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AUTUNNO IN SHANGAI

DI GILAD ATZMON
gilad.co.uk

Shangai è la modernità in azione, è ben disposta verso gli affari, i suoi nuovi strabilianti grattacieli infilzano l’immaginazione tanto quanto il cielo. È piena di un fascino festoso quasi irreale, è imbevuta di ricchezza, è enormemente fiera eppure è benevola, molto benevola in realtà. È vivibile, relativamente tranquilla, dà un senso di sicurezza, ti accoglie a bordo. È l’aspirazione di una Metropoli Occidentale, ma è in Oriente.

Ero stato avvertito prima del mio viaggio che Shangai non è esattamente uno shock culturale, semmai il contrario; sembra di aver incontrato Shangai in una urban fantasy molto tempo prima di atterrarci. Shangai è in effetti l’incarnazione del sogno urbano occidentale: è una stupefacente realizzazione di tutto quello che la Metropoli occidentale vuole essere. In alcune zone è la rappresentazione dell’immaginario urbano; è ciò che New York ambiva ad essere senza esserci riuscita. In altre parti è la fondamentale pace cittadina di una strada alberata parigina piena di piccoli bar e accoglienti caffè. Offre tutto quello che una grande città ha da offrire in termini di cultura, svago, affari e cibo, eppure è totalmente solidale con i suoi abitanti e i suoi visitatori.Stavo insegnando jazz in Cina questa settimana e ho suonato allo Shangai Jazz Festival. Sebbene fossi abbastanza impegnato con i miei studenti, i gruppi jazz, i concerti e gli altri impegni musicali, ho provato ad apprendere quanto più possibile. Ho girato un po’, provato a conoscere gente del posto e capire questo miracolo. Ad esempio, ho visitato la Fiera Musicale di Shangai, forse la più grande fiera della musica al mondo.

Oggi la Cina è il maggior produttore di strumenti musicali occidentali. E indovinate un po’, qui producono dei sassofoni incredibilmente buoni. In passato, ho testato e recensito sassofoni cinesi. Per qualche motivo sono sempre stato abbastanza convinto che le tante marche cinesi fossero in realtà prodotte da uno o due produttori. In un certo senso, tutti i sassofoni e clarinetti cinesi contemporanei hanno un design molto simile e sono tutti ugualmente buoni. Alla fiera musicale ho capito che mi sbagliavo alla grande. In realtà esistono molti piccoli costruttori di sassofoni e sono tutti parecchio bravi. I costruttori cinesi che ho conosciuto stavano in realtà cercando qualche critica.
Con fare modesto ti chiedono un parere sincero sui loro diversi modelli. Vogliono semplicemente perfezionarli. Vogliono fare di meglio.

La Cina è un miracolo finanziario. Sta per superare il Giappone come seconda economia mondiale. Si prevede che entro i prossimi cinque anni lascerà indietro l’America e diventerà la più grande economia al mondo. La Cina è il maggior produttore della gran parte dei prodotti agricoli e industriali. Nonostante le continue critiche occidentali alla struttura politica e al sistema monopartitico, il successo della Cina dimostra che il suo sistema politico e il modello economico potrebbero essere molto più efficienti di qualunque cosa abbiano da offrire le democrazie occidentali. Diversamente dal decadente Impero Anglofono e dalle altre economie occidentali basate sui servizi, la Cina è una società produttiva ed è governata da un solo Partito del Popolo. Invece di copiare il modello economico e il sistema di valori occidentali, la Cina ha fatto suoi alcuni punti di forza dell’occidente, modificandoli e integrandoli nel proprio sistema economico e sociale.

La Cina e Israele

Nella mia visita a Shangai ho dormito in un hotel occidentale piuttosto carino. Fin dal mio check-in all’arrivo, mentre mi trovavo allo sportello dei turisti, una ben familiare Menora* brillava ai miei occhi da una brochure turistica. L’ho presa, c’era scritto “Gli eberei a Shangai”: la storia di 30 mila Ebrei che trovarono rifugio a Shangai tra il 1933 e il 1941. Immagino che non si possa più concepire una metropoli su questo pianeta, a meno che non abbia qualcosa a che fare con l’Olocausto degli Ebrei. I turisti a Shangai hanno l’imbarazzo della scelta: templi, siti di interesse, shopping, mercati di recente sviluppo, cibo, folklore cinese e ovviamente un po’ di “business della Shoa”. Sinceramente credo che nessuno, tranne qualche ebreo, sia interessato al ruolo storico di Shangai nell’Olocausto. Eppure, la brochure si trovava lì per un motivo. Molti Israeliani ed Ebrei stanno visitando Shangai negli ultimi vent’anni, perché la Cina e Shangai sono il futuro e gli Israeliani lo sanno bene.

Durante la colazione all’hotel ho sentito spesso parlare ebraico. Non si trattava di turisti israeliani. In realtà stavano “vendendo e comprando”. Stavano incontrando uomini d’affari locali già alle 8 di mattina. Ma non erano solo affari. L’infiltrazione israeliana è evidente a tutti i livelli.

