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A PROPOSITO DI COMPLOTTISMO

DI FEDERICO ZAMBONI
ilribelle.com

Dovrete avere un po’ di pazienza, stavolta. Soprattutto se siete di quelli che prediligono gli articoli incentrati su degli avvenimenti specifici, con dei fatti da ricostruire e dei responsabili da identificare. O addirittura, per restare in tema, con delle rivelazioni più o meno scottanti, e scioccanti, da mettere nero su bianco, rigettando le versioni preesistenti e sostituendole con interpretazioni di tutt’altro segno. Come nel caso dell’Undici Settembre, ad esempio. «Tutto chiaro», afferma la Casa Bianca. «Gli attentati sono opera dei terroristi di al-Qaeda.» «Non è chiaro per niente», replicano le controinchieste. «Semmai ne sono stati gli esecutori. Ma il resto è ancora da spiegare.» È arrivati a questo punto, che emerge il fenomeno che intendiamo affrontare. È nella reazione a catena che si innesca tra le due parti, e tra tutti quelli che a vario titolo si accodano all’una o all’altra, in un’ansia crescente di screditarsi a vicenda. Fino ad andare molto al di là della questione di cui si discute e a irrigidire il dissidio in una contrapposizione assai più ampia, e impossibile da superare. «Troppe incongruenze», denunciano i sostenitori delle tesi alternative. «E questo significa una sola cosa: siete in malafede. Mentite sapendo di mentire.» La risposta può essere stringata o minuziosa, ma ruota puntualmente sul medesimo assunto. Che si riassume in una sola parola, lanciata come una condanna definitiva e inappellabile: «Complottisti».

Il significato è palese, ma vale la pena di ribadirlo. E di metterne a fuoco i riflessi. In questa accezione negativa i “complottisti” sono quelli che travolti dalla loro personale fissazione – secondo cui dietro la realtà apparente si celerebbero dei poteri occulti impegnati a perseguire scopi illeciti e disegni criminosi, compiendo i peggiori misfatti e manipolando in ogni modo l’opinione pubblica – smarriscono qualunque barlume di raziocinio e sprofondano in un pantano di fantasie nevrotiche. Costellate di intrighi internazionali e di ristrettissime oligarchie che agiscono nell’ombra: avide all’estremo; spietate oltre ogni dire; disposte a qualunque abuso e a qualsiasi bassezza pur di realizzare i piani, perversi, di un’egemonia assoluta. Oscure consorterie che sono responsabili di ogni sorta di sopraffazioni economiche e sociali, e che non di rado operano dietro il paravento degli stessi governi e dei relativi apparati di controllo e di repressione. Vedi in particolare gli Stati Uniti, l’Inghilterra e Israele, nonché le varie organizzazioni sovrannazionali di natura politica, come l’Onu, o finanziaria, come il Fondo monetario Internazionale. Senza dimenticare le associazioni semi segrete come le diverse forme di massoneria e affini, che da un lato vantano elevatissimi principi morali, e persino spirituali, ma dall’altro sviluppano, in nome della solidarietà tra i confratelli, vincoli inesorabili basati sul favoritismo reciproco e orientati a finalità assai più prosaiche. E tutt’altro che limpide.

Riassumendo, i suddetti “complottisti” non sarebbero altro che un miscuglio di faziosità preconcetta e di incompetenza galoppante. Poco meno – ma non è detto – che degli psicotici in preda dei loro fantasmi. Gente della più diversa estrazione, sia pure con un’ovvia prevalenza di estremisti di destra o di sinistra e di integralisti religiosi, che reagisce alla frustrazione rifugiandosi in un universo parallelo, e delirante, di false certezze. Salvo poi abbandonarle, o piuttosto espanderle, aderendo a ulteriori e più suggestive elucubrazioni, propalate da altri maniaci della medesima risma oppure (business is business) da accorti ciarlatani che ci guadagnano sopra.

Insomma, una masnada tanto furente quanto inattendibile. Da liquidare appunto – e in blocco – come un sottoprodotto della libertà di parola. Benevolmente elargita dalle democrazie occidentali ma di per sé suscettibile, ahimè, di innumerevoli distorsioni. Che è doveroso rintuzzare come si conviene, tra una risata di scherno e una scomunica preventiva. 

Parafrasando il classico detto latino, “dileggia et impera”. 

Un atteggiamento suicida

Bisogna riconoscerlo. Moltissimi dei “complottisti” ci mettono del loro, per agevolare il compito a chi li vuole infamare. Pervasi dal sacro fuoco di quella che ritengono la verità, e dal desiderio spasmodico di renderla nota a chi è rimasto vittima delle mistificazioni di turno, finiscono con l’assumere un atteggiamento indignato e abbandonarsi all’invettiva. Col risultato, fatale, di assecondare i tentativi di chi mira a farli passare per degli esagitati.

