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BATMAN COME BAVA BECCARIS. MA PIU' REAZIONARIO ANCORA…

DI LEONARDO CAFFO
mirorenzaglia.org

Il cavaliere oscuro: il ritorno, ultimo film di Christopher Nolan, con protagonista Batman, cela una morale per nulla banale. A guardare film del genere ci si aspetta sempre effetti speciali, storie inverosimili e, come da copione, la solita paranoica America colpita da qualche stramba minaccia che, complice la forza soprannaturale del cattivo di turno, potrà essere sventata solo dal cavaliere col pipistrello in testa. Ok, nel film di Nolan, sono presenti tutte queste cose ma c’è un però: la minaccia non è per nulla stramba, e la soluzione al problema non permette, in nessun modo, di simpatizzare con Batman.Dico una cosa, e poi la spiego: se mi avessero detto che Nolan avesse voluto argomentare contro Karl Marx, e la filosofia del (contro il) capitale, ci avrei creduto. La storia è apparentemente classica, e in continuità con i due precedenti episodi della trilogia: la Wayne Foundation è in rovina, e Bruce, alter ego del principe oscuro, non mette il piede in balcone da otto anni – da quando si è diffusa la falsa notizia che Batman ha ammazzato il paladino della città (Harvey Dent), che in realtà era il cattivone dalla doppia faccia. Ma, visto che a Gotham City (che poi è New York, o meglio, Manhattan) non si sta mai tranquilli, una nuova minaccia scuote dalle fondamenta la borghesia da champagne: una rivoluzione popolare, guidata da due poveracci che hanno vissuto di stenti, fame e galera ingiustificata, desidera sovvertire l’ordine pubblico per restituire il controllo della città al popolo soggiogato dagli interessi di pochi. Ed è qua che uno pensa … adesso, Batman, non solo torna in campo ma, a questi poveracci, gli dà pure una mano consistente. Tutto sbagliato: Bruce riprende dal chiodo maschera e mantello, salta sulla sua nuova moto spara razzi, e in pochi secondi combina una strage di rivoluzionari. Ma non solo, Nolan deve essere ancora più furbo di quello che si possa pensare perché, l’attacco più grave dei rivoluzionari, avviene nel tempio della finanza, il palazzo della borsa che, metaforicamente, caratterizza i giochi di potere del capitalismo contemporaneo.

Ora, senza dilungarmi sulla trama, dico solo che il film finisce che Batman spazza via la rivoluzione a colpi di fucilate e che, una volta finito il tutto, il popolo è contento di riavere nuovamente cassa integrazione, salari infimi e ricchi in Porsche che bevono brandy dalle alte stanze della Wayne Foundation. Palazzo, quello della ditta di Batman, che ricorda un po’ troppo da vicino quel grattacielo di Horkheimer che simboleggiava, architettonicamente, la struttura del dominio contemporaneo: su, in alto, i grandi “magnati dei trust dei diversi gruppi di potere capitalistici” e, verso il basso, il terzo mondo e la miseria di massa che supera “ogni immaginazione” – il dolore, il sangue e la sofferenza degli animali (umani e non) che permette, agli abitanti di Gotham/ Manhattan, un incantevole vista sul cielo stellato.

E intanto gli americani, che ora rischiano di avere l’ennesimo superuomo (e non quello di Nietzsche, sfortunatamente) repubblicano alla guida del paese, hanno schierato anche i miti dei fumetti a difesa del capitalismo: anche in questo film, nonostante le apparenze, Batman non muore mai – e neanche la cecità nei confronti della crisi economica attuale che è, prima di tutto, una crisi sociale (e dunque del popolo). Marx definiva il comunismo come ciò che non mira a cambiare lo stato di cose presente, ma come ciò che lo abolisce: ciò che tentavano di fare i rivoluzionari di Gotham – ma pare che Bruce Wayne, a scuola, preferisse leggere Hobbes, che il barbuto tedesco.

