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AH, NATURALMENTE SIAMO SOLIDALI CON CAPEZZONE

DI GIANLUCA BIFOLCHI
subecumene.wordpress.com

Una decina di giorni fa ho letto un articolo di Luigi De Magistris che legava in un’unica strategia massonica le vicende che si sono abbattute sulle sue indagini e su quelle della procura di Salerno con gli agguati di Massimo Tartaglia a Berlusconi e l’”attentato” al direttore di Libero Maurizio Belpietro. Senza pronunciarmi sulla possibile regia piduista dietro la fine di indagini come “Why not”, rimasi assai freddo all’idea di una strategia di distrazione di massa a colpi di falsi agguati, che mi parve una fantasia dietrologica di De Magistris. Sono certo che chiunque è abituato a immaginare subito le dinamiche reali di eventi come questi e la difficoltà di organizzarli — e senza accontentarsi come spiegazione del semplice cui prodest, che fa la felicità di tutti gli intelletti semplici — condivide il mio scetticismo.

E’ anche vero però che le indiscrezioni del più che cauto Corriere della Sera secondo cui alla Questura di Milano nessuno credeva alla versione del caposcorta di Belpietro — notizia subito seguita dal ridimensionamento della scorta e dal trasferimento ad altro incarico dell’agente — sono state accolte dall’opposizione di questo paese con l’atteggiamento della carità di patria, dopo che per giorni era stata messa sulla graticola con la teoria dei cattivi maestri secondo cui articoli di giornale e interventi parlamentari armano la mano delle teste calde che escono di casa con la pistola e vanno ad ammazzare la gente.

Nella foto: Daniele CapezzoneIeri, nei pressi di Via dell’Umiltà, dove c’è la sede del Pdl, qualcuno ha aggredito il portavoce del partito Daniele Capezzone, che ha ricevuto due pugni ed è stato portato al pronto soccorso per accertamenti. Anche in questo caso, come nell’agguato a casa Belpietro, i fatti si sono svolti secondo una dinamica alla Fu Manchu, con il “villain” che appare improvvisamente e scompare come volatilizzandosi nel nulla. Fornendo però uno spunto per l’ennesima polemica contro lo “squadrismo di sinistra”.

E io comincio a chiedermi se occorre immaginare complicate ed elaborate strategie piduiste — secondo le immaginifiche ricostruzioni di De Magistris — per cominciare a sentire un po’ di puzza di bruciato. E la tentazione di pensare in termini di cui prodest si fa forte anche per me. Se io fossi un politico con una fama di transfuga, senza mandato parlamentare, senza base elettorale, entrato nelle grazie di Berlusconi grazie ai servigi di Sandro Bondi che intanto sparla di me come di persona infida e ingrata perché nel frattempo ho preferito migrare verso Maurizio Cicchitto, e sento una preoccupante aria di elezioni anticipate che potrebbero farmi apparire come un “esubero” negli organigrammi del partito dell’amore, beh, l’idea di acquistarmi qualche benemerenza grazie a qualche iniziativa fuori dall’ordinario mi verrebbe eccome…

E perché no, dal momento che c’è un’opposizione timida abituata a incassare in silenzio?

Gianluca Bifolchi
Fonte: http://subecumene.wordpress.com
Link: http://subecumene.wordpress.com/2010/10/27/ah-naturalmente-siamo-solidali-con-capezzone/
27.10.2010

Pubblicato da Davide

  • Tao
    HANNO PICCHIATO DANIELE CAPEZZONE

    FONTE: IONONSTOCONORIANA (BLOG)

    …No, non l’hanno ridotto così. Questo, secondo un articolo dell’edizione inglese di Hrvatsko Isdanje (http://dalje.com/en-world/photo–iraqi-children-with-permanent-war-injuries/251339) è un ragazzino iracheno di dodici anni, rimasto ferito chissà quando nel corso dei sette anni passati dall’aggressione amriki.

