AMANDA E RAFFAELE LIBERI. NESSUNA PIETA' PER RUDY GUEDE

AMANDA E RAFFAELE LIBERI. NESSUNA PIETA' PER RUDY GUEDE

DI SUSANNA CURCI

mirorenzaglia.org

Eccolo qui. Nient’altro che uno dei tanti omicidi eccellenti che periodicamente intasano i nostri tg e i nostri giornali; nient’altro che uno dei troppi omicidi irrisolti (perché la sentenza di ieri sera non ha fatto che aggiungere nuove domande ad una questione già molto intricata) che ritualmente dividono l’opinione pubblica, trasformando ogni spettatore in un giudice ansioso di battere il proprio martelletto ed emettere la propria personalissima sentenza.

Ultimissimo in linea di successione quello di Carmela Rea, col popolo già pronto a invocare la sedia elettrica per Salvatore Parolisi. E ancora Yara & Sarah, ormai quasi indivisibili: la prima senza neanche un sospettato, la seconda con troppi possibili assassini. Come dimenticare poi Cogne, e gli striscioni dei sostenitori di Anna Maria Franzoni?

Come dimenticare l’assoluzione a sorpresa di Alberto Stasi, fino ad allora dipinto come un mostro?

A seguito. “PUR DI ASSOLVERE AMANDA, LA FANCIULLA DEL WEST, ORA DIRANNO CHE MEREDITH SI E’ SUICIDATA” (Francesco Lamendola, ariannaeditrice.it);
Cosa c’è di diverso in questo delitto, a parte i personaggi, la trama e l’intreccio della storia (ché altrimenti gli spettatori non si possono appassionare)? La risposta è semplice: niente. Le prove compromesse, gli avvocati sempre uguali, l’arma del delitto mancante, l’insufficienza di prove e le prove indiziarie, i moventi farlocchi, le supposizioni. Per tacere dei plastici di Bruno Vespa, ovviamente.

Tutto sempre uguale a cadenze regolari, non fosse che in quest’ultimo omicidio la follia collettiva si è estesa ben oltre i confini nazionali, investendo come uno tsunami anche gli Stati Uniti e l’Inghilterra, con le relative ambasciate al seguito e con le relative televisioni a raccontare la storia a proprio modo. Insomma, una baraonda. E in questa baraonda si sono ritrovati per quattro anni un bella ragazza americana, il suo boyfriend italiano – laureando e di buona famiglia, va specificato – e un nero. Guarda caso l’unico condannato della vicenda è il nero. Ma l’appunto non ha nulla a che vedere col “razzismo giudiziario”, quanto piuttosto con il “razzismo televisivo”. Semplicemente, Rudy Guede è per l’opinione pubblica un assassino più accettabile: e l’opinione pubblica, si sa, è sovrana.



Venendo ai fatti: contro Amanda Knox e Raffaele Sollecito pare non ci fossero (come al solito) prove di colpevolezza che non fossero indiziarie. È dunque improponibile anche solo l’idea di contestare una sentenza che giustamente ricorda a noi tutti (da troppo tempo sconvolti da una vera e propria epidemia di giustizialismo forcaiolo) che è sempre meglio un colpevole fuori di prigione rispetto ad un innocente dentro: che un innocente in galera (in ogni galera, e dunque a maggior ragione nella nostra) è un orrore giudiziario che non dovrebbe neanche essere contemplato o immaginabile. Ma in tutto questo, che fine ha fatto Rudy Guede? Condannato a 16 anni per concorso in omicidio, pare abbia “concorso” da solo. Non sarebbe forse più giusto (o più umano), alla luce di questa sentenza, rivedere anche la sua? Non sarebbe più giusto riconsiderare la sua posizione?



Il problema dei delitti televisivi, probabilmente, è proprio questo. Della giustizia o della verità (in un senso come nell’altro) non importa a nessuno. È importante piangere, questo sì. È importante essere telegenici e suscitare empatia. È importante il taglio di un’immagine, il giudizio di un commentatore, la capacità di attenersi alla sceneggiatura. Ma alla fine della storia, di tutta questa baraonda, cosa rimane? Rimane un omicidio irrisolto, una ragazza sacrificata sull’altare del reality show. Rimaniamo noi che tranquillamente continuiamo ad agitare il nostro martelletto, a sparare la nostra sentenza giornaliera: sia mai che per caso una volta tanto l’azzecchiamo.

