ALL'ECONOMIA USA NON BASTERANNO 15 ANNI PER RIPRENDERSI

ALL'ECONOMIA USA NON BASTERANNO 15 ANNI PER RIPRENDERSI

FONTE: EURASIA–RIVISTA.ORG



In un’intervista a RussiaToday, l’economista ed analista geopolitico William Engdahl, frequente contributore a “Eurasia”, parla della crisi greca, del coinvolgimento delle grandi banche statunitensi, del futuro dell’eurozona e del ruolo geopolitico dell’Europa. (Sintesi dell’intervista a cura di Francesco Rossi)


Prendendo spunto da una celebre affermazione dell’allora segretario di Stato nordamericano Henry Kissinger, secondo il quale “chi controlla il petrolio controlla le nazioni, chi controlla il cibo controlla le popolazioni, chi controlla il denaro controlla il mondo intero”, William Engdahl introduce il suo ultimo libro, Gods of Money (“Gli dei del denaro”), un’opera frutto di una trentennale ricerca dell’autore sugli sviluppi del sistema economico e finanziario internazionale basato sul dollaro.


Nella foto: William EngdahlGià dall’emergere dell’attuale crisi nell’agosto 2007, sostiene Engdahl, è apparso evidente come la Federal Reserve, il Tesoro americano ed il Congresso siano stati pronti a salvare e sostenere (con trilioni di dollari dei contribuenti) le banche di Wall Street responsabili, con i loro comportamenti fraudolenti ed ingannevoli, della crisi stessa. In una recente intervista ad un quotidiano londinese, il CEO di Goldman Sachs avrebbe addirittura affermato “noi siamo semplicemente banchieri che svolgono il lavoro di Dio”, espressione significativa che rivela il modo di porsi dell’élite finanziaria nei confronti della società e del mondo: in un’espressione, al di sopra della morale.

Circa la crisi che sta investendo l’area euro, continua Engdahl, occorre inserirla nella giusta prospettiva e nelle corretta proporzione, anche quando ci si riferisce ai cosiddetti PIGS (Portogallo, Irlanda/Italia, Grecia e Spagna). Il centro di gravità dell’attuale crisi è e rimarrà New York, in particolare Wall Street ed il sistema basato sul dollaro. Subito dopo, per importanza, vengono la City di Londra e la sterlina. In confronto a questi due centri economico/finanziari, quello che accade in Grecia assomiglia a nulla più di una “tempesta in una teiera”. L’attivazione di tale tempesta è certamente “politica” ed è stata opera di quegli stessi “gods of money”, Goldman Sachs, JP Morgan, Citigroup, che influenzano fortemente agenzie di rating quali Moody’s, Standard and Poor’s e Fitch. In un momento di enorme pressione sul dollaro, nel novembre 2009, queste agenzie abbassarono la loro valutazione sul credito ellenico, esponendo il fatto che la Grecia avesse manipolato i propri conti per riuscire ad entrare nella zona euro nel 2002. Ironia della sorte, proprio JP Morgan e Goldman Sachs (il principale consigliere finanziario del governo Papandreou, salito al potere nell’ottobre 2009) avevano aiutato Atene a porre in essere queste operazioni di cosmesi finanziaria.



Più in generale, considerando l’area della moneta unica, vi sarebbero attualmente, secondo Engdahl, enormi problemi politici dovuti alla natura stessa del processo top-down che ha caratterizzato l’adozione dell’euro. Francia e Germania sembrerebbe stiano cercando, insieme ai partner europei, di porre le basi affinché quanto successo in Grecia non possa più accadere nell’UE. Tuttavia, al di là delle belle parole, la realtà è che diversi hedge funds stanno già preparando attacchi speculativi concertati per trarre profitto dagli eventi ellenici.



