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AVATAR: I NUOVI FANTASTICI ORIZZONTI DELLA GIUSTIZIA ONIRICA

DI ROBERTO QUAGLIA
roberto.info

Vi è un giudizio pressoché unanime sul fatto che Avatar rappresenti una pietra miliare nella storia del cinema. La mia opinione è che la novità vada al di là della storia del cinema.

In ballo, ci sono i nostri cervelli, ovvero i modelli mentali nei quali consiste il nostro rapporto con la realtà del mondo. Ed è qui che Avatar indubbiamente rappresenta un punto di svolta assai più importante di quello pur segnato nella storia del cinema.

Insomma, in buona parte è un cartone animato animato (quanta differenza fa il fatto che siano stati attori umani a compiere i movimenti dei personaggi e ad abbozzarne le espressioni?), ma noi stiamo qui a parlarne come se fosse un film vero. Siamo poi sicuri di avere tutte le rotelle a posto?

Nella foto: James Cameron

La novità sta proprio qui: il nostro cervello è sempre meno in grado di distinguere la realtà dalla finzione. E questo è solo l’inizio.

Dobbiamo infatti renderci conto che il miracolo tecnico di Avatar è un miracolo oggi. Nel 2010. E’ solo questione di tempo prima che ulteriori progressi renderanno queste tecniche uno standard diffuso che qualsiasi regista potrà utilizzare a piacimento. E prima o poi ci ritroveremo noi stessi a poter manipolare a tal modo la realtà visiva col nostro computer di casa – o con l’accesso all’immenso potere di calcolo degli sciami di computer in rete.

Si prospetta, insomma, un futuro alquanto allucinatorio per noi e soprattutto per le generazioni che verranno.

La mente umana è molto più elastica di quanto comunemente si creda, e la visione del mondo può variare in misura incredibile a seconda dei luoghi e delle epoche della nostra specie.

Basti pensare al celebre episodio agli albori del cinema: i fratelli Lumiere proiettarono il primo film della storia circa cento anni fa. Consisteva nell’immagine di una locomotiva a vapore che si dirige verso la cinepresa (quindi verso di te, spettatore, che guardi lo schermo). Si narra che il pubblico fuggì in preda al panico, credendo che la locomotiva fosse reale.

La mente umana di allora era uguale a quella di oggi?

Sembrerebbe di no.

Di fronte al segno visivo della locomotiva che si dirigeva verso di loro, l’unica interpretazione che la mente di quelle persone riuscì a darne fu evidentemente quella di una locomotiva reale che rischiava di investirli. E questo nonostante essi sapessero di essere in un locale chiuso e che dietro allo schermo ci fosse un muro e nessun binario. Può anche darsi che l’episodio sia stato esagerato e poi trasformato in leggenda, ma anche in questo caso, è segno del fatto che qualche ansia quel treno immaginario in arrivo deve pure averla suscitata.

In seguito, la mente umana ha imparato a godersi i film con il cosiddetto processo della “sospensione dell’incredulità”. In altre parole, noi sappiamo che ciò che vediamo è fittizio, e siamo quindi sostanzialmente increduli, tuttavia sospendiamo ad arte questa incredulità per la durata del film fingendo tra noi e noi che la vicenda osservata sia reale. E’ solo così che riusciamo a goderci un film, entrare nella vicenda, soffrire e gioire assieme ai personaggi. Quando un film è brutto, il piccolo miracolo della sospensione dell’incredulità non si compie. La vicenda non ci cattura e ci sembra di perdere soltanto il nostro tempo.

La sospensione dell’incredulità ci permette anche di lasciarci dettare gli umori dalle musiche che accompagnano i film, e senza le quali buona parte delle emozioni non ci sarebbero. La prima volta che fecero vedere dei film a certe popolazioni africane dove la modernità non è ancora arrivata, la domanda che tutti fecero è se nel nostro mondo c’è sempre la musica di sottofondo. Se ci pensate, è completamente assurdo che un film che pretende di apparire reale abbia musiche di sottofondo. Ma non ci pensate. Non ci pensiamo. Non ci si pensa. Condividiamo una follia comune ove la presenza di musica in una rappresentazione alla quale assistiamo la rende paradossalmente più reale, anziché irreale come sarebbe più logico. Perché il mondo reale effettivamente non ha proprio nessuna musica di sottofondo. Ci vuole la candida innocenza di un uomo fermo all’età del bronzo per consentirci di accorgercene fuggevolmente.

Per quasi cent’anni, questa sospensione dell’incredulità avveniva nei confronti di film che ad ogni modo mostravano cose reali. Persone vere. Luoghi esistenti. C’erano anche i cartoni animati, che indubbiamente potevano venire apprezzati per ragioni artistiche, ma l’unico pubblico in grado di sospendere la propria incredulità dei confronti di essi era quello dei bambini. Un adulto non dimenticava neppure per un istante che stava guardando un cartone animato.

Tutto ciò ha iniziato a cambiare con l’avvento degli effetti speciali.

Cose che non esistono hanno iniziato ad apparire davanti ai nostri occhi nei cinema, e la nostra mente ha esteso i confini della sospensione dell’incredulità possibile. Tuttavia, a guardare con attenzione critica, l’effetto speciale è spesso riconoscibile in quanto tale. Giochiamo a far finta di credere che un film pieno di effetti speciali sia reale, ma quando vogliamo sappiamo ancora per lo meno distinguere le parti interamente fittizie da quelle solo parzialmente tali.

Con Avatar il problema si complica.

Razionalmente sappiamo che quasi nulla di ciò che vediamo è vero (come nei cartoni animati), ma altre zone assai più profonde ed importanti del nostro cervello (quelle che ci per inciso ci tengono in vita facendoci rapidamente reagire all’ambiente) non vanno tanto per il sottile e credono a ciò che vedono. E’ per questo che guardando Avatar (soprattutto in 3D) abbiamo l’intensa sensazione che tutto sia reale. Lo stato dell’arte della cinematografia ha raggiunto un livello in grado di ingannare parti profonde ed importanti del nostro cervello.

La domanda allora è: Come verrà utilizzato tale magico potere dagli architetti dei nostri sogni futuri ad occhi aperti?

La trama stessa di Avatar ci fornisce qualche indizio a riguardo.

Lo schema della storia è banale e prevedibile in ogni aspetto. C’è chi si è mostrato infastidito da ciò, ma la mia opinione è che se vuoi una bella storia è meglio leggere un buon libro anziché andare a vedere il film con i migliori effetti speciali mai realizzati. In effetti, volendo esagerare potremmo dire che una buona storia rischierebbe di distrarti dagli effetti speciali. In Avatar la storia è “trasparente” – nel senso di quasi invisibile – e tutta l’attenzione si può concentrare sulle atmosfere del film.

Il leitmotiv della storia è che terrestri (d’ora in avanti chiamati “i cattivi”) per impadronirsi delle risorse di un pianeta sterminano senza tanti problemi gli indigeni (d’ora in avanti chiamati “i buoni”). Ovviamente alla fine “i buoni” vincono, con l’aiuto dell’umano illuminato di turno e della biosfera amica, con tanta punizione e bua per “i cattivi” (mi scuso con chi non avendo visto il film adesso ritenesse che gli abbia rovinato la sorpresa del finale).

E’ ovviamente una metafora, per nulla velata, di quanto la società di cui noi stessi siamo parte ha fatto in passato (con gli indiani d’America) e continua a fare tutt’ora (con gli iracheni, gli afgani e prossimamente gli iraniani).