Nell’autobus che ho preso per andare al festival, abbiamo notato una bandiera israeliana pendere dal parabrezza dell’autista. Una breve indagine con l’aiuto del nostro manager anglofono ha rivelato che la band che aveva suonato prima di noi era un gruppo Dixieland israeliano. Potrei dire che io stesso ho vissuto in Gran Bretagna per 15 anni, viaggio per il mondo con musicisti provenienti da ogni parte del globo e non ho mai visto un solo musicista lasciare souvenir nazionalisti da qualche parte. A quanto pare, per gli artisti israeliani è una pratica solita lasciare la loro Stella di Davide.

Ho capito subito che conoscevo quei musicisti Dixieland israeliani, in effetti erano dei vecchi amici di Israele. Alcuni erano miei insegnanti e mentori, altri avevano suonato nel mo gruppo. Due di loro erano amici miei molto stretti all’epoca. Inutile dire che era davvero eccitante rincontrarli dopo così tanti anni. Erano davvero molto bravi in quello che facevano. Sapevano suonare e chiaramente avevano perfezionato lo stile Dixieland. Sul palco ho ascoltato uno dei miei vecchi amici dire al pubblico cinese “Eccoci qui, 60 anni per la Repubblica Popolare Cinese”, 61 per lo Stato Ebraico e tutto quello che noi vogliamo è la pace”. Un messaggio così semplice, noi Ebrei e voi Cinesi condividiamo la stessa semplice idea.

Il suonatore di corno israeliano forse non aveva realizzato che poche ore prima la Repubblica Popolare Cinese aveva votato in favore dell’adozione del Rapporto Goldstone al Consiglio dei Diritti Umani. Per quanto ne sa la Cina, i crimini di guerra israeliani dovrebbero essere indagati più a fondo. Comunque, è risaputo che la gran parte se non tutte le esportazioni artistiche israeliane fungono da messaggeri della propaganda Sionista e delle bugie di Hasbara. È un concetto piuttosto semplice: mentre le Forze Armate Israeliane lanciano Fosforo Bianco sui Palestinesi o affamano altri, gli artisti israeliani girano il mondo diffondendo il messaggio degli anni 60 di Sesso, Pace e Amore. Inutile dirlo, la gente attorno a me non l’ha proprio bevuta.

Il Sionismo, come impariamo da Herzl e dai suoi troppo numerosi seguaci, non è altro che tracciare legami tra gli interessi nazionali ebraici e i poteri che dominano il mondo. Senza dubbio la Cina è la potenza nascente; in effetti la sensazione aumenta. In una sola settimana in Cina ho visto con i miei occhi l’intensità dell’attività israeliana sul campo.

Come tutti sappiamo, alcuni pacifisti ingenui puntano tutto su una possibile crescente rottura tra Israele e gli USA. Dimenticano che Israele può facilmente cambiare le sue alleanze come ha già fatto abbastanza spesso in passato. Israele è sempre intento a costruire relazioni con le potenze in ascesa. Gli Israeliani hanno già investito energie enormi su India e Cina.

Molto del successo della Cina dipende dal fatto che è guidata dal sistema politico davvero unico del Partito del Popolo. È un miracolo perché in qualche modo riesce a mitigare il duro capitalismo con un sistema sociale unico. È una bella domanda chiedere se ci sia posto in questo sistema per compiacere Israele, una filosofia borghese nazionalista basata sulla supremazia razziale e più in generale sulla predestinazione.

*Menora – un candelabro a sette braccia che è uno dei più antichi simboli del popolo ebraico

Gilad Atzmon
Fonte: www.gilad.co.uk/
Link: http://www.gilad.co.uk/writings/autumn-in-shanghai-by-gilad-atzmon.html
19.10.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di LUCA PAOLO VIRGILIO

Pubblicato da Davide

  • Tonguessy

    La Cina deve ancora sperimentare la “secolarizzazione”, che in termini temporali significa 1-2 generazioni di boom a tutto campo causa cambiamento di paradigma (passaggio da un’economia rurale ad una industriale). La stessa cosa l’ha sperimentata la Spagna post-franchista (passaggio culturale). Ma in natura le cose si stabilizzano dopo un primo periodo di crescita esponenziale. E così l’attenzione verso l’ambiente e verso i lavoratori saranno presto i nuovi paletti che impediranno la crescita a due cifre.
    Leggetevi la storia di due grosse industrie cinesi, colpevoli di avere inquinato il Fiume Giallo oltre l’immaginabile: Jia Yingxiang, segretario del Partito comunista di Urad Qianqi, ha spiegato che gli impianti anti-inquinanti erano “troppo costosi” e che “vi era bisogno di riaprire le fabbriche per dare lavoro a molte famiglie”.
    http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=7135
    Eccolo il miracolo cinese descritto dal China Daily, la Pravda cinese.
    Stranamente il visitatore-musicista nota la band di Dixieland ma non nota cose essenziali, come l’aria ormai irrespirabile ed il traffico prennemente impazzito: ” La corruzione divora 15 miliardi di dollari all’anno. I 900 grattacieli fanno sprofondare la città un centimetro all’anno. Nello Yangzi vengono buttati 5 milioni di liquami tossici all’anno. L’aria è diventata irrespirabile . Il traffico è paralizzato. Dai quartieri eleganti è iniziato l’esodo di giapponesi e sudcoreani , decisi di portare altrove i soldi ” e ancora
    “Nella città capitale degli investimenti stranieri, sette su dieci laureati sono disoccupati. Non trovano lavoro 300 mila persone. Dall’inizio dell’anno gli stipendi sono scesi del 40% “I turisti stranieri . dice Bingcheng , direttore del dipartimento per la promozione- sono calati del 10%. Le presenze del 45,9. Gli alberghi applicano sconti del 50%”.
    http://pensierimadyur.blogspot.com/2009/10/shangai-si-scopre-povera-sette-laureati.html
    Mi pare quindi che il tentativo patetico di trovare un alleato nella Cina di Shangai da parte di Israele sia la prova della nave che affonda e della scialuppa di salvataggio bucata. Un caro saluto ai topi.

