TRUMP È AIPAC, IL RESTO È FUMO

TRUMP È AIPAC, IL RESTO È FUMO

Di Comidad

Trump ha sempre rivendicato con orgoglio di essere un lacchè di Israele già da molto prima di entrare in politica, dai tempi in cui giocava ancora con le figurine. Nel 2016 Trump testimoniò questa sua antica fedeltà sionista davanti alla platea dei lobbisti dell’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee) e si conquistò il loro plauso attaccando l’allora presidente Obama per aver siglato un accordo con l’Iran sul nucleare. Gli insulti di Trump a Obama furono talmente violenti da costringere la dirigenza dell’AIPAC a prenderne le distanze, dato che proprio Obama in quello stesso periodo stava inviando in Israele finanziamenti per trentotto miliardi di dollari, al solito scopo di difenderlo dalle “minacce”.

Minacce decisamente redditizie; infatti c’è una lobby che paga i politici di uno Stato affinché spremano il loro contribuente per inviare finanziamenti ad uno Stato straniero. Magari una parte di quei soldi spediti all’estero viene riutilizzata dalla lobby per finanziare nuovamente i politici, in modo da convincerli ad inviare altro denaro pubblico allo Stato straniero; e così via, all’infinito. Una mente ristretta definirebbe tutto ciò come peculato, frode e riciclaggio, mentre una mente illuminata lo chiama “civiltà occidentale”.

La fedeltà sionista (espressa nei termini più scurrili e senza le ipocrisie dei democratici) rappresenta l’unica questione nella quale Trump non è risultato mai ondivago ed è rimasto costantemente fedele alla linea. L’attuale amministrazione Trump infatti consegna la politica estera americana a sionisti di sicura fede e di pieno gradimento dell’AIPAC: Pete Hegseth a dirigere il dipartimento della Difesa, Mike Waltz a consigliere della sicurezza nazionale; ed alla direzione della CIA la ex democratica Tulsi Gabbard, la quale una volta si rendeva popolare dichiarando di opporsi alle avventure belliche.

La nuova direttrice della CIA ha invece costruito la sua “credibilità” in questi ultimi tempi parlando del pericolo che Hamas rappresenterebbe per gli USA, ed inoltre ha affermato di considerare le proteste universitarie contro il genocidio a Gaza come un sostegno ad Hamas. Questa posizione si è dimostrata in linea con quella dell’amministrazione Trump, che ha sospeso i finanziamenti alla Columbia University, costringendo il rettore non solo ad impedire le manifestazioni studentesche pro Palestina, ma anche a controllare i contenuti didattici sulla storia del Medio Oriente inserendo personale fedele a Israele. Secondo alcuni Israele non è uno Stato perché mancano le fondamentali premesse giuridiche per definirlo come tale, cioè la forma istituzionale (repubblica o monarchia) e la dichiarazione dei propri confini. Se non è uno Stato, in compenso Israele è uno status, una condizione di superiorità antropologica; infatti negli USA, ed anche in Germania, è proibito criticarlo. Ciò dimostra che lo Stato è solo un’astrazione giuridica, mentre ciò che conta è lo status. Elon Musk, che è attualmente uno dei PR dell’amministrazione Trump, ha fatto un’apparizione telematica al congresso della Lega dichiarando tra l’altro che i “cattivi” si riconoscono proprio dal fatto che sono contro la libertà di parola. Appunto, se lo dice lui.

L’AIPAC è la parte sostanziosa del trumpismo, poi c’è la parte fumogena, la costruzione di un’immagine di bullo per avvolgere nell’epica e nel mito la squallida condizione del lacchè dell’AIPAC. Sarebbe un errore ritenere che dietro certe pantomime vi siano lucidi disegni di mistificazione; in realtà la mistificazione è una relazione sociale che può comportare ostilità autentiche e irriducibili, per quanto vuote di concrete alternative.

Non si potrebbe stabilire chi sia più sionista tra un Roberto Saviano ed un Daniele Capezzone, eppure militano su sponde ideologiche che si sentono opposte, recitando la loro parte con quell’eccesso di immedesimazione che, come diceva Diderot, è tipico dei pessimi attori. In questo senso i sionisti fanatici alla Fiamma Nirenstein (consulente speciale del governo israeliano per la lotta all’antisemitismo) hanno una tale idiosincrasia per le ipocrisie del politicamente corretto da offendersi a morte quando Biden fingeva di prendere in considerazione l’ipotesi dei “due popoli, due Stati”, oppure di dispiacersi per la sorte dei bambini di Gaza. Il sionismo fanatico ha talmente preso alla lettera le ipocrite formule “liberal” da porre le condizioni per quella scomposta reazione ideologica in cui è nato il fenomeno Trump. Il paradosso di uno come Trump è che veramente si è bevuto la propaganda dei democratici ed ora si è convinto che i guai degli americani derivino dall’essere stati “troppo buoni”, dall’aver pensato prima agli altri invece che ai propri interessi, e gli altri ne avrebbero approfittato. In tal modo il bullismo è diventato epica del riscatto e della “liberazione” dai truffatori e parassiti. Si tratta di un caso da manuale di auto-intossicazione con la propria stessa propaganda.