    Vale la pena per una volta occuparsi di un episodio di cronaca lusco e brusco, senza rispettare il consueto esaurirsi della recency.
    La sera del 26 ottobre 2010 qualcuno ha aspettato fuori da un palazzo romano un certo Daniele Capezzone, e lo ha colpito con un pugno.
    Uno.
    Più una carezza che altro, perché questo Capezzone stando alle gazzette più amiche (http://www.corriere.it/politica/10_ottobre_26/capezzone-pdl-pugno_f3a54ca4-e126-11df-b5a9-00144f02aabc.shtml) non si sarebbe neanche fatto tanto male.
    Problema: Daniele Capezzone fa il “portavoce” di un partito politico “occidentalista”. Non ce ne vogliano i manovali a nero, i potatori di alberi d’alto fusto, gli installatori di servizi igienici, i manutentori di canne fumarie e gli infermieri professionali arrivati dal Ghana, dalla Moldavia, dalla Palestina o dall’Ucraina, ma nello stato che occupa la penisola italiana c’è gente, e neanche poca, che ottiene prebende spaventosamente superiori a quelle di chi lavora sul serio limitandosi a prender nota dell’ordine d’importanza in cui devono stare le ciarle della giornata e nel riferirle in detto ordine alle gazzette.
    Nelle stesse ore a Firenze un assai più oscuro e incommensurabilmente meno stipendiato cameriere ha fatto le spese di un approccio molto, molto, molto più distruttivo messo in atto da un palloniere strapagato.
    I pallonieri strapagati, per gli “occidentalisti”, sono intoccabili per concetto: sono ingranaggi del pornobaraccone di circenses senza il quale a troppa gente potrebbe venire in mente di andare a chiedere conto ai sostenitori di un qualcosa che si autodefinisce “governo in carica nello stato che occupa la penisola italiana” delle troppe promesse non mantenute e delle troppe bestialità raccontate.
    Mentre a costui il trattamento ricevuto non ha fruttato neppure le scuse dell’aggressore (http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2010/26-ottobre-2010/cameriere-aggredito-mutu-ecco-foto-cosi-mi-ha-conciato-1704034074027.shtml) , a Capezzone questa faccenda frutterà una caterva di attestati di solidarietà ed una serie di attribuzioni causali demenziali e spassose, ovviamente improntate ad un vittimismo che sarebbe riduttivo definire irritante. A meno di un’ora dalla notizia gli “occidentalisti” del cosiddetto “governo nazionale” cianciavano a ruota libera di “squadrismo di sinistra” alla stessa maniera in cui a suo tempo, con le stesse prove e per gli stessi motivi, avrebbero cianciato a ruota libera di “internazionale ebraica”.

    Per chi vive di propaganda, internet è un’arma a doppio taglio. E le produzioni gazzettiere che ci sono finite, a distanza di nemmeno troppi anni, permettono a chiunque di trarre le debite conclusioni circa il trattamento cui rischiano di andare incontro individui come questo appena si allenta di qualche spanna il cordone di protezione dato dall’autoreferenzialità palatina tutelata dalle armi.
    Nel 2004 l’Iraq era stato aggredito da un anno e George Diabolus Bush stava avviandosi al secondo mandato presidenziale. Solo quattro anni prima l’AmeriKKKa era il paese trionfatore incontrastato della guerra fredda, il cui unico problema pareva essere la mancanza di veri nemici. Sotto la guida di un “occidentalista” paradigmatico e delle lobbies elettorali, fedeli espressioni di un elettorato di buoni a nulla minati dagli stravizi, dall’obesità e da una miopia eogista a demenzialità premeditata esattamente come lo saranno i “tea parties” di cui il gazzettame riferisce in questo tardo duemila e dieci, dopo quattro anni da quei giorni l’AmeriKKKa forniva di se stessa un ritratto sul quale non occorre dilungarsi.

    Non occorre dilungarsi neppure sul ritratto che Daniele Capezzone fa di se stesso nelle righe che seguono, che ebbe la malaugurata idea di fornire ad una gazzetta torinese (http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=5123774) proprio nel marzo del 2004. Il brano va considerato una sorta di campione non esaustivo, perché di produzioni mediatiche di questo genere Capezzone nel corso degli anni ne ha sfornate a centinaia, sempre nel solco dell'”occidentalismo” più ligio.
    Gli hanno dato un pugno soltanto.
    Un pugno soltanto, a lui e al “25 aprile” di Baghdad.
    Certo, tutto è relativo e per uno che non ha mai sentito che odore ha una ferita agli intestini anche un pugno in pieno viso ha la sua importanza.

    Lettera ai pacifisti
    Capezzone: «Vogliamo solo stare tranquilli o donare un “25 aprile” ai popoli oppressi?»

