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BASILEA III: LE BANCHE MONDIALI SULL’ ORLO DEL PRECIPIZIO

DI MATTHIAS CHANG
globalresearch.ca

Le banche “Troppo Grandi Per Fallire” di tutto il mondo si trovano in una condizione così precaria che, nei prossimi mesi, letteralmente qualsiasi cosa può provocare un crollo.

Ho letto commenti recenti su Basilea III postati su vari siti web e pubblicazioni finanziarie importanti ma questi non hanno colto (o hanno sviato di proposito) il messaggio sottinteso delle proposte, la cui implementazione sarà posticipata in parte al 2017 e in parte al 2019.

Basilea III è pura propaganda e il momento per la sua introduzione è stato scelto per placare i forti timori che non ci siano soluzioni in vista per trarre in salvo il sistema della moneta a corso forzoso e il sistema bancario a riserva frazionaria.

IL PROBLEMA

Le principali banche mondiali sono tutte sottocapitalizzate e questo è apparso del tutto evidente quando è crollata Lehman Brothers. Le banche stavano prendendo a prestito così tanti soldi e giocavano in modo così spericolato nel casinò globale che quando le scommesse sono andate a rotoli, si sono trovate di fronte ad un buco nero nell’ordine di migliaia di miliardi di dollari. In realtà le banche sono tutte insolventi.

Il problema si è aggravato quando i banchieri centrali (tutti corrotti, senza eccezioni) e i regolatori hanno chiuso un occhio sul modo con cui i banchieri avevano definito gli elementi che costituivano il “capitale”, così da aggirare la necessità di mantenere il rapporto di capitale.

LA SOLUZIONE DI BASILEA III

Nella sua riunione del 12 settembre 2010, il Gruppo dei Governatori e dei Supervisori, l’organismo di controllo della Commissione di Basilea sulla vigilanza bancaria, ha annunciato un importante rafforzamento dei requisiti sul capitale esistente e ha approvato all’unanimità l’accordo che aveva raggiunto il 26 luglio 2010.
Queste riforme sul capitale, insieme all’introduzione di uno standard sulla liquidità globale, sono al centro del programma di riforma finanziaria globale e saranno presentate al summit dei leader del G20 che si terrà a Seul a novembre.

Il pacchetto di riforme della Commissione aumenterà i requisiti minimi di common equity dal 2% al 4,5%

Inoltre, alle banche verrà richiesto di mantenere un cuscinetto di capitali del 2,5% per sostenere futuri periodi di sollecitazioni, il che porta i requisiti complessivi di common equity al 7%.

Questo consolida la definizione più stringente di capitale concordata dai Governatori e dai Supervisori a luglio e i requisiti di capitale più elevati per le attività di trading, sui derivati e di cartolarizzazione che saranno introdotti alla fine del 2011.

Aumento dei requisiti di capitale

Secondo gli accordi raggiunti, i requisiti minimi per il common equity, la forma più alta di capitale in grado di assorbire le perdite, saranno innalzati dal livello attuale del 2%, prima dell’applicazione delle modifiche regolamentari, al 4,5% dopo l’applicazione di modifiche più severe.

Tutto questo sarà introdotto gradualmente entro il 1° gennaio 2015.

I requisiti di capitale Tier 1, che comprende il common equity ed altri strumenti finanziari che si basano su criteri più severi, aumenteranno dal 4% al 6% nel corso dello stesso periodo.

Il Gruppo dei Governatori e dei Supervisori ha inoltre convenuto sul fatto che il cuscinetto di conservazione del capitale oltre i requisiti minimi regolamentari verrà tarato al 2,5% e dovrà coincidere con il common equity, al netto delle deduzioni.

Lo scopo del cuscinetto di conservazione è quello di garantire che le banche mantengano un cuscinetto di capitale da poter utilizzare per assorbire le perdite nel corso di periodi di sollecitazioni finanziarie ed economiche.

Mentre alle banche viene permesso di attingere al cuscinetto nel corso di tali periodi di sollecitazioni, più si assottiglierà il rapporto sui requisiti minimi di capitale e maggiori saranno i vincoli sulla ripartizione degli utili.

