BILANCIO SU GRILLO. CON OUTLOOK NEGATIVO

BILANCIO SU GRILLO. CON OUTLOOK NEGATIVO

DI FEDERICO ZAMBONI

ilribelle.com

Sette anni esatti dall’annuncio, nel giugno 2007, del primo V-Day, che poi si svolse il successivo 8 settembre. E quasi cinque dalla costituzione ufficiale, il 4 ottobre 2009, del MoVimento 5 Stelle.

In assoluto non sono moltissimi, ma sembrano comunque abbastanza per una valutazione complessiva dell’attività politica di Beppe Grillo. Specialmente in una fase, come quella attuale, in cui la crisi del 2007-08 ha fatto emergere con ancora più forza la questione fondamentale del nostro tempo: il rapporto tra società ed economia “di mercato”. Ossia, se ci fosse bisogno di esplicitarlo, tra la libertà di autodeterminazione dei singoli governi, e quindi dei rispettivi popoli, e i condizionamenti imposti dal modello dominante, incardinato sugli interessi delle oligarchie che gestiscono la finanza internazionale.

Il problema immediatamente connesso è ovvio: è il giudizio che bisogna dare – e l’atteggiamento che si deve tenere – nei confronti dei partiti. Quei partiti che si accapigliano su tutto ma che alla resa dei conti non smettono mai di assecondare l’odierno assetto delle democrazie occidentali, sull’asse che lega i vertici di USA e UE. Ben prima dei giudizi specifici, perciò, il punto da affrontare è quello della loro credibilità o meno come rappresentanti degli interessi popolari, nella prospettiva non già di una mera attenuazione nelle iniquità esistenti ma di un loro superamento. Il quale implica, naturalmente, la rimozione delle cause profonde che hanno determinato tali disparità, che sono talmente forti, deliberate e persistenti da costituire delle vere e proprie ingiustizie e da esigere che i responsabili di una sopraffazione così cinica e insistita vengano quantomeno identificati/denunciati con estrema chiarezza, in attesa di poterli neutralizzare come meritano.

Con la stessa chiarezza, pertanto, va tracciata la linea di demarcazione tra chi sta da una parte e chi sta dall’altra. Tra la “casta”, verrebbe da dire concentrandosi sull’Italia e adeguandosi a certi schemi correnti, e chi la combatte. Ma si tratta di un’espressione equivoca, e fuorviante. La chiave di volta del disastro italiano non risiede nel malgoverno esercitato a colpi di privilegi ingiustificati e di autentiche ruberie da codice penale: per quanto gravi, e da sanzionare duramente, queste condotte non sono altro che fenomeni collaterali. La colpa essenziale, la colpa “storica”, consiste nell’aver lasciato che le sovranità nazionali venissero sacrificate ai diktat finanziari, lanciati ora dalle banche centrali, ora da quello che potremmo definire “il fronte della speculazione”, includendovi tanto gli operatori di Borsa quanto i media più o meno specializzati, le agenzie di rating e ogni altro soggetto che si dia da fare per puntellarne le attività – e il terrificante potere.

Lungo questo discrimine, dunque, va giudicato anche Beppe Grillo. Che in questi anni si è certamente scagliato contro molti degli abusi in corso, mettendo nel mirino anche alcune misure-capestro sovrannazionali come il Fiscal compact e sollecitando un referendum sulla permanenza dell’Euro, ma che tuttavia si è sempre astenuto dal tracciare un quadro complessivo delle sue chiavi di lettura e dei suoi obiettivi. A tutt’oggi non è dato sapere, con la dovuta certezza, se lui e il M5S rifiutino il modello neoliberista in quanto tale, o se invece si accontentino di auspicarne una variante migliorativa. Una versione “light” che pur introducendo qualche limite all’azione dei privati a caccia di lucro, e pur esercitando un controllo assai più stringente sui politici, rimanga imperniata sui principi/dogmi dello sviluppo infinito e della ricerca incessante del profitto.

Ciò che resta indefinito, quindi, è proprio l’aspetto cruciale. E da questo mancato chiarimento derivano, per forza di cose, le contraddizioni e le divergenze anche interne che si sono manifestate soprattutto negli ultimi sedici mesi, dopo il grande successo alle Politiche del febbraio 2013 e il massiccio ingresso in Parlamento. Il filo conduttore è noto, ma vale la pena di ribadirlo: da un lato c’è chi vorrebbe un atteggiamento “costruttivo”, nel segno della disponibilità a collaborare con gli altri partiti e nel presupposto che la presenza nelle assemblee elettive perderebbe, in caso contrario, la massima parte del suo valore, rendendo pressoché inutili i consensi ricevuti e deludendo le speranze degli elettori meno oltranzisti; dall’altro lato, invece, c’è chi preferisce mantenere un atteggiamento di drastica contrapposizione, che può tranquillamente spingersi, come si è visto nei famigerati incontri in streaming con Bersani e con Renzi, a farsi beffe dell’interlocutore di turno.

