400 ALLEGRI GIORNALI MORTI

400 ALLEGRI GIORNALI MORTI

DI MASSIMO MANTELLINI

mantellini.it

Le difficoltà economiche de Il Manifesto, esattamente come accaduto per Liberazione o per Il Foglio scatenano automatismi difensivi comprensibili. Così anche la categoria giornalistica, istituzionalmente deputata a raccontare gli sprechi pubblici, i vizi delle caste, gli ignobili vitalizi dei parlamentari, le esorbitanti guarentigie dei boiardi di Stato, viene colpita da improvvisa amnesia quando si tratta di raccontare gli sprechi di casa propria.

Nessuno o quasi sui giornali scrive che non è giusto che un quotidiano si regga pressoché interamente con il finanziamento pubblico. Che non è giusto che il pubblico dei suoi tantissimi non lettori paghi interamente gli stipendi dei giornalisti e dei poligrafici e che questo accada ininterrottamente ormai da decenni. Eppure è una ovvietà e lo è non da ieri.
Altra ovvietà: i giorni scorsi la direttrice de Il Manifesto ha ripetuto la solita frase che si dice sempre in questi casi: “stanno uccidendo il pluralismo”. È una sciocchezza: se riusciamo ad astrarci un istante dal singolo caso in questione, l’informazione italiana non è mai stato tanto pluralista quanto lo è oggi. Per un singolo giornale di carta che non trova lettori (perché i poteri forti lo stritolano, perché la TV mangia tutta la pubblicità, perché Berlusconi non c’è più ecc.) ci sono dieci giornali di bit che raggiungono ogni giorno dieci o cento volte i lettori de Il Manifesto. Dieci o cento volte, numeri reali. Accanto a Il Manifesto troviamo i politici amici, per esempio il parlamentare Giulietti che nei giorni scorsi si è fieramente schierato dalla parte del quotidiano. Per esempio Vincenzo Vita la cui difesa del Manifesto dalle pagine de Il Manifesto attribuisce il taglio ai finanziamenti pubblici all’editoria ad una crudele volontà punitiva del governo di centro-destra:


“La crisi del Manifesto è l’epifania del disastro italiano dei media. La dichiarazione di liquidazione coatta amministrativa è un avvertimento generale. Un paese a baricentro televisivo rischia di vedersi privare del fondamento della democrazia: la libertà di espressione, che intanto ha senso in quanto permette alle voci meno tutelate dal mercato di esistere. La crisi di oggi ha origine antiche: lo squilibrio del settore e l’invadenza commerciale del modello mediatico prevalente. E recenti: i tagli del centrodestra al fondo editoria, ridotto dalla manovra di agosto a 53 milioni di euro, un decimo rispetto a pochi anni fa. Tagli lineari, avvenuti in corso d’anno finanziario, mettendo in crisi bilanci già scritti e previsioni acquisite, affidamenti bancari prima incerti e ora preclusi. Si era sperato che un emendamento presentato da tanti parlamentari al decreto milleproroghe trovasse aperture, ma non è stato così”.


Lo scatenamento della coppia Giulietti-Vita ha del resto qualcosa di curioso: si tratta dei medesimi due parlamentari che un decennio fa incasinarono orribilmente la Internet italiana con una pessima legge che intendeva estendere anche al web i finanziamenti pubblici ai giornali “meritevoli”. A margine credo non sfugga a nessuno che una informazione abbondantemente finanziata dal sistema politico è per forza di cose una informazione altrettanto strettamente controllata da quello stesso potere. Il pluralismo, esattamente come avviene per le spartizioni nella TV pubblica, risiede esclusivamente nella possibilità che ogni frangia politica abbia il proprio piccolo megafono pagato dai cittadini.

