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BERLUSCONI E L'EURO

DI MORENO PASQUINELLI
sollevazione.blogspot.com

Apriti cielo! Violato un fasullo tabù

Davanti ad un consesso prestigioso, gli stati generali del commercio estero italiano, ieri Silvio Berlusconi, che per chi se lo fosse scordato non è solo il Primo ministro ma il capobastone del Pdl, ha pronunciato una stoccata contro l’euro che ha suscitato un vero e proprio pandemonio.
I media mainstream, quelli la cui proprietà è in mano ai ristretti gruppi oligarchici per cui l’Unione europea è un dogma intangibile e l’euro un totem più sacro di Gesù, gli stanno dando addosso come mai prima. Finché lo dicono piccole minoranze politiche, o economisti “sfigati” passi, se lo dice Berlusconi è un peccato mortale.

Ma cos’ha detto esattamente Berlusconi? Sentiamo: «L’euro non ha convinto nessuno, è una moneta strana, non c’è una banca di riferimento e non ha un governo unitario l’economia. È un fenomeno mai visto, ecco perché c’è un attacco della speculazione e risulta problematico collocare i titoli del debito pubblico».Corriere della sera

Il Corriere, guarda un po’, ha tuttavia censurato la frase di Berlusconi, omettendo furbescamente questa “frasetta”: «…perché non é [la moneta, Nda ] di un solo Paese ma di tanti che però non hanno un governo unitario né una banca di riferimento. È una moneta strana, attaccabile dalla speculazione internazionale» Il sole 24 Ore

Bene! Bravo Berlusconi! Sette più!

Egli ha dato voce a quello che tanta parte della stessa borghesia italiana pensa, all’opinione di tanti semplici cittadini, quello che gli stessi poteri oligarchici sanno bene ma non dicono e vorrebbero non si dicesse: che la fondazione dell’Euro è stato il più grande azzardo della storia economica europea, che esso è destinato al fallimento. A conferma di quanto andiamo dicendo da tempo, che l’euro non sopravviverà a questa crisi sistemica del capitalismo occidentale, e che salvarlo è un’impresa vana.

L’affermazione di Berlusconi non è solo una battuta estemporanea. Secondo me è davvero ciò che egli pensa davvero. Del resto, Carlo De Benedetti, tessera n. 1 del Partito Democratico, uno dei demiurghi della moneta unica, in camera caritatis, così scriveva: «Si era anche detto: facciamo la moneta unica e la confluenza tra le economie seguirà. Ricordo lunghe discussioni avute con Jacques Delors nel ’91-92 quando si cominciava a ipotizzare la creazione di una moneta unica. Delors, e più modestamente io, sapevamo benissimo che sarebbe stato necessario che le varie nazioni europee accettassero di cedere sovranità a favore di un’unificazione politica monetaria e di budget delegata a Bruxelles. Ma eravamo consapevoli che, poiché la politica non era matura per questa idea, la soluzione migliore era prendere il toro per le corna: adottare la moneta unica nella convinzione che la politica sarebbe seguita, che gli stati sarebbero stati costretti a far convergere le loro politiche monetarie e fiscali. Sbagliato, nessuna converegnza si è verificata, anzi alcuni indicatori mostrano un allargamento delle distanze iniziali». [Il Sole 24 Ore, 11 dicembre 2010]

E’ qui spiegato, in poche e concise parole, che dietro la fondazione dell’euro non c’era solo un’idea dirigistica e tecnocratica, che l’euro è stato imposto alla “politica”, alle nazioni e ai popoli, in ossequio agli interessi della grande finanza europea.

Il titolo dell’articolo in questione era programmatico: «Due euro meglio che niente», segno che anche anche nei ristretti cenacoli delle classi dominanti c’è la consapevolezza che il progetto euro è fallito, e che una maniera per uscirne, prima che sia troppo tardi va trovata, magari con due euro invece che uno. Un anno è passato, la crisi si è approfondita, e si vede che fare marcia indietro mettendo tutti d’accordo è impossibile. Si è visto, a solare conferma del fallimento dell’euro, che Germania e Francia, proprio loro, sono i paesi che non vogliono fare ulteriori cessioni di sovranità. 

