ASPETTANDO I PUGNALI

ASPETTANDO I PUGNALI

DI GIANLUCA FREDA

blogghete!!

La rovina del Partito Comunista Italiano ebbe inizio con l’ossessione per la “questione morale” di cui Enrico Berlinguer fu patrono ed untore. Fino alla fine degli anni ‘70, il PCI era rimasto, nonostante gli scossoni internazionali che avevano profondamente appannato il mito dell’URSS come “terra promessa” del proletariato, un partito di sana e discretamente robusta costituzione, felicemente assestato sui solidi parametri di una questione politica. Il suo obiettivo ultimo – così almeno lo interpretavano i suoi numerosi elettori - era un obiettivo politico: trasformare radicalmente i rapporti di forza sociali, scardinando alla base le istituzioni della società borghese per sostituirle con un nuovo schema in cui i rapporti di forza tra dominanti e dominati fossero completamente ridefiniti e parzialmente sovvertiti. Il politically correct e il ciarpame “non violento” erano ircocervi ancora sconosciuti.

Imperava invece il realismo e tutti – dai dirigenti del partito fino all’ultimo dei simpatizzanti – erano perfettamente consapevoli di quanto fosse semplicemente ridicolo anche soltanto immaginare un’opzione del genere senza contestualmente progettare un’azione armata di qualche tipo. Le amanti e le “favorite” dei parlamentari non avevano alcuno spazio sulla stampa, non perché ne girassero meno di oggi, ma perché la stampa si occupava di politica, che era ciò che alla gente interessava.

C’era meno televisione e dunque meno citrulleria. Anche un bambino capiva che ad un politico non bisogna chiedere di essere un anacoreta, ma di essere un buon politico. Così come nessuna persona sana di mente si sognerebbe mai di chiedere conto ad un bravo medico o ad un bravo ingegnere della sua vita sessuale e privata, contentandosi di godere della sua specifica professionalità, che è già rara ed è merce preziosa per qualunque collettività nazionale.

Poi nel PCI qualcosa si spezzò. Il terrorismo e il miraggio di riuscire a sfruttarne la parabola per ritagliarsi un ruolo di governo, portarono mestamente i dirigenti del più grande partito comunista d’occidente verso un manicheismo di raffazzonata fattura. Lo sgretolamento inarrestabile dell’URSS fece temere – forse a ragione, ma questo non toglie un’oncia d’ignominia al tradimento che fu perpetrato – che le antiche parole d’ordine e il vecchio afflato rivoluzionario non fossero più credibili né proponibili e che si dovesse fondare la propria sopravvivenza politica su nuove elaborazioni ideologiche. All’improvviso esistevano rivoluzionari “cattivi” (quelli che impugnano, ma pensa un po’, le armi per raggiungere i propri scopi) e rivoluzionari “buoni” (quelli che sovvertono il sistema cospargendo i cannoni di margherite e cantando a braccetto “We shall overcome”). Era l’inizio della fine. Da quel momento in poi la putrefazione della concretezza politica in astrazione morale avrebbe infettato ogni cellula dell’organismo comunista e si sarebbe poi estesa ad ogni vaso linfatico della vita nazionale. L’etica e la moralità uscivano per sempre – anche in Italia – dal contesto della vita privata e personale, dove esercitavano la propria indispensabile ma circoscritta autorità, per ergersi a divinità oscure, cui sacrificare ogni scintilla d’azione politica ed ogni speranza di rinnovamento. Nietsche, inascoltato, lo aveva gridato tanti anni prima nel suo profetico “L’Anticristo”: “Un popolo va in rovina quando confonde il suo dovere con il concetto del dovere in generale. Non v’è nulla che crolli più profondamente, più intimamente, di ogni dovere “impersonale”, di ogni sacrificio dinanzi al Moloch dell’astrazione”.



Nell’arco di una decina d’anni, il moralismo patogeno di Berlinguer trasformò l’Italia in una repubblica dottrinale, di cui i magistrati divennero inquisitori e sommi sacerdoti. Ciò che dell’indipendenza e della sovranità nazionale era sopravvissuto alle ceneri della sconfitta per mano americana, venne spazzato via dai vincitori con la complicità dei giudici della pubblica verecondia nel colossale autodafè passato alla storia con il nome di “mani pulite”. Non bastò, ovviamente. Il virus della morale, una volta scatenato su una nazione, non conosce soggetti immuni e miete costantemente nuove vittime, configurandosi come poderosa arma biologica di rimodellamento sociale nelle mani dei suoi progettisti. Nessuno può dirsi al sicuro, nessuno è così irreprensibilmente immacolato da sottrarsi al ricatto perbenista; e se per caso lo fosse, è sufficiente spostare i parametri del “moralmente accettabile” qualche millimetro più in là.