Questa struttura consoliderà l’obiettivo di una supervisione e di una governance bancaria efficace e affronterà il problema dell’azione collettiva che ha impedito ad alcune banche di limitare le ripartizioni (come i bonus discrezionali ed i grossi dividendi), anche di fronte a situazioni con capitale in deterioramento.
Un cuscinetto anticiclico che va dallo 0% al 2,5% di common equity o di altro capitale in grado di assorbire le perdite sarà implementato a seconda delle circostanze dei singoli stati nazionali.

Lo scopo del cuscinetto anticiclico è quello di raggiungere l’obiettivo macroprudenziale più ampio di proteggere il settore bancario dai periodi di eccessiva crescita del credito aggregato.

Per ogni paese, questo cuscinetto sarà in vigore solamente quando ci sarà una crescita eccessiva di credito che avrà come risultato un innalzamento del rischio a livello di sistema.

Il cuscinetto anticiclico, quando sarà in vigore, verrebbe introdotto come un’estensione del cuscinetto di conservazione.

Questi requisiti di capitale sono integrati da un rapporto sulla leva non basato sul rischio che servirà di rinforzo alle misure basate sul rischio descritte sopra.

A luglio, i Governatori e i Supervisori avevano convenuto di testare un rapporto minimo sulla leva del Tier 1 del 3% nel corso del periodo di prova in parallelo.

Sulla base ai risultati del periodo di prova in parallelo, le ultime modifiche verrebbero effettuate nella prima metà del 2017 con la prospettiva di migrare al trattamento del Pillar 1 il 1° gennaio 2018, sulla base di una corretta verifica e taratura.

In modo sistemico le banche importanti dovrebbero avere una capacità di assorbimento delle perdite superiore agli standard annunciati oggi e il lavoro su questa questione continua nei gruppi di attività del Financial Stability Board e della Commissione di Basilea.

LA SCAPPATOIA & L’AMMISSIONE DI INSOLVENZA

Fin dall’inizio della crisi le banche si sono assunte l’impegno di aumentare i loro livelli di capitale.

Tuttavia, i risultati preliminari dell’esauriente studio sull’impatto quantitativo condotto dalla Commissione mostra che, a partire dalla fine del 2009, le grandi banche avranno bisogno, in totale, di una quantità significativa di capitale aggiuntivo per rispondere a questi nuovi requisiti.

Le banche più piccole, particolarmente importanti per i prestiti erogati alle piccole e medie imprese, nella maggior parte dei casi rispondono già a questi standard più elevati.

I Governatori ed i Supervisori hanno anche convenuto su accordi di transizione per implementare i nuovi standard.

Questo per garantire che il settore bancario possa soddisfare gli standard più elevati sui capitali attraverso trattenute equilibrate sugli utili e aumenti di capitale, e nel contempo continuando ad erogare prestiti all’economia.

LA PROVA INCONFUTABILE CHE LE BANCHE SI TROVANO NELLA MERDA FINO AL COLLO

Siete pregati di leggere tutti i passaggi che ho evidenziato in grassetto sopra. Se le banche fossero sempre capitalizzate in modo adeguato e se ai banchieri centrali collusi con questi bankster fosse impedito di effettuare manipolazioni, non ci sarebbe alcun bisogno delle regole di Basilea III.

Nel dire questo non sto assolutamente ammettendo che con questi nuovi requisiti le banche saranno capitalizzate in modo adeguato.

La semplice verità è che fintanto che il casinò dei derivati sarà aperto e alle banche sarà concesso di continuare le loro attività fuori bilancio, non si risolverà nulla.
Le due tabelle qui sotto la dicono tutta:

Fonte: Basel iii Compliance Professionals Association (B iii CPA)

Come può essere sufficiente un requisito finale di capitale dell’8 per cento quando la leva, secondo Basilea III, può ancora essere al livello astronomico di 33 a 1 ?
Nella seconda tabella, non ci vuole un genio per concludere che la crisi del settore bancario (se saremo fortunati) potrebbe “risolversi” entro il 2015 ma è più probabile che potrà risolversi soltanto entro il 2017/2018.