Abbarbicate all’euro restano oramai, veramente, solo le sinistre borghesi, qui in Italia il Pd, con le sue appendici “radicali”. Alcuni giorni fa è stato diffuso un appello per salvare l’euro a tutti i costi, ovvero per istituire un Ministro del tesoro europeo e per fare il salto verso una vera e propria entità statale europea (la stessa posizione, sostanzialmente, della “sinistra radicale” italiana: “cambiamo l’Europa per cambiare l’Italia”) firmato da tipi come Joska Fisher, Daniel Cohn-Bendit, Emma Bonino et similia. Degno di nota che l’appello in questione sia stato ideato lanciato da… George Soros! Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei…..

De Benedetti e Soros confermano però che Berlusconi ha ragione: o l’Europa passa allo stadio di un’unità politica statuale, per quanto federale oppure l’euro è segnato. Ma questo non è un passo avanti, è un salto vero e proprio, un salto mortale che proprio Germania e Francia, non vogliono fare.

Il “piccolo” particolare è che se l’euro viene giù rischia sul serio di crollare tutto l’edificio imperialistico, di qui la pervicacia dei poteri oligarchici nel tentare di salvarlo ad ogni costo, a costo di gettare interi popoli alla fame. Le classi dominanti sono quindi in pieno impasse, sono divise, lacerate, incapaci di prendere decisioni definitive.

Premonizioni

Sotto un potente e fulmineo fuoco incrociato, Berlusconi ha dovuto fare marcia indietro, Era appena uscito dall’assise in cui ha pronunciato le sue fatidiche parole, che egli diffondeva questo dispaccio:  «Come al solito, si cerca di alzare pretestuose polemiche su una mia frase interpretata in maniera maliziosa e distorta. L’euro è la nostra moneta, la nostra bandiera».

Questa rettifica nulla toglie al fatto che un tabù è stato violato, che finalmente, grazie all’uomo più inviso alla sinistra, la questione euro sì euro no, è finalmente messa all’ordine del giorno. la crisi si acuirà, il panorama politico verrà terremotato, in molti dovranno riposizionarsi, altri costretti a fare capriole e salti mortali.

In questo quadro si inscrive la questione di che fine fa il berlusconismo. In un articolo  LA RIVOLTA REAZIONARIA DELLA BORGHESIA», sul tema della sorte del blocco sociale berlusconiano-leghista a trazione padana, scrivevamo:

«Escludo che l’attuale cricca di trafficanti che guida l’ectoplasma sia in grado di giocare in anticipo il tutto per tutto, la carta del “default” e dell’uscita dall’euro. Ma se essa lo facesse, sarebbe una mossa spettacolare quanto efficace. Sarebbe una mossa che otterrebbe il consenso del suo blocco sociale, che non è composto da imbecilli, ma da borghesi che non vogliono farsi portar via dallo Stato i loro beni per tenere in piedi l’euro. Che non possono accettare di morire per salvare la vita all’Unione europea».

Le affermazioni di ieri di Berlusconi indicano che questa possibilità, non è esclusa, che Berlusconi e Bossi, in caso di decomposizione del loro governo, potrebbero giocarsi la carta dell’uscita dall’euro, dando un’identità forte ad un movimento reazionario di massa e lasciando alla sinistra aggrapparsi al cadavere. Per questo c’è urgente bisogno che si sollevi una forza politica di massa che perori l’uscita dall’euro, che è nei fatti, legandola ad una prospettiva di fuoriuscita dal sistema. 

Non dire quindi gatto se non ce l’hai nel sacco.

«La palese sconfitta elettorale del beluscon-leghismo [elezioni amministrative di maggio 2011 , Nda] non è tuttavia un crollo. Non c’è il disfacimento del blocco sociale che sorregge l’alleanza. La crisi economica e sociale ha solo scalfito questo blocco, che infatti tiene. Attenti a non scambiare il tramonto del fenomeno politico del berlusconismo col tracollo dell’ectoplasma sociale sottostante. Se le nostre analisi sono giuste questo blocco reazionario di massa è più vivo che mai e l’alleanza di centro-destra ne è solo la forma politica momentanea e larvata. La forma definitiva che potrà prendere lo decide il decorso della crisi economica e sociale». [DAL TRAMONTO DI BERLUSCONI ALL’AURORA DELLA RIVOLTA SOCIALE]

Moreno Pasquinelli
Fonte: http://sollevazione.blogspot.com/
Link: http://sollevazione.blogspot.com/2011/10/berlusconi-e-leuro.html
20.10.2011

Pubblicato da Davide

  • pippo74

    credo che stiano usando il fantoccio di arcore per mettere le mani avanti sull’euro, e screditare a priori le sacrosante proteste anti euro che vanno montando, altro che sette più. tutto quello che dice berlusconi è ormai una buffonata, una farsa o meglio, passa per tale. purtroppo credo che sia implicato mani e piedi. vedi libia, vedi pantomima delle lettere con l’europa,vedi i sorrisini da vomito di stanlio e olio, vedi dichiarazioni sull’euro, subito smentita.

