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BARLETTA, SONO MORTE PER QUATTRO EURO L'ORA

DI LUCIANO GALLINO
repubblica.it

Le hanno trovate abbracciate. Le quattro donne morte lunedì nel crollo della palazzina lavoravano in nero per pagare i mutui. E venivano pagate 4 euro l´ora. Ieri si è levato il monito di Napolitano: «È inaccettabile». La Procura di Trani ha aperto un´inchiesta per omicidio colposo plurimo e disastro colposo. Ma al momento non ci sono indagati.

Un edificio pieno di crepe, uno scantinato mal illuminato, mal aerato, senza uscite di sicurezza. Nel quale lavoravano una decina di donne, faticando fino a dieci ore al giorno. Però senza contratto di lavoro, e pagate 4 euro l´ora.

Nella foto tratta da Facebook tre delle vittime del crollo della palazzina di Barletta: in alto con la maglia turchese Antonella Zaza, con gli occhiali Giovanna Sardaro e in basso Matilde Doronzo (Ansa)Di laboratori del genere ce ne sono decine solo a Barletta, che diventano migliaia se si guarda all´insieme del Mezzogiorno, e decine di migliaia se lo sguardo si allargasse mai al Centro e al Nord.

Di laboratori e officine e cantieri in nero è piena tutta l´Italia, lo era prima della crisi e lo è ancora di più adesso che la crisi morde tutti e dovunque. Non tutti hanno sulla testa mura che si sgretolano. Però le condizioni di lavoro crudeli, il lavoro in nero e le paghe da quattro euro o meno sono per centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori l´esperienza di ogni giorno. Il sindaco di Barletta ha detto che non se la sente di attribuire alle persone alcuna responsabilità per le condizioni in cui avevano accettato di lavorare in nero entro quel laboratorio. E neanche alla famiglia dei titolari, che non firmavano contratti in regola, ma nel crollo hanno perso la giovanissima figlia. Dalle nostre parti, intendeva dire il sindaco, l´alternativa al lavoro nero è la disoccupazione e la fame (o l´ingresso nella truppa della criminalità). L´affermazione è politicamente poco opportuna. Il guaio – che è un guaio di tutti noi – è che il sindaco ha ragione. Fotografa una situazione. Il mercato del lavoro è stato lasciato marcire dai governi e dalle imprese in tutte le regioni d´Italia. La crisi ha accelerato il degrado, ma esso viene dall´interno del paese, non dall´esterno. Una intera generazione oppressa dalla precarietà lavora quando può, quando riesce a trovare uno straccio di occupazione. Stiamo uccidendo in essa la speranza.

Adesso milioni di italiani guarderanno i funerali di Barletta in tv, e molti proveranno una stretta al petto, e il giorno dopo torneranno al loro lavoro precario per legge, grazie alle riforme del mercato del lavoro, o precario perché del tutto in nero. Tuttavia qualcuno un po´ di vergogna potrebbe o dovrebbe pur provarla. Come può un paese in cui si vendono centinaia di migliaia di auto di lusso l´anno, in cui ci sono più negozi di moda che lampioni stradali, e milioni di famiglie hanno almeno due cellulari pro capite, permettere a sé stesso di lasciar morire sotto una casa malandata che crolla un gruppo di giovani donne che faticavano senza contratto per 4 euro l´ora? Le abbiamo costruite tutte noi, queste trappole fisicamente e giuridicamente infami, con le nostre scelte di vita, i nostri consumi, con lo squallore della nostra cultura politica e morale.

Luciano Gallino
Fonte: www.repubblica.it
5.10.2011

Pubblicato da Davide

  • dana74

    non è una situazione nuova.
    E’ inutile che quella cariotide yankee si indigni, lui che avalla la politica del “si è vissuti sopra le possibilità”, capo indiscusso del pensiero “l’immigrazione è una risorsa” dato che gli italiani sono dei fannulloni.
    Fiumi di inchiostro quando ad essere sfruttati sono gli immigrati, ma di queste situazioni che come dice giustamente Gallino, ce ne sono una cifra indecente, e che si chiede? Che ce ne siano di più da sfruttare noi e loro.
    E se prima di invitare immigrati ad essere sfruttati COME gli italiani PRIMA SI REGOLARIZZASSE GLI ITALIANI STESSI?