Riguardo invece al Fondo Monetario Internazionale ed al suo ruolo nella risoluzione di questa tipologia di crisi, occorrerebbe tenere sempre a mente che esso fu creato nel 1944 da Wall Street e Washington, col fine di essere uno strumento di mantenimento del potere finanziario statunitense a livello globale. Basti pensare che, ad oggi, gli USA detengono (unico paese) il diritto di veto su qualsiasi decisione del Consiglio di Amministrazione del Fondo. Vi è dunque un acceso dibattito nell’UE circa l’opportunità di coinvolgere il FMI per affrontare crisi come quella scoppiata in Grecia. Nonostante la contrarietà della maggioranza dei paesi comunitari, alla fine Bruxelles ha lasciato spazio al FMI: un classico caso, secondo Engdahl, di “operazione di guerra economica sotto copertura”, condotta dal sistema-dollaro contro l’euro. Il primo, attualmente molto debole ed oggetto di fortissime pressioni, non parrebbe proprio essere sulla strada della ripresa, contrariamente a quanto sostenuto dall’amministrazione americana. E probabilmente non lo sarà per almeno 15 anni.



L’ingresso del FMI nell’eurozona, fortemente voluto da Berlino, “equivale a far entrare una volpe in un pollaio”, minando l’idea stessa di Unione Europea. Esso rappresenta inoltre un segnale per l’intera comunità economica e finanziaria internazionale: al giorno d’oggi il potenziale del Fondo Monetario Internazionale non è assolutamente esaurito. Anzi, il FMI ha il potere di attuare misure capaci di annullare le scelte economiche e finanziarie comunitarie.



Con un occhio al futuro ed al lungo periodo, Engdahl rileva infine come nelle relazioni internazionali l’Unione Europea tenga un atteggiamento fondamentalmente schizofrenico. Dal 1945 le relazioni transatlantiche furono il principale fattore di stabilizzazione per il Vecchio Continente durante la Guerra Fredda. Con il crollo dell’Unione Sovietica anche il Patto di Varsavia venne dissolto. Lo stesso non avvenne per l’Alleanza Atlantica. Washington decise di estendere la NATO fino alle porte della Federazione russa, attraverso l’appoggio alle cosiddette “Rivoluzioni Colorate” e la promozione di governi fantoccio filo-occidentali intorno alla Russia. Tuttavia questa strategia si è rivelata fallimentare. Facendo di necessità virtù, Mosca e Pechino, insieme ad altre repubbliche centro-asiatiche, si sono così ritrovate nella nuova Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (OCS) a collaborare strettamente sui temi della difesa e della sicurezza, nonché su temi economici. Ad emergere, dunque, è stata una nuova dinamica; una dinamica euroasiatica, l’unica potenzialmente in grado di scalzare il predominio economico nordamericano. Il quesito fondamentale per il Vecchio Continente è allora il seguente: rivolgersi verso l’Eurasia, con un occhio di riguardo al commercio ed alle risorse energetiche, oppure “salire” sul sistema-dollaro, ogni giorno più simile ad un Titanic? Una domanda complessa, che pretende una risposta articolata, capace di tenere in debita considerazione l’attuale scenario geopolitico globale. L’Unione Europea non ha ancora deciso in che direzione andare e per questo, attualmente, la sua politica appare schizofrenica. Dirigersi verso l’Eurasia significherebbe subire immediate ed enormi ritorsioni statunitensi. Dirigersi verso gli USA significherebbe salire su di una barca che sta affondando.

Fonte: www.eurasia-rivista.org

Link: http://www.eurasia-rivista.org/3784/engdahl-alleconomia-usa-non-basteranno-15-anni-per-riprendersi

14.04.2010

Commenti (33)

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    1. Nemesi 16 aprile 2010

      MA STORIA LA LEGGETE



      Sempre a fare ideologia distorte, da psico-illusi, tipo definire i nuovi stati aderenti alla NATO dei stati fantoccio!! Come se prima fossero stati dei fulgidi esempi di democrazie......

      I maneggi dell'amministrazione americana li conosciamo bene, basta dare un'occhiata a quello che è successo in America latina nella seconda metà del secolo scorso per rendersene conto, assassini politici, colpi di stato, corruzzione, sfruttamento coloniale ecc.

      Chi è forte fa il prepotente, c'è poco da fare, ieri erano USA e URSS, domani saranno Cina ed UE.

      L'Unione Europea, con i suoi lati oscuri e contraddizioni, è una realtà destinata a crescere, se non ve ne foste accorti è nata proprio in chiave anti-americana, ma state tranquilli che alla fine anch'essa diventerà una realtà imperialistica.