  • Hamelin

    Il vecchio nano di Arcore non sa cpsa rischia…Queste dev’essere demenza senile…In Italia l’oligarchia Internazionale made in Brittania ha fatto fuori per molto meno…Basti ricordare la fine che hanno fatto fare a Mattei e a Gardini…Mi sembra stano che Berlusconi si voglia mettere contro i veri padroni.

  • radisol

    Si, vabbè, il paragone con Mattei è decisamente fuori luogo ….. e comunque il Berlusca si è già rimangiato tutto …. figuriamoci ….

  • paulo

    Bisogna separare le cose: una è la questione Euro in quanto moneta unica senza paese e l’altra il collasso del sistema finanziario. Che la moneta unica non funzione bene si sapeva già da un pezzo. Una moneta rigida a “taglia unica” sta bene solo per la Germania. Il sistema finanziario sta crollando per abusi, truffe vere e proprie (lasciate senza punizione) e per una caratteristica intrinseca delle monete fiat e degli interessi composti: l’aumento esponenziale del debito che diventa impagabile.

    Chiamare l’attenzione sull’Euro in questo momento significa distrarre dal vero pericolo per le élite che è il crack delle banche europee e USA. Vediamo nelle prossime settimane se saltano alcune delle più grandi banche mondiali, ma prima vediamo che manovre saranno fatte per mettere al riparo i grandi capitali.

    La soluzione è il ritorno alla sovranità monetaria dei singoli stati con moneta creata non a debito come avviene oggi. In questo modo si elimina l’Euro e il potere delle banche private.

  • mammasantissima

    Non comprendo davvero dove si deva polemizzare in quanto:

    “L’euro non ha convinto nessuno” -> Vero, infatti il suo valore è sceso, segno evidente che in molti lo stanno vendendo

    “è una moneta strana” -> Vero, in tutte le OCA c’è flessibilità e omogeneità del mercato del lavoro come anche medesima produttività. Non mi pare che nel 2001 fosse questo il panorama europeo.

    “non c’è una banca di riferimento e non ha un governo unitario l’economia” -> Vero basti pensare alle tendenze “dirigistiche” di GB e DE rispetto agli altri paesi negli ultimi tempi.

    “È un fenomeno mai visto, ecco perché c’è un attacco della speculazione e risulta problematico collocare i titoli del debito pubblico” -> Vero, infatti l’euro è nato per salvare gli stati dall’inflazione, in pochi ci hanno spiegato che il rovescio della medaglia era una maggiore tendenza al default degli stati molto indebitati, sebbene esportatori.

    ah…. riferire la persona B. alla persona Mattei è fuori luogo, ma scenario e fenomeno sono molto, molto simili tra loro

  • Tao

    TOTALE STRAVOLGIMENTO DI SENSO

    DI GIANFRANCO LA GRASSA
    conflittiestrategie.it

    Dice Berlusconi “siamo di fronte a un attacco all’euro, una moneta strana che non ha convinto nessuno e che è di per sé molto attaccabile”. Risponde Napolitano: “l’euro è un pilastro ed una scelta irreversibile”. Poi Berlusconi, con il suo solito andamento apparentemente schizofrenico (la schizofrenia del coniglio) ha sostenuto di essere stato frainteso, che voleva dire che c’è la moneta unica ma non quanto serve a controllarla veramente, un Governo europeo (e quindi gli Stati Uniti d’Europa; campa cavallo…..). Nel contempo la Germania – paese che fa di tutto per emarginare nei fatti l’euro e manovrare a suo piacimento nella UE – fa sapere, tramite il portavoce del Governo Steffen Seibert, che il Governo italiano deve seguire in tutto e per tutto quel che dice Napolitano. E, ciliegina sulla torta, la BCE viene affidata ad un chiaro, anche se non formale, portavoce degli Usa di Obama.