Leonardo Caffo (Altri online)
Fonte: www.mirorenzaglia.org
Link: http://www.mirorenzaglia.org/2012/09/batman-come-bava-beccaris-ma-piu-reazionario-ancora/
3.09.2012

Pubblicato da Davide

  • Tanita

    C’é tanto da fare. Se glielo permettiamo, questi rasurano i peli delle neurone dei bambini prima ancora che gli nascano.

  • Jor-el

    Batman è l’unico supereroe che piace a chi odia i supereroi. I suoi fan sostengono che, non avendo veri superpoteri, è “più realistico”, “più sobrio”. Non mi meraviglio mai che nei suoi exploit il Cavaliere Oscuro si schieri sempre dalla parte dei ricchi, mi stupirebbe il contrario. Che dire, è come Topolino, il miglior amico del Commissario Basettoni.

  • makkia

    In verità Batman è da sempre di destra: è un vigilante (Eastwood, Bronson).
    Ma questa lettura è ridicola. L’iconografia dei cattivi è quella della più borghese delle rivoluzioni, quella francese, nel periodo del Terrore.
    Lotta di classe: zero. C’è la “sana” borghesia che lotta con l’aristocrazia del male (la setta da cui sono fuoriusciti sia Batman stesso che i due cattivissimi). Una guerra fra bande, insomma.

    Questo è quello che sfugge al recensore: non c’è spazio per la dialettica delle fazioni, semplicemente non si può fare affidamento sugli uomini o sulle loro istituzioni (la polizia non fa una gran figura, nemmeno nella “riscossa” finale).
    Lo scenario parte da una tranquillizzante “sconfitta del crimine organizzato” (del tutto assente nel fumetto) per evolversi nella Crisi Inaspettata, fino all’Annichilimento Nucleare, la cui fonte è (guarda caso) la macchina “che risolverà i problemi energetici del mondo” e porterà la Pace.
    L’eroe saggio sa che quella macchina (proprietà della Wayne Foundation) è pericolosa e l’aveva nascosta, ma gli stupidi uomini (e tanti saluti anche alla rivoluzione verde)…

    Nolan pialla i “valori” delle figure di contorno, ben presenti nel fumetto che è ispirazione del film: niente sconforto, niente disperato organizzarsi nella crisi, niente sopravvivenza dell’orgoglio e della solidarietà, niente di niente. Tutti bidimensionali.
    Perché La Soluzione la deve fornire il Deus ex Machina, senza noiose interferenze né dagli imbelli capitalisti né dalla “società civile”.
    Altro che Bava Beccaris e Marx. Non c’è nessun servitore dell’Ordine Costituito in questo film. C’è solo “te lo do io il superuomo!”. Quello che ha le SUE motivazioni ed è indifferente sia ai buoni che ai cattivi ma, ça va sans dire, vuole il nostro bene (e sa qual’è, mentre noi no).

    Io non vedo propaganda Neocon, vedo un’altra angolatura. Un angolo sopra i 33 gradi, per intenderci.

  • misunderestimated

    Compie una strage di rivoluzionari?

    Però, avercelo un Batman così, a Damasco…

  • bstrnt

    Tuuto quello che viene da Hollywood è frutto dell’USIA, ovvero il ministero della propaganda del iV Reich!
    Credo che dovremmo essere già abbondantemente vaccinati!

  • Mondart

    Quando si intravedono messaggi reconditi in operazioni mediatiche ad ampio respiro, vanno sempre intesi come messaggi dell’ èlite per l’ èlite. E’ l’ èlite che in questi “manifesti-proclama” parla a sè stessa ( o meglio le teste pensanti che impartiscono i loro “desiderata” agli attuatori ).

    In questo caso dunque, se il film è stato letto bene ( non l’ ho visto e quindi non posso entrare in merito, per cui dò per buona la lettura qui fornita ), il messaggio è chiaro come il sole, e tende a dissipare i parecchi dubbi e la strizza che le rivoluzioni, sia pure quelle colorate di Soros, avranno di questi tempi pur fatto girare per la zucca di ricchi e potentati occidentali ( nonchè dei vari attuatori che devono imprimere una qualche direzione ): “succederà anche da noi ?” … “No, tranquilli, questa direzione non è desiderata, non è attualmente perseguita, non va spinta, e non sarà consentita”, rispondono gli Architetti …

    Quindi ora sappiamo che l’ uscita dall’ attuale “cul de sac” occidentale verrà cercata attraverso un’ altra porta.