Ciò che stiamo vivendo in questi giorni, con la fine politica di Berlusconi ormai alle porte, è un preludio all’ennesimo sacrificio della politica nazionale, perpetrato dai sacerdoti della pubblica decenza, agli dèi d’oltreoceano sull’altare dell’astrazione etica.

Nel mio piccolo e per ciò che conta, considero i sedici anni della parabola berlusconiana di gran lunga i più vuoti e squallidi della storia del nostro paese. La mia antipatia per il soggetto Berlusconi è databile a molti anni prima del suo trionfale ingresso in politica. Risale alla metà degli anni ’80, quando la nascita del suo network televisivo generalista uccise la fantasia e il pluralismo delle televisioni private per sostituirli con la maleodorante melassa di becerume mediatico che promana oggi da ogni schermo e riempie di nulla sottovuoto i cervelli della nazione.

Berlusconi ha colpe infinite, prima fra tutte quella di essere stato un politico inadeguato, di infimo livello, incapace di coniugare i propri legittimi interessi personali con un progetto di rinascita nazionale di ampio respiro. Lo si paragona spesso a un dittatore, ad un Duce in doppiopetto votato alla devastazione dei sacri dettami della dottrina democratica. Magari lo fosse. Purtroppo il suo e nostro male è, al contrario, la sua assoluta irrilevanza, l’indecisione, la riluttanza ad utilizzare la dovuta durezza contro gli avversari anche dinanzi alla loro manifesta debolezza. E’ un mollaccione, altro che Duce. In sedici anni di dominio pressoché incontrastato sulla scena “politica” (chiamiamola così, anche se il termine più esatto sarebbe un altro) nazionale, non è neppure riuscito a estirpare gli ultimi mefitici rimasugli della truppaglia ex-comunista allo sbando, permettendo ad essa di riorganizzarsi quel tanto che basta da allestire, con l’appoggio di settori altrettanto fedifraghi della sua ex maggioranza, le idi di marzo che stanno per abbattersi sul nostro futuro. Quale possa essere questo futuro, non riesco per il momento a immaginarlo. Non certo quello di un governo “tecnico”, che avrebbe comunque vita breve e porterebbe con sé la rovina definitiva tanto delle sue componenti partitiche quanto dei settori confindustriali ad esso associati (da Marchionne alla Marcegaglia, passando per Montezemolo). Nemmeno quello di una portentosa reviviscenza elettorale del berlusconismo, che appare ormai fuori tempo massimo e verrà comunque impedita con ogni mezzo. Il futuro politico d’Italia è oggi una pagina bianca su cui ciascuno può scrivere ciò che desidera. Se non fossimo un paese di analfabeti senza speranza, sarebbe una splendida prospettiva.