    A proposito di fannulloni, chi denuncia queste situazioni? I sindacati e gli ispettorati del lavoro, profumatamente pagati, che fanno chiudono gli occhi?
    La guardia di finanza oltre che a manganellare qua e là, che fa non vede e non sente mai niente?
    Mi stupisco di come organsimi che sono radicati nel territorio niente sappiano di queste situazioni, son sempre “fulmini a ciel sereno”.

  • Tao

    E’ crollato un muro, ma è come se si fosse spalancato un sipario. Le donne morte nel sottoscala di una palazzina di Barletta confezionavano tute e magliette per meno di quattro euro all’ora. Tina, Matilda, Giovanna, Antonella: il Sud-Est asiatico nel Sud-Est italiano.

    Avevano trent’anni, un marito disoccupato e il mutuo della casa da pagare: la condizione disperata di chi non può più contrattare neppure la propria dignità. La tragedia ha scoperchiato un destino analogo a quello di mille altri sottoscala, dove si lavora stipati come conigli in tane fetide, senza uscite di sicurezza e senza luce.

    Funziona così: l’azienda fallisce, chiude, licenzia e poi riapre in un seminterrato, che a volte è addirittura un garage, offrendo lavoro nero e sottopagato a un manipolo di donne – giovani madri, per lo più – disposte a tutto pur di aiutare la famiglia a sopravvivere. Sono le schiave dei tempi moderni. Condannate a ripetere lo stesso gesto per dieci, dodici, quattordici ore al giorno. Troppo stanche, angosciate e ricattabili per poter protestare o anche solo prendere coscienza dei propri diritti. «Se non ora quando?» è una domanda che sfiorisce prima di giungere ai loro orecchi. Non può esistere idea di riscossa per chi ha come orizzonte esistenziale la prossima bolletta.

    Nessuno vuole infierire sui datori di lavoro che nell’incidente di Barletta hanno perso la figlia quattordicenne, scesa nel seminterrato in cerca dei genitori un attimo prima del crollo. Ma chi fa lavorare dodici donne in un buco fatiscente di quindici metri quadrati non è un imprenditore. E’ un disgraziato. Nessun ragionamento economico giustifica lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Un principio che vale ovunque, ma a maggior ragione in questa parte di mondo, dove certi racconti speravamo di averli confinati per sempre nei romanzi di Charles Dickens. Stiamo assistendo alla deriva caricaturale della globalizzazione. Stiamo importando condizioni di lavoro cinesi (e proprio mentre i cinesi cominciano gradualmente ad abbandonarle) perché pretendiamo di fare concorrenza alle tigri asiatiche sul terreno del famigerato «low cost». Ma una tuta italiana non dev’essere più economica di una tuta cinese.

    Dev’essere più bella. Altrimenti che italiana è? Da questa crisi non si esce riducendo i lavoratori più deboli al rango di bestie, ma elevando la qualità del prodotto, cioè dei dipendenti, con corsi professionali che li riqualifichino. Urge tornare tutti a scuola di italianità – operai, artigiani e imprenditori – imparando di nuovo a produrre oggetti eleganti e geniali, non tristi fotocopie di altre fotocopie. Continuo a sognare un’Italia del Sud che riesca a trarre benessere dalle sue miniere inesplorate di natura e cultura. A far soldi con gli agriturismi non con le magliette, con i musei non con le magliette, con i tramonti non con le magliette. Il mondo ci percepisce come il deposito della bellezza e della qualità della vita. Invece noi continuiamo a rinnegare noi stessi, in nome di una visione piccola e frustrata, da eterni Malavoglia incapaci di alzare gli occhi dal seminterrato quotidiano in cui ci siamo autoreclusi, per risvegliare finalmente la meraviglia addormentata che ci circonda da sempre.

    Massimo Gramellini
    Fonte: http://www.lastampa.it
    5.10.2011

  • Tao

    Questa tragedia dimostra anche tre cose:

    1) non c’è bisogno di andare in Cina per trovare lavoro a basso costo, a 4 euro all’ora ne trovi in italia. In Cina sono ora sui 2 euro l’ora e poi ci sono i costi e complicazioni dei trasporti e della logistica (nonchè i problemi di frodi e qualità), per cui il mezzogiorno (e altre zone), lavorando in nero, sarebbero competitive verso i paesi emergenti, come costi di produzione. Senza contare che se anche risparmi 1 euro di differenziale di costo del lavoro quando importi dallo Shenzen rispetto a produrre a Bari, perdi però tutto il resto del salario che viene pagato ad un cinese, che lo spende in Cina piuttosto che ad un italiano che lo spende in Italia.
    La Globalizzazione, come discusso qui tante volte, è solo una gigantesca frode. Bisogna semplicemente mettere dazi alle importazioni dalla Cina, i cinesi se le comprino loro le loro magliette