    Ormai tutto è chiaro in modo impressionante; e del tutto inquietante per le sorti d’Italia. La Germania, prendendosi anche lo sfizio apparentemente autonomista di astenersi sulla ben nota Risoluzione del CdS dell’Onu che ha permesso l’aggressione e il massacro della Libia, aspira in realtà a divenire la subpotenza regionale europea, ovviamente sub nei confronti degli Usa di Obama; mentre la Turchia, ormai piuttosto disinteressata all’entrata in Europa, aspira alla stessa posizione – giocandosela in contrasto con Israele e Iran – a sud e sud-est del nostro continente. La Germania vuole però che l’Italia segua in tutto e per tutto una politica subordinata al suo essere la subpotenza degli Stati Uniti nella UE. Ricordo quando gli antifascisti dicevano che Mussolini era divenuto succube della Germania di Hitler. Quella Germania era allora un’autentica potenza, che si è giocata con gli Usa il ruolo di dominanza centrale nel mondo capitalistico in una devastante guerra mondiale. Oggi qualcuno ci vuole succubi di una subpotenza espletante il servizio di guardia in Europa per conto della potenza dominante centrale, per favorire quest’ultima contro eventuali mire di altre potenze emergenti ad est. La differenza con Mussolini dovrebbe risultare molto chiara.

    Un’altra gravissima questione emerge a sua volta in modo solare. Ci si erge a difesa della “Costituzione repubblicana” (definita una meraviglia delle meraviglie mentre è certo vecchia come il cucco) e nel contempo la si stravolge completamente. Secondo le regole, per quel che valgono in queste false democrazie parlamentari, il governo del paese è affidato ad un esecutivo che abbia la maggioranza in Parlamento; mentre la presidenza della Repubblica ha un semplice ruolo di sorveglianza e “custodia” (delle regole appunto). Invece, la subpotenza regionale, che intende dominare l’Europa in dipendenza dagli Usa di Obama, intima al nostro governo di seguire in tutto e per tutto il presdelarep. Lo stravolgimento è palese, il fatto di essere sotto tutela – e per di più doppia: al vertice la potenza dominante centrale e un gradino sotto la subpotenza tedesca – appare alla luce del Sole (non certo per il “poppolo”, bue come al suo solito).

    Va comunque detto senza mezzi termini che la principale colpa della situazione spetta al premier. Eletto Mostro da una sinistra (mai stata vera sinistra, bensì un’accozzaglia di rinnegati inetti e pasticcioni, solo dediti alle urla e schiamazzi, senza una sola proposta da fare), ha vissuto di rendita su questa qualifica, respinta ovviamente da chiunque disprezzi e provi disgusto per questa sinistra non sinistra (o, se vogliamo, “sinistra” solo nel senso di un film dell’orrore). Si è dedicato alle belle donne e ad altre amenità, compiute alla luce del Sole in modo assai poco “governativo”, solo sputtanandosi e dimostrandosi indubbiamente un nanetto politico. Non ha fatto una sola mossa per crearsi dei Servizi di Sicurezza degni di questo nome, che servissero in effetti questo paese e il suo governo; e non si dedicassero invece a spiarlo e a passare tutto il passabile ad una magistratura in quanto corpo avversario di ogni nostra autonomia. Una magistratura che, a partire da “mani pulite”, ha costantemente svolto quel ruolo che questo blog (ma il sottoscritto a partire già dal 1994) ha sempre denunciato.

    Per vent’anni, il nanetto politico si è preso del fascista dagli antifascisti eredi dei Savoia-Badoglio, quelli del tradimento del paese, e non ha saputo creare le condizioni per un regolamento dei conti che finalmente facesse piazza pulita di questi automi al servizio prima di Clinton e poi di Obama. Invece di vedere all’opera certe squadre d’azione che servissero all’instaurazione nel paese di un’autentica forza in grado di difendere i nostri settori strategici, il ceto medio produttivo, quindi alcune condizioni base della nostra autonomia, si è dovuto assistere al dilagare di bande anarcoidi, distruttive di ogni “trama” sociale, che hanno solo demoralizzato e confuso ancor più un “poppolo” già nel pallone per conto suo.

