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BACKLASH ECONOMY ALLA PROVA: TOCCA ALL’IRLANDA. TRA UN MESE IL DEFAULT ?

DI PIETRO CAMBI
crisis.blogosfere.it

Come volevasi dimostrare.

Eravamo stati facili profeti.

Non c’e’ due senza tre.

( non ci sono più le mezze stagioni, tantovalagattalalardochecilascialozampino, unarondinenonfaprimavera, potete aggiungere voi quante frasi fatte volete, per la gioia di Debora)

Dopo l’Islanda, tocca all’Irlanda.

Le voci di una probabile insolvenza di un suo importante istituto bancario PRIVATO stanno portando ad una stima del rischio default dell’Irlanda elevatissima, con l’inevitabile contorno di differenziale stellari dei tassi di interesse dei bonds e debiti/deficit pubblici “skyrocketing” ovvero che schizzano alle stelle come razzi.

Tra un mese ci potrebbe addirittura essere una dichiarazione di insolvenza da parte del loro ministro delle finanze.

A questo punto ci sono pochi dubbi che ci troviamo di nuovo di fronte ad un test della shock economy, ovvero, per farla breve: come procacciarsi del cibo in momenti di carestia? Tritare un paese, spezzandogli le ossa a mazzate finanziarie, per succhiarsi il tenero, se pur sanguinolento, midollo.

Quel che succederà, a questo punto siamo bravi tutti a fare previsioni, è già scritto.

1) uno o più prestigiosi istituti finanziari lanciano un grido di allarme che suona come un ultimatum al governo: o ci aiutate o andiamo alla malora trascinando nel gorgo i risparmi privati del paese. Non sto facendo previsioni: è quel che è appena successo.

2) i politici si spaventano per la prematura fine della loro luminosa e democratica carriera e cercano di metterci, disperatamente, una pezza.

3) le dissestate finanze del paese, anche a causa del ben pilotato crollo verticale della fiducia degli investitori internazionali, non sono in grado di garantire fondi sufficienti senza chiedere finanziamenti al neonato fondo di solidarietà europeo e/o al Fondo Monetario internazionale. Sarà quello che constateremo tra un mese o prima.

4) Le due succitate “dame di carità” per garantire il loro aiuto richiedono draconiane misure allo Stato (non all’istituto finanziario che ha provocato il dissesto, notate bene) che in pratica implicano la fine dello stato sociale (o di quello che ne resta) con il dirottamento dei denari dei contribuenti nel buco senza fondo cosi generato. Il flusso di capitali REALI, così ottenuto, fornisce nuova linfa e capacità finanziarie per continuare il giochino ai danni di un altro paese ( possibilmente porcino, ‘che è piu’ saporito). Anche qui sto descrivendo qualcosa che è già successo, solo quest’anno ed in Europa almeno altre due volte, in Grecia ed Islanda ( ci sarebbe anche il caso dell’Ungheria, veramente).

5) il risultato netto: impoverire una popolazione per decenni a venire senza contropartita, dato che i risparmi momentaneamente salvati dalla scomparsa causa default bancario finiscono o per essere spesi per sussidiare i servizi che ora non sono più garantiti dallo stato o per sopravvivere, semplicemente, nella situazione di depressione economica e sociale risultante. Chiedete ad un amico greco per i dettagli o guardate la nostra situazione in Italia per una versione demo di questo approccio.

6) Il tutto crea un insostenibile stress sociale che può finire in due o tre modi:

a) tafferugli e serrate varie, repressione poliziesca tutto sommato blanda e ritorno ad una depressa “normalità”. E’ quello che è successo, per ora, in Grecia e che succederebbe, con ottime probabilità, anche nel nostro paese. Il paese entra in depressione permanente con la prospettiva di una riesplosione del problema in grande stile, una volta esaurite le risorse e dispiegato nella sua interezza l’impatto della situazione.

b) come sopra ma con accenti di vera guerriglia urbana, militarizzazione della società ( coprifuoco etc etc) e seria possibilità di collasso del sistema politico ( aka: rivoluzione)

c) come sopra ma con la classe politica che, di fronte alla propria non puramente politica fine, lucidamente affronta il problema, calcola costi e benefici e decide, con lucidità e freddezza, di lasciare che gli istituti di credito vadano alla malora, così salvando l’economia reale, sia pur a prezzo di uno stallo degli investimenti ( non ci sono più capitali e risparmi su cui far leva e dall’esterno ne arriveranno con difficoltà).

