ASSASSINIO A FIN DI BENE

DI MARCO TRAVAGLIO
L’Unità

L’unico aspetto che stupisce, della sortita di Adriano Sofri in difesa degli assassini del commissario Luigi Calabresi e contro il figlio di quest’ultimo, Mario, è lo stupore che l’ha accompagnato. In base a una sentenza definitiva della Cassazione, che l’ha condannato a 22 anni per omicidio, Sofri è uno dei mandanti del delitto del commissario (l’altro, Giorgio Pietrostefani, è felicemente latitante all’estero). Lui, com’è suo diritto, l’ha sempre negato. Da qualche tempo, però, sembra volerci dire qualcosa di più e di diverso.

Nel maggio 2007, sul Foglio, rivelò che, dopo il delitto Calabresi (1972), “uno dei più alti esponenti” dei servizi segreti “venne a propormi un assassinio da eseguire in combutta, noi e i suoi affari riservati”. Forse Federico Umberto D’Amato, capo degli Affari riservati del Viminale, morto nel ’96. Strano che ambienti così bene informati (e disinformanti) si rivolgessero proprio a Sofri, se l’avessero creduto estraneo agli omicidi politici: forse sapevano di andare a colpo sicuro, senza temere di essere denunciati. Tant’è che Sofri attese trent’anni e parecchi funerali, prima di parlare della cosa.Ora, sempre sul Foglio, il lottatore continuo si spinge più in là: “L’omicidio di Calabresi fu l’azione di qualcuno che, disperando della giustizia pubblica e confidando sul sentimento proprio, volle vendicare le vittime di una violenza torbida e cieca”: cioè i caduti in piazza Fontana e l’anarchico Pino Pinelli. È un bel passo avanti rispetto ai bislacchi tentativi di Lc e dello stesso Sofri di affibbiare l’omicidio Calabresi ai servizi o alla destra. Poi, certo, sostiene che le persone che assassinarono Calabresi “potevano essere delle migliori”, “non certo persone malvagie”, comunque “non terroristi”.

È una tesi che confligge con la storia e col vocabolario. Cos’è, se non terrorismo, un delitto commesso da Lc, il cui giornale nei mesi precedenti scriveva: “il proletariato sa chi sono i responsabili del delitto Pinelli e saprà fare vendetta della sua morte” (14-5-1970); “questo marine dalla finestra facile dovrà rispondere di tutto. Gli siamo alle costole, è inutile che si dibatta come un bufalo inferocito… Noi di questi nemici del popolo vogliamo la morte” (6-6-1970); “Siamo stati troppo teneri con il commissario Calabresi. Egli si permette di continuare a vivere tranquillamente… Il proletariato ha già emesso la sua sentenza: Calabresi è responsabile dell’assassinio di Pinelli e dovrà pagarla cara… Calabresi ha paura ed esistono validi motivi perché ne abbia sempre di più… L’eliminazione di un poliziotto non libererà gli sfruttati; ma è questo, sicuramente, un momento e una tappa fondamentale dell’assalto del proletariato contro lo Stato assassino” (6-6-1970); “Calabresi, assassino, stia attento, il suo nome è uno dei primi della lista” (6-5-1971).

Ed è un fatto che il delitto inaugurò la lunga scia di sangue dell’eversione rossa. Ma che dovrebbe dire il mandante, se non giustificarlo come meglio può? Sta parlando di se stesso e, in veste di imputato condannato, ha pure la facoltà di mentire. Per Sofri, Calabresi fu “un attore di primo piano di quella ostinata premeditazione”: cioè della pista anarchica su piazza Fontana. Falso anche questo: Calabresi era un giovane commissario, il depistaggio nacque in ben altre e più alte stanze (l’ufficio Affari Riservati).

Come ricorda D’Ambrosio, “il fermo di Valpreda fu ordinato dalla polizia di Roma”, non di Milano. Ma è raro trovare un omicida che tessa l’elogio della sua vittima. Solo chi per tutti questi anni ha rimosso o ignorato la condanna di Sofri, facendo finta di niente o elevandolo addirittura a maitre a penser perché “da allora è molto cambiato”, può stupirsi delle sue parole. All’indomani del delitto, Sofri titolò sul giornale Lotta Continua: “Ucciso Calabresi, il maggior responsabile dell’assassinio di Pinelli” e parlò di “un atto in cui gli sfruttati riconoscono la propria volontà di giustizia”.

