ARMAGHEDDON ?

In esclusiva per comedonchisciotte.org

DI CARLO BERTANI

Recentemente, Maurizio Blondet ha pubblicato un articolo (per i soli abbonati[1]) dal titolo eloquente: L’Europa a Sion: bomb Iran, nel quale affermava che un attacco all’Iran da parte di Israele è in agenda, da oggi alla fine del corrente anno.
Ripercorrerò molto brevemente le tesi esposte per chi non l’abbia letto:

– Durante il recente G8, l’Europa avrebbe dato il “via libera” per il bombardamento dell’Iran;

Quattro navi da guerra israeliane (2 sommergibili e 2 caccia, con armamento nucleare) hanno attraversato il canale di Suez e sono in navigazione nel Mar Rosso;
– Alcun squadriglie di cacciabombardieri israeliani sono stato spostate nel Kurdistan iracheno;
– Il “ritorno” economico dell’impresa sarebbe da identificare nel nuovo oleodotto Nabucco – che non passa per la Russia, ma “raccoglie” il greggio delle ex Repubbliche sovietiche asiatiche – il quale, però, senza l’apporto del petrolio iraniano, non raggiungerebbe volumi di transito sufficienti per renderlo economicamente vantaggioso.Fin qui i dati salienti, considerando anche una dichiarazione del vicepresidente USA Biden il quale, senza mezzi termini, affermava: “Israele è libero di fare quel che ritiene necessario per eliminare la minaccia nucleare iraniana”.

Blondet presenta il quadro come un evidente approccio al bombardamento dell’Iran e, ad osservare soltanto i dati esposti, non fa una grinza. Ci sono, però, argomenti che Blondet non approfondisce e che sarebbe, invece, meglio presentare.
Ritengo che molti lettori siano stufi della “querelle” iraniana, poiché da anni va avanti questo balletto: “Una flotta USA in partenza per il Golfo!”, “Israele pronto a bombardare l’Iran con l’atomica!” e via discorrendo. Poi, non succede nulla.
Vorrei precisare che questo articolo non vuole essere assolutamente un attacco a Blondet, che per alcune doti stimo, ma più che altro una precisazione.

Mi rendo perfettamente conto che il lettore cerca risposte alla domanda “Ci sarà una guerra all’Iran?” – e così è giusto che sia – ma il lettore accorto avrà compreso che nessuno – né Blondet, né chi scrive – è in grado di fornirgli un’assicurazione in merito, certa al 100%. D’altro canto, non ho mai nascosto la mia profonda convinzione che una guerra all’Iran sia un evento troppo pericoloso per gli attuali equilibri politici e, soprattutto, economici: di conseguenza, ritengo che, prima di scatenare Armagheddon, ci sia qualcuno che ci pensa su due e più volte.
Vediamo gli attori della contesa ed i loro equilibri interni, che sono la prima cosa da porre sotto la lente d’ingrandimento quando si parla di guerra.

Iran
Le recenti elezioni iraniane – di là degli evidenti interventi esterni per mettere in crisi l’attuale governo – hanno portato all’attenzione le frizioni interne della società iraniana, più che una mera questione elettorale o di voti.
Nella storia dell’Iran (ossia della moderna Persia), soprattutto dalla metà del secolo scorso, la società iraniana ha vissuto le stesse contraddizioni che abbiamo visto in piazza a Tehran.
Gli introiti petroliferi trasformarono la società iraniana: come avvenne in Europa, una borghesia dedita al commercio, alla nascente industria petrolchimica ed alle attività corollari, affiancò le tradizionali agricoltura e pastorizia.
Ciò avvenne con Mossadeq – che cercò una sintesi meno traumatica, ma anche meno favorevole alla borghesia, e per questo fu detronizzato con l’aiuto degli americani – poi con Reza Phalavi: la rivoluzione iraniana del 1979 fu una rivoluzione popolare, sorretta proprio dai milioni di diseredati che lo Shah, corrotto e succube delle ingerenze esterne (soprattutto statunitensi), aveva necessariamente trascurato per sorreggere la borghesia. La quale, non dimentichiamo, vive soprattutto a Tehran e nelle città.

