A BOCCE FERME

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DI CARLO BERTANI

Ogni istante che trascorro in questa stanza, divento più debole. Charlie sta là, acquattato nella jungla, ed ogni istante che passa diventa più forte.”
Dal film “Apocalypse now” – di Francis Ford Coppola, (1979).

Di questi tempi, pare che lo sport nazionale non sia più il calcio bensì l’ “Obama World Cup”, ossia la previsione sul “come sarà” l’America di Obama. Io, quello che avevo da dire su Obama, lo esternai in tempi non sospetti, quando scrissi “Uomo della Provvidenza o Cavallo di Troia?”, il 7 gennaio 2008. Potrete trovarlo facilmente sul mio blog o sul Web. E, questo, è tutto quello che ho da dire sul personaggio Obama.

A dire il vero, mi sembra che questo sport stia diventando una para-Olimpiade per non vedenti, dove schiere di solerti giornalisti continuano a fissare, ostinatamente, il dito. Guardiamo un po’ il cielo, per favore.
Per non tediare i lettori con le solite solfe ritrite dello Stivale e dallo Stivale, ho preferito chiedere lumi ad un collega statunitense – noto cronista delle vicende di quel Paese – il quale mi ha inviato una corrispondenza molto originale, perché testimonia che gli umori del Belpaese non sono poi così sconosciuti negli Iuessé.
Non perdo altro tempo e vi copio/incollo la sua mail. Solo, vi prego di scusare il linguaggio un po’ “confidenziale” e ricco d’espressioni colorite:

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Caro Carlo,
mi stupisce, come tu stesso racconti, che da voi qualcuno ancora spilluzzichi sul particolare che Obama è nero. Da noi, salvo qualche decerebrato nazistoide, nessuno ci pensa un solo istante, nemmeno qui in Alabama ove – tu ben sai – su queste faccende scherzano poco. Abbiamo altro cui pensare.
Gli alchimisti di Wall Street ci hanno giocato proprio un brutto scherzo, ed io – mentre raso il prato di casa – osservo gli occhi dei miei vicini, apparentemente intenti a far scorrazzare i loro tosaerba: mi sembrano assai preoccupati per il futuro e tutti la pensano allo stesso modo. Per dirla con una vostra espressione – che ben ricordo d’aver udito più volte in Italia, ma che per decenza non posso riportare – sono veramente “ca… da ca…”.

Cosa vuoi che gliene freghi se Obama è nero: fosse anche stato verde e fosse giunto da Marte, dopo Bush tutto andava bene. L’importante, è che riesca a tirarci fuori dalle peste.
L’altro, Mc Cain, non convinceva: potevamo scambiare un cow boy del Texas con uno dell’Arizona? No…non avrebbe funzionato: voi avete provato a cambiare presidenti democristiani, banchieri e comunisti – tutti rigorosamente ottuagenari – e vedete come siete messi. Quando le cose vanno male, caro Carlo, bisogna avere il coraggio di cambiare e sperare nella Dea Bendata. Fintanto che non cambi niente, potrai star certo che le cose andranno sempre nello stesso modo: di merda.

Ho letto quel che scrivono di Obama i vostri politici e – scusami, sai – ma sembrano non capire proprio un cazzo. A parte quello stupidotto che va a fare le battute cretine al Cremlino – come se Obama fosse solo abbronzato, no: è nero come il carbone, originario del Kenya – anche gli altri non scherzano. Nessuno, qui, crede che sia la reincarnazione di Kennedy, e nemmeno un Clinton al quale hanno dato una mano di vernice: Obama ha convinto soprattutto con la promessa di “5 milioni di posti di lavoro nei nuovi settori energetici”, questa è stata musica per le orecchie degli americani, mica gli strampalati sogni di un ex sindaco di Roma che vorrebbe esser nato a Rome, quella che abbiamo qui, in Georgia.
Provate voi, ad avere il coraggio d’eleggere, alla presidenza della Repubblica italiana, un tale Beshim Hashtalachi jr, figlio di Beshim Hashtalachi sr, nato in Romania o in Albania, soltanto perché è bravo. Provateci.

