BLACK FRIDAY, MUORI MUORI MUORI

DI MARK MORFORD
San Francisco Chronicle

È questo il motivo per cui ci odiano? Per cui odiamo noi stessi? È
per
questo motivo che sembriamo non avere più nessuna reale idea su chi
diavolo siamo, oppure su cosa significhi avere un’umana e
intellettualmente profonda identità nazionale, e perciò felicemente
lottiamo e combattiamo con determinazione per l’opportunità di ottenere un lettore
DVD a 29 dollari e delle TV al plasma che non valgono niente ed un
bancale di spatole fortemente scontate?

Più in generale: è questo il motivo per cui stiamo proprio ora
soffrendo di questo sentimento generale di noia e disgusto e apatia
nella cultura, il sentimento bisbetico che non abbiamo nessun centro
e
che Dio ci ha abbandonato e che perciò non possiamo semplicemente
consumare abbastanza beni e tecnologia per tentare di riempire la
lacuna? La risposta sembra piuttosto ovvia.

Io non so nemmeno cosa sia Kohl’s. Immagino sia qualche tipo di
grande
magazzino di massa che non vale niente, come Best Buy o Target o T.J.
Maxx o una strana amalgama di tutti questi e non importa affatto che
venerdì scorso abbiano aperto alle 4 di mattina per il folle flusso
del Black Friday [il venerdì dopo il Giorno del Ringraziamento,
tipico
giorno commercialmente molto frenetico. L’espressione viene dal fatto
che in quel giorno i conti dei commercianti vanno sempre in nero,
ndt], perché se c’è una cosa che si vuole fare quando il corpo è
intontito e stanco e il cuore ed i sogni sono diventati vacanti e
tristi, è cercare ciecamente convenienti venditori di crostate prima
del calar del sole.

Wal-Mart aprì alle 5. Target aprì alle 6. Attraverso l’America, la
ghiottoneria dominò. C’erano negozi che non avevano niente a che
fare con la magnificenza o con la generosità festiva, negozi con nomi
come Cabinetry and More o Rug Depot che ciononostante hanno aperto
alle 6 o alle 7 di mattina di quello che è ora il malaugurato,
alienato, giorno fatale
, se non per nessuna altra ragione che trarre
vantaggio dal fatto che c’erano così tanti corpi zombificati muniti
di
carta di credito
che sciamavano in giro e sarebbe sciocco non
prenderne vantaggio.

Alcuni dicono che il giorno di Natale cattura la vera natura dello
spirito americano. Alcuni dicono che è la Pasqua. O il quattro di
luglio. Hanno tutti torto. Il Black Friday è divenuto, al di là di
ogni dubbio, l’espressione più gloriosa della vera idea americana, il
luccicante leviatano capitalista al suo massimo violento ed
orgasmico.
Negalo a tuo pericolo.

Ogni anno ci sono nuovi strati, nuove falde dell’assurdo. Quest’anno
i
negozianti al dettaglio erano a quanto riferito adirati dal fatto che
esistono alcuni blog completamente dedicati alle vendite del “Black
Friday”
, e che quei blog stavano rivelando segrete informazioni
insider su quali particolari articoli i vari negozi avevano ribassato
per le supervendite, quegli articoli-esca sui quali i negozi
subiscono
volontariamente una perdita enorme per adescare acquirenti nella
speranza che non prendano unicamente la casseruola elettrica col
manico lungo da 8 dollari ma anche una costosa macchina fotografica
digitale e che diavolo, una stufa nuova e un kit con trapano ed una
automobile.

Il che mi ricorda una bella discussione che ho avuto sul petrolio
durante una cena del Giorno del Ringraziamento. L’opinione del mio
commensale era che, come i prezzi del petrolio e della benzina
saliranno nel prossimo decennio negli Stati Uniti verso i quattro,
cinque, 10 dollari a gallone, una delle prime cose a soffrirne
saranno
i grandi magazzini, i Wal-Mart e i Target e i loro marchi di
promozione per il Black Friday, non soltanto perché i costi di
trasporto saliranno alle stelle e sarà sempre più inattuabile per
loro
spedire le loro cose senza valore dalla Cina e poi distribuirle su
strada fino ai singoli negozi.

No, lui suggerì che Wal-Mart ed i suoi rapaci confratelli
cominceranno
ad affievolirsi perché le persone nelle parti più rurali dell’America
si rifiuteranno di pagare 10 o 15 dollari al gallone di combustibile
per andare e tornare da un grande magazzino per comperare qualche
cracker e lo shampoo e qualche chiodo. Invece, ritorneranno a far
compere localmente, nei loro propri quartieri ed i centri dove i
negozi sono più piccoli ed il proprietario del negozio di ferramenta
li conosce personalmente. Potrebbero muovere il culo verso il
Wal-Mart
una volta al mese per un’escursione seria di acquisti, ma questo non
sarà abbastanza per i grandi attori del mercato al fine di rimanere a
lungo nel business. Ed ecco, il mondo migliorerà. Un pò.

