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BACKLASH ECONOMY: IL CASO DELL'ISLANDA

OVVERO UNA POSSIBILE RISPOSTA ALLA SHOCK ECONOMY

DI PIETRO CAMBI
crisis.blogosfere.it/

La Crisi vista dall’Islanda. Su una maglietta, a Reykjavik

Ebbene si. Confesso che, per la prima volta in dieci anni, ho fatto anche io il mio viaggettino all’estero, ho preso un aereo, ho dato il mio bastardo contributo all’aumento della CO2 etc etc. A titolo di discolpa posso solo dire che l’Islanda per un geologo è come la Mecca per un mussulmano ( no pun intended). Una volta nella vita tocca andarci.

Mettete poi la mamma di tutte le Crisi che ha fatto collassare il sistema bancario/finanziario locale e con esso la moneta, rendendo accessibile alle mie tasche sgarrupate quello che altrimenti sarebbe il paese più caro del mondo, tre amici con simili condizioni monetarie ed analoga curiosità et voilà. Siamo andati a zonzo in salsa decisamente pauperistica, tenda, fuoristrada vecchio di dieci anni e con 170.000 km sul groppone. Niente di organizzato, tutto di auto(dis)organizzato.

Sul fascino del paese poco da dire: a parte vulcani, ghiacci, avifauna, è la mancanza di GENTE e la commovente permanenza di PERSONE, in paesaggi fieri ed implacabili, che colpisce. Gli islandesi, gente ovviamente fiera e tosta, sono rimasti parecchio male della scoppola che hanno rimediato.

Convinti dai media che le spericolate operazioni di finanzia creativa messe su dai principali istituti del paese fossero l’equivalente moderno delle incursioni vichinghe dell’ IX secolo, di cui sono ancora alquanto fieri, al collasso della baracca, con tipica brutalità, hanno istituito una commissione di inchiesta DAVVERO indipendente, che in un anno e mezzo ha prodotto una relazione di un 700 pagine che inchodava, in pratica, gli interi vertici del paese alle proprie evidenti responsabilità, con contorno di lampanti connivenze, prestiti agevolatissimi allo 0% di interessi per dieci anni, mutui ipermilionari a ministri vari etc etc.

Tra quelli in vacanza permanente effettiva all’estero e quelli in soggiorno obbligato all’interno, la classe dirigente è stata spazzata via, il nepotismo, presente in modo quasi naturale in una comunità di 300.000 persone scarse, oltretutto per oltre metà concentrati nell’unica città/capitale ed il resto sparpagliato con una densità abitativa tra le più basse al mondo, è stato rapidamente esplicitato, nomi e cognomi, cosa facile in una nazione piccola e del resto facilmente verificabile da chicchessia. Alle elezioni ha stravinto il “Beppe Grillo” locale, che è diventato il Sindaco di Reykjavik. Una sua “deputata anarchica” ( ossimoro davvero spettacolare) ha proposto una legge che avrebbe fatto diventare l’Islanda il paradiso della libera informazione. Nell’incredulità della stessa deputata il disegno di legge “>è stato approvato proprio mentre ero a Reykjavik, ALL’UNANIMITA’.Un segno del desiderio di voltare davvero pagina del paese.

Nel frattempo la comunità finanziaria internazionale chiedeva al Governo islandese di assumersi non solo la responsabilità politica, evidente, ma anche e sopratutto quella economica del crack multimiliardario delle istituzioni finanziarie del paese.

La cosa avrebbe comportato il collasso del sistema previdenziale del paese ed in pratica la totale distorsione del denaro dei cotribuenti nelle tasche degli istituti creditori.

Questa era, invero una novità: Questa volta, senza nemmeno provare ad indorare la pillola, si intendeva OBBLIGARE un governo, ovvero tutti i cittadini di un paese a pagare per gli errori e le nefandezze di pochi, oltretutto privati, speculatori.

La cosa non è semplice come la dipingo, ovviamente, il confine tra ciò che è pubblico e ciò che è privato è spesso sfumato, ad esempio nel caso di istituti con capitali di maggioranza pubblici, nomine politiche, etc etc, ma credo che capiate il punto. Si è trattato, in realtà, del calo definitivo della maschera, delle forze reali del consesso internazionale, con la politica che nei paesi creditori si adattava a fare la parte del picciotto mandato a dare una sonora lezione al malcapitato comerciante non intenzionato a pagare il pizzo. L’Inghilterra, in primo luogo, si è incaricata di fare la voce grossa, minacciando le solite “sever conseguenze” in caso di non ottemperanza ai piani di rientro definti dal fondo internazionale..bla bla.

E’ stato però un grave errore. Un classico errore da delirio di onnipotenza ( unito ad una interiore paura della debolezza di questa pretesa onnipotenza).

Gli islandesi infatti, posti finalmente di fronte alla brutale realtà delle conseguenze devastanti  per l’economia reale del collasso finanziario, si sono resi conto di non volere ne POTERE pagare il conto presentato. Badate bene NON si è trattato ne si tratta di un classico default.

Si tratta, invece del rovescio della medaglia del liberismo: tirando troppo la corda il micidiale “t oo big to fail” che sta condannando il sistema americano non vale più. La mano pubblica NON interviene perchè non può ne vuole farlo e lascia creditori e debitori a mazziarsi tra di loro, nazionali o internazionali che siano. Le conseguenze di operazioni troppo azzardate ed affidi troppo inconsapevoli ed imprudenti ricadono, alla buon’ora sui diretti interessati.