Nel processo mutui ed altri oneri finanziari vengono ricartolarizzati ad un costo molto basso e per percentuali frazionarie dell’importo originario.

Gli imprenditori e le famiglie con il mutuo sul groppone possono mantenere un minimo di capacità di spesa e contare ancora sull’apparato sociale statale, bello o brutto che sia.

7) Comunque vada la mazzata riporta, dopo decenni di illusioni, i cittadini di fronte alla realtà, ovvero che non si può costruire il futuro senza pensare alla sostenibilità degli investimenti e delle risorse coinvolte. Contemporaneamente si riportano gli investitori e gli economisti “cartacei” a fare i conti con la realtà.

Il tutto si configura, come ormai sapete, come un vero e proprio colpo di coda, backlash, dato dalla società reale di un paese in risposta al sistema economico internazionale che avrebbe grandemente preferito poter cartolarizzare sul groppone della gente della Grecia/Islanda/Irlanda/…. il collasso delle loro economie cartacee con contorno di fallimentari esercizi di finanza virtuale.

Ci vuole un popolo tosto, abituato a guardare la vita negli occhi e governanti onesti, coraggiosi ed altrettanto tosti.

Vedremo se gli irlandesi sono fatti davvero come ce li immaginiamo nei nostri stereotipi. Grandi, grossi, coraggiosi, onesti e sinceri, fino alla brutalità.

Vada come vada:

Backlash economy. Backlash economy e backlash economy.

Altra strada, per evitare il collasso sociale, con il minimo possibile di distruzione del futuro di una nazione, ormai ne sono persuaso, non c’e’.

Pietro Cambi
Fonte: http://crisis.blogosfere.it
Link: http://crisis.blogosfere.it/2010/11/backlash-economy-alla-prova-tocca-allirlanda.html
5.11.2010

Pubblicato da Davide

18 Commenti

  1. I MERCATI IN ANSIA: L’IRLANDA SARA’ LA PROSSIMA GRECIA ?

    DI MAURO BOTTARELLI
    ilsussidiario.net

    Mentre in Italia si apre di fatto una crisi al buio che ha già fatto schizzare in un solo giorno i cds sulla protezione del debito di 8 punti base a quota 199,3, per l’Irlanda comincia la settimana della verità. Ieri, infatti, è giunto a Dublino il Commissario europeo per gli affari economici e monetari, Olli Rehn, per una visita di due giorni durante la quale sarà chiamato a valutare il piano di tagli della spesa e aumento delle tasse da 6 miliardi di euro per il 2011.

    Nonostante l’Irlanda abbia in cassa i soldi necessari per evitare una richiesta a breve di intervento da parte dell’Ue e scongiurare il default, apparirebbe quantomeno irresponsabile gettarsi in un’operazione autocratica con il forte rischio di dover toccare i fondi pensione e finire senza un euro al massimo il prossimo maggio.

    Il cds sul debito sovrano irlandese ha toccato la quota record assoluta di 599 (dopo aver sfondato per la prima volta il suo record assoluto il 5 novembre a quota 587), ovvia reazione del mercato agli sforzi del governo di convincere gli investitori che Dublino non sarà la prossima Atene: «Siamo alla vigilia di uno sciopero dei compratori di bonds: per evitarlo bisogna che qualcosa che cambi la dinamica accada nelle prossime due settimane», è il giudizio di Jens Peter Soerensen, capo analista della Danske Bank di Copenhagen, primario collocatore di bonds irlandesi in Europa.

