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ALL OUR YESTERDAYS

DI GIANLUCA FREDA
blogghete.altervista.org

“Gli uomini… sono i beneficiari e al tempo stesso le vittime della propria civiltà. La civiltà li fa fiorire, ma li recide, altresì, quando sono in boccio, oppure semina un cancro nel cuore del germoglio”. (Aldous Huxley, Island)

Qualche notizia sparsa tratta dalla cronaca degli ultimi giorni:

1) In Svezia è stato istituito un asilo infantile il cui scopo dichiarato è quello di abolire l’identità sessuale. I 33 bambini che lo frequentano non vengono mai chiamati per nome, né con i pronomi maschili e femminili della lingua svedese (rispettivamente “hon” e “han”), ma solo con il pronome neutro “hen” (che è inesistente nella grammatica, ma molto utilizzato nei circoli gay e femministi). Gli abiti che vengono fatti indossare ai bambini sono anch’essi “neutri”, con stelline e colori azzurro e rosa mescolati indistintamente tra maschi e femmine. I giocattoli dell’asilo sono disposti in modo tale da impedire le tradizionali scelte ludiche riferibili all’identità sessuale: bambini e bambine giocano tutti insieme con la cucinetta, con le pentole di plastica e/o con le automobiline. Nei libri in dotazione, favole come “Biancaneve” e “Cenerentola” sono state bandite, in quanto “portatrici di stereotipi”, per essere rimpiazzate da racconti ispirati alla “tolleranza” verso gay, lesbiche, bisessuali e transessuali. Ad esempio, in una di queste deliziose fiabe si legge di due giraffe maschio che sono tanto tristi perché (ingiustizia della natura!) non riescono ad avere bambini; ma poi, un bel giorno, trovano un uovo di coccodrillo e…

I giochi che sottolineano la mascolinità (ad esempio le finte spade o pistole) sono ovviamente aborriti. Così come anche le bambole, che potrebbero provocare alle bambine inconsulti sentimenti materni, tali da mettere a rischio quella perfetta eguaglianza ch’è vanto delle moderne democrazie. Lotta Rajalin, la grinzosa e ossigenatissima direttrice dell’asilo, nonché ideatrice di questa mirabile iniziativa, dichiara che le differenze biologiche “non significano che bambini e bambine debbano per forza avere differenti interessi e differenti attitudini. E’ una questione di democrazia. Una questione di eguaglianza umana”.

2) Il parlamento greco ha imposto alla nazione un draconiano programma di austerità, attraverso un provvedimento approvato grazie ad un unico voto di scarto e ad una trentina di prognosi riservate generosamente elargite dagli agenti di polizia schierati in Piazza Sintagma ad alcuni rappresentanti del popolo sovrano convenuti sul luogo dello storico evento. Per attuare la disperata missione di soccorso, il piano prevede il rastrellamento di 78 miliardi di euro, di cui 50 da ottenersi con le privatizzazioni e 28 tramite tagli di vario genere. In tal modo dovrebbe essere possibile somministrare all’Ellade moribonda la boccata d’ossigeno dei 12 miliardi di euro di prestiti d’emergenza, gentilmente forniti dal FMI e dai paesi dell’UE, utili ad evitare il default per qualche mese ancora. Poi Zeus penserà al domani. Il primo ministro Gheorgos Papandreou ha dichiarato, con l’angoscia che attanaglia il buon padre di famiglia dinanzi alla grave infermità d’un congiunto, che “senza questi sacrifici, il paese rischia la bancarotta”. L’esporsi allo strozzinaggio perenne del FMI e delle banche europee, lo svendere il patrimonio e la sovranità nazionale, il ridurre all’accattonaggio e alla disoccupazione milioni di cittadini, non sono evidentemente, per Papandreou, fenomeni sufficienti a delineare una “bancarotta” degna di tal nome. E’ probabile che nei dizionari ellenici il termine “πτώχευση” (bancarotta) verrà dotato, nel prossimo futuro, di una nuova e più pregnante definizione, che lo assimili concettualmente, per effetti e magnitudine, ad una collisione tra supernove o all’implosione della Via Lattea, onde superare il riduzionismo insito nell’accezione tradizionale.

