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ATTACCO ALL' EUROPA SOCIALE

DI VICENC NAVARRO
vnavarro.org

Questo articolo mostra la gravità delle misure di austerità che si stanno attuando nei paesi dell’Unione Europea che, oltre a debilitare la dimensione sociale dell’Europa, ne stanno ritardando la ripresa economica. L’articolo segnala, a grandi linee, gli interventi pubblici che andrebbero promossi e che, oltre a garantire la forza e la crescita dell’Europa Sociale, permetterebbero di uscire dalla crisi economica e finanziaria che l’UE sta attraversando.

Stiamo vivendo un attacco frontale all’Europa Sociale. La sopravvivenza del benessere dei paesi appartenenti all’Unione Europea (e, soprattutto, dei paesi dell’Eurozona) è minacciata a causa dello sviluppo delle politiche di austerità applicate alla spesa pubblica sociale, come parte di una strategia di riduzione dei deficit e dei debiti pubblici di tali paesi. La lista dei paesi e dei tagli è lunga. Spagna e Italia stanno tagliando, rispettivamente, 15 e 25 miliardi di euro del loro bilancio. Il Portogallo sta abbassando il suo deficit per ridurlo al 3% del PIL nel 2013, con tagli equivalenti al 6% del PIL in tre anni. In Grecia il taglio è ancora più ingente: il 10% in tre anni. In Germania, la cancelliera Merkel ha deciso, già nel 2009, di eliminare completamente il deficit entro il 2016, tagliando 10 miliardi di euro l’anno. In Francia sta succedendo lo stesso, sotto la direzione del governo Sarkozy. Paese per paese, i tagli sono molto alti e generalizzati.

Queste riduzioni, senza precedenti nell’Unione Europea, si stanno attuando con il presupposto che la diminuzione del deficit sia una condizione indispensabile affinché avvenga la ripresa economica e si dia un nuovo impulso alla crescita. Si pensa che la bassissima crescita che abbiamo visto finora (la media nei paesi dell’Eurozona è stata soltanto dell’1% all’anno dal 2001) sia dovuta al fatto che c’è carenza di denaro nel settore privato, come conseguenza dell’eccessiva spesa pubblica. Inoltre, ci viene detto che questa carenza fa salire il costo del denaro (cioè, aumentare gli interessi bancari) e aumentare l’inflazione. Da qui la necessità di ridurre il deficit e la spesa pubblica.

Il problema con questa convinzione (basata più sulla fede che su prove concrete) è che ognuna di queste ipotesi è sbagliata. Inoltre è facile dimostrarlo. Uno dei paesi che ha più ridotto il suo deficit nell’UE è stato l’Irlanda. Questi tagli hanno fatto sì che il suo PIL collassasse, facendolo scendere, niente meno che di un 9% l’anno. Mai un paese aveva visto, dal collasso degli USA all’inizio del XX secolo, durante la Grande Depressione, un collasso tanto elevato del proprio PIL. Certamente questo ha determinato il conseguente aumento del deficit pubblico, mostrando, ancora una volta, che il miglior modo per ridurre il deficit non è ridurre la spesa pubblica, bensì aumentare la crescita economica. Qualcosa di simile è successo in Grecia, dove la riduzione del deficit imposta dal F.M.I. ha portato a un collasso del PIL (che si calcola arriverà ad essere del 20%).

Che questo accada non dovrebbe stupire, poiché l’enorme recessione, che può diventare depressione, è dovuta a un problema di domanda, conseguenza dell’enorme polarizzazione del reddito, con diminuzione dei redditi da lavoro (e conseguente calo della massa salariale su percentuale del reddito nazionale). Tale calo dei redditi da lavoro ha costretto le famiglie a un tremendo indebitamento che, al collassare del credito, risultato della crisi finanziaria, crea un enorme problema della domanda, che deve sostituirsi rapidamente con la domanda creata dalla spesa pubblica. Ridurre la spesa pubblica invece che aumentarla è un suicidio, non solo per l’Europa, ma per l’economia mondiale. Da qui le dure critiche alle politiche di austerità seguite nell’Unione Europea, da parte dei dirigenti della politica economica statunitense, come il Direttore del Consiglio Economico Nazionale dell’Amministrazione Obama, il Sig. Larry Summers, e il Segretario al Tesoro, il Sig. Timothy Geithner (l’equivalente del Ministro dell’Economia e delle Finanze in Italia).

Ma, peggiorando ancora di più la situazione, i poteri finanziari, diretti dalla Banca Centrale Europea, stanno favorendo l’incremento degli interessi bancari per la fine del 2010, e si oppongono anche a creare più liquidità (cioè a stampare denaro) con la scusa che così facendo potrebbe aumentare l’inflazione, ignorando che il più grande problema dell’Europa è la deflazione, il contrario dell’inflazione. Ognuno di questi interventi manterrà l’UE e l’Eurozona nella Grande Recessione. E, nel peggiore dei casi, porteranno alla Grande Depressione.