    Con un deficit al 32% del Pil c’è poco da scherzare o prendere tempo, anche perché già una volta Brian Lenihan, il ministro delle Finanze, è stato smentito da economisti come Morgan Kelly, detto “Doctor Doom”, il quale denunciò che il costo per il salvataggio delle banche non sarebbe stato di 50 miliardi di euro come dichiarato dal governo, ma di almeno 70. E così è stato. «A cosa serve mettere mano alla gestione della spesa, quando l’iceberg delle perdite bancarie è pronto a farci annegare tutti?», ha scritto ieri Kelly sull’Irish Times, giudizio che trova abbastanza d’accordo anche Scott MacDonald, capo per le ricerche economiche e sul credito della Alladin Capital Management LLc di Stamford in Connecticut: «L’orologio irlandese sta ticchettando tra la politica e il budget, con gli investitori seduti sul sedile posteriore e intenti a contemplare con attenzione quanto sta per accadere. Il budget è la chiave per ritrovare fiducia».

    Come già annunciato qualche giorno fa, la data chiave potrebbe essere il 7 dicembre, giorno in cui il governo presenterà il piano di tagli al Parlamento: il Fine Gael, principale partito di opposizione, ha già detto con non voterà il budget e con una maggioranza di tre seggi e un turno suppletivo previsto per il 25 novembre, l’esecutivo appare davvero a forte rischio di tenuta. Ecco dunque riemergere il vecchio fantasma del nazionalismo celtico, con Timmy Dooley, avvocato e consigliere di Brian Lenihan, pronto a denunciare il fatto che «il budget rimane l’ultima speranza per mantenere la nostra sovranità nazionale ed evitare che influenze esterne guidino il nostro futuro salendo a bordo».

    Prima di giungere a Dublino, Olli Rehn ha preliminarmente approvato il piano irlandese di tagli, aggiungendo che «scelte politiche difficile ma necessarie devono ancora essere fatte riguardo le misure e gli strumenti necessari per giungere all’obiettivo prefissato», ovvero tagliare il deficit sotto il 3% entro il 2014: se Lenihan ce la farà senza scatenare una guerra civile il Nobel per l’economia è prenotato.

    Per ora gli tocca tenere a bada gli investitori, i quali continuano a richiedere extra-rendimenti per detenere il debito nazionale e lo spread rispetto al Bund è più che duplicato negli ultimi tre mesi: ieri mattina alle 9, ora di Londra, lo spread tra bond irlandese e bund aveva toccato i 528 punti base, stando a Bloomberg. Inoltre, a spaventare Dublino – e con essa tutti i cosidetti periferici – ci pensa ancora la Grecia, tecnicamente salva per evitare il default di banche tedesche e francesi, ma alle prese con spread sempre maggiori nonostante la tenuta del Pasok alle elezioni amministrative dello scorso weekend, una sorta di referendum sulle misure di austerità imposte dal governo.

    Il 5 novembre lo spread sul bund ha sfondato quota 900 punti base per la prima volta da metà settembre, mentre ieri, nonostante la vittoria elettorale, era a 880 punti base, su di 189 punti base dal 25 ottobre. Inoltre, come già scritto la scorsa settimana, Dublino deve anche fare i conti con la decisione tedesca di imporre ai detentori di bond parte del peso dei futuri salvataggi attraverso haircut dei rendimenti, scelta che Brian Lenihan il 3 novembre ha definito «non di aiuto, visto che manda il chiaro segnale ai mercati che l’Europa è sul punto di ristrutturare il debito di altre nazioni».

    Non sarà di aiuto, chiaro, ma è la realtà: per Erik Nielsen, capo economista per l’Europa di Goldman Sachs, «l’Irlanda dovrà ricorrere all’aiuto dello European Stability Fund e del Fmi già all’inizio del 2011. E questa certezza sta cominciando a scatenare uno tsunami di nuove preoccupazioni sul mercato. C’è una considerevole possibilità che quelle istituzioni di salvataggio saranno coinvolte in un piano di finanziamento per Irlanda e Portogallo all’inizio del prossimo anno, questione di pochi mesi» (giusto per la cronaca, ieri il cds del Portogallo ha raggiunto quota 466, quello della Grecia 864 e quello della Spagna 265,2).

    Una cosa va chiarita, per amore di verità: la danza degli spread, come quelle dei cds, può essere innescata anche da fattori emotivi, speculativi e tecnici. In particolare lo spread tra bund e obbligazioni irlandesi e di altri paesi ad alto indebitamento potrebbe parzialmente essere il riflesso del bassissimo numero di bond trattati in questi giorni. Volumi di scambi ridotti, infatti, significa che ogni volta che un singolo investitore decide di vendere bond irlandesi o greci crea un cosiddetto “market-moving event” e causa un crollo del prezzo e un picco del rendimento richiesto.