Ovviamente il 100% del pubblico si identifica con le povere vittime.

Ovviamente?

Un momento, perché mai questo dovrebbe essere così ovvio?

La società occidentale è fatta di democrazie – così si narra – ed in una democrazia che sia tale si sa che i governi fanno ciò per cui gli elettori hanno dato loro i voti. Ma al di fuori di Avatar, nella nostra realtà reale, noi occidentali abbiamo recentemente invaso militarmente alcune nazioni, bombardandole ed uccidendo collateralmente persone nell’ordine dei milioni (1.300.000 solo che in Iraq, secondo alcune stime).

Questi morti hanno il difetto (o il pregio, a seconda dei punti di vista) di non essere visibili, nell’istante del loro decesso spettacolare, sullo schermo in 3D come gli indigeni di Avatar. Ma il fatto che siano poco visibili non li rende meno morti, anzi! (il famoso detto “chi non muore si rivede” suggerisce che prima dell’invenzione di cinema e televisione la morte in effetti abbassasse alquanto la visibilità di una persona)

I politici che hanno ordinato (o semplicemente avallato, in alcuni paesi d’Europa) questa carneficina sono quelli votati da noi. Dai cittadini occidentali. Cioè la gran maggioranza del pubblico che va a vedere Avatar. E che guardando il film curiosamente non si identifica con i personaggi che fanno ciò che nel mondo reale compiono anche loro – tramite la delega democratica alla propria classe politica. Uccidere persone in paesi lontani. No. Si identificano con le vittime.

Qualcosa apparentemente stona in questo quadretto.

Vi è una palese dissonanza cognitiva.

Ci si identifica con i “buoni” quando si guarda il film, mentre si fa parte del gruppo dei “cattivi” nel mondo reale, sebbene questo ruolo sia interpretato soprappensiero. D’altra parte anche in Avatar alcuni dei “cattivi” procedevano nel loro genocidio soprappensiero. Non sembravano accorgersi bene di ciò che stessero facendo.

Molte persone, leggendo queste righe, opineranno che essi non fanno parte del gruppo dei “cattivi”. Poiché esse sono contrarie alle guerre in Iraq ed Afghanistan. Sono contrarie allo sfruttamento lavorativo di bambini nelle fabbriche delle multinazionali nel terzo mondo (praticamente una riduzione in schiavitù). Sono contrarie a tutte queste brutte cose.

Ma… sono contrarie in che senso?

Forse nel senso che si smette sul serio di votare per i politici che fanno od avallano queste cose deprecabili, e si da la caccia coi forconi, i barili di pece e piume (antiche rustiche tecniche di linciaggio) ai politici che tradiscono le proprie pacifiste promesse elettorali in tal senso?

E soprattutto si è contrari nel senso che si rinuncia effettivamente a godere di tutti i benefici che derivano dal fatto di fare parte dei “cattivi”? Il benessere materiale occidentale sussiste unicamente poiché noi sottraiamo al resto del mondo immense quantità di materie prime beneficiando inoltre del lavoro sottopagato di miliardi di persone. E’ questo furto di risorse unito al moderno “schiavismo dislocato” che paga il nostro benessere.

Mi guardo intorno e non vedo molte persone effettivamente rinunciare a questi vantaggi.

In effetti, non ne ho mai vista neppure una.

Alcuni eventualmente scelgono uno o due vantaggi minori a cui rinunciare, così da potersi raccontare la menzogna di essere più virtuosi degli altri.

Alcuni rinunciano a mangiare da McDonald.

Altri a bere Coca Cola.

Bravi.

Accipicchia, voi sì che siete “buoni”!

Stronzate.

Nessuno, nessuno, nessuno è disposto a rinunciare ai benefici che derivano dal fare parte dei “cattivi”, ma tutti vogliono ugualmente credere in cuor loro di fare parte dei “buoni”.

E’ facile e comodo rinunciare a mangiare cheesburger che comunque non piacciono. Mica scemi! Nessuno rinuncia a ciò che davvero desidera. L’importante è convincersi di far parte dei “buoni” con il minimo dei costi.

Fare parte dei “buoni” è infatti un bene di conforto particolarmente raffinato.

Un gadget mica da poco!

Ci vuole dopotutto un bel po’ di stomaco (oppure palle, scegliete voi) per godersi il benessere sapendosi un “cattivo”. Normalmente, sentire di fare parte dei “cattivi” rovinerebbe buona parte del piacere che deriva dall’essere nati fra la minoranza benestante del mondo. Chi confida in una vita dopo la morte ha anche il problema che a far parte dei “cattivi” poi tipicamente ci si cucca la dannazione eterna anziché una più gradevole beatitudine imperitura in Paradiso.

Questo spiega come mai nella opulenta società occidentale siano necessarie speciali liturgie pagane atte a sgravare le nostre coscienze dal sospetto di non essere poi così “buoni” come ci piace credere di essere.

La gamma di queste liturgie è ampia e ce n’è per tutti i gusti.

C’è chi si prende a cuore il destino degli animali da pelliccia e per sentirsi buono va davanti al teatro dell’opera ad insultare le vecchiette col visone. Anche le comuni giacche di pelle sono fatte con pelle di animali d’allevamento uccisi (rammentiamo che i visoni sono mammiferi d’allevamento esattamente come i buoi che morendo ci fanno omaggio delle giacche di pelle, borsette, portafogli, cinture e scarpe di vero cuoio). Ma chissà perché questi virtuosi vanno sempre ad insultare le vecchiette e mai invece le bande di motociclisti che oltre alla giacca di pelle, hanno di pelle animale anche i pantaloni, e quindi secondo tal logica meriterebbero di venire insultati doppiamente.

Si potrebbero fare decine di esempi, ma questo ci porterebbe fuori tema.

Il fulcro della liturgia consiste in un rituale ove la persona che vuole convincersi di fare parte dei “buoni” soffra per uno o più mali del mondo. Si può scegliere di soffrire per le vittime di una guerra, per i bambini che muoiono di fame, per gli affetti da una malattia di propria scelta, per un animale minacciato di estinzione o per un popolo affetto da genocidio.

Ma la domanda indiscreta è: quanto soffre in verità questa gente così virtuosa?

Credo fossero Fruttero & Lucentini ad avere in passato cercato di quantificare la sofferenza di chi si dia pena per i mali del mondo.

Innanzitutto, per i mali del mondo non si soffre molto mentre si dorme. L’ inconscio non ci pensa neppure a soffrire, preferisce sognare. Poi, quando sei sul lavoro è difficile che uno abbia tempo di soffrire per i mali del mondo. Se davvero uno sta lavorando, è facile che abbia altre preoccupazioni. Poi, tre volte al giorno si mangia. Difficile soffrire a pranzo o a cena. Pensare a chi muore di fame a tavola potrebbe fare passare l’appetito. Ecco un altro paio di ore in cui non si soffre. Poi c’è la televisione. Bisogna guardarla almeno qualche ora al giorno, non fosse altro che per poterla disapprovare. Qui al massimo si soffre per la scarsa qualità dei programmi, ed anche la qualità della propria sofferenza ne risente. Ogni tanto poi nella vita si parlerà anche con qualcuno, no? Familiari, amici, ecc. Difficile concentrarsi sui mali del mondo mentre discuti di altre cose. Infine, anche quando uno concentra la propria attenzione su una tragedia che merita tutta la nostra sofferenza, non è che si riesca sempre a soffrire. Al cuore non si comanda. Alcune volte ti ritrovi a fronteggiare sconsolato la tua stessa arida insensibilità. Altre volte riesci finalmente a soffrire un po’, ma poi la mente si adatta, subentra un normale fenomeno di tolleranza al dolore, e tanti saluti alla sofferenza. Arresti il cronometro e scopri che hai sofferto per 3 minuti.

