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A PROPOSITO DEI COMMENTI SULLA MIA LETTERA A PRIEBKE

DI MAURO MANNO

Vi ringrazio di aver pubblicato la mia lettera su Priebke. Ho letto i commenti. Se desiderate potete pubblicare una mia risposta alle critiche e un approfondimento del tema.

Con fierezza rivendico il mio collocamento morale e politico nell’area dove storicamente sono maturati gli ideali che dovrebbero essere dei partiti, degli intellettuali e delle donne di sinistra. Mi riferisco agli ideali di giustizia sociale, uguaglianza, libertà, difesa dei deboli e degli oppressi, rivolta contro i potenti e i falsi maestri. Ideali che per essere applicati richiedono onestà, coraggio, spirito di sacrificio, continua autocritica, capacità di andare contro corrente, costi quel che costi. I miei due punti di riferimento sono due grandi figure morali e umane, due eretici dell’ebraismo: Cristo e Marx. Non voglio qui inoltrarmi nel discorso di come siano stati messi in pratica nella storia gli insegnamenti dell’uno e dell’altro, da parte dei loro rispettivi seguaci. Ma restano pur sempre gli ideali.

Detto questo, vorrei aggiungere che oggi una sinistra che faccia riferimento ai suddetti valori non esiste più. La sinistra è diventata sionistra nel senso che ha fatto propri:

1) la preminenza dell’economia sulla politica (non l’economia intesa come scienza o in modo neutro ma proprio l’economia della grande finanza imperialista globalizzatrice)

2) la interpretazione della storia contemporanea (dopo il processo di Norimberga) dei paesi vincitori e del sionismo (in cui l’interpretazione «religiosa» dell’olocausto è fondamentale)Priebke

Per quanto ciò possa sembrare paradossale a qualcuno, ho scritto la lettera su Priebke per difendere proprio quegli ideali. Non serve declamare bei principi e poi non applicarli ogni giorno nella dura e difficile realtà politica. Nel caso di Priebke, abbiamo un debole, un vecchio e ciò che più conta, un vinto, uno sconfitto. È vergognoso prendersela con lui. Infierire. Qualsiasi cosa abbia fatto. Non c’è coraggio, dignità, umanità, decoro nell’uccidere un uomo morto.

L’oltraggio morale da alcuni manifestato dopo la decisione legittima (o lo dicano chiaramente i nostri rigoristi se essa non è tale) del Tribunale militare che concede il permesso di lavorare all’ergastolano 93enne Erick Priebke, non ha niente di morale, è solo squallido moralismo e vergognosa ipocrisia.

La mia idea riguardo a tutta la vicenda Priebke, dagli anni immediatamente successivi alla Guerra fino ad oggi, è che essa non ha niente a che vedere con il desiderio di punire i criminali e rendere giustizia alle vittime. È invece uno squallido gioco politico a danno, prima di tutto, della memoria delle vittime stesse, ebraiche o non-ebraiche, e poi una parodia di giustizia che si manifesta nella lapidazione pubblica dei pochi sfortunati soldati o ufficiali che non hanno avuto nulla da offrire ai vincitori, in termini di espertise militare o scientifica o di informazioni utili per i servizi segreti occidentali. Chi invece ha avuto questa fortuna, qualunque sia stato il tenore dei propri crimini, ha ricevuto un’accoglienza sicura e ben remunerata.

Si pensi a Von Brown, le cui conoscenze missilistiche gli hanno garantito un posto d’onore alla NASA. Von Brown resta tuttavia l’ideatore dei micidiali V1 e V2. Molti furono i nazisti che dalle SS o dalla GESTAPO passarono direttamente alla CIA.

Su Priebke vi era un dossier, uno dei 695 fascicoli su crimini di guerra in mano alla giustizia italiana, ma è rimasto chiuso in un armadio del Tribunale Militare dai primi anni ’60 alla fine degli anni ‘90. L’esistenza di questi fascicoli era nota ai politici italiani, di destra, di centro e di sinistra. Perché allora sono stati tenuti chiusi in un armadio?

Gli Stati Uniti e la Nato

La risposta che oggi comincia ad affiorare sembra essere una sola: la NATO e gli Americani.