Ma volevo dire questo: tra le tante colpe che pesano sulla coscienza dell’uomo di Arcore, non ritengo vi sia quella – comunemente attribuitagli – di essere lo “specchio del degrado del paese”. Il degrado in cui ci dibattiamo, che è culturale è politico, ha in Berlusconi solo uno dei suoi artefici e non certo il più rilevante. E’ vero, sono state le sue televisioni a spacciare l’indecenza privata, la pruderie domestica, la vanvera urlata, la sconcezza ruttante di anchormen di borgata per cultura, di cui le povere masse italiche, non sapendo procurarsi altro cibo, si sono nutrite per decenni. Ma non è stato lui a trasformare questa ammorbante immondizia in politica. Questa colpa – che è di gravità incommensurabile – pesa per intero sulla coscienza dei suoi avversari, politici e mediatici. L’Italia oggi non è lo specchio di Berlusconi. E’ più lo specchio della mortifera psicosi moralistico-terminale di giornali come “Repubblica”, che, per ragioni di servilismo verso i dominanti USA, hanno fuso la dimensione pubblica e privata, la sfera sessuale e quella dell’azione di governo, in un minestrone immondo da cui non sarà mai più possibile estrarre elementi di senso. Nessun politico, per quanto pessimo, può togliere ad un popolo la politica. Solo un’operazione di propaganda può farlo. Un’operazione accuratamente pianificata, che affonda le sue radici nella confusione tra sfera morale e sfera dell’agire pubblico prospettata da Berlinguer e poi estesa fino ai suoi limiti estremi dai lacchè dei media filoatlantici che sorvegliano il nostro paese. Berlusconi si è circondato di sgualdrine, sciacquette e cubiste, come fa il 99 per cento dei politici di questo mondo e l’80 per cento dei cittadini timorati di Dio. Ma non è lui ad aver sostituito il discorso politico e istituzionale con questa fanghiglia umana. Sono stati i suoi avversari a farlo, attraverso i loro organi di stampa, nel tentativo (miseramente fallito) di prendere il suo posto e in quello (disastrosamente riuscito) di cancellare dalle menti degli italiani ogni distinzione tra gossip e lavoro istituzionale, ogni confine tra il pettegolezzo da comari e la valutazione critica, ancorché severa, dell’operato di un governo. Se oggi le miserande masse italiane non riescono a scorgere l’attentato alla nostra sovranità che si nasconde dietro le centinaia di prime pagine con le cosce di Ruby in primo piano, la responsabilità non è di Berlusconi e nemmeno di Ruby. E’ degli organi di stampa “antiberlusconiana” e dei loro mandanti nazionali e internazionali, che – deboli come sono in questo momento - hanno una paura folle della politica, soprattutto se si considera il fatto che gli spazi per la nascita di un vero partito di opposizione all’esistente sono oggi, in Italia, pressoché sterminati. Ogni nozione di ciò che la politica è e potrebbe essere, ogni barlume di consapevolezza sui suoi confini epistemologici e sulle sue potenzialità va dunque soffocato senza esitazione, frastornando le masse con messaggi martellanti che impediscano di distinguere la riflessione e la progettazione politica dalla chiacchiera da mercato del pesce. In tutti questi anni, si sarebbe potuto accusare Berlusconi – per mille ottimi motivi – di non essere stato capace di strappare il paese alla completa servitù euroatlantica che è la causa della nostra agonia. Non lo si è fatto, perché non è questa servitù che i congiurati anticesaristi vogliono eliminare. Vogliono anzi rafforzarla, perché è da essa che dipendono i loro privati destini, costruiti sui pilastri della pubblica rovina. Essi evitano perfino di menzionare la politica, perché si tratta di una parola pericolosa, che potrebbe risvegliare in animi non ancora del tutto spenti i ricordi di mai sopiti desideri di riscatto. I loro pugnali sono sculettanti, forgiati in sagome mammarie e clitoridee. Dio non voglia che al pubblico a casa possa tornare alla mente com’è fatto un pugnale.



Gianluca Freda

Fonte: http://blogghete.blog.dada.net

Link: http://blogghete.blog.dada.net/archivi/2010-11-08

8.112010

Commenti (34)

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    1. licia 10 novembre 2010

      Berlusconi ha dato modo ad ogni singolo individuo di capire quale è il potere di un uomo,lo spirito di un uomo,cioè se stesso! Come è la storia dei grandi uomini che leggete sui libri senza però capirne il loro significato rimanendo un popolo di gonzi che attribuisce ad altri la causa delle proprie sconfitte.Berlusconi vi ha mostrato come si combatte, non con la forza ma mostrando se stesso per quello che è e che pensa, con la capacità di rialzarsi sempre, dopo essere caduti,senza cercare negli altri le colpe.
      Chi vi tiene sottomessi non è Berlusconi e il berlusconismo, ma coloro che vi fanno credere di non essere responsabili della vostra misera condizione ma che vi fanno credere che la colpa è della società,dello sfruttamento etcc..coloro che vi fanno credere che il pericolo è il berlusconi che si annida dentro di voi , coloro che vi considerano solo una massa da governare,che vi vuole tutti impiegati in una fabbrica in una catena di montaggio,che vi vuole tutti uguali uno all'altro,che vi fa percepire colui che emerge dalla massa come il pericolo da eliminare per non rovinare l'equilibrio della mediocrità in cui vi costringono a vivere ed aspirare sin da giovani,coloro che vi fanno nascere già vecchi !QUESTO SONO I POTERI FORTI ! CHE VI SFRUTTANO COME VACCHE DA SOMA !Fine di un'epoca ? il ricordo di Berlusconi rimarrà in eterno come lo è il ricordo dei grandi uomini che emergono dalle masse e le guidano.