    Cari amici di Parigi, di Copenaghen, di Atene, di Londra, di New York, di Oslo, di Vancouver, di Roma, io, ieri, non ero fra di voi; non ho marciato sotto le bandiere che avete scelto; non ho gridato il vostro “No a la guerra y al terror”.
    Vedete, tra poco più di un mese, in Italia, ci saranno altre marce: quelle del 25 aprile, del giorno -cioè- in cui si ricorda e si festeggia la Liberazione, l’uscita dalla dittatura fascista e l’avvio del cammino verso la (sperata) conquista di uno stato repubblicano e democratico.
    Bene, se l’antifascismo (e, beninteso, l’anticomunismo, l’antitotalitarismo: altrimenti, vale la profezia di Orwell sulle sinistre europee “antifasciste ma non antitotalitarie”) deve rappresentare una guida politica per l’oggi, un modo concreto di essere antifascisti anche adesso è quello di lottare perché altri 25 aprile siano possibili: un 25 aprile per i cubani, per i siriani, per gli iraniani, per i vietnamiti, per i nord-coreani, per i cinesi, per i ceceni…
    Voi continuate, come in un esorcismo collettivo, a gridare “pace, pace, pace”.
    Ma che cos’è la pace? “Pace” non è, non può essere solo “assenza di guerra”; “pace” può esservi solo in presenza di diritti, di libertà, di democrazia.
    E allora, l’atto di pace e di antifascismo da organizzare e da compiere è quello di aiutare i popoli oppressi a liberarsi; è quello di aiutare una parte ancora troppo grande degli abitanti del pianeta a scoprire e a costruire per sé ciò che, finora, le è stato ferocemente negato.
    Io milito in un movimento politico che, con Marco Pannella ed Emma Bonino, si è battuto in modo concreto e ragionevole per costruire un’alternativa all’intervento militare in Iraq, attraverso una soluzione sciaguratamente lasciata cadere da tanti, da troppi. Ed era, invece, ipotesi praticabile, praticabilissima: come l’esilio del dittatore liberiano (perseguito e praticato con successo) si è incaricato di dimostrare solo poche settimane più tardi.
    Ma vogliamo ammetterlo o no che in Irak (pur con tutti gli immensi problemi che tuttora esistono; pur con i gravi errori anche commessi dalla Coalizione angloamericana -colpevolmente lasciata sola da quasi tutti, in questi mesi-), l’anno scorso si è realizzato un 25 aprile?
    Da radicali, lavoriamo per una Organizzazione Mondiale della Democrazia che riporti l’Onu allo spirito e alla lettera della sua carta fondativa. Non si tratta di “esportare” qualcosa. Si tratta, piuttosto, di rimuovere in tutto il mondo gli ostacoli che si frappongono alla possibilità, per ogni donna e per ogni uomo, di vedere effettivamente realizzato il proprio diritto individuale alla libertà e alla democrazia. Nessuna esportazione, dunque, ma -questo sì- la creazione delle condizioni per cui ogni popolo ed ogni individuo possa scegliere quel che, finora senza eccezioni, è stato sempre scelto dai popoli e dagli individui che hanno potuto decidere liberamente: i valori universali dell’umanità e dell’umanesimo liberale.
    Ma non si possono lasciare soli, in questa sfida, gli Stati Uniti d’America e il Regno Unito: non si può pensare che questa impresa si realizzi con il sangue -e i soldi- degli americani e degli inglesi, e che il mondo intero sia “abbonato”, per qualche misteriosa ragione, a vedersi “donato”, di volta in volta, il proprio nuovo 25 aprile. In particolare, l’Europa non può continuare, dinanzi a crisi che non sa, non può o non vuole affrontare, a cavarsela facendo degli americani il capro espiatorio della propria impotenza: così, se gli Usa
    intervengono, sono “imperialisti” o “cacciatori di petrolio”; se invece non lo fanno, sono “isolazionisti” o, magari, disinteressati solo “perché non c’è petrolio da conquistare”.
    Allora, qual è la verità, amici pacifisti? Vogliamo la pace o vogliamo solo stare in pace, tranquilli, senza che nessuno disturbi il nostro quieto vivere?
    Basta saperlo, ma occorre -anche- tenere presente che il confine tra il quieto vivere e un tremendo morire va facendosi sempre più labile.