Oggi, le migliorate condizioni economiche, ci hanno mostrato il volto di una borghesia che vuole occidentalizzarsi – ossia desidera partecipare alla spartizione della ricchezza nei modi e nei termini di quelle occidentali – a scapito proprio dei ceti popolari, che a loro volta si sentono più protetti da quella specie di “socialismo reale” (riconosciamo un’evidente difficoltà nell’identificare, economicamente, il sistema iraniano) instaurato da Mahmud Ahmadinejad.
Il quadro si complica, poiché rivendicazioni di “cassetta” si mescolano con le “tinte” islamiche del regime: apparentemente, assistiamo all’appoggio ad Ahmadinejad da parte dei ceti popolari mentre, dall’altra, la borghesia cerca “sponda” anche nel clero, nella figura di un corrotto Rafsanjani. In altre parole, se si gratta via un po’ di “vernice” religiosa, appare l’eterno scontro di classe.

Le ultime elezioni, vinte da Ahmadinejad molto probabilmente con i due terzi dei voti, indicano proprio la frattura della società iraniana: semplificando, le città a Moussavi e le campagne ad Ahmadinejad.
Ciò nonostante, Ahmadinejad è uscito fortemente indebolito dalle ultime elezioni, poiché la borghesia iraniana ha compreso che opporsi con i mezzi delle borghesie internazionali – supporto mediatico, internazionalizzazione del conflitto interno, ecc – può, alla lunga, riportare il Paese ad un equilibrio più favorevole per i ceti cosiddetti “moderati”, ossia per il commercio, gli affari, ecc.
Allo stato dell’arte, non scorgiamo – però – da parte di Ahmadinejad nessun cedimento: d’altro canto, il presidente non ha scelta, se non quella di continuare ad appoggiare (ed a farsi appoggiare) dalla popolazione rurale, dai settori dello Stato, dalle industrie controllate dal governo stesso.
Una guerra, in questa prospettiva, chi avvantaggerebbe?

Certamente non i sostenitori di Moussavi e di Rasfanjani, poiché un attacco dall’esterno condurrebbe inevitabilmente a zittire ogni contrasto interno. Più probabilmente, il tintinnio di sciabole inscenato da Israele è indirizzato più alla borghesia iraniana – “non siete soli!” – che ad un vero e proprio attacco all’Iran.
Per riuscire a rovesciare il governo iraniano, e l’impianto stesso della Repubblica islamica, sarebbe necessaria una vera guerra con tanto d’invasione: dubitiamo che qualche bomba farebbe crollare gli Ayatollah.

USA
Blondet afferma che il vicepresidente Biden avrebbe dato il “via libera” ad Israele con la frase sopra citata: verrebbe da dire che ciascuno è libero di dire quel che vuole, perché non scorgiamo proprio quali potrebbero essere i vantaggi, statunitensi, dell’avventura israeliana.
La presenza, in Kurdistan, degli aerei israeliani implica una sostanziale indipendenza del Kurdistan dall’Iraq ed una sua alleanza con Tel Aviv? E gli USA, che cercano di calmare le acque in tutto il Paese per andarsene?
Un attacco all’Iran partendo dal Kurdistan farebbe scoppiare la polveriera irachena ancor più, considerando che il Kurdistan iracheno non confina solo con l’Iran, ma anche (a Sud-Est) con le zone interne a maggioranza sciita. E, gli sciiti iracheni, si sentono di certo più vicini a Tehran che a Baghdad.

Se non basta l’Iraq, riflettiamo sulla situazione interna americana: non ho mai creduto che Obama sia la colomba di pace che ci propinano, e lo scrissi in tempi non sospetti, addirittura nel Gennaio del 2008[2].
La situazione economica prospettata da molti analisti[3] è una sentenza priva d’appello: gli USA devono correre ai ripari – ed in fretta! – se non vogliono incorrere in traumi economici ancor peggiori. La prospettiva di Bush – ovvero compensare l’inevitabile declino economico statunitense con le avventure militari, sostenere il dollaro con l’aumento del greggio ed appropriarsi delle risorse energetiche altrui con la forza – è fallita miseramente nella bolla speculativa.
Obama, oggi, non ha altra scelta che quella di ridurre il deficit statale, ed ha già mosso i primi passi per andarsene dall’Iraq. Inoltre, ha già parlato di “exit strategy” anche per l’Afghanistan.

