ARCHIVIO GENCHI

DI SOLANGE MANFREDI
paolofranceschetti.blogspot

Il corriere della sera di oggi riporta questa notizia (http://www.corriere.it/politica/09_gennaio_24/berlusconi_intercettazioni_scandalo_e47d5e70-ea46-11dd-a42c-00144f02aabc.shtml:

«Sta per uscire uno scandalo che sarà il più grande della storia della Repubblica. Un signore ha messo sotto controllo 350mila persone, dobbiamo essere decisi a non consentire questo sistema di indagine che non deve continuare. Dobbiamo porre dei limiti certi per la sicurezza dei cittadini». Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi durante un comizio a Olbia, parlando delle intercettazioni e riferendosi al cosiddetto archivio Genchi, che prende il nome dal consulente dell’ex pm calabrese Luigi De Magistris…”

Peccato che il quotidiano non riporti anche quanto Genchi, sull’argomento, ebbe a dire già più di un mese fa.

Lo facciamo noi.

Tratto da: http://gioacchinogenchi.blogspot.com

Guerra tra Procure

Parla Gioacchino Genchi

Misteri e misteri. Non sono uno spione.

E’ l’uomo chiave del caso de Magistris. Lo accusano di avere intercettato 007 e politici, tra cui Mastella. E di avere un archivio illegale con 600 mila “voci”. Ma lui dice: «È un pretesto per nascondere i veri abusi»

di Edoardo Montolli (OGGI, 16 dicembre 2008) Milano

La voce stanca, ma tagliente, del superconsulente informatico arriva di notte da un telefono sulla Salerno-Reggio Calabria.

Lui sta tornando a Palermo, dove vive. «Scusi l’ora, ma ho avuto da fare con il processo sull’omicidio del capomafia di Siderno».

Gioacchino Genchi, 48 anni, è l’uomo-chiave di Why Not?, l’inchiesta dell’ex pm Luigi De Magistris che ha causato in questi giorni sequestri e controsequestri degli incartamenti tra magistrati e il conseguente trasferimento di procuratori e pubblici ministeri. Mai successo prima.

Salerno che accusa Catanzaro di aver orchestrato un complotto per togliere la madre di tutte le inchieste a De Magistris.

Catanzaro che risponde tuonando proprio contro il principale artefice di quell’inchiesta: Genchi. Perché possiederebbe un misterioso archivio informatico con 578.000 richieste anagrafiche, tra cui parlamentari, giudici e 007? Un archivio «illegale», scrivono i magistrati di Catanzaro, che «attenta al diritto alla privacy» e che conterrebbe pure «utenze coperte dal segreto di Stato».

Possibile che lo schivo superconsulente Genchi, massimo esperto nell’analisi dei tabulati telefonici, diventi una figura inquietante?

La nostra intervista esclusiva comincia da qui, dall´archivio segreto.

Genchi, lei è indagato?

«A oggi mi risulta di no. Peraltro nemmeno riesco a immaginare da chi e per quale reato.

Questi polveroni si alzano ogni volta che mi occupo di indagini che riguardano i politici.

Tutti i dati che raccolgo su incarico di pubblici ministeri o giudici fanno parte dei fascicoli processuali. E ne viene data copia integrale ai difensori. Di segreto, quindi, non c’è nulla.

Quanto ai numeri, sono state agitate cifre senza senso, con l’evidente scopo di denigrare me, il dottor De Magistris e in ultimo i magistrati di Salerno, che hanno riconosciuto come perfettamente regolare il mio operato.

Se poi contiamo i dati che posso trattare io in un anno, sono pari a circa l’uno per cento del più modesto degli studi legali.

E le utenze di servizi segreti e parlamentari? E i numeri coperti da segreto di Stato?

«Questa poi… Quando trovo un numero di telefono durante un’indagine, lo accerto. E se trovo un numero dei servizi, che posso farci? Non mi pare che siano al di sopra della legge.

E nella Why Not? sono state rilevate le utenze di autorevoli soggetti dei servizi e del Ros dei Carabinieri. La fandonia delle utenze “coperte da segreto di Stato” ancora non l’avevo sentita. E mi spiace che a parlarne siano stati dei magistrati. Come si può stabilire da un tabulato che un numero di telefono è “coperto da segreto di Stato”? Dove è scritto? Questo è ridicolo».

Ma lei ha trattato utenze di parlamentari, cosa proibita?

