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ALESSIO CASIMIRRI E IL CASO MORO

DI STEFANIA LIMITI
Comedonchisciotte.org


Alessio Casimirri stava per raccontare qualcosa sul caso Moro ma fu bruciato.
Nel dicembre del 1993 era previsto un incontro in Nicaragua con alcuni agenti del Sisde ma qualcuno disse: “chiudete la fonte”

In Italia le cose non sono mai come sembrano.

Ad esempio, il brigatista Alessio Casimirri, condannato in contumacia dalla magistratura italiana nel 1989 per aver preso parte al sequestro e all’omicidio di Aldo Moro, noto come un irriducibile super-protetto, per eccellenza primula rossa delle Brigate Rosse, stava per fare rivelazioni importanti sui cinquantacinque giorni che cambiarono il corso dell’Italia.

Diverse fonti qualificate ci confermano che nel dicembre del 1993, alcuni agenti del Sisde con i quali aveva avviato un dialogo, sarebbero dovuti tornare in Nicaragua, dove tutt’oggi risiede, per raccogliere alcune importanti rivelazioni, “molto più importanti della questione di via Montalcini”, mandò a dire.

Componente del gruppo di fuoco del commando che rapì il presidente della Dc, Casimirri riesce subito a farla franca: scappa in Francia, viene arrestato ma può comodamente fuggire grazie ad un passaporto falso che gli dà l’identità di Guido Di Giambattista. Difficile non pensare che fosse protetto o vicino agli ambienti dell’intelligence. Si è sempre parlato, inoltre, delle coperture che gli sarebbero state garantite da ambienti vaticani e che avrebbero assicurato la sua intangibilità: non è un mistero, dunque, la sua sorte.

L’Italia ha inutilmente chiesto la sua estradizione alle autorità del Nicaragua, il piccolo paese sudamericano dove vive e lavora dagli inizi degli anni ‘80, dove si è spostato, ha figli e due ristoranti, e del quale è un regolare cittadino. Nel 2004 la corte Suprema di Giustizia del Nicaragua ha respinto la richiesta.

Classe 1957, nome di battaglia Camillo, l’ex brigatista Alessio Casimirri rimane l’unico latitante del gruppo delle Br che partecipò all’agguato di Via Fani e che rapì Aldo Moro. In questi anni abbiamo saputo ben poco di lui ma sono arrivati i suoi messaggi: avvertimenti più o meno velati che hanno contribuito a creare la sua immagine di assoluto intoccabile, custode protetto di molti segreti inconfessabili. Presentò anche una denuncia al ministro dell’Interno del suo nuovo paese e al direttore dell’ufficio per l’immigrazione nella quale spiegava di temere “azioni criminali” nei suoi confronti: “Non dimentico – aveva detto al quotidiano El Nuevo Diario – quello che ho passato negli ultimi undici anni: molti tentativi da parte della autorità italiane e diplomatici di questo paese, alcuni dei quali corrotti, di mettere in atto azioni contro la legge. Come il tentativo di sequestrarmi, narcotizzarmi mettermi in una cesta e portarmi con un pulmino alla frontiera. Ho i nomi di coloro che organizzarono questo nel 1996”. Cosa altro, se non un avvertimento?

Casimirri i suoi segreti li ha tenuti ben stretti ma il punto è che intorno al 1993 stava per cedere. Qualche lettore ricorderà che in quel periodo una missione di tre uomini del Sisde riuscì a stabilire dei contatti con lui: i tre agenti partirono alla volta di Managua ed ebbero lunghe conversazioni con uno degli uomini più ricercati d’Italia. L’operazione resta tutt’oggi avvolta dall’ombra: non si può parlare di fallimento quando di inabissamento di quel viaggio.

All’epoca, il contatto con il compagno Camillo fu relativamente facile: esperto sommozzatore, svolgeva in Nicaragua attività di pesca e ricerche subacquee. Pare che non avesse chiesto alcun aiuto economico, se non facilitazioni all’ingresso in altri paesi per poter far girare bene i suoi affari poco floridi.