La domanda che dobbiamo porci è: perché si stanno realizzando delle politiche così sbagliate? La risposta ha a che fare da una parte con l’enorme potere del capitale finanziario e dall’altra con il grande potere di classe. Questo è responsabile di un’enorme polarizzazione dei redditi di capitale a scapito dei redditi da lavoro, polarizzazione raggiunta sulla base dello sviluppo delle politiche neoliberali portate avanti da un lato all’altro dell’Atlantico, a partire dagli anni ottanta. In realtà è questa stessa polarizzazione dei redditi che spiega l’enorme crescita del capitale finanziario, il quale ha beneficiato dell’elevato indebitamento, creato dalla diminuzione dei redditi da lavoro. Il neoliberalismo è l’ideologia del capitale finanziario e delle classi dominanti da ambo i lati dell’Atlantico. È, inoltre, il dogma degli establishment finanziari, mediatici e politici dell’UE (oggi controllati dalle destre).

Cosa si dovrebbe fare?

La risposta è piuttosto facile. A livello teorico, l’esperienza del XX secolo avrebbe dovuto insegnare. Una è la correzione della vergognosa concentrazione dei redditi e della proprietà. Mai prima (dagli anni venti del XX secolo) si era raggiunta una simile concentrazione. Si dovrebbero eliminare le riforme altamente regressive che hanno avuto luogo durante questi ultimi cinquant’anni. Tali cambi proporzionerebbero allo stato ingenti risorse, che dovrebbero essere investite sia in aree sociali e fisiche, in modo da generare lavoro, sia in aree produttive (ad esempio, nuove forme di energia e di trasporti), tutte attività, queste, che stimolerebbero la crescita economica che, a sua volta, farebbe diminuire il deficit e il debito pubblico.

Queste misure dovrebbero essere integrate con cambi radicali del sistema finanziario, con una ridefinizione degli obiettivi di tale sistema, dando priorità a quelli utili all’economia e non solo ai banchieri e agli azionisti. Dovrebbe essere recuperato il concetto di servizi finanziari, con la creazione di banche pubbliche, ridefinendo le funzioni della BCE per convertirla in una Banca Centrale (quale oggi non è), al posto di essere una lobby della Banca. Come tale, la BCE, dovrebbe rispondere al governo e al parlamento europeo (così come accade con altre banche centrali, come la Federal Reserve Board negli USA e la Banca Centrale del Giappone), con la responsabilità di aiutare gli stati e l’UE a sviluppare le loro politiche economiche (includendo l’acquisto del debito pubblico, restituendo gli interessi ai paesi debitori). Una misura immediata sarebbe la stampa di denaro in quantità molto più elevate di quanto non faccia adesso. La BCE non ha avuto nessuna esitazione a stampare milioni e milioni di euro per salvare le banche europee. E allora dovrebbe fare lo stesso adesso per salvare i paesi dell’Eurozona. Il pericolo dell’inflazione non è immediato. Da qui l’urgenza di questo tipo di intervento, poiché il maggior rischio è quello della deflazione, non quello dell’inflazione. Certamente esiste la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (EBRD) che sembra stia dormendo e che dovrebbe svegliarsi per facilitare gli investimenti in nuovi settori produttivi e del terziario.

Ma oltre a queste misure, è importante e urgente operare cambi sostanziali nell’ordinamento del capitale finanziario e dei suoi mercati. Sarebbe opportuno disincentivare le attività finanziare speculative, tassando le transazioni a corto termine (Tobin Tax). George Irvin ha calcolato che una tassa di un euro per ogni mille di transazione genererebbe 220 miliardi di euro l’anno, più del doppio del bilancio attuale dell’UE.

Si prenderanno queste misure?

La risposta dipende dal cambio di mentalità delle sinistre che governano nell’UE, arenate finora nel territorio neoliberale. La mancanza di opinione che le caratterizza, l’attitudine accomodante e la carenza di coraggio politico le ha convertite in parte del problema, piuttosto che in parte della soluzione. Va da sé che senza una notevole trasformazione di queste sinistre o della loro sostituzione con altre, queste alternative non avranno luogo. Inutile dire che il potere economico e politico e mediatico delle destre è enorme. Ma per quanto sia forte (e lo è) può essere vinto se c’è la volontà politica, sebbene la Spagna non ne sia un esempio. Nel 1993, come nel 2008, non c’è stata la volontà politica del governo PSOE [Partito Socialista Operaio Spagnolo, N.d.T.] di allearsi con le sinistre. Questo perché l’impronta concettuale che ha diretto le sue politiche economiche era neoliberale. E qui risiede la radice del problema.

