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TRE SEMPLICI IDEE PER METTERE FINE AL SOSTEGNO POLITICO AI CRIMINI ISRAELIANI


DI JEAN BRICMONT
Réseau Voltaire

Una strategia della società civile contro l’apartheid e la guerra

Mentre Israele prosegue i suoi bombardamenti contro la popolazione palestinese e i paramilitari del generale Mohamed Dahlan aspettano alla frontiera egiziana l’ordine di entrare a Gaza per massacrare le famiglie di Hamas, l’opinione pubblica europea si sente impotente ad agire. Malgrado la loro grandezza, le manifestazioni si susseguono senza effetti sui responsabili politici.
Il professor Jean Bricmont propone una strategia semplice per cambiare i rapporti di forza in Europa e, in conclusione, per mettere fine al sostegno di cui dispone il regime di apartheid israeliano.

Siamo senz’altro milioni ad assistere, pieni di rabbia e impotenti, alla distruzione di Gaza, sommersi dal discorso mediatico sulla “risposta al terrorismo” e il “diritto di Israele a difendersi”. Ma, come fa notare Robert Fisk, le persone che lanciano razzi al Sud di Israele spesso non sono che i discendenti degli abitanti di quella regione da dove sono stati cacciati nel 1948 [1]. Fintanto che questa realtà fondamentale non sarà stata riconosciuta e questa ingiustizia riparata, non sarà stato detto o fatto nulla di serio in favore della pace.

Ma che fare? Organizzare ancora nuovi dialoghi tra ebrei progressisti e musulmani moderati? Aspettare una nuova iniziativa di pace? Oppure nuove dichiarazioni di Ministri dell’Unione Europea?

Tutte queste commedie non sono durate abbastanza? Coloro che vogliono fare qualcosa si attaccano troppo spesso ad esigenze poco realistiche: invocare la creazione di un tribunale internazionale per giudicare i criminali di guerra israeliani o chiedere un efficace intervento dell’ONU o dell’Unione Europea. Tutti sanno bene che nulla di ciò verrà fatto perché i tribunali internazionali, per fare un esempio, non fanno che riflettere i rapporti di forza nel mondo che sono al momento a favore di Israele. Sono questi rapporti di forza che devono cambiare e ciò non può avvenire che a poco a poco. E’ vero che c’è una “urgenza” a Gaza, ma è anche vero che nulla può essere fatto adesso proprio perché il paziente lavoro che avrebbe dovuto essere stato fatto in passato non è stato svolto.

Delle considerazioni fatte qui sopra, due si pongono sul piano ideologico e una sul piano pratico.

1. Disfarsi dell’illusione secondo la quale Israele è “utile”

Molte persone, soprattutto a sinistra, continuano a pensare che Israele sia solo una pedina nella strategia statunitense, capitalista o imperialista, per il controllo del Medio Oriente. Nulla di più falso. Israele non serve praticamente a nessuno, salvo ai propri fantasmi di potere. Non c’è petrolio in Israele o in Libano. Le cosiddette guerre per il petrolio, del 1991 e del 2003, sono state fatte dagli Stati Uniti senza alcun aiuto israeliano e, nel 1991, con l’esplicita richiesta degli Stati Uniti di non intervento israeliano, che avrebbe fatto crollare la loro coalizione araba. Come “alleato strategico” si può trovare di meglio. Non c’è alcun dubbio che le petro-monarchie filo-occidentali e i regimi arabi “moderati” sono disperati nel vedere Israele occupare senza sosta le terre palestinesi e radicalizzare così buona parte delle loro popolazioni. E’ Israele che, grazie alle sue politiche assurde, ha provocato nel contempo la nascita di Hezbollah e di Hamas e che è indirettamente responsabile di gran parte della crescita dell'”islamismo radicale”.

Bisogna anche capire che i capitalisti, presi nel loro insieme (non ci sono solo i mercanti di armi …), guadagnano molto di più in pace che in guerra: basta vedere le fortune realizzate dai capitalisti occidentali in Cina e in Vietnam da quando vi è pace con questi paesi, in confronto all’epoca di Mao e della guerra del Vietnam. Ai capitalisti importa ben poco sapere di quale “popolo” Gerusalemme sia la “capitale eterna” e, se vi fosse la pace, si precipiterebbero in Cisgiordania e a Gaza per sfruttare una mano d’opera qualificata e senza altri mezzi di sostentamento.

In definitiva, qualunque statunitense preoccupato dell’influenza del proprio paese nel mondo vede bene che alienarsi un miliardo di musulmani per soddisfare i capricci d’Israele non è propriamente un investimento razionale per il futuro [2].