3) Michele Serra ha scritto nella sua rubrica su “Repubblica” che i manifestanti No-TAV della Val di Susa sono tutto sommato brave persone, ma che devono deporre immantinente la “grettezza reazionaria” che li spinge ad opporsi al fato ineluttabile, tornare sereni alle loro case ed attendere con fiducia lo sderenamento “dinamico e funzionale” del territorio natìo con cui “lo scomodo ma autorevole patrocinio” delle istituzioni europee li sottrarrà alla “dannazione delle Piccole Patrie”. Se non si fosse premurato di firmare col suo nome questo pregevole delirio, avremmo tranquillamente potuto scambiare il suo scarno comunicato per un discorso di Andrej Zdanov o per un ultimatum dei Borg. La lingua può rinnegare il comunismo fino ad effeminare la voce, ma la penna non ne scorda mai il lessico e la sintassi.    

Che cos’hanno in comune queste tre notizie? Voglio dire, a parte dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio che nella Grande Patria (Europea) qualunque funzione di pubblica rilevanza, a qualunque livello (dalla direzione delle scuole, alla gestione di una rubrica d’opinione sui quotidiani, alla guida d’un governo), viene riservata soltanto a coloro che siano in grado di esibire idoneo titolo di squilibrio psichico terminale?

In comune hanno ciò che Giambattista Vico delineava nel suo “La Scienza Nuova” in relazione a quei periodi ciclici della storia definiti “Età degli Uomini”: il progressivo prevalere del simbolismo sulle cose, il dominio dell’astrazione mentale sulla realtà fattuale, il distacco incolmabile che finisce per separare ogni teoria dal suo oggetto concreto. In verità, Serra, Papandreou e l’incartapecorita direttrice dell’agghiacciante asilo svedese sono andati ben oltre la separazione del simbolo dalla natura: siamo alla crociata, al pogrom, al genocidio armato che l’astrazione teorica si arroga il diritto di perpetrare contro ogni realtà fattuale che non si conformi alle sue speculazioni intellettive.

Così, nel pensiero della Rajalin, l’”eguaglianza umana” non è un semplice e condivisibile principio organizzativo, che consigli allo Stato di assicurare ai cittadini pari possibilità di partecipazione alla vita sociale, affinché ciascuno possa contribuirvi facendo il meglio che può. E’ invece un dogma ontologico totalitario, che deve essere imposto col ferro e col fuoco anche (anzi soprattutto) su quegli aspetti della realtà – come la fondamentale differenza di attitudini, di comportamenti e dunque di ruoli sociali originante dal dualismo sessuale – che non vogliono saperne di rispondere a princìpi egualitari. L’ovvia osservazione di Vico secondo la quale “idee uniformi nate appo intieri popoli tra essoloro non conosciuti debbon avere un motivo comune di vero” appare una blasfemia intollerabile alla sacerdotessa della moderna “democrazia” asessuata. Il “vero” di cui parla Vico non è più un valore: esso esiste al solo scopo di essere schiacciato sotto i tacchetti da transessuale della lampadata virago scandinava, insieme alla futura stabilità psichica dei fanciulli su cui la sua perversa ideologia “egualitaria” ha messo le grinfie. Vico sembra quasi descrivere la Rajalin quando afferma: “Le streghe, nel tempo stesso che sono ricolme di spaventose superstizioni, sono sommamente fiere ed immani; talché, se bisogna per solennizzare le loro stregonerie, esse uccidono spietatamente e fanno in brani amabilissimi innocenti bambini”.

Similmente, nella semantica dei tanti Papandreou d’Europa, il concetto di “bancarotta nazionale” non è che un simbolo astratto che richiama altre astrazioni (il default creditizio, il rapporto debito/PIL, il rating di Moody’s, ecc.) e non è correlabile alla prosaica realtà della disoccupazione, delle rovine familiari, dei fallimenti aziendali, della disperazione dei cittadini. Se questi ultimi osano contaminare la purezza noumenica dell’idea di “bancarotta” con la sconveniente concretezza delle proprie condizioni di vita materiali, vanno pestati, sgominati e consegnati alle premure amorevoli delle unità di rianimazione.