L’aspetto inedito di quegli incontri è che Casimirri ammise di fronte ai suoi interlocutori di aver preso atto che qualcuno delle Br aveva ’tradito’, alludendo alla poca trasparenza dell’organizzazione brigatista e alle interferenze esterne che avevano accompagnato quella esperienza. Disse che la conferma dei suoi dubbi fu la scoperta che i vertici brigatisti avevano scelto di non dare pubblicità agli scritti di Moro, una parte dei quali fu ritrovata in un pannello del covo di via Montenevoso a Milano (ottobre 1990).

Ma i primi sospetti, secondo le nostre fonti, Casimirri li ebbe subito dopo l’assassinio di Moro. Allora fu mandato in Sardegna ad organizzare le attività nell’isola e lì, grazie al contributo degli attivisti locali, aveva messo a punto il progetto di assalto all’Asinara. Dovevano entrare in azione nell’agosto del 1979, era tutto pronto. Dopo i cinquantacinque giorni, sarebbe stata un’azione importante delle Br, un ritorno in grande stile. Casimirri era molto deciso ma arrivò l’ispezione da Roma: il capo, Mario Moretti, valutò la situazione e stabilì che non se ne faceva niente. Disse che non c’era il volume di fuoco sufficiente. Casimirri, incredulo e deluso, obbedì, spedito a continuare la sua attività illegale a Napoli, dove si portò dietro i dubbi sulla inattesa decisione e sull’uomo che l’aveva presa.

Sebbene Casimirri non sa cosa sia accaduto nelle prigioni in cui era stato tenuto il leader Dc – è stato estromesso dall’operazione subito dopo l’agguato di via Fani perché aveva subito una perquisizione – all’epoca del suo incontro con gli uomini del Sisde, uscirono sulla stampa molte indiscrezioni in base alle quali era stato proprio lui, Casimirri, ad indicare in quella circostanza il vero nome dell’ingegner Altobelli, noto nella letteratura del caso Moro come il quarto carceriere. Si disse che lo aveva identificato in Germano Maccari, sul cui ruolo, nonostante una tardiva confessione, c’è sempre stata una montagna di dubbi: arrestato nell’ottobre del 1993, una perizia calligrafica sulla firma apposta in un contratto di fornitura elettrica fu realizzata solo nel giugno del 1996. Maccari alla fine fece delle ammissioni e chiuse una vicenda avvolta da scurissime nubi.

In realtà, Casimirri non conosceva l’identità di quell’uomo: poteva solo descrivere, come effettivamente fece, l’uomo che gli fu presentato come il compagno che si sarebbe dovuto occupare degli aspetti logistici di una importante operazione – lo riconobbe nella foto di Giovanni Morbioli. Quella persona, raccontò Casimirri, doveva partire per il servizio di leva, circostanza che si sarebbe dovuta assolutamente impedire: perciò Prospero Gallinari, dopo averglielo presentato, chiese a Casimirri di interessarsi affinchè alcune sue conoscenze presso il ministero della Difesa potessero aiutarlo ad ottenere l’esonero dagli obblighi di leva – ma nulla si sa circa la conclusione di questa tentata ‘raccomandazione’.