Insomma, alla resa dei conti viene fuori che una persona virtuosa, prontissima a soffrire per uno o più orrori che avvengono nel mondo, per essi in realtà non soffre effettivamente per più di un paio di giorni pieni all’anno. E’ un po’ pochino per millantare una superiore statura morale rispetto alle persone “indifferenti”, “egoiste” e “senza cuore”.

La sofferenza per i mali del mondo è quindi intrinsecamente un’esperienza virtuale, che esiste più in quanto rappresentazione che come realtà.

Per sentirsi schizofrenicamente “buoni” quando in realtà inconsciamente sospettiamo di fare parte dei “cattivi”, dobbiamo sottoporci a rituali di sofferenza virtuale.

Il che ci riporta al tema che qui ci interessa.

La moderna cinematografia, della quale Avatar è l’esempio paradigmatico, assolve a questa moderna esigenza liturgica in modo perfetto e scientifico.

Quando guardiamo Avatar siamo “liberi” di identificarci con le vittime dei massacri che nel mondo reale si compiono a nostro vantaggio. Soffriamo (virtualmente) quando i simpatici alieni blu vengono massacrati. Virtualmente lottiamo assieme ad essi contro i “cattivi” (che poi in effetti saremmo noi) ed infine trionfalmente gioiamo per la vittoria dei “buoni” con i quali ci siamo identificati (che nel mondo reale sono le nostre vittime).

Questa liturgia catartica ci inferisce una potente esperienza illusoria che giustizia sia stata fatta. Si tratta di un’esperienza onirica. Ma la nostra mente funziona in modo onirico quasi per un terzo della nostra vita! Dormire e sognare sono attività indispensabili alla nostre mente per elaborare i nostri modelli della realtà. Quando guardiamo Avatar, ci sottoponiamo ad un’esperienza onirica programmata dal regista e condivisa da tutti gli altri spettatori. Un sogno ad occhi aperti, pur tuttavia un sogno. Un’esperienza onirica di cui abbiamo bisogno per compensare la nostra consapevolezza di partecipare ad un mondo ingiusto. In questo sogno ad occhi aperti programmato, noi siamo le nostre vittime ed in quanto tali lottiamo ed infine perveniamo alla meritata rivincita. Una rivincita delle nostre vittime che beninteso esiste solo nei nostri cervelli. Ma che è sufficiente a farci sentire più buoni.

E’ la nuova tendenza del cinema di Hollywood. Fateci caso. Sono sempre di più i film ove si rappresentino gli orrori della società in cui viviamo, puntualmente risolti con un riscatto finale che nella realtà dei fatti non ci sarà mai.

Matrix, V for Vendetta, the Bourne Trilogy, the Shooter, Children of Men, i film di Michael Moore, tutti questi film e moltissimi altri ci fanno vivere l’esperienza onirica di una ribellione o rivoluzione contro un sistema ingiusto che riconosciamo in quanto tale, e che a parole ci piace eventualmente condannare, per sentirci virtuosi. Qualche ingenuo argomenterà che tali film sono nobili poiché “denunciano le brutture del nostro sistema ” e “risvegliano le coscienze” e tante altre belle parole.

Sarà.

Io di coscienze risvegliate in giro non ne vedo poi molte.

E soprattutto non vedo alcuna differenza nei comportamenti concreti di tutte queste persone con la coscienza “risvegliata”.

Come mai i milioni di spettatori entusiasti di Avatar, all’uscita del cinema non si riversano rabbiosi in massa nelle piazze davanti agli edifici dei governi che essi hanno eletto e che nel mondo reale sono o i diretti responsabili o gli indiretti sostenitori di stermini analoghi in Iraq ed Afghanistan ed altrove?

La risposta è semplice. Perché questi moderni film “di denuncia” e “politically correct” forse risveglieranno anche le coscienze, ma il loro effetto principale è quello di fornire l’esperienza onirica di un atto di giustizia che nella realtà manca. Un’esperienza catartica molto soddisfacente. Rispetto al passato, un indubbio progresso. Nei tempi andati l’unica via per sedare il malcontento popolare era il famigerato processo ai capri espiatori. L’essere umano dopotutto si accontenta di poco, gli basta l’illusione che giustizia sia fatta. Occasionalmente, capita che si debba ricorrere ancor oggi a questa antica pratica. Ma spesso, il processo della catarsi cinematografica è più che sufficiente. Il capro espiatorio è interamente virtuale. E’ il “cattivo” del film. Per assicurarsi che nessuno si identifichi con lui, in Avatar il capo dei “cattivi” è un personaggio al limite del grottesco, scolpito con l’accetta, che chiamare fumettistico è dir poco. Non è il frutto di un cattivo sceneggiatore. E’ una scelta voluta ed intelligente.

Questi film di denuncia, “politically correct”, risvegliano sì le coscienze, ma lo fanno sedandole nel contempo a suon di catarsi gratificanti ottenute con lieti fine immaginari. E risvegliare le coscienze a tal modo – progressivo e con sedazione contestuale – è molto utile, perché l’effetto è il disinnesco del potenziale dirompente che hanno le coscienze non ancora risvegliate. Le rivoluzioni tipicamente scoppiano quando una massa critica di coscienze ingenue si svegliano tutte insieme. Facendo bruciare lentamente la polvere da sparo di una bomba, l’ordigno non scoppia. Sfrigola finché non termina il combustibile. Alla fine ti ritrovi con milioni di persone svegliate, eppur tranquille. Meglio di così non si può. Una volte sveglie, non c’è più il rischio che si risveglino.

Probabilmente chi scrive e produce questi film a queste cose non ci pensa neppure. E’ pensabile che il sistema si sia auto-organizzato così. Il pubblico ha bisogno di esperienze oniriche ove il suo senso di giustizia, a disagio in questo mondo non certo ideale, venga appagato, così che non rompa le palle nella vita di tutti i giorni. Ed è quindi prontissimo a pagare per questi sogni. E Hollywood non se lo fa certo ripetere due volte.

In altre produzioni hollywoodiane la manipolazione è invece chiaramente progettuale ed intenzionale. E’ un tema ben differente, del quale parlo estensivamente nel mio libro “ Il Mito dell’11 settembre”, il quale esamina anche le menzogne e le raffinate tecniche con le quali ad esempio si è costruito il mito dell’attacco terroristico dell’ 11 settembre ad opera degli fondamentalisti islamici.

Avatar quindi marca una nuova tappa verso l’affermazione di un sistema giudiziario onirico esemplare. Affinché la giustizia onirica consegua al meglio le proprie funzioni catartiche, è essenziale che la sospensione dell’incredulità funzioni alla perfezione durante la visione del film. La perfezione tecnica ed artistica di Avatar assolvono perfettamente a questa funzione.

Ovviamente, come sempre avviene, questo è solo l’inizio del futuro.

Non solo la giustizia sarà in futuro amministrata in modalità sempre più onirica, ma anche importanti problemi come i diritti umani possono venire risolti così.

Soprattutto il diritto umano di ognuno di noi di essere un eroe.