Vicenc Navarro
Fonte: www.vnavarro.org
Link: http://www.vnavarro.org/?p=4911
9.11.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SILVIA SOCCIO

Articolo pubblicato sulla rivista EL VIEJO TOPO, novembre 2010

Pubblicato da Davide

5 Commenti

  1. Esimio Dott. Prof. Navarro, luminare d’economia. I miei complimenti vivissimi. Avevamo giusto bisogno di un sant’uomo che ci convincesse della assoluta necessità di stampare altra carta straccia. Che ci spiegasse come in una società degli sprechi come quella moderna, i tagli alla spesa non sono sbagliati perchè assolutamente maldiretti, ma lo sono per principio. Che ci illuminasse sul miracolo bancario americano, nato sull’onda di interessi praticamente azzerati per favorire il credito e l’enorme speculazione che ne è derivata. Eh si caro professore! Perchè il vero motivo per cui si stampa carta, è quello di cambiarla con il sudore dei lavoratori, per giunta gravata da interesse, bell’affare eh! Io banca ti presto un pò di carta, poi favorisco una politica inflazionistica in modo che il caro vita ti impedisca di restituirmi della carta di cui non me ne faccio niente, e tu mi restituisci una casa, un terreno, un bene fisico insomma, se ce l’hai…………..e se non ce l’hai? Che problema c’è, la banca lamenta un fallimento, lo stato chiede carta in prestito alla FED (tanto ci sarà sempre qualcuno che suderà per restituirlo fra le generazioni a venire), le banche vengono salvate, e il bello è che riutilizzano la carta nello stesso, identico, modo di prima. Nel frattempo il debito degli stati nei confronti di questi delinquenti aumenta (affermare che il debito degli stati aumenta perchè non aumenta il reddito da lavoro è come dire che Maria Antonietta aveva diritto alle brioches ma purtroppo i lavoratori non guadagnavano abbastanza per pagargliele, insomma facciamo guadagnare di più i lavoratori così possono pagare più tasse e poco importa se il loro tenore di vita rimane invariato), l’inflazione pure, il caro vita ne consegue e la depressione si fa strada non solo nella mente. Ma ecco il rimedio! La FED è già al secondo QE, la BCE non è mai stata da meno (quando avrebbero fermato la stampa professore? ieri? una settimana fa?), la Cina continua a stampare Yuan senza ritegno, il tutto perchè ci raccontano che svalutando la propria moneta favoriscono le esportazioni e la ripresa economica. Risultato, una bella guerra delle valute, dove chi stampa di più, vince. Ma vince cosa??? E qui una digressione è d’obbligo, eh si perchè qualcuno dovrebbe spiegare che le merci adeguano subito il prezzo alla svalutazione, guarda caso stanno aumentando tutte (o quasi, per ora) le materie prime, i metalli preziosi e non, lo zucchero, il caffè, il cotone, etc., ma non basta; le merci non solo adeguano il prezzo alla svalutazione, ma soprattutto per i beni di prima necessità rischiano di superare di gran lunga questo adeguamento, e questo perchè qualcuno che sa che la carta è carta e il lavoro per aumentare la produzione di beni non potrà mai adeguarsi alle iniezioni di liquidità (Dio non voglia sennò ritorniamo a 16 ore al giorno), accumula materie prime (chi sarà mai?). Così aumenta il prezzo dei beni primari in modo esponenziale, paghi uno al prezzo di due, altro che supermercato professore, spieghi, spieghi bene cosa succede se si aumenta il reddito da lavoro e contemporaneamente si svaluta la moneta stampandone senza freno. Semmai si dovesse tornare a comprare il pane con la cariola piena di carta, esimio Navarro, crederanno mica lorsignori politici, banchieri e soci in malaffare, di riuscire a godersi i frutti di anni di truffe e raggiri d’ogni sorta senza pagarne le conseguenze? Qualcosa mi dice che le future generazioni non si accontenteranno della carta, e quando avranno fame, neanche dell’oro.
    Giova ora ricordare che questi sintomi, ormai degenerati in malattia, furono gli stessi che provocarono la grande depressione da cui poi scaturì la seconda guerra mondiale, dove per porre una pezza all’iperinflazione determinata dalla stampa sconsiderata di carta straccia, gli stati hanno dovuto ricorrere agli accordi di Bretton Woods per riportare la valuta ad un equilibrio basato su un sottostante aureo (anche se hanno poi continuato lo stesso a stampare in eccesso, del resto se i burattinai son sempre gli stessi, il risultato non cambia).
    Dopo, soltanto dopo, molto dopo averci spiegato tutto questo, caro professore, potremo discutere su un equa redistribuzione della ricchezza e sul suo impiego, e su una politica socialista lontana anni luce da quella che lei evidenzia.
    Con il beneficio del dubbio magari una lode all’intenzione, ma a pensar male a volte ci si azzecca, e magari l’egregio professore anela una Tobin Tax sulle posizioni corte affinchè ne giovino le posizioni lunghe, magari proprio sul suo tes’ORO.