Può essere che l’informazione in rete crei nuovi problemi al giornalismo e quindi di conseguenza a noi tutti: se ne discute da anni ed è un rischio concreto, ma è un tema economico generale che non ha nulla a che vedere con la mancata rianimazione manu Monti di gloriosi vecchi giornali morti. Quando la stampa difende i propri privilegi contro ogni logica rende probabilmente un cattivo servizio ai suoi lettori. Lo stesso fa la politica dei soliti noti: agitano la parola pluralismo e la parola democrazia con la medesima frequenza e leggerezza con cui Wile E. Coyote precipita dalla rupe giù nel canyon. E come Wile E. Coyote, mostrano una certa vetusta testardaggine, non c’è verso di farli smettere.


Massimo Mantellini

Fonte: www.mantellini.it

Link: http://www.mantellini.it/?p=17983

11.02.2012

Commenti (41)

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    1. Georgejefferson 14 febbraio 2012

      Bene...l'inganno neoliberista si infila in ogni dove...prima in decenni di costante lavoro hanno creato,per dirla alla barnard,la cultura della visibilità e consumismo usa e getta...instillando in tutti noi la superficialità come abitudine quotidiana,la leggerezza del vivere in un mondo spensierato...aperitivi,donne,motori,calcio,gossip,vippismo...poi la legge della domanda e dell'offerta che prendeva la sua legittimazione nel limite imposto dallo stato(in senso ideale...convenzione democraticamente accettata a maggioranza)per il bene comune...diventa un mantra inviolabile...intoccabile e sacro.Cosi agli occhi dei piu i vari finanziamenti pubblici diventano furti...e allora si trasmette o produce solo quello che fa ascolti o letture in maggioranza...perche questo e' quello che vuole la gente...premiare la mediocrità perche siamo tutti mediocri...e si arriva a legittimare una Jennifer Lopez a sanremo,30 min.500.000 euro con tanto di lamentela sull'hotel...perche piace ai milioni di ascoltatori.Ma siamo veramente noi a voler la mediocrità?o essa ci rispecchia perche cosi ci hanno modellato?Bene,aboliamo finanziamenti pubblici..tutto si deve reggere con le sue gambe...cosi poi nel mondo reale siamo tutti piu liberi...si ...di morire...perche la libertà propagandata dai neoliberisti(e ci influenzano tutti)e' un falso storico immenso...Non si regge da solo il mercato nella situazione dell'uomo...si reggerebbe con la mano invisibile se tutti fossero onesti...quindi nei fatti non puo essere...I miliardari privati dirigono...sempre e comunque...l'uscita del senso dello stato nella gente non fara altro che delegare la vita di tutti nelle mani loro...che finanzieranno a suon di milioni i vari giornali...canali...presidenti(obama?)e compagnia cantando...e tutte le ruberie,clientele e parassitismo statale viene tollerato e alimentato proprio per distruggere in noi tutti quel senso dello stato cosi tanto faticosamente costruito negli ultimi secoli...tutto il mio ragionamento non entra nello specifico dell'argomento"Il manifesto"e' un discorso piu generico.

    1. Giancarlo54 14 febbraio 2012

      Scusatissimo.

    1. lcf1978 14 febbraio 2012

      Sono stato abbonato a IL MANIFESTO, lo compro di rado perchè nel paese dove abito non arriva, Detto cio', se dovesse fallire mi dispiacerebbe parecchio, tuttavia quello che scrive l'articolista non è assolutamente sbagliato. Purtroppo è verissimo che con le sole vendite un giornale non camperebbe, tuttavia, un giornale senza finanziamento ha bisogno di un PADRONE che alla fine ti obbliga a scrivere quello che dice lui. Alla fine, il potere ai potenti .... proprio così, infatti i magnati dominano il mondo perchè controllano le tv e i giornali. Io capisco il punto di vista del giornalista, ma vedo molto più scandaloso il rimborso elettorale ai partiti, aggirando il referendum degli anni '80, che il finanziamento pubblico alla stampa.

    1. lpv 14 febbraio 2012

      "Nel merito mi appare sbagliato il suo teorema. Se l'informazione diventa un business, essa sarà indistinguibile dalla pubblicità. I media diranno solo ciò che vogliono i padroni. E' ciò che già succede su Raiset e su quasi tutta la stampa."

