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BAMBINI HAITIANI VENDUTI PER MANODOPERA A BASSO COSTO

E PROSTITUZIONE PER POCO PIU’ DI 50 STERLINE

La Repubblica Domenicana accusata di favorire il prosperoso commercio di bambini

DI GARY YOUNGE

Nel giorno del mercato di Dajabón, un’ affollata citta’ Domenicana al confine Haitiano, potete fare degli ottimi affari se solo sapete dove cercare. Negoziando il prezzo potete avere un pollo ruspante per 40 pesos ( 72 penny, circa un euro ); 10 libbre di maccheroni da 60 a 50 pesos, e, con qualche discreta domanda, comprare un bambino Haitiano per l’ equivalente di 54.22 sterline (circa 80 euro).
“ Basta che chiediate in giro per la citta’ “, ha detto Hilda Pe-a, che controlla gli attraversamenti di frontiera per il Servizio Rifugiati Gesuiti (Jesuit Refugee Service).
“La gente sa a chi chiedere informazioni. Devi solo dire che tipo di bambino state cercando e ti portano qualsiasi cosa tu vuoi.”C’e’ un vasto commercio di bambini haitiani nella Repubblica Dominicana, dove sono principalmente usati per servizi domestici, lavori agricoli o prostituzione. Jesus Josef di otto anni e’ stato uno di loro. Intorpidito da una combinazione di stordimento e vergogna, questo ragazzino dagli occhi grandi non ricorda come ha lasciato i suoi tre fratelli e la madre ad Haiti finendo a fare lavori domestici per una famiglia Dominicana a Barahona, 120 miglia dalla capitale, Santo Domingo.



( La strada per Barahona)

Torture

Jesus se ne sta seduto in silenzio mentre padre Pedro Ruquoy, che gestisce un rifugio vicino a Barahona, racconta come il bambino sia scappato da una famiglia dominicana verso il rifugio dei Gesuiti piu’ vicino. Quando arrivo’ il suo collo era storto per aver trasportato carichi pesanti sulla sua spalla ed aveva segni sul suo esile torace che facevano pensare a maltrattamenti. La famiglia Dominicana scopri’ dove si trovava e venne a chiedere la restituzione del bambino o 10.000 pesos per la perdita. “ Lo usavano come schiavo,” ha detto padre Ruquoy. “ E lo torturavano.”

Nessuno sa quanti bambini come Jesus ci sono nella Repubblica Domenicana. Un rapporto dell’ Unicef del 2002 stimo’ la cifra di 2500 sebbene alcune ONG pensano che potrebbero essere il doppio. Molti bambini sotto i 12 anni finiscono a chiedere l’ elemosina o a lucidare le scarpe per poi dare i proventi ai capi di bande locali; la maggior parte delle bambine di questa eta’ sono usate come personale domestico. I bambini piu’ grandi sono impiegati nel lavoro di costruzione o nell’ agricoltura; le ragazzine spesso finiscono nel mondo della prostituzione.

Da lungo tempo esistono tensioni tra i due paesi che si dividono l’ isola di Hispaniola. In maggio, e anche lo scorso mese, la Repubblica Dominicana in modo sbrigativo ha deportato migliaia di Haitiani, molti dei quali avevano il diritto di rimanere. Un ex console haitianiano alla repubblica, Edwin Paraison, afferma che la situazione non e’ mai stata cosi’ terribile da quando l’ ex leader militare Dominicano Rafael Trujillo massacro’ 20000 haitiani lavoratori di canna da zucchero nel 1937. “ Questa e’ la prima volta che gente normale sta cercando di far uscire gli haitiani dal paese,” ha detto. “ C’e’ una campagna organizzata per rifiutare la presenza haitiana.”

Ma anche se gli Haitiani sono odiati, allo stesso tempo ne hanno bisogno per la manodopera a basso costo. Sono diversi i modi in cui i bambini arrivano. Alcuni sono rapiti e spesso i loro genitori non solo lo sanno, ma in realta’ pagano certe persone (i “busones”, scouts, ovvero di trafficanti di bambini) per assicurare loro un sicuro passaggio nella speranza che i bambini possano avere una vita migliore.