Questa è una chiara ammissione del fatto che tutte le banche avrebbero bisogno di un simile periodo di transizione per adeguarsi ai nuovi requisiti!

La cruda realtà è che in questo momento critico le banche “Troppo Grandi Per Fallire” non hanno né la capacità né i mezzi per aumentare il capitale.
Per usare un’analogia, il paziente bancario sarà in terapia intensiva fino al 2017, cosa piuttosto ottimistica perché questa previsione crede che il paziente sarà in grado di riprendersi.

La mia opinione è che Basilea III sia pura propaganda e sia intesa per dare l’impressione che i banchieri centrali e i regolatori abbiano tutto sotto controllo. Ma è una grossa bugia!

Avevo detto in un mio articolo precedente che la FED, attraverso il QE I, aveva acquistato degli asset tossici dalle banche: una parte di quei fondi erano stati utilizzati per sostenere le riserve mentre un’altra parte per acquistare Buoni del Tesoro (per dare l’illusione di asset di qualità migliore nei bilanci delle banche).
Ce ne sono molti di più, migliaia di miliardi di dollari di rifiuti tossici che nessun QE (quantitative easing) può eliminare. Questa situazione non tiene nemmeno in considerazione i rifiuti tossici negli SPV – quelle cose astruse tenute fuori bilancio. La FED e gli organismi di controllo hanno sospeso le norme contabili che hanno permesso alle banche di nascondere questa spazzatura tossica negli SPV e di non doverla annoverare nei loro bilanci.

SUPPORTO VITALE

Il QE I ha solamente permesso alle banche “Troppo Grandi Per Fallire” di continuare un qualche genere di attività bancaria nascondendo pertanto all’opinione pubblica che erano insolventi, e quindi impedendo una corsa agli sportelli.

Ma i banchieri centrali non possono avere la botte piena e la moglie ubriaca. Nel tentativo di sostenere la fiducia dell’opinione pubblica nelle banche con l’introduzione di Basilea III, hanno senza volere sputato il rospo e, come mostrano le due tabelle, le banche sono tutte insolventi.

Inoltre, qualunque siano le riserve accumulate, queste sono insufficienti per incentivare ulteriormente i prestiti, perché le banche hanno raggiunto i loro limiti in base al sistema di riserva frazionaria. Questo è il motivo della contrazione del credito e non, come ha ipotizzato un commentatore, che Basilea III “contrarrebbe il credito”.

Due sono i problemi che gravano sulle banche:

1) capitale insufficiente per far fronte alle passività (prestiti); e

2) riserve insufficienti nel sistema a riserva frazionaria.

Questo è un grosso casino!

IL GIOCO DELLA FIDUCIA

In questo momento non riesco a dare una tempistica precisa su quanto la FED e i banchieri centrali di tutto il mondo possano ancora prolungare il gioco della fiducia, illudendo l’opinione pubblica e i creditori sovrani che vada tutto bene.

Quando, per qualsiasi ragione, la fiducia nelle banche svanirà, le conseguenza saranno terribili e ci saranno grandissime rivolte in tutto il mondo.
Il primo segnale che il gioco sta per finire sarà quando la FED aumenterà gli acquisti di Buoni del Tesoro americano per compensare i deficit dei creditori stranieri e per finanziare la crescita del deficit degli Stati Uniti.

Tutto ad un tratto alcuni enti potrebbero iniziare veramente ad innervosirsi e a disfarsi dei Buoni del Tesoro, e la FED interverrebbe per sostenerli. Quindi verrà raggiunto il punto di non ritorno e si scatenerà l’inferno!

Anche la Cina fa parte di questo gioco della fiducia.

Ma, contrariamente al FMI e ad altri rinomati economisti che stanno scommettendo sulle cosiddette forze economiche di Cina e Asia, sono del parere che i Buoni del Tesoro americano crolleranno, la fiducia in tutta la moneta a corso forzoso svanirà in modo analogo e ci sarà un enorme flusso di capitale verso le materie prime, specialmente oro, argento e petrolio.

I mercati azionari asiatici saranno devastati e ci sarà una forte volatilità nei prezzi delle valute.

