SILENZIO-ASSENSO PER IL TRAFFICO DELLE PARTI DI RICAMBIO

SILENZIO-ASSENSO PER IL TRAFFICO DELLE PARTI DI RICAMBIO

DI NICOLETTA FORCHERI

mercatoliberotestimonianze.blogspot.com

Dal traffico degli stupefacenti e delle armi, al traffico delle persone e dei disperati, adesso vi è il traffico dei nascituri (con scelta eugenetica del tipo di bambino desiderato magari sul net, pagando una "banca" del seme) e, soprattutto, il traffico dei pezzi di ricambio.

Commenti (7)

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    1. albertgast 13 aprile 2009

      Era ed è un grosso ospedale di una civilissima città del nord. Io non propongo niente in nessun caso, propongo solo che ognuno di noi sia libero di scegliere cosa fare del proprio corpo in caso di malattia, mortale o no. Per questo ci vorrebbe un vero testamento biologico da fare quando ancora si è sani e lucidi di mente. Ora in Italia passerà invece una legge del tutto contraria e per me questo è inaccettabile. Io non sono dalla parte dei medici, casi come quello che ti ho raccontato ne ho avuti altri in famiglia (purtroppo forse c'è una predisposizione), e spesso succede che alle nostre domande rispondano in modo evasivo o "professionale", cioè del tutto incomprensibile. Penso però che, nel caso non ci sia più nulla da fare, l'unica cosa accettabile sia accompagnare le persone in modo che soffrano il meno possibile. Credo che ogni caso sia diverso, perchè a fronte di morti, in famiglia ho avuto anche chi è stato preso per i capelli e riportato ad una vita quasi normale. A volte anche il caso gioca con le nostre vite. Infine se per te c'è stata incuria da parte dei medici che hanno avuto in cura la tua amica, perchè non ti rivolgi al tribunale del malato? Qui da noi c'è e funziona abbastanza. Ciao.

    1. ziomarino 12 aprile 2009

      Ma che diavolo di ospedale era??? chiaramente lo hanno ucciso... Mi dispiace tanto per tuo zio, ma che cosa proponi nei suoi casi l'eutanasia? Io penso che avrebbero dovuto dargli ossigeno o quantomeno curarlo, questa è omissione di assistenza
      In quanto alla mia amica chi ti dice che sarebbe sopravvissuta come una handicappata
      e comunque se leggi bene io non ho detto che aveva un sacco di malattie ho detto che è stata ricuperata dagli effetti nefasti delle cure pesanti in adolescenza, e quelli si curano, certamente non glieli hanno curati ma "medicalizzandola" al massimo l'hanno solo uccisa