Ecco, secondo il sottoscritto, il germe della possibile uscita dal paradigma “macroeconomico” attuale:di fronte a due scelte, una “assai sgradevole”, l’altra esiziale, tra il collasso locale e, forse, mondiale, del sistema finanziario, ovvero in ultima analisi, per i comuni cittadini, dei risparmi e della previdenza, ed uno della economia reale, che si tirerebbe dietro ANCHE il sistema previdenziale ed i risparmi, sia pure in uno slow motion crashing, la risposta può essere solo quella di accettare le perdite, contabilizzare i caduti e cercare di salvare il salvabile, nel processo riformando società ed economia su basi sostenibili. Il tutto si esplica, l’Islanda l’ha fatto, rinviando al mittente le richieste di risolvere PRIMA le esigenze finanziarie dei creditori interni e, sopratutto, esteri.

Non ho ancora un nome definitivo per questo genere di risposte “a muso duro” che, per essere davvero efficace, andrebbe sistematizzato con la stessa spietata freddezza con cui si è sistematizzato la Shock economy ( Loretta se ci sei batti un colpo).

Provvisoriamente possiamo chiamarla backlash economy“, l’economia “di reazione” o “del colpo di coda”, come preferite.

Passato il primo momento di sconforto gli islandesi hanno recuperato in fretta.

Come mi ha detto uno di loro, libraio a Reykjavik, quando hai una buona casa, energia quasi gratis e terra a volontà, non dovresti preoccuparti TROPPO.

In ogni caso – ha concluso con un mezzo sorriso – alle crisi ci siamo abituati. Per noi una VERA crisi è quando un vulcano si risveglia e minaccia di ricoprire un terzo del paese sotto una coltre di ceneri fumanti….

PIetro Cambi
Fonte: http://crisis.blogosfere.it
Link: http://crisis.blogosfere.it/2010/08/backlash-economy-il-caso-dellislanda-ovvero-una-possibile-risposta-alla-shock-economy.html
7.08.2010

Pubblicato da Davide

  • vic

    Bel reportage. Foto luminosa.

    Combinata con la reazione Argentina, abbiamo due soluzioni estreme, in senso geografico: una dal circolo polare artico, l’altra dall’antartico (quasi, Kirchner era stato governatore della Patagonia).

    Dunque, vediamo un po’ cosa c’insegna l’Islanda: conviene non essere troppo grandi, affinche’ tutti si conoscano. Conviene avere un certo senso dell’humour in caso di catastrofe. Conviene fare una bella piazza pulita. Conviene ricordarsi delle proprie radici di gente onesta (prima bisogna averle pero’). Conviene anche essere lontani geograficamente da certi poli finanzisti.

    Infine una solida tradizione democratica non guasta.
    Saro’ un illuso, se mai un giorno l’UE funzionera’ decentemente, sara’ perche’ avra’ un carattere molto nordico, diciamo scandinavo.

    Teniamo sott’occhio reazioni puntuali, come quella della ministra della sanita’ Polacca, che rinvio’ gentilmente ma decisamente le profferte puttanesche dell’OMS, intese a salvare i poveri Polacchi dal micidiale virus di la’ da venire. Anche lassu’ in Finlandia, una responsabile della sanita’ Lappone si esprimeva senza titubare sulla stessa falsariga dell’inflessibile signora ministra Polacca.

    Adesso tocca agli Ungheresi. Anche loro non mancano di tradizione e temperamento, nel senso del coraggio a dire altola’, malgrado nel ’56 il Migliore italiano applaudisse ai carri armati moscoviti. Tempra che certi smidollati non potranno mai avere, anche perche’ storicamente han ben poco di cui vantarsi.

    Altro che alla Libia, guarda all’Islanda Frattini, perbacco!
    Sempre che tu voglia imparare qualcosa, oltre che parlare al vento del deserto.

  • AlbertoConti

    ………………………………………… la classe dirigente è stata spazzata via ………………………………… Verrà il giorno anche da noi, ma quando? E come? Mani pulite docet, per chi ha occhi e cervello per vedere e per capire.

  • cavalea

    La UE non può funzionare decentemente nel senso in cui speri, perché è un organismo sovranazionale, imposto ai cittadini europei, dagli stessi poteri responsabili dell’attuale situazione.

  • backtime

    caro Alberto da noi certe cose non succedono!

    da noi si guarda chi sta a tavola finire il banchetto e pulirsi la bocca con la tovaglia (cosa che ritengo lo spregio massimo) nel mentre si ingluisce come se un boccone fosse toccato anche a noi.

    Come vedi, neanche con la fame pendula questo popolo di debosciati e cotardi reagisce, poi li senti parlare di futuro e dei figli, fintantoche il primo non gira il discorso su chi vincerà il prossimo scudetto, allora si che li vedi infervorarsi, la tessera del tifoso? giù altre madonne.

    Gli Italiani? tutto qui, oltre non v’è speranza!

  • marimari

    case, terreno a volontà ed energia quasi gratis
    sarà il nuovo pegno dei creditori albioni?

  • vic

    Il mio sogno e’ che l’UE si scomponga o si sfasci. Considerati i suoi gravissimi difetti interni non e’ un’ipotesi del tutto campata in aria, secondo il principio dei fondamentali, per cui prima o poi i nodi vengono al pettine.

    La seconda parte del sogno contempla un rinnovato processo aggregativo piu’ limitato, su ben altre basi, appunto a mentalita’ scandinava, struttura confederale e veramente democratica, per chi vuole ed e’ in grado di parteciparvi.

    Per ora non ci controllano ancora i sogni, anche se sono sulla buona strada.