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BASTA CATASTROFISMI !

DI PAOLO BECCHI
liberoquotidiano.it

Liberarsi dei vincoli della moneta si può

Nella discussione sulla «crisi» della moneta unica e sulle possibilità di uscita dall’euro, ci siamo finalmente liberati di un tabù economico. Dopo le prese di posizioni di molti autorevoli economisti, anche alcuni dei partiti che sostengono l’attuale governo sono stati costretti ad ammettere che un ritorno alle monete nazionali potrebbe presentare, dal punto di vista economico, una serie di vantaggi.

Ma lo spettro della «catastrofe economica», scacciato dalla porta, rientra dalla finestra sotto mentite spoglie, quelle della «catastrofe politica». Si ammette che uscire dall’euro potrebbe rappresentare una soluzione meno dolorosa dell’agonia provocata dall’attuale unione monetaria, ma, nel contempo, si alza la posta in gioco: ciò provocherebbe, infatti, «forti rischi» sia per la democrazia politica che la stessa integrità dello Stato nazionale.

Tale è la tesi sostenuta da Angelo Panebianco, in un recente intervento sulle pagine del Corriere della Sera («Moneta unica e democratica», 21 Giugno 2012): la fine della moneta unica annuncerebbe, ora, una «catastrofica dissoluzione di quasi tutto ciò che è stato costruito in sessanta anni di integrazione europea». Secondo Panebianco, la stabilità del sistema politico e democratico italiano sarebbe inseparabile dalla presenza di un «vincolo esterno». L’Italia avrebbe, in altri termini, trovato la propria stabilità non tanto nelle proprie tradizioni culturali e politiche, quanto da una sere di vincoli e costrizioni esterne («la Nato e, per essa, il rapporto con l’America, la Comunità europea in subordine») senza le quali la stessa unità nazionale sarebbe stata destinata a disgregarsi dall’interno. Senza la moneta unica, sembra doversi concludere, verrebbe meno non tanto la stabilità economica dei Paesi europei, quanto la stessa esistenza dell’Italia, dello Stato-nazione.

Ora che lo spauracchio della «crisi economica» è stato smentito, ecco dunque farsi avanti l’incubo politico, ed il suo scenario catastrofista: democrazia a rischio, vuoti improvvisi di stabilità, forse la guerra civile. Ma noi non possiamo permetterci, soprattutto oggi, questa assuefazione alla catastrofe, questo senso di paura di vedere lo Stato disgregarsi («Né disgregazione né assuefazione», era il titolo di uno splendido editoriale di Claudio Magris, scritto nell’annus horribilis della Repubblica 1993).

La realtà è, tuttavia, rovesciata. È, infatti proprio la moneta unica che costituisce, oggi, il «vincolo esterno» che impedisce all’Italia di poter rivendicare la stessa sovranità e stabilità interna. È la moneta unica che è in crisi perché non è stata uno strumento efficiente nel favorire quel processo di unificazione politica dell’Europa a cui era preordinata. L’integrazione politica degli Stati era stata pensata al fine di evitare altri milioni di morti in Europa, ma ha finito per produrre miseria e desolazione.

La presenza di costrizioni ed influenze esterne sul nostro Paese, inoltre, è proprio ciò che ha impedito all’Italia di divenir nazione, per restare un Paese irrisolto e debole, una patria «mancata» e contestata, uno Stato-ombra, una provincia, un’espressione geografica. Proprio quei «vincoli esterni» hanno reso possibile l’«anomalia» italiana, la sua «nazionalizzazione contrastata ed imperfetta » (Soldani-Turi). Panebianco sembra confondere la «stabilità» di una nazione con la sua dipendenza economica e politica. E se si può dire che questo Paese è rimasto «stabile» proprio perché gli è stato impedito di divenire una nazione, allora, proprio dal punto di vista politico, varrebbe la pena di domandarsi se non sia finalmente giunto il momento di liberarsi da questa stagnante «stabilità».