Spesso sono coloro che si considerano marxisti a non voler vedere nel sostegno ad Israele niente altro che una semplice emanazione di fenomeni più generali come il capitalismo o l’imperialismo (Marx stesso era molto più sfumato riguardo la questione del riduzionismo economico). Ma non è rendere un buon servizio al popolo palestinese mantenere tali posizioni – in effetti, il sistema capitalistico, che ci piaccia o no, è un sistema troppo robusto per dipendere in maniera significativa dall’occupazione della Cisgiordania; d’altronde questo sistema sta d’incanto in Sudafrica dopo lo smantellamento dell’apartheid.

2. Liberare la parola non-ebrea sulla Palestina

Se il sostegno a Israele non si manifesta principalmente attraverso interessi economici o strategici, perché questo silenzio e questa complicità? Si potrebbe provare indifferenza nei riguardi di quello che avviene “lontano da casa nostra”. Ciò potrebbe essere vero per la maggior parte della popolazione, ma non per l’ambiente intellettuale dominante che straripa di critiche verso il Venezuela, Cuba, il Sudan, l’Iran, Hezbollah, Hamas, la Siria, l’Islam, la Serbia, la Russia o la Cina. E in tutti questi campi anche le più rozze esagerazioni sono correnti e accettate.

Un’altra spiegazione della docilità verso Israele è il “senso di colpa” occidentale nei confronti delle persecuzioni antisemite del passato, in particolare verso gli orrori della Seconda Guerra mondiale. Al riguardo, viene talvolta fatto notare che i Palestinesi non sono per nulla colpevoli di questi orrori e che non devono pagare per i crimini altrui. E’ vero, ma quello che non viene quasi mai detto e che è però evidente, è che la grande maggioranza dei Francesi, dei Tedeschi o dei preti cattolici di oggi sono anch’essi innocenti quanto i Palestinesi di quello che è accaduto durante la guerra, per il semplice motivo di essere nati dopo la guerra o di averla vissuta ancora bambini. Il concetto di colpa collettiva era già molto discutibile nel 1945, ma l’idea di trasmettere questa colpa ai discendenti è un’idea quasi religiosa.

Ciò che è curioso, d’altra parte, è che al momento in cui la Chiesa cattolica ha abbandonato l’idea del popolo deicida, cominci ad imporsi quella di una responsabilità quasi universale di fronte al giudeicidio. Ma questa “colpa” giustifica un’enorme ipocrisia. Si ritiene che ci si senta tutti colpevoli dei crimini del passato, verso i quali, per definizione, non potevamo fare nulla, ma quasi per niente colpevoli dei crimini dei nostri alleati statunitensi e israeliani che si compiono al giorno d’oggi, davanti ai nostri occhi, e dai quali come minimo ci si potrebbe dissociare con chiarezza. E, anche se viene affermato senza sosta che il ricordo dell’olocausto non giustifica la politica israeliana, è evidente che è tra le popolazioni maggiormente colpevolizzate da tale ricordo (i Tedeschi, i Francesi e i cattolici) che tale silenzio è più forte (contrariamente a neri, arabi e Britannici).

Quanto detto è una banalità, ma una banalità che non è facile a dirsi, perciò bisogna ripeterla fino a quando non sia riconosciuta come tale se si vuole che i non-ebrei possano esprimersi liberamente sulla Palestina. Forse il migliore slogan da innalzare nelle manifestazioni sulla Palestina non è “Siamo tutti Palestinesi” – slogan bene intenzionato ma che non riflette affatto le realtà della nostra situazione e della loro – ma piuttosto: “Non siamo colpevoli per l’olocausto”. In questo, condividiamo effettivamente qualcosa con i Palestinesi.

Ma la principale ragione del silenzio non può essere unicamente il senso di colpa, che è artificiale, ma la paura. Paura della maldicenza, della diffamazione, o di processi in cui l’unico capo d’imputazione è sempre lo stesso, l’antisemitismo. Se non siete convinti, prendiamo un giornalista, un uomo politico o un editore, chiudiamoci con lui in una stanza dove possa verificare che non ci sono telecamere nascoste né microfoni, e domandiamogli se dice pubblicamente tutto quello che pensa veramente d’Israele e, se non lo dice (a mio avviso, la risposta più probabile), perché tace? Perché ha paura di nuocere agli interessi dei capitalisti in Cisgiordania? Di indebolire l’imperialismo statunitense? O, ancora, di danneggiare le quotazioni o il flusso del petrolio? Oppure, al contrario, ha paura delle organizzazioni sioniste, delle loro persecuzioni e delle loro calunnie?

