ASSALTO A DEUTSCHE BANK, CONTRATTACCO AMERICANO PER SALVARE L'EURO

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DI FEDERICO DEZZANI

federicodezzani.altervista.org

Il referendum inglese ha aumentato esponenzialmente le possibilità della dissoluzione della moneta unica nei prossimi mesi, aggravando la crisi bancaria in atto nell’Europa meridionale. Oggi, come nell’estate 2015, quando il referendum greco bocciò le condizioni della Troika, Berlino è il maggiore ostacolo alla salvaguardia dell’eurozona: la Germania, che allora era favorevole all’uscita di Atene dall’euro, oggi non mostra alcuna intenzione di cedere sulle norme del “bail in” appena introdotte né di consentire l’iniezione di denaro pubblico nei capitali delle banche. In queste condizioni, l’Italia sarà destinata nel volgere di pochi mesi ad abbondare la moneta unica. Gli Stati Uniti tornano in campo e contrattaccano per salvare la moneta unica: Deutsche Bank è l’obbiettivo ideale per una guerra finanziaria.

Referendum e guerre speculative

Le banche sono sempre più al centro della crisi terminale della moneta unica: esito quasi scontato, considerata la natura, tutta finanziaria, degli interessi che da sempre guidano il processo d’integrazione europeo.

Protetti i titoli di Stato dallo scudo della BCE, gli istituti di credito sono diventati il surrogato perfetto di Btp e Bonos per scommettere sull’uscita dei Paesi periferici dalla moneta unica: il differenziale tra titoli di Stato italiani e Bund rimane pressoché piatto, ma la “tonnara borsistica” delle banche italiane è un ottimo succedaneo per obbligare l’Italia a capitolare. La caduta dei corsi azionari nell’ultima settimana fa tremare i polsi: Unicredit -30%, Mps -30%, Banco popolare -30%, Intesa Sanpaolo -25%.

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