Cito da un articolo riguardante il libro Le stragi nascoste. L’armadio della vergogna. Impunità e rimozione dei crimini di guerra nazifascisti: 1943-2001, di Mimmo Franzinelli.

“Nel 1956 il ministro degli Esteri, Gaetano Martino, e quello della Difesa, Paolo Emilio Taviani, si opposero all’estradizione di una trentina di ufficiali responsabili degli eccidi avvenuti nell’autunno 1943 nell’isola di Cefalonia. Il sacrificio di cinquemila soldati della divisione Acqui veniva ignorato e intanto la Procura militare avviava contro gli ex ufficiali superstiti un procedimento per «cospirazione e insubordinazione», avendo «disobbedito agli ordini di «desistere da ogni atto ostile e di predisporre ai tedeschi la cessione delle armi pesanti». L’ex ministro Taviani, con coraggio e onestà intellettuale ammise poi le sue responsabilità: «Un eventuale processo per l’orrendo crimine di Cefalonia avrebbe colpito l’opinione pubblica impedendo, forse per molti anni, la possibilità per l’esercito tedesco di risorgere dalle ceneri del nazismo. Io sono stato uno dei precursori della necessità del riarmo della Germania»”.

Gli USA, il nuovo impero mondiale, e la Nato vollero che l’Italia affossasse tutto quello che poteva ostacolare il riarmo della Germania. E l’Italia, da «alleato» ubbidiente, affossò. La cosa fu accettata da tutti: dall’esercito, alle associazioni di partigiani, dai filoamericani, ai filosovietici.
Si il PCI sapeva! E contribuì a trovare una chiave robusta per chiudere l’armadio del Tribunale Militare.

Non mi scandalizzo per questo. La divisione del mondo e la guerra fredda avevano le loro esigenze. Capisco, non giustifico moralmente, ma capisco.

Ma allora perché nel 1994 è stato riaperto l’armadio?

Il rimescolamento delle carte

Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, vi è stato un grande rimescolamento delle carte. In questo rimescolamento generale, ognuno, potendolo, ha cercato di arraffare il più possibile per accrescere il proprio potere o prestigio. Tra i beneficiari, e non i meno importanti, vi sono stati Israele e la Lobby ebraica americana, con ricadute in termini di Status sulle varie comunità ebraiche.

La lobby ebraica ha un nome (AIPAC), delle organizzazioni, delle strutture, dei capi. Nulla di segreto, nessun complotto. Se c’è da incamerare si incamera, né più né meno degli altri. E per Israele e la lobby c’era da incamerare, eccome!

Perso il protettore sovietico, gli stati arabi si sono trovati alla mercè di Israele che ha potuto intimidirli, minacciarli, ricattarli e ottenere da loro aperture di mercati, atteggiamenti di buona disposizione, rinuncia a sostenere i palestinesi, ecc.

Gli effetti della scomparsa dell’Unione Sovietica si sono visti chiaramente all’ONU. Lo strapotere americano ha portato ad un aumento dell’arroganza di Israele. I paesi del cosiddetto terzo mondo, tra i quali i paesi arabi, hanno visto arretrare le loro posizioni. Nella lotta tra USA e URSS, essi erano riusciti a ritagliarsi uno spazio (Paesi Non Allineati) e qualche prestigio. Tutto questo è scomparso dopo la caduta del muro di Berlino

La lobby ebraica ha approfittato della rottura dello statu quo per ricattare la Germania e la Svizzera. Se gli USA erano riusciti ad ottenere da tutti (ebrei compresi) che non si criticasse troppo la Germania per il suo passato, onde non indebolirne il ruolo e il peso nella Nato e nella EU, adesso non c’era più alcun problema e ci si poteva sbizzarrire a ricattare al fine di estorcere denaro ai figli dei nipoti dei tedeschi che erano vissuti nella Germania Nazista e che avevano già pagato con 7 milioni di morti e la distruzione del paese.

La squallida storia di questa operazione banditesca di Israele e della Lobby (mascherata con la necessità di soccorrere i sopravvissuti della Shoah, che tra l’atro se la passano male in Israele e in America) è stata ben documentata dal libro di Norman Finkelstein, L’industria dell’olocausto.

