Home / ComeDonChisciotte / BEPPE GRILLO E L’IRAN

BEPPE GRILLO E L’IRAN

FONTE: GEOPOLITICA-RIVISTA.ORG

Daniele Scalea, segretario scientifico dell’IsAG e condirettore di “Geopolitica”, è stato intervistato da Radio Italia dell’IRIB a proposito delle polemiche recentemente scatenate dall’intervista di Beppe Grillo a un quotidiano israeliano. Di seguito l’audio e la trascrizione dell’intervista. La fonte originale può essere raggiunta cliccando qui.
 
Le polemiche scatenate dall’intervista rilasciata a un giornale israeliano dal signor Beppe Grillo appaiono alquanto sorprendenti: esprimere un diverso pensiero su USA e Israele è qualcosa di così strano in Italia?

Questa polemica ha in fondo due dimensioni. La prima è quella politica spicciola. Le cose che Grillo avrebbe dichiarato al quotidiano israeliano sono già state affermate da lui in passato, nei suoi spettacoli (in particolare il discorso sul MEMRI, la società israeliana che egemonizza le traduzioni di notizie dall’arabo per il pubblico occidentale). Il fatto che solo oggi abbiano creato tante polemiche va dunque messo in relazione con la forza elettorale che il suo movimento sta acquisendo. Una polemica creata ad uso e consumo della politica interna, dei giochi di potere tra i partiti italiani.
Entrando nel merito dei contenuti scopriamo la seconda dimensione della questione. Qui in Italia l’informazione, più che in altri paesi occidentali, ama le versioni semplificate, quasi sempre provienienti da Oltreoceano. Ciò dipende da un lato dalla fortissima influenza politico-culturale-informativa degli USA sull’Italia, dall’altro a specifiche carenze dell’informazione, della cultura e dell’accademia italiane, che tende sempre più a proporre modelli semplici per un pubblico che sta perdendo senso critico. Quella varietà di posizioni e di visioni che si poteva ravvisare nell’opinione pubblica italiana fino a qualche decennio fa si sta perdendo. Su moltissimi argomenti – dalla questione palestinese alla politica estera italiana alle strategie degli USA nel Vicino Oriente – si tende a ridurre tutto a un discorso dominante. Anche sull’Iran diventa sempre più difficile trovare delle posizioni equilibrate, che cerchino di porre le questioni in maniera più problematica rispetto al denunciare la “malvagità” intrinseca delle istituzioni persiane. In fondo Grillo non ha fatto un peana per l’Iran: ha semplicemente posto in maniera problematica la condizione femminile (da raffrontarsi non agli standard occidentali, ma a quelli degli altri paesi musulmani) o le dichiarazioni più controverse di Ahmadinejad. Perché questa problematizzazione è vista come inaccettabile e filo-iraniana? Si tratta di una conseguenza della suddetta semplificazione del discorso: quello, diciamo così, “anti-iraniano” è divenuto il discorso dominante, e ciò che vi si discosta è percepito come discorso “estremista” anche se di fatto è più equilibrato.

Sembra che criticare Israele sia quasi impossibile in Occidente. Ma il signor Grillo ha anche parlato di “occupazione statunitense dell’Italia”. Quali reazioni ha suscitato questa frase?

Questa frase ha provocato meno sdegno perché non carica della medesima pressione “morale” presente in tutto ciò che riguarda Israele; e l’Iran in questo momento, nel discorso dominante, è solo qualcosa che riguarda Israele e la sua sicurezza. In Occidente quando si parla d’Israele si parla del popolo ebraico, e quando si parla del popolo ebraico si parla della Shoah. Si è così creata una connessione automatica tra Israele e la Shoah. O meglio: è stata creata, e secondo me anche in maniera un po’ artificiale, tramite uno sforzo di soft power condotto da Israele soprattutto negli ultimi decenni, e che si è rivelato molto efficace. Pone infatti una grossa pregiudiziale – potremmo quasi dire un “ricatto morale” – quando si parla di Israele: diventa per molti naturale assumere un atteggiamento “giustificazionista” dell’operato di Tel Aviv e, di converso, esagerare qualsiasi critica o ostilità a Israele come una minaccia vitale alla sua sicurezza, un tentativo di ripetere lo sterminio.
Per gli USA non è presente questa dimensione “morale”. Ciò non toglie però che Washington abbia una fortissima influenza sull’Italia. Un discorso come quello di Grillo incontra molti ostacoli, soprattutto se qualcuno volesse cercare di tradurlo in realtà. Mi spiego: i discorsi di critica verso Israele creano ostilità in se stessi, mentre quelli verso gli USA vedono insorgere i problemi soprattutto quando si passa alla pratica. Un tentativo, magari da parte d’un Movimento V Stelle che acquisisse grosso peso nella politica italiana, di ridurre l’influenza degli USA scatenerebbe una reazione molto forte, che potrebbe assumere varie forme: una campagna stampa internazionale, attacchi speculativi sui mercati, pressioni diplomatiche ecc. Per certi versi queste cose si sono già sperimentate in passato. Le istituzioni italiane sono già state attaccate in passato quando si è provato a ridurre l’influenza degli USA o, in misura minore, della Gran Bretagna (si veda a tal proposito Il golpe inglese di Fasanella e Cereghino, che utilizza documenti d’archivio britannici).

