BERSANI FARA’ LA GUERRA AL CONTANTE. OPPONIAMOCI

BERSANI FARA’ LA GUERRA AL CONTANTE. OPPONIAMOCI

DI MAURIZIO BLONDET

effidieffe.com

Dall’estate le banche svedesi hanno messo in atto la più determinata offensiva ai pagamenti in contanti. Coadiuvate dalla rete di banda larga più avanzata del mondo e sotto la regia della Banca Centrale, Riksbank, tre delle quattro maggiori banche del Paese, ossia 530 delle 780 filiali, non accettano banconote in pagamento né pagano in contanti. Ormai 200 su 300 uffici della Nordea Bank, e tre quarti degli sportelli della Swedbank, fanno solo transazioni elettroniche.

«Stiamo attivamente riducendo il contante nella società», vanta Peter Borsos, portavoce della Swedbank.I motivi proclamati dalla propaganda sono quelli che già conosciamo: non già che alle banche conviene prelevare una commissione da ogni transazione, questo no; i pagamenti elettronici sono più sicuri, riducono il pericolo di furti e rapine, e soprattutto – per toccare la corda «verde» della popolazione – «il trasporto del denaro su automezzi blindati produce centinaia di tonnellate di gas-serra; noi soli della Swedbank emettiamo 700 tonnellate di biossido di carbonio per questo, con un costo per la società di 11 miliardi l’anno». Orrore, orrore.

Come resistere al richiamo alla responsabilità ecologista? Ristoranti di sushi ad Uppsala sono passati di botto al «no contanti». Le chiese luterane (sempre all’avanguardia del politicamente corretto) hanno approntato all’entrata impianti per raccogliere offerte ed elemosine, i kollektomat.

Ma la cittadinanza, benché storicamente ligia, progressista e disciplinata, non sembra abboccare alle meravigliose promesse della «cashless society». L’anno scorso il valore delle transazioni in contanti è stato di 99 miliardi di krona, solo lievemente inferiore rispetto a un decennio prima. I piccoli negozi continuano ad accettare pagamenti in contanti tra un terzo e la metà dei casi. Un’indagine sulla soddisfazione dei clienti delle banche condotto dallo «Swedish Quality Index» ha mostrato che i clienti sono, appunto, poco soddisfatti di quelle banche che praticano il «niente contanti».

Il guaio è che il passaggio al «niente contanti» non è stato reso obbligatorio, e il più grande istituto bancario del Paese, Handelsbanken, s’è dissociato dall’iniziativa, «vediamo arrivare clienti da altre banche», dichiara Kai Jokitulppo, il capo dei servizi privati del grande gruppo bancario. «Finché i nostri clienti chiedono banconote, è nostro compito, come banca, fornirle». Le 461 filiali della Handelbanken trattano banconote, tranne una decina, e la banca si propone di continuare a farlo nel 2013».

La Svezia è all’avanguardia delle sperimentazioni sociali di marca «progressista»; negli anni ‘90 provò la legalizzazione degli stupefacenti, per poi tornare indietro quando l’esperimento rivelò un aumento disastroso del consumo tra i giovanissimi; il progressismo svedese non giunge fino all’accecamento ideologico. Per questo l’esperimento «no-cash» in corso è da seguire con attenzione. Perché certamente il prossimo governo Bersani-PD, con o senza Mario Monti, imporrà anche agli italiani fiere limitazioni all’uso del contante; più di quanto abbia già fatto Monti vietando i pagamenti oltre mille euro. Del resto, il «Contrasto all’uso del contante» è già scritto nella finanziaria di Monti, orwellianamente ridenominata «Decreto Salva Italia».

La convergenza d’interessi fra le grandi banche, il professore e il Partito a questo fine sono patenti. Basti ricordare che il presidente dell’ABI, l’Associazione Bancaria Italiana, ha recentemente chiamato il contrasto al contante annunciato da Monti «una battaglia di civiltà». E chi è il presidente dell’ABI? Lo sapete: il compagno Giuseppe Mussari, già capo supremo del Monte dei Paschi di Siena. La banca dei compagni, che lui e loro hanno mandato in rovina utilizzandola come vaso della marmellata per le loro clientele, e che Mario Monti ha salvato in molti modi. Prima, esentando Montepaschi dal pagamento degli interessi che doveva sui Tremonti Bond, i 2 miliardi di euro che aveva ottenuto in prestito dallo Stato (e non ancora rimborsati), circa 200 milioni che grazie a Monti noi contribuenti non rivedremo più. (Tassati per arricchire i banchieri)

Non è bastato. In bancarotta, Montepaschi avrebbe dovuto rivolgersi al «mercato» per raccogliere 4 miliardi di fondi. Ma così facendo, le azioni in mano ai compagni del direttivo PD che possiedono la banca, si sarebbero diluiti, e il PD avrebbe perso il controllo assoluto della sua vacca da latte. Ma il «liberismo di mercato» ha incontrato un limite in questo caso. Il governo Monti ha versato a Montepaschi i 4 miliardi che gli servivano: come ha notato sarcastico Tremonti, è lintero gettito dellImu sulla prima casa. Invece di impiegarlo per i tanti pressanti bisogni del Paese, dalla riduzione del debito alle pensioni degli esodati (ridotti in quello stato dalla Fornero), il governo «tecnico» ha semplicemente girato l’introito fiscale della patrimoniale alla banca dei rossi. Che è un buco nero da cui nulla sarà più restituito.