Nella relazione ufficiale scritta dai tre agenti al ritorno del loro viaggio sulla base delle confidenze di Casimirri si legge questo: “il misterioso individuo [Altobelli] era il braccio destro di Morucci allorquando era in piedi l’organizzazione sovversiva clandestina denominata Formazioni Comuniste Armate (F.C.A.) che ebbe il suo massimo punto nell’attentato a Theodoli in via Giulia a Roma, nel 1976. All’epoca Altobelli aveva il nome di battaglia di Germano, alto circa 1,80 mt, forse più, corporatura snella, con baffetti radi (…) era particolarmente stimato per le sue ‘qualità militari’ [secondo tutti i testimoni non possedute da Germano Maccari, il quale difficilmente avrebbe scelto come nome di battaglia quello che aveva nella realtà]: Savasta [Antonio, brigatista poi pentito] in particolare ne subiva il fascino (…). Altobelli ad un certo punto va a vivere nell’appartamento di via Montalcini insieme alla Braghetti”: ma i due si innamorarono e questo fece nascere delle tensioni con Gallinari, compagno della donna, e questa sarebbe stata una delle cause che portarono alla decisione comune di far lasciare la casa ad Altobelli. “Dagli accertamenti esperiti – prosegue la relazione – l’Altobelli dovrebbe identificarsi in Giovanni Morbioli, romano….”, circostanza che trovò una conferma, come abbiamo detto, da parte di Casimirri ma che non fu mai indagata. Ancora nel 1995, il procuratore Franco Ionta ammise di non sapere se “il nome di Morbioli viene fatto da Casimirri o se vi è per così dire una sollecitazione fatta dai funzionari del Sisde ad indicare in Morbioli in quarto uomo. Questo per dire che l’attività svolta dal Sisde sul quarto uomo non avrebbe in realtà portato all’indicazione su Maccari ma su persona diversa”. Dunque quella pista non venne esplorata: c’era già in nome di Maccari in ballo, forse non si volevano interferenze?

Le circostanze rivelate da Casimirri circa il ruolo e la presunta identità dell’ingegner Altobelli, uomo legato a Morucci, devono poi essere legate ad un altro episodio riferito dall’ex brigatista rifugiato in Nicaragua: un giorno Valerio Morucci gli fece visita nel negozio che Casimirri gestiva a Roma, nei pressi della zona di Monteverde. All’interno di quel locale c’era un pannello scorrevole che nascondeva la parte retrostante. In quell’occasione Morucci disse che l’idea era molto interessante e, in effetti, bisogna ricordare che nel primo processo Moro, anche sulla base delle testimonianze dei pentiti Patrizio Peci e Antonio Savasta, si parlò molto della possibilità che Moro potesse essere stato nascosto per un tempo non definibile nel retrobottega di un negozio. Peci dice che si trattava di un negozio di caccia e pesca, Savasta specifica che si trovava nella zona di Piazza S. Giovanni di Dio – vicino Monteverde, appunto. Morucci, secondo questa ricostruzione, potrebbe aver chiesto ad Altobelli di realizzare quell’idea nel covo-prigione. Ma ciò che interessa di più è che Casimirri, come abbiamo visto, descrisse l’uomo, fornendo alcuni particolari che indussero successivamente gli investigatori a identificare la persona in Giovanni Morbioli, un terrorista che nessuno si prese però la briga di andare ad interrogare. Casimirri, vista la foto di Morbioli che gli fu inviata, mandò a dire agli uomini del Sisde che al 100% si trattava del quarto uomo: Casimirri scrisse la sua opinione su un foglietto che fu poi mostrato durante il processo Moro quinques.

Oltre al capitolo “Altobelli”, l’operazione Nicaragua portò ad individuare in Algeria, e dunque già dall’agosto del 1993, i latitanti Rita Algranati e Maurizio Falessi, ma non si hanno notizie di uno sviluppo delle indagini: i due, in effetti, furono arrestati in Egitto solo molto tempo dopo, nel gennaio del 2004, dopo un’operazione condotta dal Sisde guidato da Mario Mori.

Detto tutto questo, il punto più scottante riguarda l’evoluzione che la collaborazione avviata sembrava destinata ad avere. Casimirri, secondo le nostre fonti, era disponibile a raccontare particolari molto importanti del caso Moro, tanto che era stato già fissato un nuovo incontro in Nicaragua per il dicembre successivo: solo che l’appuntamento saltò, l’operazione Nicaragua fu bruciata.

Casimirri non prese molto bene uno scoop del quotidiano L’Unità del 16 ottobre 1993 che, all’indomani dell’arresto di Germano Maccari, lo accreditava come una delle possibili fonti del Sisde nell’operazione sul “quarto uomo”. Quattro giorni dopo, il 20 ottobre 1993, un servizio del telegiornale serale del secondo canale della Rai riferì che il latitante aveva fatto sapere ad un giornalista collaboratore della testata che non era più disposto a rilasciare dichiarazioni per rogatoria ai giudici italiani e che intendeva scomparire dalla circolazione.