Susanna Curci

Fonte: www.mirorenzaglia.org

Link: http://www.mirorenzaglia.org/2011/10/amanda-e-raffaele-liberi-nessuna-pieta-per-rudy-guede/

4.10..2011

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Commenti (34)

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Mostra commenti 20 caricati
    1. Nauseato 5 ottobre 2011

      No, non c'entrano monti e vallate. Nei tribunali verità e giustizia non esistono. Non è quello che conta. Punto.

    1. Lucettina 5 ottobre 2011

      I gravissimi errori si fanno a monte: chi effettua le indagini, chi raccoglie le prove, chi interroga, chi ha il dovere di coordinare tutta l'attività di ricerca ha il massimo delle responsabilità.
      Solo attraverso una indagine scrupolosa, accurata, minuziosa si può giungere ad un livello accettabile di "giustizia".
      Ma se, soprattutto il Italia, essa, è condotta con approssimazione, trascuratezza e negligenza, non c'è da meravigliarsi se chi può permettersi il grande avvocato è libero e chi no resta dentro!

    1. Nauseato 4 ottobre 2011

      Non è certo una novità di oggi che la giustizia - italiana in particolare - sia "classista". Chi ha i mezzi è meno che mai nelle stesse miserrime condizioni di chi gli stessi mezzi non ha. Non c'è molto altro da dire.


      LA GIVSTIZIA E' VGVALE PER TVTTI ... è un ossimoro.

    1. Sintesi 4 ottobre 2011

      Riflettendo... si parla di tutte queste pressioni degli americani per liberare la povera Knox... gli americani, la Clinton, la diplomazia, le pressioni... essi ci tengono molto ai loro cittadini, no? Ma non hanno anche tirato giù le torri gemelle uccidendone più di tremila più tutti quelli, dei loro, che hanno mandato a morire in mezzo mondo combattendo un nemico che loro stessi avevano creato e che tutt'ora dirigono? I conti non tornano... Io sinceramente credo che al di là del chiacchericcio mediatico, alle lobby americane non gliene potesse fregare di meno della Knox... e concordo con chi ha detto "meglio un colpevole fuori che un innocente in carcere". Poi magari mi sbaglierò... se mi sbaglio ci penserà il karma (suo) a ristabilire l'equilibrio. Al Karma non si scappa.

    1. Sintesi 4 ottobre 2011

      Riflettendo... si parla di tutte queste pressioni degli americani per liberare la povera Knox... gli americani, la Clinton, la diplomazia, le pressioni... essi ci tengono molto ai loro cittadini, no? Ma non hanno anche tirato giù le torri gemelle uccidendone più di tremila più tutti quelli, dei loro, che hanno mandato a morire in mezzo mondo combattendo un nemico che loro stessi avevano creato e che tutt'ora dirigono? I conti non tornano... Io sinceramente credo che al di là del chiacchericcio mediatico, alle lobby americane non gliene potesse fregare di meno della Knox... e concordo con chi ha detto "meglio un colpevole fuori che un innocente in carcere", ma sapendo qualcosa sulle sette dei potentati (altro che massoneria!) ed i delitti mediatici, piuttosto Lumumba, il figlio di un ex premier Congolese, per me resta il sospettato numero uno, ovviamente subito scarcerato. Non toccate il figlio di un premier, foss'anco quello del Congo. O forse sono solo mie congetture...

    1. stendec555 4 ottobre 2011

      ciao zret. già, purtroppo queste storie degli omicidi rituali per molti resteranno sempre e soltanto fantasie di paranoici...

    1. fernet 4 ottobre 2011

      L'UOMO uncazzo. Gli stronzi non sono cambiati.