    2) l’evasione fiscale in Italia è soprattutto nel mezzogiorno, perchè qui in Emilia ad esempio è semplicemente impossibile trovare laboratori, officine o uffici dove tutti sono in nero. Ed è necessaria, perchè questi laboratori non riescono in maggioranza a tirare avanti se devono pagate contributi, ferie e tredicesima a tariffa sindacale. Se reprimi questo tipo di evasione fiscale la maggioranza chiude e basta, quindi meglio tollerarla perchè riflette il fatto che ad un costo del lavoro totale di 20 euro (con contributi ed oneri sociali vari) non puoi produrre in Publia o Campania, punto e basta

    3) tutta l’Italia potrebbe essere però competitiva e con costi più bassi, non c’è bisogno ne di importare dalla Cina e non c’è bisogno degli immigrati. Voglio dire qui al nord gli immigrati lavorano a 9 euro l’ora, nel sud hai italiani che lavorano a 4 euro l’ora ! Che cavolo importi dalla Cina perchè costa 2 euro l’ora e che cavolo importi immigrati a Bologna che prendono 9 euro l’ora. Fai produrre e fai venire la gente da Bari !

    Questo è possibile se liberalizzi, dai massima flessibilità e soprattutto riduci i costi assurdi delle case,affitti ed asili al nord. Oggi come oggi non è possibile muoversi più dal Sud al Nord perchè la vita costa il doppio a causa di tasse comunali, affitti e costo della casa, asili e a causa della repressione dell’evasione fiscale, che aumenta i costi di tutto, dalle pizzerie ai mercati della verdura e pesce.
    Potresti però produrre tutto in Italia e senza immigrati se riduci il peso dello stato e delle sue regolamentazioni nel norditalia che è peggio della Germania come burocrazia e tasse.

    La Globalizzazione, come discusso qui tante volte, è solo una gigantesca frode. Pensa solo che nell’Ipad della Apple i componenti sono tutti prodotti in Cina, ma costano circa 15 dollari su 399 dollari del costo finale di un Ipad. Tutto il resto sono costi di logistica, ricerca, marketing, amministrazione, pubblicità e commercializzazione. Se ad esempio lo producessi in Puglia o in Tennessee magari invece che in Cina alla fine un Ipad costerebbe forse 5 dollari di più (20 dollari di costo industriale invece dei 15 dollari che costa adesso produrre in Cina), ma su 399 di prezzo finale chi se ne accorge ?

    GZ
    Fonte: http://www.cobraf.com/blog/
    5.10.2011

  • maristaurru

    E’ crollato un muro su uno stabile fatiscente, dopo che a quanto pare, si erano avvisati i tecnici per valutare il pericolo e dopo che sembra detti tecnici avevano dato il via libera.. tutto bene. Questo anche è lo Stato, questo è il modo di lavorare, questo probabilmente si cercherà di farlo dimenticare , nel coro unanime del lavoro nero, che cacchio di lamentela è? sono decenni che si chiudono orecchi, occhi , e bocca, proprio come si fa verso certe altre manchevolezze. quattro donne sono morte perchè a quanto pare chi doveva dichiarare inagibile il palazzo non lo ha fatto, non è crollato un muro, ma una casa che andava sgomberata e chi doveva farlo NON LO HA FATTO. Le marmellate al sangue non mi piacciono

  • tania

    Solo in Romania ci sono 7000 aziende italiane che sfruttano 900.000 rumeni ( senza diritti alcuno ) a meno di 3 euro all’ora . Solo in Romania . In Vietnam , ad esempio , altri servi costano , sempre alle aziende italiane , meno di 2 euro all’ora . E così via… Ovviamente , oltre allo sfruttamento umano , queste aziende italiane hanno mano libera nella devastazione ambientale . Bene ( anzi male ) : consiglio quindi , ancora una volta , alla propaganda in camicia nera che ogni giorno vomita la sua spazzatura anche su questo sito … di cominciare a combattere quel capitalismo italiano sopra descritto .

  • materialeresistente

    E’ incredibile come si riesca su una storia del genere a tirare dentro la questione dell’immigrazione. L’immigrazione è una risorsa e la morte di queste donne, sfruttate, con questo fatto in un paese di vecchi bacucchi non c’entra un beneamato cazzo.