      Chi è Fini se non l'esponente di spicco di quei Poteri, forti della mediocrità con cui, la cultura della sinistra rende le masse loro succubi.
      Guardate Fini ed il Futuro che vi propone!Un uomo che non paga la decima a colui che è più grande di lui,come un figlio che non paga la decima al padre come puo essere il principio su cui uno stato si fonda?
      Come verrà ricordato FINI nella storia, se non come un codardo che ha utilizzato il tradimento di se ,dei suoi padri per essere il burrattino nelle mani di POTERI FORTI che gli hanno promesso il potere e che da solo non avrebbe mai raggiunto?

    1. Ricky 10 novembre 2010

      Freda parla a vanvera, non sa di cosa parla e dimostra un'ignoranza abissale.

      E' un tipico qualunquista dei nostri tempi. Un'opinionista sconclusionato da bar sport. Da evitare come la peste.

      Tanto per rinfrescare la memoria, questo é un pezzo dell'intervista di Scalfari (1981) in cui Berlinguer parla della "questione morale". A voi trarre conclusioni su ció che scrive Freda che a mio parere non l'ha neanche letta.

      Lei mi ha detto poco fa che la degenerazione dei partiti è il punto essenziale della crisi italiana. È quello che io penso. Per quale motivo? I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Per esempio, oggi c'è il pericolo che il maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa come il Corriere faccia una così brutta fine. Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le "operazioni" che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell'interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un'autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un'attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti. Lei fa un quadro della realtà italiana da far accapponare la pelle. E secondo lei non corrisponde alla situazione? Debbo riconoscere, signor Segretario, che in gran parte è un quadro realistico. Ma vorrei chiederle: se gli italiani sopportano questo stato di cose è segno che lo accettano o che non se ne accorgono. Altrimenti voi avreste conquistato la guida del paese da un pezzo. La domanda è complessa. Mi consentirà di risponderle ordinatamente. Anzitutto: molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. [...] Lei ha detto varie volte che la questione morale oggi è al centro della questione italiana. Perché? La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell'amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell'Italia d'oggi, fa tutt'uno con l'occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt'uno con la guerra per bande, fa tutt'uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semmplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono profare d'essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. [...] Quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude.
    1. stefanodandrea 10 novembre 2010

      Pieno accordo. Non vorrei essere stato frainteso

    1. diotima 9 novembre 2010

      Abbattere Berlusconi non significherà, ahimè ,abbattere il berlusconismo. Grave e orripilante virus di cui sono ammalati anche certi suoi nemici e i maitres a pensèr che raccolgono numerosissimi coonsensi. Se guardo quella specie di gabinetto con le immagini che è la tv, io vedo la propaganda di due opposte fazioni che vogliono essere gli unici modi di guardare la realtà: Berlusconi da un lato e anti-Berlusconi dall'altro. Sembra che non sia possibile nessun'altra lettura della realtà al di fuori di questo manicheismo. E molto spesso le piazze si riempiono sulla base di queste visioni , a mio avviso distorte, di ciò che non solo ci succede intorno come se non richiamasse le nostre responsabilità, ma in fin dei conti vogliamo essere: menti dormienti.

    1. andyconti 9 novembre 2010

      L'equivoco di fondo e' di considerare Berlusca come un vero politico. Ad alcuni sembra indipendente dai giochi internazionali, ad altri un corruttore del Paese.......non avete ancora capito che si tratta solo di un venditore che si adegua alla commedia del giorno, un attore che una volta recita da Duce, un'altra volta da Nerone, poi un giorno gli suggeriscono di fare il De Gaulle e lui lo fa.....e cosi' via.
      Freda..ma chi sei? Sciacquati la bocca prima di parlare di Berlinguer, era un uomo rispettato anche dagli avversari, e ricordiamoci che Berlusca era iscritto a quella loggia P2 che devio' le indagini sulle varie stragi di Stato. Ma perfavore...
      Comunque una cosa e' indubbia: i lettori si dimostrano molto piu' intelligenti dell'articolista.

    1. andyconti 9 novembre 2010

      L'equivoco di fondo e' di considerare Berlusca come un vero politico. Ad alcuni sembra indipendente dai giochi internazionali, ad altri un corruttore del Paese.......non avete ancora capito che si tratta solo di un venditore che si adegua alla commedia del giorno, un attore che una volta recita da Duce, un'altra volta da Nerone, poi un giorno gli suggeriscono di fare il De Gaulle e lui lo fa.....e cosi' via.
      Freda..ma chi sei? Sciacquati la bocca prima di parlare di Berlinguer, era un uomo rispettato anche dagli avversari, e ricordiamoci che Berlusca era iscritto a quella loggia P2 che devio' le indagini sulle varie stragi di Stato. Ma perfavore...
      Comunque una cosa e' indubbia: i lettori si dimostrano molto piu' intelligenti dell'articolista.