Come è noto, l’ultima manifestazione di bullismo di Trump ha riguardato i dazi, da lui definiti appunto come “liberazione”. Secondo alcuni, almeno sui dazi Trump si sarebbe dimostrato “coerente”, poiché ne parla da decenni. In realtà Trump un giorno dichiara che i dazi sono i pilastri di una stabile strategia protezionista, e poi il giorno dopo dice che sono solo uno strumento negoziale ed è pronto a ritirarli; quindi c’è coerenza, ma solo nel senso della costante confusione; tra l’altro i dazi sono tasse e quindi, secondo la Costituzione americana, potrebbero essere imposti solo previa approvazione del Congresso. Ma delle Costituzioni chi se ne frega. La caoticità delle imposizioni tariffarie sulle merci importate non fa neppure intravedere alcun piano di protezione dell’industria statunitense; semmai il contrario, dato che i sistemi produttivi dei vari paesi sono interconnessi. Vari commentatori hanno cercato perciò di trovare nei dazi una “ratio” puramente finanziaria, partendo dall’ipotesi che questo sia uno shock utile ad ammorbidire le controparti e ad indurle a certe concessioni. La prima concessione dovrebbe riguardare il cosiddetto “accordo di Mar a Lago” (dal nome del resort di proprietà di Trump). Secondo Bloomberg si tratterebbe di imporre ai possessori esteri di titoli del debito statunitense dei nuovi “bond” del Tesoro a scadenza centennale a compensazione della rinuncia a pretendere il rimborso dei titoli attuali. Ammesso che gli investitori esteri siano disposti ad aspettare cento anni, il problema è che solo poco più di un terzo del debito USA è in mani straniere, quindi un eventuale accordo del genere non sarebbe decisivo per ovviare alla portata stratosferica del debito stesso e degli interessi da pagare.

Secondo altri commentatori lo scopo del piano dazi sarebbe di costringere i vari Stati ad aprirsi ai fornitori americani di servizi finanziari, in modo da potere accedere alla gestione del risparmio delle famiglie, che specialmente in Europa è abbastanza sostenuto, anche se non più come negli anni ’80 e ’90. Anche in questo caso la spiegazione appare un po’ faticosa, dato che non c’era bisogno di alcuno shock per riottenere ciò che già è nella propria disponibilità. Attualmente Blackrock è il maggiore azionista di UniCredit, che a sua volta sta tentando la scalata alla tedesca Commerzbank. Dopo il via libera della BCE alla fusione, l’ultima parola spetterebbe al prossimo cancelliere tedesco Merz, che proviene da Blackrock. Se la Commissione Europea non fosse interamente immersa nel gioco di ruolo, penserebbe a reagire ai dazi di Trump proprio sanzionando Blackrock.

Di Comidad

10.04.2025

Fonte:

http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=1268

Commenti (21)

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    1. oriundo2006 14 aprile 2025

      Qualche timidissimo segnale di 'disaccoppiamento' forse si può intravedere. Molto poco, come ad esempio l' inizio di colloqui diretti senza mediazioni 'a priori', tra Washington e Teheran.
      E' poco, è solo un segnale...

    1. ric 14 aprile 2025

      COSI ' , solo per non dimenticare che comanda in america ..

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      DAVID BEN GURION, PRIMO MINISTRO D’ISRAELE, 1949 – 1954, 1955 – 1963
      «Noi dobbiamo espellere gli arabi e prenderci i loro posti». (David Ben Gurion, 1937, Ben Gurion and the Palestine Arabs, Oxford University Press, 1985).
      «Dobbiamo usare il terrore, l’assassinio, l’intimidazione, la confisca delle terre e l’eliminazione di ogni servizio sociale per liberare la Galilea dalla sua popolazione araba». (David Ben-Gurion, Maggio 1948, agli ufficiali dello Stato Maggiore. Da: Ben-Gurion, A Biography, by Michael Ben-Zohar, Delacorte, New York 1978.)