Mi sembra evidente, dopo dozzine di discussioni con persone d’origine non-ebrea, che la risposta giusta è l’ultima. Si tace quello che si pensa dello Stato che si definisce “Stato ebraico” per paura di essere trattati da antisemiti. Questo sentimento è ancora rafforzato dal fatto che la maggioranza delle persone scioccate dalla politica israeliana provano realmente orrore per quello che è successo durante la Seconda Guerra mondiale e sono davvero ostili all’antisemitismo. A causa di tutto ciò, quasi tutti hanno interiorizzato l’idea che il discorso su Israele e, ancor di più, sulle organizzazioni sioniste, costituisce un tabù da non infrangere, ed è questo che mantiene un clima di paura generalizzato. Si può d’altronde notare che in generale sono quelli che in privato danno “consigli d’amico” (stai attento, nessuna mescolanza, non esagerare, islamismo …, estrema destra … Dieudonné *, ecc.) ad essere i primi a dichiarare pubblicamente che non hanno paura di niente e che le pressioni non esistono. Evidentemente, perché riconoscere la paura sarebbe il mezzo migliore per cominciare a liberarsene.

Di conseguenza, la prima cosa da fare è combattere questa paura. Questo non è sempre capito dai militanti della causa palestinese perché, con la loro stessa azione, dimostrano che loro non hanno paura. Spesso si tratta di persone fedeli e che non brigano per posizioni di potere nella società. Tuttavia, essi dovrebbero immaginarsi al posto di coloro che occupano o aspirano ad occupare tali posizioni (e che, di conseguenza, sono in grado di influenzare le posizioni politiche) e che sono, proprio a causa delle loro ambizioni, vulnerabili all’intimidazione. Il solo modo di procedere è creare un clima di “disintimidazione”, sostenendo ogni uomo politico, ogni giornalista, ogni scrittore che osa scrivere una frase, una parola, una virgola, di critica ad Israele. Bisogna farlo a 360°, senza limitarsi a sostenere le persone che hanno una posizione “corretta” su altre questioni (secondo l’asse destra-sinistra), o che hanno posizioni “perfette” sul conflitto.

In conclusione, piuttosto che parlare di “sostegno” alla causa palestinese come fanno molte organizzazioni, sostegno che non otterrà mai, per quanto ciò sia deplorevole, l’adesione della maggioranza della popolazione dei nostri paesi, si dovrebbe presentare la questione palestinese dal punto di vista degli interessi ben compresi della Francia e dell’Europa. In effetti, non abbiamo alcuna ragione di alienarci il mondo arabo-musulmano o di vedere aumentare l’odio verso l’Occidente, ed è per noi catastrofico creare un conflitto di più con quella parte della popolazione “proveniente dall’immigrazione” che spesso simpatizza con i Palestinesi. Al riguardo, notiamo che non è stato predicando un indefettibile sostegno a Israele che i sionisti hanno avuto successo, ma piuttosto con un lento lavoro di identificazione tra la difesa dell’Occidente (in materia di approvvigionamento petrolifero o di lotta contro l’islamismo) e quella d’Israele (si può d’altronde rammaricarsi che molti discorsi di sinistra sull’utilità di Israele per il controllo del petrolio, così come i discorsi laici sull’Islam, rinforzano questa identificazione).

3. Riguardo alle iniziative pratiche, si riassumono in tre lettere: BDS (Boicottaggio, Disinvestimenti, Sanzioni)

L’esigenza di sanzioni è rilanciata dalla maggior parte delle organizzazioni pro-palestinesi [3], ma essendo questo tipo di misure una prerogativa degli Stati, tutti sanno che ciò non si farà a breve termine. Le misure di disinvestimento sono prese sia dalle organizzazioni che hanno denaro da investire (associazioni sindacali, chiese) ed è quindi una decisione che spetta ai loro membri, sia da imprese che collaborano strettamente con Israele e che non cambieranno la loro politica se non in seguito ad azioni di boicottaggio, il che ci porta alla discussione di questa forma di azione, che è rivolta non solo ai prodotti israeliani ma anche alle istituzioni culturali e accademiche di questo Stato [4].

Notiamo che questa tattica è stata utilizzata contro il Sudafrica e che le due situazioni sono molto simili: il regime dell’apartheid e Israele sono (o erano) dei pilastri del colonialismo europeo che accettano a malincuore (contrariamente alla maggior parte delle nostre opinioni pubbliche) il fatto che questa forma di dominazione sia superata. Le ideologie razziste sottostanti ai due progetti li rendono insopportabili alla maggioranza dell’umanità e creano odi e conflitti senza fine. Si potrebbe anche dire che Israele non è altro che il Sudafrica più la strumentalizzazione dell’olocausto.