  • Tesnor

    Bellissima autentica testimonianza.. Conferma l’idea che gia mi ero fatto su questi cosiddetti “zionist”.. Si allearono durante la seconda grande guerra con i nazisti per la crezione di uno stato tutto per loro, e quando i tedeschi furono messi fuori gioco passarono la palla agli inglesi… Se stanno facendo la stessa cosa con i cinesi, poveri loro…. Ma… non capisco perchè nessuno accusa Israele di “anti-semtismo”, ho visto foto di bambini palestinesi (semiti) fatti a pezzi dalle bombe, bruciati o crivellati di proiettili.. Neanche i cosiddetti “nazisti” arrivarono mai a tanto” (a meno di non credere cecamente alla “verità ufficiale”…l’11 settembre insegna…) Quasi tutti gli ebrei arrivati in Israele dall’europa c’entrano poco con la razza semita e i veri ebrei semiti erano i palestinesi convertiti poi all’Islam durante l’occupazione Ottomana… Boh… cè qualcosa che non mi torna….. Dove sbaglio???

  • Boero

    Goldstone sfida gli Usa sui crimini di Gaza. La Cina si schiera con Israele
    Secondo il giudice sudafricano “la stragrande maggioranza dei critici non ha neanche letto il mio rapporto” perché “le critiche non vanno alla sostanza del documento”. La Cina assicura Israele: il rapporto non verrà discusso al Consiglio di Sicurezza.

    Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) – Il giudice Richard Goldstone, autore del rapporto Onu cha accusa Israele e Hamas di crimini di guerra a Gaza, sfida gli Stati Uniti: “Devo sempre capire da parte dell’amministrazione Obama quali mancanze ci sono nel mio rapporto. Sarei felice di rispondere alle contestazioni se mi dicessero se ci sono e quali sono”.

    In una intervista rilasciata ad Al Jazeera, Goldstone lamenta la posizione ambigua di Washington che da una parte sostiene l’importanza di un’inchiesta per Israele e Gaza; dall’altra afferma che il rapporto è insufficiente”. Per il giudice sudafricano, accusato da entrambi i lati di imparzialità, “la stragrande maggioranza dei critici non ha neanche letto il mio rapporto” perché “le critiche non vanno alla sostanza del documento”.

    Il 16 ottobre scorso il rapporto è stato approvato alla Commissione dei Diritti umani a Ginevra , con 25 voti favorevoli su 47, aprendo la strada verso la sua discussione al Consiglio di Sicurezza Onu. Ma lo stesso giudice sudafricano è pessimista sul futuro del suo documento al Palazzo di vetro.

    Per renderlo inoffensivo è sufficiente che gli Usa pongano il loro veto nel Consiglio di Sicurezza. Si tratterebbe di una soluzione estrema che però forse non sarà necessaria. La Cina infatti ha scelto di non voler nemmeno far discutere il rapporto . Dopo aver votato a favore della risoluzione a Ginevra , Pechino ha assicurato Tel Aviv che la votazione alla Commissione per i Diritti umani è stata l’ultimo capitolo del rapporto Goldstone.

    Il 22 ottobre Tzachi Hanegbi, parlamentare israeliano, membro di una delegazione in visita in Cina, ha affermato che “ormai Cina, Russia ed altri Paesi, che hanno appoggiato il rapporto [a Ginevra], hanno capito che questa deve essere la fine del suo cammino perché se il Consiglio di Sicurezza passasse la questione al Tribunale internazionale per i crimini di guerra questo avrebbe terribili conseguenze sui colloqui di pace”.

    Da parte sua il primo ministro Benjamin Netanyahu ha istituito una commissione di esperti legali e ufficiali del ministero degli esteri per riesaminare il materiale raccolto dall’Israel Defence Forces (Idf) sull”operazione Piombo Fuso, ma non ha aperto un’inchiesta, come invece è richiesto dal rapporto Goldstone.

    Allo stesso tempo Tel Aviv sta tentando di delegittimare il rapporto, coinvolgendo il maggior numero possible di Paesi. La nuova strategia di Tel Aviv punta a mettere in discussione le leggi internazionali sul diritto alla guerra, giustificandosi con la necessità di combattere il terrorismo.