Oggi, 36 anni dopo, scrive che i killer erano “mossi da sdegno e commozione per le vittime”. Molto cambiato, si fa per dire. Cambiano le parole, ma il concetto, è lo stesso. Solo che oggi non compare su un foglio della sinistra extraparlamentare. Ma su un house organ del presidente del Consiglio, che ha continuato dall’interno delle istituzioni la guerra alla “giustizia borghese” avviata in piazza trent’anni fa da Sofri & C. Le rivoluzioni- diceva Leo Longanesi – cominciano in piazza e finiscono a tavola.

Marco Travaglio
Fonte: www.unita.it
16.09.08

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radisol
radisol
20 Settembre 2008 , 8:31 8:31

Il solito “giustizialismo bieco” di Travaglio unito ad un’antiberlusconismo di maniera …. che finisce, come spesso accade, per essere funzionale a Berlusconi. Io nel 1972 avevo 17 anni, gravitavo vagamente a sinistra senza particolari militanze ed anche senza un’enorme interesse per la politica. Eppure ricordo di aver giubilato, insieme a tanti coetanei ( tra cui un futuro dirigente democristiano) del liceo che frequentavo, alla notizia dell’uccisione di Calabresi che per me era ( ed ancora oggi è) il principale responsabile dell’uccisione di Giuseppe Pinelli, che cercò in modo ridicolo poi di far passare per suicidio. Certo, da allora di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia … sono un convinto non violento ormai da un quarto di secolo almeno …. ma giustizia per Piazza Fontana e per la morte di Pinelli non è ancora stata fatta …. questa la realtà incontrovertibile …. Ho personalemente forti dubbi su una possibile responsabilità politico/personale di Sofri nell’attentato a Calabresi …. all’epoca non dirigeva più Lotta Continua, in mano invece a Pietrostefani … non escludo invece una responsabilità materiale di L.C. …. o comunque di persone legate all’estrema sinistra di allora ….. Ma questo non significa che L.C. sia stata un gruppo “terrorista”… Leggi tutto »

cinthia
cinthia
20 Settembre 2008 , 11:09 11:09

“Forzatura che non si addice proprio a Travaglio, in genere (pur se spesso non condivisibile nelle conclusioni) giornalista attento fortemente alla documentabilità oggettiva delle proprie affermazioni.” Quando gli fa comodo! Comunque Sofri quegli articoli sul foglio se li poteva proprio risparmiare. Tu li hai letti? Scritti da un altro potrebbero anche avere un senso, ma da lui che è volente o nolente parte in causa, trovo che siano una notevole e sgradevole forzatura, anche se in alcuni passaggi mi trovano d’accordo. Ci tengo però a dire che Lotta Continua è stato uno dei movimenti extraparlamentari più borghesi dell’epoca. Io e te abbiamo più o meno la stessa età, ed io ricordo perfettamente che erano tutti figli di papà rivestiti di Loden e borsa di Tolfa rigorosamente correlati di rigidità oltransista e rancore. C’ho litigato tante di quelle volte all’epoca che neanche le conto. Il risultato poi ce l’abbiamo sotto gli occhi. A parte Sofri su cui non mi voglio neanche pronunciare, giacché in quanto a presunzione, arroganza e privilegi non può far invidia a nessuno, ma solo per citarne due Ferrara e Lerner, guarda un po’ che sono diventati. Il primo un ridicolo e mostruoso rigoletto a servizio del padrone… Leggi tutto »

radisol
radisol
20 Settembre 2008 , 11:52 11:52

Beh, vorrei ricordare alcuni giovani di Lotta Continua morti nelle piazze in quegli anni :

MARIANO LUPO, manovale edile, ucciso a Parma dai fascisti

FRANCO SERANTINI, anarchico ma collaboratore di L.C., figlio di N.N. cresciuto nei brefotrofi, ucciso dalla polizia a Pisa

TONINO MICCICHE’, operaio Fiat ed emigrato a Torino dalla Sicilia, ucciso da un fascista nel 1975

PIERO BRUNO, studente di borgata figlio di operai, ucciso dai carabinieri a Roma nel 1975

GIANCARLO DEL PADRONE, sottoproletario, ucciso a Firenze nel 1974 durante una rivolta nel carcere delle Murate

Gli stessi presunti esecutori dell’omicidio Calabresi, Marino e Bompressi, erano tutti e due operai di fabbrica.