      Esemplare!

    1. RicBo 14 febbraio 2012

      scusa Truman, ma in che modo la perdita del manifesto vi indebolirebbe? la vita continua e le fonti di informazioni alternative anche, non capisco proprio.

    1. Allarmerosso 14 febbraio 2012

      condivido tutto quanto hai detto. Ti scrivo solo per dirti che il canone Rai è eroneamente chiamato così in realtà è una tassa sull'uso delle frequenze radio televisive e con questo trucco stanno prendendo per il culo tutti gli Italiani da 50 anni . Ci tenevo a dirlo . Ciao

    1. Allarmerosso 14 febbraio 2012

      Se io in quanto artigiano , lavoro male la gente protesta la voce si sparge ed io perdo clienti se perdo clienti smetto di lavorare e CHIUDO !!!
      PERCHE' CAZZO UN GIORNALE DEVE ESSERE DIVERSO ?????????? PERCHè CAZZO DEVO PAGARE IO UN GIORNALE CON LE MIE TASSE CON I MIEI SOLDI FRUTTO DEI MIEI SACRIFICI E DEL MIO SUDORE ..... VAFFANCUULOOOOO CHE ANDASSERO A LAVORARE COME FANNO MILIONI DI ITALIANI ONESTI !!!!
      NON SE NE PUò PIU' DI QUESTE CAZZATE PIENE DI IPOCRISIA PERBENISTA E DI RICAMI INTORNO A COSE MOLTO SEMPLICI !!!!!!

      scusate lo sfogo ...!!!

    1. Tetris1917 14 febbraio 2012

      Una volta chiuso "il manifesto", tutto il problema dell'editoria sara' risolto. Semmai qualche "corriere della Lomellina" potra' beneficiare pure di milioni di euro, quello non e' un problema. Ma i soldi a "il manifesto" no!!! Non e' ammesso. Poi dopotutto questi sfruttano i precari a cottimo.

      Se si ha voglia di tirare sulla "croce rossa", si potrebbe dire che dal giornale (comunista) sono usciti aborti di penne, stile Ferrara, Maiolo, Annunziata, o altri, ex-compagni opportunisti. Oppure che il giornale (in quanto sotto tagli continui, e un ricambio politico a perdere) e' peggiorato moltissimo sia in qualita' d’articoli, sia di varieta' di argomenti trattati. Oppure le cantonate storiche("Good morning America" e' l'emblema), o posizioni talmente irrealizzabili (vedi Asor Rosa sulla polizia che arresta Berlusconi) da imbarazzare i lettori....insomma problemi semantici molto gravi.

      Molti giornalisti statene certi, si ricicleranno in altre testate, andando avanti in ordine sparso, ma se un'esperienza si deve chiudere, e’ perche' e' fallita quell'idea di sinistra*, e non perche' Monti vuole superare Berlusconi.

      *Ossia le molte anime riformiste dai centro sociali a PRC fino al PD, passando per ObamaVendolaCasarini

    1. rocks 14 febbraio 2012

      oh, ragassi, ma sapete quante copie vende il manifesto?
      20.000, dice wikipedia.
      C'è da tenere conto che anche un giornale piccolo può portare alla luce un caso giornalistico, può scatenare un dibattito, etc. Quindi in effetti non è così facile dire e liquidare la faccenda dicendo che hanno poco seguito. Sarebbe forse meglio legare gli incentivi alle vendite, ma questo è lo stesso discorso che vale per gli spazi pubblicitari. Sostanzialmente il principio dello stato come garante e propizatore delle idee dovrebbe funzionare in maniera inversa, meno vendi e più ti finanzio per poter garantirti la libertà di esprimerti e del popolo di essere informato. Capite che il ragionamento diventa paradossale. E poi sotto sotto emerge la scarsa considerazione per il pubblico. E' cero che se gridi allo scandalo vendi di più, ma forse non è solo quello. Un giornale vende di più se riesce a rivolgersi ad un pubblico più ampio. Effettivamente è come un partito e quindi il limite fra l'oggettività e la ricerca dell'utente è labile. Se invece invertiamo laprospettiva dicendo che il pubblico è intelligente e sceglie secondo giusta causa va da sé che gli incentivi sono da abolire. Ma sicuramente il discorso è più complicato. Anche il pubblico intelligente rappresenta una fetta di mercato (o meglio lo si può identificare anche come fetta di mercato). Così come la De Filippi ha una sua fetta di pubblico. In più credo che il rapporto utente esigente/buon prodotto giornalistico si alimenti con feedback positivi, un buon giornalista educa il proprio lettore, il buon lettore esige di più dal giornalista, e così via. In sostanza, aboliamo 'sti finanziamenti e morta lì.