    Altresì, però, sarebbe irresponsabile negare che la situazione strutturale del deficit irlandese sia fuori controllo, soprattutto visto l’obbligo di rientro del deficit sotto al 3% del Pil entro il 2014 imposto dall’Ue, limite che vede anche Francia e Gran Bretagna – protagonista di una finanziaria di tagli senza precedenti – costrette a nuove manovre per centrare l’obiettivo. Per ricevere il via libera di Bruxelles, Dublino necessita da qui a tre anni di altri risparmi per 15 miliardi, portando la somma totale combinata di aumento delle tasse e tagli della spesa a circa il 30% del totale dell’output economico del paese. Auguri!

    In un report della scorsa settimana, il Fondo Monetario Internazionale sottolineava la necessità di dare risposte all’aumento delle ratio sul debito nelle nazioni avanzate: nemmeno a dirlo, la ratio leader è quella irlandese, raddoppiata dall’inizio della crisi e ormai quasi a quota 100% del Pil. Per il Fmi, il rischio connaturato è quello della velocità della perdita di fiducia dei mercati, visto che solo un anno fa il tasso di interesse sullo spread tra bon greco e bund era all’1% e ora è pari a nove volte, con le obbligazioni greche all’11,3% e i bund al 2,5%.

    Il super-euro, sempre sugli scudi, è avvisato. E anche i detentori di obbligazioni, visto che per Aaron Smith, managing director del Superfund Financial, «nonostante il piano di QE2 della Fed, gli investitori dovrebbero stare ben lontani dal debito governativo Usa visto che si sta sviluppando un’enorme bolla sul mercato obbligazionario. Gli investitori retail stanno comprando bond come se fossero azioni tecnologiche nel 1999, così facendo le perdite sono garantite. La miglior difesa, a mio avviso, è l’attacco e cioè non comprare obbligazioni, siano a due o a dieci anni».

    Questa settimana rischia davvero di essere fondamentale. Non solo per gli irlandesi però, visto che avanti politicamente di questo passo l’Italia avrà non pochi problemi a piazzare sul mercato il proprio debito nelle prossime aste: cds e spread contano più di mille giochi del cerino, attenzione a non scottarsi le dita con il mercato. Il resto sono soltanto chiacchiere. Irresponsabili.

    Mauro Bottarelli
    Fonte:/www.ilsussidiario.net
    Link: http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2010/11/9/FINANZA-I-mercati-in-ansia-l-Irlanda-sara-la-prossima-Grecia-/3/125427/
    9.11.2010

  2. Visto che i FATTI non fanno che confermare il prevedibilissimo esito teorico del modello economico-monetario imposto al mondo (e sappiamo anche da chi e per conto di chi), una possibile reazione di naturale difesa dell’economia reale parassitata a morte è quella di rigetto, di reazione allergica al modello economico-monetario imposto con tanto di ideologia talebana al seguito: LA LIBERA CIRCOLAZIONE INTERNAZIONALE DEI CAPITALI (MONETARI).

    Suvvia, diamoci un taglio netto, come al nodo gordiano: i capitali prodotti in casa restano in casa, l’import-export va equilibrato sempre e in ogni caso (questa sì che è una regola “naturale” che dovrebbe essere resa inderogabile per tutti i paesi, a cominciare dai più prepotenti). I mezzi tecnici d’attuazione non sono un problema, tecnicamente. Ma visto che sono tutti all’interno delle banche sono un problema politico. La vera rivoluzione è l’occupazione popolare delle banche. E’ come se in Sicilia TUTTI i siciliani onesti occupassero contemporaneamente ogni più piccolo tentacolo della piovra mafiosa, così ben distribuita sul territorio.
    Se la “politica” non riesce e non vuole farlo, lo facciano i cittadini direttamente. Con l’unità d’intenti nulla è impossibile.

