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La Redazione

 

ROUHANI E LA RIPROPOSIZIONE DEL 2014

A cura di
Il 29 Gennaio 2014
64 Views

DI PEPE ESCOBAR
Asia Times Online

Il presidente iraniano Hassan Ruohani è al momento l’uomo che lavora con più impegno all’industria dello spettacolo (geopolitico). È appena entrato nella gabbia del leone – o nella palla del pesciolino rosso:  il Forum Economico Mondiale di Davos. E ha affascinato tutti con la sua strategia di “prudente moderazione”, che riflette tutto quello che ogni Padrone dell’Universo, vero o falso, vuole davvero sentire: l’Iran si apre al commercio.

Rouhani ha sottolineato quello che ha viene riconosciuto persino da Jim O’Neill, l’inventore dei BRIC, ossia che l’Iran ha il potenziale per trasformarsi in una delle dieci principali economie del mondo prima del 2040. La sua strategia per arrivare al risultato è estremamente solida: una politica estera molto equilibrata, che sia subordinata allo stimolo dello sviluppo economico. Si inizia con un accordo definitivo col P5+1 – i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite più la Germania –  fino alla fine del  2014, l’annullamento di tutte le sanzioni, e poi un flusso continuo di investimenti da parte dell’Occidente.Rouhani non vede “ostacoli insuperabili” per un accordo nucleare esaustivo e permanente, “a meno che le altre parti non dimostrino una seria volontà.” Le sanzioni, ha detto, “servono solo a esacerbare” assolo” esacerbano l’instabilità, invece di fomentare la pace.

Rouhani non avrebbe potuto essere più misurato nel suo impulso per “collaborare con la comunità mondiale in modo corretto.” Ha di nuovo sottolineato che il programma nucleare dell’Iran è solo per l’uso civile: “Non abbiamo l’ambizione di creare un’arma nucleare. Dichiaro con forza che le armi nucleari non hanno posto nella nostra strategia di sicurezza. Ma il paese iraniano non è disposto a rinunciare alla propria tecnologia pacifica. Continueremo a sviluppare un uso pacifico del nucleare.”

Questo è il motivo per cui, quando lo hanno interrogato sul doppio uso della tecnologia nucleare, ha detto: “Quaranta nazioni hanno un doppio uso della tecnologia nucleare. L’Iran non accetterà che venga discriminato.”

Rouhani ha evidenziato che l’Iran sta stabilendo vincoli commerciali più forti con i paesi vicini – la lunga lista include Russia, Turchia e Pakistan – e non vuole far altro normalizzare i commerci con gli europei. A tale scopo ha corteggiato debitamente gli imprenditori occidentali. Si è rivolto alle grandi compagnie petrolifere occidentali all’interno di un  “quadro di interessi reciproci”. E di quali siano i termini dell’accordo: se investite nella nostra industria energetica – e tutti vogliono farlo – contribuiremo alla vostra crescita economica, e tutto questo va a beneficio della pace mondiale.

Ha detto che la crisi finanziaria dimostra che le nazioni non possono rimanere isolate. Ha anche rivolto un  apprezzamento al tema del festival del dialogo che si tiene quest’anno a Davos:  che anche le economie di successo devono essere etiche. Andatelo a dire a Jamie Dimon di JP Morgan.

Secondo Rouhani: “Gli ultimi sei anni ci hanno insegnato che nessun paese può avere successo da solo […] Nessun paese può pensare che il proprio dominio sia permanente. E tutti siamo vincolati dalla globalizzazione. Se non scegliamo dei capitani saggi, allora la tormenta ci colpirà tutti.” Lo dica alla stridente combriccola che non risparmia iniziative per sabotare una qualsiasi possibilità di intesa con l’Iran.

La sua posizione sulla Siria è stata, ancora una volta, corretta. “Gli implacabili assassini stanno affluendo in Siria per combattere, persino tra di loro […] Dovremmo impegnarci tutti per aiutare la Siria ad espellere gli assassini dal paese. E allora dobbiamo portare l’opposizione attorno a un tavolo, per organizzare elezioni regolari in Siria.” Vada a dirlo alla Casa di Saud o alla qarariota Casa di Thani.