Io non ne sono così sicuro. In primo luogo non sottovaluto la potenza
di Wal-Mart ed altri di alterare dispettosamente il continuum
spaziotemporale per il loro proprio beneficio, e trovare una
soluzione
riguardo il problema di trasporto, forse riducendo le paghe della
loro
forza-lavoro di azienda clandestina da otto centesimi per mese a
quattro e legando enormi palette di stampanti a getto d’inchiostro
senza valore e figurine di porcellana raffiguranti Gesù alle schiene
di delfini ammaestrati e spedirli da Shangai. Loro sono proprio
maligni.

Più importante, ho anche appena letto il disturbante articolo nel New
Yorker
riguardo il massiccio nuovo boom del petrolio, su come i
titani
del petrolio stanno ora fuggendo nel Canada per arrogarsi il diritto
alla terra e costruire installazioni massicce per l’estrazione dagli
enormi depositi di sabbia catramosa di un idrocarburo pesante
chiamato
bitume per convertirlo in petrolio greggio sintetico.

Non e’ niente altro che una nuova, smisuratamente distruttiva tecnica
di conversione del petrolio. Loro dicono che c’è abbastanza bitume
mescolato con la sabbia che, se estratto e convertito su scala
massiccia, garantirebbe petrolio sufficiente per le generazioni a
venire. Fino a poco tempo fa il processo di estrazione era
proibitivamente costoso. Non più. Finché il petrolio sta sopra i
100 dollari al barile e le persone pagano indefessamente 4 o 5
dollari
per un gallone di benzina, bene questa tecnica nuova e brutale sarà
insanamente davvero remunerativa.

Ci sono, come probabilmente immaginate, orribili contropartite a
questo esalando, puzzolente, violento processo, non da ultimo la
decimazione terrificante del panorama naturale e l’avvelenamento dei
laghi circostanti e dei bacini di acqua e l’orrida asimmetria
economica ed i reattori nucleari al momento proposti per alimentare
le
pazze operazioni, senza menzionare i livelli terrificanti delle
emissioni di gas serra (molto più alti delle attuali raffinerie),
l’utilizzazione massiccia di acqua, ed il fatto che, dovessero questi
sistemi radicarsi profondamente, il grande petrolio continuerà ad
avere una stretta mortale sulla linea politica degli Stati Uniti e
sull’identità americana per i decenni a venire.

Queste miniere, queste nuove installazioni sono puri incubi
ecologici.
Quello che è peggio, nulla sta fermando il nuovo attacco. Li stanno
costruendo il più velocemente possibile, senza limitazioni in vista.
Bush sorride furbescamente. Il GOP [Comitato Nazionale Repubblicano,
ndt] esulta. L’Iraq fa arrabbiare. Se il boom dovesse continuare,
nemmeno la più liberale, ambientalmente consapevole amministrazione
presidenziale del mondo sarebbe capace di fermarlo. Ci sono
semplicemente troppi soldi da fare. E adesso, lontano dallo spostarsi
dal petrolio e investigare combustibili alternativi e considerare
seriamente il riscaldamento globale, il più potente ed assetato di
sangue fra noi sta ancora correndo a piena velocità, nella peggiore
delle direzioni possibili.

Questo era il mio contrappunto, che finche’ non ci sara’ un profondo
mutamento nel modo in cui approcciamo il mondo, in come vediamo i
beni
che comperiamo, in come siano grezzi il Black Friday e lo stupro,
inestricabilmente collegato, del Canada, non possiamo produrre grandi
cambiamenti. Io amo il movimento dei verdi e il movimento del “non
comperare niente”
[riguardo al Black Friday, ndt] e il movimento
dello
Slow Food
e tutto il resto, ma in confronto agli innumerevoli
miliardi
ancora da fare stuprando il pianeta per il petrolio, sono soltanto
l’equivalente del tentare di innaffiare la foresta tropicale con un
contagocce.

Era rimasta solamente una cosa da fare. Entrambi alzammo i nostri
bicchieri di vino alla credenza che l’uomo è, nel cuore, una creatura
profondamente benevola, e che un vero profondo cambiamento sta
arrivando (non possiamo ancora vederlo ora), che noi come specie ci
sveglieremo e vedremo libera la nostra via presto, se non prima. Sono
piuttosto sicuro che finimmo la bottiglia.

La rubrica di Mark Morford (email) “Notes & Errata” esce ogni mercoledì e venerdì su SFGate e nella sezione Datebook del San Francisco Chronicle

Titolo originale: “Black Friday Die Die Die “

Fonte: http://www.sfgate.com
Link
28.11.07

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di BLUEWIND

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