Se si guardano i film di Hollywood, è evidente che questo importante diritto umano non è stato rispettato abbastanza. Il problema è che per sentirci vagamente eroici ci tocca identificarci con le maschere di Sylvester Stallone, Schwarzenegger o, se ci va meglio, Bruce Willis o Johnny Depp. Per certi versi è umiliante. Perché dobbiamo fare finta di essere loro? Siamo a tal punto delle merde da non potere essere eroi in quanto noi stessi?

Poiché la soddisfazione di vedere questi film è interamente onirica, tanto vale fare le cose come si deve. Ed il futuro, con i suoi progressi, indubbiamente ce lo renderà possibile.

Ancora una volta, Avatar ci mostra la strada.

E’ importante sottolineare che per realizzare Avatar si è approntata una tecnologia in grado di “avatarizzare” gli attori in tempo reale, mediante computer, così che il regista potesse controllare la riuscita delle scene senza dovere attendere che in seguito qualcuno realizzasse gli effetti speciali.

E’ ovvio che questa sarà la tecnica prevalente del futuro.

Con qualche indispensabile miglioramento.

Cui nella mia veste di umile scrittore di fantascienza, non posso evitare di dare qualche fugace accenno.

Il più importante dei miglioramenti, sarà la facoltà da parte degli spettatori stessi di poter “avatarizzare” a piacimento i personaggi di un film, dando ad essi il volto della persona desiderata. Ovviamente in tempo reale, mentre si guarda il film. Ciò sarà abbastanza facile da realizzare per i film visionati a casa, molto più complesso per quelli visti al cinema (dove i propri desideri sono in conflitto con quelli degli altri spettatori). Tuttavia è solo questione di tempo prima che anche al cinema ciò divenga tecnicamente possibile. Per poterci distinguere dai terroristi in futuro avremo infatti tutti un cip dentro di noi che certificherà la nostra identità, e che in questo caso potrà essere utile a determinare quale flusso di immagini sia destinato esclusivamente a noi.

“Avatarizzare” i personaggi di un film significa ad esempio il poter dare il proprio volto all’eroe del film, oppure alla vittima – dipende dalle inclinazioni di ognuno. Si potrà anche decidere di dare agli altri personaggi i volti delle persone desiderate – così da integrare a piacere parenti, amici e nemici nel film che si vuole guardare. Perché deve essere Bruce Willis ad uccidere un cattivo che a te personalmente non ha fatto nulla, quando nello stesso film potresti essere invece tu a dare al tuo acerrimo nemico ciò che si merita?

Qualcuno si chiederà come farà il tuo televisore (o computer, o parete a cristalli liquidi, o cos’altro si userà in futuro per vedere un film) a sapere che faccia hai tu ed i tuoi amici, così da integrarli nel film?

Sarà elementare. Le tendenza odierna da parte delle nazioni di accumulare dati biometrici sui cittadini per cosiddette ragioni di sicurezza giungerà certamente al punto in cui le autorità provvederanno a scannerizzare tridimensionalmente i corpi e i volti di tutti i cittadini (si può agevolmente fare alla consegna e/o rinnovo di un documento di identità). Dopotutto se uno dovesse mai ammalarsi di terrorismo (in futuro forse si scoprirà che esiste un virus in grado di trasformare qualsiasi cittadino modello in terrorista), alle autorità può fare comodo avere in archivio un modello tridimensionale del soggetto. Può anche venire bene per migliorare la qualità degli eventuali video dove si vede il poveretto compiere gli atti terroristici causati dal virus. I telegiornali hanno sempre bisogno di cose del genere.

Per la legge sulla privacy, naturalmente sarà facoltà del singolo cittadino di scegliere se dare consenso al trattamento del proprio avatar digitale per scopi di intrattenimento. Ma quasi tutti accetteranno. Perché ovviamente, per utilizzare l’avatar digitale di altre persone nel film che si guarda, si dovrà pagare una piccola tassa, parte della quale andrà al soggetto dal quale l’avatar è tratto. Essere antipatico a molte persone sarà quindi fonte di reddito, poiché saranno in parecchi a pagare una piccola tassa pur di potere uccidere tra mille supplizi quella data persona nei film che riempiranno le loro serate. Ma anche essere amati pagherà.

L’avatarizzazione di massa segnerà anche l’inizio di un’era di grande democrazia cinematografica, nel senso che chiunque potrà diventare una star del cinema. Non sarà necessario saper recitare, poiché i movimenti e le espressioni saranno ricavate dagli attori professionisti che hanno prestato i loro corpi per realizzare il film originale.

Credete che io sia andato troppo in là con le fantasticazioni?

Siete in errore.

Sto stringendo le redini della fantasia per evitare di sconvolgervi più del necessario.

In realtà il cinema 2.0 è già online, oggi, nel 2010, in forma embrionale, in uno spot commissionato dal governo svedese per convincere i cittadini a pagare il canone televisivo. Chiunque può inserire la propria immagine nel ruolo del nuovo eroe.

L’ho fatto anch’io, e potete ammirare il risultato sulla seguente pagina web:

http://en.tackfilm.se/?id=1265894904671RA65

Ha avuto un successo strepitoso.

E’ poca cosa in confronto con quello che verrà, serve tuttavia a convincersi che la direzione è quella.

Il cinema 2.0 sarà quindi soprattutto un’era in cui ognuno potrà davvero essere l’eroe dei propri sogni, ed imparare a vivere in letizia con le piccole imperfezioni del mondo reale mediante la purificazione quotidiana a mezzo della grande cinematografia giustizialista onirica che verrà. Attori e spettatori finiranno per mescoleranno in modo inestricabile. La mente umana considererà tutto ciò normale. E la gente farà fatica a credere che un tempo un film potesse non essere dinamico, interattivo e plasmabile secondo i più intimi bisogni di ciascuno.

In un mondo dalla psicologia collettiva trasfigurata da questi nuovi modi di interpretare il reale, anche gli orizzonti della politica si espanderanno in direzioni che oggi ci apparirebbero grottesche. I politici presto scopriranno che gli elettori saranno più inclini a votare per dei loro Avatar idealizzati, anziché per essi come effettivamente sono, e tutti i politici si faranno avatarizzare dagli stilisti di maggior gusto. Fino al giorno in cui qualcuno scoprirà che in effetti non c’è alcuno bisogno di un politico in carne ed ossa, dietro al suo avatar che la gente vota… e che anzi un individuo vero comporta in effetti solo problemi accessori dei quali si può benissimo fare a meno. Sarà l’alba di un nuovo modo di intendere la politica.

Avatar dimostra che oggi più che ieri – e domani più che oggi – è sempre più vero ciò che sentenziò già vari decenni fa McLuhan, il teorico del “Villaggio Globale”.

Il Mezzo è il Messaggio.

E lo sarà sempre di più.

Di più

Di più.

Di più.

PS. Ora c’è anche un gruppo facebook dedicato alla avatarizzazione dei politici italiani:

http://www.facebook.com/group.php?gid=342355539800&ref=mf

Roberto Quaglia è il primo italiano nella storia ad essere finalista, con un racconto di fantascienza, al più prestigioso premio britannico del genere, il BSFA Award.

Fonte: www. Roberto.info
Link: http://www.roberto.info/2010/02/27/avatar-orizzonti-giustizia-onirica/
27.02.2010

Pubblicato da Davide

  • nettuno

    La moneta di carta è priva di valore , un cartone animato che diventa film, un film che è fantascientifico, una musica sublimale, patatine transgeniche mangiate nell’intervallo …non è per caso che sto per diventare un Zoombie ?

