BAGATELLE PER UN MASSACRO ? CERTO CHE NO …

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FONTE: DEDEFENSA


Nel mondo risuonano gli echi del terribile massacro della scuola di Newtown, in Connecticut,  con i suoi 27 morti e non mancano certo le fonti che ci vengono a raccontare i fatti e i commenti di tanto orrore. Basta prendere il canale di Russia Today, del 15 dicembre 2012, per scoprire tutto di questo fatto di cronaca.

Noi però, vorremmo prendere una strada diversa, lontana dall’avvenimento in sé, dal suo orrore primario, evidente e rispettabile per quello che è, e dalle affermazioni unanimi che una storia come questa genera sempre.In effetti, in un momento in cui viviamo una crisi di una tale intensità, non potremo sottrarci dal trovare anche in questo fatto un contenuto e una conclusione politica.

Ieri in prima serata, ascoltando piuttosto distrattamente (sappiamo con quanta superficialità ci raccontano queste cose) i primi commenti di uno dei due canali della  TV francese (BFM in questo caso), siamo incappati in uno dei tanti commentatori francesi del tipo “giornalista-specializzato-in-affari-esteri-USA-in particolare”.

Il corpo dei giornalisti francesi, in particolare quelli televisivi, dispone dei  peggiori esemplari che si possano immaginare per far comprendere e per commentare la politica estera.

Quando si tratta degli Stati Uniti, il picco si raggiunge sempre con la ricerca di luoghi comuni e di conformismo. (Stessa cosa per gli altri paesi : per esempio, questi signori  riassumono l’analisi della situazione russa in una formula dal tono pomposo che raccontano come “sistema-Putin.”).

 In breve, abbiamo seguito lo stesso copione anche per il massacro di Newtown, quando Ulysse Gosset, parlando a braccio ci ha riportato bruscamente in uno dei luoghi comuni preferiti: “Non dobbiamo dimenticare che gli Stati Uniti hanno una cultura della violenza” … E ha detto queste parole come se parlasse a un pubblico (quello francese) che non sa niente di queste cose, un pubblico che vive da un tempo immemorabile in un’oasi felice e che ignora il significato della violenza.

Questa (la “cultura della violenza”) è una componente, ovviamente, tra le più incisive e inevitabili della iper-democrazia degli Stati Uniti e della libertà che, con la violenza appunto, può proliferare così bene – in breve, è una dimostrazione, malgrado tutto al contrario, delle inalterabili virtù dell’America.

Il pubblico francese, in questo caso, è sempre erede di una storia che include la guerra dei cent’anni, le guerre di religione, la rivoluzione francese, le sconfitte del 1870 e del 1940 quando subì l’invasione del proprio territorio, la Grande Guerra del 1914-1918, fino a poco tempo fa, con la guerra in Algeria, per esempio.

In effetti, questo pubblico ha proprio bisogno di essere educato per comprendere finalmente cosa significa “cultura della violenza“, e che la violenza  esiste …

Ma abbiamo capito il labirinto di questi ragionamenti conformisti : classificare un atto di violenza, come quello di Newtown nella rubrica “cultura della violenza” è in realtà uno svincolare con questa relazione tutto quello che questo fatto potrebbe veramente dirci sugli Stati Uniti.  Si tratta di rimbalzare la questione a sociologi e psicologi che rinchiuderebbe la metà della popolazione degli Stati Uniti perché non è conforme al modello, lasciando fuori solo l’altra metà, quella che vota Obama, e continua a credere nel modello dell’ american Dream. Così almeno l’essenziale è salvo.

… “Salvo”? Salvo il fatto che, per noi, la spiegazione di “cultura della violenza” per gli Stati Uniti è risibile mentre sappiamo che l’Europa ha conosciuto veramente la violenza. (….. non è che….. Secondo quanto si racconta, fu proprio per sfuggire dalla violenza in tutte le sue forme europee, dalla nostra  “cultura della violenza”,  ondate di emigranti europei furono attirati da specchietti per le allodole, del tipo “La terra promessa degli Stati Uniti d’America?”)  

E allora noi proponiamo un’altra spiegazione per la violenza, e, di conseguenza per la libera disponibilità delle armi, che non sarebbe affatto in questo caso un monumento simbolico alzato per la gloria della libertà americanista e del Secondo Emendamento della Santa Costituzione degli Stati Uniti.

Questa spiegazione si rifà semplicemente al fatto che c’è una totale assenza, fin  dalle origini, del potere pubblico negli Stati Uniti, come potere reale fondato sull’approccio dell’ interferenza del governo sugli uomini, come principio e come forza trascendentale che resta estranea a tutti gli interessi e tutte le altre aree che possano destabilizzare le forze dei principi.