  • Tonguessy

    Atmosfere rarefatte, clima oscuro, ambientazioni dark che ricordano troppo Blade Runner: i confini tra l’umano ed l’iperreale postmoderno sfumano e la zona grigia prende pieno possesso delle identità dei personaggi. Nessuno ci deve capire qualcosa, questo è il messaggio odierno: volevate eliminare le ideologie? Eccovi serviti. Spariti i bei tempi (moderni) dove si vedeva chiaramente dove stavano i buoni e dove i cattivi, oggi la postmodernità ci delizia con le proprie angosce, dandoci in pasto supereroi malati, deboli, incerti, perdenti davanti a sè stessi. La crisi di indentità della postmodernità ci viene riferita da chi qualche decennio fa era il portabandiera della chiarezza. Il sogno modernista si è sgretolato, trascinando rovinosamente le proprie icone nel fango del’indistinto postmoderno. “Eccesso di Realtà” direbbe Baudrillard. Iperrealtà senza orizzonti, questo è ciò che i supereroi stanno testimoniando e raccontando. E alla fine i cyborg si scoprono più umani degli eroi, e gli eroi immersi nel loro magma oscuro, più deboli ed insignificanti della gente comune. Il mito pretende però che questi ultimi non scrivano mai la Storia. Quindi accontentiamoci di una sceneggiatura posteroica: dark, ambigua, angosciante. Significativamente inutile.

  • Mondart

    PS: sia chiaro che una lettura semantica di un film, tendente ad estrapolare CORRETTAMENTE il messaggio latente da quello manifesto, va fatta con un approccio rigoroso e intersecando tra loro e sui diversi piani di lettura i vari “significati” retrostanti ai più diversi “significanti” … Servono non solo Adorno e De Saussure, ma soprattutto Freud e Fromm … altrimenti si va a pesca, ed ognuno interpreta l’ opera in senso “proiettivo”, come una macchia di Roarschac, attribuendole i suoi personali significati. ( Ed anche questo a volte è appositamente ricercato: ma sono tutte cose che appunto vanno consapevolizzate e non “agite”, se si vuol dare una lettura quanto più distaccata possibile …. Ed è sempre quanto succede anche nel più banale degli spot ).

    La “visione” del film è dunque imprescindibile; qui ho preso per buona l’ interpretazione fornita in maniera verbale … e su quella ho ribattuto, pur chiarendo che NON E’ AFFATTO un procedimento ortodosso.

    Pretendere inoltre di leggere un linguaggio iconico e non-verbale avvalendosi della “logica verbale” desunta da altre letture ( per di più ideologiche, come fa l’ autore del pezzo ) è l’ approccio più IMBECILLE che si possa tenere davanti ad un linguaggio, appunto, non-verbale … Ma questo era il materiale fornito, e su questo ho risposto.

  • Bellerofon

    Non so se qualcuno lo ha notato, ma la dimora di Bruce Wayne/Batman è la Mentmore Towers: ovvero, il più famoso e sontuoso castello dei Rothschild…! Praticamente, i Rothschild rappresentati come salvatori dell’umanità…
    E’ anche ILLUMINANTE il riferimento all’inferno dantesco (la “bocca” viene collocata in quella che sembra essere Gerusalemme) e a Firenze (città di Dante): mi sembrano tutti riferimenti rosacrociani.

  • Jor-el

    Perfetto.

  • Jor-el

    Attenzione, i fumetti di supereroi sono PIENI di questo genere di “informazioni nascoste”. I disegnatori ci vanno a nozze. Anche all’insaputa degli sceneggiatori.

  • Truman

    Per completezza riporto un precedente commento di tono alquanto diverso apparso nel forum:

    Scene di lotta e di classe a Gotham City

    Devo dire che l’articolo del Manifesto sembra più orientato al punto di vista del consumatore e della godibilità della merce-spettacolo, lasciando da parte considerazioni ideologiche.