      Chi aizza i fanatici delle loro belle realtà locali e le bandierine nazionali non si rende conto che tutto dipende dai rapporti di forza, solo utopici ingenui possono pensare che dietro le frasi di "diritto di autodeterminazione dei popoli" non ci siano altro che teatrini in cui si giocano interessi inconfessabili.Quello che è difficilissimo far capire è che la storia è un gioco di equilibri, questo vale per il singolo individuo quanto per le nazioni.

      Chiunque si comporta in un certo modo, poi si da anche le giustificazioni, leggetevi la storia, i coloni americani sterminarono i nativi americani (che hanno sempre chiamato "indiani") e ne hanno fatto quasi un epopea farcita di retorica nazionalistica.

      Lo stesso hanno sempre fatto gli Europei con il colonialismo e c'è da dire che noi Europei siamo i peggiori, perché ancora non abbiamo fatto i conti con quel passato.

      Cosa è giusto o cosa è ingiusto lo decide chi vince, è per questo che la giustizia trionfa sempre.

      La cosa buffa è che in passato abbiamo dato la colpa delle ingiustizie all'ignoranza, all'analfabetismo, all'informazione corrotta , oggi invece mi rendo conto che i governi di uno stato, così detto democratico, è quasi sempre espressione del suo popolo.

      Quando leggo dei vari capetti che vorrebbero cambiare il sistema già me li immagino a spartirsi il potere appena seduti sulle loro "poltrone" e a comportarsi come quelli che li hanno sostituiti.

      Questo non significa che siamo dominati o dominatori, ma semplicemente che viviamo in una realtà molto più complessa di quello che qualcuno vorrebbe far sembrare, se tutti odiano il mondo occidentale un motivo ci dovrà pur essere, è impensabile etichettare tutti quelli che abbiamo contro come "fanatici" o "terroristi" , si ci dovrà pur interrogare su questi punti.
      Io non giustifico assolutamente chi mette bombe e fa vittime fra innocenti, ma quello che mi stupisce e del perché non si guarda oltre la punta del proprio naso.

      La realtà è che gli equilibri sono saltati , c'è una guerra fra gruppi di persone (popoli), che ad un certo punto hanno convenuto che le condizioni a cui hanno soggiaciuto fino al giorno prima sono da rinegoziare e dato che non è immaginabile uno scontro frontale con le attuali potenze(altrimenti lo avrebbero già fatto), fanno una guerra asimmetrica, non vedo perché ammazzare degli innocenti è più o meno giustificato a differenza del lato della barricata in cui stanno.
      Se una violenza non ne giustifica un altra mi chiedo perché nella realtà abbiamo sempre a giustificazione pronta per tutti gli innocenti inermi vengono assassinati.

      La pura è semplice verità è che alla fine la ragione sta con chi è più forte e oggi come forza va intesa non solo la propria forza militare, ma anche quella culturale e quella di saper propagandare abilmente le proprie ragioni, il resto sono chiacchiere da bar.

    1. maumau1 16 aprile 2010

      ecco come si vede russia e cina si candidano a sostituire gli USA
      ecco perchè il colpo alla Polonia simbolo degli USA in centroeuropa vero cavallo di troia..
      Si capisce che c'è una strategia nuova,di attacco e non solo di rimessa da parte della Russia e chi scrive ne è al corrente quando dice:

      ''Con il crollo dell’Unione Sovietica anche il Patto di Varsavia venne dissolto. Lo stesso non avvenne per l’Alleanza Atlantica. Washington decise di estendere la NATO fino alle porte della Federazione russa, attraverso l’appoggio alle cosiddette “Rivoluzioni Colorate” e la promozione di governi fantoccio filo-occidentali intorno alla Russia. Tuttavia questa strategia si è rivelata fallimentare. Facendo di necessità virtù, Mosca e Pechino, insieme ad altre repubbliche centro-asiatiche, si sono così ritrovate nella nuova Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (OCS) a collaborare strettamente sui temi della difesa e della sicurezza, nonché su temi economici. Ad emergere, dunque, è stata una nuova dinamica; una dinamica euroasiatica, l’unica potenzialmente in grado di scalzare il predominio economico nordamericano. Il quesito fondamentale per il Vecchio Continente è allora il seguente: rivolgersi verso l’Eurasia, con un occhio di riguardo al commercio ed alle risorse energetiche, oppure “salire” sul sistema-dollaro, ogni giorno più simile ad un Titanic? Una domanda complessa, che pretende una risposta articolata, capace di tenere in debita considerazione l’attuale scenario geopolitico globale. L’Unione Europea non ha ancora deciso in che direzione andare e per questo, attualmente, la sua politica appare schizofrenica. Dirigersi verso l’Eurasia significherebbe subire immediate ed enormi ritorsioni statunitensi. Dirigersi verso gli USA significherebbe salire su di una barca che sta affondando.''