  • AlbertoConti

    Fantastico! Finalmente una riflessione sulla realtà virtuale e i suoi rapporti con la realtà vera. Probabilmente quando Marx diceva che le religioni sono l’oppio dei popoli intendeva proprio questo, la confusione tra sogno e realtà, che per moltitudini di cristiani ha poi significato ipocrisia allo stato puro. Ancor oggi molti tra i più spietati delinquenti mafiosi si dichiarano credenti devoti, e “a modo loro” giusti, incarnazione dell’onore. Vediamo però l’altra faccia del “miracolo”, ovvero la capacità tipicamente umana di soffrire “moralmente”, d’indignarsi, di provare empatia con chi soffre, o muore. Senza di queste cose saremmo ancora nel paradiso terrestre, assieme agli altri animali, che pure soffrono molto, non solo fisicamente, ad esempio quando gli muore un figlio. Più hanno cervelli evoluti e più intensa e più a lungo potrà durare questa sofferenza, che però poi passa, prevale l’istinto basico della sopravvivenza propria e di gruppo. Così è per noi, solo più estremizzato. C’è chi soffre tutto il resto della propria vita per un lutto, ma sconfina nella patologia. E poi c’è l’esaltazione dell’ego, emotiva, culturale, materiale (potere e ricchezza), che pare non conoscere i limiti della classificazione patologica, comunemente intesa. Se la tecnologia ci offrisse anche l’opportunità della perfezione estetica e dell’immortalità, chi intenzionalmente se la farebbe sfuggire? Ma la grande assente è la coerenza, altro frutto potenziale del pensiero, l’unica che può sostituire la legge divina (o logica) di natura nell’universo virtuale prodotto dal cervello umano, che le sue leggi se le costruisce secondo la convenienza dell’anima, cioè autoreferenzialmente. Ma poichè il pensiero si traduce fatalmente in realtà, l’anello si chiude. Questa strana libertà sembra produrre molto letame e pochi fior, ma forse è così che ha da essere. Siamo solo all’inizio della grande avventura.

  • buono

    Abbiamo scoperto la catarsi!
    Per l’acqua calda attendiamo prossimo articolo.

  • anonimomatremendo

    La novità sta proprio qui: il nostro cervello è sempre meno in grado di distinguere la realtà dalla finzione. E questo è solo l’inizio.

    Soprattutto il tuo, visto che credi ancora alle panzane complottiste,nonnostante siano giá state sbufalate [undicisettembre.blogspot.com] da un pezzo.

    Si prospetta, insomma, un futuro alquanto allucinatorio per noi e soprattutto per le generazioni che verranno.

    Infatti tra menzogne ufficiali e ciarlatani alternativi siam proprio messi bene.

    Ma… sono contrarie in che senso?

    Forse nel senso che si smette sul serio di votare per i politici che fanno od avallano queste cose deprecabili, e si da la caccia coi forconi, i barili di pece e piume (antiche rustiche tecniche di linciaggio) ai politici che tradiscono le proprie pacifiste promesse elettorali in tal senso?

    Ancora dietro coi forconi sei,dai aggiornati,non siamo nel 1789 parigino.Se NOI rivoluzionari non ci gettiamo allo sbaraglio tra le braccia del nemico armato fino ai denti per farci cosí ammazzare inutilmente,non vuol dire che non siamo “contro”,vuol dire semplicenete che stiamo adottando una strategia diversa da quella adottata dal terrorismo piccolo borghese che tanto piace agli scrittori e sceneggiatori di film western.

    E soprattutto si è contrari nel senso che si rinuncia effettivamente a godere di tutti i benefici che derivano dal fatto di fare parte dei “cattivi”? Il benessere materiale occidentale sussiste unicamente poiché noi sottraiamo al resto del mondo immense quantità di materie prime beneficiando inoltre del lavoro sottopagato di miliardi di persone. E’ questo furto di risorse unito al moderno “schiavismo dislocato” che paga il nostro benessere.

    Ma di cosa sta parlando?Di rinuncia?Ma che é ,un prete questo?Altro che rinuncia,qui si tratta di conquistare ció di cui siamo stati privati,ossia dei mezzi di produzione,e non a titolo individuale,ma a nome e per conto di tutta la societá,anzi della Specie intera.Solo attraverso questa conquista si puó invertire la tendenza che vede una parte esigua dell umanita vivere sulle spalle dell altra.E poi a cosa dovrebbe rinunciare un proletario occidentale che per definizione non ha nulla da perdere all infuori delle proprie catene,ai suoi consumi?Ma quali consumi,se é giá tanto se riesce a mettere insieme il pranzo con la cena.Come al solito,PARLA PER TE, e per quelli come te.

    Nessuno, nessuno, nessuno è disposto a rinunciare ai benefici che derivano dal fare parte dei “cattivi”, ma tutti vogliono ugualmente credere in cuor loro di fare parte dei “buoni”.

    E’ facile e comodo rinunciare a mangiare cheesburger che comunque non piacciono. Mica scemi! Nessuno rinuncia a ciò che davvero desidera. L’importante è convincersi di far parte dei “buoni” con il minimo dei costi.

    Fare parte dei “buoni” è infatti un bene di conforto particolarmente raffinato.

    Un gadget mica da poco!

    Ci vuole dopotutto un bel po’ di stomaco (oppure palle, scegliete voi) per godersi il benessere sapendosi un “cattivo”.

    Basta rinunciare ad essere dei coglioni,e soprattutto rinunciare a sostenere questo sistema infame,che non vuol dire rinunciare alle forze produttive che il capitalismo giá di suo soffoca.Come al solito,confondere feticisticamente la Tecnica e l´Industria (non il “benessere materiale” concetto disviante e che non vuol dire nulla) col Capitalismo,non solo é da coglioni,é da criminali.

    Ma la domanda indiscreta è: quanto soffre in verità questa gente così virtuosa?

    Ancora con sti concetti da preti…uffff,ma proprio non ti stanchi mai eh?Adesso secondo costui la carica rivoluzionaria di una certa prassi si misura con la sofferenza di chi la pratica.Ma per favore,vai a sederti sopra i ceci,va.

    Come mai i milioni di spettatori entusiasti di Avatar, all’uscita del cinema non si riversano rabbiosi in massa nelle piazze davanti agli edifici dei governi che essi hanno eletto e che nel mondo reale sono o i diretti responsabili o gli indiretti sostenitori di stermini analoghi in Iraq ed Afghanistan ed altrove?

    Ma davvero credi che un semplice film(qualsiasi esso sia) possa sortire effetti simili?Allora mi sa che il primo a vivere dentro un film sei priorpio tu,caro Quaglia.

    Questi film di denuncia, “politically correct”, risvegliano sì le coscienze, ma lo fanno sedandole nel contempo a suon di catarsi gratificanti ottenute con lieti fine immaginari. E risvegliare le coscienze a tal modo – progressivo e con sedazione contestuale – è molto utile, perché l’effetto è il disinnesco del potenziale dirompente che hanno le coscienze non ancora risvegliate. Le rivoluzioni tipicamente scoppiano quando una massa critica di coscienze ingenue si svegliano tutte insieme. Facendo bruciare lentamente la polvere da sparo di una bomba, l’ordigno non scoppia. Sfrigola finché non termina il combustibile. Alla fine ti ritrovi con milioni di persone svegliate, eppur tranquille. Meglio di così non si può. Una volte sveglie, non c’è più il rischio che si risveglino.