Paolo Becchi
Fonte: http://www.liberoquotidiano.it
22.06.2012

Articolo ripreso da http://www.byoblu.com

Pubblicato da Davide

  • Georgejefferson

    E’ incredibile come venga mistificato il termine CATASTROFISTA ad uso e consumo del circo mediatico.Quando sale una critica ragionevole e sensata al SISTEMA si parte all’attacco definendo il critico “catastrofista”…salvo poi diventarlo lor signori dal momento che si analizza una uscita dal loro sistema….«catastrofica dissoluzione di quasi tutto ciò che è stato costruito in sessanta anni di integrazione europea»…oppure dall’ennesimo delirio del banchiere ad AGORA,con Bagnai:”la gente aggredita nell’andare giu al garage di casa”

  • andyconti

    Bisogna anche dire che la maggiorparte di coloro che si schierano contro l’euro lo fanno proponendo soluzioni drastiche che in effetti creerebbero un trauma perlomeno psicologico per quei settori dell’opinione pubblica assolutamente impreparati ad assistere a cambiamenti di questo tipo. Maggior professionalita’ nel prospettare il passaggio dall’attuale disastrosa moneta unica a situazioni di altro tipo (magari miste, con aggiustamenti graduali) permetterebbe una diffusione maggiore di quest’idea evitando che sia collocata nell’ambito dell’antieuropeismo o complottismo o di tutte le cazzate inventate dai trombettieri del sistema. Questo vale, in realta’, anche per altri argomenti trattati dalle tesi del complotto globale. Cerchiamo di migliorare la comunicazione e le cose verranno capite meglio.

  • zapper

    DER SPIEGEL (13/06):

    “[…]Con un’uscita dall’Euro e un taglio netto dei debiti la crisi interna italiana finirebbe di colpo. La nostra invece inizierebbe proprio allora. Una gran parte del settore bancario europeo si troverebbe a collassare immediatamente. Il debito pubblico tedesco aumenterebbe massicciamente perché si dovrebbe ricapitalizzare il settore bancario e investire ancora centinaia di miliardi per le perdite dovute al sistema dei pagamenti target 2 intraeuropei. E chi crede che non vi saranno allora dei rifiuti tra i paesi europei, non s’immagina neanche cosa possa accadere durante una crisi economica così profonda. Un’uscita dall’euro da parte dell’Italia danneggerebbe probabilmente molto più noi che non l’Italia stessa e questo indebolisce indubbiamente la posizione della Germania nelle trattative. Non riesco ad immaginarmi che in Germania a parte alcuni professori di economia statali e in pensione qualcuno possa avere un Interesse a un crollo dell’euro.[…]”

    http://www.spiegel.de/wirtschaft/soziales/euro-krise-der-euro-zone-droht-der-kollaps-a-838581.html

  • lpv

    Commento perfetto! È tutto li il problema, dalle apparizioni televisive di Barnard che parla di criminali e progetti nazisti, al linguaggio tipico della contro-informazione, che non tiene quasi mai conto degli ascoltatori che ha davanti, ma parla a tutti come se fossero già informati e delle stesse idee dell’oratore di turno.

  • Viator

    La distruzione dell’euro è necessaria precisamente per arrivare alla «catastrofica dissoluzione di quasi tutto ciò che è stato costruito in sessanta anni di integrazione europea». Dirò di più: distruggere l’euro serve a distruggere l’unione europea, e questo è un passo intermedio per abbattere l’impero statunitense e trascinare definitivamente nella rovina l’ordine mondiale uscito dalla II seconda guerra mondiale.

  • Giovina

    Ognuno cavalca il suo catastrofismo.

  • Zret

    … per costruire il Novus ordo seclorum.

  • Longoni

    Su Panebianco del Corriere della Serva è inutile esprimersi: fa esattamente quello che gli è stato chiesto di fare. In questo articolo invece il Sig.Becchi ha deciso di emularlo. Si continua a battere questo tasto ormai logoro dell’Euro come se la inevitabile uscita o la lenta agonia in mancanza di essa siano il vero problema. Per confondere ancora di più le acque abusa con l’altro luogo comune della archeologia storica, il concetto di nazione. Ottimo esempio di ben fatto intrattenimento/distrazione di massa.