Alle urne! Alle urne!

Mario Draghi ha gettato la spugna definitivamente e il Presidente della Repubblica si è arreso all’evidenza. Si va a votare: il prossimo 25 settembre l’Italia avrà un nuovo governo. L'analisi di Costantino Ceoldo per Pravda.ru

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È la prima volta nella storia della Repubblica Italiana che un governo con una maggioranza larghissima, comprendente perfino le cosiddette “forze di opposizione”, si disfa per volontà del suo primo ministro malgrado abbia la fiducia del parlamento come hanno dimostrato le votazioni. Offeso per non essere diventato il nuovo Presidente della Repubblica, l’ultima goccia che ha spinto herr Draghi alla gran rinuncia è stata l’ostilità di alcune decine di parlamentari 5Stelle, usciti dal Senato senza partecipare alle votazioni. Ai 5Stelle si sono poi aggiunte le richieste al rilancio di Lega Nord e Forza Italia che chiedevano più spazio e visibilità nel governo ma che in realtà si preparavano ad una guerriglia interna senza quartiere.

A nulla sono valsi i tentativi apparentemente sinceri del riconfermato Presidente della Repubblica Sergio Mattarella di far restare Draghi al suo posto, o l’idea di un nuovo governo di unità nazionale, o la campagna mediatica così ben orchestrata da giornali e televisioni a favore del primo ministro dimissionario. Mario Draghi è tante cose ma non è scemo e sa bene che passato agosto, con le sue ferie e il suo caldo afoso e narcotizzante, la situazione in Italia potrebbe peggiorare di colpo a causa della crisi economica, della guerra in Ucraina e del ritornare dell’epidemia di Covid. Il Covid in Italia non è mai andato via sul serio, il che è strano visto che più del 90% della popolazione è vaccinata.

Per governare in queste condizioni bisogna avere il pieno appoggio di un parlamento schiavo (come nella Grecia di Syriza e dei morti per fame) e non di uno recalcitrante che contesta il suo padrone assoluto e gli tende imboscate all’improvviso. Draghi ha preferito ritirarsi e magari guardare da distanza di sicurezza un’Italia in fiamme dopo che lui stesso ha contribuito ad appiccare l’incendio.

Quindi alle urne e sia fatta la volontà del popolo! O quasi.

Una cosa comunque è certa: grazie alla legge approvata dal primo governo di Giuseppe “avvocato del popolo” Conte, i deputati passeranno da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200. Un taglio che mette una pietra tombale sulle carriere politiche di non pochi di loro.

È molto probabile che il Movimento 5 Stelle sparisca, tornando al grande nulla da cui è venuto. Peccato, ma meglio così. Aveva illuso molti italiani, me compreso. Avevamo tutti, noi suoi estimatori ed elettori, un grande bisogno di giustizia, onestà, glasnost e perestrojka. Sì, lo so: l’Italia non è mai stata l’Unione Sovietica di Brežnev e Gorbačëv ma i problemi del Paese erano gravi e sotto gli occhi di tutti. Lo sono ancora, anzi: ora sono peggiorati. Ma per noi che avevamo bisogni terribili e fede sincera, l’arrivo in parlamento di quei nuovi volti è stata una ventata d’aria fresca e l’inizio del cambiamento tanto agognato. Quella gente nuova aveva promesso molto. Poi è sembrato si impegnassero per una politica finalmente diversa. Almeno fino a quando non hanno fatto un governo con il Partito Democratico Italiano (gli ex comunisti, che governano l’Italia da Mani Pulite [1] in poi, siano essi al governo o all’opposizione). Alla fine, si sono dimostrati gli improvvisasti che erano sempre stati e allora, per noi poveri illusi, è stata una doccia gelida di altrettanto gelida realtà, fatta cadendo sul duro pavimento in cemento grezzo del nostro bagno da poveracci.

Ironia della sorte, la legge sul taglio dei parlamentari è stata uno dei cavalli di battaglia dei 5Stelle che, a posteriori, si sono dati la zappa sui piedi da soli. Proprio loro che dicevano di voler aprire il parlamento italiano come una scatoletta di tonno e in pochi mesi sono diventati loro il tonno che cerca di impedire ogni apertura da dentro la scatoletta. Torneranno quello che erano prima di essere eletti e perderanno gli ultimi centomila euro di stipendio ma pazienza: l’importante è che si tolgano dai piedi. Qualcuno, se può, gli pianti un paletto di frassino [ash wood stake] dove di solito si piantano i paletti di frassino e voltiamo pagina. Sipario.

Il Partito Democratico? Beh… l’ex Partico Comunista Italiano è stato il miglior alleato degli americani in Italia da… sempre, cioè da Mani Pulite, quasi trenta anni fa. Ma la mutazione antropologica di questo partito, lo spostarsi cioè da una Sinistra storica fatta di comunismo, famiglie, operai, cultura e proletariato all’attuale nulla cosmico di tipo “woke” è iniziata ben prima del colpo di Stato giudiziario di matrice americana che non lo ha neppure sfiorato. La vecchia Democrazia Cristiana della Prima Repubblica non era amica degli americani, pur rifiutando fascismo e comunismo. Obbediva perché all’interno delle dinamiche della Guerra Fredda, ma lo faceva obtorto collo. I suoi leader maggiori, assieme al Partito Socialista di Bettino Craxi, non hanno mai smesso di cercare per l’Italia una via di autonomia e indipendenza dai diktat di Washington e hanno pagato il loro prezzo in varie occasioni. Un esempio è l’assassinio di Aldo Moro, ancora adesso attribuito unicamente ad un commando di “rivoluzionari comunisti” (sic) delle Brigate Rosse. Con il PD il problema non si pone, essendo completamente spalmato sulle posizioni dell’omologo Partito Democratico americano, dei Clinton, dei neocon, delle varie lobby LGBT e della cultura (cultura?) “woke”. Diciamo allora che il PD perderà alcuni parlamentari e non sarà in grado di formare un governo da solo, nemmeno con l’aiuto dei suoi partitini satelliti che rischiano anch’essi di sparire. Cercherà in ogni caso di mantenere la presa sul potere che tanto brama, attraverso le sue lobby europeiste, i media, le amministrazioni locali e la grossa parte di magistratura che lo segue ciecamente.