E il pensiero di Serra si arrocca nella metafisica da politburo delle “piccole e grandi Patrie”, della “grettezza reazionaria”, della “soverchiante potenza politica, scientifica, amministrativa, culturale, burocratica” dei grandi imperi del passato, fulminando con una smorfia di disprezzo intellettuale chi fa notare che l’impero europeo del presente è, nei fatti, politicamente subalterno, scientificamente arretrato, amministrativamente parassitario, culturalmente morto e burocraticamente folle. Giambattista Vico sembra parlare proprio di Michele Serra quando, nella sua “Scienza Nuova” avverte: “È altra propietà della mente umana ch’ove gli uomini delle cose lontane e non conosciute non possono fare niuna idea, le stimano dalle cose loro conosciute e presenti. […] A questo genere sono da richiamarsi due spezie di borie che si sono sopra accennate: una delle nazioni un’altra de’ dotti”.

Chi fa notare – dati concreti alla mano – che la costruzione della TAV non ha nulla a che vedere con lo sviluppo commerciale, infrastrutturale ed economico del continente, ma soltanto – come Berlusconi ha candidamente ammesso pochi giorni fa – con il desiderio di accaparrarsi e spartire i finanziamenti europei tra le consorterie del malaffare nostrano, va ignorato, compatito, dileggiato; e se proprio non si decide a piantarla, debellato a suon di lacrimogeni, in nome di “un’idea di mondo più funzionale e dinamica”. Che è, appunto, un’idea, esistente solo nella zucca vuota di Serra, ma in quanto tale meritevole di ergersi sovranamente al di sopra della pedestre banalità del reale.

Provate a pensarci e vi renderete conto che tutta la follia, tutta la degradazione del momento storico che stiamo vivendo, in pressoché ogni ambito (dalla biologia, alla medicina, alla fisica, allo studio della storia, alla politica, alla gestione sociale…), è riconducibile a questo “delirio di onnipotenza” dell’astrazione ideologica, la quale ha deciso di zittire a manganellate ogni voce dissenziente espressa dal mondo concreto delle cose. Qualche anno fa, ad esempio, mi è capitato di insegnare in una classe di cui faceva parte un alunno affetto da disabilità grave. Nel corso della lezione, a intervalli quasi regolari, il ragazzo iniziava ad urlare come Linda Blair ne “L’esorcista”, sbavava, sferrava terribili mazzate al banco e alle pareti e se la faceva addosso. Fare lezione in assenza dell’insegnante di sostegno era impossibile e i pochi alunni normali che i genitori non avessero fatto trasferire d’imperio in altra sezione o in altro istituto non ne potevano più. Eppure era inconcepibile chiedere che il ragazzo venisse esentato dalle lezioni o – meglio ancora – assegnato ad una struttura specializzata: ciò avrebbe violato il principio per cui tutti gli uomini devono essere uguali, volenti o nolenti, soprattutto quando non lo sono. Che cosa sono la dignità e il senso dell’istruzione pubblica dinanzi allo scintillante splendore speculativo delle moderne teorie pedagogiche?
Le idee di “democrazia” ed “eguaglianza” cui si richiama la direttrice dell’asilo svedese, il principio dell’intervento statale nell’economia cui si ispira Papandreou, il concetto di “progresso sociale e tecnologico” che Serra rievoca nei suoi commenti, non erano in origine pure astrazioni. Erano modelli pratici d’intervento sulla realtà, concepiti per rimodellare le collettività umane secondo criteri di efficienza, vivibilità, benessere. Certo, contenevano già nella loro prima impostazione i connotati che ne avrebbero fatto gli strumenti di dominio ideologico dell’elite che li aveva elaborati. Ma tale dominio si confrontava con le condizioni materiali dei dominati nella prospettiva dichiarata di renderle migliori e per questo era accettato di buon grado. Lo stesso potere dell’elite dipendeva dalla sua capacità di reificare e dunque rendere appetibili alla massa le astrazioni teoriche che andava enunciando.
Il valore dell’eguaglianza nelle istituzioni scolastiche consisteva nella possibilità offerta a ciascuno di ottimizzare, attraverso la conoscenza, l’incidenza e il contributo del proprio ruolo sociale, non nell’abolire questo ruolo, dando vita ad una nebulosa incoesa di identità neutre. La neutralizzazione del ruolo sociale – attraverso la negazione della sessualità che ne sta alla base – abbandona nelle mani esclusive dell’elite la progettazione dell’habitat collettivo, progettazione che un tempo veniva svolta da ogni singolo membro del corpo sociale.