Naturalmente, la notizia sulla missione svolta in Nicaragua era stata diffusa da ambienti dei servizi: solo ed esclusivamente lì era noto che gli agenti impiegati nell’operazione erano stati tre, come correttamente si raccontava nell’articolo. Neanche i magistrati che sapevano del viaggio conoscevano quel particolare.

Non sappiamo cosa avrebbe rivelato Casimirri. Tutto fa pensare che la sua uscita di scena abbia garantito la riservatezza di fatti indicibili e per questo si può azzardare un paragone: le interminabili indagini sulla strage di Piazza Fontana registrano, tra depistaggi, omissioni e fughe ‘controllate’ dei suoi protagonisti anche il “licenziamento” di un informatore del Sid di Padova, noto come “la fonte Tritone”. Si è poi saputo che si trattava di Gianni Casalini e che sapeva molte cose importanti sulla strage ma il generale Maletti chiese la rapida “chiusura della fonte”: parlava troppo e dava notizie attendibili. Casalini fu poi ascoltato in anni recenti dal giudice Guido Salvini che raccolse importanti elementi investigativi.

Ecco, Alessio Casimirri, la primula rossa delle Br, potrebbe essere stato il “Casalini del caso Moro”: non si sa chi sia stato il ‘Maletti’ della situazione ma c’è sempre una fonte a cui tappare la bocca.

Stefania Limiti

ottobre 2012

Stefania Limiti, giornalista professionista, ha collaborato con varie testate su temi di attualità politica ed è autrice de I fantasmi di Sharon (Sinnos 2002) e di Sono stato rapito a Roma, storia del tecnico nucleare israeliano Mordechai Vanunu (Edizioni L’Unità 2006).
Nel 2009 ha pubblicato con Chiarelettere il libro “L’Anello della Repubblica“.

Pubblicato da Truman

  • Stopgun

    In Nicaragua il potere quello vero era nelle mani dell’organizzazione di Duane Clarridge, Olivier North, Teodor Shacley ecc.

    Forse anche Casimirri ha beneficiato dei servizi di quell’organizzazione.

    La stessa organizzazione ha sempre goduto di importanti entrature vaticane.

  • Fedeledellacroce

    A sua detta, Casimirri ha militato tra le file dei sandinisti, che combattevano i contras appoggiati e finanziati da Oliver North (CIA).

  • mincuo

    Scusa signor Stopgun, vedo che sei preciso, infatti dici:
    “In Nicaragua il potere quello vero era nelle mani dell’organizzazione di Duane Clarridge, Olivier North, Teodor Shacley ecc.. No dici “gli USA” ma fai dei nomi, e uno può cercare di approfondire, se no non varrebbe una cippa dire gli USA. Gli USA chi?
    Bene
    Poi però dici: La stessa organizzazione ha sempre goduto di importanti entrature vaticane.
    Ma Vaticane chi? Se no non vale una cippa dire Vaticane. Io posso scrivere entrature Buddhiste, Musulmane, Turche, Cinesi….Copte.

  • Fedeledellacroce

    Le entrature vaticane di Casimirri sono nella sua stessa famiglia. Il padre era messo papale etc…. mamma cittadina vaticana…
    Mincuo, so che tu da ottimo analista non riesci a trattenerti di fronte ad affermazioni semplicistiche e senza nomi, cognomi, ma se conosci un po’ la storia del soggetto, allora mi aspetterei di piú da te.

  • Ercole

    i responsabili dell,uccisione di moro siedono ancora in parlamento e molti sono fuori dal carcere,fu la cia ad opporsi al compromesso storico ,poiche il p.c.i. di berlinguer era ancora al soldo,dello stalinismo russo,i cosidetti brigatisti prestarono il fianco ai servizi segreti, e poi accadde quello che quasi tutti sanno,i dettagli li conoscono i servizi segreti ,magari tra 100 anni renderanno pubbliche le carte che nascondono.ma questa e un,altra storia.