    La vergogna è di sentire blaterare, anche questi stupidi “destri”, di misure “economiche” e manovre (spesso dilatorie) con calcoli affidati a coloro che nemmeno avevano subodorato l’arrivo della crisi nel 2008. E, una volta arrivata, non hanno capito nulla del suo carattere durevole sul tipo della grande stagnazione di fine ‘800. S’inganna la gente con le fisime della cattiva finanza, con i deficit, i bund, gli spread, e via dicendo. Qualche cretino, anche di “opposizione al sistema”, crede nel declino attuale degli Usa (declino c’è ma in una prospettiva di lungo, e forse addirittura lunghissimo, periodo), nel fatto che essi vivrebbero da parassiti a spese del resto del mondo. Imbecilli, gli Usa sono guidati da settori politici assai pericolosi che fanno concorrenza ai nazisti d’un tempo, ma sono enormemente più avanti, strategicamente, sia dei loro competitori “orientali” che dei tirapiedi del tipo tedesco (povera Germania, che brutta fine ha fatto).

    O c’è un “cambio di marcia” o gli Usa dilagheranno per un minimo di altri vent’anni. E non ci si può oggi affidare in effetti alla “lotta di classe” (su questo punto, per una volta, Berlusconi l’ha detta giusta!). E’ necessaria la formazione di una rete di indipendentisti (se preferiscono essere chiamati “sovranisti”, non importa); l’importante è che si preparino a scontri duri, in cui farà ridere la retorica democraticistica e l’appello all’ordine elettorale. Sarà necessario passare per momenti di disordine, non più però consegnati all’iniziativa dei succubi degli Stati Uniti obamiani, i quali stanno dominando affidandosi alla strategia del caos e alla balcanizzazione di vaste aree mondiali (e fra poco anche del nostro già disastrato paese). Altrimenti, cari signori, non fingete di essere per la dignità e l’autonomia italiane. Queste si difendono creando nei principali paesi d’Europa una rete di radicali difensori della sovranità, che devono appurare quanto sono inquinate le forze dell’ordine e della Sicurezza in questi paesi; e su chi invece si può contare.

    Si scarti subito chi punta alla “base elettorale” per godersi i soliti seggi da ventimila euro al mese. Altre sono le misure da prendere; e qualcuno lo sa bene e dovrebbe anche avere una certa esperienza in merito. Attenti però: gli Usa di Obama e i loro servitori in Italia, nei vari paesi europei e soprattutto nella UE, occupano tutti i principali posti istituzionali; e le popolazioni sono in stato di abbrutimento. Occorrono gruppi di élite, se ne prenda atto. Tuttavia, devono essere gruppi molto “energetici”; se non sono frange delle nuove generazioni a muoversi, non c’è nulla da fare. I “nonnetti” a casa; i giovani “robusti e consapevoli” in primo piano. Altrimenti la smettano di recitare (rivolti ai “vecchi”): “ci avete rubato il futuro”. Questa ruberia non è un fatto generazionale, ma geostrategico. Quindi si diano una mossa, costituiscano l’élite per la lotta d’indipendenza.

    Gianfranco La Grassa
    Fonte: http://www.conflittiestrategie.it/
    Link: http://www.conflittiestrategie.it/2011/10/29/totale-stravolgimento-di-senso/
    29.10.2011

  • ROE

    La sovranità monetaria deve appartenere ai popoli e non alle banche od agli stati che, sia nei sistemi capitalisti (capitalismo privato) sia in quelli socialisti (capitalismo di stato), rappresentano sempre e comunque gli interessi di una stretta minoranza.

  • AlbertoConti

    Siamo il vaso di coccio tra vasi di ferro nella partita di chiusura della fase imperialistica USA, e non c’è pensiero forte o ectoplasma che tenga, ci dovremo adeguare agli eventi, pur essendo ora in una posizione chiave per determinarli, proprio in virtù, si fa per dire virtù, della nostra debolezza relativa. Morto berlusconi se ne farà un altro, tutto diverso perchè nulla cambi. A meno che la situazione internazionale precipiti verso la tanto annunciata crisi sistemica delle monete, contemporaneamente alla maturazione dell’indignazione popolare, che tradotta in italiano è una vera e propria incazzatura potenzialmente dirompente. Diciamoci la verità, tifiamo per questo esito sognando sbocchi finalmente virtuosi, dopo tante fallimentari esperienze da 150 anni a questa parte. C’è solo un freno a mano tirato, l’apparente benessere economico di tanta, troppa parte della popolazione, quella che ha beneficiato della spaccatura in due dell’economia: autonomi da una parte (quelli veri, a prescindere dalla partita IVA) e dipendenti dall’altra. Ma per lo più sta solo esaurendosi il salvadanaio, e allora saranno c… amari! Gridiamolo e speriamolo, l’ora del popolo, quello vero, si avvicina.