Allo stesso modo, gli interventi dei governi nell’economia erano stati previsti per rafforzare e difendere la sovranità della nazione e il benessere dei suoi cittadini. Ora siamo al punto in cui sovranità e benessere collettivo rappresentano ostacoli sul cammino delle politiche economiche e finanziarie, il cui fine è quello di consegnare all’elite una massa informe di diseredati, impotenti e facilmente controllabili.

Anche la tecnologia e le politiche infrastrutturali erano state concepite per lo sviluppo del territorio, non per la sua devastazione fine a se stessa. L’atteggiamento protestatario denominato “NIMBY” (Not In My BackYard, “Non nel mio cortile”) era inconcepibile fino a non moltissimo tempo fa: tutti volevano un ripetitore, un’autostrada, un inceneritore di rifiuti, un treno ad alta velocità nel proprio cortile, perché si sentiva che la loro progettazione era eseguita nell’interesse delle esigenze locali, non nell’interesse di un’elite intangibile che distrugge, cementifica, esilia le collettività dal proprio ambiente naturale trasformandolo in un deserto, al solo scopo di affermare il predominio sui territori e sui loro abitanti. “L’ordine dell’idee”, scriveva Vico, “dee procedere secondo l’ordine delle cose”. Quando le idee divorziano dalle cose, la scissione coinvolge anche coloro che sulle une o sulle altre fondano il proprio rapporto col mondo. Soprattutto quando la tirannia dell’astrazione sulla realtà  è una strategia di dominio, attraverso la quale il potere mira a ricondurre, con la forza delle armi e della persuasione occulta, il mondo tangibile e i suoi abitatori alle categorie mentali della propria filosofia, allo scopo di rimodellarli a piacimento.

Giambattista Vico diceva che quest’età di schizofrenia terminale, in cui i significanti si dissociano dai significati cui dovrebbero riferirsi ed infieriscono crudelmente su di essi, non dura fortunatamente in eterno. E’ nota la sua teoria sul ciclico ripetersi, nella storia umana, di tre momenti, ognuno dei quali ha per fondamento la peculiare percezione che l’uomo ha della realtà. “Gli uomini prima sentono senz’avvertire, dappoi avvertiscono con animo perturbato e commosso, finalmente riflettono con mente pura”. Nella prima fase (“età degli dèi”) il rapporto dell’uomo col mondo è diretto, deittico, non mediato da simboli; nella seconda (“età degli eroi”), nascono i primi simboli, nascono i riti religiosi e le comunità agricole organizzate, e ciò che prima l’uomo si limitava ad additare con meraviglia nella natura viene irregimentato in un sistema di significanti specifici; nella terza (“età degli uomini”) i simboli astratti prendono il sopravvento sulle cose, il che genera dapprima benessere diffuso, poi devastazione, allorché, in nome degli ideali, gli uomini “impazzano ad istrapazzar le sostanze”. Si ritorna così, per sottrarsi alla dissoluzione cui la “mente pura” condanna il mondo materiale, alla prima fase, in un loop senza fine in cui corporeità e intelletto si alternano alla guida delle vicende umane.