La gang del 1914

Visto che Rouhani non ha incluso Israele nel gruppo dei paesi coi quali l’Iran cerca di costruire vincoli più stretti – ha infatti parlato di pace con “tutti i paesi […] che abbiamo riconosciuto ufficialmente” –  la solita lobby israeliana ha manifestato i sintomi di un attacco epilettico. Teheran non ha il dovere di riconoscere il regime fanatico di Tel Aviv che per anni ha continuamente minaccianto di attaccarlo, con o senza gli Stati Uniti in prima linea. A proposito, neppure i veri democratici della Casa di Saud riconoscono formalmente ‘Israele. Ma loro sono i “nostri” bastardi.

Tutto questo va necessariamente collegato a una delle ossessioni chiave presenti a Davos quest’anno, ossia l’idea che si ripeti il 1914. Davos, per cominciare, non è esattamente chiaroveggente; gli ci sono voluti anni per dover ammettere che la disuguaglianza nella ricchezza e la disoccupazione sono minacce mortali per l’economia mondiale. I direttori esecutivi che riscuotono pingui bonus non sono esattamente ugualitari, lo sono solo quando gli affari vanno male.

Parlando di disuguaglianza della ricchezza, la relazione di Oxfam pubblicata lunedì scorso ci dice questo:  “La metà della popolazione mondiale con i redditi più bassi possiede la stessa ricchezza delle 85 persone più ricche del pianeta.”

Un altro report edito lunedì scorso dall’International Labor Organization (ILO)  evidenzia che la disoccupazione, a livello globale, ha colpito non meno di 202 milioni di persone nel 2013, che diventeranno 215 nel 2018.  La disoccupazione aumenta nel Sud-Est asiatico, nell’’Asia meridionale, e in misura minore in Medio Oriente, Nord Africa ed Europa Centrale. Inoltre la disoccupazione giovanile sale Sud dell’Europa – Grecia, Spagna, Italia –   così come come in Irlanda.

Ed indovinate chi incolpa l’ILO? I Padroni dell’Universo che si riuniscono a Davos;  le multinazionali che preferiscono tenere liquido il proprio denaro o comprare le proprie azioni, invece di investire nella produzione o per creare posti di lavoro.

È toccato soprattutto al Primo Ministro giapponese Shinzo Abe ravvivare il fuoco del remix di 1914, con la sua tirata di demonizzazione della Cina, che porterebbe fuori controllo “l’espansione militare” in Asia. (Vedi Cowbells, or how Davos saves the world, Asia Times Online, 23 gennaio 2014.)

Ma è stato l’economista Nouriel Roubini l’uomo chiave del “remix” del 1914.  OK, come un secolo fa, la disuguaglianza della ricchezza è alta (oggi provocata dai tenebrosi maneggi del turbocapitalismo adottato dalla gran parte dei Padroni dell’Universo). Ci troviamo nell’”epoca d’oro della disuguaglianza” (Roubini). E c’è ovviamente una reazione generalizzata contro la globalizzazione, che rendono illimitati i benefici delle multinazionali grazie alla mercificazione del tutto.

In quanto alle “crescenti tensioni geopolitiche“, nessuno a Davos sembra avere il coraggio necessario per suggerire da dove provengano: la decadenza dell’impero statunitense con tutte le sue convulsioni centrifughe e centripete;  la paura di molti in Occidente, e specialmente del Giappone a Oriente, di una Cina incontenibile, in ascesa;  e la coalizione infame tra Israele e la Casa di Saud per mantenere tutto il Medio Oriente affogati in conflitti settari. Queste sono le vere “tensioni geopolitiche” che potrebbero riportarci al 1914;  non le strategie di politica estera dell’Iran, della Cina o della Russia.

**************************

Pepe Escobar

Asia Times Online

Link: Rouhani and the 1914 remix

24 gennaio 2014

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