Nel caso del boicottaggio culturale e accademico, viene talvolta obiettato che ci sarebbero vittime innocenti, bene intenzionate, che desiderano la pace, ecc. argomento d’altronde già utilizzato all’epoca dell’Africa del Sud (e lo stesso argomento potrebbe essere sollevato a proposito dei lavoratori delle imprese vittime del boicottaggio economico). Ma Israele stesso riconosce che ci sono vittime innocenti a Gaza, il che non gli impedisce affatto di ucciderle. Quanto a noi, non proponiamo di uccidere nessuno. L’azione di boicottaggio è perfettamente civile e non violenta; tuttavia, anche una tale azione può provocare danni collaterali, gli artisti e gli scienziati bene intenzionati che sarebbero vittime del boicottaggio.

Questo tipo di azione è paragonabile all’obiezione di coscienza all’epoca della leva obbligatoria o ad una azione di disobbedienza civile – Israele non rispetta alcuna risoluzione dell’ONU che lo riguardi, e i nostri governi, lungi dal prendere delle misure per farle applicare, non fanno altro che rinforzare i loro legami con Israele; abbiamo il diritto in quanto cittadini (la cui opinione, anche non udibile, è probabilmente maggioritaria e lo sarebbe senz’altro se potesse avere luogo un dibattito aperto) di dire NO.

La cosa importante nelle sanzioni, particolarmente a livello culturale, è precisamente il loro aspetto simbolico (e non esclusivamente economico). Ai nostri governi va detto: non accettiamo la vostra politica di collaborazione, e ad Israele che ha scelto di essere uno Stato al di fuori della legge internazionale.

Un argomento frequente contro il boicottaggio è che esso è respinto da Israeliani progressisti e da un certo numero di Palestinesi “moderati” (anche se è sostenuto dalla maggioranza della società civile palestinese). Ma, principalmente, la questione non è di sapere cosa vogliono loro, ma quale politica estera vogliamo noi per i nostri paesi. Il conflitto arabo-israeliano supera di molto l’ambito locale e acquista un senso mondiale: di più, coinvolge il problema fondamentale del rispetto del diritto internazionale. Noi, Occidentali, possiamo perfettamente volere unirci al resto del mondo che rifiuta la barbarie israeliana e già questa è una ragione sufficiente per incoraggiare il boicottaggio.

Jean Bricmont

Figura di spicco del movimento anti-imperialista, Jean Bricmont è professore di fisica teorica all’Università di Lovanio (Belgio). Ha pubblicato Imperialisme humanitaire. Droits de l’homme, droit d’ingérence, droit du plus fort? (Editions Aden, 2005).

NOTE

[1] « Remettre dans son contexte le tir de représailles sur Najd (Sderot) », di Um Khalil, The International Solidarity Movement, 15 novembre 2006.

[2] Per una discussione più dettagliata delle vere ragioni dell’aiuto statunitense a Israele, si veda John J. Mearsheimer, Stephen M. Walt, La lobby israeliana e la politica estera degli USA, Asterios, 2007.

[3] « Cessons de tergiverser : il faut boycotter Israël, tout de suite ! », di Virginia Tilley ; « Aucun État n’a le droit d’exister comme État raciste », intervista a Omar Barghouti di Silvia Cattori, Réseau Voltaire, 6 settembre 2006, 6 dicembre 2007. [“Nessuno Stato ha il diritto di esistere come Stato razzista”, Comedonchisciotte.org, 22 gennaio 2008]

[4] Per una buona risposta alle principali obiezioni sollevate a proposito di questa tattica, si veda Naomi Klein, « Israel: Boycott, Divestment, Sanction », The Nation, 26 gennaio 2009 [la versione italiana si trova su http://www.tlaxcala.es/pp.asp?reference=6835&lg=it]

* Nome d’arte di Dieudonné M’bala M’bala, attore e umorista francese.
Le sue prese di posizione politiche e le sue affermazioni sugli ebrei e la Shoah hanno provocato numerose reazioni, procedimenti giudiziari e condanne per antisemitismo (Wikipedia.)

