BERLUSCONI E GLI APPLAUSI AMERICANI

DI GIANLUCA BIFOLCHI

Devo ammettere che è stato con una certa punta di maligno piacere che ieri ho assistito alle immagini di Silvio Berlusconi che mieteva ovazioni bipartisan al Congresso degli Stati Uniti. Ho infatti immaginato come dovevano sentirsi, alla scena di plaudenti Ted Kennedy e Hillary Clinton, quegli imbonitori ideologici nostrani, alla Furio Colombo, impegnati nell’opera missionaria di imbottire la sinistra italiana con la visione — esistente solo nella loro testa — di un’America gentile, gelosa delle sue prerogative costituzionali, modello di serrata dialettica parlamentare, beneficata per decreto divino da una grande stampa indipendente e mai intimidita dal potere politico e finanziario. Giova ripeterlo: Berlusconi ha ieri avuto i suoi venti minuti di gloria al Congresso, tempio della democrazia americana, non presso la cricca gangsteristica della Casa Bianca.Diventa dura, in questi casi, ritessere ancora sul tema della nostalgia per la grande era clintoniana, da contrapporre alle cadute di stile o agli errori di un mal consigliato George W. Bush. E poco importa se le sanzioni all’Iraq imposte e mantenute da Clinton causarono la morte di 500.000 esseri umani (contro le 300.000 vittime accreditate al regime di Saddam Hussein, secondo un bilancio delle atrocità di cui si leggono le voci che appaiono su una sola colonna).

Sì, i “kennediani” di casa nostra, alla Veltroni — che per combattere il comunismo pensò bene di iscriversi giovanissimo al partito comunista italiano — dovranno fare qualche sforzo per ammortizzare il colpo di ieri. Magari rieditando l’operazione l’altra america, riassunta nell’icona del volto holliwoodiano di JFK, il presidente della Nuova Frontiera, ucciso a Dallas dai cattivi nel 1963.

Tenetevi anche lontani da Cuba, perché qualcuno, documenti alla mano, potrebbe dimostrare che JFK fu l’isterico iniziatore (sia pure raccogliendo gli spunti della precedente amministrazione Eisenhower) della guerra terroristica contro il piccolo stato caraibico che, a casa sua, pretendeva di fare a modo suo. Fidel Castro può esservi simpatico od antipatico, ma è bene ricordare che l’Operazione Mangusta, della CIA, autorizzata da JFK il 30 Novembre 1961, contemplava la sua eliminazione fisica. Ma, naturalmente, il fatterello che l’omicidio rientrasse tra gli strumenti di governo del presidente con la faccia d’attore non suona molto bene.
Forse, a lode di JFK, si potrebbero ricordare le prove di grande leadership e carisma che seppe dare in occasione della crisi dei missili, a Cuba, o del muro di Berlino. Ma anche qui, se si vuole essere un po’ pignoli, ci sarebbe molto da eccepire.

Ad esempio, si potrebbe rimarcare che bloccare con la forza navi che battono una bandiera straniera e che incrociano acque internazionali si chiama atto di pirateria. La giustificazione che l’America agiva in base a considerazioni di sicurezza nazionale, dettate dal carico di missili con testata atomica stipato su quelle navi, appare debole in un’epoca in cui l’America teorizzava apertamente la dottrina della deterrenza nucleare, e visto anche che Cuba aveva già subito due tentativi di invasione promossi dagli Stati Uniti. Non è forse in base a simili circostanze (l’irredimibile ostilità araba) che si permette ad Israele di possedere un terrificante arsenale nucleare, senza neanche chiedergli di nasconderlo dietro la foglia di fico dell’adesione al Trattato di Non Proliferazione? Ma cavillare su questo porterebbe alla conclusione che era Castro a preoccuparsi della sicurezza nazionale, mentre Kennedy aveva a cuore solo le prerogative imperiali del suo paese e le esigenze della dottrina Monroe, che codificano la subalternità dei paesi latino-americani ai loro padroni di Washington.

Per quanto riguarda l’Ich bin Berliner pronunciato davanti al Muro della Vergogna è innegabile che si tratti di un grande discorso. Ma è opportuno ricordare che oltre che messaggio di solidarietà alla popolazione berlinese, esso aveva anche un preciso scopo propagandistico: far dimenticare la proposta di Kruscev di risolvere lo status di Berlino attraverso la riunificazione delle due Germanie su un modello costituzionale di tipo occidentale e su una garanzia di neutralismo simile a quello austriaco. Per i signori della guerra del Pentagono e dell’industria della difesa la parola neutralismo suonava anatema, perché se si perdeva la Germania dal fronte crociato antisovietico, i popoli europei avrebbero cominciato a vedere chiaro nelle falsità ideologiche della guerra fredda che, contro ogni evidenza, dipingevano l’ex alleato russo nella lotta al nazifascismo come la nuova minaccia alla pace mondiale. Una forma di terrorismo psicologico francamente ammessa addirittura dal falco Douglas Mac Arthur nel 1957, in occasione delle discussioni sul budget della difesa.