La domanda da porre, tuttavia, non è chi abbia ragione e chi torto, fra gli opposti schieramenti. L’interrogativo deve andare ad appuntarsi sulle motivazioni dell’una o dell’altra scelta: ed è lo stesso nodo, infatti, che nel mio articolo di lunedì scorso ho richiamato tra le righe, rimproverando a Grillo di essersi dichiarato pronto a confrontarsi col governo sulla legge elettorale in quanto «Renzi è stato legittimato da un voto popolare e non a maggioranza dai soli voti della direzione del Pd». Come ho scritto, questa asserita legittimazione è vera solo in apparenza, e solo a patto di attribuire un effettivo valore democratico alle elezioni, europee o nazionali che siano.

Grillo, quindi, ha preso lucciole per lanterne. E non è sufficiente, ad assolverlo, l’ipotesi che lo abbia affermato senza pensarlo, nell’intento di far credere che la propria decisione di parlare direttamente col presidente del Consiglio (che viceversa aveva trattato da completo cialtrone nel faccia a faccia del febbraio scorso) sia l’esito naturale, o persino obbligato, dell’exploit ottenuto dal Pd il 25 maggio. Che la mossa non sia molto accorta, d’altronde, lo confermano le reazioni dello stesso Renzi e del ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi. Un classico gioco delle parti: mentre il primo si è ben guardato dal rigettare l’offerta, fissando anzi l’incontro per mercoledì prossimo, la seconda si è affrettata a precisare che «esiste un accordo fra le forze di maggioranza e Fi ed eventuali modifiche saranno prese in considerazione solo se ci sarà condivisione con chi ha già contribuito a questo percorso. Non si cambia partner all’ultimo momento».

Appunto: Renzi & C. sono disposti a chiacchierare con chiunque, purché alla fine siano gli altri a convergere su certe linee guida, che non sono del Pd in quanto Pd, bensì del Pd in quanto referente dell’establishment economico. Essendo questi, i binari su cui instradare le relazioni tra il presidente del Consiglio e ogni altra forza politica, va da sé che sulle questioni di maggior rilievo, ivi inclusa la legge elettorale, non esiste nessun margine di manovra per deviare dalle rotte prefissate. Quale mai dovrebbe essere, d’altronde, la possibile mediazione tra un disegno fortemente maggioritario come l’Italicum di Renzi & Berlusconi e un impianto nettamente proporzionale, benché "selettivo" e con tendenza «a sovra-rappresentarele forze politiche più grandi e sotto-rappresentare le forze più piccole, consentendo loro di esistere ma diminuendone il potere ricattatorio», come il Democratellum di Grillo?

La settimana scorsa, per di più, Grillo ha rincarato la dose: «Diciamo fin da ora ai cittadini italiani che non c'è alcuna preclusione da parte del MoVimento 5 Stelle ad affrontare anche un tavolo di trattative sulle riforme costituzionali. Vogliamo lavorarci in modo rapido e responsabile, non c'è da parte nostra nessuna intenzione di ritardare il processo. Il vaglio finale dei nostri iscritti al portale sarà la garanzia della partecipazione democratica, valore fondante del MoVimento 5 Stelle».

Strano, perché avevamo avuto l’impressione che su temi di questa natura, e di questa portata, il M5S fosse antitetico al resto dei partiti. E che fosse consapevole, quindi, della oggettiva impossibilità di pervenire a delle sintesi di reciproca soddisfazione.

Dopo il Grillo che lancia ultimatum al fulmicotone, invece, eccone qua un altro che si mostra impazientedi sedersi a un «tavolo di trattative sulle riforme costituzionali», sorvolando sul fatto che gli toccherà discuterne con gli stessi personaggi che fino a un mese fa prometteva di voler cacciare in malo modo. Se si tratta di una simulazione, finalizzata a far passare Renzi come il cattivaccio che non fa tesoro dei garbati suggerimenti del M5S, essa rientra nella tattica, pur essendo assai dubbio che vada a segno e pur ponendosi in contraddizione – in stridente contraddizione – coi messaggi lanciati in precedenza, e non una ma mille volte.

Se al contrario si tratta di un riposizionamento, che mette fine all’epoca del “Tutti a casa”, allora è una decisione strategica: al posto della rivoluzione, la collaborazione. Che è il vero significato, e non da oggi, della cosiddetta “opposizione”.

Al posto dello scontro frontale, come sarebbe inevitabile con personaggi omologatissimi e infidi alla Renzi, un sereno confronto, per ottenere quel che si può. Magari non molto, almeno per ora, ma poi si vedrà.

Anche se il quando, ahimè, è impossibile precisarlo.

Federico Zamboni

Fonte: www.ilribelle.com

LInk: http://www.ilribelle.com/la-voce-del-ribelle/2014/6/23/bilancio-su-grillo-con-outlook-negativo.html

23.06.2014

Commenti (34)

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Nascondi area commenti 14 caricati
    1. Simec 24 giugno 2014

      che ha creduto che il regime si potesse abbattere o quantomeno cambiare, sedendo nei palazzi del regime.
      Povero illuso, lui e i gonzi che ancora perdono tempo a votare.
      ma come si fa ed essere cos imbecilli da dare un qualsiasi valore alle farse elettorali di un a dittatura.
      e adesso va a baciare il culo di renzie. che vergogna. che pena!
      ma la gente crede a tutto.
      serve la disobbedienza civile. la lotta. Punto. il resto sono solo cazzate.
      PS
      W URUGUAY di Pepe Mujica, nel match di stasera contro il paese - vergogna asservito alle banke. W URUGUAY!!!