Vedi, Carlo, qui la gente ha fatto un ragionamento molto semplice: se con il petrolio – seguendo la politica di Bush – siamo finiti a carte quarantotto, vorrà dire che il petrolio non è più un buon affare, meglio cambiare, a new way.
So che a te, proprio a te che lo hai sempre scritto in tanti articoli e libri, queste cose non le dovrei certo ricordare, ma è un fatto che, se punti sul petrolio, ti tocca giocare la partita con una serie di soci che mai desidereresti avere accanto, nemmeno a Las Vegas, figuriamoci nel piatto di Risiko del Pianeta.

Anzitutto, ti tocca metterti in affari con la famiglia regnante saudita che – t’assicuro – è meno affidabile di un serpente di Key West. Un giorno te le fanno buone, il giorno dopo fanno zacat e sadaqua alla Fratellanza Musulmana, che mai saprai a chi darà quei soldi, il giorno dopo ancora – per non correre il rischio di rafforzare troppo l’Iran – manderanno direttamente armi ai loro cugini iracheni. Poi c’è l’Iran – e se vuoi il petrolio iraniano devi chiudere entrambi gli occhi sui loro desideri espansivi verso l’Iraq – ma, se “tralasci” troppo la questione nucleare, sono gli israeliani ad incazzarsi, e allora vai nei guai con le loro banche…

In passato, abbiamo fatto ottimi affari con Saddam Hussein poi, sempre per colpa del petrolio – grazie al fatto che Bush il Vecchio aveva concessioni petrolifere in Kuwait, proprio sul confine iracheno – siamo andati ad infilarci per la prima volta nel casino iracheno. E la Unocal? Per quelle storie d’oleodotti che s’incrociavano in Afghanistan, siamo stati costretti a ricevere alla Casa Bianca dei pecorai del cazzo…quei Taliban…gli stessi che adesso ci sparano addosso…
Eh, ma allora le Russia non era nessuno…in braghe di tela…e siamo stati proprio noi, con questa cavolo di politica del petrolio, a rifornirla di tutto punto. Adesso sono fuori dai casini, hanno pagato i debiti e – voi europei lo sapete bene – siete costretti a dire di sì a tutto, altrimenti vi chiudono il rubinetto del metano.
A noi, i cinesi potrebbero chiudere il rubinetto del credito: non lo faranno, ma più di tanto non possiamo più fidarci.
Il mondo è cambiato, caro Carlo: un peones del cazzo come Chavez si permette di sputarci in testa, i vietnamiti, i nipoti di Charlie, scorrazzano in cielo sui Su-27, gli iraniani costruiscono caccia, gli indiani missili…

Obama è un tipo semplice, di quelli che non si riempiono la testa di piscio e vento; s’è svegliato un mattino ed ha detto alla gente:

