antonio Noto, direttore dell’IPR Marketing.

    Nel sondaggio, come avrete notato, i Rom-problema vengono affiancati a una realtà del tutto diversa: la presenza in Italia di individui (in genere non di famiglie) che hanno in tasca passaporti di paesi i cui governanti, per vari casi della politica e dell’economia, non sono stati ammessi a firmare alcuni complessi e incomprensibili trattati – i cosiddetti “extracomunitari“.

    La domanda quindi è unica, solo che i Rom-problema vengono messi in una colonnina, gli extracomunitari-problema in un’altra.

    Ogni domanda viene costruita sul principio che il rispondente sia “italiano” (e se è italiano, che non sia Rom). Anche quando si fanno le domande sul Problema Rifiuti, si parte dal presupposto che l’intervistato non sia un sacchetto di plastica.

    Nel prossimo post analizzeremo le singole, allucinanti domande ideate dal titolista licenziato di Libero.

    P.S. Segnalo qui una straordinaria foto [nigeldickinson.com] di un campo profughi di Rom del Kosovo, che l’autore ha posto sotto tutti i sigilli possibili di diritto d’autore.

    Fonte: http://kelebek.splinder.com/
    Link: http://kelebek.splinder.com/post/17122512/Diceva+di+chiamarsi+Maria…+%28#17122512

  • TOSHIRO

    Potenza mediatica dell’opera nomadi, della caritas e della ‘comunità’ di S. Egidio (ah! se potesse parlare!!!!). I martiri stanno sempre dalla stessa parte(?!?!).

  • Marcusdardi

    Attenzione a non esagerare con i luoghi comuni e con il buonismo.

    Il problema è molto serio e i campi nomadi non sono certo una bella cosa nel 2008.
    Libertà di essere nomadi, ma ci sono i giostranti e i circensi che sono nomadi, che fanno un lavoro duro e difficile e non creano danni a nessuno: esempio di nomadi onesti a cui faccio tanto di cappello.
    Sui Rom se qualcuno fa delle riserve è più che giustificato, il resto è demagogia.
    Forse è venuto il momento che tanti nodi stanno venendo al pettine e un po’ più di legalità non fa sicuramente male all’Italia.
    In Romania, sull’argomento, la polizia è molto, ma molto più severa della nostra, ad esempio.
    Non aggiungo altro!
    Marcusdardi

  • alcenero

    ciao, il problema non è la legalità, sono i pogrom e l’uso dei capri espiatori mediatici. In una classifica dei problemi italiani l’illegalità dei rom (piccoli furti, accattonaggio, qualche borseggio) saranno si e no al 200esimo posto. Direi che per applicare la tolleranza zero e la mano dura si potrebbe iniziare dalla mafia che dà i voti a Cicchitto e Cuffaro e dalla camorra che li dà a Bassolino…

  • alcenero

    Diceva di chiamarsi Maria… (4)

    Il sondaggio di Repubblica/IPR Marketing è quello che chiamano un Panel Telematico.

    In pratica, a quanto ho capito, vuol dire che da qualcosa che assomiglia a un call center, le callatrici e i callatori contattano i membri della Famiglia Telepanel in tutta Italia.

    Racconta [smokinarea.spaces.live.com] un blog tristemente allegro di lavoratori dell’IPR Marketing

    “OGNI GIORNO CI TOCCA SENTIRE UNA DISCRETA LISTA DI CAZZATE DA QUELLE PERSONE CHE SI RIUFIUTANO DI RISPONDERE ALLE NOSTRE “BREVI INTERVISTE”….

    E A TUTTI QUELLI CHE PERSONALMENTE MI HANNO ATTACCATO IL TELEFONO IN FACCIA ANCOR PRIMA DI PARLARE.. UN SINCERO

    MA VAFFANCULO !!!
    (anche io ho un’anima…)”

    Queste persone si fanno, letteralmente, voce telefonica del padrone. L’unica funzione delle corde vocali, almeno durante l’orario di lavoro, consiste quindi nel recitare qualcun altro.