    Daniele Capezzone
    Segretario Radicali italiani

    Fonte: http://iononstoconoriana.blogspot.com
    Link: http://iononstoconoriana.blogspot.com/2010/10/hanno-picchiato-daniele-capezzone.html
    27.10.2010

  • Tao

    Io una pista ce l’avrei, visto che Daniele Capezzone qualche anno fa ha avuto questo da dire (http://kelebek.splinder.com/post/19759390/andrea-gollum-ronchi-la-coreis-e-vari-misteriosi-ordini-di-cavalieri-di-malta) sulla Chiesa cattolica:

    “Occorre dire che le politiche che la Chiesa propone sono politiche di morte. Vale per l’eutanasia, vale per la terapia del dolore, vale per la libertà di ricerca, vale per la demografia e per la non contraccezione. Nessun talebano ha mai concepito nulla di così vasto e di così mortale. Oggi le proposte della Chiesa dove sono adottate o ove lo fossero sono o sarebbero responsabili di stragi quali quelle dei campi di concentramento elevate a potenza“.

    Miguel Martinez
    Fonte: http://kelebeklerblog.com
    Link: http://kelebeklerblog.com/2010/10/27/daniele-capezzone-va-a-scuola/
    27.10.2010

  • magnesia

    … Lo diceva prima o dopo essere entrato nel PdL?

    Forse stiamo parlando di un altro Capezzone? Non si chiama mica Lazzaro, no?

  • cortesia

    Vorrei sottoporre alla vostra attenzione questo

    http://files.splinder.com/9f8f8a1b1c7f7335665a986b0de36277.pdf

    Coincidenze complottiste? O rispetto per l’intelligenza?

  • Tao

    DI EUGENIO ORSO
    pauperclass.myblog.it

    Siamo tutti sconvolti per quello che è accaduto all’ex pupillo pannelliano ed ex opinionista markettaro [Markette di Chiambretti, bene inteso …] Daniele Capezzone, vilmente aggredito, con tanto di cazzotto in faccia, vicino alla sede del PdL in Roma, del quale con disinteressata passione lo stesso perora la causa!
    Che tempi, che tempi!

    Mica sarà vero quello che sospetta una certa vulgata liberaldemocratico–politicamentecorretta, e cioè che si tratta di una minaccia “squadristico-bolscevico-fascista”?
    Un bieco populismo squadristico, sopravvissuto al cambio di secolo, che minaccia lo svolgimento del libero dibattito politico, in questa splendida democrazia delle ville milionarie ad Antigua, dei Mezzanini e del Porcellum?

    Naturalmente sto scherzando …

    Ciò che mi preme far rilevare è che questa misteriosa aggressione, consumatasi per strada, ben si concatena ad una serie di “insidiosi” eventi occorsi di recente in Italia, quali il [falso] attentato a Belpietro e i lanci indiavolati di uova e insulti contro le sedi della Cisl [ma anche di Uil e Confindustria], a macchia di leopardo sul territorio nazionale.

    Mentre in Francia si procede duramente con “la gréve”, cioè con lo sciopero generale, bloccando il paese e mettendo in seria difficoltà l’esecutivo, qui la protesta sociale e politica della nuova Pauper class capitalistica si limita a tirare cazzotti in faccia, per la strada, ad un guitto come Capezzone, oppure a sparare a vuoto sulle scale del condominio di Belpietro.

    Quando non si risolve a fare la goliardata del lancio di uova – oltretutto fresche, a quanto parrebbe – contro le immacolate sedi dei sindacati “responsabili”, collaborativi e riformisti.

    Ma tutto questo non pare un po’ strano?

    Non viene qualche sospetto che la spectre sistemica ci sta prendendo abbondantemente per il culo?

    Leggo sull’ottimo ComeDonChisciotte un breve articolo di Gianluca Bifolchi dal titolo Ah, naturalmente siamo solidali con Capezzone, ripreso dal sito Subecumene.

    In questo interessante articolo, l’autore presenta l’ipotesi dell’”autoattentato” e scrive quanto segue: «Se io fossi un politico con una fama di transfuga, senza mandato parlamentare, senza base elettorale, entrato nelle grazie di Berlusconi grazie ai servigi di Sandro Bondi che intanto sparla di me come di persona infida e ingrata perché nel frattempo ho preferito migrare verso Maurizio Cicchitto, e sento una preoccupante aria di elezioni anticipate che potrebbero farmi apparire come un “esubero” negli organigrammi del partito dell’amore, beh, l’idea di acquistarmi qualche benemerenza grazie a qualche iniziativa fuori dall’ordinario mi verrebbe eccome …»

    Devo confessare, per quanto il ragionamento di Bifolchi è comunque da prendere in considerazione, che non sono in sintonia con lui e non credo all’”autoattenato”.
    Capezzone fa tutto da sé per attrarre l’attenzione e consolidare la sua posizione di VIP alla corte di Berlusconi?