In questa logica mafiosa si inseriscono le “ricerche” per scovare gli ultimi nazisti ancora vivi. Si sapeva dove fossero ma adesso era possibile chiederne l’estradizione e organizzare le farse dei processi. Processi spettacolari e supermediatizzati per ben poca cosa. L’effetto però era sicuro. Vecchi sopravvissuti che in lacrime accusavano vecchi incriminati anch’essi sopravvissuti. La stampa ci sguazzava, i sinistri si indignavano, i destri riconvertiti, si commuovevano, i centristi apatici si scuotevano il torpore dalle spalle ricurve. Tanti proclami: “Giustizia per le vittime dell’olocausto !”, “Mai Più ! Mai Più !”

Grazie a questi processi e alla conservazione della “Memoria”, Israele e la lobby possono continuare il grande ricatto monetario o possono chiudere gli occhi e le orecchie della gente alle immagini e ai gridi di dolore che vengono dai palestinesi. Possono tappare la bocca di chi cerca di denunciare i crimini di Israele, “eterna vittima dei goy antisemiti”.

Cosa dico agli ebrei

Attenzione, proprio perché non credo nel complotto ebraico, sono sicuro che la stragrande maggioranza degli ebrei delle varie comunità del mondo non sono gli artefici di questa politica, piuttosto ne sono le vittime. Loro soffrono veramente di un passato terribile ma ciò non toglie che Israele e i caporioni americani della lobby si servono di loro, del loro dolore per i propri scopi politici.

Se qualcosa ho da dire agli ebrei delle varie comunità è che essi aprano gli occhi e guardino in faccia la politica criminale di Israele, della lobby ebraica americana, dei neoconservatori sionisti. Non si facciano strumentalizzare. Prendano le distanze dall’ideologia sionista che li vuole tutti elementi antinazionali nei paesi in cui vivono a beneficio di uno stato straniero, Israele. Ricordino che il sionismo, per ottenere il suo Stato ha venduto tanti ebrei e collaborato col fascismo, col nazismo e con tutti gli antisemiti.

Ogni ebreo che non prende le distanze da Israele, dalla Lobby e dai neoconservatori sionisti che la fanno da padroni nell’amministrazione Bush finisce per apparire complice.

Cosa fa la sionistra oggi

E la “sinistra”? Per la sua storia passata fatta di antifascismo e di lotta contro le discriminazioni razziali, oggi la “sinistra” si schiera con gli “ebrei” e Israele. Ha accettato acriticamente la narrativa sionista. È diventata sionistra.

Non potendo più nemmeno lottare per le riforme (a meno che non siano liberiste e globalizzatrici), non potendo più opporsi ai poteri forti della globalizzazione imperialista, i dirigenti della sionistra fanno i moralisti. Il loro antifascismo, il loro impegno contro “l’antisemitismo” sono diventati strumenti per le seguenti operazioni politiche:
1) coprire, nei confronti dei loro elettori, la loro scelta economico-politica a favore della globalizzazione finanziaria, del FMI, della Banca Mondiale, del G8. Il compito dei dirigenti sinistri in Italia si è ridotto ad applicare le decisioni di questi poteri forti (come succede alla destra d’altronde). Siccome non possono far ingoiare facilmente ai loro tradizionali elettori la globalizzazione liberista, (gli elettori di sinistra cominciano a capire che la politica economica della sinistra è esattamente la stessa di quella dell’odiato Berlusconi), allora condiscono gli amari bocconi in salsa “antifascista” o “anti-antisemitica”.
2) poter accusare di qualcosa la destra (che, come abbiamo detto fa la stessa politica economica) e differenziarsi da loro, se non nella sostanza, almeno nella forma. Le prediche “antifasciste” alla destra e lo sventolamento di un preteso pericolo di “antisemitismo” sono solo moralismo di bassa lega a cui la destra risponde con lo sforzo di presentarsi sempre più come forza “moderna” e sempre più filosemita e filoisraeliana.
3) farsi accettare dagli americani. La narrativa “antifascista” e “democratica” della sionistra, accoppiata al loro impegno contro “l’antisemitismo” rappresenta un ottimo biglietto da visita per presentarsi agli attuali padroni dell’impero, i governi USA, i neoconservatori sionisti, Israele.