  2. Gli inserti di Topolino hanno iniziato a distribuire lezioni economiche? Dopo questa summa di cazzate mastodontiche ho bisogno di ingaggiare uno psicologo per farmi dire che “va tutto bene”. No, che Napolitano me lo dica non mi basta più. Abbiamo un nuovo record, nemmeno la Brown o Krugman erano riusciti a mettere insieme tutte queste bestialità; l’oppio socialista crea dipendenza ed è dura smetterla.

  3. Una cosa appare incontrovertibile, stanno usando ricette sbagliate, L’america butta dollari e crea liquidità: spera di fare ripartire l’economia. Ma hanno spinto tutti dissennatamente i giochi troppo in là, il danaro creato non va all’economia reale, la gente , anche se non ce lo dicono, non spende e davvero credo che Obama stia tremando, la deflazione, uno spettro che avanza senza soste, poi la depressione e lo Stato chiamato ad intervenire SERIAMENTE.. da brividi

    Europa, da noi scelgono di diminuire, se non ho capito male, la quantità di moneta circolante, sembra che stiano ingessando il tutto, detto volgarmente si comportano, a me pare, come il contadino cretino: tolgono al somaro la biada lo fanno faticare di più, nella speraza che tutto resti nelle tasche del solito gruppo ladro e truffaldino. Se davvero sono così stupidi, il somaro creperà e loro col somaro andranno finalmente dove meritano: all’inferno.

    Dividere banche d’affari da quelle commerciali, riprendersi la banca d’italia nazionalizzandola, estromettere quei 4 simil banchieri privati che incombono sul Paese, riacquistare un minimo di serietà e di onestà, buttare al cesso, come meritano, tutti i parassiti incapaci, la ragnatela di finti lavori, sinecure, finte autority super pagate, finte sedi diplomatiche delle regioni.. robaccia da cappellaio matto, e puliti, lavati, disinfettati e meno delinquenti, lasciando di che respirare e campare per tutti, che ce ne sarebbe, ricominciare, prima che Bertoldo acchiappi la mazza ferrata e meni i giusti fendenti!!! Insomma, basta magnaccia e malavitosi, che da decenni ci dissanguano, mentre il popolo bue crede sia giusto così e che basti tirare le monetine a Craxi o cacciare Berlusconi, tenendosi sereni la me.. da, disquisendo della Carfagna o della Bindi o se preferiamo i tribuni di destra o quelli di sinistra, senza capire noi poveri italiani, che son tutta gente prezzolata, senza distinzione alcuna

  4. Io credo che il vero rischio attuale è la deflazione, perchè tutto quello che per ora sta facendo la BCE, per quello che ne so, sta portando in quella direzione: L’euro forte, Basilea 3, il dover diminuire il debito pubblico, ma poi anche il fenomeno delle delocalizzazioni, tutte queste cose non fanno che diminuire la moneta che circola nell’economia reale del nostro paese; non sono sicuro perchè lo facciano, se è semplice avidità dei vari protagonisti della scena economica, o se c’è in questo anche un complotto contro i governi democratici nazionali da parte dei poteri forti che vogliono un’europa unita con un unico governo centrale;
    se vuoi cambiare l’ordinamento politico del tuo paese ma il popolo non vuole, crea una crisi economica finchè la gente starà così male che sarà essa stessa a chiedere il cambiamento.
    Ma è solo un’ipotesi, non sono sicuro.
    Comunque non è che la BCE deve stampare altre banconote, dovrebbero invece solo trovare il modo di ridistribuire verso il basso quelle già esistenti, togliendo ai ricchi e sostenendo la spesa pubblica, quanto meno.

  5. Il neoliberalismo è l’ideologia del capitale finanziario e delle classi dominanti da ambo i lati dell’Atlantico. È, inoltre, il dogma degli establishment finanziari, mediatici e politici dell’UE (oggi controllati dalle destre).

    bella questa….
    Zapatero, Socrates, Papandreu….sarebbero di destra?
    Il nostro Professor Prodi sarebbe di destra, quello che ha liberalizzato, privatizzato e tagliato?

    Mah.

    La politica neoliberista è un dogma per destre e sinistre.