    Teme la disoccupazione e fa di tutto per “rendersi utile”, fino al punto di sopportare un cazzotto per compiacere il padrone?

    Forse, ma il caso si presta ad un’altra lettura, un po’ diversa …

    Posto che il “metodo Capezzone” [chiamiamolo pure così] potrebbe non bastare per mantenere il posto o per assicurare uno altrettanto comodo all’interessato, io continuo a legare il [falso] attentato a Belpietro con i noti episodi “squadristici” delle uova e degli insulti lanciati contro le sedi della CISL, e questi con l'”aggressione” al cabarettista ubiquitario che lavora come “trombettiere” per Berlusconi.

    Il mandante potrebbe non essere lo stesso ex opinionista di Markette, ed ex pupillo di Pannella, ma qualcuno ben più in alto.

    Non un gregario ma chi decide.

    Altrimenti, anche Belpietro, per qualche motivo di affermazione personale, per ragioni non confessabili di carriera, avrebbe potuto organizzare il [falso] attentato contro sé stesso.

    Per farla breve, credo che sotto ci sia una strategia precisa che porta a colpevolizzare/ criminalizzare preventivamente la protesta sociale e politica che può montare, in questo paese, da un momento all’altro, e non è escluso che in futuro, dopo questi attentati da operetta, i mandanti decideranno di sacrificare qualche VIP minore [al quale possono rinunciare …] magari facendolo uccidere.
    La farsa che diventa tragedia, rivelando una regia senza scrupoli.

    Però un crescendo di azioni vendute come squadristico-terroristiche potrebbe non bastare per bloccare la protesta sociale e la disaffezione montante per la politica di sistema.
    v
    Il “metodo Capezzone”, pur spinto fino alle estreme conseguenze, potrebbe rivelarsi inefficace, anche perché la grande maggioranza della popolazione italiana, attanagliata da problemi concreti che i VIP ignorano – le utenze da pagare, il figlio che non lavora e fuma l’erba, il costo dell’assicurazione auto, i serramenti di casa da cambiare … – se ne frega della sorte di quelli come Capezzone, ed anzi, nella crudezza del momento, e nella maggior crudezza dei momenti futuri, potrebbe anche approvare …

    Certo, è una tecnica di origine religiosa, vecchia come il cucco, quella di colpevolizzare preventivamente le vittime.
    Così, si fanno passare la sacrosanta protesta sociale degli operai, e la sacrosanta richiesta di una partecipazione politica oggi negata, per inaccettabili violenze anti-democratiche, onde prevenirne le ondate future o per cercare di giustificare la repressione.
    E’ chiaro che il pugno al guitto Capezzone o il misterioso agguato a Belpietro non sono ancora sufficienti, a questo scopo.

    Ci vorrà ben altro, come ho già scritto, ad esempio uno o più “sacrifici umani” per alzare la tensione e fare in modo che La Russa [o chiunque altro dopo di lui], allertato in anticipo, mandi i militari a pattugliare le strade.

    Naturalmente si tratterebbe di “sacrifici” a fin di bene, dal punto di vista dei mandanti, necessari per difendere la democrazia dal populismo, gli alfieri della democrazia parlamentare dallo squadrismo, i liberali dal massimalismo e dal terrorismo, l’”amore” di chi tanto ha dal bieco odio di chi non ha più nulla … Nonché per mettere a riparo i corrotti da una vera giustizia penale e i ricchi da una vera giustizia sociale.

    Ma forse neppure questi “sacrifici” saranno sufficienti.