  • radisol

    Ho conosciuto Alessio Casimirri, mio compagno di scuola al liceo Dante Alighieri di Roma col quale poi ho avuto anche un breve periodo di co-militanza in un comitato di quartiere della periferia nord di Roma.

    Inizialmente anarchico, si avvicinò poi a Potere Operaio, dove divenne stretto collaboratore di Valerio Morucci e Germano Maccari ( che quindi conosceva benissimo) nella struttura “Lavoro illegale” dello stesso Potere Operaio.

    Dopo lo scioglimento, nel 1973, di Potere Operaio, entrò nei Comitati Autonomi Operai ( volgarmente detti “Volsci” dal nome della via dove stava la sede centrale romana dell’organizzazione) fondando a Primavalle il “Comitato Proletario Roma – Nord” in cui anche io ho militato tra il 1975 ed il 1977 …. ma che lui aveva già lasciato a fine 1975 …

    Nelle Br – dopo una diatriba coi Volsci relativa ad un incidente grave in cui, durante un attacco ad una sede Msi al Flaminio, fu gravemente ferito uno dei suoi compagni, Sirio Paccino – è entrato ad inizio 1976, un anno prima che vi entrassero anche Morucci ed alcuni suoi ex sodali di Potere Operaio.

    Personaggio certo più dedito per natura a logiche “militari” che non politiche – è stato per alcuni anni anche titolare di una armeria oltre che campione italiano di pesca subacquea – era figlio di un alto funzionario vaticano, il che può rendere credibili eventuali protezioni di un certo tipo dopo l’uscita dalle Br …

    Uscita, unitamente alla allora sua moglie Rita Algranati, che avvenne immediatamente dopo la conclusione della vicenda Moro, quindi non è vero che ebbe successivamente incarichi in Sardegna e non è vero che stesse organizzando il fantomatico attacco all’Asinara.

    Certo è informatissimo, sia in forma diretta che per lo stretto legame personale con Morucci e Maccari, su tutti i retroscena della stessa vicenda Moro, ammesso che ce ne siano oggi ancora, almeno da parte brigatista, di non svelati …. ma francamente questo articolo mi sembra rilanci in salsa “complottista” una serie di illazioni, congetture, suggestioni che in oltre 7 processi e nella stessa indagine parlamentare sul caso Moro non hanno mai trovato seri riscontri … e, al di là della fuga nella quale può avere trovato aiuti negli ambienti vaticani in cui operava il padre, in Nicaragua Casimirri ha trovato aiuto e rifugio per un motivo semplicissimo … tramite Manlio Grillo, lì rifugiato prima di lui per la storia dell’incendio di Primavalle ed anche suo socio in uno dei ristoranti che gestisce, è sempre stato legatissimo al Presidente del Nicaragua Daniel Ortega … del quale Grillo è stato pure precettore dei figli …

  • Stopgun

    In realtà non volevo sottolineare la provenienza vaticana della famiglia Casimirri, ma intendevo ricordare i grandi contatti tra quell’organizzazione e Giovanni Battista Montini, che ha fatto carriera ecclesiastica negli stessi anni nei quali l’organizzazione cresceva.

    Resta poi misterioso il fatto delle auto di via fani, sparite e poi ricomparse in zona.

    Ma è credibile che il trasbordo di Moro sia stato effettuato nel garage della Standa, e non ad esempio in certi garage di Monte Mario, di proprietà etra-comunitaria?

  • RicBo

    L’articolo è fumoso e non apporta nulla, solo illazioni. Per fortuna ci sono ancora commentatori come radisol che riportano nel giusto quadro questa vicenda.