  3. sonosempre stato un sostenitore dell’euro, come italiano che ci ha salvato dall’africanizzazione, e come europeo ch ecrede nell’allargamento della comunità.
    ma è successa una cosa che mi ha convinto come, invece di essere ispirato da sani principi economici e sociali, l’euro sia solo stato un cavallo di troia della germania per assumere quel controllo dell’europa che non gli è riuscito con le armi.
    la cosa sgradevole accaduta, e che ho chiaramente visto con la crisi greca, è il processo con il quale si è giunti a questo punto in cui la germania è in piena ripresa e molti altri stati arrancano.
    aver concesso a tutti ( i partecipanti all’euro) una moneta forte, risultante della forza globale dell’europa, ha spinto le nazioni “deboli ad indebolirsi ulteriormente sotto la spinta dei mercati esterni che si sono impadroniti delle produzioni più povere, sia agricole che industriali, che però erano le loro fonti di ricchezza.
    contemporaneamente , l’uso della stessa moneta ha equiparato le economie deboli a quelle forti, offrendo a queste ultime un mercato “casalingo” per i loro prodotti a più alto valore aggiunto, permettendo loro dei ricavi prontamente dedicate alla ricerca e sviluppo.
    i paesi più poveri si sono invece beati di questo apparente benessere, trovando anche facilità nell’indebitamento.
    il risultato è sotto gli occhi di tutti.
    quanto ci sarebbe stato da aspettarsi era che sul mercato dei capitali arrivassero richieste in euro da parte della BCE, sostenute dalla forza globale dell’europa, all’interno della quale , eventualmente, si fossero concretizzate azioni per far progredire le economie più deboli, mentre invece sono state abbandonate a confrontarsi individualmente con rating e mercati internazionali, senza alcuna “copertura” da parte della BCE.
    così mentre una germania rafforzata e resa più efficiente dagli investimenti fatti, si pone tra i tre maggiori esportatori mondiali di prodotti tecnologicamente avanzati, i paesi più deboli vengono abbandonati al loro destino di sacrifici “lacrime e sangue” senza nemmeno più quelle produzioni ch eli hanno da sempre mantenuti.
    complimenti alla germania, e un “pirla” a tutti quanti non si sono accorti di quanto avveniva (me compreso).
    solo che almeno io , ora , ho capito….

  4. Andrea Mensa, finalmente.

    Meglio tardi che mai.

    Barnard l’ha spiegato in tutte le salse che l’Euro ci sta’ uccidendo [www.youtube.com]

  5. l’euro sia solo stato un cavallo di troia della germania per assumere quel controllo dell’europa che non gli è riuscito con le armi.

    Esattamente. Prima l’ha fatto con con la ex-DDR, e adesso lo sta facendo con l’Europa. Fallita la missione militare nazista è stata inaugurata la stagione finanziaria, con successi evidentissimi. Se l’uccisione di milioni di persone è un fatto che nessuno può ignorare, l’accorpamento di capitali che calano i paesi poveri in difficoltà sempre maggiori è invece una manovra sottile, impalpabile se non fosse per gli effetti che produce. La cosa difficile è risalire alle vere cause. L’ex Impero Prussiano si sta prendendo una grossa rivincita sia su Versailles che su Norimberga. Il piano Dawes questa volta ha funzionato

  6. mi spiace contraddirti ma barrnard ha motivato la sua avversione all’euro, con tanti motivi che però ritengo uno più sbagliato dell’altro, ed ho anche spiegato il perchè.
    il fatto di “intuire” unn qualche cosa, e non trovare il modo di comunicarlo, è un difetto del comunicatore, non di chi riceve.
    se c’è una cosa che mi fà veramente incazzare è dover dire “visto ch eavevo ragione ?” per il semplice motivo che dimostra in modo lampante quanto io non sia riuscito a trasmettere un qualcosa per me tanto evidente, ma per gli altri assolutamente no. si chiama “incapacità di comunicare”.

  7. Dice Cambi
    C’è una considerevole possibilità che quelle istituzioni di salvataggio saranno coinvolte in un piano di finanziamento per Irlanda e Portogallo all’inizio del prossimo anno, questione di pochi mesi» (giusto per la cronaca, ieri il cds del Portogallo ha raggiunto quota 466, quello della Grecia 864 e quello della Spagna 265,2).

    Ma Perrone informa che
    La Cina “acquista” il Portogallo e anche Ungheria ed Islanda non si sono piegate al ricatto dei banchieri. Insomma i giochi sono più complessi di quanto dice Cambi.