    1. Maxim 14 febbraio 2012

      Di esposto ed indifeso qui c' è il contribuente italiano , tenuto a pagare , tra le altre , tante cose , per giornali che nessuno o quasi si sogna di acquistare.

      Come se non bastasse il canone RAI , altro bell esempio di media sovvenzionato :-(

      Tornando al giornale in questione , pochi si accorgeranno che il Manifesto non esiste piu' perche' pochi lo leggono .

      Dove è il problema allora ?

      Semisconosciuto in vita , dimenticato del tutto da morto .

    1. tania 14 febbraio 2012

      Mia nonna non sa ( e non vuole ) usare internet e per leggersi Stefano Chiarini prendeva IlManifesto .. E c’è una bella differenza tra ( gli ormai falliti ) Liberazione/Carta/ilManifesto e Foglio/Libero/il Giornale : oltre all’ovvio .. i primi hanno sempre rifiutato qualsiasi forma di legame ( in forma di pubblicità e/o diretta dipendenza ) con il grande capitale . Ma ora il senza paura M.Fini , per lisciarsi il suo capo MarcoTravaglio , è diventato un sostenitore della legge della domanda e dell’offerta , che tristezza.. Ma al nostro Don Abbondio sfugge che l’informazione , per essere tale , non può essere una merce come le altre .. E che la legge della domanda e dell’offerta è figlia della cultura dominante ( quella dei padroni ) : quella che produce replicanti al seguito del “vip” , quella che non ti porta certo a leggere Noam Chomsky .. ma GazzettaDelloSport , Marco Travaglio , Novella2000 ecc..

    1. Giancarlo54 14 febbraio 2012

      Condivido l'articolo. Perchè spendere soldi per comprare un giornale che dice le stesse cose di altri?
      Esiste il WEB ed io, ad esempio, mi informo solamente su questo. Come ha detto giustamente qualcuno, Repubblica, Unità, Fatto quotidiano e manifesto dicono le stesse cose. Possono fare un giornale unico con diverse firme.

    1. patrocloo 14 febbraio 2012

      Guarda che qui la croce rossa non c'entra nulla!
      Se il manifesto non lo legge più nessuno è giusto che chiuda, come hanno chiuso centinaia di giornali prima di lui, senza farlo sopravvivere artificialmente coi soldi di tutti (anche i miei e i tuoi).
      E poi avrei da ridire anche sull'"indifeso" dato il piagnisteo generale di questi ultimi giorni.

    1. patrocloo 14 febbraio 2012

      Una volta tanto condivido in toto quello che scrivi.

    1. Truman 14 febbraio 2012

      Il tono di alcuni commenti qui mi fa venire in mente quelli che sparano sulla croce rossa: è facile colpire il bersaglio, che è esposto ed indifeso. E' più difficile trovare i veri nemici e colpirli. E allora perchè faticare?

    1. Truman 14 febbraio 2012

      Mantellini ripete i mantra del "libero mercato", un ossimoro molto diffuso: in sostanza chi non è capace di vendersi al miglior offerente secondo lui non è degno di sopravvivere.



      Andando a vedere sul suo blog non è difficile vedere chi lo paga: Punto Informatico, Radio Televisione Svizzera Italiana, Il Sole 24 ore, L’Espresso, Telecom Italia.