    1. aNOnymo 4 ottobre 2011

      L'avvocato di Sollecito e' lo stesso che ha difeso Andreotti per associazione mafiosa, Vittorio Emanuele di Savoia per associazione a delinquere, Cragnotti per bancarotta, Bettarini per scommesse illecite, ecc. ecc...... tutte persone per bene, rispettabilissime. Sei ricco? allora la giustizia ti sorride. Sei povero? o magari nero? allora la giustizia non ti guarda neanche in faccia! Troy Davis insegna! Ma allora di che stiamo parlando? Stiamo a prenderci per il culo dietro una maschera di ipocrisia!!!! Il sistema e' facilmente corruttibile! Punto!!! Questa non e' una mia opinione, e' la realta'!!! Gli avvocati, i giudici, i portaborse,gli assessori, i sindaci, i consiglieri, i funzionari, i dipendenti, i committenti, gli amici di amici, i parenti, i cugini, i fratelli, i parlamentari, gli amministratori pubblici, amministratori delegati, gli amministratori di CONDOMINIO(perfino loro), i banchieri, etc etc.... prendono mazzette su mazzette rigorosamente in cash!!!!
      A questo punto non c'e' bisogno di girarla su questioni geopolitiche o su giri di parole inutili come le mosche! La verita' ,SECONDO ME, sta alla base di questa neo civilta' di bastardi vuoti immorali di esseri umani. Fin dai tempi lontani i soldi hanno comprato tutto e l'uomo ha sempre venduto la sua anima per i soldi!!! Facile prima, facile ora!!! L'uomo non e' cambiato!

    1. Nauseato 4 ottobre 2011

      Il problema dei delitti televisivi, probabilmente, è proprio questo. Della giustizia o della verità (in un senso come nell’altro) non importa a nessuno.




      Sempre della giustizia e della verità non impora nulla a nessuno. Non importa essere colpevoli o innocenti, avere in una causa torto o ragione. Non importa assolutamente nulla a nessuno. Delitti televisivi e non.




      Se non ci fosse in generale da piangere non so quando potrei smettere di ridere. Evidentemente l'autore dell'articolo non ha mai avuto a che fare con avvocati e tribunali. E mi fa piacere per lui. Ma non si capisce allora perché mettersi a scrivere su tale argomento.

    1. Zret 4 ottobre 2011

      Veramente incomprensibile l'articolo dell'ottimo Lamendola che questa volta ha preso una cantonata. Bisognerebbe ricordare che la povera Kerch fu vittima di un omicidio rituale e che la Knox e Sollecito sono non innocenti, innocentissimi. Consiglieri di lasciare la giistizia a Dio e non ad improvvisati inquisitori.

      Concordo con Stendec.

    1. raiss 4 ottobre 2011

      come le consideri le ingerenze dei politici americani sul caso un atto dovuto verso una cittadina americana?
      come le consideri le capriole giornalistiche fatte prima e dopo il primo e secondo grado di giudizio?
      sono veramente dei fessacchiotti i nostri investigatori della scentifica?sono incapaci i nostri giudici?
      no caro, cerca di capire meglio qui si è seri per davvero.questa è solo una sentenza politica

    1. bysantium 4 ottobre 2011

      I casi giudiziari non mi appassionano e non ho mai visto un Porta a Porta quindi ho un'opinione esclusivamente tecnica e questa concorda con Giancarlo54 : senza prove non si può condannare,punto. PS : mi stupiscono i commenti che inevece avrebbero voluto una condanna in nome dell'antiamericanismo, mettendosi così allo stesso livello degli yankee che inventano le prove per bombardare chi piace loro.

    1. bysantium 4 ottobre 2011

      "È evidente che qualcosa non funziona, non solo nelle aule dei tribunali, ma anche nei laboratori della polizia scientifica. Troppi errori, troppe approssimazioni, troppe inconcepibili contaminazioni dei reperti esaminati nel corso delle indagini. Qualcuno si ricorda ancora del caso di Unabomber? Anche lì, incredibili errori e perfino una adulterazione deliberata dei reperti utilizzati dall’accusa; anche lì, una verità che non è mai emersa, una giustizia che non è mai arrivata, delle vittime che non hanno mai potuto guardare in faccia il criminale e saperlo condannato e relegato dietro le sbarre di una solida cella, dove non farà più del male.." Ecco, il succo è questo mentre il resto,che sostanziamente condivido, è ininfluente al fine della sentenza in cui manco mi sogno di entrare nel merito. Solo una volta ed indirettamente ho avuto a che fare con la giustizia, mi è bastata,ho capito...

    1. Italiano 4 ottobre 2011

      Condivido in pieno l'articolo.

    1. Tao 4 ottobre 2011

      Di solito non commento i fatti di cronaca e non sarò certo io a dire se la sentenza di ieri a Perugia che ha portato alla liberazione di Amanda Knox e Raffaele Sollecito sia giusta o no; però non posso non trattenere la mia indignazione per le due sentenze. Capita in tutti i tribunali che una sentenza possa essere corretta in appello. Per fortuna: l’importante è che chi è innocenete venga riconosciuto come tale.
      Ma quel che colpisce e indigna è la sproporzione tra le due sentenze. Com’è possibile che un tribunale condanni in primo grado gli imputati a pene pesantissime pari a 25 e 26 anni di carcere due imputati, che poi vengono completamente scagionati?