    1. cardisem 24 giugno 2014

      E dunque? Aumentiamo ancora lo stipendio dei parlamentare e dei burocrati? Lo moltiplichiamo per 100?

    1. cardisem 24 giugno 2014

      Mi sembra una grande superficialità da parte tua... Quanto poi ai temi economici, io all’università ho superato decorosamente una dozzina di esami di economia, ho anche studiato scienza delle finanze... Non ritengo che l’economia sia una scienza, ma che debba essere condotta sotto il controllo della politica...

      Inoltre, non mi pare proprio che tutta la politica del Movimento si possa ricondurre all’oscuro argomento di cui tu parli e che in ogni caso non costituisce peculiare oggetto della mia militanza nel Movimento...

      Inoltre, il sostenere una opinione o una tesi in una discussione culturale, non è ancora una prassi di governo, e non si ha quindi nessuna responsabilità in senso politico...

    1. spadaccinonero 24 giugno 2014

      perchè subdolamente i 5s (grillo soprattutto) ritengono che il debito pubblico sia alto a causa degli stipendi dei parlamentari...


      e in questa maniera professano il pensiero unico della riduzione della spesa pubblica facendoci autocastrare
    1. Ercole 24 giugno 2014

      I mediocri si squalificano da soli, nel M5S ci saranno molte scremature è solo questione di tempo ,a dire il vero è già in atto.

    1. Gil_Grissom 23 giugno 2014

      La decisione di sedersi al tavolo delle trattative con Renzi e' un errore strategico madornale che portera' purtroppo allo sfascio del movimento: si e' cosi' data una legittimazione politica a chi si era definito un cialtrone fino ad un giorno prima, legittimando oltretutto il suo partito di ladri e tangentisti. A Grillo conveniva accontentarsi del suo 25 per cento al parlamento italiano e 20 al parlamento europeo, fare un'opposizione durissima e attendere: le cose tanto sono destinate ad andare sempre peggio sia in Italia che in Europa e questo non puo' far altro che erodere il consenso di Renzi nell'elettorato e all'interno del suo partito.

    1. cardisem 23 giugno 2014

      Di grazia, e perché mai i 5S sarebbero responsabili di ciò che sta succedendo, seppure in misura minore? Te lo chiede un Attivista che non si sottrae alle sue responsabilità...

    1. cardisem 23 giugno 2014

      Penso che l’errore di molti analisti, di quelli che vedono osservano, ma non sono essi stessi soggetti che giocano una partita sul campo, sia quello di immaginare che gli eventi accadano secondo una schema, preordinato, deterministico, per cui basta avere il soft giusto, e la partita è vinta...

      No. Io credo che in ogni momento le cose possano andare in modo diverso e imprevedibile, per cui tutte le analisi previsionali sono inutili, quando non hanno esse stesse una loro propria finalità strumentale...

      Io credo che la cosa più importante in una partita è l’esserci...

      Finché si è sulla scena si può continuare a giocare la partita, che si svolge secondo dinamiche sue proprie, non secondo regole determinate dalle nostre stesse azioni o non azioni...

      Per adesso il Movimento esiste e non accenna a sparire, o non sparirà così presto come in molti auspicano.

    1. sandrez 23 giugno 2014

      • Chi dice di combattere la dittatura dall'interno è già complice.

      Questa frase, erroneamente attribuita ad Allende, è invenzione di Daniele Luttazzi [it.wikiquote.org], che gliela farà pronunciare in un suo racconto.

    1. Georgios 23 giugno 2014

      Beh... Cerco di infondere un po di coraggio (vista la situazione qui).
      Grillini o non grillini c'è bisogno di un movimento presente nel territorio, non necessariamente in parlamento, ma certamente capace di autogestirsi, senza deleghe.
      Mi sembra (ma potrei sbagliarmi) che il M5S sia un inizio.
      E se cambiasse... la sigla?!
      Comunque auguri.

    1. spadaccinonero 23 giugno 2014

      i grillini con il loro modo di fare (salvo rarissime eccezioni) simil pd scompariranno ancor prima

    1. X 23 giugno 2014

      poveri illusi,voi credete ancora alla bonta' elettorale! il vero partito di cartone e' il Pd.

    1. Georgios 23 giugno 2014

      Niente paura.
      Sono solo i nodi che vengono al pettine. Quello che conta e' il movimento. Non Grillo.
      Basta adottare le tattiche giuste. L'importante e' che il movimento ci sia.

    1. spadaccinonero 23 giugno 2014

      alla luce degli ultimi avvenimenti il 5s sta progressivamente scomparendo

      sono pieno di gioia per questo perché anche loro (anche se in maniera inferiore) sono responsabili di ciò che sta accadendo

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