  • materialeresistente

    Questo spazio vede sempre più fascisti nostalgici dell’impero vomitare minchiate.
    Una cortesia, risparmiateci almeno i sermoni di gente che di mestiere fa lo speculatore come questo tizio:
    http://www.cobraf.com/

  • materialeresistente

    E’ perché loro ai padroni portavano il baldacchino durante la marcia su Roma, regalavano fabbriche come agli Agnelli, e vorrebbero risolvere il problema della disoccupazione italiana non facendo lavorare le donne a nero, come a Barletta, ma mandando i loro mariti a conquistare le province dell’impero. Sono servi del capitalismo italiano, loro.

  • stonehenge

    Napolitano è ridicolo: “E’ inaccettabile…”
    Va bene che lui vive nell’ovatta, che usa “le nostre” auto di lusso, “i nostri” palazzi storici, “il nostro” paese… basterebbe che andasse un po in giro per vedere le fatiscenti case e strutture situate specialmente nel meridione per capire che tutto può crollare da un momento all’altro…che stesse zitto…sto pagliaccio firmaleggi.

  • Nauseato

    Posso testimoniare che a Milano, ho visto lavorare in nero per 4€/h …

    Nelle cooperative … lavorano precari per 6€/h con tutele inesistenti 10 ore al giorno, ma almeno non sono del tutto in nero. E malgrado questo, c’è gente che fa a pugni per poter lavorare.

    Detto questo, detto tutto.

  • misunderestimated

    Domanda: se un lavoratore del privato al Sud piglia la metà di quello che prenderebbe al Nord (tenendo conto che il costo della vita è comunque più basso), come mai un postino di Dobbiaco piglia lo stesso stipendio di uno da Canicattì? Vedi allora che gli statali se ne infischiano di immigrazione (anzi, la difendono), di dazi doganali (antistorici) e non si sforzano minimamente di comprendere il fenomeno dell’evasione fiscale (per loro ogni partita IVA è un potenziale ladro: ti credo, i loro stipendi sono pagati con le nostre tasse!).

  • Cornelia

    In questo momento al TG3 smentiscono il sig. Cobraf e le sue idee geniali:

    in Emilia Romagna stanno licenziando la gente in massa, la costringono a formare cooperative e la riassumono a 5 euro l’ora. Tutto nella legalità tanto cara all’Emilia, tutto uguale identico che in Puglia.

    Evidentemente Cobraf non è informato a sufficienza.

  • misunderestimated

    Ora capisco: il capitalismo “italiano”, essendo “fascista”, è l’unico che va combattuto per dispetto alla “propaganda in camicia nera che ogni giorno vomita la sua spazzatura anche su questo sito”. E il capitalismo maltese, quando sarà il suo turno?

  • cavalea

    Mi pare una conseguenza ovvia; la globalizzazione è un sistema di vasi comunicanti dove non sono previste valvole di intercettazione (leggi frontiere), ragion per cui anche 5 euro all’ora sono una enormità se confrontati alle paghe orarie afhane.

    Prepariamoci ai 5 euro mensili, allora il mercato, forse, approva.

  • misunderestimated

    L’immigrazione è una risorsa… quanto i vecchi bacucchi.

  • misunderestimated

    Proposte?!?!

  • Affus

    Ieri sera Befera e Bruno Vespa hanno detto che chi non regge al mercato ,ovvero alla tassazione del 45% ,non deve piu esistere ! Guai al piccoli .

  • tania

    No , in realtà non hai capito nulla . Ho citato l’esempio delle aziende italiane evidentemente in risposta a chi si sente italiana o italiano e che , lamentando i disagi provocati dall’immigrazione in Italia , propaganda spazzatura del tipo “prima gli italiani” . Invece che fare un’analisi anticapitalista che ovviamente richiede un punto di vista internazionale , globale .. Come lo è quel capitale che provoca le migrazioni .

  • GioCo

    “[…] Come può un paese in cui si vendono centinaia di migliaia di auto di lusso l´anno, in cui ci sono più negozi di moda che lampioni stradali, e milioni di famiglie hanno almeno due cellulari pro capite, permettere a sé stesso di lasciar morire sotto una casa malandata che crolla un gruppo di giovani donne che faticavano senza contratto per 4 euro l´ora? […]”

    Semplice, basta che la stampa (tipo repubblica?) sia pagata da banchieri, affaristi senza scrupoli e imprenditori del debito che trasformano l’economia in una festa del profitto e della mercificazione. A loro giova e tanto. A noi meno, ma in previsione di costuire l’attesa società neo-medioeval-tecnologica tanto gettonata, chissenefrega. No?