      La svista è troppo grande. Ed è ancor più grave se si considera che nessuno di coloro che hanno sbagliato (pm, giudici, inquirenti) pagherà per questi errori. Che cosa deve pensare un cittadino? Perchè in Italia è così difficile non dico la Giustizia ai livelli di altri Paesi, ma perlomeno una sana indispensabile equità? L’Italia non perde occasione per danneggiare se stessa a livello internazionale (vedi la campagna delle tv Usa) e per diffondere la sfiducia sociale tra i cittadini.



      Marcello Foa

      Fonte: http://blog.ilgiornale.it/

      Link: http://blog.ilgiornale.it/foa/2011/10/04/amanda-ma-la-giustizia-perde-comunque/

      4.10.2011

    1. Giancarlo54 4 ottobre 2011

      La tua? Adesso dobbiamo fare una battaglia per la sovranità nazionale e monetaria contro Amanda? Amanda = super poteri americani e mondialisti? Ma per favore!

    1. Allarmerosso 4 ottobre 2011

      Non conta essere o meno colpevoli conta dimostrare l'opposto dell'accusa o dimostrare che anche se l'accusa ha ragione non può dimostrarlo . La giustizia funziona così , ma leggo commenti di persone che aimhè vivono nel loro mondo ... come haa detto qualcuno beata ingenuità !

    1. Tao 4 ottobre 2011

      DUNQUE, alla fine, il colpevole è proprio lui, l’uomo nero. Come nelle peggiori favole dei bambini o nelle strofette del Ventennio, è la faccetta nera africana a mietere vittime nell’eterno ruolo di massacratore. Il Tribunale di Perugia, in Appello, ha deciso per tutti, e fra lo giubilo dei due mondi, Salento e Stati Uniti, ha proclamato innocente la coppia che scoppia (e, fino a ieri, che accoppa), Sollecito-Knox. Escono dal carcere fra i cori da stadio e male parole della folla inferocita. “Vergogna! Assassini! Bastardi!” Lui, capello corto ed occhio vitreo, che anela a rivedere il mare. Lei, dopo un pianto liberatorio, che vuole ricrearsi una vita (in realtà si è beccata tre anni per diffamazione nei confronti di Patrik Lumumba, l’altro uomo nero della storia umbra. Ma ai trionfalisti, questo, interessa poco e sono già stati scontati). Chi resta, invece, è Rudy Guedè. Nel 2009, in primo grado, i guidici gli hanno rifilato 30 anni, divenuti poi 16. La stranezza è che, Guedè, è in carcere – e, ripetiamo, ci resterà ancora a lungo – con l’accusa di concorso in omicidio. Tradotto, era nella casa perugina la notte dell’omicidio, ha partecipato al probabile festino fatale, ha sparso in giro le sue impronte digitali, ma non è l’esecutore materiale dell’atto delittuoso. Lui stesso ha più volte raccontato di aver trovato Meredith morta ammazzata dopo una rapida capatina in bagno. E, nel contempo, di aver visto due persone, un uomo ed una donna, fuggire via.



      Chiaramente, l’impianto accusatorio nei confronti dell’uomo, a questo punto, risulta ridicolo. Se mancano i concorrenti, manca il concorso. Se manca il concorso manca il reato. Manca tutto, in definitiva, tranne le sbarre, che rimangono ben chiuse e serrate. Già, perché nella solita atmosfera di tifo e tifoserie, del terorema Porta a Porta applicato alla società, massaie opinioniste e Vespe e Fede conduttori del gioco, ci si è dimenticati di lui, l’eterna riserva, scacciata ai bordi del campo dal fatti più in là di giornali e telecamere, ansiosi di creare i mostri o le vittime. Quegli stessi cronisti che ora li scrutano come bestie da zoo, per dar loro voce. Anche per risarcire quei due giovani così lontani per cultura e proveninza, fusi in un meltin’pot da globalizzazione d’Ateneo, che, per quattro anni, 48 mesi, hanno dipinto come omicidi senza scrupoli, satanisti, malati di sesso. Degenerati in una società di degenerati.



