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A PROPOSITO DEL CASO WILLIAMSON E DEL “REVISIONISMO-NEGAZIONISMO”

DI FRANCO CARDINI

Una straordinaria coincidenza ha voluto che, in un brevissimo giro di giorni, si realizzasse la sia pur imperfetta tregua nel territorio di Gaza, si celebrasse la “Giornata della memoria” del 27 gennaio, si diffondesse la notizia della riassunzione della comunità dissidente lefebvriana in seno alla Chiesa e scoppiasse lo scandalo delle
dichiarazioni (intervista integrale ndr) del vescovo Richard Williamson alla televisione svedese a proposito dell’esistenza delle camere a gas nel campo di Auschwitz-Birkenau e del relativo numero di vittime. Lo scalpore suscitato dall’eco di quelle dichiarazioni – sulle quali, in dettaglio, si è tuttavia riusciti a sapere alquanto poco – ha dominato la scena: ed ha fatto purtroppo sì che, appunto in occasione della “Giornata della memoria” e in imbarazzante contraddizione con la denominazione di essa, nessuno di sia ricordato degli oltre 1600 palestinesi morti a Gaza, di cui circa un terzo minorenni, a causa di una rappresaglia tanto inutile quanto sproporzionata (i morti di parte israeliana non arrivano a una ventina). Quando si aprì il processo di Norimberga, nel novembre 1945, si dichiarò che precipuo scopo di esso era impedire che nel mondo si consumassero altri massacri di vite innocenti. A distanza di sessantaquattro anni da quell’evento, bisogna dire non solo che tale scopo non è stato raggiunto, ma anche che il “silenzio degli innocenti” è di una terribile profondità, quando i loro diritti e addirittura la loro vita non interessano a nessuno e non sono utili a nessuna causa. Così, purtroppo, accade oggi dei palestinesi.

Nella foto: Ernst ZuendelLe esternazioni di monsignor Williamson, immediatamente stigmatizzate con fermezza sia dalla Santa Sede, sia dalla stessa comunità lefebvriana di cui egli fa parte, hanno ovviamente ricondotto in primo piano le polemiche relative ai cosiddetti “revisionismo” e “negazionismo”. Al riguardo, le voci che si sono levate sono state particolarmente severe. La deputata Fiamma Nirenstein ha affermato che “il negazionismo copre un antisemitismo genocida” che “non è più un vezzo da intellettuali, ma una minaccia guidata in primis dall’Iran di Ahmadinejad (che sta costruendo l’atomica)”, e che “vuole distruggere il popolo ebraico” (così il quotidiano “Liberal” del 29.1, p.4). Secondo la signora Nirenstein, “In tanti hanno negato, diminuito o minimizzato l’Olocausto: lo fanno per dire che gli ebrei sono così abietti da mentire anche su una questione con un carattere morale così importante come lo sterminio. E che quindi devono essere distrutti”: se quanto il quotidiano di Adornato fa dire alla signora Nirenstein è esatto, debbo osservare che la sua interpretazione dei reconditi fini dei “negazionisti” mi pare a dir poco forzata. Da parte sua Gad Lerner ha chiamato in causa, a proposito di Williamson, l’intera Chiesa cattolica che si ostina a distinguere tra l’antigiudaismo cristiano e l’antisemitismo nazista, sottolineando come il vescovo tradizionalista sia “il prodotto degenere di una corrente di pensiero più vasta” (“La Repubblica”, 29.1, p.27). Ma la distinzione tra antigiudaismo, che rimase sempre sul piano teologico e dottrinale-controversistico anche se produsse alcuni esiti condannabili, e antisemitismo, una dottrina segnata dal materialismo e dal determinismo biologico di una scienza che ha trionfato tra Sette e Ottocento ma che ormai è destituita di fondamento, è obiettivamente un fatto incontrovertibile sul piano sia storico, sia concettuale: per quanto senza dubbio, a livello di cultura diffusa, non ci sia dubbio che l’antigiudaismo diffuso in Germania (piu negli ambienti luterani che in quelli cattolici) abbia spianato la strada al demagogico antisemitismo nazista. Inoltre, Lerner rimprovera al cristianesimo il suo carattere intrinsecamente proselitistico: può aver dal suo punto di vista ragione, ma non c’è nulla da fare. Il cristiano è chiamato a impegnarsi per fra sì che, alla Fine dei Tempi, tutto il genere umano divenga un solo gregge sotto un unico pastore. I tempi e i modi in cui lo diverrà, sono inconoscibili: ma ciò fa parte essenziale e integrante della Promessa, e non si può chiedere ai cristiani di diventar qualcosa di diverso da quel che sono nel nome del rispetto per gli altri o della tolleranza, valori molto alti ma storici, quindi relativi. Il carattere essenziale della fede cristiana à, come quello di tutte le altre fedi, assoluto, quindi di per se negoziabile. Non c’e dialogo sui valori assoluti, che per loro natura sono metafisici; si dialoga sulla compartecipazione al genere umano, coesistenza, sulla collaborazione, sul rispetto e sulla libertà reciproci. Per il resto, Lerner richiama Oz il quale ha sottolineato come Gesù fosse non cristiano, bensì ebreo: hanno perfettamente ragione, tanto Oz quanto Lerner. Il punto à che il Gesù dei cristiani non si esaurisce nel Gesù storico: il cilicio Saul, un tessitore nato non lontano dal Libano terra natale di Lerner, lo ha spiegato bene (al di là della controversa attribuzione delle sue lettere, come appunto Lerner rammenta). Gesù era certo ebreo: ma il progetto di un cristianesimo “eresia ebraica”, per così dire, à stato accantonato allorché la tesi di Paolo e di Barnaba, quella della Ecclesia e gentibus, ha battuto quella di Pietro e di Giacomo, l’Ecclesia e circumcisione. Il cristianesimo non può non ritenere l’ebraismo “intrinseco” a sé: ma e irrevocabilmente altra cosa rispetto ad esso.