Se questa rappresentazione della storia è attendibile, ci troviamo nella fase acuta di degenerazione dell’”età degli uomini”; quella in cui le conquiste del pensiero, barricatesi in se stesse, non puntano più a controllare o sottomettere, ma ad annichilire la natura che non si piega alle loro elucubrazioni. E’ quel momento terribile in cui si realizza che “tutti i nostri ieri”, come scriveva Shakespeare nel “Macbeth”, “hanno illuminato ai pazzi il sentiero verso la morte nella polvere”. Ci si ritrova imprigionati in una ragnatela di parole, nessuna delle quali rimanda più alla vita presente o alla futura, ma solo al proprio suono, urlato sempre più forte per coprire la voce della realtà. Si attende, immobili nella foresta di simboli in cui ci siamo perduti, il cader delle foglie, l’autunno gelido dell’autocrazia del pensiero, che lasci nudi i rami e ci permetta di orientarci mostrandoci ancora uno squarcio di cielo.

Gianluca Freda
Fonte: http://blogghete.altervista.org/
Link: http://blogghete.altervista.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=838:gianluca-freda&catid=40:varie&Itemid=44#comments
2.07.2011

Pubblicato da Davide

  • AlbaKan
    • L’asilo in se non è un problema, ognuno può fare ciò che vuole, è come aprire una qualsiasi attività aperta al pubblico, ognuno s’inventa qualcosa… 
    • Qui il problema, quello vero, il più grave, è che ci sono genitori che mandano i figli in questo asilo.
  • cloroalclero

    Non concordo con l’impostazione stessa del problema di Freda, anche se le annotazioni sui fatti economici le ritenga esatte.
    All’asilo svedese, se avessi potuto, ci avrei mandato le mie figlie: sarebbe ora infatti che all’individuo umano si lasciasse la libertà di scoprire le esperienze sessuali non sulla scorta di quello che si è appreso in modo subliminale (aggettivi e pronomi) che in modo scoperto (bambole x le femmine, fucili x i maschi. Fiocchettini per le bambine e ruspe per i bambini. Non se ne puo’ piu’).

    In secondo luogo penso che per una considerazione del mondo tecnologizzato e globalizzato in base ad un unico sistema economico (il capitalismo) ci abbia visto meglio Marx che Vico.
    La Libia, la Grecia e i rapporti di forza che agitano tutti i movimenti non direzionati dagli USA sono rapporti che hanno alla base questioni di spartizione di ricchezze e risorse. Tutti i fatti culturali (guerre religiose, mediatiche, sessistiche, generazionali ecc…) sono sovrastrutture, che si aggiusterebbero spontaneamente se si aggiustassero gli squilibri economici. In guerra le donne non vengono stuprate perchè “nemico simbolico” ma perchè nella contingenza dell’azione sono la parte debole.

    La causa di tutto è economica. Poi magari anche mistica nel senso che questi si organizzano in confraternite di merda che magari fanno pure i riti satanici. Ma da quel (poco) che ho studiato la storia sempre, tutti (direi universalmente in senso aristotelico) i conflitti interumani (tribu’, feudi, nazioni, culture e continenti) sono conflitti di mantenimento o di cedimento di “ricchezze-privilegi-eccezioni-potere”.

    E’ inutile che si faccia finta che Marx non sia esistito: ci ha preso. E’ impossibile capire una dinamica storica senza l’analisi economica di un periodo e quindi senza l’analisi sociale conseguente.
    Le pippe su “la femminilizzazione, la difesa delle tradizioni, le divergenze religiose” sono cazzate con cui dare aria ai rotocalchi.
    Il rpoblema è “pochissimi ricchi vs una quantità inaudita di poveri”.
    E questo porta ad eccessi psicotici perchè la ricchezza e il potere sono surrogati della paura della morte tali e quali la religione o forse peggio.
    Quindi il potente-ricco diventa spesso megalomane (con 1 idea di immortalità) e folle. Tanto da voler realizzare il piano del dott. Stranamore in versione contemporanea.

  • Pellegrino

    “idee uniformi nate appo intieri popoli tra essoloro non conosciuti debbon avere un motivo comune di vero” …“Le streghe, nel tempo stesso che sono ricolme di spaventose superstizioni, sono sommamente fiere ed immani; talché, se bisogna per solennizzare le loro stregonerie, esse uccidono spietatamente e fanno in brani amabilissimi innocenti bambini”.