    1. fm 9 novembre 2010

      Secondo me berlusca non e` da condannare per la sua immoralita` ma per i suoi eccessi.



      Un conto e` avere un'amante ed andare a mignotte. Un conto e` quello che fa berlusca. Sembra davvero che sia psicologicamente dipendente da questo tipo di attivita` (una sorta di bulimia), cosa che gli offusca la mente (vedi le sue uscite al limite della schizofrenia)



      A me un presidente che va a mignotte non disturba, uno che pensa solo alle mignotte si. E la morale non c'entra.

    1. TizianoS 9 novembre 2010

      Comunque Berlusconi ha dimostrato una certa autonomia, gli altri sono stati solo dei camerieri svenduti.

    1. daveross 9 novembre 2010

      D'accordo con Freda sull'uso politico di certi comportamenti privati dei politici. E' vero che il politico non può essere asceta. Però guai a rienere la morale in genere come il VIRUS della politica. La morale pone limiti all'azione umana perché dell'uomo è esperssione. Quando il c.d. realismo ha pretese di ridurre l'attività umana ad un mero oggetto numerico / economico, le conseguenze possono essere gravissime. Basta guardare cosa abbiamo fatto con la prima e la seconda guerra mondiale.

    1. cortesia 9 novembre 2010

      Bene, Gianluca Freda dimostra di aver assimilato la lezione del professor Giancarlo La Grassa; questo articolo avrebbe potutto scriverlo Gianni Petrosillo, se non fosse per lo stile immaginifico...
      prepariamoci a insegnare alla gente com'è fatto un pugnale. Ciao, polposta!

    1. ranxerox 9 novembre 2010

      Hai scoperto La Grassa, eh Freda?

    1. Giancarlo54 9 novembre 2010

      Sono abbastanza d'accordo con Freda, dico abbastanza perchè condivido l'analisi sul fenomeno berlusconiani e i suoi avversari, non sono molto d'accordo sull'analisi del vecchio P.C.I. Pensare a quel partito come una organizzazione monolitica, con militanteeed elettori in marcia sicuri e compatti verso il "Sol dell'Avvenir", mi sembra una mitizzazione poco corrispondente alla realtà. Il P.C.I. di allora era anche questa, ma era anche molto opportunismo, gran parte dei suoi elettori, anche se non ho numeri per sostenerlo, vedevano il PCI come un partito socialista, vagamente reddistributivo del reddito, sicuramente nessuno di loro, o quasi, ha mai pensato alla rivoluzione e alla lotta di classe.

      Berlinguer è stato sicuramente l'artefice delle successive trasformazioni occhettiane, d'alemiane, veltroniane e, adesso, bersaniane.

    1. dana74 9 novembre 2010

      analisi ineccepibile, che imbarazza coloro che identificano Berlusconi con ogni male, facendo finta appunto che è tutta la pletora di servi devoti all'euro atlantismo che hanno ridotto l'Italia ad uno zerbino per potenti.
      E' comodo per scaricarsi la coscienza e non dover mettere in discussione i principi dell'essere solo colonia a servizio delle multinazionali altrui.

    1. Tonguessy 9 novembre 2010

      Certo, da Milano2 sono nate una serie infinita di rogne sociali in cui stiamo ancora beatamente sguazzando. Gelli e P2, altro che "spazzar via dall'Italia l'ectoplasma democristiano-socialista"!

    1. totalrec 9 novembre 2010

      Nilde Iotti, tanto per citare un nome, divenne parlamentare del PCI nel 1946, lo stesso anno in cui iniziò la sua relazione con Palmiro Togliatti. Togliatti aveva 27 anni più di lei e per questa relazione aveva abbandonato la moglie Rita Montagnana, storica militante del partito, e il figlio Aldo. Dico questo non per sminuire Togliatti o la Iotti, che sono stati comunque politici di alto livello. Ma per evidenziare come l'ossessione per la morale, che fa scempio della politica, sia un errore e un orrore tutto contemporaneo.

    1. AlbaKan 9 novembre 2010

      Verissimo, e il fatto che l'hanno ammazzata conferma tutto questo.
      E purtroppo fa anche presagire che la Carfagna durerà un pò di più..viviamo in un mondo ingiusto...