Quelle della signora Nirenstein e di Gad Lerner ono solo due voci note e autorevoli, che cito – tra le molte che potrei citare – non solo perché appartengono a due ebrei, ma anche perché si tratta di due miei vecchi amici personali, per quanto purtroppo non ci si veda da un pezzo. Dissento quindi da loro: ma lealmente e con la massima cordialità. Noto con dispiacere del resto che i cattolici hanno detto cose ancora piu gravi e più inesatte di loro , fino a giungere in qualche caso a conclusioni che non esito a definir deliranti: un vescovo tedesco ha potuto spingersi fino ad accusare il collega Williamson di “blasfemia”. Ora, che un prelato esprima pareri storici impegnativi e lo faccia molto alla leggera, è un conto (difatti il Vaticano ha opportunamente imposto a Williamson di tacere); che così facendo addirittura bestemmi, è comunque improponibile. Ho l’impressione che se, invece di parlare di Auschwitz, avesse messo in dubbio il dogma dell’Immacolata Concezione certi cattolici se la sarebbero presa meno.

Voglio dire che non bisogna perdere la calma. Ormai da anni assistiamo a una pericolosa confusione di piani e di giudizi. Le parole “revisionismo” e “negazionismo” sono divenute due deterrenti usando i quali si sono addirittura messi insieme personaggi molto eterogenei tra loro: quali Ernst Nolte, uno storico illustre; David Irving, personalità strana e inquietante ma studioso di valore e autore si ricerche apprezzate (attualmente è in prigione in Austria per un delitto d’opinione); Robert Faurisson, che può essere anche sospettati di monomania ma ha fatto sul sistema concentrazionario nazista rilievi interessanti, per quanto inquinati poi da una poco coerente assoluzione globale dell’hitlerismo dall’accusa di genocidio; molti ricercatori o sedicenti tali di varia estrazione e intenzione; e una pletora di visionari, qualcuno decisamente psicopatico. Ma due cose da non fare mai, per nessun motivo e nei confronti di nessuno, e da erspingere con fermezza quando se ne sia oggetto, sono il terrorismo-ricatto e la generalizzazione. Si tratta di una letteratura che va giudicata caso per caso, criticata e confutata quando se ne riscontrino i caratteri di serietà e di almeno presumibile fondatezza e ignorata nei casi restanti. Quando e se necessario (ma solo allora) esistono gli strumenti giuridici: la denunzia e le querele.

