BIBI BRINDA A CHAMPAGNE: PENA DI MORTE IN ISRAELE SOLO AI PALESTINESI

BIBI BRINDA A CHAMPAGNE: PENA DI MORTE IN ISRAELE SOLO AI PALESTINESI

Di Riccardo D'Amico per ComeDonChisciotte.org

Chi crede davvero che Israele sia la più grande democrazia del Medio Oriente, evidentemente è rimasto ipnotizzato dalle conduzioni televisive di Parenzo.

Pensiamo a Smotrich, il ministro delle finanze di Netanyahu che auspica l'annientamento totale della Palestina. Parliamo, inoltre, di Ben-Gvir, il quale nel suo salotto possiede un ritratto del terrorista Baruch Goldstein, celebre per aver compiuto il massacro di Hebron del 1994, uccidendo ventinove palestinesi. Non solo, il ministro della sicurezza nazionale israeliana, nel 2023, ha dato ordine diretto di eliminare ogni bandiera del territorio colonizzato in quanto, queste sono considerate sinonimo di terrorismo.

Con tali premesse, si giunge all'approvazione da parte della Knesset - con tanto di champagne - della condanna a morte tramite impiccagione dei palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. La notizia non ha suscitato nient’altro che un’accoglienza soporifera della comunità internazionale.

La pena capitale, però, non riguarda soltanto gli individui accusati di terrorismo, che in aggiunta hanno subìto un processo sommario. La morte è la sentenza che colpisce interamente una popolazione dal 1948, anno di nascita di quello che viene definito "lo Stato ebraico".

Le contraddizioni non finiscono qui: se qualcuno pensa che le istituzioni sioniste siano guidate dal rispetto dei tanto decantati diritti umani, probabilmente vive su un altro pianeta. Basti pensare alle continue espulsioni forzate dalle case, legittimate da leggi che sembrano essere scritte per consentire una pulizia etnica, fatta passare per urbanistica.

Il controllo di Netanyahu all'interno della Striscia di Gaza è tale da non comprendere solamente le risorse primarie del territorio, ma si estende anche ai visti che i giornalisti indipendenti devono possedere. E qualora la stampa ottenga l'autorizzazione a pubblicare articoli o a realizzare servizi televisivi, se questi non rientrano negli schemi dell'informazione di Tel Aviv, i reporter vengono assassinati sotto le bombe.

Oltre a ciò, la macchina repressiva, lo scorso 23 febbraio, ha vietato l’attività di alcune testate online palestinesi, etichettandole come “organizzazioni terroristiche” e costringendole a sospendere l’operato per timore di persecuzioni. Non si tratta di teorie astratte. Gruppi di giornalisti e sindacati esteri denunciano da anni come Israele stia progressivamente silenziando la libertà di pensiero e di informazione sul campo. Questa politica di controllo rivela che il genocidio passa anche attraverso il tentativo di imporre una cultura egemone nella popolazione.

Un discorso analogo si riferisce alle analisi internazionali, ostacolate e boicottate dalle autorità israeliane, che descrivono le condizioni di vita a Gaza, dove manca sia l’energia elettrica sia l’acqua.

…E così, ci troviamo.. i "ministri-cannibali" che brindano gaudenti.. .

Di Riccardo D'Amico per ComeDonChisciotte.org

04.04.2026

Le opinioni espresse in questo articolo riflettono il pensiero dell’Autore ma non necessariamente la linea editoriale di ComeDonChisciotte.

Commenti (6)

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Mostra commenti 6 caricati
    1. nicolcass 5 aprile 2026

      gruppo di canaglie in un interno

    1. Balabiott 4 aprile 2026

      Sì dai, ma a Tel-Aviv si può celebrare il gay pride...

    1. AlbertoConti 4 aprile 2026

      Anni fa il buon Paolo Barnard scrisse "Perchè ci odiano".
      Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, sempre più sporca. Siamo oltre il disgusto.
      Se è vero che Dio, quello vero, acceca chi vuole perdere, occhi aperti più che mai. Non guardare, non vedere, è come arrendersi alla cecità, è complicità nel crimine.

    1. ric 4 aprile 2026

      tutto nella norma.

      il paese piu' democratico del medio-oriente..

    2. oriundo2006 5 aprile 2026

      Non ha una vera e propria 'costituzione' dunque non è 'democratico' nei termini moderni dell'accezione, in quanto non 'fissa' con precisione la tripartizione dei poteri che vede la Corte Suprema in una posizione dominante, almeno a quanto si può capire dai brevi excursus presenti nel web. In realtà è uno stato confessionale dominato dal rabbinato che a parte le sue qualificazioni nell' ambito privatistico ha poteri estesi di fatto nella direzione politica. Il nucleo centrale del potere non sta nella Knesset ma nel moderno sinedrio bipartito formato da un rappresentante askenazita ( deceduto recentemente ) ed uno sefardita.
      Come nei tempi biblici. A questo punto manca solo il 're', ovvero il 'meschiah' a comporre questo strano ibrido teologico-politico.

    3. ric 5 aprile 2026

      vero ..chi comanda e' il rabbinato..

      Poi si parla nel mondo della dittatura Russa , Iraniana , Cubana...ecc,,

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