Sul Coronavirus ormai è censura dichiarata.

Riceviamo questa lettera da Paolo Becchi e Giovanni Zibordi in merito alla dichiarazione del ‘comitato di redazione dei giornalisti del Sole 24 Ore‘ posta al fondo del loro articolo, in cui si manifesta l’intento evidente di screditare non solo la tesi espressa nell’articolo, ma anche gli autori stessi. Alla luce di questo e di altri segnali, come l’esposto del Patto Trasversale per la Scienza contro Byoblu.com, ci sembra giusto diffondere quanto più possibile questa lettera. I fatti dimostrano che i media e le istituzioni non accettano nessun pensiero critico riguardo alla crisi Coronavirus. La peoccupazione riguardo la possibile censura definitiva su questo tema si sta ormai trasformando in una reale inquietudine.

 

Caro ComeDonChiscotte,

poiché il vostro sito ormai è rimasto uno dei pochi luoghi di libertà ci consenta qualche precisazione.

Il nostro articolo sul Sole24ore ha scandalizzato il CdR che ha emesso un comunicato in cui lamentava che il direttore non lo ha rimosso perché avanzava il dubbio che il totale dei decessi, a livello nazionale, da inizio anno non fosse in realtà variato rispetto agli altri anni.

Questo è un fenomeno rilevato su Reuters questa settimana, in un reportage che nota la sparizione dei decessi per polmonite e influenza “normale” in Europa e indicava che in diversi paesi i decessi in più da Covid-19 sono come numero inferiori ai decessi in meno da polmonite invernale per cui il totale è più basso.

Ad es. in Francia questo fenomeno è stato documentato da Didier Raoult capo dell’Istituto di malattie infettive di Marsiglia e top epidemiologo al mondo (come risulta in una classifica stilata sulla base di 1,800 pubblicazioni in questo campo). Il 15 aprile Raoult ha mostrato dei dati completi della Francia da cui risulta che, per ora, la mortalità di questa stagione di influenza e polmonite è un poco inferiore a quella degli anni passati. Ne hanno parlato tutti i media francesi riportando la sua tesi di fondo: il Covid-19 non è una emergenza se si guarda ai dati di tutti i morti di tutto l’anno. Raoult appartiene al partito degli epidemiologi contrari al “Lockdown”, che definisce “medievale” e ha appena sostenuto in questa intervista che per quello che riguarda la regione in cui lavora l’epidemia sta scomparendo con la primavera.

In Europa dunque si discute liberamente, da noi è successo il finimondo per un articolo finito sul Sole 24ore nel quale si avanzava solo un dubbio.

In Italia l’Istat pubblica dei dati  aggiornati  solo di un campione di 19 città, ma i dati completi nazionali? I decessi attribuiti al Covid-19 sono pubblicati ogni giorno per tutta l’Italia, ma i decessi totali giornalieri o mensili no. Se vuoi sapere il totale da inizio anno o durante la stagione e non solo i morti in Lombardia, a Piacenza e alcune altre province del Nord in marzo attribuiti al Coronavirus devi fare delle stime e noi ci abbiamo provato.

Questo è un dato importante perché tutta l’Italia è stata chiusa e il nostro “lockdown” è il più rigido di tutto il mondo. Se i morti sono allora decine di migliaia di più della media storica il “lockdown” stile Wuhan si può giustificare, ma se sono nel range di variazione annuale che in Italia è tra 625mila e 650mila morti l’anno, allora tutto il “lockdown” che sta distruggendo l’economia si giustifica molto meno. Questa la tesi che abbiamo sostenuto e per l quale siamo stati sottoposti al linciaggio.

Vediamo i dati italiani meglio. Idealmente si dovrebbe includere i dati di dicembre come ha fatto Raoult, ma l’Istat fornisce dati per gennaio-aprile e abbiamo citato quelli, che per i 4 anni precedenti risultano essere di media 232mila decessi. Quanti sono allora i decessi dal 1 gennaio a fine aprile (stimabili) nel 2020? Finora l’unico dato pubblicato è quello del sito Worldometers.info che tanti citano per dati del Coronavirus a livello mondiale e nella sua versione italiana stima alla data di oggi circa 203 mila morti da inizio anno. Gli statistici che curano questo sito indicano che usano un loro algoritmo per estrapolare i dati e lo fanno dal 2009 per i principali dati italiani senza che finora nessuno li abbia mai contestati che si sappia.