  • misunderestimated

    Realtà come il subappalto nell’edilizia esistono per abbondanza di disperati da sfruttare. Chi li ha impoveriti? Chi ha dato loro il permesso di muoversi, chi li ha fatti entrare?

  • stonehenge

    NWO

  • simonlester

    Immigrati senza qualifiche che si propongono per pochi euro l’ora sono una risorsa? per industrialotti senza scrupoli certamente
    Così quelle 4 ‘fannullone’ per sopravvivere hanno dovuto accettare le stesse condizioni.
    Intanto gli altri paesi importano cervelli (anche i nostri che ovviamente non vogliono lavorare per pochi soldi e in più precari) che creano valore aggiunto e ricchezza.

  • Giancarlo54

    L’immigrazione è un problema e non una risorsa. Problema che va risolto con calma e ponderazione. Sentivo ieri una “vecchia” intervista di Marco Tarchi, spiegava chiaramente la questione e come affrontare il multiculturalismo figlio diretto di questa invasione. Giacchè è impossibile da fermare l’invasione, sempre che si voglia restare in una società aperta, come pare voglia la maggioranza degli italiani, la questione del multiculturalismo va affrontata e risolta per evitare la disintegrazione della società. Le parole d’ordine, che secondo me sono valide, sono no alla xenofobia e no alla xenoflilia. Sulla prima siamo quasi tutti d’accordo, adesso bisogna mettersi d’accordo anche sulla seconda.

  • Giancarlo54

    Mentre la tua analisi anticapitalista cosa dice? La rivoluzione mondiale? Ottimo, auguri per la prossima e oramai imminente realizzazione. Complimenti, la mia sarà anche “spazzatura fascista”, la tua è spazzatura e basta. Senza offesa, mi raccomando.

  • Giancarlo54

    Come non lo sai? La rivoluzione mondiale. Proposta che sta per realizzarsi, non avrai dubbi?

  • Giancarlo54

    Fascista! Come di permetti di postare questa “spazzatura fascista” su CDC? Devi aspettare, fiducioso la rivoluzione mondiale di Tania e compagnia briscola.

    PS: il post è ironico ma non trovo le faccine…..

  • Tao

    5 operaie assassinate a Barletta. Come alla ThyssenKrupp, una strage sul lavoro che nasce da una lunga catena di violazione delle leggi, dei diritti, dei contratti, delle norme di sicurezza ambientali e per le persone e, soprattutto, dalla ricerca del profitto a tutti i costi.

    A differenza che alla ThyssenKrupp, però, questa strage non è stata al centro del confronto mediatico. Anzi, dopo che si è appreso che il crollo della palazzina diventava una strage di operaie il fatto è stato quasi derubricato. Che dire, infatti, di operaie che in Italia prendono 3,95 euro all’ora per 12 ore di lavoro al giorno medie? Il che dà diritto a quei 500/600 euro mensili che per una famiglia del Mezzogiorno in crisi possono voler dire la sopravvivenza.

    Sentiremo le solite litanie sulla lotta al lavoro nero e sul rispetto delle leggi. Ma la realtà è che a pochi anni dalla strage della ThyssenKrupp dobbiamo solo dire che quella che doveva essere un’estrema deformazione del sistema è diventata il sistema.

    Un sistema fondato sul supersfruttamento del lavoro fino alle condizioni di paesi lontani, quelli di cui si parlava qualche anno fa come ultimi siti della delocalizzazione e della globalizzazione. Ora la globalizzazione l’abbiamo in casa e il supersfruttamento del lavoro dilaga aggredendo come un cancro prima di tutto e in modo devastante i soggetti e le aree più deboli. Le donne, l’intero Mezzogiorno, i migranti.

    Quelle operaie lavoravano in nero sicuramente come ultimo anello di una catena che arriva all’emersione, alle firme, alla legalità. Così come la mafia ricicla i suoi soldi sporchi nelle banche di Milano, così il sistema della produzione ufficiale ricicla il supersfruttamento di Barletta.