Titolo originale: “Trois idées simples pour mettre fin au soutien politique aux crimes israéliens ”
Fonte: www.voltairenet.org
Link: http://www.voltairenet.org/article158980.html
11.01.2009

Scelto e tradotto per Comedonchisciotte.org da MATTEO BOVIS

Pubblicato da

  • portoBF

    Mettere fine al sostegno all’entità soinista anche per questo:

    Chiedono l’indirizzo di un cittadino italiano per ucciderlo
    di Miguel Martinez
    Ewa Jasiewicz, giovane volontaria polacca dell’International Solidarity Movement (ISM), che ha avuto il coraggio di restare a Gaza per aiutare i feriti.

    Il sito sionista Stop the ISM – messo in piedi da un certo Lee Kaplan – ne pubblica la foto con questa spiegazione:
    “A picture of Ewa is below. If you know of her exact location, please email us at [email protected] so we can target and take her out once and for all.”
    In alternativa, sempre se volete farla uccidere, potete telefonare direttamente all’esercito israeliano:

    “ALERT THE IDF MILITARY TO TARGET ISM
    Number to call if you can pinpoint the locations of Hamas with their ISM members with them. From the US call 011-972-2-5839749. From other countries drop the 011.
    Il sito presenta anche la foto del cittadino italiano, Vittorio Arrigoni.

    Se vuoi uccidere un italiano telefona allo 00972-2-5839749
    di Miguel Martinez
    Abbiamo segnalato la richiesta da parte dell’organizzazione di un certo signor Lee Kaplan di dati utili per l’uccisione del cittadino italiano Vittorio Arrigoni, nonché di cittadini di vari altri paesi europei.

    No dico, se lo avesse fatto un musulmano, sarebbe stata la notizia di apertura di tutti i telegiornali. Invece, possiamo essere certi che Lee Kaplan non avrà problemi nemmeno a venire in vacanza in Italia. Magari lo vedremo in televisione, intervistato come l’Esperto Americano di turno.

    Continuando le ricerche sul commissionatore (si dice così?) di omicidi, vedo che il signor Lee Kaplan dirige un’associazione chiamata DAFKA che paga studenti a tempo pieno per “riprendere le nostre università con la verità” contrastando la “disinformazione antiamericana e antisraeliana”.

  • virgo_sine_macula

    Penso che se in israele hanno visto l’ultima puntata di annozero vittorio arrigoni passera’ in seconda posizione come bersaglio italiano piu’ ricercato dall’esercito ebraico.

  • virgo_sine_macula

    Le sanzioni contro Israele all’onu non passeranno mai visto che gli usa
    hanno il diritto di veto a tutte le risoluzioni:quando anche dovessero passare,sanzioni,embarghi e boicottaggi non servono a frenare le mire imperialistiche di uno stato espan-sionista(aggettivo molto calzante).
    Gli stati che praticano una politica imperialista non si fanno certo fermare da simili misure,esempio tipico fu la Germania di Hitler che si pote’ fermare solo con la forza.Arabi ed ebrei si fanno la guerra da oltre
    60’anni e anche se adesso si arrivasse ad un cessate il fuoco sarebbe una misura temporanea e l’incendio sarebbe pronto a divampare nuovamente alla prima occasione:non facciamoci soverchie illusioni,l’unico modo di fermare per sempre questo insensato ed efferato eccidio sarebbe mettere lungo tutti i confini di Israele una forza di interposizione composta da caschi blu ma temo che la cosa non sia al momento fattibile.Entrambi i contendenti mi sembrano per ora intenzionati a scannarsi l’un l’altro.

  • sacrabolt

    Il sito della dafka (www.dafka.org) è stato cancellato. Ci sono ancora alcune informazioni interessanti nella cache di google, come per esempio i nomi dei collaboratori di Kaplan.

    Non so se questo sia grazie al nostro ministero degli esteri che ha ascoltato le denuncie di istigazione all’omicidio per Arrigoni.

    Credo che debka e stoptheism siano iniziative di qualche sionista isolato e che israele ha considerato essere controproducenti per l’immagine…verso gli italiani, sia chiaro, non credo che se ne sbatta dell’immagine verso il mondo arabo.

  • Erwin

    Esiste un solo mezzo per far cadere la COMPLICITA’ internazionale con l’entità sionista di Palestina.

    Far sapere al MONDO intero che l’EBREO NON ha mai subito il preteso olocausto !