“Ehi, ragazzi: vi ricordate chi siamo? Siamo i grandi Iuessé, il Paese che tutto può, se vuole. Abbiamo le migliori università del mondo, i migliori centri di ricerca del pianeta, nessuno è in grado di fare impresa – presto e bene – come noi. Se desideriamo farlo.
Perché cavolo dobbiamo continuare ad impestarci con le guerre, con ‘sta merda di petrolio e con tutte le guerre del cazzo che si trascina appresso, se abbiamo la possibilità di primeggiare senza dover mandare i nostri figli a morire in quelle merdose strade irachene del cazzo?
Invece di mettere loro un fucile in mano, armiamoli di cacciavite e di computer e mandiamoli a costruire la migliore tecnologia del mondo: facciamo in modo che, se gli altri producono un kwh elettrico per 10 centesimi, con la nostra tecnologia ne costi 5. Verranno a frotte – dovranno venire a frotte a comprare da noi – perché non avranno scelta: o venirci a leccare il deretano, oppure andare fuori mercato.
Le premesse ci sono tutte: i cinesi vogliono continuare a produrre bamboline e computer? Bene! Noi compreremo milioni, miliardi di bamboline e computer e, con un solo impianto energetico che venderemo loro, avremo bamboline e computer per un anno.
Gli europei? Gli europei non hanno scampo: cosa volete che possano fare con la loro “Unione”, quando persero anni a discutere il colore della copertina per il futuro passaporto europeo? Quella è gente che ciancia e basta, che si riempie la bocca di vento: come sempre, s’inchineranno ai nostri desideri.
La Russia gongola perché sa d’avere gas per mezzo seco
lo ma, se con quel gas produrrà energia a prezzi maggiori rispetto alle nostre tecnologie, potranno farci i clisteri con il loro gas. Degli arabi e di tutta l’altra gente del cazzo non c’importa niente: che s’arrangino, oppure che crepino.
Dite che è una storia difficile da realizzare? No, era difficile solo perché quell’idiota di Bush dovevano sorvegliarlo a vista, altrimenti si soffocava da solo con le noccioline. E quell’altro fetente…quello che mi ha chiamato “abbronzato”…che rovescia i leggii mentre blatera che «Bush sarà ricordato come il più grande presidente degli USA»?
Quello dev’essere il suo degno compare: uno che caccia un premio Nobel per la Fisica – che gli aveva appena creato una tecnologia d’avanguardia sul solare – per costruire centrali nucleari! Non facciamolo, però, sapere in Italia: prima d’avere nuovi sistemi da esportare, pensiamo a far fuori tutto il rottame nucleare che abbiamo in casa. Fesso com’è, è capace di pagarcelo a peso d’oro.
Io avevo già preso contatti con Stanford: affermano che in soli tre stati abbiamo sufficiente energia eolica per alimentare l’intera nazione! E poi: le innovazioni sul fotovoltaico…non passa giorno senza che qualcuno inventi qualcosa…presto arriveremo a superare il 30% di rendimento delle celle, forse più…
E il mare? Quel fessacchiotto di Mc Cain e la sua compare…quella ballerina dell’Alaska…pensavano di trivellarlo per il petrolio…che idioti…
Semplicemente, in Florida, stanno progettando enormi generatori sospesi a grandi boe, da immergere al largo, nella Corrente del Golfo. Praticamente eterni, produrranno energia per 365 giorni l’anno, costantemente.
Cari americani: l’energia non manca, quel che ancora non hanno sondato per bene (per nostra fortuna!) è il modo più economico per ricavarla. Anche Bush, però, ci ha dato una mano: con i soldi che hanno speso in disinformazione le compagnie petrolifere, negli ultimi decenni, solo i tedeschi (sempre loro…) non ci sono cascati.
I maledetti Deutsch hanno tuttora 400.000 persone che lavorano nelle nuove tecnologie energetiche, e sono 80 milioni. Ebbene? Con lo stesso rapporto, noi dovremmo mettere a lavorare sul sole e sul vento un milione e mezzo di persone. Invece, nei prossimi 10 anni, saranno cinque milioni a lavorarci: tre volte tanto! Giovani americani che combatteranno ancora una volta contro la Germania ed il Giappone, ma con cacciavite e computer: basta con le armi, è roba desueta!
I tedeschi sono un pericolo, ma sono in Europa: basterà lavorare ai fianchi i tanti utili idioti europei – che si dicono ancora di destra e di sinistra! – per avere carta bianca. Ancora una volta, la Germania dovrà capitolare: bisogna sapersi scegliere gli alleati!”

