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BLAIR IL CAMERAMAN

I britannici sanno ciò che Blair nega

DI GILAD ATZMON

In caso qualcuno di voi le avesse perse, ecco le parole di saggezza che Tony Blair ha espresso ieri:
“Finchè non ci liberiamo di questa completa assurdità nel cercare di fabbricare qualche similitudine tra ciò che stiamo facendo aiutando gli iracheni e gli afgani a costruire la loro democrazia e quelle persone che uccidono la gente con l’intento di farlo, non potremo confrontare questa ideologia nel modo in cui deve essere confrontata.”

Definire quale sia il messaggio politico di Blair ci lascia due opzioni. O egli è limitato intellettualmente oppure, genera il più idiota e semplicistico messaggio sotto l’assunto che l’opinione pubblica britannica sia abbastanza stupida da accettare tutto quello che dice. Forse dentro di sé pensa: se funziona per Bush in America molto probabilmente può funzionare anche in Inghilterra.
Blair ripetutamente parla di ideologia malvagia dietro le azioni terroristiche, ma si sbaglia a dividere con noi ciò che rappresenta questa ideologia. In realtà, egli ci dice che queste organizzazioni diaboliche “deliberatamente uccidono persone con l’intento di farlo “. Ma allora, se questo è il caso, non è un’ideologia bensì totale crudeltà. Lasciate che vi conforti, Blair non è molto innovativo in questo senso. Gli Anglo-Americani tradizionalmente hanno presentato i loro nemici come selvaggi, barbari e primitivi massacratori. Lo hanno fatto con gli indiani nativi d’America, con i tedeschi già a partire dalla Prima Guerra Mondiale e adesso lo stanno facendo con gli arabi nazionalisti. È una comune tattica usata dai colonizzatori e dagli assetati di supremazia. Ma ci si aspetterebbe che all’alba del ventunesimo secolo, un prominente leader ‘liberal-democratico’ lasciasse questa vecchia retorica alle spalle. Diciamolo, Blair non è né democratico né liberale. Infatti è un devoto servo del duro capitalismo e del brutale colonialismo.

Blair è determinato ad essere vittorioso sul “terrorismo”. La sua filosofia è semplice: se il terrore è malvagio tutto quello che dobbiamo fare è uccidere i terroristi. In realtà, sono gli israeliani che inventarono questa scuola filosofica. Quando divenne popolare, la chiamarono “ Guerra Contro il Terrore”. Per gli israeliani era una guerra locale contro un movimento nazionalista conflittuale. Grazie ai sionisti Blair e Bush, questo conflitto locale si è adesso espanso rapidamente in una crisi globale o anche verso una guerra mondiale.

Ma rivediamo le tattiche che Blair ha da offrire. Come possiamo combattere un nemico anomino e senza faccia? È molto semplice, basta solo attaccarci sopra un volto.

Riguardo alle CCTV (telecamere a circuito chiuso), l’Inghilterra è al primo posto tra le nazioni europee. Nessun paese nel continente ha più telecamere CCTV per persona. Se i dati sono certi, ogni britannico solo per il tempo in cui si reca a lavoro è ripreso circa 300 volte al giorno da una moltitudine di telecamere. Per nulla inaspettatamente, la Polizia Metropolitana è stata molto veloce a rilasciare le foto dei presunti “terroristi suidici“. Tre giorni dopo l’attacco del 7/7 li abbiamo visti entrare alla stazione di Luton trasportando enormi zaini. Meno di 24 ore dopo il secondo attacco a Londra, la Polizia Metropolitana rilasciò le foto dei quattro sospetti attentatori.

Nessun dubbio, la modernità e la tecnologia sono un grande vantaggio. Ma non dobbiamo fermarci qui; dobbiamo sfruttare le potenzialità della nostra tecnologia e metterla al servizio della società. Dobbiamo installare più videocamere. Dovrebbero essere in ogni casa, in ogni camera da letto, in ogni ristorante e toilet. Cosi’ potremmo vedere, proprio qualche minuto dopo il prossimo attacco, i sospetti terroristi mangiare, fare sesso, defecare o pulirsi il naso. Apparirà bello in TV e sarà anche meglio sulle riviste. Questa deve essere la profezia di Blair per il mondo occidentale: più videocamere, più documenti identificativi, in breve, più controllo.