    P.S.:

    Per completezza d’informazione, riporto di seguito la cortese risposta di Gianluca Bifolchi alle mie osservazioni: «La mia interpretazione in termini di Vaudeville di Palazzo e la sua su un più inquietante disegno di criminalizzazione della protesta sociale non si escludono a vicenda. Potrebbe esserci un collegamento, ma secondo me non è un collegamento di continuità operativa e strategica. Secondo me la funzionalità di questi episodi minori a catalizzare l’attenzione dei media e a determinare un clima inquisitorio possono suggerire a qualcuno una strategia più sofisticata, riguardante lo scontro sociale nel paese. Però di questo al momento io francamente non vedo i segni, e l’esecrazione universale che accompagna le contestazioni alla Cisl fa parte di un copione conformista che è tipico della cultura politica del paese, e non ha bisogno di input occulti per entrare in azione. Ma non è detto che le cose non possano cambiare in senso più sinistro in futuro.»

    Eugenio Orso
    Fonte: http://pauperclass.myblog.it
    Link: http://pauperclass.myblog.it/archive/2010/10/27/il-metodo-capezzone-non-funziona-di-eugenio-orso.html
    27.10.2010

  • consulfin

    A proposito di presa per il culo
    Che tempi aho! Che tempi!

    So tempi de nevrosi e pizzicosi
    La gente è tutta matta da legà
    Chi pija l’ansiolitico
    Chi l’antibuggerotico
    Noi nun pijamo niente
    e sai perché

    er tranquillante nostro
    è solo er vino zumpappà
    che scende alegro giù per gargarozzo zumpappà
    e puro si sei nero
    peggio de un bagherozzo
    diventi rosso e nun ce penzi più

    è un tranquillante che
    se fa co’ l’uva zumpappà
    e nun se compra ne’ la farmacia zumpappà
    se pija senza ricetta all’osteria
    e pe’ la dose….. a piacere
    e pe’ la dose te la vedi tu

    so proprio ritornati i tempi cupi
    de quanno se viveva in ansietà
    qua’ tutti so’ nevrotici
    e puro pisicastenici
    noi invece n’semo gnente
    e sai perché

    er tranquillante nostro
    è solo er vino zumpappà
    che scende alegro giù per gargarozzo zumpappà
    e puro si sei nero
    peggio de un bagherozzo
    diventi rosso e nun ce penzi più
    è un tranquillante che se fa co’ l’uva zumpappà
    e nun se compra ne la farmacia zumpappà
    se pija senza ricetta all’osteria
    e pe’ la dose….. a piacere
    e pe’ la dose te la vedi tu

    ()
    er tranquillante nostro
    è solo er vino zumpappà
    che scende alegro giù per gargarozzo zumpappà
    e puro si sei nero
    peggio de un bagherozzo
    diventi rosso e nun ce penzi più
    è un tranquillante che
    se fa co’ l’uva zumpappà
    e nun ze compra ne la farmacia zumpappà
    se pija senza ricetta all’osteria
    e pe’ la dose….. a piacere
    e pe’ la dose te la vedi tuuuu

    Che tempi aho! Che tempi!
    Dall’ottimo Gigi Proietti

  • consulfin

    A proposito della grève e della scarna manifestazione di insofferenza manifestata dalla classe operaia italiana vorrei riportare su questo sito un fatterello insignificante che, a mio avviso, è indicativo dei tempi che corrono.
    Lunedì scorso (25 ottobre), sul muro di una rampa d’accesso al GRA (per chi non sapesse cos’è, si tratta del grande raccordo anulare di Roma), noto una scritta realizzata con pennello e vernice bianca che accoppiava il nome di Marchionne all’attività del boia (non ricordo bene il messaggio letterale perché, passando lì tutti i giorni lavorativi e non avendo mai notato niente, distrattamente ho notato la scritta a caratteri cubitali solo dopo che ero ormai passato). Mi riprometto di leggere meglio l’indomani ma, passando di lì martedì nel primo pomeriggio, con mia sorpresa non riscontravo nessuna scritta: tutto uniforme. Naturalmente non potevo causare un incidente per vedere che fine avesse fatto l’insulto al Maglione, pertanto ho proseguito per la mia strada. Oggi, mercoledì, ho avuto l’occasione di fare quel percorso per ben due volte e, finalmente, ho capito cosa è successo: la parte bassa del muro era già verniciata di grigio così si è fatta sparire la scritta semplicemente ritinteggiando con vernice dello stesso colore, solo è stato necessario verniciare anche oltre la linea della vecchia verniciatura. Così, come d’incanto, ciò che qualcuno aveva voluto dire contro il padrone è sparito prontamente, alla faccia dei monumenti e muri prestigiosi che attendono da decenni lo stesso trattamento.
    per la cronaca, si tratta della rampa d’accesso che si percorre quando si viene da via di Tor Bella Monaca, il muro è quello di contenimento posto a destra, al fianco del tratto di rampa che corre parallelo al GRA.
    Morale della favola: qui siamo al punto che, appena si alza persino un pennello contro il padrone, si attiva un potere politico subalterno che corre a metterci una pezza. La vicenda mi sembra paragonabile a quella che portò alla vile decisione del comune di Salvia di Lucania di cambiare il salubre nome del paese in Savoia di Lucania (assai meno salubre) per “riparare” servilmente al coraggioso gesto di Giovanni Passannante, che aveva tentato di uccidere quel campione di umanità che rispondeva al nome di umberto primo (volutamente scritto con la minuscola)