Il moralismo dei sionistri è tanto più evidente e ridicolo per il fatto che non c’è oggi nel mondo né il pericolo dell’antisemitismo, né quello del fascismo.

Gli attuali nemici dell’umanità

Il principale pericolo oggi è determinato dagli Stati Uniti, dalla loro politica di guerra in Medio Oriente, dalla loro alleanza con Israele, dall’influenza della lobby ebraica che impedisce la pace in Palestina e spinge a nuove avventure militari contro l’Iran.

Ancora una volta, non c’è complotto ebraico: tutti possono leggere le incitazioni di Israele e della Lobby affinché che l’intero Occidente faccia la guerra agli ayatollah. Tutti capiscono che questi incitamenti non sono da intendere come una strategia segreta per la conquista dei governi del mondo, ma semplicemente come lo sforzo della lobby e di Israele di consolidare il dominio dello stato ebraico nella regione mediorientale.

Vero pericolo per il mondo sono i suoi squilibri, in particolare quello tra una piccola parte dell’umanità, il 20% circa, che possiede quasi tutte le ricchezze mondiali, l’80% circa, e la stragrande maggioranza, l’80% degli esseri umani, che si deve dividere il 20% delle ricchezze. Questa è la globalizzazione imperialista. Ce l’hanno presentato come la soluzione del problema della povertà, e invece il divario ricchi-poveri non fa che aumentare. I padroni della globalizzazione non sono certo nel mirino dei sionistri.

Come rispondo alle critiche

Spero quindi di essere stato chiaro circa “la solita favola del complotto sionista internazionale” di cui qualcuno mi accusa di essere un sostenitore. La persona intervenuta non ha osato accusarmi di ricorrere all’idea del complotto ebraico internazionale e di aver rivisitato i famosi Protocolli dei Savi di Sion. Evidentemente la critica al sionismo sta guadagnando terreno. Come può io non giustifico “tutto ciò che accade con la favola del complotto”.

La stessa persona mi rimprovera di non parlare “dell’Islam radicale” e delle sue malefatte. A me sembra la solita storia, quando parli criticamente di una cosa sei di parte perché non parli criticamente anche di un’altra. Perché fermarsi a queste due cose, il sionismo e l’islam radicale? Io ho parlato male anche dei sionistri, degli Stati Uniti ma se il lettore vuole posso parlare male anche di quelli che abbandonano i cani sull’autostrada, della vivisezione, della mafia e dei ladri di polli. Con queste critiche non andiamo da nessuna parte.

Dalla scelta delle cose di cui mi si accusa di non aver parlato male, mi sembra di capire che il lettore ce l’ha un poco con L’Islam, indistintamente, come il solito difensore d’ufficio di Israele. Che il lettore sia un sionista, un pannelliano o un ebreo? Se così è, lo invito a rileggersi quanto ho scritto prima a beneficio degli ebrei che sostengono sempre e a spada tratta tutto quello che fa Israele, la lobby e i neoconservatori sionisti americani.

Se i filosemiti appoggiano questi criminali e poi accusano chi li critica di essere “antisemita” non si devono meravigliare di stare contribuendo a rendere nobile l’antisemitismo. Se uno è “antisemita” perché critica l’imperialismo americano, il suo alleato Israele, la lobby e i neoconservatori sionisti, allora c’è da augurarsi che questo genere di “antisemiti” vadano sempre più crescendo per il bene dell’umanità e per la pace.

Ho ricevuto una lettera che mi accusa proprio di questo, di essere cioè un “antisemita”. Vi leggo:

“il tuo discorso parte citando la “lobby ebraica internazionale”, senza notare che tale lobby è sostenuta da soltanto una parte degli ebrei (e da una parte di fondamentalisti protestanti). Ma, con un pernicioso quanto — forse — inconsapevole allargamento semantico, il tuo discorso procede per riferirsi a una “richiesta ebraica, sionista, israeliana”, quindi ben oltre la sola lobby ebraica. Subito dopo l’oggetto della tua indignazione diviene la “nostra comunità ebraica”, cioè gli ebrei italiani, oltre a quella internazionale. Cioè tu (io) non ce l’hai soltanto con la lobby ebraica e l’Israele, tu ce l’hai con gli ebrei in quanto tali”.