Sembra che amiamo le immagini fotografiche. Vivendo nella società scientifica e tecnologica siamo osservati con “le prove“.

Amiamo che il terrore sia fotografato. Possiamo sederci per giorni a guardare degli aerei inghiottiti dalle Twin Towers. Amiamo le immagini esplicite e ne vogliamo di più.

Vogliamo vedere il corpo, la faccia, e gli occhi del male.
Ma certamente ci manca qualcosa.
Non possiamo leggere la mente. Questi demoni suicidi che sono stati accusati rimangono un mistero. Abbiamo sempre più prove ma sempre meno comprensione delle stesse.

In realtà, la vuota retorica di Blair dimostra che una piccola quantità di noi capisce. Venti giorni dopo gli attacchi a Londra del 7/7 non abbiamo ancora un’idea di ciò che realmente è accaduto. Chi c’era dietro tutto questo e perchè lo ha fatto? Tutto quello che otteniamo da Blair è vuota retorica accompagnata con immagini di volti olivastri.

Faremo meglio ad accettarlo una volta per tutte; le foto od ogni altra positiva evidenza non ci porterà da nessuna parte.
Sicuramente, non farà in modo di prevenire un altro attacco.

Dal punto di vista religioso, il terrore motivato è ideologico, un termine completamente estraneo a Blair ed ai suoi seguaci. Milioni di sporadici pezzi frammentati di evidenza non ci porteranno più vicini ad una comprensione ideologica. L’ideologia e l’evidenza sono due categorie diverse e distinte.

Per citare Mark Jurgesmeyer: ”un ‘terrorista suicida’ è un altro combattente per la libertà. Per quelli che non afferrano il senso, la guerra suicida è l’ultima forma di lotta per la libertà. Il Martire non è mai solo. È sempre supportato da una comunità“.

Jacques Lacan, il leggendario psicoanalista, ci ha insegnato che “lo stato d’incoscienza è la conversazione degli altri.”
Probabilmente ha ragione. L’attacco suicida è meglio compreso in termini di scambio fatale tra un protagonista e più di un interlocutore.

In altre parole, il suidica lascia dietro un’immagine di sacrificio.
Questa immagine è radicata sempre all’interno dei discorsi della sua comunità simpatizzante tanto quanto all’interno della comunità delle vittime. In una parola, il “terrorismo suicida” è una forma di comunicazione. Chiaramente, Blair sbaglia miseramente nella comprensione di questa forma di comunicazione, ma come sembra, la maggioranza dei britannici sono desiderosi di ascoltare nella speranza di capire.
Secondo alcune indagini, la maggior parte dei britannici sostengono che i recenti attacchi di Londra sono il risultato delle cruciali politiche di Blair nel Medio Oriente. Infatti, essi comprendono meglio del loro Primo Ministro in cosa consiste questo messaggio di terrore.

Il martirio è il risultato di una comunità che è stata umiliata ed oppressa.

Sfortunatamente, ed è duro ammetterlo, noi siamo gli oppressori della storia. In realtà, il martirio è un messaggio indirizzatto ad ognuno di noi. È da tempo che noi tentiamo di far fronte a questo messaggio. Se vogliamo affrontare il terrore suicida, siamo obbligati a capirlo. Dobbiamo capire cosa motivi veramente questi giovani a sacrificare la loro vita. Se vogliamo affrontarlo, prima dobbiamo riconoscerlo e rispettarlo. Per tutto il tempo che rimaniamo chiusi all’interno di discorsi scientifici e tecnologici non potremo mai arrivare alla radice di questo crescente problema. Milioni di telecamere non ci lasceranno entrare nella mente delle persone. Tre milioni di videocamere non ci aiuteranno a capire l’entità dell’umiliazione che guida alcuni esseri umani a togliere la vita ad altre persone cosi’ come a perdere la propria. Se vogliamo affrontare quelli che sono determinati ad ucciderci, dobbiamo prima guardarci allo specchio. La retorica di Blair si concentra solo nell’impedirci di farlo.

Fonte: http://www.counterpunch.org/
Link:http://www.counterpunch.org/atzmon07282005.html

28.07.05

Scelto e tradotto per comedonchisciotte.org da MANRICO TOSCHI

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Pubblicato da Truman