Come comportarsi quindi, nei confronti del “negazionismo”-ricerca (ma in questo caso la parola-chiave non dovrebbe essere usata) e del “negazionismo”-calunnia-provocazione? A questo riguardo, io resto fedele a un “eptalogo” molto semplice, che espongo qui in termini piu chiari e stringati possibile.

Primo: la shoah è una realtà immensa, spaventosa e incontrovertibile, comprovata da documenti e testimonianze che possono senza dubbio venir riconsiderati e all’interno dei quali possono anche trovarsi errori e perfino falsificazioni, che tuttavia non sono praticamente suscettibili di attenuare in modo sensibile le enormi responsabilità di chi tali delitti concepì e attuò e di chi ne fu esecutore o complice.

Secondo: la shoah può e dev’essere oggetto di studio attento e spregiudicato come qualunque altro avvenimento storico; se nel corso delle ricerche avvenga d’imbattersi in errori, falsificazioni, valutazioni inesatte sul numero delle vittime o altro, è dovere degli studiosi segnalarlo e della società civile accogliere criticamente tali rilievi.

Terzo: dando per scontato che qualche fanatico antisemita possa travestirsi da studioso con lo scopo da screditare la causa ebraica, quella sionista o quella israeliana attraverso un tentativo di destituzione di credito della shoah, la comunità dei ricercatori professionisti ha tutti gli strumenti per smascherarlo e la società civile il diritto e il dovere di metterlo al bando.

Quarto: premesso il punto precedente, nessuno può essere autorizzato a istituire un processo alle intenzioni contro chi s’impegni nello studio della shoah dando per scontato che questo o quell’eventuale ridimensionamento di alcuni episodi che la riguardano sia frutto di disonestà e di preconcetto antisemitismo.

Quinto: è inaccettabile, nonostante sia già accaduto in alcuni paesi, che si stabilisca per legge un’interpretazione “canonica” e “definitiva” della storia, dichiarando crimine qualunque deroga da essa; ciò corrisponde a un intollerabile attentato alla libertà di pensiero (in seguito a queste leggi aberranti si sono arrestati in Austria David Irving e in Germania non solo il sessantasettenne Ernst Zuendel, ma perfino la sua legale, avvocatessa Sylvia Stolz).

Sesto: l’antisemitismo è una cosa precisa, cioè la tesi che esista uno specifico razziale comune ed esclusivo a tutti gli ebrei e che esso sia biologicamente e deterministicamente malvagio, inferiore e criminale; l’eventuale limitazione della portata della shoah e al limite la sua negazione possono essere ingiustificate, irragionevoli e demenziali e magari possono servire da pretesto per introdurre temi antisemiti, ma in sé e per sé non hanno con l’antisemitismo nulla a che fare (al punto che un cattivo “uso della shoah” e stato condannato da studiosi che sono tuttavia ebrei, quali Norman G. Finkelstein).

Settimo: pur essendo indubbio che dietro al “revisionismo-negazionismo” possano celarsi, in certi casi, istanze antisioniste e antisemite, il sistematico processo alle intenzioni e il ricorso al ricatto-intimidazione (“dici questo, allora sei antisemita”) sono sempre e comunque inaccettabili sia come metodo, sia come sistematico strumento di risposta. Sono inaccettabili sul piano morale perchè disonesti e su quello tattico-strategico perchè controproducenti. In particolare, è evidente che la critica alle scelte di questo o di quel governo israeliano non può e non deve esser pregiudizialmente sospetta di aver nulla a che fare con il razzismo e con l’antisemitismo. Il giorno che la critica alla dirigenza israeliana, o anche alla sua opinione pubblica, divenisse meno lecita di quella alle dirigenze e/o alle opinioni pubbliche francesi, canadesi o lituane, ci si troverebbe di fronte a un allarmante caso di razzismo alla rovescia.