      vero altresi che gli USA considerano la vecchia europa come una colonia conquistata fino a Berlino con la seconda guerra mondiale..(peccato poi abbia provato a prendersi anche la parte che era russa ma con la fine dei governo polacco quasi tutto è ritornato o ritornerà come prima della caduta del muro!) la Nato ha ancora il controllo militare sull'Europa cosa che invece la Russia ha lasciato parecchio tempo e oggi conquista quei paesi fondamentalmente col ricatto energetico..(mentre la Cina li compra)
      gli USA usano invece le armi..
      Apparentemente gli stati europei sono liberi ma in vero oltre al controllo politico anglosassone e del Bildeberg(Van Rompuy + Ashton che non esprimono la vecchia Europa essendo il Belgio di nessuna importanza economica,una nazione creata dall'elite globale,e una baronessa sempra della stessa elite che rappresenta un paese che non ha manco l'euro!)
      c'è il controllo totale militare (con possesso di centinaia di bombe atomiche USA sul territorio europeo) che è anche centri di intercettazione e spionaggio industriale,nonchè controllo politico attuato con i servizi segreti..

      quindi ha ragione chi scrive a dire che se provassimo ad appoggiare la russia
      avremmo ogni tipo di pesantissime ritorsioni..
      che gli USA nei confronti dei suoi alleati potrebbero estrinsecare
      oggi solo con gravi attentati nelle principali capitali che vedrebbero il retrocedere delle intenzioni o l'accusa precisa nei confronti degli USA
      ma questo poi significherebbe la guerra..

      ecco perchè credo che Putin quando ha detto ''sappiamo chi sono i terroristi e li ammazzeremo'' si riferisse a mandanti oltreoceano con basi nelle nazioni confinanti la russia ecco perchè la dirigenza polacca è stata decapitata..altro che incidente..

      ieri sera ho visto e sentito Lutwak ad anno zero che incolpava le ONG del fatto che che non vincono la guerra..dicendo che Emrgency andrebbe li per interessi personali,lui stratega della CIA è in evidente imbarazzo
      ,la faccia truce,il volto incattivito..troppi fallimenti della CIA nell'Est Europa
      ora rischia che anche questa di Emergency sicuramente consigliata da lui che conosce bene l'Italia rischia di fallire e ieri sera difendeva la sua creatura..
      Ben ha fatto da Gino Strada dirgli ''torna dal tuo padrone,la CIA''
      è rimasto a bocca aperta perchè mai ad anno zero o ballarò gli hanno detto una cosa del genere..

      ciao

    1. AlbertoConti 16 aprile 2010

      Per il solito motivo, perchè è stata "parcheggiata" nel grande salvadanaio speculativo. Per questo si è voluto trasformare il concetto d'inflazione in "aumento dei prezzi", limitatamente ai beni di largo consumo, case escluse.
      Il "popolo" non guarda troppo per il sottile, e non guarda mai troppo lontano dalla sua pancia, perciò le distorsioni lessicali e concettuali vengono recepite come "realtà" senza significative opposizioni. L'aumento dei prezzi è in realtà una conseguenza dell'inflazione della massa monetaria "circolante". E' il dove circola che può ritardare sine die l'aumento dei prezzi al consumo. Una vecchia storia che però in quest'ultima fase esplode clamorosamente, con un'accelerazione che aggrava un'accumulazione di "ricchezza monetaria" già fuori dalla realtà economica in misura esagerata rispetto a qualunque logica di "rientro" ragionevole. E' come se in un isolotto autarchico ci fosse un economia "sana" e un grande casinò, che ne assorbe i risparmi moltiplicandoli convenzionalmente per 1.000 volte. Rimestando nel torbido del gioco d'azzardo su una tale mole di denaro non è difficile "trasferirlo" gradualmente ai gestori del casinò, che a quel punto potrebbero, se solo volessero, comprarsi l'intero isolotto più volte, il che è impossibile, dopo la prima volta che le ricchezze fisiche hanno già cambiato proprietà. Ma fino a che c'è ancora qualche pollo da spennare il gioco può continuare, mentre i "gestori" se la godono aspettando pazientemente, consci del fatto che il tempo è loro alleato.