Non siamo riusciti a sapere come estrapolino i dati e li abbiamo citati lo stesso perché appunto è l’unico dato cumulativo a livello nazionale che finora trovi disponibile.  Ne abbiamo parlato su Twitter e su Cobraf.com per giorni e l’Istat  ha mandato un generico “fact checking” che rimandava al loro solito campione di 19 città e abbiamo allora inviato il pezzo al Sole24 ore.

L’Istat 4 giorni fa ha pubblicato – evidentemente per risponderci – un nuovo campione in cui però ha selezionato solo Comuni – guarda caso – in cui la mortalità da marzo fosse più alta del 20%, per cui ovviamente non era rappresentativo a livello nazionale.

Bisognerebbe quindi estrapolare dai dati del campione di 19 città (tra cui Milano, Brescia, Padova, Verona, Trento, Torino, Bologna, Roma, Ancona, Palermo, Catania ecc) che è l’unico aggiornato e si trova qui: Andamento della Mortalità Giornaliera (SiSMG) nelle città italiane in relazione all’epidemia di Covid-19.

Leggendolo si trova che dall’inizio dell’epidemia, cioè da marzo fino a circa il 10 aprile (a seconda delle città), si rilevano 4mila morti in più della media, 3500 al nord e 500 circa al centro sud. Quindi una “mortalità eccessiva” su un periodo di circa 40 giorni di 4mila decessi. Si legge anche che nel periodo precedente a marzo la stagione di polmoniti era stata più tenue del solito per cui si erano verificati meno morti (cosa rilevata ovunque, anche in USA o UK o Francia come notato sopra).

Quindi su un campione di 19 città che dall’inizio dell’epidemia hanno 4mila morti “in eccesso” della media bisogna estrapolare il totale nazionale e poi anche il totale da inizio anno e ipotizziamo che il totale dei decessi a livello nazionale sia il triplo, cioè 12mila morti, tenendo presente che mancano Bergamo, Lodi, Cremona, Piacenza, Genova che sono città molto colpite da marzo, ma nel nord stesso città come Mantova, Como, Ferrara e la Romagna, Friuli e buona parte della Liguria e Piemonte non sono paragonabili come incidenza del Covid-19 e poi che nel centro sud la differenza con gli altri anni è minima (intorno al 5%).  Dobbiamo inoltre togliere forse 1,000 o 2,000 per tenere conto di gennaio e febbraio che erano più “tenui”. Dobbiamo infine ricordare che il totale nazionale per gennaio-aprile è secondo l’Istat di 232mila decessi in media negli anni precedenti. Quindi avremmo un impatto di 10-11mila decessi da inizio epidemia nel contesto di una stagione che gira intorno a 232 mila morti di solito.

Lo studio più citato sulla mortalità in eccesso della stagione invernale 2012-2017 a cui ha partecipato anche Ricciardi indica un range di variazione stagionale tra 8mila e 26mila decessi l’anno, dovuti quasi tutti a polmoniti e influenza. Ma come notano tutti all’estero, e in Italia lo scriviamo solo noi, questo inverno questi morti sono molti meno della media. È possibile quindi che, come notato da Reuters, i minori decessi da polmonite “normale” compensino quelli da Coronavirus e il totale della mortalità quest’anno sia nella media?

In parole povere tutti pensano che i 24mila decessi da Coronavirus si aggiungano al totale dei morti, ma non sembra vero, il totale da inizio anno o da dicembre forse non è cambiato. Non abbiamo certezze, avanziamo un dubbio.

La risposta definitiva in Italia non l’avremo fino ad agosto quando l’Istat pubblica i dati totali, ma in Francia ce l’abbiamo già ed è esattamente così: il Coronavirus non ha fatto aumentare la mortalità della stagione.

Anche estrapolando dai 4mila decessi che indica il Ministero da inizio epidemia sul campione di 19 città, avremmo però un valore di 10 o 12mila morti in più (finora) che rientra nel range stagionale di variazione (che ripetiamo è in media di 18mila morti per il periodo 2012-2018 in Italia).  Se poi includendo i dati da dicembre o gennaio si nota una diminuzione per altre cause di polmonite a livello nazionale, allora nel suo complesso non si comprende perché stiamo chiudendo tutto da mesi.

Il fatto che in Francia sulla base di dati completi si è dimostrata questa tesi ci conforta nel pensare che bisogna discuterne e che potrebbe valere anche per noi. Perché se quest’anno anche in Italia non sta in realtà morendo più gente degli altri anni (complessivamente e da inizio anno), non esiste un’ emergenza di proporzioni tali da giustificare la perdita delle libertà fondamentali, la distruzione dell’economia italiana, la perdita del 10% del PIL e la creazione di miseria e disperazione.

Paolo Becchi e Giovanni Zibordi

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