In definitiva, Obama ritiene più vantaggioso per gli USA ridurre l’esposizione militare nel Pianeta, per tentare difficili (e costose) ristrutturazioni industriali, per “agganciare” la “locomotiva” delle ri
nnovabili e, in futuro, sperare di tornare potenza industriale.
Tutto ciò è un sentiero colmo di dubbi, trabocchetti ed incertezze: vogliamo aggiungerci una guerra all’Iran?
Per quanto ci scervelliamo, non riusciamo proprio a trovare una sola ragione per la quale, oggi, convenga a Washington imbarcarsi in un’avventura militare – sia pure per sperare nei profitti del Nabucco – poiché è evidente che, una guerra all’Iran, non potrebbe mai essere intrapresa e sostenuta da Israele.
C’è la possibilità che gli USA restino a guardare ma, per quanto sopra esposto, l’attacco israeliano finirebbe per trasformarsi in una mera distruzione d’entrambi, che lascerebbe il Pianeta messo peggio di quanto già oggi è.

Israele
Non ci sembra che Israele, con l’avvento della nuova amministrazione statunitense, abbia di che temere: sono state fatte timide avance per la creazione del solito Stato palestinese, ma niente di più che la solita aria fritta.
Anche la cessione del West Bank, in cambio di un “via libera” per bombardare l’Iran, ci sembra un non sense: cosa rimarrebbe del West Bank – e della stessa Israele – se avvenissero attacchi reciproci con armi nucleari da un lato e batteriologiche dall’altro?

Inoltre, Israele non ha una struttura militare adatta per operazioni a vasto raggio: in tutta la sua Storia – salvo il bombardamento del quartier generale di Arafat a Tunisi, una complessa operazione di rifornimento in volo per sganciare solo poche bombe – ha sempre combattuto a ridosso dei suoi confini.
Un attacco partendo dal Kurdistan necessiterebbe di una logistica d’appoggio troppo complessa per chi non ha esperienza bellica in operazioni distanti dalle proprie basi. Inoltre, gli aerei israeliani dovrebbero vedersela con la caccia e la contraerea iraniana.
Se, invece, l’attacco dal Kurdistan fosse solo la miccia per innescare la ritorsione balistica iraniana ed il contrattacco atomico israeliano, non si comprende quale differenza facciano due sottomarini e due cacciatorpediniere in più: Israele può colpire con i missili Jericho dal territorio metropolitano.

Conclusioni
In tutta onestà, ci sembra che queste siano solo manovre militari destinate – come ricordavamo – a gettare un po’ di benzina sul fuoco, per sperare che l’opposizione iraniana “abbocchi”. Una sorta di “Naval diplomacy” e nulla più.
La strategia nei confronti dell’Iran – questo è chiaro da tempo – mira alla destabilizzazione interna, non ad un attacco militare. Perché?

Poiché un attacco all’Iran significherebbe il blocco dello stretto di Hormuz per chissà quanto tempo, con prezzi del petrolio alle stelle. Altro che i 150 $/barile del record!
Inoltre, Siria ed Iran sono legate da una alleanza che prevede il mutuo soccorso in caso d’attacco: nel 2006, Israele si guardò bene dall’attaccare il territorio siriano. In caso d’attacco, sarebbe tutta la regione a saltare per aria, con scenari veramente imprevedibili.
E, con tutte le prudenze espresse nei vari G8 – per tentare di salvare quel poco che resta ai sette grandi con le pezze al sedere – la “bella pensata” è quella d’attaccare l’Iran?
Francamente, mi sembra una follia. Aggiungere Armagheddon al fallimento economico del liberismo è cosa assai diversa rispetto alla “soluzione” della crisi degli anni ’30 con la guerra mondiale: all’epoca, gli USA erano pochissimo indebitati ed erano una potenza economica in ascesa, non un paese di disoccupati senza prospettive.