Questo è stato il discorso che ha convinto gli americani, gli amici che tagliano il prato nella mia stessa via, e che ha convinto anche me.
Mi ha convinto perché non vedo proprio la ragione di continuare su una strada perdente: cosa sarebbe stata l’America di Mc Cain? La fotocopia sbiadita di quella di Bush: pericolosa per sé e per gli altri.
Questo non significa che Obama sarà quell’angioletto che credono alcuni ingenui della politica italiana: saprà farsi valere, sapendo che oggi è debole – troppi debiti, troppe industrie migrate all’estero – ma che è alla testa di una delle nazioni che più hanno possibilità di riscatto.
Qui, nessuno vuole rinunciare al sogno americano: se gli USA, domani, dovessero svegliarsi senza il loro sogno, finirebbero come gli italiani, a grattare nelle tabaccherie dei talloncini per sperare di diventare milionari. Questa è la differenza fra una nazione che ha un sogno collettivo, ed un’altra che non l’ha mai avuto o, se l’ha avuto, da troppo tempo l’ha scordato.
Ogni continente ha i suoi sogni – pensa ai latino-americani ed ai loro libertador – ed è giusto averli: l’importante, per chi crede nella pace, è che il tuo sogno non sia quello d’abbattere i sogni altrui. Difficile? Impossibile?
Non lo so, però so che questo pianeta sta diventando terribilmente piccino, e non potremmo più permetterci un tale sabba di distruzione come l’ultima Guerra Mondiale. Consumeremmo quel poco di risorse che ancora restano.
Certo, da domani la CIA non smetterà d’infiltrare agenti, l’FSB di comprare “gole profonde” il Mossad di fare altre nefandezze…questo è di là dei nostri desideri…però, la vicenda sembra oggi incamminata verso una competizione economica. Perché? Poiché è quella che più favorisce noi, che possiamo scegliere fra la pace e la guerra, non perché siamo improvvisamente diventati più buoni. Queste illusioni, lasciamole ai sognatori.
Per noi, il fatto che domani ci sia la speranza di una bomba in meno di oggi, è già qualcosa.

Fatti sentire, il tuo sempre amico e cronista

Nathan Bedford Forrest Gump

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Che dire…non posso che sottoscrivere…certo, sentire aria di cambiamento, mi ha fatto tornare alla mente i più brutti incubi degli americani, spossati da anni nei quali la peggior fobia assumeva un nome gentile, Charlie, quasi che i vietcong della jungla fossero personaggi di Disney.
Quelle scritte sui muri iracheni – “questo è il vostro nuovo Vietnam” – devono averli spaventati, anche se oggi la media dei soldati USA uccisi in Iraq è scesa a “solo” 2 il giorno.
La scorsa volta, per uscire dalla sconfitta vietnamita, finirono in un altro incubo: quello di Reagan, continuato da Bush il Vecchio, praticato in silenzio da Clinton e sparato poi nel Pianeta da Bush il Giovane. Com’è finita la vertigine unipolare di New American Century, è lì da vedere.
Oggi, gli USA non hanno più margini per perdere un’altra guerra, fosse anche una semplice competizione economica: la strada è obbligata, ed Obama è l’unico ufficiale che può farli uscire dalla jungla.

Si fa presto a dire che praticherà un politica neo-rooseveltiana, perché la situazione finanziaria e di bilancio non consente il deficit spending dell’epoca: nessun Keynes all’orizzonte.
In quegli anni, però, gli USA seppero diventare leader nella radiotecnica, poi nell’elettronica: oggi, la sfida è sull’energia ed Obama ha dichiarato di volerla mettere al centro del suo programma. Mica scemo.
Mentre qualcuno continua a blaterare su questioni come l’Iran o lo scudo stellare, non si rende conto che il mondo ha voltato pagina. Qualche rimpianto? No, proprio rimpianti no, ma un’altra occasione persa per l’Europa, incapace di sottrarsi all’egemonia statunitense anche quando ne riceverebbe solo vantaggi.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com/
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2008/11/bocce-ferme.html
9.11.08

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