Questo “eptalogo” è peggio che ovvio: è banale. Proprio per questo mi allarma il fatto che non sia ordinariamente e spontaneamente seguito da chiunque sia dotato di un minimo di discernimento. Ma a questo punto si profila a mio avviso una realtà allarmante. Badate: non sottovalutate quel che sto per denunziare: è il frutto dell’esperienza di un anziano e forse non troppo intelligente (ma abbastanza colto e preparato) signore che viaggia di continuo, ascolta i discorsi della gente in treno e nei bar; uno che per la sua professione partecipa di continuo a convegni e a dibattiti; uno che parla con giovani di ogni parte d’Italia e del mondo ed essere in contatto, come cattolico, con molti suoi correligionari; uno che la sua passione e il suo lavoro hanno portato spesso tanto in Israele quanto nei paesi del Vicino Oriente e che ha molti amici ebrei che lo considerano troppo filomusulmano e molti amici musulmani che lo ritengono troppo propoenso alla simpatia e all’indulgenza nei confronti degli ebrei e d’Israele. Ebbene, state tutti in campana, perchè è vero: lo si chiami come si vuole, ormai il “revisionismo-negazionismo” sta facendo silenziosamente breccia; cresce il numero di chi non osa ammetterlo, ma viene impressionato e turbato da certe argomentazioni. Cresce il numero di chi in pubblico afferma una cosa e in privato sostiene esattamente il contrario. E sapete perchè? Per il fatto che se ne perseguitano i sostenitori e che li si condanna senza dar loro il diritto di parlare e senza controbattere. Ma in questo modo si crea nell’opinione pubblica la crescente sensazione che se ne abbia paura, e che essi stiano dicendo cose vere: e, questo sì, può costituire la premessa a una nuova ondata di pregiudizio antisemita, anche se è difficile immaginare sotto quali forme potrebbe prtesentarsi.

Io credo che “revisionismo” e “negazionismo” siano tigri di carta. Intendo dire che non mi stupirebbe se alcune argomentazioni sostenute dai loro fautori fossero in grado di precisare e magari di ridimensionare questo o quel particolare della tragedia dello sterminio. Ma l’orrore delle leggi razziali, della privazione dei beni e della libertà, del sistema schiavistico- concentrazionario, degli assassini e delle sevizie, non ne verrebbe nella sua sostanza scalfito. Esiste però un modo solo per cancellare il revisionismo e il negazionismo impedendo ai loro sostenitori di atteggiarsi a vittime della verità. Affrontare razionalmente e pacatamente le loro tesi, confutarle, distruggerle; e con ciò definitivamente screditare chi se ne fa araldo. A me non interessa che il vescovo Williamson subisca sanzioni o condanne. Desidero che mi dimostri quanto afferma con prove documentarie certe, se può. Lo faccia davanti a una commissione di esperti scelta con criteri sicuri. O taccia e si vergogni. Questo è il solo modo per cancellare per sempre i calunniatori della shoah. Israele e il mondo ebraico hanno tutto l’interesse a imporre questo confronto: che sarebbe, anche massmedialmente, un formidabile spettacolo. Che cosa stiamo aspettando?

Franco Cardini
Fonte: http://www.francocardini.net/
29.01.2009

VEDI ANCHE: OPERAZIONE “PIOMBO FUSO” SUL VESCOVO WILLIAMSON

Pubblicato da Davide

  • myone

    Vanno gia’ in scena questi tipi di spettacoli in ogni diversita’.

  • virgo_sine_macula

    Articolo pienamente condivisibile,soprattutto dove dice al punto 5 che e’ inaccettabile che si stabilisca un’interpretazione canonica della storia dichiarando crimine qualunque deroga da essa.Se uno vuole credere che l’Olocausto non sia esistito o sia sovrastimato deve essere libero di poterlo fare,non puo’ esistere il reato d’opinione altrimenti ci si indirizzerebbe verso una china molto pericolosa al termine della quale un solo sbocco e’ possibile:la dittatura.Analogamente in Italia fino a poco tempo fa era impensabile in qualunque ambiente parlare di “foibe”,perche’ era ritenuto un argomento tabu’ fino a quando il bravo presidente Napolitano,uomo di grande onesta’ intellettuale,ha ammesso pubblicamente che siano esistite pur col suo bagaglio culturale di sinistra.Ognuno deve essere libero di interpretare e leggere la storia come meglio crede e deve anche essere libero di sbagliare,questo e’ uno dei cardini della democrazia.Anche perche’ nessuno e’ depositario della verita’ assoluta che resta spesso una chimera.