Da qui si capisce che Bersani e il suo governo comunista, e i banchieri, abbiano il medesimo interesse all’abolizione del contante nelle transazioni, come ne hanno all’imposizione di una più feroce patrimoniale sui piccoli patrimoni visibili (immobili, conti bancari) per girarla ai grandi patrimoni finanziari dissestati.

A questa spoliazione del ceto medio il PD porterà tutto il know-how propagandistico-incitante che ha affinato nei decenni in cui si chiamava PCI e dipendeva dall’URSS. «Lotta all’evasione», «colpire le grandi fortune», tutto ciò che invelenisce l’invidia sociale (molla primaria dell’elettorato di sinistra) sono i motivi che notoriamente vengono agitati.

Quando la sinistra sarà al potere, preso possesso di tutti i mezzi televisivi di propaganda (pardon, «informazione») di Stato, la demonizzazione del contante – e di chi lo usa – diverrà assordante.

Non si potrà più ribattere che il contante come mezzo di evasione conta poco, e solo il piccolo «nero» dei meccanici e degli idraulici, ma che il governo lascia impunita la grande evasione fiscale fatta per i loro clienti privilegiati, o per se stesse, dalle banche; sarete bollati come complici dell’evasione, gente che «non ama la nostra Costituzione». Provate a dire che il ministro Passera è indagato per una evasione miliardaria fatta quando era capintesta di Intesa, e fatta a forza di transazioni elettroniche all’estero, ciò che dimostra che l’evasione riesce meglio senza contanti. (Passera indagato per frode fiscale)

Il titano bancario anglo-americano HSBC è stato trovato colpevole (ancorché non processato, «per non destabilizzare il sistema») di aver riciclato almeno 7 miliardi di dollari dal cartello dei narcos messicani: ossia ha trasformato vagonate di contanti sporchi in bit elettronici candidi e profumati. Delitto che un divieto dell’uso del contante non avrebbe certo ostacolato.

Persino la Bundesbank, ed è tutto dire, ha smentito i miti demonizzanti sull’uso del contante («insicuro, costoso, inquinante, pericoloso») in un recente seminario, riscoprendo l’acqua calda, cioè che «il pagamento in contanti è il più naturale» (e infatti in Germania l’80% degli acquisti avviene in contanti). (Cash symposium)

Ma tutte le obiezioni saranno inutili: il governo Bersani scatenerà la guerra al contante, indurirà la campagna già lanciata da Monti. Lo farà per molti motivi. Uno, perché questo è uno dei cavalli di battaglia ideologici delle sinistre, come le «nozze gay», e bisogna accontentare settori estremi, come la Gabanelli che hanno proposto di tassare l’uso del contante (perché già, occorre renderlo costoso come l’uso delle carte di credito: le banche lo chiedono).

Il secondo motivo attiene al fatto che il PD è il nucleo di grossi e concreti interessi, che «naturalmente» convergono con quelli dei banchieri. Chi crede Bersani «una brava» persona perché ha una faccia così e l’accento emiliano, tende a dimenticare che è il rappresentante e l’agente dei conglomerati d’affari detti Cooperative Rosse: polipi con tentacoli grossi e idrovori dappertutto, nella grande distribuzione come nella banche, nelle assicurazioni come nelle grandi opere e nei «servizi» sanitari. Tra parentesi, le COOP sono dei campioni di evasione fiscale: «legale», ovviamente, perché profittano di agevolazioni nate nel tempo in cui «cooperativa» voleva dire un gruppo di operai poveri e solidali, mica Unipol, Ipercoop e CMC. È interesse del PD sviare l’attenzione verso gli idraulici che fanno il nero.

Finché siamo in tempo, opponiamoci. Converrà ricordare i motivi profondi per cui il sistema bancario vuole ad ogni costo abolire il contante. Ovviamente, nei miliardi di pagamenti in contanti le banche non ci guadagnano nulla, e vogliono trovare il modo di annullare questo «scandalo», vogliono estrarre la loro commissione dal caffè e cornetto mattutino, incettare il loro tributo dalla corsa in taxi e dalle verdure che compriamo al fruttivendolo. Ma questo è solo il motivo più evidente. Molto più importante è il seguente:

Imponendo la
«cashless society», le banche si liberano del loro incubo secolare: la corsa agli sportelli. Le banche non hanno veramente in cassa i soldi che avete dato loro in deposito; li hanno impegnati dieci o venti volte il loro valore, in «investimenti» vari; lucrano gli interessi su questa moneta fittizia. Il gioco regge perché la gente non conosce questo fatto – la frode fondamentale del credito frazionale – e crede che i suoi depositi «siano al sicuro in banca». Ma basta che spaventata da qualche crack la massa dei risparmiatori si presenti agli sportelli a reclamare i suoi depositi, e scopre che essi non ci sono più. Che la banca non ha nemmeno l’obbligo di restituirli, essendone diventata per il codice civile, la proprietaria. Ma la corsa agli sportelli rivela la frode fondamentale e scuote la cosiddetta «fiducia» nel sistema, in modo permanente.