Rispondo volentieri e siccome chi scrive è un amico spero non si offenda della mia franchezza.

Le generalizzazioni

Ho il sospetto che l’amico non creda nell’esistenza della lobby ebraica (AIPAC, ADL, JINSA; ecc). L’aggettivo “internazionale” da me usato deve avergli fatto storcere la bocca; eppure gli stessi lobbysti si vantano di riuscire a giungere dappertutto, anche nel parlamento europeo, nei corridoi del governo italiano ecc.
Se io dico “lobby ebraica” e non “lobby sionista” o “lobby pro israeliana” voglio solo dire che i lobbisti sono ebrei, non tutti gli ebrei, naturalmente. Vi sono ebrei antisionisti (pochi), vi sono ebrei anti-israeliani (pochissimi), vi sono ebrei che si convertono ad altre fedi e cessano di essere ebrei. Vi sono dei goy che sono sionisti e pro-israeliani. Lo sappiamo bene. Ma una lobby costituita di ebrei può essere chiamata ebraica. Come dovremmo dire: “lobby di alcuni ebrei”? Poi lascio ad altri il calcolo di quanti ebrei sono nella lobby e quanti no. Jeff Blankfort che è un ebreo antisionista è il più grande accusatore della lobby, a volte la chiama “pro-israeliana” a volte semplicemente “israeliana” a volte “ebraica” (Jewish), che sia un antisemita?
Nessuno mi dice che sono razzista se parlo di lobby cinese, lobby indiana. Non saranno certo delle lobby composte da tutti i cinesi, o tutti gli indiani? Nessuno si preoccupa di farlo notare.

Nella faccenda di Priebke, ebrei, sionisti e quant’altri si sono mossi all’unisono. Non ci sono state dissociazioni. Che ci siano degli ebrei che non condividano l’operato della lobby o della comunità ebraica a cui appartengono a me non interessa più di tanto, a meno che costoro non esprimano ad alta voce il loro dissenso. Non mi risulta che i pacifisti ebrei americani combattano la lobby (escluderei Jeff Blankfort). Eppure la lobby ha appoggiato entusiasticamente la guerra all’Iraq, ha fatto approvare leggi antipalestinesi al Congresso, ha sostenuto Israele durante la guerra in Libano e oggi chiede a gran voce la guerra nucleare contro l’Iran. Che pacifisti sono costoro se non chiamano tutti ebrei e non ebrei a combattere chi vuole ed esalta la guerra? Dissociazione ci vuole, dissociazione vera. Un ruolo importante nella politica guerrafondaia USA ce l’ha Israele, è indubbio. Ce l’ha la lobby, è indubbio, ce l’ha il sionismo (ebraico o cristiano), è indubbio.

Quando si tratta di denunciare Israele, i pacifisti ebrei hanno paura di “dare una mano agli antisemiti”. Ma allora, così, che pacifismo è il loro? Non ne usciremo mai. È la politica del clan.

Il problema (perché è un problema) della maggior parte degli ebrei è che essi vivono in una specie di psicosi collettiva. Sono convinti di essere odiati da tutti i non ebrei (o dalla maggior parte di essi). Odiano le generalizzazioni che spesso facciamo (o che i goy fanno). Ma tutti fanno delle generalizzazioni, gli ebrei compresi.

Una critica di certi modi di essere tipicamente ebraici (forse che non esistono?) essi la prendono per volontà di sterminio.

Se si dice che i napoletani sono rumorosi, i muti a Napoli non si offendono. Se si dice che tra gli italiani ci sono molti mafiosi, gli italiani onesti non si offendono. Se si dice che i francesi sono nazionalisti, i francesi umanisti non si offendono. Se si dice che i tifosi sono maleducati, il tifoso educato non si offende. Se si dice che gli ebrei giudicano diversamente gli ebrei dai non ebrei, quegli ebrei che non lo fanno, se sono persone serie, non si offendono.

Gli altri pensano subito che la frase nasconde la volontà di un nuovo giudeocidio.