    1. albertgast 11 aprile 2009

      Scrivi: "la mia amica era sana e piena di energia, per niente una vita piena di malattie come dici", non è che l'ho detto io, veramente, ma nel messaggio originale avevi scritto: "scampata al Linfoma di Hodgkin nell'adolescenza, era stata ricuperata dagli effetti nefati delle cure pesanti subite allora (chemio e radio) e ha continuato ciononostante a ricorrere regolarmente alle strutture ospedaliere e ai medici per esami e problemi vari con religiosa meticolosità e grande soddisfazione del sistema di Big Pharma and Co: asportazione della milza, asportazione della tiroide e farmaco a vita, linfoedema mai risolto, papillomavirus ... ". Ora io non conosco la gravità delle malattie che tu hai nominato, quindi non so se incidevano o no sulla sua vita e quanto. Mi ero solo basata su quello che avevi detto tu stessa. Per quanto riguarda il cuore, ho avuto un parente morto a causa della sua malattia cardiaca. Nel suo caso, in seguito ad un attacco, è stato un bel pò di tempo in rianimazione, dopodichè, sembrando stare meglio, è stato portato in corsia. Qui è cominciato il suo peggioramento. Giorno dopo giorno ha fatto sempre più fatica a respirare, fino a quando, negli ultimi giorni, il suo rantolo si sentiva fino in fondo al corridoio dell'ospedale. I medici a quel punto ci dissero che non si poteva più fare nulla. Ci dissero anche che NON GLI AVREBBERO DATO NEANCHE L'OSSIGENO, perchè avrebbe affrettato la sua fine! Ogni tanto urlava "aiuto" e lo si sentiva anche fuori dal reparto. Ha passato una settimana così, nello stanzone dove c'erano altri 7 malati. E' morto urlando e non gli hanno nemmeno messo attorno un paravento. Morto come un cane, anzi peggio, ai cani certe sofferenze inaudite si risparmiano. Quando sono andata a vederlo, dentro la cassa da morto era irriconoscibile. Quell'agonia così lunga e così atroce gli aveva modificato i lineamenti. In quel momento ho ringraziato Dio che aveva fatto morire mio padre qualche anno prima, senza che quasi se ne accorgesse, e infatti il suo viso da morto era sereno. Io ho avuto incubi per mesi, dopo la disgrazia. Nessuno saprà mai se i medici, nel caso della tua amica, hanno preso la decisione giusta, nemmeno tu. Io però, fra una vita da handicappata ed il pericolo di una morte orrenda, sceglierei senza ombra di dubbio la "morte in due minuti". Parlo solo per me, naturalmente. Mi spiace davvero tanto per la tua amica. 41 anni sono pochi per morire, ma sarebbero stati pochi anche per sopravvivere e vivere il resto della vita da handicappata. Dici che era un tipo pieno di vita, chiediti come sarebbe stata la sua vita se fosse sopravvissuta come un vegetale, o peggio. Ciao.

    1. ziomarino 10 aprile 2009

      la mia amica era sana e piena di energia, per niente una vita piena di malattie come dici, semplicemente aveva avuto la sfortuna di avere avuto hodgkin in adolescenza e soprattuto le cure oncologiche da giovane. Il resto erano cose considerate banali in Belgio, tutte le donne hanno problemi di tiroide, dicono per chernobyl, io dico che è per venderti le solite medicine a vita o sterilizzarti in un modo o nell'altro, il soffio al cuore che le avevano trovato ad agosto era banale, il resto anche. La differenza tra lei e me è che lei andava spesso dal medico per fare controlli, e soprattutto faceva quel che le dicevano mentre io quand'ero a Bruxelles ci andavo perché ero diventata ipocondriaca ma non prendevo mai o quasi mai le loro schifezze. Finiva sempre che mi curavo in altro modo.

      La mia amica non voleva assoltamente morire, e soprattutto quello che metto in dubbio nell'articolo sono i metodi medici: chi ha detto che il fatto di addormentarla non l'abbia precipitata verso la morte? E contesto nel modo piu assoluto la prevenzione, che non ci è stata. diagnosi sbagliate, niente prevenzione, "medicalizzazione" a vita, la medicina ti uccice fino ad abbreviarti la vita nelle tue ultime ore nel modo piu orrendo, incosciente.

      Non ho scritto sotto l'emozione, ho riflettuto molto e dopo due mesi di lutto sono finalmente riuscita a scrivere.

      Sono strenuamente contraria all'eutanasia per le derive inevitabili che comporta nel sistema ospedaliero medico, che per chi non avesse aperto gli occhi è già un'industria della morte, adesso diventa anche produzione di pezzi di ricambio.

      Ripeto, in un sistema umano, in teoria sono per la libertà. In un sistema disumano come quello farmaceutico ospedaliero, meglio di no.

    1. ziomarino 10 aprile 2009

      la mia amica era sana e piena di energia, per niente una vita piena di malattie come dici, semplicemente aveva avuto la sfortuna di avere avuto hodgkin in adolescenza e soprattuto le cure oncologiche da giovane. Il resto erano cose considerate banali in Belgio, tutte le donne hanno problemi di tiroide, dicono per chernobyl, io dico che è per venderti le solite medicine a vita o sterilizzarti in un modo o nell'altro, il soffio al cuore che le avevano trovato ad agosto era banale, il resto anche. La differenza tra lei e me è che lei andava spesso dal medico per fare controlli, e soprattutto faceva quel che le dicevano mentre io quand'ero a Bruxelles ci andavo perché ero diventata ipocondriaca ma non prendevo mai o quasi mai le loro schifezze. Finiva sempre che mi curavo in altro modo.