Nella cashless society, il problema è risolto. La banca può mancare di banconote in cassa, ma non è mai a corto di bit elettronici. Volete 10 mila euro? Oggi, chiamano il direttore, ti dicono che «è vietato», e se proprio insisti, ti dicono di passare «fra cinque giorni». Domani: pronti, i 10 mila euro sono già versati nel vostro borsellino virtuale, che può essere anche il vostro smartphone.

E qui si apre un altro grande business, in rapido sviluppo. Voi umani non siete capaci di vedere quei 10 mila euro in bit sul vostro smartphone. Ma li «vedono» le migliaia di sensori di cui presto sa
ranno sparse le città, dai cartelloni pubblicitari alle entrate dei negozi: e faranno a gara per farveli spendere. Passate accanto a un ristorante? Un SMS vi trilla: «Amico entra! Oggi lasagne al pesto, cima genovese e tiramisù alla pera!». Un manifesto della Toyota vi «sente», scruta il vostro borsellino, e vi invita all’acquisto dell’ultima utilitaria a «9.990 euro TAEG Zero». Qualunque entità economica o poliziesca vi segue passo passo, conoscendo perfettamente la vostra identità, la vostra posizione geografica, la vostra possibilità economica e la capienza del vostro protafoglio in bit.

Non ci credete? È l’esperimento in corso a Tokio, dove esistono già 650 mila carte (Edy Cards, le chiamano) che possono essere lette da sensori a distanza, WiFi. Queste carte hanno una inquietante caratteristica: che non c’è bisogno di strisciarle in una macchinetta, né di digitare un pin o una password per effettuare il pagamento. Ciò ha un vantaggio: salite in metropolitana, e il prezzo del biglietto vi viene detratto dal vostro smartphone automaticamente dal sensore appena passate la bussola girevole. Ciò ha anche uno svantaggio enorme: un buon gruppo di hacker può svuotarvi il borsellino elettronico senza che voi ve ne accorgiate. Nasce il borsaiolo elettronico, con la mano più leggera che si possa immaginare. Ecco il punto da tener presente quando la banca vi dice che il contante è esposto a furti e rapine, quindi non è sicuro. Coi bit, la banca si libera da questo rischio, e lo accolla a voi. Come fa sempre, del resto.

Naturalmente al termine di questo «progresso» ci sono i chips RFID impiantati sottopelle, che fanno di voi un essere di cui chiunque lo voglia, e ne abbia i mezzi tecnici, saprà tutto di voi. Saremo alla società descritta dall’Apocalisse 13, in cui l’Anticristo o il suo portavoce «obbligò tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e gli schiavi, a farsi mettere un marchio sulla mano destra o sulla fronte. Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome della bestia o il numero che corrisponde al suo nome». Numero che, come sapete, è 666.

Sarete perfettamente trasparenti al potere, bancario o statale che sia (sempre più i due poteri coincidono, essendo ex funzionari di Goldman Sachs a governare in Occidente). È ciò che pretendono, del resto, i virtuosi cittadini che militano soprattutto a sinistra, gli innocenti, i puri angeli che proclamano: «Mi intercettino pure, non ho niente da nascondere, IO».

Questi innocenti creano il clima, in cui chi non vuole essere intercettato al telefono o nella e-mail, viene bollato come sospetto, e oggetto di indagini poliziesche o tributarie. Una società in cui non sarà più possibile difendere il principio: «Non è affar vostro sapere come spendo i miei soldi, una volta che li ho guadagnati onestamente», perché ciò sarà visto come potenzialmente delinquenziale. Dove, cioè, è sospetto l’esercizio della volontà individuale – altro nome della libertà. La tecnologia fornisce i mezzi a questa società della trasparenza assoluta, voluta dagli «innocenti» fra noi. Una società di dossier, dove si accumuleranno i dati imbarazzanti per voi: quel giorno in cui siete andati fuori porta con l’amante invece che con la moglie, quel giorno in cui vi siete fatti visitare da uno specialista di un genere di malattie che non volete divulgare, eccetera, eccetera. Il «magistrato» Ingroia e la procura di Palermo si volevano tenere care le intercettazioni telefoniche tra Napolitano e Manini; eppure dicevano che in queste non si configurava alcun reato: e allora perché tenerle, se non per ricattare?