Le generalizzazioni lasciano il tempo che trovano, sono diffusissime sono alla base delle più comuni barzellette e vogliono solo dire (se qualcosa pur dicono) che la maggior parte delle persone nominate o molte di esse sono fatte o agiscono in un determinato modo. I toscani sono duri, i piemontesi freddi e cortesi, i liguri tirati e gli imbecilli imbecilli.

Le generalizzazioni degli ebrei

La maggior parte degli ebrei o degli israeliani fanno generalizzazioni terribili del tipo: i palestinesi sono terroristi, gli islamici sono fanatici. Nei libri sacri degli ebrei ci sono generalizzazioni orribili: La Bibbia parla di sterminare gli Amaleciti, i Perazziti, gli Idolatri e quanti altri. Tutti li dovevano sterminare? Compresi i bambini e i vecchi? Nel Talmud troviamo scritto:

“Tutti i figli dei gentili sono animali” ( Yebamoth, 98a.). “I gentili sono fuori della protezione della Legge e Dio ha messo a disposizione di Israele il loro denaro” (Baba Kamma, 37-b.). “Dio li ha creati sotto forma di uomini per la gloria di Israele. Ma gli Akum (i non ebrei) furono creati all’unico scopo di servirli (gli ebrei) giorno e notte. Né essi potranno mai essere esonerati da questo servizio. Si addice al figlio di un re (un israelita) che gli animali nella loro forma naturale, e gli animali nella forma di esseri umani siano i suoi servitori”. ( Midrasch talpioth, segg. 225d); “le relazioni sessuali di un Goy sono come quelle di una bestia” (Sanhedrin, 74-b, Tosephot).

Non voglio parlare del razzismo inerente a queste frasi. Solo le generalizzazioni mi interessano. E mai possibile che tutti i figli dei gentili siano animali? Io che sono insegnante di bestie ne ho viste, asini in particolare; ma dire che tutti sono animali, mi sembra esagerato!
Queste generalizzazioni sono gravi.

L’idea che il mondo dei goy vuole sterminare sempre e comunque gli ebrei, il pessimismo cosmico dell’antisemitismo inevitabile e inesorabile è un problema di molti ebrei. La loro ipersensibilità o l’eccezionalismo ebraico sono cose che uno può considerare con timore reverenziale oppure no. Io non ho questi timori reverenziali. Per me gli uomini sono rigorosamente uguali.

Io vorrei rassicurar gli ebrei ipersensibili: mi lascino fare qualche generalizzazione (nel senso di “la maggior parte, molti ebrei sono …”) e io prometto che non farò mai violenza ad un ebreo. La mia lotta è ideologica, fatta di argomentazioni, di critica, non di violenza fisica.

C’è bisogno che si facciano di queste promesse?

Io non ce l’ho con gli ebrei. Certo alcuni aspetti della religione ebraica o della cultura ebraica non mi piacciono. È un peccato? È antisemitismo? Alcuni aspetti della religione taoista o della religione dei Maya non mi piacciono o non mi sarebbero piaciute. Il cannibalismo, sacro o non sacro, (aspetto centrale della cultura di alcune isole della Polinesia) non mi piace, non mi sarebbe piaciuto. Per fortuna ora è scomparso (ma descritto minuziosamente da Robert Luis Stevenson o in riferimento alla letteratura americana, da Melville). Si può anche rifiutare in blocco una cultura, non vuol dire però che si chiama la gente ad effettuare lo stermino. All’amico in questione piacciono tutte le culture. Cos’è un etnologo? Un antropologo? A me piacciono aspetti singoli e diversi di varie culture.

Molti in Occidente rifiutano in blocco la cultura (o la religione) islamica, il guaio è che in tanti invocano lo sterminio dei musulmani. Alcuni, come gli israeliani o gli americani, sono seriamente impegnati a realizzarlo.

Sono stanco di dover dire sempre le stesse cose. Nel discutere civilmente ci si dovrebbe attenere a quello che uno dice, senza vedere dietro le parole l’invito a chissà quale orribile crimine. Se non si crede alla buona fede dell’altro è meglio non intavolare con lui alcuna discussione.

Mauro Manno
22.06.2007

VEDI ANCHE: Ma nessuno prova vergogna?

Pubblicato da Davide