    1. mirko1313 16 aprile 2010

      Peccato che i dati del PIL USA in crescita siano leggermente trainati dalle performance drogate sistema finanziario che altro non sono se non il frutto dell'ennesima bolla finanziaria pronta a scoppiare. E' bello vedere come ormai Wall Street se ne fotta completamente dell'economia reale; l'altro ieri i dati sulla produzione e sui sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti sono stati ancora una volta peggiori rispetto alle previsioni degli analisti, tuttavia il Dow Jones ha continuato la sua corsa al rialzo sulla scia delle trimestrali truccate (come emerso dal Wall Street Journal, non dal Manifesto) delle principali banche d'investimento USA.
      Intanto il tasso di disoccupazione non accenna a diminuire e considerando la dinamica positiva del tasso di crescita demografico statunitense, per ritornare al livello pre-crisi entro 15 anni ci vorrebbe una crescita del PIL superiore a quella dei ruggenti anni '90, cosa che peraltro non si sta verificando. In tutto questo l'industri americana non sta certo dando segni di rinascita visto che le imprese che non falliscono continuano a delocalizzare la produzione nei paesi a basso costo dei salari.
      In questa situazione però cara Rossa_primavera sei libera di credere agli economisti del primo mondo, quelli che sul tg1 ti rassicurano che tutto va bene, madama la marchesa.

    1. mirko1313 16 aprile 2010

      Peccato che i dati del PIL USA in crescita siano leggermente trainati dalle performance drogate sistema finanziario che altro non sono se non il frutto dell'ennesima bolla finanziaria pronta a scoppiare. E' bello vedere come ormai Wall Street se ne fotta completamente dell'economia reale; l'altro ieri i dati sulla produzione e sui sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti sono stati ancora una volta peggiori rispetto alle previsioni degli analisti, tuttavia il Dow Jones ha continuato la sua corsa al rialzo sulla scia delle trimestrali truccate (come emerso dal Wall Street Journal, non dal Manifesto) delle principali banche d'investimento USA.
      Intanto il tasso di disoccupazione non accenna a diminuire e considerando la dinamica positiva del tasso di crescita demografico statunitense, per ritornare al livello pre-crisi entro 15 anni ci vorrebbe una crescita del PIL superiore a quella dei ruggenti anni '90, cosa che peraltro non si sta verificando. In tutto questo l'industri americana non sta certo dando segni di rinascita visto che le imprese che non falliscono continuano a delocalizzare la produzione nei paesi a basso costo dei salari.
      In questa situazione però cara Rossa_primavera sei libera di credere agli economisti del primo mondo, quelli che sul tg1 ti rassicurano che tutto va bene, madama la marchesa.

    1. mirko1313 16 aprile 2010

      Peccato che i dati del PIL USA in crescita siano leggermente trainati dalle performance drogate sistema finanziario che altro non sono se non il frutto dell'ennesima bolla finanziaria pronta a scoppiare. E' bello vedere come ormai Wall Street se ne fotta completamente dell'economia reale; l'altro ieri i dati sulla produzione e sui sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti sono stati ancora una volta peggiori rispetto alle previsioni degli analisti, tuttavia il Dow Jones ha continuato la sua corsa al rialzo sulla scia delle trimestrali truccate (come emerso dal Wall Street Journal, non dal Manifesto) delle principali banche d'investimento USA.
      Intanto il tasso di disoccupazione non accenna a diminuire e considerando la dinamica positiva del tasso di crescita demografico statunitense, per ritornare al livello pre-crisi entro 15 anni ci vorrebbe una crescita del PIL superiore a quella dei ruggenti anni '90, cosa che peraltro non si sta verificando. In tutto questo l'industri americana non sta certo dando segni di rinascita visto che le imprese che non falliscono continuano a delocalizzare la produzione nei paesi a basso costo dei salari.
      In questa situazione però cara Rossa_primavera sei libera di credere agli economisti del primo mondo, quelli che sul tg1 ti rassicurano che tutto va bene, madama la marchesa.