    1. Tao 9 novembre 2010

      Fini scarica Berlusconi chiedendone le dimissioni e lo mette spalle al muro: o continua la legislatura ma con la spada di Damocle di un’An de-berlusconizzata, Futuro e Libertà (Fli), su ogni singolo provvedimento, almeno in teoria; oppure deve decidersi ad andare a elezioni anticipate, con un Pdl in piena crisi politica e in caduta libera nei sondaggi. Un abile bluff. Con un corollario, seppur non decisivo, di valore positivo per ciò che eravamo abituati a considerare con il termine “destra”.



      Che sia una manovra di potere, lo rivelano anzitutto le motivazioni reali della rottura di Fini e l’origine di Fli. Dietro il divorzio fra Gianfranco e Silvio non c’è una spaccatura ideologica profonda, ma solo la messa all’angolo dell’ex leader di An nella cabina di comando del partito unico di centrodestra. Il giorno dopo la fondazione del Pdl sul famoso predellino, Fini liquidò l’ennesima trovata pubblicitaria del Cavaliere con la battuta «siamo alle comiche finali». Poi, come sempre aveva fatto fino ad allora, si è adeguato. Ma il ruolo di azionista forte assunto dalla Lega nel governo, il passaggio di fedeltà dei colonnelli aennisti che sono diventati più berlusconiani di Berlusconi, il suo isolamento nel partito e la deriva psichiatrica del premier hanno portato Fini a staccarsi dal suo alleato-padrone. Solo dopo sono stati improvvisamente scoperti tutti i motivi di distanza quasi antropologica fra lui e Berlusconi. Dall’oggi al domani i finiani hanno riscoperto il valore della legalità, il rispetto delle istituzioni, le esigenze del Mezzogiorno, la socialità come bussola in economia e anche l’arrogante volgarità di Silvio il megalomane. Eppure siamo di fronte ad una schermaglia, per quanto ben congegnata per suscitare clamore e rifarsi una verginità politica. Perché, al dunque, come hanno votato i “futuristi” sull’immunità giudiziaria del primo ministro? Favorevolmente, anche se, per salvare un minimo la faccia, con la clausola della non-reiterabilità. E ora, perché non far dimettere seduta stante i quattro componenti di Fli nella compagine di governo, invece di annunciarla soltanto? E che senso ha agitare la bandiera delle dimissioni quando Fini sa per primo che Berlusconi, a cui riesce inconcepibile ammettere una sconfitta, non le darebbe e non le darà mai? È evidente che se non è proprio un gioco delle parti preventivamente concordato, trattasi comunque del solito teatro dei pupi. Con Fini a recitare il ruolo di rinsavito ribelle che punta una pistola scarica.



      Tuttavia, noi che pure ci siamo lasciati alle spalle le inservibili categorie destra-sinistra buone per il secolo scorso, una conseguenza di segno positivo sentiamo di registrarla per il buon nome di ciò che un tempo era chiamata “destra”. La rivendicazione della diversità etica e umana, ancora prima che politica, di Fini e dei suoi rispetto al mondo berlusconiano di affaristi, arrivisti, lacchè e mignotte rappresenta una piccola luce nel buio di questa Repubblica. Dall’altroieri esiste una destra che si dichiara anti-berlusconiana. Questo fatto, preso in sé e per sé, dal nostro punto di vista anti-sistema non dà garanzie. Il Fini-pensiero non è altro che la destra liberale europea asservita al pensiero unico della finanza padrona, dell’individualismo a scopo di lucro (lavora, consuma, crepa) e della difesa dell’ordine costituito. I “valori” rimangono questi. Però adesso purgati e liberati dal conflitto d’interessi del Cavaliere e dal suo cesarismo da avanspettacolo. È già qualcosa, affinchè i poveri corpi di Prezzolini e Montanelli si riposino dopo essersi girati e rigirati nella tomba per anni. Ma non è il film giusto che vorremmo vedere per un’Italia destinata a passare dalla padella berlusconiana alla brace Fini-Casini-Bersani-Montezemolo.



      Alessio Mannino

      Fonte: www.ilribelle.com

      Link: http://www.ilribelle.com/la-voce-del-ribelle/2010/11/9/il-bluff-di-gianfranco-fini.html

      9.11.2010

    1. lantipatico 9 novembre 2010

      amen!
      Concordo.

    1. redme 9 novembre 2010

      ...inoltre craxi fù uno dei politici di riferimento indicati da gelli nel piano di rinascita democratica...

    1. TizianoS 9 novembre 2010

      Marilyn Monroe era una donna intelligente oltre che bella, aveva avuto una vita travagliata ed era anche balbuziente: sarebbe stata un'ottima ministra delle pari opportunità.

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