Il prossimo governo dovrebbe essere di centro destra basato sull’alleanza tra Lega Nord, Forza Italia e Fratelli d’Italia.

Vediamo in questa immagine (una delle tante) l’uomo forte della Lega Nord, Matteo Salvini, occupato a studiare una strategia contro i malvagi sinistroidi:

Sia chiaro: quei tipi sono davvero malvagi, ma non sono di Sinistra!

Ho smesso di seguirlo dopo l’ennesima fetta di pane e cioccolato, torta, pizza, piatto di spaghetti ipercondito, paninazzo da colesterolo al cubo.

Che dire? Un po’ lo capisco, questo Salvini. Ha abbandonato i panni del razzista del Nord che voleva dividere l’Italia in due nuovi Stati separati. Da ministro degli interni ha cercato, giustamente, di fermare l’invasione di clandestini che alcune nazioni europee riversano nel nostro Paese attraverso i loro servizi segreti e varie ONG a libro paga. Per questo è finito inquisito dalla magistratura italiana per sequestro di persona, crocefisso dai media e ha ricevuto minacce di morte neanche tanto velate. Perfino promesse di “rieducazione” per i suoi figli dopo il suo “suicidio” per impiccagione. Ha cercato di essere un collegamento con la Russia di Putin ma ha rivissuto lo stesso trattamento. Ha puntato moltissimo (forse tutto) su Trump ma la mancata rielezione di The Donald ha rovinato i piani. Il suo ex media manager era un professionista geniale ma è inciampato in una storia di droga e altro. Al senatore Salvini auguriamo un futuro migliore e gli suggeriamo però di cambiare stile, dandosi un portamento diverso e più adatto ad uno statista. Se non per sé stesso, almeno per il suo sventurato Paese, che di certo non si ferma al Nord ma comprende anche il Sud dell’Italia.

Che dire di Silvio Berlusconi e del suo “Forza Italia”? Mi chiedo se il vecchio Silvio conosca il significato della parola “Patria” ma, nel caso, potrebbe essere in buona compagnia (basta guardare a Sinistra). Il suo è sempre stato il partito dei padroni, delle banche e degli operai sottopagati. Bisogna però riconoscergli una certa dose di pragmatismo in politica estera e il tentativo di stabilire buone relazioni con la Russia e la Libia. Ha fallito con entrambe, ma aveva contro Washington, l’intero Partito Democratico Italiano e una magistratura ad orologeria. È stato Mario Draghi governatore della BCE a scrivergli nel 2011 la lettera con cui gli intimava di lasciare la carica di primo ministro così da abbandonare Gheddafi al suo destino sotto le bombe della NATO. Berlusconi aveva già resistito una settimana ma l’aumento artificioso dello spread dei nostri titoli di Stato lo ha infine costretto alla resa.

Così, abbiamo perso la Libia di Gheddafi, un vicino difficile ma che ci aveva in simpatia e sprofondammo nella vergogna una volta di più. Come si sa, la vendetta è un piatto che va servito freddo e dopo undici anni deve essere stato freddo a sufficienza: è stato Berlusconi a dare il benservito a Draghi. Silvio Berlusconi è sopravvissuto finora a tutto quello che i suoi avversari gli hanno tirato addosso e anche al suo notevole appetito sessuale. Avrà la sua parte di ministri nel nuovo governo, speriamo non tutti scartine.

Giorgia Meloni e il suo “Fratelli d’Italia” potevano essere quelli che ci riportavano sui binari giusti ma “Io sono Giorgia” [2] ad un certo punto si è associata all’Aspen Intitute. Corre voce che sarà lei il prossimo Primo Ministro, la prima donna ad essere Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana, in un momento in cui pare non ci siano più uomini capaci di fare un lavoro da uomini. Dovrà affrontare le sfide da cui è scappato Draghi senza averne, forse, l’agenda segreta. Ne ricordo alcune.

I continui sbarchi di clandestini, ma lei non dice più che quelle delle ONG sono navi corsare che devono essere affondate. I probabili scioperi invernali, ma lei può sempre contare sui democratici manganelli della polizia italiana. Le probabili carenze energetiche e i prezzi alle stelle, ma lei stessa ha aiutato in più di una occasione il governo che l’ha preceduta. Le relazioni con la Russia oramai ai minimi termini, ma lei dice di essere “atlantista”.

Non dimentichiamo infine che il Covid ama così tanto il nostro Paese che pare convinto a restarci a lungo, ma Giorgia non dice che è colpa della vaccinazione forsennata contro un virus aereo di tipo influenzale e molto mutevole.

Con simili eroi, cosa potrà mai andare storto?

Di Costantino Ceoldo per pravda.ru

NOTE

[1] https://en.wikipedia.org/wiki/Mani_pulite
[2] Dal titolo della sua autobiografia politica.

link fonte originale: https://english.pravda.ru/opinion/153192-mario_draghi/

21.07.2022

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