      Ed allora eccole le dichiarazioni di Amanda, che torna negli Usa dispensando frecciate che neppure Robin Hood nel mezzo della Foresta di Sherwood. Ringrazia l’Italia, forse più che altro per averla resa una star (immaginiamo che, ora, negli Usa sarà in televisione a spron battuto). Ma, nel contempo, accusa tutti (senza specificare chi) di averla considerata “colpevole d’ufficio anche fuori dalle aule di Tribunale”. Bisognerebbe ricordarle che, probabilmente, negli Stati Uniti sarebbe una donna in cammino verso il patibolo, una Dead Woman Walking. Forse con un seguito pubblico, con tante manifestazioni d’affetto della popolazione civile, ma con ben poca clemenza della spietata corte nord americana. Amanda è stata fortunata, comunque siano andate le cose, di essere stata processata in un paese tutto sommato civile. Dove sopravvivvono corto circuiti impensabili (come si fa a rovesciare del tutto una sentenza emessa dallo stesso Tribunale sulla base degli stessi indizi e delle stesse prove?), ma dove, per lo meno, c’è una parvenza di garantismo.

      La famiglia Kercher, di rimbalzo, ha annunciato ricorso. Spera nella giustizia. Spera di poter stanare da un anfratto buio il ratto che s’annida e che ha divorato, nell’arco di una notte confusa e ancora maldestramente ricostruita, una ragazza di vent’anni. “Rispettiamo la decisione dei giudici ma non comprendiamo come sia stato possibile modificare completamente la decisione del primo grado”, è stata l’espressione degnissima di un dolore contenuto, amplificato, verosimilmente, di fronte a quelle sfacciate immagini di giubilo provenienti da Seattle, dove amici e familiari di Amanda si sono riuniti attorno alle televisioni per assistere all’evento e sopraffatto dal rumore delle stoviglie sbatture contro le sbarre dai detenuti del carcere di Terni, intenti a celebrare la liberazione di Raf.


      Già, Raf, la pennellata di Puglia in una sporca storia. Salentino, padre nobile dell’Avetrana-style, passato dallo stile avvocatizio, capello biondo curato e stirato a quello essenziale del cranio rasato. Lui, impassibile per anni, che si sfoga dicendo: “Hanno giocato con le nostre vite”. Neppure trent’anni e a difenderlo una parlamentare del calibro di Giulia Bongiorno, avvocato con specialità “cause impossibili”. Di lei, nell’epitaffio della Seconda repubblica, resta la telefonata, ripresa da tutte le televisioni d’Italia, con la quale annuncia al suo assistito Giulio Andreotti l’assoluzione dal reato di associazione a delinquere di stampo mafioso (assoluzione per i fatti contestati dal 1980 in poi. Per i fatti precedenti, “commessi” secondo il Tribunale di Palermo, c’è stato il colpo di spugna della prescrizione): “Vai! Per noi una cosa stupenda. Presidente, senza rinvio! Finito per sempre! Senza rinvio, senza rinvio, senza rinvio! La storia si chiude qui”. Assioma dichiarato, da Palermo a Perugia è, dunque, chiudere. Silenziare il caso, accartocciarlo su se stesso. Lasciando che il più debole, quello senza avvocati di grido, paghi per tutti.



      [email protected]

      Fonte: www.statoquotidiano.it

      4.10.2011

    1. stendec555 4 ottobre 2011

      francesco lamendola scrive sempre ottimi articoli, ma in questo caso non capisco come faccia a essere così convinto su questa vicenda. dunque i giudici sarebbero dei mentecatti corrotti? il fatto che sia una ragazza gelida, libertina e viziata non implica che sia anche un'assassina.........ha abbastanza ragione per quanto riguarda questi programmi erasmus, ma sono le stesse cose che capitano da sempre nei campus americani. i ragazzotti di provincia si trovano per la prima volta lontani dalla famiglia e come peraltro è anche giusto che sia si danno alla pazza gioia. se non altro non saranno degli allupati affamati di sesso in terza età (berlusconi docet), visto che si saranno abbondantemente sfogati nell'età più consona. peraltro sul fatto che l'italia sia una colonia usa, ubbidiente e servile, non ci piove.........

    1. Hadrian 4 ottobre 2011

      Ricordiamo :
      Cermis....
      Ustica....
      avete capito che :
      i cittadini americani all' estero sono per grazia di Dio e dell' Impero americano INNOCENTI !!!!!!
      Cittadini italiani : schiena in giù !

      Dear Meredith RIP !

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