“ La meta’ degli Haitiani lotta per mangiare una volta al giorno,” ha detto Helen Spraos, rappresentante haitiana di Christian Aid. “ non ci vuole molto per spingere la gente oltre il limite. Se non si hanno piogge e qualcuno si ammala, devono vendere quel poco che hanno – forse un maiale o una capra – per comprare i medicinali. Con il passare del tempo sono costretti a vendere la loro terra. Una volta che toccano il fondo, l’ unico modo che hanno per aiutare i propri figli e’ mandarli a vivere nelle citta’ o nella Repubblica Domenicana. Almeno la’ possono essere nutriti ed avere qualche prospettiva di vita.

La Frontiera

Alcune storie sono familiari negli stretti sobborghi di Christo Rey, un’area di Santo Domingo.
La madre di Louseny, di 9 anni, e’ morta quando lei era una neonata ed e’ stata cresciuta da sua nonna nel centro di Haiti. Lo scorso mese, sua nonna ha pagato la “zia” per portarla oltre il confine e lasciarla con gente che la bambina non conosceva. Louseny dice che gli manca la propria casa.

Florencia Talon, che si prende cura di Violetta, di 10 anni, dopo che sua madre l’ha lasciata, dice che alcune persone l’ hanno avvicinata per strada e gli hanno chiesto di ospitare dei bambini. “ In molti casi alle famiglie Haitiane viene detto che il bambino andra’ da qualcuno che se ne prendera’ cura,” dice Father Jose Nu-ez, il direttore del Jesuit Refugee Service di Santo Domingo. “ Gli viene detto che i bambini riceveranno un’ educazione ed avranno migliori opportunita’. Ma questo attualmente accade molto, molto raramente. In molti casi i bambini sono verbalmente o fisicamente maltrattati o abusati.”

Portarli oltre la frontiera e’ facile. Secondo l’ Unicef, circa un terzo del traffico di bambini proviene dalle montagne; il resto passa attraverso i posti di blocco della frontiera. Durante il mercato di Dajabón, i soli fogli di cui hai bisogno per attraversre il ponte che collega i due paesi sono banconote di pesos per corrompere le guardie di frontiera.
Quelli che sono rimandati indietro ci riprovano attraverso il fiume Massacre.

“ I trafficanti di bambini sono pagati intorno a 600 pesos, meta’ dei quali va a loro e l’ altra meta’ alle autorita’ dell’ immigrazione come bustarella,” dice Angelica Lopez, il direttore del Jesuit Refugee Service a Dajabón.” Lo stato Dominicano e l’ esercito sono completamente complici nel traffico.” Una volta attraversato il confine il bambino sara’ passato per una serie di reti informali fino a che non sara’ affidato ad una famiglia, una banda o avviato al lavoro. C’e’ una legge contro il traffico illegale nella Repubblica Domnicana, ma raramente viene fatta rispettare dalle autorita’ che invece rimangono nell’ abnegazione. “ Non esiste traffico illegale,” afferma Juan Casilla, il pubblico ministero di Dajabón, “ Non ho mai avuto nessun caso di traffico illegale affrontato dal mio ufficio.”

Mr Ruquoy sostiene che anche i produttori di zucchero sono complici, pagando i trafficanti haitiani 2000 gourdes (circa 40 euro) per ogni lavoratore.
Sui campi di zucchero di Barahona, aleggia l’ odore dei gambi di canna da zucchero bruciati ed il suono degli affilati maceti suggerisce atmosfere da altro secolo. Centinaia di uomini, i loro di stracci tenuti insieme dal sudore e dalla sporcizia, lacerati sotto un forte sole in mezzo ai gambi infiammati, che sono piu’ facili da tagliare quando bruciano. Dalle 6 del mattino fino alle 6 di pomeriggio rimangono la’, vacillando, dando strattoni, tagliando e bruciando per 1 sterlina al giorno ( circa 1,5 euro). Chiedete a chiunque di loro quanti anni hanno e vi risponderanno 18. Guardate e vedrete che circa uno su otto potrebbe non essere piu’ grande di 16 anni.