  • lucamartinelli

    mah, credo che l’articolo non aggiunga nulla che possa chiarire la vicenda Moro. Anzi, se la ricostruzione e la tesi di Solange Manfredi sono vere, non è nemmeno detto che Moro sia stato preso in via Fani. Qualcosa di utile lo si può trarre dalla lettura del libro “il golpe inglese” che documenta come l’eliminazione di Moro sia stata ordita dalla corona britannica. La stessa ipotesi è da anni sostenuta da W. Tarpley. Saluti

  • LongJohnSilver

    O forse si può per una volta leggere delle testimonianze dirette che non provengono da depistatori di professione o giudici che cercano di tutto tranne che la verità:
    http://www.sensibiliallefoglie.it/

  • Stopgun

    Un associazione locale di Monte Mario espose alcune foto di Monte Mario vista dall’alto. Quando si seppe che erano state scattate i primo di marzo del 1978 le foto furono immediatamente ritirate dalla pubblica esposizione. A quei tempi non esisteva Google Maps e Street View, e quindi bisognava arrangiarsi.

  • lucamartinelli

    spiegati meglio, per favore. Non ho capito.

  • Stopgun

    Quel gruppo di foto forse sono servite per pianificare l’azione in via Fani. Difficilmente le BR hanno avuto possibilità di scattare foto da un mezzo aereo.

  • Fedeledellacroce

    Il quadro della vicenda é che potenze straniere insieme ai servizi segreti italiani hanno rapito e ucciso Moro, attraverso le br, per non fare andare la sinistra al governo.
    Come hanno fatto? E chi sono in carne ed ossa questi “fantomatici servizi o potenze straniere”?
    Forse Casimirri ne sa qualcosa……
    Qualsiasi ipotesi da parte di “non addetti ai lavori” sará sempre fumosa, ma la storia parla da se’.

  • lucamartinelli

    certamente. d’altra parte solo chi non vuol vedere sostiene ancora che l’agguato fu organizzato dalle Brigate rosse, che tra l’altro non erano minimamente addestrate all’uso delle armi. Non avevano mai sparato un colpo: tutto ridicolo.

  • Allarmerosso

    il tuo commento,non è certo meno fumoso.

  • Stopgun

    Sono amico di Laura B., frequentavamo la stessa parrocchia, gli stessi cineforum etc una ragazza molto mite, la più mite del gruppo.

  • mincuo

    Ti dirò che non ho approfondito tante cose del caso Moro, dal punto di vista proprio dell’omicidio, del fatto, proprio perchè è un pasticcio infernale, pieno di disinformazione, e mi ero un pò stufato. Ho detto aspettiamo un pò e vediamo se (come spesso avviene passati tot anni) si riesce ad avere alcune certezze da cui partire. Per cui lessi e seguii ma poi smisi e non mi ricordo più nemmeno granchè. Di Casimirri semplicemente non sapevo un granchè, al di fuori che fosse latitante e un pò queste storie dei Servizi. Ma molto superficialmente.

  • Stopgun

    Casimirri era del 1951 !!!!! bastava leggere Wilipedia. da dove riporto:

    Alessio Casimirri (Roma, 1951) è un terrorista italiano, attualmente latitante e membro delle Brigate Rosse.

    Indice
    1 Cenni biografici
    2 Attività terroristica
    3 Situazione attuale
    4 Note
    5 Voci correlate
    Cenni biografici

    Nato da Maria Ermanzia Labella, cittadina vaticana e da Luciano Casimirri, militare durante la seconda guerra mondiale a Cefalonia e poi capo ufficio stampa dell’Osservatore Romano e responsabile della sala stampa vaticana sotto Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo VI.

    È stato sposato con Rita Algranati, appartenente anch’essa alle Brigate Rosse.

    Attività terroristica

    Dopo aver militato in Potere operaio e in altre organizzazioni dell’estrema sinistra romana, nel 1977 entra a far parte delle Brigate Rosse.

    Nel 1980 ne fuoriesce e, nel 1982, fugge all’estero, arrivando poi in Nicaragua dove partecipa alla lotta dei sandinisti contro i Contras.

    Nel gennaio del 1985 Alessio Casimirri, Rita Algranati e Alvaro Loiacono vengono individuati (e condannato all’ergastolo) quali ultimi latitanti coinvolti nella strage di via Fani, ove persero la vita i poliziotti della scorta Domenico Ricci, Oreste Leonardi, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi e fu sequestrato il presidente della Dc, Aldo Moro.

    Situazione attuale

    Nel 1998, Casimirri, si è sposato con la cittadina nicaraguense Raquel Garcia Jarquin, da cui ha avuto due figli.