    In questi trent’anni periodicamente si sono ridimensionati i diritti del lavoro contrattualizzato. Si è spiegato che lo si faceva anche per ragioni di eguaglianza, per ridurre il privilegio dei lavoratori garantiti, in modo da distribuire più equamente i diritti tra tutti. Si sono fatti accordi per far “emergere” il lavoro nero, garantendo agli emersi un sottosalario strutturale e legale. Infine, il 28 giugno, si è sottoscritta un’intesa che garantisce alle imprese il diritto a derogare al contratto nazionale. Il governo, non contento di questo e per rispondere alle richieste di Marchionne, Draghi e Trichet, ha varato l’articolo 8 della manovra. Un articolo che estende il diritto alla deroga dai contratti alle leggi, anche a quelle che tutelano contro il licenziamento.

    Ebbene tutto questo percorso non ha ridotto di un solo millimetro la dimensione del lavoro nero. Anzi, man mano che il lavoro contrattualizzato sprofondava nel supersfruttamento, il lavoro nero cadeva ancora più in basso e si estendeva.
    Quanto avvenuto a Barletta dimostra le vacuità delle tesi dei vari Ichino. Il mondo del lavoro è come un convoglio, se si fa arretrare la testa, quella che ha più potere e diritti, arretra anche la coda, quella che non è in grado di tutelarsi.

    E così siamo arrivati alla fine. Quei salari cinesi che erano auspicati da tanti economisti come condizione per la competitività, sono arrivati nel Mezzogiorno. Certo oggi sono illegali, ma grazie all’articolo 8 tra breve potranno essere resi perfettamente coerenti con competitività e produttività. Del resto, che cosa ha detto il sindaco di Barletta, di centrosinistra, di fronte a questa tragedia? Non criminalizziamo, bisogna pur lavorare.

    Ecco, nel degrado morale delle parole di questo sindaco c’è la crisi della democrazia italiana. C’è un paese che sprofonda nell’ingiustizia perde la sua democrazia e le sue libertà, mentre le sue classi dirigenti litigano solo su chi è più bravo a rassicurare i mercati.

    La borghesia italiana oggi è profondamente divisa, soprattutto su una questione. Su se e come mandare via Berlusconi. Ma non è divisa sulle scelte di fondo, cioè sul perseguire una via alla competizione fondata sul dilagare del supersfruttamento del lavoro. Su questo sono tutti d’accordo: litigano sui mezzi, non sul fine. Litigano se sia più giusto, come dice la Marcegaglia, coinvolgere la Cgil e magari aspettare un po’, oppure – come pretende Marchionne – tagliare subito il nodo dei diritti perché una multinazionale americana in perdita non aspetta. Litigano se sia più giusto dare lo sfratto immediato a Berlusconi e installare un governo tecnico del grande capitale, oppure se non convenga più democristianamente aspettare che le cose vadano a posto da sole.

    Su tutto questo aleggia la crisi internazionale e la sua gestione da parte della finanza internazionale. Pochi giorni fa la Troika che governa la Grecia – Fondo monetario internazionale, Bce, Commissione europea – ha chiesto al governo di quel paese di abbassare i salari minimi per legge. Pare che il primo ministro greco abbia risposto che il suo paese non può diventare come l’India. Ma questo è proprio l’obiettivo del potere finanziario che ci comanda. Questo è il contenuto reale della lettera della Bce al governo italiano.

    Ci auguriamo che ci sia un processo per i responsabili immediati delle morti di Barletta. Ma quelli indiretti li conosciamo già, sono i programmi di aggiustamento strutturale, le “riforme” chieste e predicate dal Fondo monetario internazionale, dalla Banca Europea, dal capitalismo finanziario. Da quelle politiche imposte in giro per il mondo sono venute tragedie umane e sociali terribili. Io penso che prima o poi i titolari dell’economia mondiale di questi ultimi venti anni dovranno essere processati per crimini contro l’umanità.

    Cerchiamo di dare un senso a queste terribili morti, proviamo a trasformare il nostro dolore in rabbia.
    Per impedire che si muoia di lavoro per pochi euro di salario bisogna prima di tutto dire no a Marchionne, Draghi e Trichet. Bisogna fermare la distruzione dei diritti sociali e il supersfruttamento del lavoro, bisogna rovesciare la filosofia e i poteri della globalizzazione. Solo così si potranno costruire un’altra economia e una società giusta dove non si muoia come a Barletta.

    Giorgio Cremaschi
    Fonte: http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/
    Link: http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/10/06/giorgio-cremaschi-la-strage-di-barletta-e-i-crimini-contro-lumanita-del-capitalismo-finanziario/
    6.10.2011