    Certo, lo fanno per necessità [1]; ma riescono a immedesimarsi a tal punto, da pensare che il rifiuto di ascoltare la voce del padrone che parla attraverso di loro, sia un’offesa personale a loro.

    E allora, di chi è l’anima di cui parlano? La loro, oppure si tratta di un caso di possessione medianica, o mediatica?

    Se il Rom è, per definizione, dentro una profonda la discarica, il telefonista-telepanelista cammina su di un filo, con l’angoscia di caderci dentro [cirobiondi.wordpress.com] in ogni istante.

    C’è un uomo là in alto,
    cosa fa?
    Cammina su di un filo…
    Quell’uomo là in alto,
    cosa fa?
    Cammina su di un filo…
    Ad ogni passo un poco più in là
    Al limite del vuoto,
    Ad ogni passo sempre più in là

    Al limite del vuoto…
    C’è un uomo là in alto,
    cosa fa?
    Danza seguendo un filo…
    Quell’uomo là in alto,
    cosa fa?
    Danza seguendo un filo…
    Ad occhi chiusi avanti lui va
    Trattenendo il respiro,

    Ad occhi chiusi avanti lui va
    Trattenendo il respiro…
    Guarda come danza, nel vuoto danza
    E sul suo filo va…
    Solo, là in alto danza e ancora danza
    Su di un filo…

    Il telepanelista non cade, perché ci sono i genitori che gli danno da mangiare tutti i giorni e gli stirano i vestiti. Ma sa che nel suo futuro, c’è solo un’indistinta nebbia.

    Il telepanelista è figlio di calabresi, è nato a Treviso, si è laureato a Milano, lavoricchia oggi a Padova e domani a Castelfranco Veneto e ha la fidanzata a Bologna con cui va a ballare a Rimini, e si fa le vacanze a Sharm el-Shaykh; ma per quanto si consumino le gomme della sua macchina comprata a rate, è ben certo di non essere un nomade… [2]

    La felice Famiglia Telepanel, che il telepanelista contatta, consiste invece in qualche migliaio di persone, una sorta di colonia di telespugne [seasky.org] che nel loro complesso farebbero l’Italiano Medio (elettore-consumatore).

    Ogni elemento della Famiglia dovrebbe essere dotato di una specie di computer, offerto dalla ditta.

    Il computerino a casa della signora Rossi fa bip e spara la prima, surreale domanda.

    Che non è nemmeno, “Lei pensa che l’esistenza di Rom e di extracomunitari su questo pianeta sia un problema e se sì, perché?

    No. E’ scontato che sia un problema. E quindi la domanda recita:

    –SECONDO LEI, IL PROBLEMA DEI ROM / EXTRACOMUNITARI IN ITALIA E’ UNA PRIORITA’ DA AFFRONTARE?–

    Il 75% percento pensa che lo sia nel caso dei Rom, il 72% nel caso degli extracomunitari.

    –IN PARTICOLARE, RISPETTO ALLA SUA VITA DI TUTTI I GIORNI, PENSANDO SOLO A LEI E ALLA SUA STRETTA FAMIGLIA, SI SENTE PREOCCUPATO O NON PREOCCUPATO DALLA PRESENZA DEI ROM DEGLI EXTRA COMUNITARI?–

    Il 60% è preoccupato della “presenza” dei primi, il 47% di quella dei secondi.

    RomaAetoliaGreece [www.flickr.com]

    Ragazze rom dell’Etolia (Grecia)

    Ma se si esce dalla “vita di tutti i giorni” e si comincia a riflettere sui grandi temi…

    –INVECE, PENSANDO ALL’ITALIA IN GENERE E NON SOLO ALLA SUA PERSONA, LEI SI SENTE PREOCCUPATO O NON PREOCCUPATO DALLA PRESENZA DEI ROM DEGLI EXTRA COMUNITARI?–

    Le percentuali salgono rispettivamente al 67% e al 58%.

    Poi arriva la domanda fatale:

    –COMUNQUE SIA, QUALE RITIENE CHE SIA LA SOLUZIONE MIGLIORE PER AFFRONTARE IL PROBLEMA DEI ROM?–

    E qui le risposte possibili sono in pratica due:

    SMANTELLARE I CAMPI ROM ED ESPELLERE DALL’ITALIA TUTTI I ROM contro un fragile ATTIVARE POLITICHE DI INTEGRAZIONE SOCIALE NEI CONFRONTI DEI ROM.