  • Caleb367

    Tragicamente vero. Tra l’altro, sono un assiduo ascoltatore di Radio2 e ho avuto modo di “apprezzare” lo schieramento delle truppe cammellate marchionnane sotto forma di un Bonanni (un sindacalista che da’ semprecomunquedovunque ragione a un figuro del calibro di Marchionne, roba che perfino Vidkun Quisling avrebbe avuto schifo) intervistato dalla Barbara Mogliedirutelli in un programma che sembrava una gara a chi è più tappetino da bagno.

    Dal lato Capezzone, per quanto ritenga attendibili i post precedenti, a mio avviso potrebbe essere tutto molto più semplice: Capezzone è un portavoce, una figura che nel PDL/FI ha un alto tasso di obsolescenza, nel senso che si cambiano con una certa rapidità, soprattutto in caso di elezioni o di improvvisa necessità di dare una ripulita alla facciata del partito.

    il PDL è stato criticato dallo stesso Berlusconi per “non aver fatto abbastanza”.
    C’e’ aria di un cambio al vertice nei coordinatori del partito.
    Siamo sotto elezioni, Capezzone è portavoce da un paio d’anni, e fin quando non ha dichiarato di essere stato preso a cazzotti (a proposito, nessuno l’ha visto nemmeno con un cerotto sul naso?) non compariva in tivvù da parecchio tempo.

    Ipotesi: aggressione inventata di sana pianta e malamente copiata dalla bufala Belpietro per ritornare in televisione e allontanare la sua sostituzione (nessuno oserebbe ora dirgli “vattene a casa” e fare una figuraccia, no?). Niente di definitivo, certo, ma intanto guadagna un po’ di tempo prezioso per manovrine e ricerche di poltrone calde.

  • redme

    ..megari è la solita “sola”…..però a me piacciono le favole….pensate che bello se dovunque vadano prendessero due belle “pigne” sul muso, o magari qlc che li ficca sotto con l’auto…facciamo tutti un fioretto: chiunque li vede…li gonfia…..ok?

  • consulfin

    Certo, com’è andata lo sa solo Capezzone (se lo sa). Il ricorso all’autoattentato ha permesso a molti regimi di sopravvivere e non vedo perché un individuo simile al Nostro (che non conosco se non in via mediatica) dovrebbe essere immune dalla simulazione. Un proverbio arabo dice che chi ti ruba un uovo è in grado di rubarti anche il cammello, applicandone la logica a Capezzone si potrebbe arrivare a concludere che chi mente spudoratamente ogni giorno per mestiere può benissimo arrivare a rendere “reali” le sue bugie. Pare che ci sia un cameriere testimone, però.

  • cardisem

    Premesso che non si può e non si deve mai giustificare nessuna violenza, neppure quella delle innocenti “cinquine” secondo la teoria di un Signor Qualcuno, voglio rendere pubblico che in quanto personalmente iscritto e militante del PdL – non ne voglio qui discutere – mi ha sempre procurato un grande senso di disgusto l’acquisto di un Capezzone nelle file del PdL, un Capezzone che avevo visto in altre collocazioni. I partiti, che a prenderli sul serio dovrebbero essere il luogo del confronto e del dibattito ex art. 49 della costituzione, sono ahimé un autentico letamaio e Capezzone ne è una prova ulteriore. Che possiamo fare? Io non conosco la soluzione.
    Ah, naturalmente condanno l’insanno gesto, magari di un vecchio ammiratore deluso, che ha forse pensato di esprimere a Capezzone in questo modo la delusione subita.