FABRIZIO RONDOLINO
lastampa.it
La mosca uccisa da Barack Obama non aveva meno diritti del presidente degli Stati Uniti a vivere su questo pianeta. Le mosche sono organismi complessi che funzionano più o meno come noi, sono immersi nella stessa atmosfera in cui siamo immersi noi, e proprio come noi sono destinate a nascere, crescere e morire. In più, non sono buone da mangiare. Se le ammazziamo, è soltanto perché ci danno fastidio. È in questo modo, del resto, che noi occidentali intendiamo la nostra vita su questo pianeta: ne siamo i signori e padroni, e dunque ne disponiamo a piacimento. Non siamo come gli altri animali, che danno la morte soltanto per conservare la propria vita: noi uccidiamo chi ci infastidisce. Moscerini, foreste, leoni, fiumi, aborigeni: non c’è stata creatura vivente che non abbiamo condannato alla pena capitale. C’è un motivo per cui ci sentiamo i signori della creazione: diversamente dagli altri esseri senzienti, abbiamo l’intelligenza.
È la ragione a renderci speciali, pensiamo, e ne siamo talmente convinti che il nostro stesso pensiero pensa il mondo diviso in due: da una parte ci sono io, dall’altra c’è tutto il resto. Ma probabilmente non è così. Non c’è bisogno di essere ambientalisti militanti per sapere che siamo parte di un sistema molto complesso, la cui alterazione può produrre danni a tutti, e dunque anche a noi. Certo, una mosca non è la foresta amazzonica: e per quante Obama ne ammazzi, è ragionevole presumere che non si estingueranno. Tuttavia, l’idea che il mondo sia uno, e che noi ne siamo parte insieme con centinaia di migliaia di altre specie con uguali diritti e uguali doveri, comporta anche un’etica conseguente: non si toglie la vita senza motivo a nessuno degli esseri senzienti. È precisamente la retta ragione a insegnarcelo: quella ragione che dovrebbe distinguerci dagli altri, e che più spesso ci rende infelici, o inutilmente crudeli.
Fabrizio Rondolino
Fonte: www.lastampa.it
Link: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=6087&ID_sezione=&sezione=
20.06.2009
myone 21 giugno 2009
...ancora qualcosa
Ci sono persone, che con il loro fare, potrebbero dire alle mosche di non infastidire,
e viste le possibilita' che abbiamo, vuoi vedere che ci ubbidiscono?
La forza della ragione, del senso, messo nella misura giusta, fa fare questo e altro.
E' questione di qulahce tentativo, di un po di pazienza, poi... instaurato un modo, le circostanze si adeguano e diventano parte integrante modificata, in meglio.
Ma questi modi e queste pazienza, come questi dialoghi, non le usiamo nemmeno con le mosche, e poco con gli umani.
Anch io ho un orto, e ora, non so'ì perche' vado a strappare l' erbaccia, anche lei fa parte dell' insieme,
e quando e' tanta, mi impedisce di raccogliere quella che mi serve per mangiare, perche' essa stessa sopprime quelle che vorrei avere e che uso come commestibile.
Senz' altro, potrei rispettarle adattandomi a mangiarle, le erbacce, ed avrebbero pure loro dei lati con propieta', ma le cose vanno cosi.
Poi va a finire, che l' insalata potrebbe offedersi e diventare molesta,
o diventare tanto evoluta, che mi chiede perche' la sradico per mangiarla.
Alla fine, lasciandole cosi, senza dilemma e senza una risposta,
l' una e l' altra se ne vanno e marciscono, e in qualche modo fonoscono,
come finiremo noi, lasciando alla semenza futura, gli stessi quesiti, gli stessi problemi, gli stessi drammi, in modi diversi, ma sempre nel contesto di ripetuto,
essendo noi e il tutto, irrimediabilmente, fatti della stessa sostanza e delle stesse relazioni.
Certo e' che, una via di mezzo c'e' sempre. Troviamola ora e domani, perche' l' ieri non fa piu' testo.