Perciò – pur apprezzando la puntualità di Blondet nell’informare – le conclusioni che sottende non mi trovano d’accordo. Certo, la follia umana non ha limiti, ma continuo a credere che le guerre servano per incrementare i profitti del capitalismo, non per dargli il colpo di grazia, come avverrebbe se lasciassimo correre Armagheddon.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2009/07/armagheddon.html
23.07.2009br>

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fengtofu
fengtofu
24 Luglio 2009 , 7:16 7:16

Questa si che è un’analisi lucida con previsioni assolutamente probabili, da quotare in toto. Il buon Blondet è invece un poco accecato dal viscerale odio per Israele, e non è esperto di cose militari. Intendiamoci, i sionisti ci andrebbero a nozze, colla distruzione della Rep. Islamica, ma non se lo possono permettere come detto sopra, se non col lavoro di disinformatjia in cui sono forti, grazie alla UE ed ai suoi giornalisti falsari. Il lento aggiramento poi prosegue con le basi di “istruttori”in Georgia, Turchia, Kurdistan….e tanto basterà per un bel po.

redme
redme
24 Luglio 2009 , 7:33 7:33

iran vs israele sembra veramente il match del secolo sempre annunciato e mai disputato..forse perche la presenza minacciosa di un nemico comune, i sunniti jihadisti …….in questo senso và anche la nuova distensone con la Siria….
poi l’affermazione che – ” la rivoluzione iraniana del 1979 fu una rivoluzione popolare, sorretta proprio dai milioni di diseredati che lo Shah, corrotto e succube delle ingerenze esterne (soprattutto statunitensi), aveva necessariamente trascurato per sorreggere la borghesia” – sembra in contrasto con la vicenda Mattei, anche lo sterminio dei “milioni” di Mujaheddin del popolo e l’accantonamento di Montazeri indicano l’ inizio dell’oscura relazione statunitense con l’integralismo islamico..saluti

myone
myone
24 Luglio 2009 , 9:04 9:04

Blond puo’ dire quello che vuole, e non c’e’ via libera del G8 per scorazzare con sommergibili e altro per il mondo. Gia’ si e’ detto che una guerra aperta con l’ estremismo islamico, porterebbe a tavolino a una guerra infinita, e che il terrosismo o la guerriglia islamica, oranizzata com’e’ e distribuita volendo ovunque, e’ peggio che affrontare uno stato sul suo territorio. Se non sbalgio, si deceva pure, contrariamente a quanto si asserisce sempre, e cioe’ che: israele fa come vuole e comanda gli usa, che gli usa, con Bush, ha messo un veto per nessun attacco all’ iran. Poi le cose, spingono e si rilassano, ma creano sempre precedenti, che si accostano agli intenti fondamentali dei principi e alle dispute dei vari stati, per cui, tutto e’ possibile, sopratutto quando l’ iran disporra’ del nucleare, convertito militarmente, se allora cominceranno a fare la voce frossa su questo o quello, giusto o no che sia, a ragione o no, tutto e’ possibile, e non ci sara’ nessuna invasione di terra, ma solo attacchi dall’ alto, e nucleari, tali a tal punto da far desistere la stessa resistenza sparsa per il mondo, che per forza maggiore sara’ comandata a… Leggi tutto »

Eighthdormant
Eighthdormant
24 Luglio 2009 , 9:17 9:17

Caro Carlo Bertani,
sono d’accordo con lei, sarebbe davverro folle attaccare l’Iran, come lo era attaccare l’Iraq, ma lo hanno fatto.
E proprio su un articolo letto per caso pochi giorni fa su Haaretz, non proprio un giornale israeliano estremista, si dice che ci sono stati molti incontri tra gli alti vertici militari USA e israeliani sull’argomento, e ben 5 su 10 comandi americani stanno già lavorando sui piani di attacco, probabilmente per un attacco sui siti nucleari, che avranno come probabile conseguenza una nuova nuvola radioattiva ben più grossa di quella di Chernobyl.
Ma se raddoppieranno i tumori potranno sempre dare colpa all’inquinamento o al riscaldamento del pianeta, no?