Una società senza contanti è una società della sorveglianza totale e più intrusiva: via satellite, fibre ottiche, sensori e chips, sarete sempre allo scoperto. Nel romanzo 1984, il protagonista Winston poteva almeno sottrarsi allo sguardo del Grande Fratello dietro una nicchia del muro; qui, nessuna nicchia. Chi è tentato di dar ragione agli «innocenti» che esigono trasparenza assoluta, si prenda una vista del tipo di società che vogliono instaurare, guardando un film degli anni ‘70, l’utopia realizzata in distopia mortale: «La fuga di Logan». (La fuga di Logan)

Vedrà quegli «innocenti», che quando vengono avvertiti da Logan che la loro felicità governata da un supercomputer termina in realtà dentro una macelleria cannibalica gestita da un androide in delirio d’onnipotenza, non gli prestano credito, anzi in pratica nemmeno lo vedono. Ci ricorda già qualcosa...

E qui veniamo al motivo più fondamentale per cui personalmente, benché non abbia «nero» da proteggere, sento un pericolo estremo nella cashless society: che in essa, nessun oppositore politico può più esistere. Se disturbi il potere vigente, esso ti neutralizza in silenzio, senza spararti per la strada né arrestarti di notte; ti condanna senza processo e senza appello. Senza che nessuno lo sappia. Togliendoti i bit-denaro. Il monitor del Bancomat ti risponde: «Carta di credito non riconosciuta», e tu sei un paria. A poche ore dal prossimo pasto che non potrai consumare, alla fame che piega ogni velleità di resistenza. Nemmeno potrai più chiedere l’elemosina di un panino, o il prestito di un amico. Non avrai nemmeno i soldi elettronici per comprare un biglietto e saltare sul primo treno per la Svizzera, rifugio di perseguitati (se hai da mantenerti): Addio Lugano bella, mai più ti rivedrò.

Ora capite meglio la strana convergenza di interessi ed intese per cui il governo Bersani, in accordo con il tecnico Monti, e il sistema bancario, vuole abolire il contante. Non è solo che «la sinistra fa sempre il gioco del grande capitale, a volte perfino senza saperlo» (Spengler). È che vuole sorvegliarti. Vuole controllare cosa fai, come eserciti la tua privata volontà (altresì detta libertà), che il Partito trova indebita e illegittima. La sorveglianza totale è la sua passione e la sua ossessione; è nel suo DNA fin dai tempi in cui i comunisti non fingevano di essere altro che comunisti sovietici. Loro devono sapere tutto di te, tu non saprai nulla di loro: banchieri o partitanti, è lo stesso.

La società della trasparenza globale è a senso unico. Senza contanti, il Partito – e la Banca, o la banca-partito – ti tiene in pugno. Te e me, tutti noi.

Se la prospettiva non vi piace, vi invito ad aderire all’iniziativa Contante Libero, una raccolta di firme in favore dell’uso e della circolazione del denaro contante, dunque per impedire alle banche e al governo di controllare la nostra vita e espropriare la nostra ricchezza, non solo materiale. Il manifesto dell’iniziativa si trova qui: Manifesto per il contante libero. Più in breve, 10 Punti per Il Contante Libero: 10 punti per il contante libero.

Maurizio Blondet

Fonte: www.effedieffe.com

Link: http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&view=article&id=219625:bersani-fara-la-guerra-al-contante-opponiamoci&catid=83:free&Itemid=100021

3.01.2012

Per gentile concessione di EFFEDIEFFE.com

Commenti (47)

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    1. Jor-el 5 gennaio 2013

      "L'informatizzazione, la smaterializzazione e l'abitudine incoraggiata o imposta alla gente di usare sempre più (o solo) questi mezzi (fino al raggiungimento di una massa critica) significa in prospettiva poter licenziare milioni di persone .... E anche nell'industria già oggi ci sono realtà robotizzate, la gestione di magazzino automatizzata, processi di saldatura, tornitura, ecc...lo stesso. Quasi tutti settori possono essere sempre più robotizzati, e governati da pochi addetti specializzati, in un futuro non lontano. Molte cose sarebbero già possibili oggi, se non sono fatte è anche per ragioni sociali." Sono, pari pari, gli argomenti trattati nel noto "Frammento sulle macchine" di Karl Marx (La Nuova Italia 1968-70, II Vol. pp 389-411, traduzione italiana dei Grundrisse), in cui Marx analizza il progressivo trasferimento della produzione materiale dalla forza lavoro alle macchine (capitale fisso) e le contraddizioni che ne sarebbero derivate. Non è necessario partire dall'informatizzazione per toccare con mano questa tendenza, era già ben visibile ai tempi di Marx. C'erano una volta due operai che lavoravano in una di quelle aziende tessili di cui hai scritto poco prima. Un giorno essi scoprirono che, collegando due telai con una sbarra, uno solo dei due poteva fare il lavoro di entrambi. Si organizzarono, quindi, facendo dei turni: per qualche ora uno lavorava mentre l'altro si riposava, e poi si davano il cambio. Un brutto giorno passò il padrone, si accorse dell'ingegnoso trucco e, dopo aver licenziato i due operai, applicò la loro scoperta a tutti i telai della fabbrica. Licenziando, ovviamente, la metà degli operai. In tal modo realizzò un aumento della produttività e un risparmio sul capitale variabile, che gli consentì di fissare, per i suoi prodotti, prezzi più bassi di quelli dei concorrenti. Cosa ci insegna questa favoletta? Che la tecnologia è cattiva? Che il progresso ha dei costi umani e sociali? Che un bene può trasformarsi in male e poi ancora in bene? Ognuno può trarre la lezione che vuole. Il marxista, però, resta colpito non dalla fine della storiella, ma dall'inizio. I due operai. Sono loro che hanno INVENTATO la macchina. Il padrone l'ha soltanto rubata. Come aveva già rubato i filarini artigianali domestici. Per questo i marxisti sono così "fissati" con la classe operaia, e lo resteranno fin quando di operai non ce ne sarà rimasto nemmeno uno. Non bisogna confondere il marxismo con la FIOM. I marxisti vogliono la fine della classe operaia (qui come nella più lontana manifattura della Cina) e la fine del lavoro salariato in fabbrica, in ufficio, ovunque. Che sia fisso, precario, manuale o intellettuale, materiale o immateriale. Lo scenario che descrivi, per loro, è OK, significa che le cose stanno andando bene. Anzi, benissimo.