      Non è sorprendente quindi che esprima teorie liberiste, quelle fallimentari teorie che, calate nel mondo reale, hanno prodotto un disastro globale.


      Nel merito mi appare sbagliato il suo teorema. Se l'informazione diventa un business, essa sarà indistinguibile dalla pubblicità. I media diranno solo ciò che vogliono i padroni. E' ciò che già succede su Raiset e su quasi tutta la stampa.



      E allora può avere senso finanziare la stampa, perchè potrebbe essere l'unico modo per avere un po' di verità nelle notizie. Mantellini accenna alla possibilità che l'informazione venga fornita da internet. Non deve certo spiegare a noi i vantaggi ed i limiti di internet.


      In sintesi, internet riesce a fare ottimo lavoro di informazione, ma sono in corso tentativi poderosi per metterla sotto controllo (SOPA, PIPA, ACTA), e comunque notevoli fasce di popolazione restano legate ad altri media.


      Quindi la perdita del manifesto indebolisce anche quelli come noi che fanno informazione sul web e interrompe quel circuito per cui giornalisti esperti forniscono i loro articoli sul giornale, che vengono ripresi in modo selettivo nei vari blog.


      In sintesi Mantellini difende il dominio del capitale sull'informazione. Penso sia una scelta errata per tutti.

    1. tres19 14 febbraio 2012

      I giornali erano morti da un bel pezzo, quanto prima toccherà la stessa sorte a chi li scrive.

    1. Rodion 14 febbraio 2012

      Sono daccordo con Maxim.
      Inoltre il Manifesto persevera in questo vizio molto diffuso nella sinistra di cercare le colpe dei propri fallimenti altrove, anziché farsi un esame di coscienza interno.
      Per qual motivo i lettori un tempo fedeli de "Il Manifesto" hanno abbandonato in massa il giornale? Non sarà forse perché il livello qualitativo degli articoli è crollato drasticamente?
      Perché un lettore dovrebbe comprare Il Manifesto? Dove è il valore aggiunto che giustifica l'acquisto di questo "foglio"?
      Comprare il manifesto è così diverso da comprare la repubblica, oppure l'unità?
      Vi è forse nei loro articoli un punto di vista alternativo (in quanto sembra continuino a definirsi "Quotidiano comunista") nel raccontare la politica economica, la politica estera?
      Il salvataggio del Manifesto sarebbe un bene per tutti, ma solo se questo venisse da una nuova scelta editoriale finalmente coraggiosa e rispettosa dei lettori, e non dalle elemosine statali. Ancor di meno dalle elemosine dei lettori. Perché sono certo che la metà dei lettori che ancora oggi sopravvivano lo facciano per umana compassione verso un malato moribondo.

    1. fernet 14 febbraio 2012

      Il calo di lettori c'è perchè occorrono mediamente 400 eurozzi annui per compre il giornale una volta al dì. Con i tempi che corrono sono soldi buttati nel cesso per le notizie che danno.

    1. RicBo 14 febbraio 2012

      Condivido il punto di vista dell'articolista: invocare il finanziamento pubblico per ridare vita ad uno zombi agitando lo spauracchio del (falso) pericolo di perdere pluralità d'informazione è ipocrita oltre che eticamente riprovevole.

      E' giusto che un giornale muoia se non ha più lettori e non riesce a trovare finanziamenti in modi diversi dall'attaccarsi alla greppia dell'assistenzialismo pubblico (possibile che non riescano a coinvolgere quelli che la Rangeri chiama i simpatizzanti nemmeno in una forma di azionariato popolare?)

      E non vale nemmeno attaccarsi alla presunta superiorità culturale della sinistra, argomento odioso.

      Il manifesto morirà, passeremo qualche giorno a seppellire questa ingombrante icona del passato, spenderemo qualche lacrimuccia e dopo tutto seguirà come prima, nuovi blog e giornali nasceranno, figuriamoci se l'informazione alternativa non potrà fare a meno di babbioni come la Rossanda che non ne ha mai azzeccata una in vita sua (basta leggere il suo libro per verificarlo)

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