  • Tao

    DI EUGENIO ORSO
    pauperclass.myblog.it

    Molta la carne al fuoco, negli ultimi giorni.

    Gli eventi sembrano precipitare rapidamente, e fra un po’ la carne al fuoco sarà proprio quella degli italiani.

    Berlusconi non rinuncia a fare il riottoso, davanti ai soliti poteri forti che ne osservano le mosse e lo tengono sotto tiro (per sostituirlo con una loro marionetta più disciplinata), e dinanzi ad una platea di imprenditori, in occasione degli stati generali del commercio estero all’Eur, ci è ricascato, facendoci sapere (come se non lo sapessimo già) che è in corso un attacco all’euro perché si tratta di una moneta che non ha convinto nessuno.

    Il Cavaliere rincara la dose – in un disperato tentativo di rimontare la china del consenso, sostenendo che l’euro è la strana moneta di un gruppo di paesi (l’Europa dell’Unione Monetaria) che però non dispone di un vero stato, di un governo comune e di una banca come si deve, di riferimento e di garanzia.

    Argomentazioni, quelle di Berlusconi, superficiali e meramente propagandistico-elettorali – come pare evidente conoscendolo, ma che suscitano scandalo perché violano quello che diventa il tabù dei tabù: la partecipazione a tutti i costi dell’Italia, anche davanti all’evidenza del massacro sociale, all’Europa maligna dell’euro e la completa soggezione alla dominazione globalista.

    Attaccato da più parti per ciò che ha dichiarato pubblicamente, il Cavaliere in bilico privo di coraggio ha fatto subito marcia indietro, sostenendo che le sue dichiarazioni sono state come il solito mal interpretate, e che l’euro è la nostra bandiera.

    In effetti, i difensori dell’euro santificato – la cui introduzione nella circolazione effettiva lo stesso Berlusconi ha permesso e avallato, nella politica ufficiale sono numerosi come le mosche su un corpo putrefatto, e nessuna “voce fuori del coro” è a lungo tollerata.

    Perciò, le marce indietro sono inevitabili, se si ha poca dignità personale, se non si hanno solidi ideali, ma soltanto secondi fini, e si vuole semplicemente continuare a mantenere il proprio posto “al sole”.

    Lo spettacolo che offre il regime liberaldemocratico, in un momento topico per il paese, è scopertamente disgustoso, a partire dallo stesso Berlusconi della critica improvvisata all’euro, fino ad arrivare agli esponenti “dell’opposizione” parlamentare che sostiene l’euro, e persino ad ex presidenti della repubblica, presumibilmente rincoglioniti, ma comunque dediti alla propaganda per conto della classe globale trionfante.

    L’euro non si tocca, L’Europa monetaria è intangibile, e a loro non ci si può ribellare, anche se stanno falcidiando come mitragliatici di grosso calibro interi popoli europei, perché questa è la voluntas dei, cioè la volontà degli dei globali che gli officianti della politica nazionale e ufficiale – tutti, senza eccezione alcuna, servono diligentemente.

    Infatti, la peggior burocrazia politica pidiina pronta a mettersi al servizio dei globalisti ha approfittato della ghiotta occasione ed è insorta contro Berlusconi, tacciandolo di irresponsabilità (la supponente ed inutile Anna Finocchiaro), accusandolo di far danni (che Berlusconi fa regolarmente, ma in tal caso soprattutto, secondo Stefano Fassina), od anche, come ci informa l’Ansa, intimandogli un “giù le mani” dal prezioso euro (lo strisciate Enrico Letta, nipotino di Gianni, diversamente schierato rispetto al potente zione).

    Persino Ciampi, vuotissimo e retorico presidente della repubblica prima di Napolitano, ex di Bankitalia al quale Mario Draghi telefona “affettuosamente”, lancia il suo monito per difendere la moneta unica, che poi è la solita minaccia di guai ben peggiori per l’Italia in assenza dell’euro.

    Segno che alla vecchia politica della carota e del bastone i globalisti hanno sostituito quella dell’alternativa fra un bastone ed un’altro ancor più grosso e nodoso, che può calare sulle nostre schiene in ogni momento.