  8. Hai pienamente ragione! Vivo in Grecia e ti posso assicurare che cio che dici e’ la realta’ dei fatti. Con questo gioco del debito la Germania e in parte minore la Francia controllano l’economia di tutto il paese monopolizzando l’intero mercato. Questo paese si e’ indebitato cosi’ tanto con la Germania che oramai nessuno ha piu voce in capitolo, inoltre c’e’ da aggiungere un altra cosa, le armi! Questo e’ un altro motivo per il quale la Francia si e’ oppone oggi come in passato all’ingresso della Turchia in Europa. La Grecia si e’ indebitata in maniera inimmaginabile con questi stati anche per comprare armi per lo storico conflitto con la Turchia. La Grecia e’ morta. Sicuramente anche per colpa dei Greci, ma la Germania ha effettuato una vera e propria conquista economica. Inoltre se vedete i tassi d’interesse dei prestiti fatti nell’utlima crisi vedrete che neanche gli strozzini osano tanto. E questo si chiama aiuto? Ciao

  9. Quoto in tutto e per tutto. E’ dal primo giorno dell’euro che molti denunciano la “fregatura” o meglio questo crimine pianificato sin dal 1943

  10. Gran bel commento.

  11. Barnard è il miglior giornalista “investigativo”di questo Paese..trova tutte le voci autorevoli, analizza i documenti storici ufficiali. Quel che è grave era tutto pianificato con estrema coscienza dal moltissimi anni, non si tratta di un errore umano o di buoni propositi falliti..

  12. scusami ma non sono d’accordo.
    ti farò le mie scusi se mi porti un pezzo di Barnard ch enon se la prensdda con l’euro solo in termini monetari.
    se leggi quanto ho scritto io invece, denuncio l’euro usato per fini ECONOMICI, il che è un altro conto.

  13. Andrea,io non credo tu abbia problemi di comunicazione, credo invece che essedo stato un bancario ti sei troppo fossilizzato nelle tue idee portate avanti tutta la tua vita, formate su quegli stessi libri su cui ha studiato anche mio figlio in USA.
    Barnard ha riportato fonti autorevoli che hanno analizzato questo sistema, liberi da quel guinzaglio che i professoroni universitari economisti hanno.
    Ma che volevi dire?

    sonosempre stato un sostenitore dell’euro, come italiano che ci ha salvato dall’africanizzazione

    L’euro ci avvicinerà sempre di più all’africanizzazione perchè ci manca proprio la sovranità monetaria.
    L’Italia era uno stato pieno di artiggiani, piccoli imprenditori che per mancanza di capitale hanno dovuto chiudere le loro piccole azziende, i contadini gli agricoltori hanno dovuto soccombere. Le arance, il latte,i pomodori soppressi, la lana della tosatura delle pecore la pelle dei conigli vengono buttate perchè troppo costosa la lavorazione.
    Le acciaierie smantellate perchè fallimentari (guarda caso in Giappone funzionano benissimo perchè più piccole)meglio svendere che ristrutturare con un buon programma aziendale, con menager capaci invece ci hanno sempre messo degli incapaci servi al servizio del partito di turno senza un minimo d’esperienza o un minimo di programmazione futuristica.
    Liberalizzare, vendere quello che apparteneva ai cittadini significa essere servi di un solo padrone che deve accumulare dei lauti profitti e poi trasferisi altrove
    Ora dobbiamo rispettare le leggi di quel padrone che noi abbiamo foraggiato e che ci ha portati alla comunità europea, rispettare leggi comunitarie le leggi che loro ci hanno imposto.
    Noi non siamo gli stati uniti d’america, abbiamo poca terra poche risorse minerarie, economie diverse e tanti imbroglioni venduti che occupano posizioni di rilievo senza un minimo di competenza. Industrie nate senza leggi per lo smaltimento dei rifiuti tossici che hanno avvelenato quei pochi spazie disponibili danneggiando la nostra terra e i cittadini avvelenati da loro, dall’industria alimentare e farmaceutica vengono curati con i soldi dello stato mentre loro i responsabili dopo averci avvelenati la fanno franca.
    . Avevamo solo la nostra inventiva e tanta creatività, il culto della famiglia e della sopravvivenza ora invece ci ritroviamo con la disperazione di tanti allienati che per poco o niente ti ammazzano.
    Ad un giovane volenteroso non bastano 3 lavori sottopagati per sopravvivere mentre i cinquantenni vengono rottamati.
    Allora dimmi di grazia se l’unione europea ci doveva portare a lavorare come degli schiavi, tanto valeva rimanere co la nostra dignità e lavorare per il nostro benessere ed essere un popolo sovrano nella nostra nazione e non per il benessere di pochi eletti.
    Scusa la mia semplicità ma io d’economia ci capisco poco e ti stò parlando da casalinga che ha constatato la realtà che mi è passata sotto gli occhi nel terzo mondo, in USA e in Europa in questi ultimi 30 anni.
    Io non odio nessuno ma, dio solo sa(semmai ne esistesse uno ) quanto ODIO L’EURO E LA COMUNITA’ EUROPEA COSI COME CI E’ STATA IMPOSTA.
    Cordialmente M.
    Ps.
    per non dirti come si considerano gli inglesi francesi e tedeschi all’estero.Altro che comunitari.