    1. Primadellesabbie 4 gennaio 2013

      Si, condivido questo modo di inquadrare le cose. Per un centinaio di anni o poco più sono stati distratti dal petrolio ed occupati ad aggredire l'ambiente, adesso sembra ricomincino ad occuparsi di noi. Per tutto questo tempo li abbiamo lasciati fare o addirittura ci siamo deliziati nel contemplare le loro bravate. Oggi, purtroppo, possono contare su una adesione ai, o complicità con i loro progetti che ai tempi non si sognavano.

      Di chi parlo? Basta una visita ad un cimitero monumentale o un'occhiata alla toponomastica delle nostre città per conoscere i nomi di padri e nonni!

    1. mincuo 4 gennaio 2013

      Ti ringrazio, sarai sicuramente più informato di me, io in effetti non ho approfondito molto, e posso avere una percezione non corretta.

      Devo anche dire che molta parte l'analisi marxista per me ha un valore abbastanza bassino, a essere generoso, quindi non mi sono più molto interessato delle sue evoluzioni e contorsioni. Quello a cui mi riferivo è quello che si legge normalmente, imbattendosi, non a un livello più elevato o tramite una lettura organica. Interessante comunque questa precisazione. Io sono fermo ai Preve, che stimo per intelligenza, a La Grassa ecc... ma non più di tanto oltre. Sono un pò fupri tempo per me, pur leggendoli volentieri.

    1. Jor-el 4 gennaio 2013

      Con tutto il rispetto per il tuo discorso (che, in linea generale, condivido), ma anche il marxismo non è più quello di 50 anni fa. Già alla fine degli anni sessanta l'operaismo italiano (Tronti, Negri, Bologna) celebrava i funerali dell'operaio-massa e introduceva il concetto di bio-capitalismo (estrazione di valore non nell'orario di lavorio in fabbrica, ma in ogni momento della vita nella metropoli ). Già negli anni settanta si discuteva di tecnologia, automazione, di produzione immateriale, di nuove figure sociali quali il precariato cognitivo. E' da un pezzo, veramente molti e molti anni che i marxisti attribuiscono alla classe operaia un carattere di residualità rispetto all'emergenza di nuove figure sociali e, similmente, è da altrettanto tempo che il marxismo analizza la tendenziale caduta a zero del lavoro vivo necessario nel processo produttivo.

    1. ericvonmaan 4 gennaio 2013

      Hai visto il film WAll-E della Disney? La mega astronave con l'elite della razza umana salvatasi dalla catastrofe ambientalista, ridotta a salsiccioni obesi incapaci di camminare, seduti su poltrone antigravità, perennemente collegati ad auricolari e schermo davanti agli occhi, che passano il loro tempo a ingozzarsi di cibi sintetici... mentre robot di svariati tipi fanno tutti i tipi di lavoro... interessante... inevitabile pensare a che fine ha fatto tutto il resto dell'umanità... a volte sembra proprio che certi messaggi passino anche attraverso degli apparentemente innocenti filmetti per bambini. ciao

    1. ericvonmaan 4 gennaio 2013

      http://www.informarexresistere.fr/2012/11/05/la-popolazione-ottimale-500-milioni/#axzz2H2RoD8M7

      è da un bel po' che una certa elite porta avanti certe idee...