Beninteso: non stiamo affatto dicendo che se i modi fossero diversi, e più accorti, quei tentativi si esaurirebbero, per lasciare il posto a una vera attenzione e a un’effettiva disponibilità al confronto. Vuoi per ordini di scuderia, vuoi per zelo cortigiano o per mera ottusità, chi sostiene le tesi ufficiali è altrettanto arroccato sulle sue posizioni. E siccome non intende discuterle davvero, ma solo imporle, simula il dibattito e lo riduce a una requisitoria. Si erge come un pubblico ministero, nello stile arrogante di quelli statunitensi che abbiamo visto in tanti film, e ondeggia tra il cipiglio dell’inquisitore e il sarcasmo del tribuno, per mettere in cattiva luce gli imputati e accattivarsi la giuria.

Eppure, bisognerebbe resistere alla tentazione (comprensibilissima) di rispondergli per le rime e di annichilirlo con le stesse armi. Soprattutto se, nel farlo, non ci si limita ad alzare i toni per una scelta consapevole e padroneggiata in ogni istante, ma ci si lascia risucchiare in un conflitto personale. Che, come dovrebbe essere noto a chi ambisce a operare efficacemente nell’ambito della comunicazione pubblica, decade ben presto a una rissa verbale. Magari gli spettatori si divertono, e magari la spettacolarità della “performance” assicura un ulteriore invito a partecipare a iniziative analoghe, ma degli aspetti sostanziali recepiscono ben poco. O niente del tutto. 

Se questa deriva ha almeno delle attenuanti durante un confronto che avvenga davanti a una platea, non ne ha nessuna quando invece si può operare con la dovuta calma e ponderare a priori l’effetto delle parole che si sceglieranno. Come dimostrano innumerevoli articoli, e interi libri, i “complottisti” tendono purtroppo a non rendersi conto che l’enfasi non aiuta, e che anzi è controproducente. Più una tesi va in direzione opposta all’omologazione generale, più si pone la necessità di essere consci delle resistenze che incontrerà nell’essere accettata, o anche solo nell’essere presa sul serio. Lo scopo non è soddisfare il proprio ego, assumendo toni ieratici da iniziati che conoscono i segreti dell’universo e, bontà loro, li svelano al volgo. Lo scopo è avviare un processo di ripensamento, che si snodi via via fino ai passaggi più impegnativi. 

Invece di annunciare a gran voce il complotto e poi darsi da fare per dimostrarne la fondatezza, sarebbe assai meglio evidenziare l’organicità di certi processi di medio e di lungo periodo, in modo da rendere naturale che ci si chieda perché, a fronte di una strategia così nitida, non dovrebbero esserci degli strateghi che l’hanno immaginata, pianificata e messa in opera. 

Metodo induttivo, anziché deduttivo. 

Complotti? No, poteri

Ah ah ah, ridono in tanti appena gli si parla di oligarchie internazionali che dominano il mondo. Ah ah ah. E via a ironizzare su riunioni segrete tra membri di improbabili organizzazioni in stile Spectre: uomini e donne ultra selezionati che si incontrano di nascosto e, all’insaputa dei popoli e degli stessi governi, ordiscono trame di inarrivabile ambizione e di raggelante cinismo. Benché nel chiuso di edifici di lusso, o a bordo di jet privati e di yacht miliardari, la cornice modernissima e dispendiosa non basta a riscattarli dall’aria un po’ grottesca che si attribuisce di solito ai congiurati. Ah ah ah. Vengono in mente gli incappucciati del tempo che fu. Radunati col favore delle tenebre in saloni sotterranei noti solo a loro, o se non altro in scantinati ben nascosti e al riparo da occhi e orecchie indiscreti. Ah ah ah. Figurarsi se oggi, all’inizio del Terzo Millennio, potrebbe accadere qualcosa del genere. Oggi che è strapieno di mass media. Che c’è Internet. Oggi che basta un ragazzino col cellulare per filmare qualsiasi cosa e per metterla in Rete, a disposizione, e a beneficio, di tutti.

Il primo antidoto, per superare queste preclusioni, è essersi liberati del medesimo immaginario da quattro soldi, con le sue ambientazioni da spy story di serie B. Non bisogna sentirsi come gli agenti speciali del Bene che hanno avuto l’abilità e il privilegio di scoprire gli orrendi misteri del Male, ma come dei normali cittadini che si sono guardati intorno e che a forza di farsi domande su quello che vedevano – dalla diseguaglianza sociale alla corruzione dilagante, dalla distruzione ambientale alle guerre di conquista travestite da missioni di pace – hanno individuato delle spiegazioni possibili. E verosimili. 