helios
helios
24 Luglio 2009 , 9:33 9:33

ci siamo dimenticati che gli iraniani hanno puntati i loro missili sulle centrali nucleari di Israele…e che Israele ha un territorio minuscolo?

slump
slump
24 Luglio 2009 , 10:32 10:32

Blondet, come dice fengtofu, non perde occasione per mettere in mostra il suo straripante ed eccessivo (per me) antiebraismo (travestito da antiisraelismo).

Bertani avrebbe ragione nella sua analisi se fossero dimostrate le notizie riportate da Blondet — tra le quali però mi sembrano alquanto divertenti e inverosimili sia quella del G8 che quella della squadriglia nel Kurdistan (da dove trae Blondet queste informazioni? Da Ratzinger?). Quindi è probabile che Bertani abbia fatto un’analisi giusta anche se basate su notizie assai poco probabili.

Sarebbe sociologicamente da studiare perché sulla gran parte dei siti “alternativi” imperversino articoli “da fine del mondo” con catastrofisti che tirano in ballo le minacce più orrende — dalle guerre nucleari, alle pandemie apocalittiche, alla riduzione voluta della popolazione, alla distruzione ecologica, ecc. Che origine ha tutta questa “cupio dissolvi”?

Eighthdormant
Eighthdormant
24 Luglio 2009 , 10:33 10:33

Caro Helios, non amo fare botta e risposta, ma ci risiamo con il solito argomento alla Calimero piccolo e nero, cioè che Israele è piccolo e quindi deve essere più cattivo per spaventare chi è più grosso. Però si dà il caso che è Israele che ha circa 300 testate atomiche, non l’Iran. E si dà il caso anche che è Israele che ha quasi 400 cacciabombardieri, di ultima generazione, mentre tanto per dire l’Italia ne ha 65, e l’Iran ne ha 200, ma mediamente molto più obsoleti, persino alcuni F14 Tomcat comprati dalla scià più di 30 anni fa e in parte inutilizzabili per l’mbargo sui pezzi di ricambio… E Israele ha in piano di comprarne altri 100, F35 stealth… Cosa se ne fa? E intanto il “pericoloso” Iran ha in bilancio spese militari analoghe ma non superiori a quelle di certi emirati del Golfo persico come il Kuwait, e nulla più. Senz’altro parecchie volte più basse di quelle Israeliane. Tutti sanno benissimo che quei missili iraniani, se davvero ci sono, sarebbero solo un deterrente, la risposta disperata e del tutto insufficiente a difendersi da un attacco Israeliano che, come al solito, sarà molto “Cattivo”, perchè, poverino, lui è… Leggi tutto »

fengtofu
fengtofu
24 Luglio 2009 , 10:53 10:53

niente affatto, l’Iraq era un’oca grassa pronta ad essere cotta, collo strapotere della Coalizione, mentre contro l’Iran stiamo parlando di centrali che se distrutte libereranno radiazioni, gas letali ecc. su amici e nemici vicini (Arabia,Russia, lo stesso Vicino oriente con Israele…) e non ci sarà un altro effetto serra ma milioni di morti subito!

vraie
vraie
24 Luglio 2009 , 11:56 11:56

leggo sempre volentieri bertani ma anche blondet!
non mi pare che le argomentazioni “pacate e ragionevoli” di bertani corrispondano al metro abituale di valutazione dei poteri: la follia è la normalità;
il progetto di governo mondiale (vedi vaccinazioni) sta procedendo e diventa più urgente che mai proprio ora che il capitalismo israelo-americano è alla frutta; tutto il mondi in ginocchio; israele (che già ha collaudato le sue armi biologiche piuttosto di recente) potrebbe scegliere questo momento per colpire in qualche modo, non necessariametne l’iran a tutto campo, ma qualche area specifica (del medesimo o prossima al medesimo!)
quanto al prezzo del petrolio alle stelle: è sempre stato uno strumento e anche un obiettivo, chediamine!