  • Hamelin

    Oltre a Vico moltissime civiltà antiche descrivono molto bene lo stadio finale tra un ciclo e l’altro del tempo e le aberrazioni dell’ultima era . Nei Veda viene descritto molto bene questo periodo di follia chiamato Kali Yuga…La prima follia è scordare la sapienza degli antichi…una ben peggiore e credere le loro parole baggianate…

  • bysantium

    Certo, nemmeno la televisione è un problema, ognuno può decidere se guardarla o meno. E Nemmeno il consumismo è un problema, con la stessa logica. Meno che mai la droga che ognuno può decidere di assumere o meno.
    Il fatto è che le iniziative contronatura tipo l’asilo svedese hanno,alla distanza, un effetto micidiale sulla psicologia di massa, quello di far credere che l’aberrazione sia normalità. E’ così che si distorcono le menti e si inocula la cutura nichilista.
    Sull’infame asilo,sullo strozzinaggio della Grecia e sull’idiota idealismo veterocomunista di Serra sono totalmente d’accordo con Freda.

  • diotima

    niente da eccepire sull’analisi di un’europa e un fmi cravattari.
    Per quanto riguarda l’asilo ,sorrido al pensiero di chi possa trovare intelligente e giusta questa iniziativa.
    Se non ricordo male, tempo fa si paventava l’idea di non chiamare più i genitori papà e mamma, ma chiamarli genitore A e genitore B…
    Non ho mai conosciuto un omosessuale che volesse annullare l’idea del “genere”.Anzi.
    Ma tant’è che da qualcuno questa idea bislacca è uscita fuori e attualmente rappresenta l’avanguardia di un ideale ,sempre più lontano, di democrazia.
    Democrazia che coincide con ottusa massificazione ,perchè annullando le distinzioni (che per i più ,ahimè, si riducono alle categorie “meglio” /”peggio”) , le diversità, si desidera per sè e per i propri figli qualcosa che di democratico non ha proprio niente.
    dunque, fatemi capire: se prima ci si doveva vergognare di sentirsi donna quando si era uomo e viceversa, adesso ci si deve vergognare di sentirsi donna o uomo solo perchè lo si è?
    L’idea di un’educazione che rispetti ciò che si è senza censurarlo …è da fascisti, vero? sono fascista ,allora.

    Parlare di democrazia con lo scopo di eliminare le diversità è semplicemente ridicolo.

  • AlbertoConti

    Il cervello umano è quanto di più complesso si conosca nell’universo, fino a dove siamo riusciti ad indagarlo a tutt’oggi. Che produca epifenomeni ciclici non dovrebbe quindi meravigliare nessuno, senza nulla togliere alla genialità di GB Vico. Sembrerebbe quantomeno presuntuoso attribuire alla fenomenologia attuale, qui ben evidenziata, un carattere di eccezionalità ed unicità inediti. Invece penso proprio che sia così, che ci sia qualcosa di profondamente nuovo e diverso in quello che sta accadendo nelle nostre culture, che può anche far parte di un ciclo come tanti altri storicamente dati, ma prelude a qualcosa di grosso, a un cambiamento veramente epocale. Su cosa poggia questa “intuizione”? Su una base assai concreta e solidissima, il superamento della soglia critica del potere tecnologico, tra l’infanzia e la maturità del genere umano. E’ un periodo di transizione talmente critico da mettere seriamente a rischio la sopravvivenza stessa del genere umano, ma questa volta non per cause naturali esterne, ma per il proprio stesso “volere”, nascosto nelle profondità dell’essere. E come in tutte le adolescenze che si rispettino questo sconvolge dalle radici l’essere umano, con tutta la serie di epifenomeni parossistici, tra cui quelli descritti. L’ottimismo della ragione lo fonderei sul più basilare degli istinti primordiali, che non abbandona mai qualunque forma di vita biologica, l’istinto di sopravvivenza, quello che ci ha sempre salvato il culo nelle situazioni peggiori.