«Ogni volta che ho trovato utenze di parlamentari l’ho immediatamente segnalato al pubblico ministero.

Altra cosa accade però quando i parlamentari risultano in contatto con gli indagati di cui ho acquisito i tabulati. Ebbene questo sì. Di contatti telefonici cosiddetti indiretti ce ne sono tantissimi.

Inoltre, se un deputato usa un cellulare intestato ad altri, non c’è nessun modo per stabilire a priori che si tratti di lui.

Però c’è un aspetto più grave.

Alcuni parlamentari, ed è accaduto per uno in particolare, hanno attivato decine di schede e le hanno messe in mano anche a soggetti vicini a killer mafiosi: su quelle utenze non si è potuta compiere alcuna attività di controllo.

Nel caso specifico, fu accertato che mentre il parlamentare si trovava a Roma, gli altri suoi cellulari operavano in Calabria.

Possiamo pure gridare allo scandalo, ma a vergognarsi dovrebbe essere chi consente queste cose e non io, che ho interrotto ogni attività relativa a quell’indagine».

Non può rivelare un fatto tanto grave senza precisarlo: di che parlamentare si tratta?

«Se la Commissione Antimafia m’interrogasse in proposito, non avrei alcuna difficoltà a fornirne il nome».

Lei è stato estromesso dall’indagine Why Not? e il suo posto è stato preso dai carabinieri del Ros. Nella loro relazione si sostiene che lei abbia trattato l’utenza dell’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella (episodio che fu all’origine del braccio di ferro con De Magistris) senza la necessaria autorizzazione, visto che si trattava di una scheda intestata alla Camera dei Deputati.

«Quando trattai l’utenza poi risultata nella disponibilità di Mastella, il numero era già passato dalla Tim alla Wind e intestato al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, e da questo mai si sarebbe potuti risalire a Mastella.

Ma dico di più.

Quel numero, in sei anni di vita, mai era stato nemmeno intestato a qualcuno o qualcosa che fosse riconducibile alla sua persona, pur avendo cambiato tre schede e ben diciotto cellulari.

Chiunque, compreso il Ros, deve accertare bene gli intestatari di un’utenza o può incorrere in errori come quelli che in passato hanno portato a tragici eventi.

Il professor Marco Biagi è stato ammazzato proprio per un errore di questo tipo, poiché, a causa di una ricerca svolta male, non trovando le autorità traccia nei tabulati delle minacce telefoniche che lui subiva da tempo, non gli ridiedero la scorta. Facendolo quasi passare per un mitomane. Perciò si deve fare parecchia attenzione in queste indagini».

Tornando a Mastella, forse il ministro teneva alla privacy.

«Può darsi. Appena scoprii che quel numero lo usava lui, lo comunicai a De Magistris.

Ma le dirò ancora di più, a proposito di privacy.

Ho recentemente scoperto, analizzando le intercettazioni di Toghe Lucane [un’altra inchiesta scottante di De Magistris, ndr] che Mastella è stato anche intercettato mentre trattava faccende locali con alcuni esponenti di centrosinistra. In quel caso usava un altro telefono e ciò dimostra le difficoltà nel districarsi in questa materia, in cui il Ros non ha fatto certo una bella figura, determinando questo polverone.

E c’è ancora un fatto non proprio irrilevante: le indagini che ha svolto il Ros di Roma sul mio conto e sul dottor De Magistris sono abusive».

Abusive? In che senso?

«La Procura Generale di Catanzaro non poteva delegare al Ros di co
mpiere indagini su un magistrato del proprio ufficio.

L’accertamento per de Magistris poteva farlo solo la Procura di Salerno.

E per me, ove fossero emersi elementi di reato, quella di Palermo, dove io lavoro e dove ho svolto tutte le mie attività.

Ciò non è avvenuto perché non c’era alcun reato.

E inoltre, se nessuna indagine poteva dunque essere delegata al Ros di Roma, ancora meno poteva essere delegata a quelle particolari persone del Ros.

Se i tabulati acquisiti avevano un senso, non si potevano affidare ai soggetti che emergevano proprio dagli stessi tabulati. Quindi…».

Quindi che cosa ne desume?

«La vicenda dell’“archivio Genchi” è stata solo la scusa tirata fuori dal cilindro per giustificare l’assurdità commessa. E ha trovato sponda in persone ben precise e molto interessate, che si sono premurate di attaccarmi anche in Parlamento. Sa come si dice, no? La gallina che canta per prima è quella che ha fatto l’uovo».