Frigo
Frigo
24 Luglio 2009 , 13:24 13:24

È sempre un piacere leggerla Bertani. Tuttavia Le manca un particolare nella sua acuta e lucida analisi.
Ha dimenticato che per imporre il “governo” AMERO devono ridurre in completa rovina gli USA?
Questa è condizione essenziale quale preludio al governo mondiale. Tutto il mondo capitalistico deve crollare (ma solo per i ceti medi e bassi) per far accettare una entità mondiale per sicurezza, sanitá e finanza.
Le porcate peggiori, almeno in italia, le fecero durante i periodi di ferie estivi.
Vedremo, ma Blondet fa bene a riportare rumors di guerra. Meglio parlarne prima allertando l´opinione pubblca e quello che resta di sano negli stati ed eserciti.
Non hanno avuto problemi a scatenare l´inferno in iraq a partire dal 1991, quindi…

helios
helios
24 Luglio 2009 , 14:42 14:42

Non ho affatto detto che Israele è piccolo e quindi deve essere più cattivo.Ho detto che Israele “ha un territorio piccolo” cioè che facilmente può essere colpito.
Dell’arsenale di Israele credo che ci siano poche persone al corrente e non credo che sbandierino ai quattro venti quello che hanno di armamenti; allo stesso modo l’Iran.
Comunque sia se gli USA se ne sono sempre guardati bene da attaccare l’Iran almeno un motivo l’avranno avuto!
Non sempre le armi, nelle contese, decidono le sorti di un popolo.

gamma5
gamma5
24 Luglio 2009 , 15:09 15:09

“Il buon Blondet è invece un poco accecato dal viscerale odio per Israele”…solo un poco?

jules
jules
24 Luglio 2009 , 15:12 15:12

Inoltre, ha già parlato di “exit strategy” anche per l’Afghanistan. Veramente, il “buon” Omaba le truppe (e gli attacchi) in Afghanistan le sta aumentando. Con il serio rischio (o l’obiettivo?) di destabilizzare anche il Pakistan. …nel 2006, Israele si guardò bene dall’attaccare il territorio siriano. In compenso, il 6 settembre 2007, dei caccia israeliani violavano lo spazio aereo siriano per bomabardare una presunta installazione nucleare (in Siria!). Senza contare le ripetute violazioni dello spazio aereo siriano (denunciate anche dalle missioni Unifil) in cui i caccia israeliani hanno addirittura sorvolato la residenza del presidente siriano (in Siria!). http://www.medioriente.net/?q=siria_le_possibili_motivazioni_del_raid_israeliano_nella_ricostruzione_del_sunday_times http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Attualita%20ed%20Esteri/Esteri/2007/10/raid-israeliano-siria.shtml?uuid=fe8fd230-7a89-11dc-948f-00000e25108c&DocRulesView=Libero https://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=3794 …cosa rimarrebbe del West Bank – e della stessa Israele – se avvenissero attacchi reciproci con armi nucleari da un lato e batteriologiche dall’altro? Armi batteriologiche?!? Come fai ad essere così sicuro che l’Iran sia dotato (ed abbia intenzione di usare) armi batteriologiche? Un attacco partendo dal Kurdistan necessiterebbe di una logistica d’appoggio troppo complessa per chi non ha esperienza bellica in operazioni distanti dalle proprie basi. Inoltre, gli aerei israeliani dovrebbero vedersela con la caccia e la contraerea iraniana. Blondet, nel suo articolo, scrive anche “che Mosca non abbia ancora perfezionato la consegna dei sistemi missilistici anti-aerei all’Iran, destinati proprio… Leggi tutto »