Ingannati

Jesus Nord, 15 anni, era uno di loro. Due anni fa pago’ uno scout haitiano 50 gourdes per portarlo oltre la frontiera e poi ando’ a lavorare nei campi per anni. Dopo essere stato ingannato sui suoi guadagni ed aver subito abusi fisici, se ne ando’. “ Non ero mai presente quando pesavano lo zucchero cosi’ mi avrebbero dato meno di quello che mi dovevano pagare,” ha detto. “ Di solito mi picchiavano per farmi lavorare piu’ veloce.”
La raffineria di Barahona, il Consorcio Azucarero Central, e’ parte di un consorzio, il cui maggior azionista in Guatemala non e’ stato possibile raggiungere per un commento.

Il traffico dei bambini Haitiani rappresenta il gradino piu’ basso del fenomeno migratorio attraverso le Americhe che vedo i domenicani sforzarsi di raggiungere Puerto Rico, ed i portoricani spostarsi negli USA. “ Il mercato della manodopera a basso costo tiene la gente in movimento,” ha detto padre Nu-ez.” Da quando cosi’ tanti paesi hanno chiuso le porte agli haitiani la sola chance che hanno e’ andare nel paese che e’ leggermente meno povero di Haiti ed il piu’ facile da raggiungere. L’ economia potrebbe non funzionare senza di loro. Ma si prende un terribile dazio dagli individui”.

Gary Younge
Fonte:www.guardian.co.uk
Link:http://www.guardian.co.uk/international/story/0,3604,1575268,00.html
22.09.05

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da MANRICO TOSCHI

HAITI

Popolazione 8.1 milioni (Luglio 2005)
Tasso di Mortalita’ Infantile: 73.45 morti ogni 1,000 nascite
Aspettativa di Vita: 52.92 anni
Politica Presidente ad intermin, Boniface Alexandre, succeduto all’ ex presidente Jean-Bertrand Aristide in esilio dal Febbraio del 2004
PIL: 12 miliarli di dollari (2004)
Tasso di Crescita reale: -3.5% (2004)
Forza Lavoro Agricoltura 66%, Industria 9%, Servizi 25%
Disoccupazione: Assai diffusa; piu’ dei due terzi della forza lavoro non ha un lavoro formale (2002).

REPUBBLICA DOMENICANA

Popolazione 8.9 milioni (July 2005)
Tasso di Mortalita’ Infantile: 32.38 deaths for every 1,000 live births
Aspettativa di Vita: 67.26 years
Politica Leonel Fernandez Inizio’ il suo secondo mandato non consecutivo come presidente nell’ Agosto 2004, dove aver vinto le elezioni in Maggio per il partito Domenicano di Liberazione.
PIL: 55 miliari di dollari (2004)
Tasso di Crescita reale: 1.7% (2004)
Forza Lavoro Agricoltura 17%, industria 24.3%, servizi e governo 58.7% (1998)
Disoccupazione: 17% (2004).

