Algeria: chi è (veramente) Abderrahmane Benbouzid, il ministro della Salute?

Yasmine Sellami – JeuneAfrique – 04 gennaio 2021- aggiornato il 05 gennaio 2021 alle 19:55

 

Nominato nel gennaio 2020, Abderrahmane Benbouzid ha ereditato un settore in difficoltà e una crisi sanitaria senza precedenti. Rapporto sullo stato di avanzamento della sua azione a capo di un ministero che è diventato particolarmente strategico.

 

Capelli grigi e occhiali calati sul naso, il volto di Abderrahmane Benbouzid, poco noto al pubblico un anno fa, è diventato familiare agli algerini. Calmo e rassicurante, il medico settantenne ha moltiplicato gli interventi mediatici nel corso di un anno. E a ragione: dal 4 gennaio 2020 ha assunto uno dei ruoli più importanti in questo nuovo quinquennio, iniziato con una pandemia globale tanto inaspettata quanto virulenta.

Il primo ministro Abdelaziz Djerad lo ha nominato per sostituire Mohamed Miraoui alla guida del Ministero della Salute, della Popolazione e della Riforma ospedaliera. Benbouzid, formatosi come chirurgo ortopedico, si trova alla guida di un settore che, fin dal suo primo discorso da ministro, ha definito “molto sensibile” e “molto difficile“.

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Negli ultimi decenni si sono verificati numerosi scandali. Djamel Ould-Abbès, ministro della salute tra il 2010 e il 2012, a settembre è stato condannato a otto anni di carcere per corruzione. Abdelmalek Boudiaf, in carica dal 2013 al 2017, è stato licenziato dopo uno dei più grandi scandali sanitari dell’Algeria. Boudiaf aveva, contro il parere dell’Associazione dei medici, incoraggiato la commercializzazione dell’RHB (Rahmet Rabi, la Misericordia di Dio), un integratore alimentare presentato come cura miracolosa per il diabete da un falso medico. Il nome dell’ex ministro figura anche in diversi casi di corruzione.

“Lavoro e perseveranza”

Così, per il suo ingresso in politica, Abderrahmane Benbouzid ha ereditato un ministero afflitto dalla cattiva gestione dei suoi predecessori e dalla mancanza di mezzi. Quando un deputato ha critica il suo lavoro e la sua gestione della pandemia, durante una seduta plenaria a metà dicembre, all’Assemblea nazionale del popolo (APN), non ha esitato a puntualizzare: “Non ritenetemi responsabile di un settore che soffre da anni.”

Continuiamo ad usare ospedali malfunzionanti. Alcuni di questi risalgono al 1940,” racconta una fonte ospedaliera. Per non parlare “dei lunghissimi ritardi nell’accesso dei pazienti oncologici alla chemioterapia e del numero insufficiente di dispositivi di ventilazione mancanti durante la crisi del Covid-19“, aggiunge un medico del sud del paese.

Nulla che possa scoraggiare il nuovo capo della sanità che intende riabilitare l’immagine del suo settore e riformarlo completamente. Un programma ambizioso, il cui successo dipende, secondo lui, da due criteri: “Lavoro e perseveranza“.

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Sono qualità che lo hanno sempre contraddistinto“, racconta uno dei suoi ex residenti – l’equivalente degli stagisti in Francia – all’ospedale Ben Aknoun sulle colline di Algeri, dove il professor Benbouzid era stato nominato direttore del reparto di ortopedia e traumatologia. “Ama il suo lavoro. Alle 6:30 del mattino, era già in ospedale. Nessuno arrivava prima di lui. Non ha mai alzato la voce. Lo ammiravamo molto“, ricorda la stessa fonte.

“L’uomo sul campo”

All’epoca, l’ex studente era coinvolto nel movimento di sciopero dei medici residenti, iniziato nel 2018 e finalizzato al miglioramento delle condizioni di lavoro e alla revisione del servizio civile. “Il professor Benbouzid è uno dei pochi capi dipartimento che ci ha sostenuto. Quando l’amministrazione gli ha chiesto le liste con i nomi degli attivisti, si è rifiutato di dargliele. Si è persino offerto di sostenerci finanziariamente quando gli scioperanti non ricevevano più lo stipendio.”

Una volta ministro, ha continuato a proteggere i lavoratori ospedalieri. Lo scorso maggio, Abderrahmane Benbouzid ha licenziato il direttore dell’ospedale Ras el Oued nella wilaya di Bordj Bou Arreridj dopo la morte di una dottoressa di 28 anni, incinta di otto mesi, cui era stato rifiutato il congedo per via del Covid-19. Più recentemente, il 15 dicembre 2020, ha licenziato la direttrice dell’ospedale di Kouba, nella vicina periferia di Algeri, dopo che un’indagine ha rivelato che una dottoressa, assente da 18 mesi, continuava a percepire lo stipendio.