Quindi è pura follia e sconsideratezza quella della banca centrale malaysiana (Bank Negara) e del governo anche solo prendere in considerazione lo scambio di ringgit.
Quando svanirà la fiducia negli asset espressi in dollari, la Cina sarà colpita in pieno. La terza e ultima fase dello Tsunami Finanziario Globale devasterà le economie asiatiche e questo avrà come conseguenza la più grande depressione della storia.

Tempistiche?

Tra oggi e un qualunque periodo del 2011.

Al massimo, il 2012.

Dio ci aiuti.

Matthias Chang
Fonte: www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=21099
20.09.2010

Traduzione a cura di JJULES per www.comedonchisciotte.org

VEDI ANCHE: LE BANCHE DI TUTTO IL MONDO CROLLERANNO! SIATE PRONTI

Pubblicato da Davide

  • Jack-Ben

    Qualcuno ha qualche idea che questo signore scrive cose errate o ci sta azzeccando…. perche’ se ha ragione entro il 2012 la vedo triste… o sbaglio

  • calliope

    Sta per arrivare il nostro “OLOKAU$TO” per la vittoria finale di $ion??
    confidiamo nel fratello Lino-Rossi, AMEN.

  • vic

    Qui sotto, da “”La Regione Ticino”, l’opinione di un prof. di economia all’univerista’ di Friborgo, la pensa grosso modo come Chang:

    Basilea 3, potenzialmente dannoso e insufficiente
    di Sergio Rossi – 09/14/2010

    I requisiti più stringenti che il Comitato di Basilea sulla vigilanza bancaria ha annunciato il 12 di settembre per i fondi propri che gli istituti bancari dovranno detenere, a fronte dei propri impegni ponderati rispetto al rischio, sono insufficienti e potenzialmente dannosi per la stabilità dell’intero sistema finanziario, come pure per la crescita economica delle nazioni il cui settore bancario sarà chiamato ad applicare tali requisiti dal 2013 e nell’arco dei sei anni di tempo concessi per la loro attuazione progressiva (il regime cosiddetto di “Basilea 3” dovrà infatti essere completato entro il 31 dicembre del 2018, giacché una sua più rapida attuazione rallenterebbe la già debole ripresa in atto nell’economia mondiale, secondo gli ambienti interessati da questa regolamentazione di tipo micro-prudenziale).

    Aumentare i requisiti minimi per il capitale proprio che le banche, principalmente quelle attive su scala globale, devono rispettare, può essere utile per guadagnare tempo.

    Guadagnare tempo e organizzare l’intervento di salvataggio delle società finanziarie la cui importanza è “sistemica” (vale a dire che sono in tal caso “troppo grandi per fallire” senza compromettere la stabilità dell’intero sistema economico), quando la prossima crisi finanziaria (la cui frequenza e profondità sono via via aumentate durante gli ultimi trent’anni) scoppierà su uno dei tanti mercati ormai “globalizzati” e “interconnessi” con il resto dell’economia mondiale. Gli aumentati fondi propri esatti dalle autorità di vigilanza non potranno impedire, in realtà, né la prossima crisi finanziaria, né le difficoltà per gli istituti bancari il cui capitale proprio, a causa dello scoppio della crisi, risulterà insufficiente ai sensi della nuova regolamentazione annunciata domenica scorsa a Basilea. Quando anche il margine di sicurezza (o “buffer”) del 2,5 per cento di capitale proprio supplementare e la riserva a mo’ di cuscinetto anti-crisi (che potrà pure essere al massimo del 2,5 per cento delle attività di una banca) saranno stati usati per coprire le perdite finanziarie della banca in difficoltà, l’aumentato rischio di insolvenza di questo istituto bancario farà allontanare rapidamente i propri creditori e indurrà la banca a una repentina svendita dei propri attivi nel tentativo di contenere le proprie perdite, il cui effetto sarà, in realtà, l’opposto: in un contesto di crisi finanziaria, infatti, le vendite di titoli finanziari sono in generale più numerose e urgenti degli acquisti sui mercati borsistici, con la conseguenza di creare una spirale deflazionistica su tali mercati, che aggrava ulteriormente i bilanci di banche e società finanziarie nonbancarie alle prese con la crisi – un fenomeno di “deflazione da debito” di fronte al quale gli addetti ai lavori sono impotenti tanto singolarmente quanto nel loro insieme.