    Rinuncie,risvegli… ancora con questo armamentario da preti siamo.Ma quando mai le rivoluzioni scoppiano col risveglio delle coscienze.Semmai é il contrario,le coscienze si “risvegliano” quando la rivoluzione man mano libera ostacoli e fa saltare barriere. Prima c´é solo istinto,ed é quanto basta per mettere in moto il processo. Per concludere,quello che si evince da sta robaglia sono le proiezioni oniriche dello stesso autore, il quale si é fatto coinvolgere un tantino troppo dal film stesso,tanto da rafforzare in lui l´ idea che,nelle masse, la coscienza rivoluzionaria preceda l ´azione rivoluzionaria e che a muoverle non siano i bisogni,ma le coscienze.Idea bislacca di chi capovolge la realtá per farla camminare sulla sua testa.Caro Quaglia,il primo a vivere nel mondo dei sogni sei proprio tu.

  • AlbertoConti

    C’è molto “di buono” nella riscoperta quotidiana dell’acqua calda!

  • A_M_Z

    Quaglia dovrebbe scrivere di fantascienza.. umm

    Beh potrebbe evitare almeno un’analisi cosi superficiale della società.

    Buoni, cattivi??
    De che?
    Chi definisce cosa e perchè?

    Limitare la propria critica alla cocacolamcdonaldbambinisfruttati e disprezzare coloro che ingenuamente credono di combattere qualcosa è forse il modo per Quaglia di sentirsi migliore.

  • AlbertoConti

    Da tremendo tutt’altro che anonimo ti chiedo rispettosamente: da dove nasce tanto livore? Non è che dite la stessa cosa da due punti di vista diversi, uno datato e l’altro attuale? La chiave d’interpretazione marxista la ritengo validissima, per carità, ma non è vangelo, soprattutto ora che tutti i vangeli sono al capolinea.

  • AlbertoConti

    Una volta si chiamava manicheismo, ma era ancora l’epoca del primato della ragione. Sulle novità del combattere forse mi sfugge qualcosa, forse perchè non c’è.

  • ascanio

    Ogni circostanza che rivolge la mente di una persona verso una situazione irreale può essere associata all’uso di droghe chimiche…il cinema in genere fa la medesima cosa in maggior o minor misura ad eccezione di un biografico o documentario.
    Le droghe hanno la facoltà di modulare la funzionalità cerebrale.
    Se poi l’utilizzo diventa voluttuario e ripetuto causerà le dovute conseguenze…
    Per certi sono visibili semplicemente sentenziando come orripilante un film, quale quello in questione, come cosa assolutamente deleteria…
    Per altri, la cosa sarà vista invece come da ripetersi (assuefazione) all’infinito e sentirne altresì il bisogno. Come i tossicodipendenti. E questo è il mondo che l’elitè ha costruito: una marea di “tossici” alle loro totali dipendenze capaci di lodare e difendere il padrone fino alla morte…
    Purtroppo vinceranno loro…Ma questa è un’altra questione…Nel male questo sarà un bene…nel tempo si intende…ma è tutto da vedere…

  • SempreIo

    Avatar, che può piacere, che puo essere propaganda, che ci fa sentire buoni, che è un complotto, ecc. è un film.
    Lo capisco, qualche intellettuale potrebbe sentire l’urgenza di differenziarlo da Juha di Aki Kaurismäki o qualche cinefilo da Italiano per principianti di Lone Scherfig.
    E va bene, aggiungiamo un “d’animazione”. Può andare?
    Vero, ci sono altri a cui potrebbe non bastare, guai a confonderlo con Ruka di Jiri Trnka.
    E allora un’altra aggiunta: “digitale”. Può bastare?
    No? Ok, aggiungi quel che vuoi, ma rimane un film. Definirlo “cartone animato”, oltre ad essere una sciocchezza, è un errore.

    Sul resto dell’intervento poi …

    Ovviamente il 100% del pubblico si identifica con
    Neppure i sondaggi di Berslusconi osano tanto.

    Rinunciare “effettivamente a godere di tutti i benefici
    Informati, la perfezione, in terra, non esiste. Ci si può tendere ed è già un azione eccezionale.

    Nessuno, nessuno, nessuno è disposto a rinunciare ai benefici
    Dinuovo. Passa il nome della tua società di sondaggi a quelli del PDL, farai una fortuna.

    Un virtuoso “non soffre effettivamente per più di un paio di giorni pieni all’anno
    Sarebbe ora di smettere di soffrire e cominciare a giorire delle azioni concrete che si possono fare – e che molti fanno – ogni giorno, più volte al giorno, con scelte di tipo AND: evita McDonald AND preferisci acqua* AND limita l’uso dell’automobile AND metti il coperchio alla pentola sul fuoco AND spegni la lampadina se esci dalla stanza AND ce n’è un’infinità AND per ogni momento della giornata AND della vita.
    Già, nulla in confronto all’uso del fosforo bianco o al furto di materie prime, però osservalo in relazione, non in assoluto. Vedrai che cambia.

    Buoni o cattivi, tutto o niente.
    E basta con ‘sto dualismo necessario alle menti pigre per poter comprendere ciò che le circonda.

  • AlbertoConti

    Verissimo, il cervello umano fa grande uso di “droghe” autoprodotte, su stimoli esterni, come ad es. un film. Qui però le elite non c’entrano per niente, salvo indirettamente impossessandosi della fabbrica dei films.
    La schiavitù è allora più causata dallo schiavista (apparente, opportunista) o dalla “natura” dell’animo schiavizzato? Qui c’è un nodo centrale per interpretare il presente e il futuro, aperto ai più diversi esiti. Lo spazio per comprendere le proprie stesse responsabilità è ancora enorme.

  • anonimomatremendo

    l´ idea che le rivoluzioni scoppiano grazie ad un fantomatico risveglio collettivo é del tutto estranea al materialismo storico e a che vedere piu´con la storia di lazzaro e gesú cristo che con un analisi seria dei fatti . il materialismo storico al contrario ricerca le cause non nella testa degli individui,ma nelle reali condizioni materiali d´esistenza,ossia nel modo di produzione di una determinata epoca,tracciando una storia naturale del divenire delle societá ,attraverso un continuo confronto tra teoria dianmica e oggeti ponderabili.La differenza tra me e il sig Q é la stessa tra materialismo e idealismo ossia tra chi crede che a muovere i culi siano gli stomaci e chi crede siano le coscienze.Per quanto riguarda il mio livore,bho,non saprei,forse perché mi stanno sulle palle i ciarlatani ,o forse perché oggi ho le palle girate.La cosa comunque non ha importanza.Ciao e alla prossima.

  • anonimomatremendo

    Ingenui perche´ combattono o per come e per cosa combattono?

  • 21

    In un mondo di percezioni molto più che limitate, dove rileviamo forse davvero solo lo 0,5% del 5% del percepibile e tutto il resto lo definiamo il nulla o DNA spazzatura…

    chi sogna e chi è sveglio? La famosa farfalla che sogna d’essere uomo o viceversa? Credenti o atei o del 3° tipo… è così difficile realizzare d’essere tutti avatar in Terra?

    Udire le parole di chi ci sta parlando è forse udire sul serio il ns interlocutore o è ascoltare il riecheggiare delle vibrazioni sonore incamerate dal ns essere (ns voce),

    che poi traduciamo soggettivamente in base al vocabolario di significati e comprensioni dei quali siamo capaci? Idem vale per gli scritti altrui che leggiamo 😉

    Alzino la mano coloro i quali credono ancora che il contrario di dolce sia… salato e non piuttosto… non dolce; su, senza essere timidi! Birbanti 😉

    La dualità è la manna di chi procrastina la comprensione del proprio sè in favore di qualsiasi sfruttatore (tu = me = noi =mondo = ecc…).