    L’esito genocida è incontestabile (68% di pulitori etnici).

    Solo che la formulazione riflette l’immagine extraterrestre che l’italiano medio ha dei Rom: tutti gli omini con le antenne verdi se ne tornino su Marte.

    Pensate che scompiglio avrebbe portato una domanda formulata invece così:

    “… espellere dall’Italia tutti i Rom, privando quelli di cittadinanza italiana della loro nazionalità…”

    Oppure:

    “… espellere dall’Italia tutti i Rom. Specificare in quale paese confinante si intende mandarli (Francia, Svizzera, Austria, Slovenia, San Marino o Stato del Vaticano).”

    Poi arriviamo alla sfera degli affetti:

    UN ROMUN EXTRA COMUNITARIO
    LO CONSIDERO UNO DI NOI E MI FA PIACERE

    4

    23

    LO SOPPORTO MA NON PROVO SENTIMENTI ECCESSIVAMENTE NEGATIVI

    24

    45

    VORREI VEDERE CHE LO STATO LO CACCIASSE DALL’ITALIA

    41

    10

    HO PAURA

    27

    15

    SENZA OPINIONE

    4

    7

    TOTALE

    100

    100

    Lasciamo perdere le considerazioni negative.[3] E’ più interessante quella che dovrebbe essere una considerazione positiva:

    “Lo considero uno di noi e mi fa piacere…”

    In quel “noi“, che dovrebbe unire tutti i 1000 intervistati (presumibilmente forzanovisti e rifondaroli, miliardari e disoccupati, clericali e atei, poliziotti e camorristi, pensionati e cubiste…), c’è tutto il concetto del Capro Espiatorio [carlogambesciametapolitics.blogspot.com]. “Noi” diventiamo tali, mettendo da parte tutti i nostri conflitti, appena riusciamo a focalizzare tutta la violenza comune su un altro.

    Ora, i Rom che conosco io non sono i miei “noi“. Non sono dei traduttori di manuali tecnici con case piene di libri, ad esempio.

    Cosa avrei potuto rispondere io, che voglio profondamente bene ad alcuni Rom, ma so che c’è un altro Rom grande e grosso che mi vorrebbe vedere morto?

    O che dire quando i miei nemici storici e mortali sono l’italiano Massimo Introvigne [www.kelebekler.com] e l’extracomunitario Magdi Allam [www.kelebekler.com]?

    Ma perché poi l’essere “uno di noi” dovrebbe essere così importante?

    Come se questa parte del mondo sapesse partorire solo sistemi totalizzanti, in cui tutti debbono conformare a un unico modello, per non essere gettati nella spazzatura. Dall’Inquisizione al socialismo reale, dal fascismo al consumismo di massa, l’inesorabile meccanismo dell’integrazione forzata si accompagna all’emarginazione o alla liquidazione di ciò che non si integra.

    Poi è meraviglioso quello sgrammaticato, “e mi fa piacere.”

    Se non provi un brivido di felicità ogni volta che vedi un Rom, ti rimangono solo le opzioni del terrore e del genocidio. Con in mezzo un deprimente, “lo sopporto”.

    Note:

    [1] Assolutamente vero, ma provate ad applicare questa attenuante anche ai Rom…

    [2] Il termine “nomade” è uno sfortunato tentativo di sostituire la parola “zingaro”, ritenuta offensiva. Il risultato è che nell’immaginario italiano i Rom sono diventati davvero “nomadi”, aggiungendo a tutto il resto anche l’atavica paura dei predoni che vengono da lontano e scompaiono nella notte.

    [3] Però quel “vorrei vedere che lo Stato lo cacciasse…” è un gioiello di rancoroso voyeurismo.

    Fonte: http://kelebek.splinder.com

    Link: http://kelebek.splinder.com/post/17134265/Diceva+di+chiamarsi+Maria…+%28#17134265