    Gli aumentati requisiti minimi di capitale proprio delle banche, d’altra parte, sono potenzialmente dannosi in quanto inducono gli istituti bancari ad aumentare l’assunzione di rischio per ottenere il maggior profitto necessario al fine di rispettare questi requisiti. Come la crisi finanziaria originata negli Stati Uniti ha mostrato in questi tre anni, il fattore scatenante non è il livello di fondi propri insufficiente, bensì l’eccessiva discrepanza temporale tra le poste (esigibili a breve scadenza) che le banche registrano al passivo dei loro bilanci e gli impieghi (a lungo termine) iscritti nell’attivo di questi stessi bilanci (sotto forma di crediti ipotecari, soprattutto). Resta poi un altro problema, che nessun livello di capitale proprio rispetto ai rischi assunti dalle banche potrà mai evitare: le grandi banche, che operano a 360 gradi sui mercati finanziari “globalizzati”, sono in un conflitto di interessi in quanto svolgono funzioni che dovrebbero essere istituzionalmente separate, al fine di prevenire i cosiddetti rischi “sistemici”. Già la crisi finanziaria che scosse il sistema bancario statunitense nel 1907 (e che spinse alla creazione di una banca centrale: il Sistema della Riserva federale alla cui direzione si trova ora Ben Bernanke) mostrò come tale crisi fu prodotta in ultima analisi dalla presenza, su entrambi i lati di troppe transazioni finanziarie, della stessa istituzione bancaria. Denunciando pubblicamente i risvolti negativi che scaturiscono dalla multifunzionalità delle banche, Louis D. Brandeis, giudice alla Corte suprema degli Stati Uniti tra il 1916 e il 1939, fece notare come le «quattro distinte funzioni» svolte dalle banche (vale a dire le attività di banca commerciale, banca di investimento, “broker”, e fondo speculativo) impediscano la concorrenza nel mercato: in tal caso, in effetti, «la banca d’investimento, attraverso il controllo che esercita sulla Direzione generale, decide che l’azienda deve emettere e vendere dei titoli, decide il prezzo cui questi titoli devono essere venduti, e decide che questi titoli devono essere venduti alla stessa banca d’investimento» (Louis Dembitz Brandeis, Other People’s Money, and How Bankers Use It, Frederick A. Stokes, New York, 1914, p. 11, nostra traduzione).

    Se dunque i nuovi requisiti minimi per il capitale proprio delle banche permetteranno di ritardare la diffusione della prossima crisi finanziaria, nella migliore delle ipotesi questa regolamentazione non potrà tuttavia impedire una nuova crisi, giacché lascia inalterata la multifunzionalità di quei gruppi bancari che restano pur sempre “troppo grandi per fallire” – e che potrebbero anche essere “troppo grandi per essere salvati” dallo Stato, i cui mezzi finanziari (prelevati ai contribuenti del fisco nazionale) sono già stati abbondantemente spesi per attuare una politica che di “keynesiano” ha soltanto il nome. Keynes, in realtà, non avrebbe mai proposto di far capo alla spesa pubblica al fine di praticare una politica economica che agisce sul lato dell’offerta, in quanto utilizza i denari dei contribuenti al fisco per salvare istituti bancari, assicurazioni, e costruttori di autoveicoli dal fallimento aziendale che le disfunzioni “sistemiche” del capitalismo finanziario hanno creato nel corso degli ultimi tre decenni sul piano mondiale.

  • alinaf

    Beh, sono anni che si paventa questa situazione, anni che gente come ad es. LaRouche spiega e rispiega che se non si reintroduce la legge Glass-Stegall crolla tutto il sistema. Siamo forse ad un punto di non ritorno ormai , anche perchè dalle ultime notizie, sembra che Obama sia in serie difficoltà e che non superi la prova di novembre, quindi ci sarà casino tremendo. E non è neanche vero che la cosa non sia nota ad ormai sempre più persone ; capeggiata da leaders di vario stampo e colore la protesta si fa sempre più acuta in America . Ad esempio nella regione di Detroit si minaccia di ritirare dalla JPMorgan Chase centinaia di milioni di dollari, quindi le cose si sanno e la fiducia non c’è più. Non occorre più essere tanto “tecnici” per capire certe cose 🙂

  • sandrez

    ma quel “dio ci aiuti” è ironico o sarcastico?!…comunque…2011-2012?!…era ora!