    1. mincuo 4 gennaio 2013

      Io partecipavo a questi discorsi qualcosa come 15 o 20 anni fa. Più recentemente a uno settoriale sulla professione medica di base, tanto per dire che non si tratta solo di lavori medio-bassi. Anche lì sostituibile da calcolatori (già ora si usano per diagnosi, ora come aiuto, e ce ne sono on-line gratis a dozzine, e vengono incentivati) e saranno avvantaggiati un domani dalle informazioni del paziente contenute in una sua scheda informatica con tutta la sua storia. Quindi il paziente risponderà a domande e avrà sempre più diagnosi da una macchina, che valuta i dati e ha l'anamnesi completa.
      Significa, se così, prevedibilmente anche molti meno medici di base in chiave futura (sempre ribadisco non domattina).
      Il PIL Europeo oggi è fatto per il 15,6% da manifatturiero e per l'84,4% da servizi. In questo comparto, cioè la stragrande maggioranza, può esserci un'ecatombe dovuta a informatizzazione, in chiave futura (non domattina), e inoltre lo stesso manifatturiero può essere prevedibilmente sempre più robotizzato.
      Fanno, senza offesa, un pò sorridere (o piangere) i cosiddetti intellettuali che oggi continuano a menarla qui con la "classe operaia", con l'analisi marxista ecc...come fosse il centro unico, parlando cioè di un mondo del 1900, un mondo industriale, manifatturiero, che in Europa o USA però non fa oggi nemmeno il 20% del PIL e che decrescerà, non aumenterà, ragionevolmente, in termini di utilizzo di manodopera.
      Almeno parlassero per l'India, o per la Cina, ancora ancora, almeno andassero lì. Sono indietro di 50 anni perfino nell'analisi della società presente, e di quella futura non hanno un'idea che sia una. E nemmeno provano a immaginare soggetti, soluzioni, percorsi, politiche, cambi di mentalità, ecc..
      Antiquariato, neanche modernariato.

    1. Chigi 4 gennaio 2013

      Scusa il ritardo.
      Ti metto questo link dove c'è questo ed altro
      http://www.unita.it/italia/bersani-al-financial-times-br-se-governo-in-europa-faro-cosi-1.476415

    1. Hamelin 4 gennaio 2013

      Sicuramente ai tirato fuori uno degli aspetti piu' inquietanti della questione .

      Difficile tirare fuori delle ipotesi plausibili .

      Il Club di Roma è una vita che ci prova ( a suo modo ) .

      Da come stanno prendendo la piega le cose , credo che la società verrà ancor piu' divisa agli estremi , i Superricchi simili a Dei e i superpoveri loro servi .

      Mentre nella storia quando gli estremi si acuivano c'è sempre stata una naturale reazione all'equilibrio , credo che nel 3 Millennio grazie alla tecnologia ed allo svuotamento progressivo della coscienza con relativa riprogrammazione neurologica/linguistica/morale non accadrà.

      I pochi dissidenti verranno' isolati , incarcerati o nel peggiore dei casi soppressi.

    1. mincuo 4 gennaio 2013

      Io partecipavo a questi discorsi qualcosa come 15 o 20 anni fa. Più recentemente a uno settoriale sulla professione medica di base, tanto per dire che non si tratta solo di lavori medio-bassi. Anche lì sostituibile da calcolatori (già ora si usano per diagnosi, ora come aiuto, e ce ne sono on-line gratis a dozzine, e vengono incentivati) e saranno avvantaggiati un domani dalle informazioni del paziente contenute in una sua scheda informatica con tutta la sua storia. Quindi il paziente risponderà a domande e avrà sempre più diagnosi da una macchina, che valuta i dati e ha l'anamnesi completa.
      Significa, se così, prevedibilmente anche molti meno medici di base in chiave futura (sempre ribadisco non domattina).

      Il PIL Europeo oggi è fatto per il 15,6% da manifatturiero e per l'84,4% da servizi. In questo comparto, cioè la stragrande maggioranza, può esserci un'ecatombe dovuta a informatizzazione, in chiave futura (non domattina), e inoltre lo stesso manifatturiero può essere prevedibilmente sempre più robotizzato.

      Fanno, senza offesa, un pò sorridere (o piangere) i cosiddetti intellettuali che oggi continuano a menarla qui con la "classe operaia", con l'analisi marxista ecc...come fosse il centro unico, parlando cioè di un mondo del 1900, un mondo industriale, manifatturiero, che in Europa o USA però non fa oggi nemmeno il 20% del PIL e che decrescerà, non aumenterà, ragionevolmente, in termini di utilizzo di manodopera.

      Almeno parlassero per l'India, o per la Cina, ancora ancora, almeno andassero lì. Sono indietro di 50 anni perfino nell'analisi della società presente, e di quella futura non hanno un'idea che sia una. E nemmeno provano a immaginare soggetti, soluzioni, percorsi, politiche, cambi di mentalità, ecc..


      Antiquariato, neanche modernariato.

    1. mincuo 4 gennaio 2013

      @Italiano. Tieni conto che io, lo ribadisco, non sto parlando di domani mattina ma di futuro, e di cosa però si può già intravedere come direzione, come percorso.