VIDEO – servizio di Gary Younge dalla Repubblica Domenicana

Pubblicato da Davide

  • Gianni

    Scrivo direttamente dalla frontiera dominico-haitiana solo per rettificare le informazioni presentate nell’articolo di Gary Younge.
    Mi chiamo Gianni Dal Mas, e sono il consulente per la comunicazione del Servizio Gesuita per i Rifugiati e i Migranti a Dajabón/Wanament. Purtroppo sono stato fra quelli che ha accompagnato la troupe del Guardian di Londra per presentare il problema del traffico di persone tra Haiti e Repubblica Dominicana, dal quale é nato l’articolo che avete appena letto, erroneamente premiato da una eco mondiale. Ma vi immaginerete ovviamente il clamore che puó suscitare un’affermazione del tipo: “La gente sa a chi chiedere informazioni. Devi solo dire che tipo di bambino state cercando e ti portano qualsiasi cosa tu vuoi.”
    La scorsa settimana ho passato piú di 40 minuti al telefono con una giornalista della televisione statale sud-coreana per farle capire che se ci manda qui una troupe televisiva non riuscirebbero a filmare la tratta dei bambini. Non c’è nessuna tratta di bambini cosí come la descrive Gary Younge, é roba da matti!
    Purtroppo il caso di Younge é uno di quelli che si possono citare nel manuale del pessimo giornalista: ancor prima di arrivare in territorio dominicano ci chiedeva di allestire una intervista a bambini sottratti ai loro aguzzini/trafficanti, e abbiamo speso fiumi di parole per spiegargli che le cose non stavano affatto cosí. Abbiamo cercato di fargli capire l’enorme differenza che c’è tra il “traffico” e la “tratta” di persone: il primo é il fenomeno ben conosciuto anche in Italia dei classici viaggi illegali in gommone verso le nostre coste pugliesi o siciliane, dove gli immigrati accettano volontariamente di intraprendere un viaggio illegale; la tratta invece é un reato penale per il fatto di consistere in una serie di abusi e violazioni nei confronti delle persone che, contro la loro volontá, divengono vittime di tratta (i casi piú conosciuti in Italia sono quelli legati alla prostituzione di donne straniere).
    Ebbene, qui sulla frontiera nord dominico-haitiana la tratta é un fenomeno che probabilmente esiste, ma le cui dimensioni non sono mai state dimostrate. Dopo oltre 5 anni di attivitá la nostra organizzazione non é ancora riuscita a dimostrare un solo caso di tratta di esseri umani: alcune persone hanno parlato di tratta di bambini per il commercio di organi, ma ricadiamo sempre nella mancanza assoluta di prove. Il problema piú grande della frontiera é l’intenso traffico di persone (haitiani indocumentati) che avviene alla luce del giorno, con la complicitá dell’esercito e delle autoritá dominicane.
    Il Servizio Gesuita per i Rifugiati e Solidaridad Fronteriza (la sede locale qui a Dajabón) rimane in costante vigilanza delle violazioni dei diritti umani che si commettono diariamente su questa fragile linea di confine, ma ci dissociamo nettamente dal tipo di denuncia fatta dal giornalista del Guardian, fatta solo per far vendere piú copie al giornale.
    Da oltre una settimana abbiamo scritto una lettera a Londra manifestando il nostro disappunto e stiamo ancora attendendo una risposta: i punti dell’articolo che non hanno rispettato il senso delle dichiarazioni da noi offerte sono davvero tanti.
    Purtroppo (e qui devo fare un mea culpa come giornalista) per problemi interni alla nostra organizzazione é sospesa momentaneamente l’attualizzazione della pagina web ( http://www.solidaridadfronteriza.org [www.solidaridadfronteriza.org]), nella quale spero pubblicheremo presto la smentita ufficiale all’articolo del Guardian. Per la versione italiana, sará disponibile successivamente nel mio blog ( http://www.giannidalmas.blogspot.com [www.giannidalmas.blogspot.com]) che soffre lo stesso problema di aggiornamento: contiamo peró di rimediare nel giro di pochi giorni.
    Per informazioni ulteriori o per conoscere “veramente” la realtá dominco-haitiana, siamo sempre a disposizione attraverso i contatti presenti sul sito. In particolare, per chi volesse degli aggiornamenti, negli ultimi mesi stiamo vivendo una situazione estremamente difficile per quanto riguarda le relazioni dominico-haitiane, e il conto dei morti da entramebe le parti si sta facendo preoccupante. Cosiderando il potenziale esplosivo rappresentato dalle prossime elezioni presidenziali haitiane (novembre-dicembre 2005), la nostra preoccupazione sta aumentando giorno per giorno. Agli amici italiani chiediamo di interessarsi di quest’isola in tempo di vacanza ai Caraibi, ma anche nei momenti in cui c’è bisogno di una mano di aiuto. Le testimonianze di solidarietá che ci provengono dall’Italia sono sempre numerose, e questo mi ha sempre aiutato nei momenti difficili, quelli in cui uno dice: mollo tutto e torno a casa.
    Grazie veramente e alla prossima,
    Gianni Dal Mas