(Allo stesso modo, in Europa, sarebbe interessante osservare come è cambiata la violenza, anche oggi con l’aumento dell’ insicurezza, alla luce del crollo della legittimità delle nostre classi dirigenti e delle nostre ideologie politiche.)

Così la nostra idea sarebbe che il bisogno di possedere gli strumenti per la propria protezione personale rileva meno di una “cultura della violenza” – espressione  senza un vero significato intrinseco che può essere compresa solo in un contesto di paura istintiva, e spesso non giustificata – che non trova nella forza pubblica chi difende i propri principi e che proteggerà la propria integrità contro eventuali attacchi di forze estranee,  private, ipocrite,  illegali, ecc.

L’insicurezza  del cittadino negli Stati Uniti e la sua psicologia terrorizzata e ossessionata per tutto quello che attiene con la sicurezza, proprio questo, dovrebbe farci capire – e  non le spiegazioni compiacenti sulla psiche  dei quartieri alti e della bella TV altolocata di Parigi –  perché la questione del possesso di armi ha l’importanza che ha in questo paese.

Questa ossessione delle armi non è tanto una conseguenza di una intrinseca psicologia che arriva non si sa da dove (il mistero delle origini), ma piuttosto deriva da un sistema, o dal Sistema se si vuole, che, per la sua componente costitutiva e le sue caratteristiche fondamentali, ha creato effettivamente questa psicologia come riflesso provocato e addirittura imposto.

E poi, al di là, ma sempre nello stesso ordine di idee, c’è un’altra dimensione, più congiunturale ma non meno importante, che dovrebbe trapelare dal massacro di Newtown. Il massacro è così orribile, la sua eco così terrificante e universale, Obama sembrava così commosso da avere le lacrime agli occhi e anche queste lacrime ci raccontano un pezzo di cronaca (1)  e sembrano  farci capire che non è impossibile che si stia per chiudere il dibattito sulla vendita di armi da fuoco negli Stati Uniti, comprese le armi d’assalto, e che non debba rianimarsi.

Sembra molto difficile che il Presidente, con gli occhi pieni di lacrime, non si faccia coinvolgere, lui che finora ha evitato ogni coinvolgimento con tutte le sue forze – e per una buona ragione … Perché si tratta di un tema di fondamentale importanza, non dal punto di vista culturale e psichiatrico, come ci raccontano i cronisti presenzialisti  francesi, ma in particolare, secondo noi, per un punto di vista politico. Basta controllare regolarmente uno di questi siti immensamente popolari, diciamo Infowars.com (2)  di Alex Jones, per capire che la questione del possesso di armi, oggi, ha ugualmente e insieme alla semplice questione di sicurezza personale, la dimensione politica propria negli USA della paura di una evoluzione  oppressiva e poliziesca del governo federale, e della paura di pressioni e di attacchi da parte di gruppi più o meno supportati da forze diverse e segrete, ma tutte correlate con il centralismo federale che è rappresentato da Obama che, volente o nolente, è il simbolo odiato da un discreto numero di cittadini americani.  

Questo significa che se il dibattito sul possesso e sulla vendita di armi, ecc., assumerà una dimensione urgente e drammatica  per gli Stati Uniti, sorgeranno in parallelo o si rafforzeranno se già esistono, in modo urgente e drammatico, tanti problemi di stabilità e di assetto per gli Stati Uniti – compresa, ad esempio, la questione della  secessione ( 3), questione per la quale il diritto al possesso di armi da fuoco gioca un ruolo importante.

E’ per questo motivo che il massacro di Newtown, a nostro parere, è stato qualcosa di più importante di quello che si dice negli interventi lacrimevoli e  balbettanti dei talk-shows parigini e delle spiegazioni di sociologi, psichiatri e  di tutti quelli che vanno dietro a Ulysse Gosset.

Potrebbe essere utile cercare di accettare il fatto che i problemi che devono affrontare oggi gli Stati Uniti, come il massacro di Newtown, non facciano parte solo della cronaca ma siano delle questioni estremamente più gravi e tragiche.

Fonte: http://www.dedefensa.org

Link: http://www.dedefensa.org/article-bagatelles_pour_un_massacre_certainement_pas__15_12_2012.html
15.12.2012

Traduzione per www.ComeDonChisciotte.org a cura di ERNESTO CELESTINI

Note :

  1. http://www.lemonde.fr/ameriques/video/2012/12/14/newtown-obama-emu-aux-larmes-s-adresse-au-pays_1806812_3222.html#xtor=EPR-32280229-[NL_Titresdujour]-20121215-[titres]
  2. http://www.infowars.com/
  3. http://www.dedefensa.org/article-puissance_antisyst_me_de_la_s_cession_05_12_2012.html

 

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