Nativo di Ouled Djellal, un piccolo comune che sorge nel deserto algerino, ha ampliato la rete dell’Istituto Pasteur fuori dalla capitale: sono nati tre centri ad Orano, Costantino e Ouargla. Nella sua lotta contro il Covid-19, “l’uomo sul campo”, come lo definiscono i suoi colleghi, ha moltiplicato le ispezioni negli ospedali del Paese.

Mancanza di “mezzi di base”.

Ma non appena Abderrahmane Benbouzid si è trasferito nei suoi uffici a El Madania, vicino al centro della città, il nuovo ministro della Salute ha visto il suo desiderio di riforma arrestarsi a causa di una brutale pandemia. “Il ministero è stato trasformato in un centro di gestione crisi. Abbiamo dovuto concentrarci sulla ricerca dei dispositivi di protezione“, ricorda un membro del comitato scientifico che segue l’evoluzione del Covid-19.

Anche se l’Algeria non era pronta ad affrontare un’epidemia del genere, il discorso del ministro della Salute doveva essere rassicurante. Al centro della crisi, ripete ai media che la situazione è sotto controllo. Questa osservazione non viene condivisa dall’Unione Nazionale Autonoma degli Medici Anestesisti e Rianimatori della Sanità Pubblica che, in un comunicato stampa del 22 marzo, ha deplorato il fatto che “tutte le istituzioni sanitarie del Paese non hanno mezzi di protezione di base quali mascherine e guanti.”

Stessa preoccupazione per i medici di base. All’inizio della crisi, molti studi medici hanno deciso di chiudere e di rinnovare le prescrizioni per telefono a causa della mancanza di dispositivi di protezione. Il Ministero non ne ha inviati e le farmacie ne erano sprovviste. A marzo, Messaoud Belambri, presidente del Sindacato Nazionale dei Dispensari farmaceutici, ha denunciato l’interruzione totale di fornitura di “guanti, mascherine, gel idroalcolici, e persino alcool industriale“, essendo stata data la priorità alle regioni più colpite, come Blida.

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Mancando il sostegno del Ministero per sopperire alla mancanza di attrezzature, in particolare di respiratori artificiali, alcuni ospedali hanno dovuto affidarsi alle reti di solidarietà. L’Associazione degli Ulema musulmani, per esempio, ha donato più di mille dispositivi di assistenza respiratoria in diverse città del Paese. “Il picco è passato, la gente è morta. E il ministero non ci manderà respiratori artificiali fino all’inizio del 2021“, lamenta un medico rianimatore nel Sahara. Ma il lato positivo è il seguito della crisi. “Il ministero era stato molto attento ed esigente, è un’Algeria che non conoscevo prima.” L’unico ostacolo è stato che, “con un’amministrazione priva di mezzi di comunicazione computerizzati, le istruzioni ministeriali tardavano a raggiungere i medici“.

Idrossiclorochina

In campagna, c’è una cosa che non manca mai: l’Idrossiclorochina. L’Algeria continua a prescrivere il farmaco nonostante i dibattiti sulla sua efficacia. “Questo è ciò che mi preoccupa riguardo alle azioni del ministero, ma come medico posso scegliere se prescriverlo o meno“, rassicura un pneumologo in un’unità di Covid a ovest di Algeri.

Il prossimo passo nella lotta contro la pandemia, il vaccino. Ammar Belhimer, portavoce del governo, ha appena annunciato che la campagna di vaccinazione dovrebbe iniziare questo mese. L’Algeria ha speso 1,5 miliardi di dinari (9,2 milioni di euro) per acquistare 500.000 dosi del vaccino Sputnik V, prodotto dall’alleato russo. Il direttore generale del bilancio Abdelaziz Fayed al Ministero delle Finanze ha annunciato che il budget per l’acquisto del vaccino potrebbe raggiungere i 20 miliardi di dinari (123 milioni di euro).

Crisi o non crisi, gli ospedali algerini rimangono il principale malato del servizio pubblico. “Il regime degli ultimi venti anni ha completamente distrutto gli ospedali pubblici. Oltre alle infrastrutture, l’Algeria deve dotarsi di una medicina che sia curativa e soprattutto preventiva“, dice un membro del governo. A tal fine, il presidente Abdelmadjid Tebboune si è impegnato, come parte del suo programma, a costruire un ospedale da 7.000 posti letto ad Algeri. Lo promette il nuovo ministro della Salute. Intende iniziare a lavorarci una volta che i casi di contagio saranno diminuiti. Per quanto riguarda gli altri progetti nel settore sanitario, Abderrahmane Benbouzid precisa che sarà necessario attendere “il miglioramento della situazione economica del Paese” per rilanciarli.

 

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Scelto e tradotto da Cinthia Nardelli per ComeDonChisciotte