      La mia amica non voleva assoltamente morire, e soprattutto quello che metto in dubbio nell'articolo sono i metodi medici: chi ha detto che il fatto di addormentarla non l'abbia precipitata verso la morte? E contesto nel modo piu assoluto la prevenzione, che non ci è stata. diagnosi sbagliate, niente prevenzione, "medicalizzazione" a vita, la medicina ti uccice fino ad abbreviarti la vita nelle tue ultime ore nel modo piu orrendo, incosciente.

      Non ho scritto sotto l'emozione, ho riflettuto molto e dopo due mesi di lutto sono finalmente riuscita a scrivere.

      Sono strenuamente contraria all'eutanasia per le derive inevitabili che comporta nel sistema ospedaliero medico, che per chi non avesse aperto gli occhi è già un'industria della morte, adesso diventa anche produzione di pezzi di ricambio.

      Ripeto, in un sistema umano, in teoria sono per la libertà. In un sistema disumano come quello farmaceutico ospedaliero, meglio di no.

    1. albertgast 10 aprile 2009

      Scrivere sull'onda dell'emozione che si prova alla perdita di una persona cara non fa essere obbiettivi. Mi spiace, ma è così. In generale vorrei dire che, in questo momento, sono coloro che NON vogliono essere tenuti in vita ad ogni costo, ad essere discriminati. Secondo la legge che sta per entrare in vigore in Italia, proprio quando non potrai più ribellarti, schiere di medici ed infermieri saranno pronti a violentare il tuo corpo, piantandoti tubi e tubicini dappertutto per "non farti morire di fame e sete". Poco importerà se pian piano il tuo corpo si rattrapirà, si riempirà di piaghe (quelle sì dolorosissime), e la ferita aperta del respiratore ti causerà un dolore insopportabile. I politici dal cuore sensibile hanno deciso che, se non potrai scappare con le tue gambe, dovrai per forza sottostare a quella tortura, finchè un qualche altro accidente ti porterà finalmente al riposo eterno. Mi sembra una prospettiva decisamente più orribile, di quella dei medici che ad un certo punto decidono di sospendere le cure, perchè non si può più fare nulla. Ma è sicura chi scrive, che la sua amica avrebbe voluto davvero vivere, dopo una insufficienza cardiaca di quel genere? E se fosse sopravvissuta gravemente handicappata? Quanto tempo ci vuole al cervello per subire danni irreparabili, dopo una grave insufficienza di ossigeno? Io credo che l'errore sia non parlarne prima, perchè così ognuno resta nelle sue convinzioni e discuterne non porta a niente. Bisognerebbe dichiarare finchè si è lucidi ed in buona salute, come gestire la propria malattia e la propria morte. Solo che adesso non te lo lasciano più fare. Personalmente, dopo una vita piena di malattie come quella descritta nell'articolo, non avrei di certo voluto continuare. Potendo, avrei chiesto io stessa ai medici di lasciarmi andare. Non ho tanta paura della morte, ho moltissima paura delle malattie, soprattutto quelle gravemente invalidanti. Ho bazzicato più di una volta per ospedali, per carità, se sono ancora qui a scrivere vuol dire che è andato tutto bene, ma potendo non vorrei più entrarci, nemmeno per un mal di denti. Per quanto riguarda i trapianti, credo che ci sia bisogno di un ferreo controllo per non arrivare ad abusi, ma detto questo io il mio cartellino blu in tasca ce l'ho......Anche se ormai non ci sarà quasi più nulla di buono da riciclare....

    1. gelsomino 10 aprile 2009

      Sono allibito !!! L'anestesia per coloro che sono dichiarati morti ????

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