    L’euro diventa almeno quanto il Libero Mercato “mistero della fede”, nella propaganda di questi sciagurati servi della Global class (pidiini o nonagenari ex presidenti che siano), e dopo di lui o senza di lui ci toccherà il diluvio …
    Volendo restare scherzosamente su un piano mistico-religioso – ma non troppo celiando, data la serrata propaganda pro-euro e pro-mercato di questi giorni per plebi credulone e sanfediste, i due dogmi intangibili della fede ultraliberista in Europa si stanno trasformando, per tutti noi, nelle due bestie, uscite dal mare e dalla terra, delle Apocalissi di Giovanni.

    Tutto questo in molti cominciano ad intuirlo, dopo un lungo sonno idiotizzante a base di “Unione Europea e euro”, “sfide del Libero Mercato”, “rischi ma anche opportunità”, “attrezzarsi per affrontare la competizione globale”, priorità da dare alla “Crescita”, “flessibilità del mercato del lavoro”, eccetera, eccetera.

    Ma purtroppo, come ha detto Hegel, non tutto ciò che e noto (o dovrebbe ormai esserlo) è anche conosciuto, e l’inizio di un risveglio non significa il raggiungimento della piena consapevolezza.

    Idiotizzazione e flessibilizzazione dei popoli, finanza e moneta, sono la trimurti del Nuovo Capitalismo, e i suoi officianti lo sanno, o almeno lo intuiscono.

    Quindi il maligno euro va difeso ad ogni costo, i soldi devono essere erogati alle banche ed alle istituzioni finanziarie, e la popolazione deve essere narcotizzata, resa “flessibile” per un lavoro sempre più schiavo, e trasformata in un branco (gestibile) di idioti sociali.

    Tornando all’Italia ed al suo miserabile regime liberaldemocratico, mentre i pidiini attaccano Berlusconi, colpevole di aver messo in discussione, sia pur blandamente e solo a parole, San Euro, l’amministrazione federale americana, per bocca di Barack Obama, pungola ipocritamente l’Europa (dopo che gli USA ci hanno scaricato una buona parte del peso della crisi addosso) ad intervenire il più velocemente possibile per risolvere i suoi guai, la Cina globalista non è d’accordo sugli interventi per sostenere l’eurozona (che affondi pure l’Europa!), lo spread dei BTP decennali con il Bund torna ad alzarsi, e con lui la spesa per interessi dello stato italiano.

    In una recente simulazione della Cgia di Mestre si dimostra che se i licenziamenti selvaggi per motivi di crisi economica (contemplati nella lettera d’intenti di Berlusconi ai potentati globalisti europidi) fossero stati possibili fin dall’inizio della crisi globale, il tasso di disoccupazione sarebbe aumentato esponenzialmente, mantenendosi stabilmente a due cifre, ma il nemico giurato dei lavoratori Maurizio Sacconi, ministro del lavoro e del welfare, difende i licenziamenti selvaggi ignorando lo Statuto dei Lavoratori, e diffonde la solita favoletta che così facendo si vogliono creare le condizioni per la crescita delle imprese … e dell’occupazione!

    Perciò, il vero problema non è che l’euro non ha convinto nessuno (“caro” Berlusconi, che poi ti rimangi ciò che dici!), ma è che la moneta unica rivela oggi la sua vera funzione, e cioè quella di strumento di dominazione e di esproprio neocapitalistico, riducendo all’impotenza stati, popoli e nazioni.

    Eugenio Orso
    Fonte: http://pauperclass.myblog.it
    Link: http://pauperclass.myblog.it/archive/2011/10/30/berlusconi-l-euro-e-i-paladini-della-moneta-unica-di-eugenio.html
    30.10.2011

  • nuovorinascimento

    Perfettamente d’accordo con te….ma toglimi una curiosità.
    Su Mattei la storia è abbastanza nota (dominio del mercato petrolifero in Nord Africa e blocco distributivo dell’Eni) ..ma su Gardini sapevo di infiltrazioni “sicule” invadenti nelle società di Gardini fino al punto di………mi sapresti dare lumi?
    Grazie in anticipo

  • Tao

    A proposito della tirata antieuro pronunciata ieri da Berlusconi agli stati generali del commercio estero vorrei riproporre una mia vecchia chiave di lettura. Ai tedeschi l’euro non piace perché vedono in esso un limite alle proprie potenzialità; agli italiani non piace perché impone condizioni di concorrenzialità alle quali non ci sentiamo all’altezza, e che generano in noi inquietudini che sediamo con la nostalgia per la liretta svalutata. Davanti a una platea come quella a Berlusconi non è sembrato vero di poter dare sfogo alla sua frustrazione verso l’esigente Europa.