      Quanto lontano può essere questo "futuro" ammesso che i segnali che si vedono in quella direzione siano corretti? Non lo so, dipende dalla tecnologia, che è difficile dire che progressi farà, dalla politica sia come impulso sia sotto il profilo mediatico di indottrinamento di massa (condizionamento, assuefazione, debasement, desensibilizzazione), dall'implementazione e rafforzamento preventivo del controllo dei disagi sociali e delle rivolte che potrebbero formarsi, di cui si vedono già leggi e strutture predisposte, con la scusa del terrorismo o dei reati di opinione, che permettono già oggi arresti anche da forze militari, come in US, dall'economia (mantenimento dei consumi), dal cambiamento o modifica di etica e principi, anche negativamente, dall'evoluzione geopolitica perchè una soluzione possibile è anche quella di un largo conflitto, come fu anche 100 anni fa, una causa concomitante della prima guerra mondiale, anche se questo taglio di analisi non viene mai fatto. Infine, in una visuale mondiale, da dipende da un certo grado di omogeneità raggiunta nella maggior parte dei Paesi, lasciando fuori solo qualche area, e spingendo progressivamente più in basso determinati Paesi e più in alto degli altri.

    1. Italiano 4 gennaio 2013

      E' vero. Già adesso diverse banche stanno riducendo, anche pesantemente, il personale e stanno proponendo ai loro clienti di passare ai conti online. In alcune filiali poi il personale è presente solo di mattina, il pomeriggio i clienti possono utilizzare una macchina ATM per fare le varie operazioni.

    1. mincuo 4 gennaio 2013

      In fondo la storia si ripete. Scrissi un post che riguardava la spiegazione di WIKi (progressista a senso unico) sull'avvento del telaio meccanico, che qui riporto in parte.

      Faccio un esempio facile: se si guarda a "Telaio meccanico" si vede la sua storia, ed è fatta bene.

      In particolare nell'800 ebbe un'importanza cruciale
      nell'industrializzazione, ne fu anzi uno dei primi se non il primo esempio.

      Viene infatti riportato da Wikipedia:

      Nel XIX secolo la produzione tessile si meccanicizza e razionalizza, il telaio esce da un ambito artigianale e domestico per diventare uno degli artefici della rivoluzione industriale. Dai 23.000 impiegati nel settore del 1834, si passa ai 331.000 del 1851 (in Inghilterra).

      Ora che capisce l'utente medio? Che il telaio portò sviluppo e occupazione, infatti dai 23.000 impiegati si passa ai 331.000.
      Quindi industrializzazione---->progresso---->occupazione----> tutto positivo.

      Questo è fuorviante. Fino ad allora in quasi tutte le case c'era un telaio artigianale, domestico, semplice (Wikipedia non lo nega, e dice "artigianale e domestico" per correttezza ma lo lascia cadere lì in modo sfumato non spiegando cosa significava in realtà) e con quello si produceva la "pezza" di cotone che era considerata e valeva come il denaro. (Tutt'oggi è rimasto in uso dire "pezzatura" per i titoli e l'impiegato di banca chiede di che "taglio" uno desidera le banconote).
      Ogni famiglia arrotondava il bilancio o anche viveva grazie a questo telaio artigianale e alla pezza che poi vendeva.

      L'industrializzazione, il telaio meccanico, che produceva con poche persone migliaia di "pezze", mandò in frantumi questa economia familiare e mandò in miseria decine di milioni di persone, che si organizzarono anche talvolta e andarono ad assaltare con bastoni e forconi quelle fabbriche, causa della loro rovina, e infatti le fabbriche furono spesso difese da militari e polizia.

      I 23.000 impiegati precedenti all'industrializzazione, paragonati ai 331.000 successivi, che evidenzia ben bene Wikipedia, erano solo gli addetti di quelle manifatture per stoffe complicate che perciò necessitavano di telai grandi, e costosi, di una struttura industriale e di manodopera, e che esistevano anche prima.

      I 23.000 non erano i telai familiari con cui le famiglie facevano le pezze di cotone, quelli erano milioni.

      Quindi è una maniera piuttosto fuorviante di presentare le cose e l'intento è mostrare il progresso industriale come esclusivamente positivo ed esente da pecche o da costi sociali.

      Un'informazione più aderente avrebbe detto: scomparvero, a fronte dei 331.000 impiegati poi nelle manifatture industriali, decine di milioni di telai familiari, in quanto non reggevano quei prezzi e fu una tragedia sociale in tutta Europa.

      Le persone si trasformarono quindi in operai, ma solo in piccola parte, bastandone poche ora coi telai meccanici, e prima di assorbirne un numero elevato nelle varie industrie (non solo tessili) passarono decine di anni.

      Le loro condizioni economiche e la loro vita da operai non era nemmeno lontanamente paragonabile a quella precedente, ed essendo poi che la domanda di lavoro era enorme rispetto all'offerta, i salari erano miserabili, gli orari pesanti e l'ambiente di lavoro orribile.

      I 331.000 posti creati non vanno quindi paragonati ai 23.000 delle sole manifatture di stoffe complesse precedenti, inducendo a pensare che ci fu una gran crescita, ma ai milioni e milioni che persero un lavoro e un reddito, e cioè i telai meccanici ne occuparono solo 331.000 di quei milioni.