Che dire del Vietnam? E’ ben vero che le peggiori atrocità americane sono avvenute durante le amministrazioni di Lyndon Johnson e Nixon, ma fu Kennedy a dare inizio all’excalation militar-genocida in Indocina. Oggi i suoi apologeti dicono che era in corso un ripensamento, e che se non fosse stato ucciso così presto… bla bla bla… ma in base ai documenti la robustezza di questa tesi è la stessa di chi dice “se mia nonna avesse le ruote sarebbe una carriola”.

Gli intossicatori ideologici alla Furio Colombo o alla Walter Veltroni (o Emma Bonino, per altri versi) sanno bene che non è possibile controllare la sinistra se la gente non si sente in armonia con certi elevati standard etici, e che questi tendono a dare forma alla visione del mondo di chi è a sinistra. Ciò è assai pericoloso, perché pian pianino finisce per diventare chiaro che questi elevati standard etici oggi stanno patendo soprattutto sotto la mazza ferrata di USA, Israele e Gran Bretagna blairiana (le mascalzonate russe e cinesi hanno solo pregnanza locale). Dato però che il mantenimento dello status quo imperiale — che questi signori fedelmente servono — ammette come massimo cambiamento la giubilazione di Silvio Berlusconi, e la sua sostituzione con qualche faccia più presentabile, ecco che è necessario iniettare nella mente del popolo di sinistra robuste iniezioni di idealismo adulterato, come quello di un’America gentile esemplata nei tratti da attore di John F. Kennedy.

Per gli aedi dell’altra America quella di ieri è stata una giornata dura, perché gli applausi del Congresso a Silvio Berlusconi hanno dimostrato, una volta ancora, che l’establishment di Washington, tutto insieme, sa riconoscere ed apprezzare il prono servilismo dei suoi adorati ascari d’oltreatlantico, dimenticandosi di conflitti d’interesse, leggi ad personam, contiguità mafiose, e monopolio dei media. Cosa importa a loro di ciò che accade nella provincia dell’Impero, quando il propretore ha dimostrato la sua lealtà tenendo la barra del timone nella direzione giusta?

Gianluca Bifolchi
http://anzetteln.splinder.com/
2.03.06

3 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
Tao
Tao
2 Marzo 2006 12:40

What’s America? Mbeh? Ha ragione Fedele Confalonieri ad affermare che Mediaset, trasmettendo l’intervento di Silvio Berlusconi al Congresso degli Stati Uniti, abbia risposto al “dovere” e non semplicemente al diritto di cronaca. Ha ragione, e se il centrosinistra si è attaccato alla diretta di Canale5 è perché non poteva (voleva) scegliere altri argomenti per criticare lo spottone berlusconiano. Da che mondo è mondo gli sherpa lavorano anni per ottenere una “photo opportunity” col presidente degli Stati Uniti o per un intervento al Congresso. In un sistema imperiale c’è qualcosa di strano? E attenzione che Benedetto XVI, ancor più sotto elezioni, farà un altro grande favore all’amico Silvio. Senza far politica per carità. Sarà curioso vedere se e come il centrosinistra giudicherà quell’evento e se oserà criticare il pastore tedesco. Se il centrosinistra avesse argomenti, anche senza usare la retorica sanguinolenta di Diliberto, li userebbe. Invece, quella che traspare, è solo l’invidia per il successo di Berlusconi. Infatti, cosa ha detto ieri Berlusconi di diverso da quello che avrebbero detto Prodi, D’Alema o Rutelli nella stessa circostanza? Assolutamente nulla, è stato perfino sobrio, il che, conoscendo il personaggio… deve essergli costato. Un qualunque dirigente politico serio, avrebbe fotografato la situazione: Berlusconi… Leggi tutto »

Zret
Zret
2 Marzo 2006 15:45

E belzebush disse: Tu sei il mio diletto Figlio, belzebusconi, e in Te mi sono compiaciuto. (Vangelo secondo silvio, IX, 11)

Tao
Tao
3 Marzo 2006 3:59

Dobbiamo esser grati a Canale5 per averci regalato 27 minuti di intensa emozione, alla faccia dell’opposizione che strillava alla par condicio. Par condicio con Bellachioma che parla al Congresso americano? Ma scherziamo? E quando sbarcherà su Marte a una settimana dal voto, allora? Si prepari Tito Stagno per la bisogna. Nel giorno della crescita zero, massimo trionfo di 5 anni di governo, mandare in onda il Cavalier Ricrescita in diretta dal Campidoglio è stato un momento di grande televisione. Perché lo stagista di Bush, fra un inno alla democrazia, un peana alla libertà (la sua, ovviamente provvisoria) e un tocco di filoamericanismo alla Alberto Sordi, ha svelato particolari inediti della sua vita destinati a rivoluzionare le biografie ufficiali e ufficiose, compresa la leggendaria «Una storia italiana». La prima rivelazione è la sua prodigiosa capacità di apprendimento delle lingue straniere, degna della migliore scuola Radioelettra: ormai parla l’inglese come l’italiano, cioè malissimo. Vedi il «mi consenta» americanizzato in «allow me». L’ispirazione dev’essergli venuta da «Totò, Peppino e la Malafemmina», scena dei fratelli Caponi che interloquiscono in tedesco maccheronico col vigile bauscia davanti al Duomo di Milano. Si spiegano così le standing ovation tributategli dai rari deputati presenti al Congresso e dai… Leggi tutto »