PIEROROLLA
PIEROROLLA
24 Luglio 2009 , 15:47 15:47

“Terminato l’evento su Globalizzazione e Sviluppo con la presenza di oltre 1500 economisti, famose personalità scientifiche e rappresentanti di organismi internazionali riunitisi a L’Avana, ho ricevuto una lettera ed un documento di Atilio Boron, Dottore in Scienze Politiche, Professore Titolare di Teoria Politica e Sociale, direttore del Programma Latinoamericano d’Educazione a Distanza in Scienze Sociali (PLED), oltre ad altre importanti responsabilità scientifiche e politiche. Atilio, solido e leale amico, aveva partecipato giovedì 6 al programma “Mesa Ridonda” della Televisione Cubana, insieme ad altre personalità internazionali che hanno partecipato alla Conferenza su Globalizzazione e Sviluppo. Ho saputo che sarebbe partito domenica ed ho deciso di invitarlo ad un incontro alle 5 del pomeriggio del giorno successivo, sabato 7 marzo. Avevo deciso di scrivere una riflessione sulle idee contenute nel suo documento. Utilizzerò in sintesi le sue stesse parole: “… Ci troviamo in presenza di una crisi capitalista generale, la prima di una grandezza paragonabile a quella esplosa nel 1929 ed alla cosiddetta “Grande Depressione” del 1873-1896. Una crisi integrale, della civiltà, multi-dimensionale, la cui durata, profondità e portata geografica saranno sicuramente di maggiore ampiezza delle precedenti. “Si tratta di una crisi che trascende abbondantemente l’aspetto finanziario o bancario e colpisce l’economia… Leggi tutto »

lucamartinelli
lucamartinelli
25 Luglio 2009 , 6:39 6:39

è vero. il dramma di israele è che basta una bomba. troppo piccolo come stato

rosarossa
rosarossa
25 Luglio 2009 , 7:01 7:01

Blondet è un ipocrita. Ho letto i suoi libri ed è un ottimo giornalista, nonché capace di focalizzare molti aspetti del dietro le quinte con ottima capacità deduttiva. Ma ..c’è un MA. Oltre alla sua nota posizione “anti-issareliana” ciò che dovrebbe far preoccupare di più non è cosa lui attacca (per cui ha anche validissime ragioni): ma cosa lui difende. Un uomo che sente il valore della giustizia e della sensatezza in questioni internazionali, se tale si considera, non deve cambiare sistemi di misura a seconda dei gusti. Quando gli venne fatto notare che la questione della Pedofilia nella Curia cattolica (soprattutto americana) aveva raggiunto livelli “pandemici” (visto che ora và di moda questo termine) e su come il Vaticano con spregiudicata, mafiosa, e vergognosa politica avesse messo a tacere questioni su nomi altisonanti, e avesse spostato il problema spostando i preti, nascondendoli così alla Legge.. lui cosa ha detto? ..che in una questione così delicata, spetta a Dio la comprensione di chi porta certe vesti (questo in soldoni).. e già, come ho già detto, perché i bambini se li INCULANO e questa è la verità, perché bisogna parlare come si mangia.. Ma il giudizio divino ha altre prospettive per… Leggi tutto »

marcello1950
marcello1950
26 Luglio 2009 , 9:37 9:37

Assolutamente daccordo con Bertani.


il conflitto IRAN ISRAELE SERVE PER TENERE SOTTO SCACCO I PAESI ARABI DEL GOLFO, allineati e coperti sotto le insegne degli Stati Uniti ed amici ed alleati di fatto di Israele,
Un nemico così se non ci fosse bisognerebbe INVENTARLO, se ci saranno delle scaramucce saranno a beneficio dei mass media e per rafforzare i falchi in IRAN.
E con buona pace per i moderati iraniani,
ed infatti vi ricordate l’ambiguita delle ong Americane che mentre facevano dichiarizioni pro Mossawi facevano uscire sondaggi nei quali avvallavano la vittoria di Ahmadinejad.
ora tutto verrà fatto per non far cadere i falchi Iraniani che più che gli stati uniti e israele minacicano gli stati del golfo perchè sparita la minaccia atomica iraniana gli stati del golfo potrebber pensare di sottrarsi alla Tutela Americana, cosa assolutamente da non permettere.
In conseguenza di ciò ritengo che la notizia che le spese della missione piombo fuso contro Hamas (filo iraniana) a Gaza siano state pagate dall’Arabia Saudita, dal mio punto di vista mi sembra una notizia assolutamente credibile.