      Un pò diverso.

      La smaterializzazione, l'informatizzazione, la robotizzazione potrebbero replicare in parte quello che avvenne con l'industrializzazione, e che è nascosto dai libri, i quali evidenziano solo gli aspetti positivi, che ci furono, ma ci misero decenni e decenni solo per tornare alle condizioni medie pre-industriali, se uno guarda ai redditi, anche quelli nascosti dai libri, che evidenziano solo le negatività, e le inquità, ma non fanno mai numeri e non danno mai un quadro e un contesto.

    1. mincuo 4 gennaio 2013

      Non viene considerato un altro aspetto, che non ha a che vedere solo col contante ma è più generale, guardando in prospettiva, nel futuro.

      L'informatizzazione, la smaterializzazione e l'abitudine incoraggiata o imposta alla gente di usare sempre più (o solo) questi mezzi (fino al raggiungimento di una massa critica) significa in prospettiva poter licenziare milioni di persone.
      Pensiamo alla Posta. Può essere (e lo è in parte) smaterializzata del tutto già oggi. I pagamenti possono essere fatti da PC. La carta non serve. A che servono allora decine di migliaia di impiegati?
      Bastano un centesimo.

      E gli impiegati di banca? Bastano solo i funzionari per cose più elevate. E i controllori di biglietti di treni, autostrade ecc...? Non occorrono.

      E anche pratiche amministrative semplici, o lavori di segreteria semplici. Anche assicurazioni, gestione bollette, ecc...necessiteranno di sempre minor personale.

      Anche il commercio, il classico rappresentante con la valigetta servirà sempre meno. E anche nell'industria già oggi ci sono realtà robotizzate, la gestione di magazzino automatizzata, processi di saldatura, tornitura, ecc...lo stesso. Quasi tutti settori possono essere sempre più robotizzati, e governati da pochi addetti specializzati, in un futuro non lontano. Molte cose sarebbero già possibili oggi, se non sono fatte è anche per ragioni sociali.

      Ci sono progetti da anni di regalare o rendere obbligatori un domani i PC (o palmari o chissà che saranno) a tutti e obbligare a corsi gratuiti ed educare fin da piccoli all'uso. Una volta che si è semplificato (friendly) ancor più l'uso (e contemporaneamente anche limitato e instradato i programmi in percorsi definiti) sarà probabilmente spinto o reso quasi obbligatorio l'uso.

      Più o meno quasi tutti gli scenaristi vedono questo in futuro, ma alcune cose, limitate, si vedono già da ieri e da oggi.

      E la gente che non serve più che farà?

      Ci sono varie ipotesi. Ma la gente, che è già tanta ora, sarà terribilmente troppa per un sistema simile, su questo sono concordi tutti, al di fuori di ogni considerazione etica e morale.

      Quindi non è gente che deve lavorare, non c'è lavoro per loro, nemmeno se aumentano qualifiche e competenze, e deve essere perciò mantenuta a consumare, senza lavorare. (Parlo del futuro, non di domani mattina). Deve essere ripensata la società, e il concetto stesso di lavoro.

      Oppure deve sparire. Non ci sono tante altre soluzioni.

    1. Allarmerosso 4 gennaio 2013

      scusa lo potresti tradurre ?!

    1. mincuo 4 gennaio 2013

      No non è il "signoraggio secondario" o "la riserva frazionaria" Albsorio. Le banche prestano senza bisogno di nessuna "riserva frazionaria" o "di depositi" i quali anche li creano sull'interbancario ex post, se servono. Semplicemente sono regolate da vincoli patrimoniali. Che non tutelano nessuno.

      Il fatto dei 100 depositati che presta 90 che vengono ridepositati e presta 81 ecc.... ecco quella è per i bimbi deficienti, quello intendo.

    1. Zret 4 gennaio 2013

      Imporranno il microchip sottocutaneo.

    1. Hamelin 4 gennaio 2013

      Ottimo articolo , ormai questi esseri sono giunti al delirio piu' totale di onnipotenza.

      Speriamo che la gente trovi la forza di cacciarli con le cattive , perchè con le buone questi non vogliono saperne di andarsene.

      Questo Stato è finito , va spazzato via e rifondato da capo.

      Se si continuerà su questa via di lenta decandenza le poche libertà ancora rimaste spariranno come neve al sole.

    1. Jor-el 4 gennaio 2013

      Il solito mix di demagogia e pseudomodernismo. Nella più classica tradizione del PCI. Sarebbe ridicolo se non fosse tragico. Il Pd non è da prendere sottogamba. Schiereranno l'esercito per reprimere la piazza, ci saranno dei morti.

    1. grillone 4 gennaio 2013

      la guerra al contante la faranno tutti! pd, pdl, sel, comunisti, fascisti, ecc ecc ecc. l'unico che forse(sottolineo forse)non la farà, è beppe grillo. su questi temi, risse televisive a parte, sono tutti d'accordo: sinistra destra e centro

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