Home / ComeDonChisciotte / A VOLTE RITORNANO IL PIANO GEITHER – INTERVISTA A PAUL KRUGMAN

A VOLTE RITORNANO IL PIANO GEITHER – INTERVISTA A PAUL KRUGMAN

DI AMY GOODMAN
Rebelion.org

Lei sostiene che “hanno vinto le idee zombie”, perché definisce così il piano che il segretario del Tesoro Timothy Geithner ha presentato lunedì scorso ?

-Un’idea zombie la devi uccidere più volte, perché è una cattiva idea, ma continua a ripresentarsi. E questa è la stessa idea che abbiamo avuto quando Henry Paulson (ex segretario del Tesoro sotto Bush) presentò il suo piano sei mesi fa: ci dicono che il vero problema è che il mercato sta svalutando tutti gli asset tossici e che quello che bisogna fare è che i contribuenti intervengano e li comprino al giusto prezzo. Il piano di Geithner è complicato, una variante mascherata della stessa idea. È lo zombie che continui ad uccidere ma che torna sempre.

Chiamato “soldi per spazzatura”?

-Sì, questa è la frase che girava qui sei mesi fa e che io ho ripreso. Fondamentalmente è questo. Ed è come dire che non c’è niente di sbagliato nel nostro sistema bancario; c’è solo questa crisi di confidenza e nessuno vuole comprare, tanto meno azioni che siano supportate da capitali o cose sostenute da ipoteche. Se solo riuscissimo a far vedere alla gente che questi capitali sono in buono stato le banche tornerebbero in forma. Ecco il problema. C’è chi sostiene che i capitali a volte sono svalutati, ma fare di questo il punto centrale del tuo piano di salvataggio economico mi lascia con una sensazione di disperazione.

Nella foto: Paul Krugman

Importanti membri dell’amministrazione Obama hanno dichiarato pubblicamente di appoggiare il piano “pubblico-privato” del governo per comprare un miliardo di asset tossici, e hanno ripreso le sue critiche sui rischi del progetto. Cos’ha da dire?

-L’importante non sono le quote condivise. Chiedo scusa, ma è difficile non utilizzare il linguaggio tecnico in questo caso. Ma l’85% dei soldi, almeno stando alle cifre del fine settimana, sarà un prestito del governo, un prestito non-recourse (senza rivalsa), cioè supportato solamente dai capitali che questa gente sta comprando. Il che significa che, se le cose perdono più del 15% del loro valore, che come sappiamo non è improbabile data l’attuale incertezza delle cose, gli investitori privati se ne vanno. Quindi è come a testa o croce. Se quello che compri a 100 dollari sale a 150, hai fatto 100 dollari; ma se lo compri a 100 e scende a 50 perdi solo 15, perché gli altri 35 ricadono sui contribuenti. Come prima. È quello che è successo negli anni ottanta con risparmi e prestiti. Erano deregolamentati e i depositi erano garantiti, ma i padroni delle banche potevano farci quello che volevano, e molti dei rischi che corsero allora non furono opportuni. E quando ciò avvenne non era un problema dei proprietari, ma dei contribuenti. Lo stesso sta succedendo ora, lo stanno preparando. In sostanza, la parte superiore appartiene agli investitori privati, la porzione più grande sottostante è a carico nostro.

Quindi si spartiscono i debiti ma si privatizzano i guadagni, perché?

-E’ così, i contribuenti perdono e gli investitori privati vincono

Perché allora il governo non compra tutti gli asset tossici, come fa la FDIC (Federal Deposit Insurance Corporation)?

-In realtà la FDIC non sta facendo questo. Quello che sta facendo è garantire i debiti delle banche perché i depositi siano sicuri. Così se una banca è in fallimento la FIDC interviene, conserva i capitali e vende la parte tossica al miglior prezzo possibile. Questo è il tipo di intervento che appoggio, è quello che dovremmo fare. Credo che siano intimoriti dalla grandezza della cosa. Normalmente la FDIC lo fa con due o tre banche a settimana, ma sono piccole. Qui invece stiamo parlando con tutte le probabilità di Citigroup, che equivale a due miliardi di capitale. È una cosa molto grande. Penso che la ragione per cui le idee zombie non muoiono definitivamente è il richiamo di una soluzione semplice, pensano che si possa usare la bacchetta magica per far sparire il problema. E stanno ancora cercando la magia.

Crede che il segretario del Tesoro Timothy Geithner dovrebbe cedere?

-Sa, non ho un punto di vista preciso su questo. Sta diventando una problema e deve riordinare idee e azioni se vuole restare dov’è. Fondamentalmente Geithner non è implicato. Ultimamente la responsabilità ricade sulla Sala Ovale. La domanda è perché il presidente Obama sta usando l’approccio morbido. D’ogni modo, non ho grandi impegni con Geithner.

Perche non esistono regole scritte su come usare il denaro recuperato? Perché non ci sono controlli sul conferimento dei bonus?