  • nessuno

    Ma come il komunista napolitano è onesto?
    Forse perchè non frequenta i centri sociali.
    Le foibe e già le foibe sono il classico esempio che , se alla fine della guerra, i fascisti fossero stati arrestati processati e giustiziati per i loro crimini i loro squallidi nipotini non sarebbero qui ora a raccontarci la favola del mago.
    Partendo dall’assunto ” ognuno è libero…” è possibile affermare che la chiesa di roma è lo stato canaglia per eccellenza hanno fatto più morti i papi che tutte le guerre scoppiate sul pianeta.
    Questo grazie anche ai laidi baciapile che ,in nome di una fede fasulla e molto interessata, hanno contribuito al massacro.
    I compagni di merende sono attivi sempre e comunque ” come i ladri nella notte” chissa quale sarà la loro professione?
    Prima si qualificavano insegnanti ( de che?) ora hanno cambiato 🙂

  • mendi

    Condivido pienamente. Le camere a gas sono una favola (basta leggere il rapporto Leuchter). Questo però non significa che non sia esistita la persecuzione, i lager, le deportazioni ecc. ecc..
    I sionisti però sono terrorizzati dalla verità. Temono che, se viene confermato che hanno mentito sulle camere a gas, crolli anche tutto il loro castello di crimini, di razzismo, di anti umanesimo.

  • Eracle

    […]
    Quinto: è inaccettabile, nonostante sia già accaduto in alcuni paesi, che si stabilisca per legge un’interpretazione “canonica” e “definitiva” della storia, dichiarando crimine qualunque deroga da essa; ciò corrisponde a un intollerabile attentato alla libertà di pensiero (in seguito a queste leggi aberranti si sono arrestati in Austria David Irving e in Germania non solo il sessantasettenne Ernst Zuendel, ma perfino la sua legale, avvocatessa Sylvia Stolz).
    […]

    Questo si dovrebbe chiamare “IMPOSIZIONISMO”, e dovrebbe essere vietato per legge. E’ semplicemente una negazione del diritto alla libertà di pensiero e di ricerca, e ciò è contrario ai principi fondamentali di qualsiasi Costituzione democratica civile.
    Negare la libertà di pensiero è una prerogativa dei regimi.
    Iniziamo ad usare questa definizione per difenderci da quanti ci negano la libertà di pensiero e di ricerca.

  • 2novembre

    sesto B) quando la mancanza di ignoranza farà sì che si smetta di chiamare antisemitismo quello che, quando c’è, si chiama antiebraismo o antisionismo ? semiti erano e sono , etiopi, arabi, caldei, aramei, maltesi, ebrei , cananei ecc ecc.
    chi odia gli ebrei non odia tutti questi popoli..

    8) non c’è niente che alimenti di più l’antiebraismo che il battage che si fà sulla shoa ; in poche parole la gente, quella vera, non quella che appare alla tv o scrive sui giornali già schierati , ne ha piene le scatole della shoà, sopratutto quando vede , nonostante le luride censure sui giornali tipo corriere , il giornale, la stampa, morire bambini senza che NESSUN politico servo abbia da ridire; questa ipocrisia la gente comune la detesta.

    9) tutti abbiamo i nostri problemi , ma c’è sempre chi sta peggio e questo ci rincuora un po’:
    avere amici persone come gad lerner e nirenstein è qualcosa che metterebbe disagio e profonda tristezza a molti.