Quindi lasciamo perdere le analisi sociali facilone … L.C. arrivò nel 1975 ad avere oltre cinquantamila militanti … dentro c’era veramente di tutto dal punto di vista sociale …. e sicuramente L.C. è stato il gruppo extraparlamentare più radicato nelle fabbriche e nei quartieri popolari delle metropoli ma anche nella provincia italiana ….

Un’altra cosa è la critica a Sofri, per me personaggio veramente insopportabile ….. ma qui non stiamo parlando di simpatie ed antipatie … bensì di verità storiche ….. che Travaglio stravolge … e a quanto pare non solo lui …..

radisol
radisol
20 Settembre 2008 , 17:58 17:58

Giuliano Ferrara poi non è mai stato di Lotta Continua …. figlio del senatore del Pci, Maurizio, è stato segretario delle Federazione Torinese dello stesso Pci, ferocemente antigruppettaro per giunta ….. arrivò a teorizzare le denuncie anonime, tramite apposito questionario, contro chiunque si potesse sospettare di “sovversione” … poi passò ai socialisti di Craxi e poi a Forza Italia con l’avvento del Berluska.

E nemmeno Lerner è mai stato millitante di Lotta Continua, bensì del Manifesto. Nel suo caso l’equivoco nasce dal fatto che collaborò già come giornalista professionista al quotidiano “Lotta Continua” nei tardi anni settanta, se non sbaglio come corrispondente da Parigi …. quando però l’omonimo gruppo politico si era già sciolto e quando, dopo un onorevole annata come “organo ufficioso” del Movimento del 1977, il quotidiano degenerò poi nel fiancheggiamento prima ai radicali e poi ai socialisti di Craxi.

Informarsi, please, prima di spararle grosse …..

uitko
uitko
21 Settembre 2008 , 13:06 13:06

già che siamo in vena di verità storiche.
giorgiana masi era la presidio dei radicali ma era di lotta continua.
è da aggiungere all’elenco di assassinati.
fa piacere leggere di gente che si ricorda certi eppisodi.
eppisodi di strada, di politica di quartiere.
invece delle solite pappardella general generiche.

mat612000
mat612000
21 Settembre 2008 , 14:39 14:39

Inutile e deludente questo intervento di Travaglio.
Per affrontare la questione Calabresi – Sofri – Lotta Continua no spreca una sola parola sull’allucinante iter giudiziario della vicenda che anche da un punto di vista puramente giustizialista e formale grida vendetta.
Travaglio dimentica o forse vuole dimenticare che Sofri e gli altri nel primo giudizio d’appello furono tutti assolti (nelle democrazie garantiste che tanto gli piacciono la vicenda sarebbe finita lì) ma che il giudice incaricato di scrivere la motivazione della sentenza intenzionalmente scrisse una sentenza “suicida” che la Corte di Cassazione fu costretta ad annullare perchè motivata in modo palesemente contraddittorio e illogico, rimandando il processo ai giudici di Milano che condannarono gli imputati.
Penso che in un caso giudiziario gestito in questo modo non ci si possa proprio nascondere dietro una sentenza passata in giudicato e sulla base di una sentenza emessa in tal modo, basare anche una presunta verità storica.

radisol
radisol
22 Settembre 2008 , 2:21 2:21

I militanti di Lotta Continua uccsi in quegli anni furono certamente molti di più di quelli che ho detto, basti ricordare, per stare solo al fatidico 1977, Francesco Lorusso e Walter Rossi, oltre a Giorgiana Masi.

Io mi ero limitato a citare soltanto quelli inequivocabilmente di estrazione proletaria e sottoproletaria, per fugare la cazzata sul “gruppo dei figli di papà” che diceva la tizia del commento precedente ……

Comunque, è vero …. Giorgiana l’avevo dimenticata …. anche lei era una ragazza di borgata … e sì che la conoscevo pure personalmente … era la fidanzata di un mio amico ….