-se dovessi prendere le posizioni del governo direi che è difficile scrivere questo tipo di regole in modo che non abbiano conseguenze inaspettate. C’è stato un tempo in cui si tentò di limitare lo stipendio dei manager più in alto (CEO, Chief Executive Officer), cosa che portò ad un’esplosione del mercato azionario, con non buona. Secondo me si può ridurre il tutto alla conservazione della visione dominante, anche con questo governo, che non ci sia niente di male nel sistema. Ci sono stati alcuni errori e un po’ di sfortuna, ma non vogliamo scuotere troppo il sistema. Non vogliamo davvero ricostruirlo. Non vogliamo rompere le relazioni con quelle persone che pensavamo tanto intelligenti e che ora sembrano così stupide, vogliamo che continuino a lavorare. È un problema, in qualche modo è come se l’amministrazione Obama fosse in festa come se fosse il 2006.

Come può essere un nuovo sistema? Quali sono le sue proposte ?

-Alla fine dovremo tornare ad un sistema simile a quello che uscì dal New Deal, regolamentare le banche, limitare la possibilità di rischio e tassare di più chi guadagna molto. Tasse più basse incentivano, ma al costo di rischiare denaro di altri in giochi pericolosi. Bisogna portare le cose al passo coi tempi, ma in fondo i nostri nonni avevano fatto tutto bene. Avevano capito che la finanza serve, ma che è pericolosa e deve essere limitata e regolamentata.

Ha scritto che il governo Obama crede che ci saranno forti proteste se annuncerà un piano per comprare i capitali con dei problemi. E per questo ha debitamente mascherato il fatto che alla fine pagheremo di più per capitali spazzatura.

-Sì, una volta lasciate da parte le complessità, è solo un modo più complicato per far pagare al governo, a me e lei, gli attivi acquistati a un prezzo più alto di quello che qualsiasi investitore privato sia disposto a pagare.

Perché crede che sia un momento critico ?

-Credo che sia una sorta di giudizio politico. È discutibile. Ma mi sembra che Obama non abbia molte possibilità di ottenere questo, forse una sola. Il pubblico è già alterato al punto da non distinguere tra le cose che dobbiamo fare e quelle che sono state un errore. Per Obama elaborare un piano così dispendioso per i contribuenti e non riuscire, cosa di cui sono quasi certo, gli renderà molto difficile tornare al congresso per sostenere un piano che possa aver successo. Bisogna farlo presto in quanto il clima politico sta diventando brutto, a ragione, e non c’è molta pazienza per tentativi falliti, specialmente quando il governo sembra essere così vicino a Wall Street.

AIG ha ricevuto miliardi di dollari dal governo che poi ha trasferito alle sue controparti come Goldman & Sachs e UBS, che ha dovuto pagare una ingente multa allo stato. È come se stessimo pagando al posto loro una multa per aver violato la legge.

-per capire le controparti bisogna pensare al sistema finanziario come a una rete di interconnessioni. La ragione per cui stiamo intervenendo per salvare queste imprese è, in primo luogo, perché temiamo che se la rete si rompe in un punto la rottura si allarghi. Non è solo una teoria. Quando si permise che Lehman Brothers fallisse si aprì un immenso buco nel sistema finanziario. Per questo ora ricevono aiuti. L’unica cosa da dire è che se lo faremo, dobbiamo valutare a chi stiamo dando più aiuti. Dobbiamo dirgli: “Guardate ragazzi, dovete fare dei sacrifici”. Quello che si vede ora è che gli stiamo dando i soldi dei contribuenti senza preoccuparci molto, e questo è il nucleo della discussione sulle nostre politiche odierne.

Questa crisi l’ha portata a rivedere il suo punto di vista sull’appoggio al Nafta (Accordo Nordamericano per il Libero Scambio) e tutta la pressione per una globalizzazione sregolata ?

-La risposta è no. Per i paesi più poveri è di importanza vitale che continui il commercio di merci. Quando mi hanno chiesto perché sono a favore del libero scambio, la mia risposta è che penso a paesi come il Bangladesh che sopravvivono per la loro capacità di vendere prodotti da mano d’opera intensiva grazie ai salari bassi. Non sono mai stato un fan del movimento sregolato dei capitali. Quando alla fine degli anni ’90 alcuni di noi dicevano che occorreva regolamentare questa situazione, altri dicevano al contrario che “bisognava aver fiducia nei mercati”. Qui il problema sono i soldi caldi, non i ricambi delle auto che vengono dal Messico. Il discorso è un altro, è sui capitali caldi da ogni parte del mondo che verte la crisi.

Cosa pensa della raccomandazione che una commissione dell’ONU farà al mondo perché abbandoni il dollaro come riserva monetaria a favore di una riserva mista ?

-Si sono fatti molti piani in questo senso ma non è una decisione di competenza di un organismo internazionale. Il dollaro è la moneta principale delle riserve monetarie perché la gente crede che sia il modo migliore per mettere al sicuro il proprio denaro. Il suo concorrente naturale è l’Euro, lasciando da parte il fatto che l’Europa ha altrettanti o più conflitti politici che gli Stati Uniti. Ma lasciare che un organismo decida che faremo qualcosa di diverso non è il modo di affrontare la questione. Occorre che i concorrenti del dollaro diventino abbastanza potenti da contendergli il primato.

Amy Goodman
Fonte: www.rebelion.org/
Link: http://www.rebelion.org/noticia.ph
p?id=82896&titular=“este-plan-es-un-muerto-que-siempre-vuelve
26.03.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di DIEGO VARDANEGA

Pubblicato da Davide

  • LucaV

    Strano che Lino Rossi non commenti un post di un keynesiano doc come Krugman