  14. amensa un bancario????

  15. E’ sempre un piacere leggere i tuoi commenti, soprattutto per i procedimenti logici, che ahime’ purtroppo molti si fermano solo al risultato.

  16. cara mikaela
    non sono e non sono stato mai un bancario.
    sono stato un esperto informatico, sui grossi computers, a livello internazionale.
    questo lavoro mi ha portato all’interno delle grosse banche, compresa banchitalia, dove, appunto operavano i più grossi computers sul mercato.
    e , per risovere problemi molto complessi, ho conosciuto i PROCESSI bancari, dal di dentro, capisci ?
    se un uomo può deviare dai suoi compiti, una macchina fa e farà sempre e solo quello per cui è istruita a fare.
    questo è la sorgente delle mie conoscenze del mondo bancario.

  17. ps. non so quanti anni tu abbia, e non so se ricordi qual era la situazione “paese” quando la lira confluì nell’euro.
    in breve, eravamo sull’orlo della bancarotta, questa la triste realtà di allora, e questo grazie ai passati governi del CAF che avevano per anni regalato agli italiani il bengodi a credito.
    ovviamente ad alcuni molto di più che a tutti gli altri.
    purtroppo, all’unione monetaria, che ci salvò dal dover pagare interessi stratosferici sul debito pubblico, già allora abnorme, non è stata la base per un’unione politica.
    all’aver creato un grande mercato per i prodotti tedeschi, non è poi corrisposto una estensione del rating e quindi degli interessi sui debiti, sulla moneta di TUTTI i partecipanti, e questo ha portato ai disastri attuali di grecia e irlanda, e speriamo che si fermi qui. e questa doveva essere una decisione squisitamente politica, cosa che è mancata.

  18. in breve, eravamo sull’orlo della bancarotta, questa la triste realtà di allora, e questo grazie ai passati governi

    Come può uno Stato fare bancarotta se è padrone della sua moneta?

    A chi doveva tutti questi soldi lo stato italiano?

    Se avesse creato altra moneta per ripagarsi il suo debito sarebbe comunque andato in bancarotta?

    Come mai gli stati con moneta sovrana non vanno in bancarotta?

    Anche se capisco poco d’economia il discorso di Barnard fila molto bene e la realtà dei fatti gli da ragione.

    Mettendo altro denaro in circolazione avremmo conservato le nostre piccole aziende, che vendevano a noi stessi e fuori dall’Italia,forse saremmo stati più poveri ma mai con il cappio al collo come ora.

    Forse dovresti studiare un pò di più la materia (consulta anche le fonti di Barnard) e non basare tutta la tua analisi sull’esperienza “d’ingegnere di sistema”elettronici che in definitiva fanno sempre quello che è stato programmato nella schede.

    Comunque sia, mi fa piacere la tua conclusione,(vuoi per i motivi che tu non sai spiegaro, vuoi per la precisa analisi fatta da Barnard ) l’euro è un grande crimine perpetrato alle nostre spalle.

    Ps.Scusa se ti ho dato del bancario ma avevo letto che avevi avuto a che fare con le banche in un tuo precedente commento.