    Quella è l’ARMA che usano da 63 anni! DISATTIVATA quell’arma si ritroveranno il mondo contro….come sempre ! ______________www.thule-toscana.com

  • nessuno

    Vuoi distruggere gli ebrei? Devi toccarli nei soldi.
    Sono loro che hanno in mano il sistema finanziario mondiale, distruggi il loro sistema di strozzinaggio e sono niente.
    Purtroppo ora hanno tutto in mano loro se tu tiri le file di banche,multinazionali ecc.alla fine arrivi sempre agli stessi nomi sono pochi con una moltitudine di servi e per primi i più lecchini sono politici di destra.
    Dopo 63 anni di martellamento propagandistico se tocchi l’olocausto(preteso) anche i gentili ti danno addosso.
    Ti sei fissato su un punto che ti rende perdente in partenza

  • geopardy

    L’analisi che fa JEAN BRICMONT può essere abbastanza fondata per quanto riguarda l’Europa ed è giusto il suggerimento di definirsi estranei all’Olocausto, personalmente l’ho già applicato nel mio bliog, ma non spiega l’accanimento statunitense che, contrariamente all’Europa (la quale, ci tengo a ricordare, tutta ha terribilmente sofferto per il nazismo e non solo la componente ebraica), vanta semmai un grosso credito e non un presunto debito rispetto agli ebrei.
    Non spiega neanche il fatto del motivo per cui la GB già nel lontano 1918 decretò la nascita dello stato d’israele.
    Comunque concordo nella linea della totale discolpa nei confronti dell’Olocausto, senza sollevare polemiche sul fatto se lo sia stato o no.

  • Erwin

    Andare a toccare i “soldi” è come andare a far guerra ad israele coi Kassam ed i sassi!
    Da suicidio !
    O peggio da criminali (riferito ad Hamas).

    No , così non va!

    Ricordiamo che il Leone attacca mai il branco,ma solo elementi isolati… e vince!

    Nessun dubbio che la forza dell’ebreo sta negli ebrei sparsi per il mondo e nei suoi servi di “potere”,di dx o sin ,non vi è differenza. Vivono delle briciole che cascano dal tavolo degli eletti mentitori.
    Come i cani.

    Se TUTTI mi danno adosso non significa che stia sbagliando mira!
    Anzi !
    Significa solo che molti non hanno facoltà di libero pensiero ed arbitrio!

    Personalmente mi è indifferente vincere o perdere…

    http://www.thule-toscana.com

  • Erwin

    La dichiarazione Balfur è stato il pagamento della “cambiale” contratta dal governo inglese con elementi sionisti che “facilitarono” la decisione USA sull’ entrare in guerra .

  • Eracle

    Bisogna boicottare anche chi appoggia il regime sionista, in qualunque parte del mondo si trovi.
    Chi di noi comprerebbe la merce di un commerciante che appoggia pubblicamente gli omicidi della camorra ?
    Chi di noi comprerebbe la merce di un commerciante che è iscritto ad una associazione di difesa della mafia ?

    Per combattere un nemico, occorre prima di tutto individuarlo con precisione e capirne la struttura.
    Fatto questo, occorre indebolirlo colpendo prima le sue parti più esposte.

  • Killyouridols

    ma vai a mungere le capre che fai miglior figura.

  • alverman

    Bene, in questo modo Santoro ha controbilanciato tutto il resto dell’informazione italiana che è a favore di sion.

  • reza

    Al mondo resta di decidere da che parte stare, quella dell’umanità e del diritto internazionale, o quella del nazisionismo e delle sue barbarie contro i civili palestinesi e contro i 402 bambini che ha uccisio l’esercito dei terroristi chiamato Tshal .
    A conti fatti, dopo che Israele in diretta mondivisione ha dichiarato “cessate il fuoco unilaterale”, per una guerra unilaterale che aveva iniziato contro il Popolo palestinese, Hamas ha rifutato questa propaganda israeliano ed ha stabilito un ultimatum di solo una settimana a Israele; o entro una settimana ritiri i tuoi terroristi da Gaza, o li massacreremo ancora fino all’ultimo, Già!
    Ma voi sapete come è andato in realtà questa guerra, vabbene, ci sono stati oltre mille morti tra i civili palestinesi e solo tre tra quelli israeliani, ma i militari ?
    Fonti di Hamas fanno sapere di avere ucciso fino a ieri pomerriggio 352 militari israeliani e di avere preso negli stessi combattimenti 185 propri militanti.
    Ieri pomerriggio Hamas ha lanciato 31 razzi qassam su Israele, ma Olmert nella sua propaganda in mondo visione ha detto che “abbiamo raggiunto gli obiettivi”!!! , tra gli obiettivi di questo criminale vi era quello di 2metere fine ai lanci di razzi qassam”, ma nemmeno una rampa di lancio dei vari gruppi palestinesi è stato distrutto in questa guerra !
    Quali erano altrii obiettivi di questo criminale e i suoi complici ?
    “distruggere Hamasa” avevan detto Livni, Barak e Olmert!
    Hamas sta li ancora più forte tra i palestinesi e molto più riconosciuto ora che prima nel mondo, nel mondo islamico, e nel mondo ararbo.
    Allora l’obiettivo principale di questi criminali era quello di uccidere oltre mille civili di cui oltre 400 bambini tra i palestinesi ?
    Sembra proprio di si, è la stessa cosa che hanno fatto in Libano nell’2006 quando erano andati per “distruggere Hezbollah” invece hanno preso calci in bocca da questo ma per vendicarsi, da criminali vigliacchi quali sono, hanno ucciso 1500 civili libanesi.
    Il risultato finale; quella cosa che permette a Olmert di cercare di stare a sellla come “vincitore” in occidentevisione dichiarando “cessate il fuoco unilaterale” è la continuazione della propaganda sionista di cui l’intero occidente è vittima, complici i media e i politici, mentre Hamas, quel “gruppetto” che Israele terrorista chiama “terrorista”, a questo terzo esercito dei criminali del mondo li ha suonato cosi fortemente che non sanno da che parte lo hanno preso e poi, dopo aver combattuto con onore uccidendo solo i militari, ma aver subito una perdità ingente di vite dei civili oggi è Hamas che stabilisce ultimatum a Israele e non viceversa.