    Ha aperto, assieme ad alcuni italiani, il ristorante Magica Roma e, attualmente, possiede un ristorante proprio chiamato La cueva del Buzo (il covo del sub) a Managua.[1]

    L’acquisizione della cittadinanza nicaraguense (ottenuta grazie al matrimonio) e i buoni rapporti con uomini politici e militari del paese hanno impedito, nonostante i ripetuti tentativi delle autorità italiane, l’estradizione in Italia di Casimirri.[2]

  • radisol

    Si, Casimirri è del 1951, io invece sono del 1954, cosa che non impedisce che abbiamo frequentato per qualche anno lo stesso liceo.
    Per il resto, Wikipedia ( che certo non è la Bibbia, tuttaltro) non vedo cosa aggiunge o toglie a quanto da me scritto. Anzi, una cazzata la dice, Casimirri ed Algranati arriveranno pure in Nicaragua solo nel 1980, ma dalle Br sono usciti nel 1978, quasi subito dopo la conclusione del sequestro Moro … in quei due anni sono stati latitanti, prima nell’ambito del Mcr ( Movimento Comunista Rivoluzionario) di Morucci, cioè la scissione dalle Br dei contrari all’uccisione di Moro …. gruppo che non ha mai svolto azioni ma solo alcune rapine ( di cui una tragica, con la morte di Alfonso Genuino, un regista della Rai membro dell’organizzazione e personalmente mai stato nelle Br ) di autofinanziamento … ed essendo scissionisti, immediatamente definiti “traditori” dalle Br, Casimirri e signora non potevano certo andare in Sardegna ad organizzare per le Br l’azione dell’Asinara …. e poi sono stati latitanti all’estero, in stati diversi dal Nicaragua … poi, nel 1980, con l’interessamento di Manlio Grillo che stava a Managua già dal 1975 e che come dicevo era strettamente legato al Presidente Ortega ( Casimirri aveva aiutato la fuga di Grillo nel 1973, dopo il fattaccio di casa Mattei ) i due sono approdati a Managua …. ed anche nei lunghi anni in cui Ortega è stato all’opposizione, il suo partito sandinista ha comunque mantenuto – per uno strano accordo di reciproca garanzia tra partiti che si erano combattuti per anni con ferocia – il controllo della polizia e dei servizi segreti ….. e quindi non è certo stato difficile per Ortega proteggere la latitanza sia di Grillo che di Casimirri, nonchè di almeno un’altra decina di “reduci” meno conosciuti del lottarmatismo italico …. la Algranati è stata arrestata pochi anni fa in Egitto, insieme ad un personaggio di un gruppo del lottarmatismo minore, perchè, dopo la fine del matrimonio con Casimirri, aveva spostato la sua latitanza fuori dal Nicaragua …. anche su questo arresto, fatto dal Sisde, si è esercitata la peggiore fantasia “complottista” … e certo la Algranati era al corrente di possibili “segreti” non meno dell’ ex marito …. e invece, interrogata dopo l’estradizione in Italia, non ha aggiunto nulla di rilevante alla storia per come la conosciamo …. personalmente non credo che, da parte dei brigatisti di allora, ci sia in generale nulla di nuovo da svelare, più probabile che qualche “segreto inconfessabile” vi sia invece da parte degli apparati dello stato, e non solo dello stato italiano ….

  • Stopgun

    Volevo solo indicare la poca accuratezza dell’Autrice dell’articolo. Altri colleghi di Roma Nord mi hanno detto che era del 1952! Non certo del 1957. io comunque sono del 1951.