Fonte: www.geopolitica-rivista.org
Link: http://www.geopolitica-rivista.org/18218/beppe-grillo-e-liran-daniele-scalea-allirib/
5.06.2012

Pubblicato da Davide

  • Aironeblu

    Articolo da condividere pienamente, aggiungendovi la strettissima relazione esistente tra USA e Israele che coordina le operazioni di propaganda mediatica.
    Se vogliamo sfuggire a questi condizionamenti in atto da decenni in tutto l’Occidente il metodo e’ semplice, basta applicare quel bel CONCETTO DI RECIPROCITA’ che recita:

    “NON FARE AD ALTRI CIO” CHE NON VUOI CHE GLI ALTRI FACCIANO A TE”

    Cosi’ che se vogliamo giustificare il diritto USA ad attaccare l’IRAN per il timore che si doti di un’arma nucleare, allora dobbiamo giustificare il diritto di qualunque Nazione ad attaccare Francia, Israele, Pakistan, India, e soprattutto, gli USA stessi, in quanto gia’ possessori (e in che proporzioni!) di tale arma.

    Se vogliamo attaccare la Siria perche’ giudichiamo il suo leader politico un dittatore sanguinario, dovremmo accettare di essere attaccati, bombardati e sterminati da qualunque altra nazione che abbia in antipatia Monti o Berlusconi (o la Clinton e Obama per gli USA).

    Se vogliamo giustificare le incursioni di Israele in territorio Libanese e Palestinese dovremo necessariamente accettare simili incursioni in territorio Israeliano da parte di altre Nazioni.

    Se vogliamo giustificare i nostri Maro’ che uccidono a sangue freddo due pescatori indiani, dovremo accettare che la scorta di qualche petroliera nigeriana spari a vista sui nostri pescatori di Genova.

    In poche parole, proviamo a invertire i ruoli e sara’ piu’ facile usare lo stesso metro di valutazione per tutti.

  • albsorio

    Per gli israeliani, loro hanno buona memoria per i torti subiti, meno per quelli fatti, inoltre la loro visione della legge del taglione non fá altro che perpetrare la violenza, Rabin docet… Devo dire che in passato avevo una certa simpatia mista a un senso di colpa verso il popolo ebraico ma operazioni militari come “piombo fuso” che sono un crimine verso l’umanitá e una vergogna per l’occidente che tacitamente le appoggia, ha fatto si che la mia simpatia si affievolisca. Per l’Iran devo dire che la colpa più grande è quella di non riconoscere l’autorità USA, la creazione di una borsa indipendente del petrolio dove lo si vende in monete diverse dal dollaro potrebbe minare il gigante dai piedi d’argilla cioè gli USA. La attuale crisi mondiale potrebbe essere “risolta” da una guerra significativa, la miccia sembra essere accesa, la scaletta Libia, Siria, Iran e forse Russia potrebbe essere una “soluzione” per idementi.

  • bstrnt

    Mi sembra vi sia una notevole confusione quando si parla di Israele.
    Israele intanto non è una democrazia, ma una etnocrazia dove i veri ebrei sono cittadini di serie B.
    Le redini del comando in Israele sono quasi totalmente in mano all’etnia khazara, che nessuna parentela nemmeno lontana ha col popolo le cui origini si identificano nel bacino de Giordano e che dopo la diaspora viene identificata con i sefarditi, yemeniti ecc…
    I khazari hanno un’altra origine (nel bacino del Caspio) compressi tra l’impero romano d’oriente e l’impero ottomano, hanno ben pensato di evitare attriti con i vicini abbracciando la religione ebraica (in qualche modo rispettata dalle due contrapposte religioni).
    L’arrivo delle orde di Gengis Khan ha spinto una gran parte dei khazari, che nel tempo con la religione ebraica avevano consolidato una certa coesione, furono spinte verso l’Europa orientale, fino venir in contatto con i sefarditi che col tempo si erano stabiliti nella Penisola Iberica. Nelle particolari relazioni tra i gruppi ebreo-khazari sparsi in tutta Europa e il resto della popolazione credo si possa ricercare l’origine delle diffidenze del resto della popolazione con i gruppi ebraici sfociata negli eccessi della seconda guerra mondiale, ma ben presenti anche molto prima, basta leggere “Il mercante di Venezia” di Shakespeare per capire che questa diffidenza era radicata molto tempo prima.
    Ora dopo l’olocausto di 20 milioni di persone ( 6 dei quali di origine ebraica), la shoah è diventata la scusa per perpetrare verso altre popolazioni o etnie le stesse criminali azioni dettate dall’ideologia nazista.
    Non bastano le paure di una nuova shoah o di una distruzione di Israele per rendere ammissibili certi comportamenti da parte dello stesso Israele, ma, a mio avviso, l’attuale situazione può essere spiegata solo con una patologia psicopatica da parte dell’elite israeliana e dall’identificarsi nel popolo eletto, quando se ci fosse effettivamente un popolo eletto sarebbe da ricercare tra i cittadini di serie B d’Israele.

  • AlbertoConti

    Siamo tutti cittadini di serie “B”, e di questo dobbiamo sentirci in colpa, perchè ci cucchiamo le conseguenze delle colpe vere dei cittadini di serie “A”.

  • Mariano6734

    Se in Israele i cttadini ebrei sefarditi sono di serie B (cosa che riconosco), i cittadini cristiani emusulmani sono di serie C, e i palestinesi senza cittadinanza non rientrano neanche nelle squadre dilettanti.