    Non credo che da questa cosa Israele potrà uscire come nel passato e nemmeno come ha potuto nascondere tutto delle sue perdite nell’2006, no, questa volta no, e non resterà impunita come nel passato; Barak, Livni,Olmert e i generali israeliani che hanno causato la morte di quei civili palestinesi lo pagheranno, questa volta lo pagheranno, saranno processati , saranno condannati e la loro condanna sarà eseguito pienamente.

    Quei falsi “profeti” della “democrazia” e della “libertà”, quei traditori dell’umanità in giacca e cravatta che in questi giorni hanno sostenuto i crimini di nazisionisti incolpando Hamas dell’assassinio in diretta di oltre mille civili innocenti morti sotto le bombe nazisioniste di cui 402 bambini, i vari Frattini, Sarkozy, Gasparri, e tutta la ciurma nazisionista che sta portando l’umanità verso una nuova schiavitù,sono tutti complici di questi criminali nazisionisti e saranno condannati dalla storia e dalla giustizia che l’umanità chiede con il proprio grido di libertà .

  • marimari

    in cambio di cosa o per quale debito?

  • afragola

    Il braccio militare del FPLP salute il leader Said Siyam divenuto martire
    l’omicidio rafforzerà solo il nostro sentiero di resistenza
    (17 gennaio 2009)

    Il 15 gennaio 2009, l’esercito d’occupazione, come parte dei suoi persistenti crimini contro il nostro popolo, ha assassinato il leader Said Siyam, ministro degli Interni a Gaza. “Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) saluta il leader Siyam divenuto martire, entrato così a far parte della costellazione di martiri e leader del nostro popolo uccisi dall’occupante e dal nemico, ha detto il compagno Maher Taher, membro del FPLP e leader della sua sezione in esilio. Questo omicidio, ha detto Taher, sarà solo benzina sulle fiamme della nostra resistenza.

    Il fratello, la cognata, il nipote di Siyam e altri sei palestinesi sono stati uccisi nell’attacco in una giornata che ha registrato sanguinosi assalti delle forze d’occupazione contro il nostro popolo, che continua a rispondere con tenacia, determinazione e resistenza. Il 15 gennaio 2009, le Brigate Abu Ali Mustafa (AAMB), braccio armato del FPLP, hanno riportato che sono attivamente impegnate in battaglia contro le forze di occupazione nei pressi della periferia di Tal el-Hawa, dove, insieme alla Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, hanno fatto esplodere un’autobomba vicino a carri armati e forze speciali israeliane, causando perdite tra le forze d’occupazione. Le AAMB stanno partecipando energicamente alla resistenza nella zona, dove l’occupante ha bombardato e circondato l’ospedale Al-Quds, usando come bersagli civili feriti, le loro famiglie e lavoratori della sanità. I combattenti delle AAMB stanno difendendo in battaglia il nostro popolo contro quest’attacco furioso e non permetteranno che questi crimini passino!

    Il 15 gennaio, le AAMB, con cariche d’esplosivo, hanno distrutto completamente un tank, ferendo i soldati che erano dentro, e sono poi riuscite a scappare dall’attacco aereo israeliano che aveva come scopo colpire la resistenza. Inoltre, lo stesso giorno le AAMB hanno riferito che stanno continuando a colpire carri armati e veicoli militari con piccoli missili e cariche di esplosivo, danneggiando seriamente molti di questi obiettivi e causando perdite tra i soldati invasori. Sempre il 15 gennaio, le AAMB hanno sostenuto di aver colpito Sderot, Asquelan e Bir Saba con missili Grad e Sumoud.