A meno di essere seguaci di personaggi alla David Icke, con le sue bizzarre teorie su una razza aliena di uomini-rettili che agisce da millenni per schiavizzare noi terrestri, non c’è alcun motivo di perdersi in improbabili rappresentazioni delle élite globali. La tendenza ad accoppiare al male interiore delle manifestazioni esteriori altrettanto inquietanti è puerile. Ovvero, per dirla in termini più garbati, una proiezione dell’inconscio. Non c’è nessun bisogno di essere dei satanisti per comportarsi in modo diabolico. E così come certi efferati serial killer hanno un aspetto ordinario e persino rassicurante, a cominciare da Ted Bundy, nulla vieta che i più spietati finanzieri, o uomini politici, o comandanti militari, non facciano nient’altro di inquietante e deprecabile, a parte depredare il prossimo, o fare strame del bene comune, o sterminare non solo i soldati nemici ma anche la popolazione civile. 

Siamo sul filo dell’ovvio, ma è proprio qui che si deve ritornare. In maniera da ricondurre i cosiddetti complotti ai loro termini effettivi. Che non hanno, e non devono assumere, contorni romanzeschi o addirittura esoterici. Perché viceversa sono quanto mai concreti, nei loro obiettivi e nelle loro pratiche, e quindi, al di là della rilevanza delle poste in gioco e della complessità degli strumenti utilizzati per aggiudicarsele, si riducono all’applicazione di un unico e banalissimo principio: fare tutto quello che si è in grado di fare per avere la meglio su chiunque altro.

C’è qualcosa di strano? Di sorprendente? Di inverosimile? 

Partiamo dal basso. La vita quotidiana ci mostra infiniti esempi di accordi “occulti” che hanno come scopo l’ottenimento di ogni sorta di vantaggi, da quelli leciti a quelli illegittimi, o addirittura illegali. Ci si coalizza per fare carriera, guardandosi bene dal dirlo ai colleghi o ai superiori. Oppure per convogliare su di sé, o sul candidato preferito, i voti di un’elezione, dalla polisportiva di quartiere o dalla sezione periferica di partito in su. E se poi passiamo a qualcosa di più consistente, e con profitti più cospicui, si stringono patti fra operatori commerciali per rafforzare le proprie aziende a danno dei concorrenti. O magari per uniformare al rialzo i prezzi di vendita, in barba alle regole, assai astratte, della libera concorrenza.

E infine, naturalmente, ci sono i veri e propri reati. Vedi il calcioscommesse, per restare sulle notizie di attualità: una ragnatela internazionale che connetteva delinquenti abituali e giocatori professionisti, in un intreccio sistematico e abbastanza diffuso da essere quasi all’ordine del giorno. 

La domanda è elementare: perché mai al crescere degli interessi dovrebbe fare riscontro una minore elaborazione strategica e un maggiore rispetto delle leggi e della morale? Quando si ipotizza (ipotizza?!) che vi siano dei potentati finanziari che usano le loro immense risorse per piegare a proprio vantaggio i mercati, e condizionare le stesse attività dei governi, non si fa altro che applicare un criterio del tutto logico. 

Niente incappucciati, negli spogliatoi dove si vendevano le partite – e dove con ogni probabilità si continua a farlo. Niente incappucciati nelle sedi dell’alta finanza dove si affossano le economie di nazioni come la Grecia. Solo uomini che vanno fermati. E che prima, naturalmente, vanno smascherati nei loro maneggi e identificati con nomi e cognomi.

Federico Zamboni 

www.ilribelle.com
20.01.2012

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Pubblicato da Davide

  • Arcadia

    >

    Già, come si suol dire: “la domanda nasce spontanea”….

    Complimenti per tutte qst ottime analisi!

  • Sertes

    Tante parole per dire veramente poco (il penultimo paragrafo).

    Inoltre l’intero articolo è viziato da un errore di fondo non da poco: nel caso dell’undici settembre è complottista chi crede alla versione ufficiale (crede al complotto di alqaeda contro l’occidente) ed è quindi chi crede alla versione ufficiale che farnetica di un organizzazione criminale tipo spectre che si riunisce in segreto nelle caverne ipertecnologiche dell’afghanistan.
    Non certo chi dice che l’attacco terroristico più grande della storia non è stato ideato e messo in opera da 19 beduini guidati da uno sceicco del terrore (in dialisi)
    Poi, ovviamente ci sono anche i complottisti idioti che sostengono che sulle twin towers non c’erano aerei ma ologrammi, o che al pentagono ci fosse un missile. Certo.
    Ma la posizione di ragionevolezza ce l’ha chi denuncia la falsità della versione ufficiale, la principale teoria di complotto dell’undici settembre.