  • Eli

    Concordo su tutto! Magari esistessero in Italia, asili così, anche se qualcosa di simile già si attua nelle scuole Montessori, dove i bambini non vengono
    circoscritti nei ruoli classici predeterminati. Forse ci libererebbero da stuoli
    di scimmieschi maschilisti, sopraffatti dalla parte rettiliana del loro cervello.
    Il problema reale è lo strapotere economico di capitalisti senza scrupoli,
    altro che la perpetuazione delle differenze di sesso.

  • Eli

    Naturalmente il mio accordo si riferisce al commento di Cloro al Clero!

  • Pellegrino

    Maria Montessori ha trasferito (indebitamente) ai bambini normali un metodo usato per la cura dei cerebrolesi. La Montessori è stata l’allieva più radicale di Rousseau nella pretesa che il bambino si auto-educhi e che compito dell’adulto sia solo quello di non interferire. Nel concreto, il metodo montessoriano, con i bambini che “lavorano” in silenzio ognuno per sé sotto l’occhio di una maestra-direttrice che mantiene l’ordine, ha qualcosa di allucinante, è l’ideale per produrre piccoli zombi, e si può solo essere grati al fascismo che a un certo punto ha chiuso le “case” della Montessori impedendole di rovinare una generazione.

  • guru2012

    Se “all’individuo umano si lasciasse la libertà di scoprire le esperienze sessuali non sulla scorta di quello che si è appreso in modo subliminale” cara Cloro, torneremmo al maschio dominante e le femmine ad accudire i cuccioli.

  • sinder

    mi diverte vedere che chi parla di aprire gli occhi, di meditare sulla propaganda che ci viene inculcata fin da piccoli, di ribellarsi alle ideologie imposte, di strappare il velo delle apparenze spacciate per verità

    poi si ferma davanti all’identità sessuale, un prodotto culturale come altri
    secolarizzazione di dinamiche di potere

    invoca la natura e si riscopre di colpo bigotto

    come se in natura ci fosse il rosa e l’azzurro, la gonna e i pantaloni, il meretricio e la virilità

    esistono le differenze individuali, le differenze di genere sono un’invenzione, come la religione e la scienza

  • Pellegrino

    no, dico, ma hai mai visto gli animali? le differenze di genere in natura ci sono, eccome!
    Addirittura nei ricci di mare ci sono comportamenti differenziati… li non credo si possa parlare di ‘prodotti culturali’…

  • AlbaKan

    Dopo questa ovazione a Mussolini e al Fascismo, puoi dirci ad occhio e croce quante generazioni rovinerà la Gelmini? Grazie!

  • alverman

    Quoto il commento dalla prima all’ultima sillaba.

  • cloroalclero

    finalmente….
    Le differenze di genere sono naturali? benissimo, allora l’intervento umano culturale non serve, vengono fuori da sole.
    Se ci si ostina a portarlo come bagaglio irrinunciabile, significa che accettiamo la manipolazione a priori.

  • diotima

    La manipolazione sta nel ridurre tutto a categorie chiuse della serie: io tarzan ,tu jane.
    donna in cucina, uomo al lavoro e altre stronzate del genere.
    In questo senso è manipolazione solo quando si vuole imporre il proprio potere.
    la buona educazione è quella che ti insegna a vivere nel reale senza censurare l’umano e la sua perfettibilità.

  • Pellegrino

    da quando in qua due torti fanno una ragione?
    …ma che modo di ragionare…

  • Pellegrino

    si, vabbè…

  • diotima

    qual è il problema? rileggi il commento scritto prima ancora. poi ne riparliamo.
    o forse non partiamo dalla stessa consapevolezza che c’è una realtà pre-esistente a tutte le boiate finto democratiche di cui si parla?

  • Pellegrino

    ..non mi riferivo a te, ma a ‘cloro’…

  • DaniB

    Un applauso a questo commento. Ma purtroppo non c’è peggor sordo di chi non vuol sentire.

  • ottavino

    E’ per questo che dice cloroalclero che la donna “di sinistra” ci fa pena.

  • ottavino

    E’ un messaggio importante a tutti i”progressisti” quello di Gianluca Freda.
    Avete fallito. Ma finchè non vi rompete il collo non ne prenderete atto.