    Hanno esploso due missili Grad contro la colonia di Sderot e Bir Saba occupata anche mercoledì 14 gennaio, così come hanno bombardato con colpi di mortaio un convoglio di carri armati israeliani ad est di al-Zaytoun e lanciato due missili Sumoud contro Nahal Oz. Cecchini delle AAMB hanno colpito, ferendoli, soldati occupanti ad est di Rafah. Ancora, il 14 gennaio, hanno minato una fossa con cinque cariche d’esplosivo, colpendo alcuni carri armati e alcuni veicoli delle forze speciali ad est di Jabalya, causando seri danni a diversi di essi.

    Abu Wadih, portavoce delle AAMB, in un’intervista con Al-Jazeera, ha affermato che le Brigate sono inserite nella coordinata resistenza palestinese, sostenendo che le organizzazioni palestinesi sono impegnate in dure ed eroiche battaglie e che i piani dell’occupazione falliranno di fronte al coordinamento di tutte le forze militari palestinesi. Abu Wadih ha elogiato la forza e la fermezza della resistenza palestinese, dinanzi a tutti i tipi di armi e macchine da guerra statunitensi – F16, elicotteri Apache, carri armati tecnologicamente all’avanguardia, navi da guerra e l’uso di armi vietate come quelle al fosforo bianco. Essa continua a resistere e a difendere il popolo palestinese contro quest’offensiva furiosa e continuerà ad ottenere vittorie malgrado la notevole disparità di forze in campo.

    Tratto da: http://www.pflp.ps/english/
    Traduzione a cura del Collettivo Autorganizzato Universitario – Napoli
    [email protected]
    http://cau.noblogs.org

    Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP)

    fonte: [email protected]

    in questo scritto ci sono riportate alcune azioni fatte dalla resistenza …quindi non è’ andata come ci dicono i supermen israeliani

  • virgo_sine_macula

    Torna nei centri sociali ah ah ah ah

  • idea3online

    Un altro aspetto per confermare che il Dio non è rappresentato da Israele ai nostri giorni è questa notizia:
    Anche Israele si unisce ai pochi Paesi che riconoscono il diritto di adozione a coppie omosessuali, come Spagna, Canada, Olanda e qualche stato degli Usa.
    Israele che dice di rappresentare Dio si è dimenticato che la Legge di è contraria a questo stile di vita…

    http://vitadicoppia.blogosfere.it/2008/04/israele-consente-la-prima-adozione-ad-una-coppia-omosessuale.html

  • portoBF

    Potrei mungere tua madre e tua moglie se vuoi, cabron.

  • portoBF

    certo che hai una fantasia,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,idiota!

  • paolapisi

    Jean Bricmont si definisce “figura di spicco del movimento anti-imperialista”, e in effetti in un non lontano passato lo era. Ora ha scritto un bell’articolo in cui sostiene apertamente e senza un barlume di vergogna che bisogna opporsi ad Israele in nome degli interessi del capitalismo e dell’imperialismo, seguendo la triste strada inaugurata dall’altro ex-antimperialista e ora apologeta del Pentagono James Petras. A parte che Bricmont può dire quello che gli pare, ma Israele rappresenta (o almemo ha rappresentanto per 60 anni, ora le cose potrebbero cambiare) l’avamposto degli interessi imperialisti in medio-oriente, l’argomento Bricmont-Petras è in sè politicamente aberrante e oserei dire abominevole. Avevo già notato che certi personaggini stranno usando i crimini israeliani come lavacro di quelli, assai peggiori, sul piano quantitativo, e quantomeno identici sul piano qualitativo, degli USA. Non per fare i conti della serva, ma per guardare solo i fatti più recenti lo stato sionista ha massacrato 1300 palestinesi a gaza e nella guerra contro l’Iraq sono stati fatti fuori 1.300.000 iracheni (1000 volte tanto) e creati 4.500.000 di profughi (oltre alla cancellazione totale dello stato iracheno). In Afghanistan manco si ha un conteggio delle vittime, ma sicuramente l’ordine è delle centinaia di migliaia. E Iraq e Afghansitan sono letteralmente tappezzati di uranio impoverito. Naturalmente nella logica dei Bricmont e dei Petras i morti iracheni contano poco e quelli afghani assolutamente niente.