Un’ultima domanda. Il suo lavoro, in seguito a tutti questi attacchi istituzionali, è diminuito?

«No. Continuo anche a lavorare con diversi magistrati di Catanzaro, per cui ho svolto consulenze prima e dopo l’allontamento del dottor de Magistris ».

Com’è possibile, con quello che ha scritto di lei la Procura Generale di Catanzaro?

«La Procura della Repubblica di Catanzaro non è la Procura Generale di Catanzaro. Se la legge prevede che ci siano due uffici con distinte competenze non è un caso.

In questo tengo a ribadire che a Catanzaro ci sono tantissimi magistrati per bene, che lavorano in condizioni disumane, in una realtà criminale che è in assoluto la più difficile e complessa di tutta Italia.

Palermo, in confronto, sembra la Svizzera. E consideri con attenzione il paragone che ho fatto».

Edoardo Montolli

Fonte: http://paolofranceschetti.blogspot.com
Link: http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/01/archivio-genchi.html
26.01.2009

8 Commenti
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cryptone
cryptone
26 Gennaio 2009 11:31

Monday Jan 26thHome La Rivista Salvatore Borsellino Gioacchino Genchi. Bisogna agire in fretta…. Gioacchino Genchi. Bisogna agire in fretta…. di Salvatore Borsellino – 25 Gennaio 2009 Ma può un uomo mentire spudoratamente usando affermazioni false per cercare di distruggere la reputazione di un uomo come Gioacchino Genchi che ha sempre servito e continua a servire lo Stato? Lo Stato, quello vero, quello per cui è morto Paolo Borsellino e non l’antistato che ormai all’interno del primo si è saldamente annidato grazie proprio a quella trattativa per la quale Paolo Borsellino ha dovuto essere eliminato. Un uomo forse no, ma non se è qualcuno che ha dovuto essere indicato come “alfa” nel corso delle indagini di uno dei processi sui mandanti esterni di quella strage che finora sono stati sempre bloccati quando stavano per arrivare dove non si può arrivare, cioè alla verità. Non se è qualcuno che insieme con l’altro indagato in quel processo, “beta”, proclama pubblicamente “eroe” un essere bestiale e un assassino come Mangano, se è qualcuno che ha più volte spergiurato sui suoi figli per fare meglio passare come vere le sue menzogne, se è qualcuno capace di raccontare oscene barzellette su una delle più grandi tragedie… Leggi tutto »

adriano_53
adriano_53
26 Gennaio 2009 11:39

case study.

bisogna seguirlo fin dalle prime battute.
le modalità operative della stampa, del mondo politco in genere saranno visibili come non mai in questa vicenda.
grazie in anticipo a tutti coloro che contribuiranno con materiali, opinioni.

Tao
Tao
26 Gennaio 2009 14:03

DALLA MAFIA AL FRONTE-DE MAGISTRIS LE OMBRE DEL “SISTEMA” GENCHI DI GIUSEPPE D’AVANZO La Repubblica Nell’archivio del tecnico nessun dialogo, solo analisi. Nel suo ufficio di Palermo da quindici anni lavora per le principali Procure Berlusconi è pronto per il blitz (un decreto del governo in forma di legge?) che sottrarrà alle indagini giudiziarie l’ascolto telefonico e ai pubblici ministeri l conduzione delle inchieste (saranno “avvocati della polizia”). Per far ingoiare ai suoi alleati recalcitranti e all’opinione pubblica il provvedimento, intorbida le acque. Modifica i fatti. Capovolge la verità. Grida di “intercettazioni”. Annuncia “uno scandalo che sarà il più grande della Repubblica”. Qual è l'”inquietante” novità che dovrebbe farci saltare sulla sedia? La vergogna sarebbe custodita nell’archivio di Gioacchino Genchi, un vicequestore della polizia di Stato (in aspettativa sindacale da un quindicennio), consulente di un rosario di procure e, per ultimo di Luigi De Magistris nelle inchieste Why not? e Poseidone. E’ utile dunque, all’inizio di una settimana dove saranno raccontate rumorose “bufale”, fissare qualche punto fermo, illuminare il lavoro di Genchi, avanzare infine qualche domanda. Punti fermi, tre. 1. Berlusconi mente. Nell’archivio di Genchi non c’è alcuna intercettazione telefonica, ma soltanto analisi di tabulati telefonici. Per le due inchieste… Leggi tutto »