mat612000
mat612000
22 Settembre 2008 , 2:42 2:42

giorgiana masi era una militante del partito radicale non ha mai fatto parte di LC

radisol
radisol
22 Settembre 2008 , 5:11 5:11

A questo punto la questione dell’appartenenza di Giorgiana Masi mi sembra poco importante e fuorviante. Mai stata comunque militante radicale, casomai militante femminista. Aveva fatto parte nella sua scuola, il Pasteur a Monte Mario, dei CPS (Collettivi Politici Studenteschi) che erano effettivamente gli organismi di massa di Lotta Continua fra gli studenti medi … e aveva frequentato negli anni precedenti, insieme al fidanzato, la sede di Lotta Continua sita in Via S.Igino Papa a Primavalle ….. Ma Lotta Continua, principalmente proprio sulla questione femminista, implose e si sciolse al Congresso Di Rimini nel novembre 1976. Ed è quindi ovvio che Giorgiana, quando fu uccisa nel maggio 1977, non potesse fare parte di una L.C. che non esisteva più, se non a Bologna dove alcuni militanti tra cui Francesco Lorusso mantennero in piedi per tutto il 1977 una sede, per poi confluire nell’area dell’autonomia “diffusa” …. Formalmente allora nemmeno Walter Rossi, ucciso nello stesso 1977 dai fascisti, al momento della morte faceva parte di L.C. …. ma ne aveva fatto parte fino a 10 mesi prima ed il collettivo di Piazza Igea di cui faceva parte era comunque formato pressochè interamente da ex militanti di Lotta Continua che avevano anche loro,… Leggi tutto »

mat612000
mat612000
22 Settembre 2008 , 5:25 5:25

Se per te la precisione si chiama formalismo accomodati pure.
Quanto ad accomunare gli ex LC e tutto quello che seguì allo scioglimento dell’organizzazione sotto la definizione di “non erano più LC ma è come se lo fossero ancora”, mi sembra un’operazione abbastanza ardita.
Per quanto riguarda la povera Giorgiana Masi, in effetti, l’ho definita “militante radicale” facendomi fuorviare dal ricordo dei funerali e di Rutelli in prima fila (si proprio lui) che seguiva il feretro.

ilBarone
ilBarone
22 Settembre 2008 , 10:28 10:28

Mi chiedo, carissimi della Redazione, perchè postare ancora le polluzioni di quest’infingardo?

radisol
radisol
22 Settembre 2008 , 16:44 16:44

No, erano Pannella ed Emma Bonino che seguivano il feretro … Rutelli non mi risulta proprio ….io c’ero … ed è uno dei più brutti ricordi della mia vita …. fu un funerale allucinante …. per percorrere i circa 2 chilometri che separano l’Istituto di Medicina Legale a Piazzale Tiburtino a S.Lorenzo ci mettemmo circa tre ore …. praticamente, in una situazione di schieramento di polizia addirittura armata di mitra che faceva pensare al Cile di Pinochet, il percorso del funerale, che non era stato autorizzato, fu contrattato metro per metro da Pannella con la polizia ….. solo che in Italia allora non c’erano al governo i generali fascisti ma l’intero “arco costituzionale”, “comunisti” del Pci compresi ……

radisol
radisol
25 Settembre 2008 , 4:38 4:38

STRANO VOLO DI UN ANARCHICO – LA MEMORIA DI LICIA PINELLI: «PINO, VITTIMA DI CALABRESI» A trentotto anni dalla morte di Pino Pinelli, la moglie Licia ritorna su quei giorni e sulle «giustificazioni» oggi di moda: «Mario Calabresi ha scritto un libro che, per difendere la memoria del padre, offende la nostra» Licia è una donna per nulla incline a sentimenti di vendetta, che ancora oggi chiede giustizia rifuggendo dai sensazionalismi e dal clamore mediatico. Vive ancora oggi a Milano e l’intervista si svolge a casa sua, il 14 gennaio 2008. Volevamo chiederti qualcosa su quegli anni, sulla militanza di Pino. E sulla vostra vita a Milano, anche paragonandola con il contesto attuale. Sono situazioni totalmente diverse, quasi impossibili da confrontare. Un tempo c’era un clima molto più aperto, mentre oggi si ha un’impressione di estraneità, di distacco fra le persone, persino fra chi abita nello stesso condominio. Già un dialogo, un livello minimo di conoscenza, è difficile; l’idea di darsi una mano è addirittura impossibile. A questo discorso si collega pure la militanza di Pino. Alcuni mesi prima di piazza Fontana, c’erano stati altri attentati (in diverse città italiane), e già in questi casi erano stati incolpati gli anarchici.… Leggi tutto »