    La vera meraviglia non è neanche la scoperta dell’acqua calda…, ma è girare la manopola di una rubinetto e avercela lì pronta!

    Sarà premiato chi riuscirà a… dire gatto nero con le orecchie 😉

    Tutto è per sottrazione…, affermazione da meditare un po’.

    E’ proprio un bel pubblicizzarsi; nessun fantasy biasimo.

    Mio padre si chiama MOTO e mia madre QUIETE.

    Riderete o comprenderete; buone entrambe,

    ma pur se scomoda e preferibile la 2^!

    Chi invece lo ha con-sè-preso…

    sono certo avrà già sorriso!

    Qualcosa non quaglia!

    Ciao ciao 😉

  • anonimomatremendo

    Non perdiamoci d´animo.Il circenses funziona solo insieme al panem,quando questo verrá messo in discussione non ci sará circenses che tenga.Vedrai che la bussola dei bisogni primordiali riprenderá a segnare il giusto nord appena terminerá la tempesta magnetica.Immaginare un mondo migliore non vuol dire immaginare un mondo irreale.Irrealizzabile e quindi irreale é un mondo come quello in cui viviamo.E poi cos é irreale o meno?i concetti scientifici sono reali?esiste il triangolo?NO,sono solo modelli e simulazioni,ma questo non vuiol dire che non servono a trasformare il mondo e quindi a realizzarlo.Certi spettacoli hanno davvero efffeti “stupefacenti”,ma questo non vuol dire che qualsiasi spettacolo reiterato all infinito sia tossico,vedi gli infiniti spettacoli che offre la natura,la vita,l amore ,la conoscenza…Un po´di ottimismo non fa mai male.Perché allora non applicare alla societá futura la scommessa che Pascal faceva sull esistenza di una vita ultraterrena :se scommettiamo che esiste allora vinciamo,se scommettiamo ma non esiste ,pazienza,avremmo vissuto un bel sogno.Se non scommettiamo nulla abbiamo in ogni caso giá perso senza aver nulla guadagnato,nemmeno un bel sogno.Oddio…ho divagato un po´ troppo,sará la giornata uggiosa.Stop.Mi fermo.

  • osva

    Grazie. Adesso che so che il figlio di Bin Laden ci ha salvato dai complottisti, sono un uomo felice! Finalmente posso credere anche alle armi di distruzioni di massa in Iran, alla commissione Warren con tanto di pallottola magica, alle scie di condensa (non chimiche!), al cedimento strutturale dell’aereo nell’ “incidente” di Ustica, all’incidente disgraziatamente successo a Mattei ecc. ecc.
    Ancora grazie.

  • anonimomatremendo

    Ottimo il tuo …salto della quaglia.Mi ha divertito.

    Se le farfalle sognassero,non sarebbero piu´farfalle,sarebbero uomini…che sognan d´esser farfalle che sognan d´ esser uomini…

    IL contario di dolce é salato,non-dolce non é il suo contraio,é la sua negazione.Alemno questo non si puó negare.

    Mia madre si chaima Dina mio padre Dario,entrambi sono i coniugi Lampa.

    Ciao e alla prossima.

  • GRATIS

    anonimomatremendo, non è che solo oggi tieni le palle girate: le tieni per partito preso e te ne servi per scriverci i tuoi commenti, quasi sempre contrari, per principio, ai contenuti che ti metti a criticare. Se usassi la testa, e non le palle, quando leggi punti di vista magari opposti ai tuoi preconcetti, non rimarresti ancorato a certi concetti precotti che rasentano la goliardia sottoproletaria ed i tuoi commenti non gronderebbero un così ottuso livore.
    Cordialmente

  • Tonguessy

    “I politici che hanno ordinato (o semplicemente avallato, in alcuni paesi d’Europa) questa carneficina sono quelli votati da noi.”
    Eccolo che ritorna il leit-motiv della democrazia: li avete votati, non lamentatevi.
    Nessuno che dica: non avevate altra scelta che votare A1, A2 o A3: la democrazia raramente arriva al B, mai alla Z.
    «La differenza tra dittatura e democrazia è che in democrazia prima si vota e poi si prendono ordini, in dittatura non dobbiamo sprecare il nostro tempo andando a votare.»

    Charles Bukowski

  • anonimomatremendo

    Non dirmi che credi alle “scie chimiche”.E magari non credi che l´ uomo sia andato sulla luna.Non fermarti al primo articolo,leggiti tutto il materiale e le argomentazioni presenti nel lato destro della pagina,poi ne riparliamo.Non sto dicendo che in generale non esistano complotti e insabbiamenti,ho solo detto che l ´11 settembre non fu opera di un complotto ordito dalla Cia,e questo é piu´che ragionevole,visto la mole di prove che sono state raccolte che sbugiardano quelle che in fondo sono semplioci congetture fantasiose che vengono ,col passare del tempo,man mano che affiorano nuove prove e testimonianze,sistematicamente demolite,lasciando i loro autori in mutande a correr via con la coda tra le gambe.

    “5 metri,ripeto,cinque metri!”

  • Tonguessy

    “Probabilmente quando Marx diceva che le religioni sono l’oppio dei popoli intendeva proprio questo, la confusione tra sogno e realtà”
    Quindi i registi di effetti speciali sono i prelati del nuovo millennio?
    C’è qualche anarchico in sala?

  • Tonguessy

    Con calma: mica ci vorrai rovinare il finale, eh?

  • GRATIS

    il contrario di dolce è amaro. Tu invece come dici?

  • anonimomatremendo

    Quando vedo spacciar palle per gustosi Profiteroles normale che mi girano…e comunque meglio concetti precotti che nessun concetto,anche se giá immagino i tuoi,che gira e rigira finiscono tutti sul “si salvi chi puó” e interminabili giustificazioni consolatorie di contorno.Se tu usassi anche le palle invece che solo la testa i tuoi interventi non sarebero cosi´ sterili e scialbi, e magari aproffitteresti dei miei interventi per meditare sulla tua misera condizione di “consumatore di stronzate”. E con questa girata di palle ti saluto.Ciao.

  • osva

    Io credo al buon senso. Ieri ho cominciato a fotografare il cielo di Milano dalle ore 7,30. Alle 11,30 avevano finito il lavoro: la solita patina chimica. Se mi dai una mail ti spedisco le foto, magari non solo quelle di ieri.
    Per quel che riguarda l’11/9, NON CI SONO PROVE CHE SBUGIARDINO NULLA!! Ma, tornando al buonsenso, non riesco a credere che un tizio con la barba, armato di cellulare in una grotta Afghana, abbia violato la miglior difesa aerea del mondo, e colpito la base militare (Pentagono) più protetta al mondo. E poi, non posso pensare che 2 torri d’acciao si siano sbriciolate per due aerei, e una terza “da sola”. Grazie a Dio, c’è chi fa congetture. O dobbiamo sempre credere ai “magic bullet”?
    Ah, per chiudere, sono ormai 30 anni che non mi fermo al primo articolo, anche perchè prima non c’era la rete, toccava comprarsi libri e leggere molto. E magari non trovarsi d’accordo con quello che si è letto e incazzarsi per i soldi buttati.