  • Jor-el

    Be’, le BR hanno concepito il sequestro di Aldo Moro come momento di un’azione politica volta ESPLICITAMENTE a combattere la linea del Compromesso Storico, cioè a impedire l’ingresso del PCI al governo. Il risultato è stato che il PCI si è sì, in un primo momento, avvicinato all’area di governo (con la cosiddetta unità nazionale), ma poi è stato rapidamente scaricato. Nel medio termine, il Compromesso Storico è fallito, battuto dal craxismo, almeno a livello nazionale. Che poi socialisti e comunisti abbiano governato insieme in moltissimi enti locali è stato il frutto dell’opportunismo di quelle due forze politiche. L’azione delle BR contro il progetto PCista fu lineare e cristallina, se pur strategicamente sbagliata, avendo fallito il suo principale obiettivo, e cioè provocare una spaccatura verticale nell’apparato del PCI e del sindacato e una orizzontale nella base, cioè nel movimento operaio allora ancor forte e combattivo. L’azione delle BR può aver affrettato il processo di degenerazione del PCI (iniziato ALMENO ai tempi dello sciagurato appoggio all’intervento sovietico in Ungheria e divenuto evidente durante la Primavera di Praga), ma non lo ha certo determinato!!

  • helios

    il fatto che Moro sia stato in via Fani non è assolutamente accertato. Meglio quindi continuare a parlare dei vari brigatisti sparsi per il mondo che, nemmeno loro, è accertato siano stati in via Fani quel giorno quindi continuare questo tormentone da oltre 30 anni. Sarebbe semplice capire il perchè Moro non era in Via Fani quel giorno se qualcuno al ministero dell’interno avesse detto che a Moro erano state assegnate due scorte.
    Ma sarebbe troppo semplice.Quindi continuano i tormentoni che non portano a nulla.

  • radisol

    Con questo ragionamento, nella storia non è assolutamente accertato nulla, nemmeno l’effettiva esistenza di tale Gesù Cristo nella Palestina di oltre 2.000 anni fa …. sono d’accordo, cercare lo svelamento di improbabili “misteri” dagli ex brigatisti, come ho già detto, è esercizio del tutto inutile … tra l’altro non è nemmeno vero che Casimirri è rimasto l’ultimo di Via Fani libero, c’è pure Alvaro Lojacono che, in quanto cittadino svizzero, non è mai stato estradato appunto dalla Svizzera …. ma se è inutile e patetico cercare ancora improbabili “rivelazioni” dagli ex brigatisti, ancora di più lo è il correre dietro alle peggiori fantasie “complottiste” come quella della presunta “fiction” inscenata in Via Fani quel giorno ….

  • helios

    in realtà radisol è proprio così. La certezza che sia esistito GesuCristo non c’è sono ma si è fondata una religione su questo ricavandone ricchezze per il vaticano.
    La non verità su Via Faniè stata costruita per il semplice fatto che la scorta (quella di via Fani) sarebbe stata mandata al macello e questa verità,con i parenti ancora in vita, non può uscire.La scorta di via Fani aveva le armi nel bagagliaio, segno che non c’era nessuno da proteggere in auto.
    Pertanto si continuerà ancora il tormentone di via Fani, che Moro è stato rapito li perchè non poteva essere che li e che li c’erano i brigatisti.
    Ma chi sapeva che Moro aveva due scorte perchè non ha parlato?
    I brigatisti servono ancora per continuare a guardare SOLO da una parte prestabilita quello che è successo in via Fani.Un paraocchi che da più di 30 anni nessuno cerca di togliersi avallando così la tesi di stato, lo stesso che non ha fatto nulla per salvare lo statista.
    Ciao
    PS-le apparenze ingannano
    non è mai quello che sembra

  • helios

    http://it.wikipedia.org/wiki/Alessio_Casimirri

    a meno che non si sbaglia anche wikipedia Casimiirri è del 1951
    da notare che non c’è nemmeno scritto il giorno di nascita ma solo l’anno

  • helios

    c’erano anche delle auto con targa del Vaticano in Via Fani
    targa diplomatica

  • Stopgun

    Caspita! Mi mancava questa notizia! In cambio ti posso dare l’indizio sulla morte di Papa Montini, avvenuta improvvisamente a CastelGandolfo, dove era improvvisamente morto anche Pio XI. Se un paziente necessita di cure è preferibile che resti a Roma piuttosto che in un posto “riservato” come CastelGandolfo. Se invece preferisce luoghi isolati, molto probabilmente persegue altre logiche.