myone
myone
26 Gennaio 2009 16:31

O Berlusconi ci fa o ci e’. Deputati che mandano schede non rintracciabili per fare gli affari loro illegali e mafiose. Altroche’ sionismo e islamismo. Qui ce ne’ di spazzatura, e a servire, si servono loro e non servono certo il paese. La spedisco da Santoro. Non dovrebbero cacciarlo, quando una cosa e’ cosi chiara. ( a meno che, la propaganda di turno, non metta altri impicci da considerare)

myone
myone
26 Gennaio 2009 16:44

Oggi al tg hanno fatto sentire la segreteria telefonica di Genchi (se non erro era sulla sua vicenda, passavo di sfuggita e ricordo quella foto, la sua). Voce rauca, sfinita, rocca, che diceva. Non vi conosco non so chi siate e che vogliate, non chiamate piu’ perche’ non vi conosco non conosco il vostro numero e non ho a che fare con voi. cose cosi. Che sia un’ altra trovata alla (BinLaden) ?

virgo_sine_macula
virgo_sine_macula
26 Gennaio 2009 18:48

Limitare l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche sarebbe un grave errore politico da parte del premier nonche’ un’ingiustizia,sono uno degli strumenti piu’ importanti in ogni tipo di indagine e chi non ha nulla da nascondere non dovrebbe avere nulla da temere.Piu’ intercettazioni e piu’ soldati nelle strade non possono che fare bene ad uno stato che sta scivolando verso l’anarchia,che e’ il male peggiore del mondo,il rifugio di chi nella vita non ha voluto o saputo fare nulla e pretende di avere diritto a tutto.Andrebbe solo punito piu’ severamente l’utilizzo spesso fatto delle stesse intercettazioni non per fini istruttori ma per fini scandalistici e di gossip.Cavaliere attento a non fare il gioco delle sinistre cadendo in questa trappola.

geopardy
geopardy
26 Gennaio 2009 20:35

L’ITALIA E’ UNA MIRIADE DI OCCASIONI PERSE, CI VORREBBE UN GORBACIOV ANCHE QUI, MA NON LO INTRAVEDO ALL’ORIZZONTE VISIBILE. Probabilmente, perderemo anche questa occasione come abbiamo perso quella ai tempi di tangentopoli ed il tutto avvenne attraverso l’omicidio di FALCONE E BORSELLINO. Non so quanti ricordano che BETA fu indagato e messo sotto processo come mandante del duplice attentato e solo durante uno dei suoi governi fece apposite leggi per “regolamentare i processi” ed impedire la loro prosecuzione. Chissà perchè proprio Beta. Forse converrebbe rileggere il COLORE DEI SOLDI di Marco Travaglio per comprendere meglio, in cui ci sono le dichiarazioni dei mafiosi coinvolti nelle due stragi. ORA TOCCHERA’ A GENCHI L’ESSERE MESSO IN CONDIZIONI DI NON NUOCERE CON ALTRI MEZZI (almeno speriamo per lui non mortali). Basterebbe ricordare l’altra “STRANA” MORTE DI LANDI, il super tecnico dei computer che svolgeva un lavoro molto simile a quello di GENCHI ed aveva indagato sul caso dell’OMICIDIO D’ANTONA e stava per farlo su quello dell’OMICIDIO BIAGI, il quale aveva rilevato le tracce telefoniche ricollegabili ai suoi assassini (di D’Antona). LANDI era uso dire ai suoi amici “HO SCOPERTO COSE CHE VOI UMANI NON RIUSCIRESTE NEANCHE AD IMMAGINARE”. Quanto il male sia profondo,… Leggi tutto »

Biribissi
Biribissi
27 Gennaio 2009 5:06

cara macula,
ma lei si rende conto che la mole di intercettazioni, scandali, (cuffaro,mastella..più tanti altri) sono solo e sempre usati per i politici e mafiosi e per nessun altro??( Forse per i TERRORISTI..queste entità che non si sa’ chi terrorizzino..)..Lei si rende conto che non possiamo parlare di democrazia..e che in una repubblica in cui le funzioni del parlamento sono di timbrare le idee del capo..non esiste repubblica e non esiste democrazia..per la deriva che secondo lei sta prendendo il paese..non si dice anarchia..ma stato di polizia..controllo..fisico e sociale..sottomissione, lavoro precario, militarizzazione del terriotorio..l’anarchia è tutt’altra splendida cosa..si svegli..