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      e qui sotto c'e' il resto

      https://www.assopacepalestina.org/2018/11/26/citazioni-di-leader-israeliani-da-non-dimenticare/

    1. Shax 14 aprile 2025

      Mi sembra che trump partito con intenzioni buone sia finito per impantanarsi nel solito teatrino della politica in cui si fa finta di fare rivoluzioni e si finisce per presentare la solita minestra riscaldata.
      Così si bombarda lo Yemen, e pazienza se decine di centinaia di civili vengono uccisi, quelli sono gli yankee e possono fare tutto impunemente mica come la Russia che distrugge complessi militari ucraini con decine di ufficiali anche della nato e provano a buttarla sui poveri civili brutalmente uccisi dai cattivoni russi.
      E che dire di Gaza? Sterminio senza fine ma c'è sempre un covo di hamas in ogni casa e quindi è giusto così.
      Insomma assistiamo alla solita storia vecchia quanto il mondo: io mondo angloamericano mi arrogo il diritto di fare ciò che voglio, incolpando gli altri se fanno altrettanto però di essere criminali.
      Un giochino che però non funziona più. Dovrebbero tenerlo a mente gli occidentali con la pistola facile, se non fosse ancora chiara la potenza russa e le varie esercitazioni congiunte con Iran, Cina e addirittura India...

    2. maghi 14 aprile 2025

      lo sanno benissimo, anche perchè loro schierano soldati delle loro nazionalità e noi chi schieriamo? Neri, magrebini, cinesi e altre etnie che all'Italia e all'Europa ci pisciano sopra? Lo farei anch'io, fossi in un paese, che non è il mio.

    1. BrunoWald 14 aprile 2025

      Di orgogliosi lacché di Israele è pieno il mondo, fanno a gara tra di loro per dimostrarsi i più servili e senza vergogna. Il resto, appunto, è fumo. Ed era già noto e prevedibile molto prima delle elezioni.

      "Non si potrebbe stabilire chi sia più sionista tra un Roberto Saviano ed un Daniele Capezzone, eppure militano su sponde ideologiche che si sentono opposte".

      Il ché ci dice molto, quasi tutto, circa il mondo in cui viviamo e le finzioni su cui si regge.

    2. ric 14 aprile 2025

      in poche parole hai detto tutto l' essenziale.....

    3. Nonso 14 aprile 2025

      Vado a fare un giro a Milano che non mi ricordo come le ha esattamente.

    4. ric 14 aprile 2025

      ottima riflessione...

      Ti mando ( se per caso non lo conosci) l'indirizzo di un sito pieno di info...che tu saprai preziosamente sviluppare e divulgare..

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      https://www.altreinfo.org/author/paolo-germani/

    5. BrunoWald 14 aprile 2025

      Ti ringrazio, il sito che segnali è veramente una fonte di preziose informazioni: quelle che il sistema attuale ha sempre nascosto ai suoi sudditi.

    1. maghi 14 aprile 2025

      ho sempre sentito dire che nelle famiglie chi fa il matto alla fine ottiene tutto. Bisogna vedere in cosa consiste questo tutto. Per ora la sceneggiata napoletana ha ottenuto solo di impensierire la povera gente. Miliardari e capi di stato di tutti i paesi, amici o nemici, continuano colla solita manfrina, quasi che fossero tutti d'accordo. Nemmeno l'Iran mi sembra preoccupato più di tanto. In fondo senza il petrolio iraniano centinaia di mln di esseri umani al mondo morirebbero di fame. Se poi si bloccasse lo stretto di Hormuz, sarebbero miliardi. Altro che Houti.

    1. sbregaverse 14 aprile 2025

      Smargiassa smargiassa e poi .........spariglia.

    1. TizianoS 13 aprile 2025

      Credo che per Trump l'AIPAC sia un' organizzazione cristiano-sionista.
      Non sono forse essi sionisti "fratelli maggiori"? (lo disse Giovanni Paolo II°).
      Sono lontani anni luce i tempi in cui nella Chiesa Cristiana esistevano teorie che propugnavano l'opposizione totale tra il Vecchio Testamento e il Vangelo cristiano.

    2. Nonso 13 aprile 2025

      Non tutti gli ebrei sono sionisti.
      Le religioni e i testi antichi, discorsi separati.

    3. sbregaverse 13 aprile 2025

      VEDO che certe cose le sai.

    4. ric 14 aprile 2025

      la chiesa cattolica e' finita con PIO XII...

    5. ric 14 aprile 2025

      e non tutti gli ebrei sono semiti..

    6. Nonso 14 aprile 2025

      C'è chi mi vuol bene per davvero.

    7. colzani5 14 aprile 2025

      in verità, pochi ebrei sono semiti.

    8. ric 15 aprile 2025

      non piu' del 15%....

    9. colzani5 17 aprile 2025

      ed il restante 90% sono messianici suprematisti. :-)

    1. Dario Lampa 13 aprile 2025

      Ne vedremo delle belle! "O guappo 'e cartone" sta facendo marcia indietro anche sulla "sua" decisione di migliorare le relazioni con la Russia.

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