  • Borokrom

    Articolo ottimo.
    Quoto al 90%
    Però gli eventi della seconda guerra, e in particolare le categorie di persone che furono perseguitate includono numerose categorie di persone.
    E’ quindi indispensabile che l’Olocausto e le persecuzioni non solo siano analizzate storicamente in maniera seria, ma che non ci si dimentichi di tutti gli altri.
    Altrimenti siamo disposti ad accettare un Olocausto di serie A e uno di serie B. E quindi persone di serie A e di serie B.
    Il chè mette in atto un razzismo imposto dai discendenti di quelli di serie A verso quelli di serie B, con approvazione dei discendenti di quest’ultimi.

  • Daowin

    Ciao a tutti appena registrato su questo sito molto interessante…cmq ho letto tesi sia negazioniste che revisioniste…Devo dire che molte delle loro tesi hanno assolutamente fondamenti storici veritieri…Le fonti ci sono la cosa che mi preoccupa e’ che in paesi come Germania Austria e Francia vieni messo in galera qualora tu semplicemente parli o spieghi queste tesi…Io sono per il vero confronto tra idee non le scarto a priori mi informo e poi mi creo un mio pensiero a riguardo…Cmq bell’articolo anche secondo me non e’ un caso l uscita di queste dichiarazioni!

  • eresiarca

    E’ ancora peggio: se si diffonde la consapevolezza che è una favola, crolla ogni certezza in questo sistema, perché “la Shoah” è la ‘religione’ del capitalismo occidentale.

  • eresiarca

    Cardini, come suo solito, dice e non dice. Deve barcamenarsi perché comunque ha fatto “carriera”. Il finale è inaccettabile: le “prove” le devono apportare coloro che asseriscono la versione ufficiale (6 milioni, camere a gas, piano preordinato di stermino).
    Barcamenandosi fa pure confusione, poiché è evidente che di “Shoah” si possa parlare solo se dalla storia si passa alla ierostoria, con risvolti teologici chiaritisi definitivamente con le ultime uscite del Vaticano che vuol imporre un nuovo ‘credo quaternario’ (“la Shoah” oltre al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo) a tutti i suoi fedeli.
    Cardini, uomo di vasta cultura, dovrebbe aver chiaro che termini come “Shoah” o “Olocausto” possono essere utilizzati solo a condizione che la “religione dell’Olocausto” non sia contestata, ma il bello è che proprio i successi del revisionismo rendono improponibile l’uso di quei termini, poichè è evidente che c’è una bella differenza tra dire che tutti gli ebrei erano braccati da Hitler per essere gasati e appurare che nell’ambito della Seconda guerra mondiale, circa 300.000 persone di religione ebraica sono morte, in parte nei lager (mai per le camere a gas), mentre i sionisti trescavano anche con le autorità tedesche e circa 100.000 ‘mezzi ebrei’ (v. B. M. Rigg, Gli ebrei di Hitler) erano arruolati nelle FF.AA. tedesche e, fatto che andrà pur spiegato, caporioni del Nazionalsocialismo come Heydrich erano giudei (per non parlare di Frank, gauleiter della Polonia).
    Insomma, tra le due versioni c’è una bella differenza, ed aggiungendo che delle altre nazionalità, nello stesso periodo, ne sono morti a bizzeffe (20 milioni di russi), si chiarisce che “Shoah” o “Olocausto” non hanno senso se si fa della storia al posto della (pseudo)teologia.

  • bstrnt

    Appunto, siamo in “democrazia” e ognuno può liberamente esporre le prorie idee e convinzioni! ……. basta che coincidano con determinati dettami!!!

  • adriano_53

    quando si assumono gad lerner e la nirenstein come “due voci note e autorevoli”( passi per il note ma autorevoli proprio no) si finisce per sproloquiare un pò su tutto: dalla storia ebraica alla storia della IIww alla storia attuale.
    la questione attuale è: può una persona, in questo caso un vescovo, avere una propria idea che non sia quella UFFICIALE: stranamente ma non troppo dopo 2 secoli dalla rivoluzione francese, la risposta è: no! Per il momento ci si limita al linciaggio mediatico, ma non è detto che domani non si riaprano dei centri di rieducazione. Più sputtanata di così la democrazia non potrà mai esserlo. O forse no?