  • Truman

    Articolo eccellente. Quoto in particolare:

    Vi è una palese dissonanza cognitiva.

    Ci si identifica con i “buoni” quando si guarda il film, mentre si fa parte del gruppo dei “cattivi” nel mondo reale, sebbene questo ruolo sia interpretato soprappensiero.


    Sull’idea che i film di animazione andrebbero guardati solo da parte dei bambini (che mi sembra di leggere nel discorso di Quaglia) ho molti dubbi.
    Ricordo almeno “Valzer con Bashir” che era decisamente per adulti, trattava temi forti e sfruttava bene la tecnica dell’animazione. Il discorso potrebbe anche essere capovolto: la tecnica dell’animazione stabilisce una certa distanza con la storia, il che consente di fare attenzione ai contenuti più che alla tecnica usata.
    Anche il fumetto una volta era pensato come prodotto per bambini e oggi, secondo me più correttamente, viene visto come un mezzo di comunicazione che può essere indirizzato a varie età.

  • anonimomatremendo
  • osva

    Non so che dire. Forse sei uno dei soliti debunker che spesso si incrociano, mah. Facciamo finta di no, facciamo finta che tu sia in buonafede, quindi ti pongo una domanda. Ritieni normale che esistano siti e blog dove invece di discutere nel merito su alcuni argomenti, i gestori passino il tempo a denigrare gli altri a livello personale?

  • anonimomatremendo

    Che vuoi farci,ogni tanto ci si puó anche divertire, no?Comunque esistono eccome siti e blog che approfondiscono la cosa:

    http://attivissimo.blogspot.com/search/label/scie%20chimiche

    Bene,adesso ognuno é libero di pensarla come vuole,non voglio convincere nessuno.

    Ciao.

  • Santos-Dumont

    E’ vero, esistono siti che approfondiscono sul serio:

    http://www.luogocomune.net/site/modules/911/

    Saluti

  • Santos-Dumont

    Ottimo articolo, andava tutto bene (soprattutto il riferimento al mai abbastanza ascoltato McLuhan) fino a quando ho letto qualcosa che mi ha fatto cadere le braccia:

    Probabilmente chi scrive e produce questi film a queste cose non ci pensa neppure. E’ pensabile che il sistema si sia auto-organizzato così. Il pubblico ha bisogno di esperienze oniriche ove il suo senso di giustizia, a disagio in questo mondo non certo ideale, venga appagato, così che non rompa le palle nella vita di tutti i giorni. Ed è quindi prontissimo a pagare per questi sogni. E Hollywood non se lo fa certo ripetere due volte.

    A parte l’evidente contraddizione col resto dell’articolo (è pensabile che l’industria dell’intrattenimento agisca inconsapevolmente e massicciamente a favore dell’oligarchia?), mi chiedo se Quaglia abbia mai sentito parlare dell’USIA:
    http://en.wikipedia.org/wiki/United_States_Information_Agency
    Suggerisco questo articolo di John Kleeves:
    http://www.archiviostorico.info/index.php?option=com_content&task=view&id=1020&Itemid=37

    Saluti

  • osva
  • ildieffe

    Un altro splendido articolo di Quaglia. Vorrei solo aggiungere un particolare che non si evince dalla lettura del pezzo: nel film il “vero cattivo” e`uno psicopatico isolato (e non un capo di governo in giacca e cravatta), e questo aiuta lo spettatore ad identificarsi con i deboli.

  • flespa

    Articolo magnifico. Dice cose che sostengo anch’io ormai da molto e che a mio parere sono essenziali, anzi vanno al cuore, al centro esatto del problema: il destino dell’Homo sapiens sapiens. La società degli spettri, compimento di quella dello spettacolo e, più in generale, del movimento verso l’astrattizzazione del/dal vivente che è il telos inconscio del capitalismo dalle sue origini fino all’odierna fase crepuscolare, genera-necessita di servi volontari che divengano in qualche modo (in mille svariati modi) attori “in prima persona” del teatro dei fantasmi. Questa è la verità della “democrazia” e ciò spiega anche l’apparente ripresa e successo delle tematiche “libertarie”, “anarchiche”, il loro postumo trionfo derisorio. Sì, venga data a tutti la possibilità di “autogestirsi” oniricamente. La falsa coscienza verrà prima della coscienza stessa. Anzi: la sostituirà.

    Joe Fallisi

    (flespa@tiscali.it, http://www.nelvento.net)

  • 21

    ECLOD! ;)))

    A parte gli scherzi;

    contrario… propriamente si dice di quelle cose che,

    considerate sotto il medesimo genere-categoria, sono tra loro in tutto e per tutto opposte… .

    Una qualsiasi sostanza che alle mie papille gustative risulta dolce, la definisco semplicemente dolce,

    ma dolce è anche una persona… è non è che l’attesto a mio giudizio, perché ho effettuato un assaggio cannibale;

    altrimenti se rilevo amaro, dico amaro, ma senza considerarli contrari uno all’altro: trattasi a mio avviso di due qualifiche diverse, ognuna esaustiva in sé.

    Ho forse peccato di supponenza in precedenza, perché ho considerato direttamente il vocabolo “contrario” in veste d’aggettivo/sostantivo senza chiarire.

    Il gioco degli opposti da me proposto è stato quello di voler proporre con estrema sintesi una visione d’unità, anziché alimentare erronei accoppiamenti.

    E’ assai comune ritenere che bianco sia opposto a nero, ma ciò è fuorviante, perché sono complementari (es. Tao), così come lo sono il + e il –

    Come hai rilevato nel caso del vocabolo dolce, anonimoma3mendo gli oppone salato, tu invece proponi amaro (che se si vuole è più ok);

    qualche altro potrebbe anche ritenere che il contrario di dolce è invece piccante, acido, secco, aspro o chissà… .

    Tutti binomi accettabili, ma a mio avviso fuorvianti, perché l’intero “è” e al contempo “non è”;

    noi siamo materia e anche antimateria (dipende da quando e come si osserva).

    L’antimateria è tutto tranne che la negazione della materia; è antimateria.

    Le note musicali e le pause (non note) generano la musica 😉

    Le batterie generano energia dall’unione dei poli + e –

    E’ probabile che quanto segue ti apparirà come una gogliardata banale,

    ma se dalla tua percezione del gusto hai già rilevato, che un alcolico a te noto risulta essere un amaro e magari te lo propongono dopo pranzo,

    ma non ne vuoi sapere, perché sei a posto, cosa fai… rispondi “no, un amaro no, preferisco di più un dolce…”, solo che a questo punto,

    detta così, è probabile che ti arrivi una nuova controproposta per scegliere tra un tiramisù, un profitterol o simili,

    non si tratta più però dell’opposto all’amaro (liquido), ma di tutta un’altra cosa.

    Sempre col sorriso, mi raccomando, che Ve ne pare?

    Un saluto ad entrambi!

    Ciao 😉

  • anonimomatremendo

    Va bene,tagliamo la testa al toro:tutti i contrari sono diversi,ma non tutto ció che é diverso é contrario.IL di-verso non é il bi-verso, cioé l´opposto verso,é semplicemente altro, il che non vuol dire che non possa essere lo stesso,in quanto anche l´ opposto é comunque diverso,a dire il vero,tutto é diverso… ma tutto cosa…bhu.

    Ciao.

    PS.Aprofitto dell ´occasione per chiedere scusa a GRATIS per l´ inutile sfogo dell´ altro giorno.Mi son lasciato prendere la mano,succede.Ciao.