  • Quantum

    Beh a parte che quella paventata dai Maya per il 2012 non era la fine del mondo ma di un’epoca, e quindi un periodo di cambiamento…
    Io direi che la fine del mondo economico, del capitalismo, per il passaggio ad una nuova forma economica e sociale ci stia tutto…

    Vorrei qualcosa che sia una via di mezzo, dove i diritti e il valore dell’uomo siano messi in primo piano.

    Vorrei l’abolizione di cose senza senso come i confini, e la rivalutazione del concetto di brevetto che da così potere alle corporation che li detengono e li abusano.

    Pensate a quanto sarebbero ridimensionate le corporation se i loro brevetti scadessero dopo pochissimi anni. Se nel breve periodo miriadi di piccole aziende potessero iniziare a produrre oggetti prima appannaggio di chi ne deteneva i brevetti.

    Lo sviluppo condiviso, la condivisione della conoscenza che siano libri di testo, piuttosto che i progetti costruttivi di un qualsiasi oggetto della vita comune.

    E poi il denaro, il ritorno alle monete di stato e sovrane.

    L’abolizione dei confini tra paesi. La fine del colonialismo.

    Gli aiuti ai paesi poveri, sotto forma di cultura.

  • Jack-Ben

    Quotone

  • Jack-Ben

    Allora, fra massimo dico massimo il 2017 Giulietto Chiesa prospetta una funghetti trifolata tra Cina e Usa “roba leggerina”, questo Signor Chang invece la vede sotto il profilo puramente pecuniario ma la vede piu’ vicina e di altro spessore la prossima cura di ricino e non di funghetti trifolati ma di problemi planetari immensi e punta entro il 2012.
    Se poi qualcuno ha visto il Video sul Tubo del Dottor Pantellini (fatto nel 1984) a riguardo delle patologie future (parla dopo il 2015)… insomma non vi e’ sicuramente aria allegra alle porte.

  • cavalea

    Ritorno alle monete di stato e sovrane, ma non sui confini che devono essere aboliti.
    In pratica non deve essere interrotto il flusso di disperati che si metteranno in concorrenza per un tozzo di pane, con i disperati autoctoni.

  • AlbertoConti

    La fine di uno schema di Ponzi è come la “spada di Damocle”: nessuno può predire con certezza quando il filo si spezzerà. L’unica certezza è che prima o poi si spezzerà. Una comunità ragionevole, fatta di individui ragionevoli, di fronte a questa certezza prenderebbe provvedimenti ragionevoli, per minimizzare i danni immediati e realizzare un sistema migliore. Se non lo fa è “solo” perchè la grande massa non ha voce, e non ha voce perchè non ha intelletto al riguardo, troppo presa dai dettagli contingenti e assuefatta alla delega in bianco al sistema stesso, interpretato da minoranze ottuse dalla convenienza relativa, che a loro volota delegano le regole sistemiche all’elite degli innominabili. Brutta faccenda, classico “cul de sac”, che finisce per risolversi attraverso il precipitare degli eventi, che travolgono tutto e tutti: le masse che esauriscono oggettivamente le capacità di sopportazione, le elite che perdono il controllo nonostante la potenza di fuoco degli strumenti in campo, e infine, indirettamente, gli strati privilegiati intermedi cui viene meno lo scenario stesso del loro privilegio. La resilienza verrà proprio dai paesi emersi/emergenti, gli ultimi a conservare qualche carta da giocare. Il paradosso, o la beffa, è che la sconfitta del sistema non sarà tanto facilmente conclamata per mancanza di antagonisti, di vincitori pronti a scrivere la nuova storia. Nuova si fa per dire: “rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”

  • fm

    Mi chiedo se questo precipizio in realta` non sia una benedizione.