  • Highlangher

    Quoto in pieno Sertes, e vorrei dire al buon Zamboni, che scrive molto bene, e dice cose molto giuste, che anche essere prolissi non porta molto lontano. A meno che non si abbiano impegni di tipo contrattuale, per riempire tot pagine al giorno o al mese. Sono anche contro chi urla le verità, tipo profeta dell’apocalisse, ma nel mezzo ci sono la divulgazione ad amici e conoscenti, a pubblici più vasti, via radio, tv se possibile, sui giornali di regime, sempre quando possibile. Dei famosi dati certi ,con nomi e cognomi. E poi ci sono le armi dello sciopero fiscale, di quello del lavoro, non solo per categorie, ma proprio di tutti. In Bolivia hanno salvato l’acqua pubblica, in Argentina hanno buttato fuori la dittatura, in Islanda fuori le banche, solo in Italia non si riesce a smuovere che quattro gatti per volta, e solo quando li toccano nel portafoglio. Ci vuole un movimento nazionale tipo: I VOSTRI DEBITI NON LI PAGHIAMO ! Un coordinamento di tutti i gruppi che in rete divulgano la realtà delle cose, e finalmente scendere in pizzaa in modo non violento e a oltranza. TUTTI ! Arriverà quel giorno, e purtroppo useranno il metodo Kossiga, ma se siamon i tanti non ci possono fermare tutti !

  • Ruj89

    “Siamo sul filo dell’ovvio, ma è proprio qui che si deve ritornare. In maniera da ricondurre i cosiddetti complotti ai loro termini effettivi. Che non hanno, e non devono assumere, contorni romanzeschi o addirittura esoterici.”

    E perchè no? Molta gente comune si affida quotidianamente alle religioni per guidare il proprio percorso di vita e le proprie scelte. Ragionevolmente anche a livelli alti ci potrebbero essere coinvolgimenti esoterici per raggiungere determinati fini. Non vedo perché questo non faccia parte dell’ovvio.

  • Tonguessy

    Articolo confusionario, che mette sullo stesso piano le scommesse calcistiche con le rovinose (per noi) manovre dell’alta finanza.
    La realtà (per tornare al titolo) è che il complottismo nasce da una sfiducia estrema verso il potere, e tale sfiducia nasce dall’enorme casistica di abusi che il potere ci dona quotidianamente. Anzi, il potere così come lo conosciamo è abuso. E’ idiota, arrogante, verticistico, burocratico, irragionevole nella sua ferrea logica di prevaricazione. Se il vero potere è servizio reso alla comunità, quello che ci sottomette quotidianamente è abuso, nulla di più. Adesso mi dica il Zamboni: per quale oscuro motivo dovremmo noi nutrire una qualsivoglia fiducia nei confronti del potere? Perchè non siamo autorizzati a pensare che qualsiasi cosa faccia il potere lo fa unicamente per sè stesso, per le elites che rappresenta e contro i nostri interessi?
    Cominciasse il potere a servire i popoli invece che abusare di noi tutti, si vedrebbe una drastica diminuzione del complottismo. La questione quindi non è unicamente di vedere complotti anche dove non ci sono, è piuttosto di sradicare quella sfiducia che ci rende sospettosi all’ennesima potenza e sempre pronti a spulciare anche episodi in sè di poco conto, con il chiaro intento di rendere palese ciò che palese è: il potere ci ha fregati.

  • gnorans

    “Quando si ipotizza (ipotizza?!) che vi siano dei potentati finanziari che usano le loro immense risorse per piegare a proprio vantaggio i mercati, e condizionare le stesse attività dei governi, non si fa altro che applicare un criterio del tutto logico.”

    A questo dobbiamo aggiungere che questi potentati sono poche famiglie che hanno avuto tutto il tempo di creare un sistema che stabilizzi la loro condizione, quindi si applica un criterio del tutto logico se ipotizziamo che la massoneria sia passata sotto il loro controllo e sia il filtro da cui escono i loro pupilli (presidenti USA, politici vari, artisti, coscienze critiche ecc..).
    Non starei tanto a snobbare gli incappucciati.

  • zeppelin

    “Siamo sul filo dell’ovvio, ma è proprio qui che si deve ritornare. In maniera da ricondurre i cosiddetti complotti ai loro termini effettivi. Che non hanno, e non devono assumere, contorni romanzeschi o addirittura esoterici.”

    Chi non cogli gli aspetti esoterici non capisce niente, né può intravedere alcun filo conduttore o movente, né può capire gli insabbiamenti.

    Un esempio per tutti: basta cercare “DENVER AIRPORT” o “GEORGIA GUIDESTONES” per capire che chi spende tanti, ma tanti, ma tanti soldi per simbologie ostentate alle masse incapaci di vedere altro che cattivo gusto è animato da qualcosa che se non è esoterismo, allora ne è sinonimo.

  • Zret

    Ottimo commento di un pessimo articolo.