    Ma con tutta la sconsideratezza delle sue parole per i riverberi che possono avere sui mercati internazionali, e con tutta la grossolanità delle sue concezioni in materia monetaria (già bacchettate oggi da Massimo Riva su Repubblica, che ha ricordato che non esistono monete al riparo da attacchi speculativi), vale la pena sottolineare quel tanto di verità che la dichiarazione di Berlusconi pur contiene. L’euro è la moneta di una economia che ha una autorità monetaria unica, ma non ha un’autorità unica fiscale e di bilancio. Questa debolezza si sta rivelando drammaticamente nella crisi del debito sovrano.

    Vale comunque ricordare che l’adesione dell’Italia all’euro non è affatto il risultato di un complotto delle “elite globaliste”. L’euro è in effetti una invenzione di francesi e italiani che negli anni 90 cercarono di contrastare con la moneta unica le tendenze centrifughe che sembravano sprigionarsi in Germania ai tempi della riunificazione. I partner europei (e in particolare la Francia) dettero il via libera alla riunificazione solo in cambio dell’adesione della Germania alla moneta unica. Kohl, d’altro canto, era abbastanza forte da condizionare l’Europa alle proprie richieste in cambio dell’adesione. E queste richieste erano che la nascente BCE dovesse essere un doppione della Bundes Bank, della banca centrale tedesca, nota per l’arcigna difesa della moneta contro l’inflazione. I parametri di Maastricht nascono da questo.

    Occorre fare una piccola parentesi su questa ossessione tedesca per politiche monetarie anti-inflazione. Per i tedeschi la parola inflazione non ha il significato che ha nel resto dell’Europa. Nell’immaginario collettivo tedesco la parola inflazione si lega alla dissoluzione del marco durante la Repubblica di Weimar, e soprattutto nell’immediato secondo dopoguerra, quando il popolo tedesco patì sofferenze inenarrabili, e quando una ragazza si prostituiva agli alleati in cambio di qualche dollaro per sfamare il suo fratellino. Il modo più sicuro in Germania per perdere le elezioni è esporsi alle critiche di proporre politiche che verosimilmente determineranno un aumento dell’inflazione, perchè ciò risveglia quei fantasmi. Del resto questa ossessione tedesca è stata consolidata dallo straordinario successo della loro economia dagli anni della ricostruzione a oggi, segnati appunto da un marco forte e stabile.

    D’altro canto, politiche espansive come quelle che oggi i teutonici ingiungono alla BCE di non fare, furono abbondanentemente praticate — con soddisfazione dei tedeschi — nei primi due anni dell’euro a guida Wim Duisemberg, quando le quotazioni della moneta unica furono tenute basse proprio per aiutare la Germania nelle esportazioni così che potesse usare il surplus commerciale per finanziare la ricostruzione. Oggi i tedeschi hanno cambiato idea e sono tornati alla tradizione.

    Sullo stesso tema le nostre convinzioni più profonde sono emerse ieri dalle parole di Berlusconi, che dismessi i panni del presidente del consiglio ha indossato quelli del bottegaio.

    Gianluca Bifolchi
    Fonte: http://subecumene.wordpress.com/
    29.10.2011

  • AlbertoConti

    Dice Bifolchi: “non esistono monete al riparo da attacchi speculativi” riprendendo altre affermazioni dogmatiche in tal senso. Ma chi l’ha detto? E’ semplicemente falso! Diventa vero accettando questo paradigma monetario, basato sulla libera circolazione dei capitali, oltre ogni regola, perfino quella autoreferenziale delle borse, quei famigerati casinò che rubano trasversalmente al mondo impoverito per dare all’elite dei ladri smodatamente ricchi, “ma anche”, e qui sta l’inghippo ideologicamente di successo, ai fondi pensione ecc. Prendiamo proprio la Germania del dopo Weimar: un dittatore pazzo e sanguinario, ma nient’affatto stupido, diede la BC in mano a un banchiere ebreo di provata esperienza, con un mandato preciso: risollevare dalle ceneri l’economia del paese. Non se ne parla mai abbastanza di questo sia pur breve periodo prebellico, c’è un tabù almeno pari alla pressione ideologica sionista. Ma sappiamo tutti che ha funzionato alla grande. Il popolo tedesco stava di gran lunga meglio di tutti gli altri popoli occidentali affamati dalla grande crisi. E non mi si racconti che all’epoca non esistevano gli “attacchi speculativi”!