    1. drummer 16 aprile 2010

      Fossi in Lei non sarei così ottimista sulla "ripresa" del "gigante". Se si è retto fino ad oggi è grazie all'economia di guerra che ha saputo gestire abilmente procurado assassini di massa in ogni parte del mondo un cui il suo esercito è intervenuto. L'industria dell' auto, un tempo grande motore dell'economia americana è distrutta, la maggior parte dei complessi industriali importanti hanno delocalizzato ed i salari reali sono in caduta libera così come la disoccupazione. Inoltre mi piacerebbe sapere come si può pensare che un paese che ha un debito totale (pubblico+privato) che supera abbondantemente il 300% del PIL possa davvero riprendersi. Ci sarebbe poi da capire come mai i vari governi che si sono succeduti nell'ultimo decennio abbiano investito miliardi di dollari nella costruzione di oltre 800 (!) campi di internamento FEMA (Federal Emergency Managment Agency), alcuni dei quali possono contenere fino a 2 milioni di persone !!! Non è che il crollo se lo aspettano, anzi lo avevano programmato da tempo ? Ciò che ci si potrebbe aspettare negli Usa in un prossimo futuro sono sanguinose rivolte popolari con l'instaurazione, ed è questo lo scenario peggiore, della legge marziale.

    1. fusillo 15 aprile 2010

      Mi trovo molto d' accordo soprattutto con la parte finale dell' articolo:
      l' europa è schizofrenica.
      Riguardo l' economia USA non capisco lo stupore. Dagli anni '70 è artefatta!
      Bisogna stare molto attenti nel scindere le cose: l'economia degli americani è già fallita: i plutocrati sono invece pieni di danaro......e non dollari.
      Chi, per caso, si è già scordato che ad haiti dopo il terremoto hanno inviato una porta elicotteri d' assalto e un incrociatore lanciamissili?
      Cerchiamo almeno di non fare le verginelle: per governare l'economia, oggi più che mai, non servono....pil,valuta, deficit,lavoro,industrie, produzione etc.....
      Se non fosse così desidero che qualcuno mi spieghi perchè dopo l' iniezione di 800 miliardi di dollari alle banche usa da parte del governo federale e la succesiva monetizzazione del debito di aprile 2009........l' inflazione negli stati uniti d' america non è schizzata alle stelle.
      PERCHE' ?????????????????????????????????????????????????????????????????

    1. fusillo 15 aprile 2010

      .....cavolo!.......i pessimisti ti fanno un baffo......

    1. Rossa_primavera 15 aprile 2010

      Non credere agli economisti da terzo mondo,gli States rimangono i numeri uno e lo saranno sempre(almeno in economia).
      Ti conviene restare sul posto,crollera' prima l'Europa.

    1. stendec555 15 aprile 2010

      che paura....quasi quasi me ne torno subito in italia! saluti dagli usa imminenti al tracollo (sarà...)

    1. Rossa_primavera 15 aprile 2010

      Secondo certi economisti l'economia americana era finita fino a qualche mese fa:ora si parla di una crisi di quindici anni,ben presto ci si accorgera' che nel giro di un paio di anni l'economia americana,che non
      e' basata solo ed esclusivamente su speculazioni finanziarie ma anche
      su una potentissima industria,ritornera' a marciare a pieno ritmo.
      Del resto basta guardare i dati del pil,che misura la ricchezza prodotta da un paese in un anno,per vedere che anche in questo periodo di crisi
      nera che la avvolge,l'economia americana ha di gran lunga il prodotto interno lordo piu' alto al mondo con la grande cina del miracolo economico distante ancora anni luce.E se anche misurassimo il pil pro capite gli usa sono sempre i primi tra le grandi potenze,vengono scavalcati solo da qualche sultanato o qualche paradiso fiscale.
      Forse noi europei faremmo bene ad occuparci maggiormente dei nostri
      PIGS,come scrive anche l'articolista,che sono veramente sull'orlo del baratro piuttosto di criticare un gigante che si e' solamente preso una pausa.

    1. Zret 15 aprile 2010

      Dubito che abbiamo 15 anni davanti a noi e poi questa economia non ha futuro.

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